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in-folio gr. (448x305 mm), ff. 326 (su 328, mancano 2 fogli bianchi in fine presenti il f. CCLXI bianco con la sola indicazione del numero di pagina in alto a destra, e il f. bianco n.n. corrispondente al 326); così disposti: ff. (20), CCLXVI, (5), CCLXVII-CCXCIX, (1). Sontuosa legatura del XVIII secolo in marocchino granata, ricca bordura ai piatti e dentelle interna, il tutto impresso in oro; al piatto anteriore armi reali di Francia sormontate da corona e circondate da rami d'alloro, al dorso gigli di Francia e ricchi fregi, (conservata entro elegante astuccio e scatola). Testo su due colonne in car. gotico, iniziali a pennello in inchiostro rosso e blu nella "Tabula operis", grande iniziale filigranata al foglio I. Prima edizione (una seconda, con il testo tedesco, uscì nell'Ottobre dello stesso anno) della celebre Cronaca di Norimberga, il più grande figurato del Quattrocento: la sua straordinaria illustrazione si compone di ben 1809 silografie di vari formati (molte a piena pagina ed alcune su doppio foglio, alcune ripetute) opera di Michael Wohlgemuth, il noto maestro di Dürer e di Wil. Pleydenwurff. Studi recenti confermano che il giovane Albrecht Dürer lavorò ad alcune delle illustrazioni dell'opera. Soggetti sono tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento, dalla storia classica e medioevale, nonché, in gran numero, da vedute topografiche delle città europee (molte di fantasia e varie reali nel XV sec., stupende). Comprende pure due carte geografiche su doppio foglio: un planisfero tolemaico e un'Europa centrale. L'illustrazione parte dalle varie fasi della creazione dell'universo, alla costruzione dell'Arca di Noé, a quella della Torre di Babele, ritratti di profeti e personaggi storici, vedute di città, raffigurazioni di cataclismi divini o naturali, fenomeni vari e mostri, comete ed eclissi di sole e di luna, torture varie, l'Anticristo e la Danza della Morte. Il testo dello Schedel descrive, in ordine cronologico, la storia degli avvenimenti del mondo dalla creazione all'anno 1493, ivi compreso un discusso passaggio sulla scoperta dell'America al f. 290 v. Si tratta senza dubbio del più bel libro di ogni epoca. Esemplare di illustre provenienza: al contropiatto anteriore ex libris del Conte Sergei Grigor'evich Stroganov (1794-1882), membro di una delle storiche famiglie della Russia; si distinse per la diffusione della cultura ricoprendo importanti incarichi nell'Amministrazione di Mosca. Magnifico esemplare con ampi margini. (Un ininfluente forellino di tarlo nel margine inferiore bianco dei primi 60 fogli). Timbro della "Imperial Tomsk University Library" nel margine del primo f. e al verso del medesimo. (breeee/bbteee). HC 14508. Goff S-307. BMC II, 437. Fairfax Murray Collection, n. 394, pp.628-633. IGI 8828. Proctor 2084. Vaticana S-133..
in-4 (245x172 mm.), ff. (8), 80, legatura 700esca in pergamena. Impresso in caratteri romani e con varie parole in greco, illustrato da 116 straordinarie figure in silografia, inoltre su sei fogli sono illustrate le lettere di 13 diversi alfabeti: ebraico, greco, di fantasia e cifrati. Titolo racchiuso in bordura figurata, che include l'impresa tipografica di Tory. Altra grande marca dello stesso stampatore e colophon al recto dell'ultimo foglio. Edizione originale del notissimo trattato di calligrafia e tipografia, in cui con grande arte e fantasia il Tory illustra in forma assai personale le proprie idee e regole sulla grammatica e l'ortografia del francese a inizio XVI secolo, sull'origine e lo sviluppo del carattere romano e, per terminare, analizza la costruzione dei vari alfabeti. G. Tory, incisore, calligrafo, tipografo francese (Bourges ca. 1480-Parigi ca. 1533), studiò a Roma e a Bologna, quindi insegnò a Parigi letteratura e filosofia curando nel contempo edizioni di opere erudite, tra cui il De re aedificatoria di Leon Battista Alberti (1512) e numerosi Libri d'ore. Con la sua opera di illustratore e di calligrafo promosse in Francia il passaggio dalla scrittura gotica ai caratteri rinascimentali per cui disegnò numerosi alfabeti. Il Champfleury, è uno dei più famosi e rari figurati del rinascimento francese. Esemplare assai puro e bello (tre antiche firme di appartenenza sul titolo). PRIMA EDIZIONE del piu celebre libro illustrato del Rinascimento francese, ideato sulla scorta di Pacioli (1509) e Duerer (1525) per celebrare l'origine e lo sviluppo del carattere Romano, analizzandone la costruzione e il disegno. L'opera edivisa in tre parti: la prima concerne il francese, la seconda l'origine del carattere romano e la terza la costruzione delle lettere dei vari alfabeti. Le incisioni nella seconda sezione dimostrano come i rapporti proporzionali nel disegno delle lettere derivino dalle proporzioni umane, idea che fu di Leonardo e Pacioli, ripresa in ambito francese da Jean Perreal. Nella terza sezione Tory fornisce un accurato e minuzioso manuale pratico per la realizzazione delle singole lettere, sulla scorta di analoghi manuali italiani di calligrafia coevi. Edito sei anni dopo la sua stesura, Tory aveva ottenuto il privilegio di stampa sin dal 1526 come riportato in un suo volume del 1527.. Mortimer, French Books, 524: ''The most famous single work in the history of French typography''. En français dans le texte, BN, n.41. Cicognara n.362: ''Libro raro e singolare ricchissimo di erudizione varia''..
