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Revue - But et Club - Koblet et Bobet - Le Tour 1950 Testo in lingua francese. Pagine 68 con illustrazioni. Copertina morbida. Condizioni buone come da foto con piccoli segni del tempo.
Revue - But et Club - Koblet et Geminiani - Le Tour 1951 Testo in lingua francese. Pagine 68 con illustrazioni. Copertina morbida. Condizioni buone come da foto con piccoli segni del tempo.
Revue - But et Club Le Miroir des Sports - Tour de France 1951 Testo in lingua francese. Pagine 16 con illustrazioni. Copertina morbida. Condizioni buone come da foto con piccoli segni del tempo.
Touring Club Italiano - Bicicletta: Strade, racconti, passioni - ed. 2018 Testo in lingua italiana. Pagine 301 con illustrazioni. Copertina morbida. Condizioni molto buone.
DESCRIZIONE: La Tribuna (Supplemento Illustrato della Domenica), Roma, Anno III n. 17 (28 Aprile 1895). COPERTINA: "Barcellona. Un toro infuriato che penetra nel recinto degli spettatori" (ill. sconosciuto). RETRO: "La grave disgrazia velocipedistica al Trotter di Milano. Il biciclista toscano Lanfranchi gravemente ferito" (ill. sconosciuto). La Tribuna illustrata fu un settimanale italiano pubblicato a Roma. Fondato nel 1890 come supplemento del quotidiano La Tribuna, il primo numero uscì il 6 gennaio. Il formato della rivista era 27x38 cm e ogni numero conteneva 16 pagine. In breve tempo divenne il primo settimanale illustrato italiano. Nella prima metà del XX secolo, rivaleggia con il settimanale del Corriere della Sera, La Domenica del Corriere. CONDIZIONI: Buone. Non spillato, prov. da rilegatura. PESO / WEIGHT: 100 gr. without package
ill., br. L'Italia terra di ciclismo: la storia, la tradizione, le grandi salite e i miti come Girardengo, Binda, Coppi e Bartali sono i biglietti da visita di un Paese che sta progressivamente diventando il paradiso per gli appassionati di cicloturismo. In questo libro Franco Bortuzzo e Beppe Conti ci guidano alla scoperta delle bellezze naturalistiche italiane attraverso venti itinerari ciclistici abbinati alla visita dei numerosi musei e collezioni private dedicati al grande ciclismo. Pedalando tra panorami montani spettacolari, zone vinicole collinari, nuove piste ciclabili fra montagne, pianure e laghi, si potrà apprezzare il nostro patrimonio di memoria della storia e leggenda del grande ciclismo.
ill., br. Partendo da Dobbiaco attraverso cittadine come Lienz, Sillian, Villach, Vólkermarkt, Dravograd per giungere nella bella Maribor, città slovena ai confini con l'Ungheria. La Drava la cui sorgente si trova in Italia, tra Dobbiaco e San Candido, è il fiume più lungo tra quelli che nascono nella nostra penisola pur scorrendo all'interno dei nostri confini per soli 12 chilometri. Un fiume da pedalare con la famiglia ed i bambini, ma anche con percorsi per i più allenati, che svela un mondo incantevole tutto da scoprire.
ill., br. Un "viaggio della vita" sognato per quasi cinque anni; un'idea che non è rimasta sulla carta ma si è concretizzata in un lungo balzo verso oriente di quasi 30.000 chilometri. Sarà il viaggiare in sé e non raggiungere la meta, Melbourne, a dare sollievo a Francesco Gusmeri, giovane cicloviaggiatore in cerca di una serenità che solo la strada potrà regalargli. Insieme a lui saliremo in piedi sui pedali lottando contro le salite turche e la neve del Pamir, gesticoleremo tentando di farci capire da burbere o losche guardie di frontiera, supereremo i 7690 chilometri di strade cinesi passando dal deserto alla giungla tropicale, arriveremo infine in Australia dove accarezzeremo un'idea ancora più folle di quella di essere partiti: restare all'altro capo del mondo per non tornare più. La bicicletta ancora una volta si rivela così strumento di diserzione e conoscenza.
ill., br. Claude Marthaler, il ciclonauta svizzero che ha al suo attivo un giro del mondo e tanti altri viaggi in bicicletta, fa il periplo di Cuba a pedali. Con sguardo critico e sincero si spinge oltre il mito dell'isola rivoluzionaria, delle sue coste caraibiche, della musica che fa agitare i fianchi e delle donne stupende che incantano gli occidentali, raccontando ciò che pensa la gente, entrando nelle case e nei sogni rincorsi dai suoi abitanti. Forerà molte volte, punto dalle spine del maribù; mangerà le "langostas escondidas"; assisterà ai duelli clandestini dei galli; pedalerà sulla cima più alta dell'isola e sarà tentato dal fascino esotico di una vedova dalla pelle dorata... Discuterà di libertà, rivoluzione, futuro, cercando di ridisegnare gli orizzonti di Cuba e del suo leggendario passato.
ill., br. In bicicletta da Trieste a Pola lungo la costa istriana attraversando Italia, Slovenia e Croazia, un borgo dopo l'altro, baie e macchia mediterranea, strade maestre e vie solitarie con la costante presenza del mare. Oltre duecento chilometri intrecciando storia, natura e buona tavola, alla ricerca delle spiagge più belle in un libro guida a scoprire tre Paesi e una terra unica dove confluiscono Adriatico e Mitteleuropa. Un viaggio da Trieste verso il sud alla scoperta della leggendaria "Istria blu", lasciando il confine italiano per conoscere le città della costa slovena, Capodistria, Isola, Pirano e Portorose e quelle del litorale croato. Da Salvore a Pola passando per le Incantevoli Umago, Cittanova, Parenzo e Rovigno, meta ogni anno di migliaia di turisti di tutta l'Europa. Una guida che accontenta sia gli appassionati del turismo attivo sia gli amanti del mare in ogni stagione.
ill., br. Emilio Rigatti sbarca con la sua fida bicicletta in Sardegna, una terra misteriosa che si rivela inaspettatamente affettuosa. Una regione dalla pelle di pietra arsa dal sole, dove si ha il privilegio di sentirsi stranieri in un mondo globalizzato che ha annientato ogni differenza. Uri esperienza rigenerante, che cura il suo mal d'amore. L'autore arriva a Ichnusa, antico nome della Sardegna, con gli strascichi di un matrimonio finito male. Di fronte ai suoi occhi l'isola si rivela più grande di quello che sembra, un continente tascabile, una terra irta di nuraghe, di passi, di coste. Più che dai colori magici del mare il nostro ciclonauta si sente sedotto da quelli ruvidi e accesi dell'interno: Ogliastra, Barbagia, Marghine... Trova amici a ogni tappa che lo costringono amichevolmente a restare, seducendolo con promesse di canyon, di picchi desolati, di serate con carasau, formaggio e cannonau, di incontri con pastori e contadini. La geografia si popola dell'accento inconfondibile dell'Isola, del modo generoso che hanno i sardi di far sentire lo straniero un ospite gradito. Il mal d'amore si attenua e la voglia di tornare a casa passa del tutto.
ill., br. Una pedalata di duemila chilometri da solo, o in compagnia del figlio dodicenne Amadeo, da mare a mare, da Trieste a Reggio Calabria. Fuori rotta, lontano dagli stereotipi del viaggio in Italia, con uno dei pochi mezzi di trasporto, la bicicletta, in grado di consentire estrema calma, estrema possibilità di pensare, estrema facilità di contatti, estrema esposizione a tutto ciò che i sensi possono recepire. Lungo la colonna vertebrale dell'Appennino si materializzano paesi dimenticati, piatti tipici, monumenti fantasma, inconvenienti di viaggio, attacchi di cani, calure libiche, smarrimenti spirituali e cartografici. E soprattutto persone, incontri sempre più caldi quanto più le ruote mordono la terra del Sud. E l'Italia diventa una Penisola del tesoro offrendo tutte le sue meraviglie al viandante in bicicletta.