in-folio, ff. (4: Vita), CCLXIX, (1), carattere romano, testo su due colonne. Leg. di inizio ottocento in p. vitello biondo, bordure a filetti con losanga centrale in oro e fregi a secco sui paitti, tit. e ricchi fregi oro al dorso, tagli marmorizz. Titolo al recto del primo foglio in grandi caratteri gotici silografati; al f. (II) una splendida bordura a carattere architettonico con figure ed allegorie, e al centro, scena della nascita del Santo; analoghe bordure sui ff. (V verso, che al recto ha un nuovo titolo in grandi caratteri gotici silogr.) e (VI recto): al centro della prima figura di S. Girolamo nel suo studio ed al centro della seconda due scene raffig. S. Gerolamo che scrive una lettera che viene recapitata al Papa Damaso; su questo foglio stupenda iniziale miniata (N) in oro, verde e rosso e bianchi girari; al f. CCXXXXVIIII, v. e CCL r., ancora due bordure analoghe: la prima a racchiudere un titolo e la seconda due scene susseguenti; al r. del primo dei due ff. una vignetta verticale raffig. il Santo con il leone, ed al f. CCLXVII, r. la stupenda impresa tipogr. del De Rossi, su fondo nero. Nel testo 180 vignette silogr. e gran numero di iniziali ornate. Splendido incunabulo in volgare, considerato tra i più bei figurati del Rinascimento italiano. Prima edizione, completa dei rarissimi 4 fogli preliminari, contenenti la Vita del Santo, che mancano alla grande maggioranza degli esemplari, compreso quello della Pierpont Morgan Library. Lo stampatore Lorenzo de Rossi, nativo di Valenza Po (Alessandria), si stabilì a Ferrara alla metà degli anni Ottanta, stampandovi fino al 1497. Oltre al San Girolamo, impresse il De Claris Mulieribus, altro straordinario figurato tra i più ambiti del Quattrocento italiano. Esempl. molto bello e marginoso (abili lievi restauri al margine infer. dei primi 4 ff.).. Kristeller, p. 147. Cfr. BMC, VI, 614. IGI, 4746. Goff, H-178. Sander, 3404..
4 volumi in-folio (346x237), pp. (4), 620; 621-1376 (manca l'ultimo bianco); (2), 1379-1970; ff. n. n. 6, 204; stupenda legatura di inizio XX secolo di J. Clarke in marocchino blu, titolo in oro ai dorsi e armi con monogramma di Theodore Williams sui piatti, larga dentelle interna. Impresa tipogr. del Blado ai tre titoli (il volume secondo non ha titolo separato); 3 stemmi silogr. ai ff. preliminari del vol. IV. Unica edizione impressa con lo splendido corsivo greco intagliato da Joannes Honorius per volere del Cardinale Marcello Cervini. Se ne stamparono 1275 esemplari su carta e 2 su pergamena (cfr. L. Dorez, Le Cardinal Cervini et l' imprimerie à Rome). Il volume I contiene il commento dell'Iliade, i vol. II e III, rispettivamente, il testo dell'Iliade e dell'Odissea, mentre il vol. IV, termina il commento ed ha copiosi e dettagliati indici, compilati da Matteo Devarius, impressi su tre colonne in corpo più piccolo. Prima edizione del Commento ai poemi omerici, di Eustazio di Tessalonica, dotto bizantino vissuto nel XII secolo. All'epoca fu il più vasto e stimato, tra i commentari conosciuti, resta ancor oggi assai prezioso per l' immensa ricchezza del materiale che vi è raccolto e per la grande quantità di citazioni di opere andate perdute; i testi sono assai corretti. Splendido, monumentale capolavoro della tipografia greca, che richiese al Blado nove anni di lavoro in collaborazione con altri tipografi, in particolare con Bernardo Giunta. Superbo esemplare a pieni margini, freschissimo. ''Trésor d'érudition grècque...'' (Renouard). . Cfr. A. Tinto, 'The history of a sixteenth-century Greek type, The Library, 5th series, 1970, pp.285-93). Mortimer, Harvard Italian 176. Ediz. romane del Blado 107 e 1202. Stimatissima dal Dibdin, Greek and Latin Classics, II, p. 48-49: ''among the most splendid monuments in the world of greek erudition and greek printing. Heyne has emphatically distinguished these Commentaries of Eustathius as among the most admirable eztant of the text of the poet.. They are the fountain-head from which almost inexhaustible supplies may be drawn for the illustration of the great poet. Of the above editions, that of Rome is not only the first, but the most splendidly executed performance..''. Renouard, Bibl. d' un amateur, II, p. 138: ''Trésor d'érudition grècque, espèce de sanctuaire dans lequel n'ont accés que ceux qui déjà n' ont fait des progrés dans l' étude des anciens classiques.''.
in-folio (310x202 mm), pp. (2), 571, (2), impresa di Aldo sul titolo e altra più grande entro riquadro al verso dell'ultimo foglio. Artistica legatura francese del XVIII secolo in marocchino verde oliva, filetti e bordura stilizzata impressi in oro ai piatti, al centro dei quali venne aggiunta da Ridge e Storr per volontà di J.H. Thorold l'ancora aldina tra 1824 e 1831. Prima edizione aldina, e seconda assoluta, che segue la rarissima originale di Francesco Alopa del 1496, delle opere di Luciano di Samosata (II sec.d.C.), tra i più complessi e raffinati scrittori in lingua greca. Splendida elegante impressione di un testo assai affascinante, il primo impresso da Aldo che presenti la numerazione delle pagine, recto e verso, in alto al centro. L'opera di Luciano termina alla p. 447 ed è seguita dagli scritti di Filostrato e Callistrato in edizioni originali. Bell'esemplare, molto marginoso e genuino, completo e immune dalle censure che spesso si trovano in altri, nei quali l'Indice usava sopprimere il "de morte Peregrini" (p. 386) ed il dialogo "Philopatris" (p. 436), oppure eliminare le pag. 385-392 e 435-440. Bell'esemplare, marginoso e fresco, in raffinata legatura, di illustri provenienze: Syston Park library, Thorold: "The Syston Park library had ben started, about 1785, by Sir J. Thorold... his son, Sir John Hayford Thorold, was truly a great collector. From 1824, till his death, he built up in an incredibily short time, a beautiful collection of incunabula and Aldines" (Seymour De Ricci, pp. 159-160). . Adams L-1602. Dibdin II, 190: ''It exhibits in some places a purer text than the Florentine edition, although, upon the whole, it is not so accurate''. Renouard p.39, n.3: "imprimée sur un papier d'une beauté parfaite". Laurenziana 75. STC 396. VenetiaeBizantium 17..
2 volumi in 1 tomo in-8, ff. 264 (su 268, mancando il fascicolo [X] di 4 ff. posto come ultimo fascicolo della prima parte) + 190 n.n., (conservati 5 ff. bianchi), legatura di inizio novecento in vitello con elaborate bordure in oro e fregio centrale che copia "Apollo e Pegaso". Impressi interamente in greco, con ancora aldina al verso dell'ultimo foglio. Il primo foglio contiene il titolo (in greco e in latino) e l'elenco delle tragedie, e, al verso la dedica di Aldo a Demetrio Chalcondylas; gli ultimi 4 ff. del vol.I e gli ultimi 3 del vol.II contengono registro, colophon, privilegio ed áncora. Editio princeps delle opere del grande tragediografo greco (V secolo a.C.) il quale influenzò tutta la produzione tragica latina, cristiana ed italiana, sino a Racine: l'edizione comprende in realtà 18 tragedie, poichè l' "Hercules Furens" fu reperita da Aldo durante l'impressione del secondo volume, e non figura nel titolo; 4 di queste tragedie (Medea, Hippolytus, Alcestis e Andromaca) erano già state pubblicate a Firenze da Alopa verso il 1496. Edizione di grande eleganza, importanza filologica e rarità. Impressa nel piccolo minuscolo corsivo greco, con molti spazi bianchi nell'impaginazione, data la brevità di alcuni versi, è stimata tra le più aggraziate delle edizioni greche di Aldo. Bell'esemplare, purtroppo con mancanza, con alcuni fogli ancora chiusi.. RENOUARD p. 43-44, n.10: "Première et rare édition d"Euripide". DIBDIN, GREEKS e LATIN CLASSICS, p. 524-25: " This is an Aldine publication which, more frequently than any with which I am acquainted, is found in an imperfect or indifferent condition. The finest copy of it on paper that I ever saw, and bound in the Grolier style, had only the first volume" .ADAMS E-1030 (scompleto). LAURENZIANA 71. UCLA I, n. 51/1-2..