ill., br. In sella a una bici dal telaio di bambù, Matteo Sametti ha pedalato per 75 giorni e 8371 km, attraverso 10 stati, da Lusaka, nello Zambia, a Londra, dove è arrivato in tempo per assistere alle Paralimpiadi, grande momento di "sport per tutti", eccezionale esempio di uomini e donne che non si sono mai rassegnati di fronte al proprio destino. Matteo ha attraversato i 57 C° del deserto sudanese, ha valicato i passi etiopici a oltre 3000 m, si è fatto largo nei villaggi tra il tifo festante dei bambini, ha bivaccato sotto le stelle coi pastori e, dopo migliaia di km in solitaria, si è immerso nell'infernale traffico del Cairo. Giunto a Londra, aveva sette chili in meno, ma anche la certezza di aver addosso molto di più e la soddisfazione di non avere mai mollato e, come ricordava lo scienziato Stephen Hawking durante la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi, di avere "guardato in alto, verso le stelle, e non in basso, alla punta dei piedi".
br. Il Mediterraneo, frontiera, margine indefinito, e insieme netto, tra continenti, paesi, religioni, luogo di infiniti incontri e scontri. Il termine "Mediterraneo" significa "all'interno di una terra", ma qual è questa terra? E chi sono i suoi abitanti? Matteo Scarabelli ha deciso di conoscerlo a modo suo, in bicicletta, pedalando 13.000 chilometri attraverso tre continenti, venti paesi, chiusure ermetiche, visti impossibili e insospettabili passaggi. Diventando un po' marocchino, un po' beduino, un po' musulmano, un po' ebreo. A casa di egiziani e albanesi ha scoperto le storie coraggiose di molti emigrati, da Abdel Fattah Hassan a Giuseppe Ungaretti. In sella alla fedele Ronzinante ha trovato ospitalità fantastiche, guerriglie e attentati terroristici, tè alla menta, cani arrabbiati e donne bellissime. Dieci mesi solitari in bicicletta, una piccola odissea dell'anima. Un viaggio matto intorno a un mare complicato. Difficile da digerire, impossibile dimenticare.
No marks or inscriptions. No creasing to covers or to spine. A very clean very tight copy with bright unmarked boards and no bumping to corners. Dust jacket not price clipped or marked or torn with slight rubbing/creasing to edges and minor traces of handling. 213pp. The story of Stephen Roche, the Dubliner who was only the second person ever to win cycling's three greatest prizes of the Giro D'Italia, the Tour de France and become World Champion in the same year.
ill. Un atlante con cartografia dei principali percorsi ciclabili del Trentino. 13 itinerari progettati, sperimentati e descritti dai volontari di Trentino Arcobaleno, che valorizzano la rete di piste ciclabili e le uniscono in percorsi suggestivi. Dalla Val di Sole al Carda, dalla Val d'Adige alla Valsugana e ancora la Vai di Cresta, la Valle dei Laghi, Folgaria, Asiago, Flemme e molti altri luoghi immersi in uno scenario ambientale magnifico, tra monti e prati.
br. Milena Morena Tartagni da piccola voleva fare la "corridora" e sognava di seguire le orme di Alfonsina Strada in sella alla sua bicicletta. È stata la prima atleta azzurra a salire sul podio dei mondiali di ciclismo del 1968 a Imola, ha stabilito il record del mondo dei 3 km su pista al Velodromo di Roma, vinto due medaglie d'argento ai campionati mondiali di Leicester e Mendrisio e ottenuto 10 titoli italiani su strada e su pista. Con coraggio e determinazione, in tempi eroici e difficili per il ciclismo femminile, ha collezionato 100 vittorie. Smontata dalla bici, ha ricoperto importanti ruoli nella Federazione ciclistica italiana ed è stata assessore allo sport e alle politiche giovanili nel comune di Senago. La storia di Morena è diventata un libro anche grazie a una promessa fatta a Paola, la sua compagna di una vita, al cui dolce ricordo è dedicato.