in-folio grande (432x286 mm.), pp. (6), XIX, (5), XIX, (5), 20, (2), CCXLVIII, f.1, impressi in magnifici caratteri romani, esotici e greci, ogni pagina entro bordura formata da cinque filetti neri. Legatura in mezzo marocchino rosso con angoli, titolo e bei fregi in oro su dorso a nervi. Splendido specimen tipografico che impiega 97 differenti caratteri per imprimere il ''Pater Noster'' tradotto in 150 lingue. Edizione finanziata dal Principe Eugenio Napoleone Vice-Ré d'Italia ed a lui dedicata dal Bodoni, tirata a soli 180 esemplari. In principio è rilegato un foglio in-4 che recita: ''Quest'edizione appartiene alla biblioteca particolare di S.A.I. Eugenio Napoleone di Francia, vice-re d'Italia, arcicancelliere di stato dell'impero francese, principe di Venezia... ''; l'esemplare fu dunque di pertinenza del fondo italiano del Vice-Re, ed acquisito dopo il 1807, in seguito all'adozione di Eugenio dall'Imperatore (1806) e l'acquisizione del titolo di Principe di Venezia (17 dicembre 1807). Capolavoro tipografico, di grande pregio e rarità. Esemplare con ampi e pieni margini bianchi, su carta grande, in perfetto stato.. De Lama, 171-174: ''Libro prezioso che fa epoca nella tipografia''. Brooks n.1003: ''...un altro Manuale Tipogtafico. Contiene caratteri scolpiti da Bodoni stesso''. UpdikeII, 168-169. Giani, n.178..
1930105402BBStuttgart, Zaugg & Co., (1930). 111, (1 w.) S. mit 140 Abb., teils in Orangerot u. Schwarz gedruckt u. 1 Bl. (Errata). OLn. (Vorderdeckel aus durchsichtigem Zelluloid).
in-folio, pp. (8, le prime 2 bb.), XIX, (5), XIX, (5), 20, (2), CCXLVIII, (4, ultime 3 bb.); impresse in caratteri tipografici romani, greci ed esotici. Legatura edit. in cartone rigido, tit. ms. su tass. in carta al dorso (rinforzato con carta simile, difetti alle cuffie). Le pagine preliminari contengono, dopo il frontespizio, la dedica al Principe Eugenio Napoleone e la prefazione in italiano, ripetute poi in francese ed in latino. Seguono: "Pars prima linguas Asiaticas complectens" con 43 alfabeti esotici; "Pars secunda linguas Europeas complectens" con 51 alfabeti esotici; "Pars tertia linguas Africanas complectens" con 3 alfabeti esotici; "Pars quarta linguas Americanas complectens" senza alfabetici esotici; segue "Index linguarum" in ordine alfabetico ed in fine il colophon. Tra i capolavori del Bodoni per la varietà di saggi tipografici, presenta il "Padre Nostro" in 155 lingue, impresso utilizzando complessivamente 97 alfabeti esotici e per le altre 58 versioni servendosi di caratteri latini, di cui 23 corsivi. Bell'esemplare a pieni margini con barbe.. Brooks 1003: «...si può chiamarlo un altro Manuale tipografico». De Lama II, p. 171-2: «libro preziosissimo che fa epoca nella Tipografia»..
in-folio grande (432x286 mm.), pp.(6), XIX, (5), XIX, (5), 20, (2), CCXLVIII, f.1, impressi in magnifici caratteri romani, esotici e greci, ogni pagina entro bordura formata da cinque filetti neri. Legatura originale in pieno cartonato color arancia, titolo ms: al dorso su tassello. Splendido specimen tipografico che impiega 97 differenti caratteri per imprimere il ''Pater Noster'' tradotto in 150 lingue. Edizione finanziata dal Principe Eugenio Napoleone Vice-Ré d'Italia ed a lui dedicata dal Bodoni, tirata a soli 180 esemplari. Capolavoro tipografico, di grande pregio e rarità. Esemplare con ampi e pieni margini bianchi, probabilmente su carta grande, in perfetto stato.. De Lama, 171-174: ''Libro prezioso che fa epoca nella tipografia''. Brooks n.1003: ''...un altro Manuale Tipogtafico. Contiene caratteri scolpiti da Bodoni stesso''. UpdikeII, 168-169. Giani, n.178..
In-4, 6 ff., 194 pp., (1) ff., frontesipizio figurato inciso e 36 tavole a piena pagina incise su rame, colophon con registro e data 1569 in fine; legatura in piena permamena molle coeva. Bellissimo esemplare genuino.
192718838ABParis, Arts et métiers graphiquees, 1927 - 1939. 31 : 24 cm. Mit vielen, teils farbigen, teils montierten Tafeln und Abbildungen. Farbig illustrierte Origiginal Umschläge, in Leinendecken und Leinen-Schubern. Nummer 1 - 68 (alles) in 11 Schubern.
1928104584BBKöln, DuMont, 1928. 8°. 111 S. u. 18-seitiges Foto-Leporello mit zahlr. mont. Abb. (20,5 x 235 cm.). Hellroter OKart. mit Deckeltitel. [8 Warenabbildungen]
In -4°, due parti in un volume, antiporta figurata incisa, due tavole incise a piena pagina di cui una con ritratto dell’autore. Testo corredato da centinaia di vignette, testatine, iniziali e finalini istoriati calcografici; diverse illustrazioni incise (I) legato con “Poesie liriche toscane”, inc. di Giovanni Battista Bonacina, Etienne Picart su disegni di Gregorio Tomasini; legatura in piena pergamena coeva semirigida, fioriture e lievi macchie di umidità e bruniture su alcune carte (in particolare pp. 89-92), segni di restauro su alcune carte. Molto raro, questo libro è uno degli esempi più impressionanti della produzione barocca italiana: sconosciuto ai compilatori della Bibliografia Romana: Boffito nomina il primo frontespizio inciso come registrato da Le Blanc, ma aggiunge che per loro un esemplare sarebbe stato introvabile. Prima edizione delle due opere, rilegate assieme e pubblicate postume, probabilmente è un omaggio a Cesarini stampato in tiratura limitata. L’autore è un cugino di Federico Cesi, studioso di legge e filosofia e appassionato di astronomia e matematica. Amico di Galileo e membro dell’Accademia dei Lincei, sollecitò Galileo a scrivere Il Sggiatore. I versi qui contenuti sono dedicati ciascuno a personaggi illustri dell’epoca (molti di loro membri dell’Accademia). Rossetti 1824 Very rare, this is one of the most impressive examples of Italian baroque book production: It was not known to the compilers of the Bibliografia Romana: Boffito mentions the first engraved title page as registered by Le Blanc, but it adds “We couldn’t find the edition”. First edition of the two works, issued together and posthumously published, with a life of the author included. This was probably a memorial to Cesarini published in a small number of copies. The author was a cousin of Count Federico Cesi and, after studies in law and philosophy, developed a passionate interest in mathematics and astronomy. He was friend of Galileo and Ciampoli and a member of the Accademia dei Lincei. He went on to urge Galileo to write Il Saggiatore. The verses here contained, latin and italian, are each dedicated to a notable contemporary (many of these were members of the Accademia).
140941961New York: Granary Books 1992. Signed Limited First Edition. Fine. First edition. An artist's book containing drawn and painted images by Timothy C. Ely set against text written by Terence McKenna with typography by Philip Gallo. From a limited edition of only 75 copies signed by McKenna and Ely. Of those 75 there were 55 numbered copies and 20 hors commerce copies lettered G-Z and this is copy letter O. Pages printed letterpress on Rives BFK in pairs on single leaves wrapped around and pasted onto thick card stock and adorned with original watercolor paintings by Ely; sewn binding with brass rods securing textblock to black embossed paper-covered boards with decorative brass piece affixed to upper board housed in original black cloth chemise case with printed paper title label to spine. Fine. In 1991 McKenna visited an exhibition at Granary Books featuring Ely's work and this collaboration would result. A fantastic push and pull of Gallo's refined typography set against Ely's abstract watercolor offering a visual landscape for the eye to wander perfectly paired with McKenna's text on broad themes such as art language history and nature. Granary Books unknown
in-4 (mm. 178x112), ff. 85 (su 90, mancando: f1, h1, h6, i5-6), legatura cinquecentesca in pergamena floscia, titolo e note tipografiche mss. al dorso. Car. tondo, lettere-guida per le iniziali, nella prima metà del volume le iniziali sono dipinte in rosso. E' Il quarto libro impresso a Torino, dai torchi del prototipografo Giovanni Fabri. Terza edizione dell'opera – che segue la prima del 1474 di Giovanni Filippo de Legnamine e quella romana di Giovanni Schurener del 1476 – ma con l'aggiunta dello stesso Fabri di notizie su Piemonte e Savoia. Le ultime 4 pagine danno notizie su Amedeo IX (secondo Duca di Savoia) prima a Vercelli "in sua dilecta and speciosa Vercellarum civitate" e poi a Torino "urbe primaria", nonché delle virtù che l'erede Filiberto, morto misteriosamente a 17 anni, avrebbe palesato "si deus optimum longiorem