br. Cosa c'è di più irresistibile di una bicicletta lanciata a tutta velocità, mentre sfreccia silenziosa all'alba, o al tramonto, in salita o in discesa, sospinta dal vento o costretta ad arrancare contro la pioggia, su una strada asfaltata o sul bagnasciuga in una giornata di inverno? Martin Angioni non ha dubbi. La bicicletta - il ritmo meccanico delle pedalate, il respiro misurato e costante, i muscoli che si tendono... - è un piacere perfetto e insostituibile, una passione da coltivare ogni giorno, chilometro dopo chilometro, per anni. Neppure nei momenti più stressanti o complicati della sua vita, quando lavorava a New York o a Parigi, Angioni ha mai rinunciato a veleggiare «sopra il maelstrom di macchine» in sella a una Trek, a una Cinelli da corsa, o su uno dei pesanti vélib' in affitto nella capitale francese. intrecciando la sua biografia e storie di ciclismo, spunti filosofici e citazioni letterarie, l'autore elenca le 101 ragioni per cui non passa giorno senza sottoporsi a questo rituale. Il risultato è un libro insolito, in cui lo sguardo felice e allenato di Angioni sembra scoprire a ogni pagina un motivo in più per saltare in sella. Lo seguiamo mentre esalta la bellezza dei pendii alpini, o il punto di vista eccentrico e rilassato da cui osservare una metropoli; mentre elenca i benefici fisici e mentali, ma anche il valore essenziale della fatica, finché, pagina dopo pagina, anche ai non appassionati appare chiaro ciò che gli adepti sanno da sempre: la bicicletta non è solo un mezzo di trasporto ma uno strumento di conoscenza di sé e di ciò che ci circonda, un'alternativa sana e divertente alla macchina, e soprattutto un'espressione di libertà, anarchia e disciplina, senza uguali.
"Il Primo Giro d'Italia ciclistico si è iniziato con un incidente drammatico. Non c'è sangue, non ci sono morti, ma non per questo il dramma è meno intenso e meno commovente... Un ciclista oscuro, ignoto, ancora inesperto delle grandi gare su strada, magari, compirà tranquillamente, senza gravi incidenti, l'enorme fantastico percorso di 2500 chilometri e giungerà buon ultimo o buon piazzato alla meta; un corridore celebre, esperto, smaliziato, rotto a tutti i pericoli e a tutte le disavventure, curato, carezzato, tenuto sott'occhio, maternamente, da un'amorosa "chance" che egli impersona, accennerà appena alla corsa, metterà appena in moto la macchina. Poche centinaia di metri: un bimbo avanti, un capitombolo, un piccolo groviglio di uomini e di macchine, poi tutti, uomini e macchine, si rialzeranno, incolumi, tranne una macchina. Il piccolo gioiello d'acciaio, accuratamente miniato e irrobustito per la battaglia, giacerà solo, nella polvere, con una ruota spezzata quasi senza rimedio. E sopra di esso, spezzato, pure, un audace sogno di gloria - affranta un'energia delle più invidiate e più temute - piangente, di dolore e di rabbia, il Campione." Le cronache del primo Giro d'Italia raccontano di passioni sofferte dal sapore tardoantico e decadente e, con bonaria ironia, di fortune e sfortune tra una pedalata e l'altra. Introduzione di Ermanno Paccagnini, presentazione di Umberto Colombo.
br. A distanza di sedici anni dalla vittoria di Marco Pantani nel 1998, un altro italiano sale sul gradino più alto del podio, aggiudicandosi l'edizione 2014 del Tour de France. Vincenzo Nibali, lo Squalo dello Stretto, siciliano di Messina. Dalla vittoria di Sheffield alla superba prova sul pavé, dal successo sui Vosgi a quelli sulle Alpi e sui Pirenei, un dominio assoluto e incontrastato che lo porta a Parigi in giallo, mettendo in bacheca un successo che si affianca a quelli del Giro e della Vuelta e che lo proietta di diritto nella leggenda del ciclismo. In questo libro, che ripercorre chilometro dopo chilometro le ventuno tappe del Tour 2014, gli autori, siciliani anch'essi, accompagnano il lettore nell'epopea della Grande Boucle, sulle pietre della Roubaix, sull'Izoard e sul Tourmalet. Su tutto domina incontrastata la figura del Roi Nibalì, il signore in giallo, un campione gentile.
ill., br. Omar Beltran, preparatore e motivatore di molti importanti atleti professionisti, porta avanti il progetto "pane e acqua", che rifiuta il doping e punta sulle potenzialità della mente: «Ho un ideale e una missione: dimostrare che si può correre in bici ad altissimi livelli senza prendere nulla. Voglio che il ciclismo e lo sport cambino».
ill., br. "Alle Colonne d'Ercole", non è solo un libro, ma la realizzazione di un sogno. Tullio Berlenghi è un appassionato di bici, di ambiente, di bellezza, di fotografia, di viaggi e forse della vita stessa, la cui quotidianità regala solo frammenti - attimi da dedicare all'evasione - che difficilmente si riescono a mettere insieme per potersi lanciare in un inedito progetto. Il caso vuole che, di colpo, l'autore si ritrovi per un mese libero da qualsiasi impegno: un'intera pagina bianca da colorare, da progettare, da riempire con un viaggio dell'anima e del corpo. Tullio, su questo foglio, disegna un puntino sulla destra e ci scrive "Genova". Poi, un po' più in basso rispetto al primo, a sinistra del foglio scrive "Colonne d'Ercole" e li unisce con una sgangherata linea che attraversa sette stati, due catene montuose, valli, boschi, laghi, paludi, paesi e zone industriali... fino allo stretto di Gibilterra, dove una volta finiva il mondo conosciuto. 2300 chilometri da percorrere, da solo, con la sua vecchia e inseparabile mountain bike del 1994. Berlenghi racconta la sua esperienza in cui mescola emozioni, fatica, incontri, paesaggi, pensieri liberi e in fuga solitaria per ben 23 tappe.
br. In questo libro c'è l'alfa e l'omega - il Tour del 1949 e il Giro d'Italia del 1976 - del lungo itinerario compiuto da Brera sulle piste di uno sport che proprio in quell'epoca conosce la sua stagione mitica e s'indora di leggenda. Le strade polverose della Francia - percorse da Coppi e da Bartali, nonché dall'eterno terzo rivale Fiorenzo Magni e da Van Steenbergen, Robic, Bobet, Kubler - si congiungono, nell'"Anticavallo", allo snodarsi del Giro del 1976. Tappa dopo tappa si risale dalla Sicilia sino al serrato finale e al trionfo lombardo che accoglie il nuovo campione, quel Gimondi, maglia rosa '76, che s'impose dopo un acceso confronto che l'ha opposto ad avversari come Merckx, Baronchelli, Moser, Bitossi, De Vlaeminck. Ancora una volta le parole di Brera dimostrano di poter sopravvivere lungo i decenni. Sono schegge che rompono la prigionia della cronaca spicciola e volano a tessere trame di pura letteratura: i momenti epici e gli antagonismi inveleniti, i personaggi leggendari e i dimenticati gregari. Postfazione di Paolo Brera.
br. Le imprese sportive e i drammi umani di indimenticabili campioni che hanno reso, e rendono, il ciclismo una grande epopea moderna, raccontate da Beppe Conti, storica firma del giornalismo sportivo italiano, che con la sua penna ci riporta allo storico Tour di Bartali nel 1948, alle doppiette di Fausto Coppi in Italia e in Francia, al "leone delle Fiandre" Fiorenzo Magni, alla grande meteora Baldini, al giovane Gimondi trionfatore al Tour al debutto. E ancora, ci lascerà emozionare davanti alle vittorie di Merckx, ai record dell'ora di Francesco Moser, al bis iridato di Bugno e alle scalate di Marco Pantani, ma anche di fronte ai drammi che hanno lasciato una loro impronta indelebile: l'assurda morte sulla bicicletta di Giulio Bartali e Serse Coppi, amati fratelli dei famosi campioni, la caduta di Rivière in un burrone nel corso del Tour, la tragica scomparsa di Simpson sul Mont Ventoux e di quella di Casartelli nella discesa dal Portet d'Aspet, fino alla misteriosa morte di Luis Ocaña.