prestaverit vitam". L'aggiornamento parla in fine di Carlo il Temerario e della morte di Galeazzo Sforza. Il Fabri aveva stampato nel 1474 un "Breviarium Romanum" e nel 1476 la "Practica nova iudicialis". Dopo aver licenziato due edizioni a Caselle, ritornò a Torino nel 1477 con la celebre "Summa Lacticiniorum" di Pantaleone da Confienza e la presente "Chronica". L'arrivo in città sembrò segnare l'inizio di un nuovo periodo di vivace attività, perché entro pochi mesi apparvero anche i primi Statuti Sabaudi curati da Pietro Cara. Però dal maggio 1478 a fine marzo 1482, quando fu terminata di stampare l'Expositio Psalmorum del Torquemada, comparvero solo sei edizioni, "quantità assai modesta, che trova giustificazione nella povertà di mezzi e in parte forse anche nella scarsa propensione per la lettura e lo studio delle genti subalpine, alle quali sembra debbano esser riservati prevalentemente libri scolastici e volumetti di pietà e devozione" (Rinaldo Comba, Il basso Medioevo e la prima età moderna, 1975). Colophon al f. (90 r.): "Cronica Martini finit: Divo philiberto ac Sabaudorum sub duce magnanimo. Taurini; foris ac pressit: and aere: Iohannes Fabri: quem civem linoni alta tulit. Anno Mcccc.lxxvii. Die vero xxiii. Augusti". In buono stato di conservazione, malgrado le mancanze ed aloni d'umido agli ultimi 6 ff., strappo all'angolo inf. esterno dell'ultimo f., che riporta conti a penna al verso bianco; questo esemplare, con ex- libris ''Del Conte della Trinità'' (il balio Francesco Luigi Costa) eseguito all'acquaforte da Stagnon, e del Conte Andrea Bocca, fu venduto all'asta Bocca del 2.V.1932, poi dalla Libreria Hoepli e notificato nel 1960, venne poi de-notificato nel 1973. Rarissimo cimelio tipografico torinese, di cui sono noti una decina di esemplari, quasi tutti incompleti compreso quello del British M.; l'unico certamente completo e solo in USA è conservato all' Huntington Library.. D.Rhodes, Giovanni Fabri tipografo del xv secolo in Torino ed in Caselle, 1975, pp. 101-110. Goff R189; HC 10859; Pell Ms 7721 (7626); IGI 8359; BMC VII 1053; GW M18341. Cosentini, Incun. Piemontesi n.19..
Quattro volumi in-folio, completo di testo, errata, bianche e 59 tavole, capolettera finemente istoriati, finalini e culs-de-lampe. Legatura coeva in piena pelle in ottimo stato. Autore, titolo e numerazione dei volumi in oro ai dorsi finemente lavorati con decori floreali. Tagli spruzzati di rosso. Fogli interni bianchi e freschi con ampia marginatura. Opera in condizioni perfette. Bibliografia: Morazzoni 232; Drive 110; Leg 61; Agnelli-Ravegnani I, pp. 202-203.
in-4, ff. (2), 228, (1 bianco), bella legatura recente a imitazione dell'epoca in cuoio con ricchi fregi in oro ai piatti ed a secco al dorso. Impresso con estrema eleganza con lo splendido corsivo cancelleresco di Ludovico degli Arrighi, ed illustrato a piena pag. da una stupenda silografia raffig. la Crocifissione; numerosi capilettera su fondo nero, in fine grande impresa figurata degli stampatori (Ascarelli 70). Prima ed unica edizione; é il primo libro impresso a Foligno nel Cinquecento, dopo un'interruzione di 75 anni dal terzo libro ivi stampato che fu la straordinaria editio princeps della Commedia dantesca. I fratelli Cantagalli ottennero un privilegio dal Consiglio municipale sin dal 1542, ma un paio di presunte edizioni statutarie non sono state finora reperite complete; studi recenti, come quelli di Balsamo ed Ascarelli, identificano il Massorillo come l'unica edizione pervenutaci di questa tipografia. Rarissimo, ottimo esemplare.. Sander 4425, Ascarelli - Menato p. 315. Balsamo - Tinto, origini del corsivo, p. 136-9. Fumagalli, Lexicon Typogr. Italiae, 157-160..
Royal 8vo (245 x 155 mm), title printed within a heavy border of flowers, followed by 115 leaves of specimens printed on one side only, of which two a folding, some occasional offsetting, cont. cloth-backed boards with wine auction sale particulars pasted over boards, manuscript paper spine label, uncut and partial unopened, an attractive copy. Bigmore & Wyman I, p. 243 mentioning only 1816, 1824 & 1827 editions; B&J citing the Oxford copy; Mosley locating four copies with between 91 and 118 leaves (Oxford, Cambridge, V&A, and Columbia University Library); OCLC adds the Huntington and Detroit copies; none added by JISC; not in the British Library or St Brides Catalogue. Berry & Johnson p. 49; Mosley, 135.
In 64° (mm. 52x34), 1 c.b. + cc. 3 nn. + pp. 500, con un ritratto di Dante inciso in antip. protetto da velina. Bella legatura coeva in pieno marocchino rosso, dorso con nervi, fregi e titoli in oro. Piatti inquadrati da duplice filetto oro e fregi, labbri decorati in oro a piccoli ferri. Sguardie marmorizzate, tagli colorati in rosso. Prtima tiratura di 1000 esemplari del celebre "Dantino" stampato a Padova, dai fratelli Salmin. "Antonio Farina de Plaisance, qui fut parmi les plus habiles graveurs que l'Italie ait jamais eut, gravait en 1834 les poinçons de corps 2 sur 3 points d'un caractére microscopique, qui a été fondu seulement en 1850 pour le compte de Giacomo Gnocchi. Après des efforts inutiles pour l'utiliser, le caractère passa aux frères Salmin de Padoue, qui l'employère à imprimer en 1878 mille exemplaires du fameux Dantino, livre qui est généralement appelé Le Plus Petit Livre du Monde à cause plutot de la petitesse du caractère que des dimensions de la page" (Fumagalli, Lexicon, pag. 276). Cfr. anche Mikrobiblion n. 77. Esemplare perfetto in ogni sua parte.
16442011Nürnberg, Simon Halbmayer, 1644. (Gest., ill. Vortitel), (Titel), (12), 512, (24) SS. - [Vorgebunden] II: Crinesius, Christoph. [Babel] sive Discursus de confusione linguarum, tum orientalium [...]. Nürnberg, Simon Halbmayer, 1629. (Titel), (14), 144, (4) SS. Mit Holzschnittdruckermarke am Titel, 3 ganzs. Textkupfern (Schriftproben) sowie zahlr. ornamentalen Initialen und Vignetten in Holzschnitt. - [Vorgebunden] III: Hackspan, Theodor. Disputationum theologicarum & philologicarum sylloge [...]. Nürnberg, Johann Andreas Endter & Wolfgang Endter, 1663. (Titel in rot und schwarz), (6), 616, (43) SS. Mit einigen ornamentalen Vignetten und Zierstücken in Holzschnitt. Zeitgenössischer Pergamentband mit hs. Rückentitel. 4to.
in-8, ff. (16), 64, 66-247, 275-330, con errori di numerazione, preziosa rilegatura fiorentina dell'epoca in cuoio fulvo, i piatti ornati da vari riquadri di filetti ed una bordura a secco e da un fregio centrale dorato ad interlazzi, dorso con filetti a secco, tagli dorati e cesellati (restauro alla parte inf. del dorso, 3 nastri in seta verde conservati). Titolo entro bella, larga, bordura silogr. con fiori, putti e grotteschi (lo stemma in basso al centro anticamente riempito in inchiostro bruno); car. corsivo, numerosi passaggi in greco, gran numero di iniziali ornate da interlazzi, impresa giuntina in fine. Dedica di Carlo Aldobrandi a Lorenzo de Medici. Prima ed unica edizione giuntina dell'opera in 20 libri, in parte mutili in origine, in cui Aulo Gellio (130-175 d.C.) raccolse, ad uso dei propri figli, il frutto delle sue ricerche e letture, effettuate per lo più ad Atene nelle serate invernali. Numerose e frammentate sono le materie trattate, ma il suo pregio va ricercato nei passi citati da opere di antichi autori altrimenti perdute. Stimata ed assai rara edizione giuntina, notevole per l'elaborata bordura silogr. adorna di figure mitologiche e maschere grottesche, descritta dal Sander, 3063. L'esemplare, marginoso seppur con lievi aloni, è interessante per la bella legatura d'epoca.. Renouard 37.50. Bandinius II,42. Camerini, Annali n. 50: ''Edizione mai ripetuta. Oggi assai rara''..
1992DEMO006065IStatesboro GA: The Boxwood Press 1992. First Limited edition. Hardcover. Fine. In a mahogany and copper scroll case with vertical slot and hidden crank handle; with a protective velvet cloth <br/><br/>Only 16cc.Remarkable bilingual presentation / re-interpretation of this Biblical work placing it in the the Reagan / Bush era. Illustrated with 16 color etchings by Bernard Solomon the translator and etcher. He realized there were remarkable parallels between the Biblical story of Esther and that of Anita Hill Clarence Thomas and the U.S. Senate Judiciary Committee. This interpretation unfolds sequentially as each leaf is unrolled from the 33 in. high scroll holder. The body of the scroll holder is one of the original copper plates used for the etchings which is why it is limited to an edition of only 16. The top and bottom of the handcrafted minaret-style case is finely shaped and polished mahogany by Anthony V. Mann. Designed with a hidden crank to rewind the scroll into the case. Altogether remarkable! The Boxwood Press hardcover
Edizione originale. Esemplare viaggiato annullo postale e francobollo conservato; lievissime tracce della piegatura in quattro, per il in eccellenti condizioni di conservazione. Rarissimo numero unico pubblicato dalle Edizioni d’Italia, ultima e definitiva forma assunta dal gruppo romano che ha attraversato gli anni ’20 sotto varie forme — dalla «Bilancia» a «2000»/«Atlas» passando per «La Ruota dentata» — per confluire in questa impresa editoriale ad altissimo gradiente di qualità e innovazione. Un solo esemplare è registrato nel censimento ICCU, quello della Biblioteca Estense di Modena; manca completamente a OCLC. Non abbiamo notizia di copie apparse in asta o in cataloghi di vendita (mancava al catalogo monografico dell’Arengario S.B. dedicato a Paladini), e indice sicuro dell’estrema rarità ne sia il fatto che manca del tutto ai repertori specialistici dedicati all’argomento: nemmeno un accenno, una riga, una sparuta menzione nelle note a piè pagina. -- Fondata nel 1931 dal ventiquattrenne Armando Ghelardini, l’editrice si distinse subito per un programma ben definito e modernissimo, che si affidava sul versante grafico alla spiazzante inventiva di Vinicio Paladini: collana ammiraglia era «Gli scrittori moderni», dove uscirono i racconti di Barbaro (L’essenza del can Barbone), lo «Spettacolo con farsa finale» di Ghelardini, il «Tatuaggio» di Talarico, l’«Orologio innamorato» di Diotima (il nome d’arte scelto da Meletta Bontempelli, moglie di Massimo). Ma «l’intero catalogo delle Edizioni d’Italia è degno di nota» — come segnalava recentemente Giampiero Mughini (Una casa romana, p. 211): la collana «Documenti», sorta di docu-fiction ante litteram dove uscirono Alvaro, Bontempelli, Pudovchin, Bardi (studiata in un recente convegno su «Literature as Document: Generic Boundaries in 1930s Western Literature», Leiden 2019); la rivista «Occidente», pubblicata in dodici quaderni zeppi di letteratura e segnalazioni culturali che non passavano sugli altri periodici italiani dell’epoca, e tanti altri progetti minori rimasti allo stadio iniziale (una collana artistica; una collana dedicata al cinema). -- «La Freccia d’argento», il cui nome fa riferimento proprio all’organizzazione editoriale sintetizzata nelle frecce disegnate da Paladini, offre anzitutto uno spaccato imprescindibile sulla progettualità in corso nell’officina editoriale di Ghelardini: nomi come A. Gide, R. Neumann, E. Settanni, S. Norman, W. Bonsels, R. Bonanni, un libro sulla «Volgarità nell’architettura» di Vinicio Paladini, e molto altro che non vide mai la luce, mentre le Edizioni d’Italia chiudevano i battenti nel 1935, un po’ per i fastidi che recavano al regime, molto per ragioni squisitamente economiche. Ma il foglio è prima di tutto un capolavoro artistico di Paladini, che non a caso apre — come già era accaduto nella «Ruota dentata» — con una prima pagina tutta affidata al maestro italo-russo, dominata da un grande ‘fotomontage’ («L’arte neoclassica, sotto il severo sguardo della critica, lotta contro le scuole di avanguardia») e corredata da un manifesto eccezionale, come già rimarcato assolutamente ignoti agli studiosi: «Teoria e pratica del fotomontage», composto nello stile futurista e visionario dell’ex-immaginista. Nel resto del fascicolo fotoritratti di tutti gli autori, alcuni assai scherzosi; anticipazioni dai romanzi; «La crisi del libro non esiste» di Lucio Ridenti; un altro fotomonage di Paladini a p. 3 (Molly e Betty ridono pensando al 1900); ampia rassegna stampa e presentazioni dei titoli imminenti.
2 Vols., in one, small 4to (260 x 160 mm), 103 leaves including title and two advertisement leaves; 22 leaves including title and advert leaf (ornaments numbered 1-103), all printed on rectos only, printed on thick paper stock, 'Lepard' watermark, orig. boards with marbled covers, printed paper title label to spine (rubbed), inner hinges expertly repaired, a very good uncut copy with wide margins. The Fry's were a Bristol family, and Joseph Fry (1728-87) established the foundry at Bristol in 1764, in partnership with William Pine and Isaac Moore as manager and type-designer. By 1766 the foundry had moved to London, with Moore retiring in 1776 and Pine shortly after. In 1782 Fry took his sons Edmund (especially interested in exotic founts) and Henry into partnership, and made considerable purchases of Greeks and Orientals at the sale of James' foundry. Joseph retired in 1787 and in 1794 Isaac Steele joined as partner until 1808, when Edmund Fry was left in sole control until he admitted his son to partnership. In 1829 the foundry was acquired by William Thorowgood. A very good copy of this extremely rare and substantial specimen book. Berry & Johnson, p. 45; Mosley, 118 & 119.