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First edition, 3 vols., 4to (270 x 185 mm), [6], vi, [2], ccxxv, [1], 410, [2]; [4], 535, [3]; [4], 544, [4]pp., with half-titles, ONE OF 50 LARGE PAPER COPIES, 37 engraved plates (without the 'Presentation in the Temple' plate which was not ready at publication and occurs in only a very few copies and the 'Portrait of Los Rios' which Windle & Pippin suggest is an extra-illustration), also without the engraved portrait of Dibdin by Henry Mayer, numerous woodcuts engraved vignettes, several printed in red or blue, some mounted, some light spotting and offsetting as usual, marbled endpapers, contemporary full blue-green morocco, decorated in gilt with interlacing geometrical design on the covers, richly tooled gilt morocco doublures, flat spines lettered in gilt direct, all edges gilt, spine slightly faded, corner of lower board of vol. II bumped, some slight edge-wear to bindings otherwise a handsome set. A fine copy of the rare large paper issue of the author's most lavish publication and the high water of Dibdinian Bibliomania. Jackson 40; Windle & Pippin A28.
in-8 (mm 204x145), ff. 4, bella cartonatura decorata settecentesca. Il primo foglio ha una bellissima xilografia a mezza pagina (mm 86x112) raffigurante probabilmente Carlo Magno in trono circondato dai suoi Paladini, il tutto entro bordura geometrica. Varie furono tra XVI e XVII secolo le versioni in versi della saga di Liombruno, alcune analoghe a questa, altre più estese. Questo testimone appartiene alla tradizione di quella in 48 ottave, che si apre con "Signori, intendo che per povertade / molti nel mondo son mal arrivati / hanno perduto la lor libertade / la povertá sí forte gli ha cacciati" e termina con l'ottava che inizia con "E cosí stettero insieme allegramente / infin che visson, con perfetto amore". Ma le varianti testuali sono notevoli rispetto ad altre reperite, non solo per il lessico ma anche per intere frasi sostituite. La probabile prima edizione di questo testo anonimo è del 1525. Esiste anche una versione in prosa di questa fiaba che ha per protagonista un pescatore con vari figli e madonna Aquilina, una fata con poteri magici. Forse l'unico esemplare noto di questa tarda ma preziosa edizione, che reca inusualmente un esplicito colophon sul frontespizio "In Palermo, per Pietro Coppula 1690". Il Coppola ebbe una stamperia prestigiosa e editò alcune tra le più ricche edizioni del Seicento palermitamo; stupisce che si sia dedicato ad imprimere questa effimera edizioncina popolare. Il bellissimo legno copia con fedeltà un'altra xilografia cinquecentesca già apparsa in alcune placchette precedenti, sicuramente ne "le valorose prove segli Arcibravi Paldini" del 1580. In buono stato di conservazione malgrado il margine inferiore sia rifilato, con perdita di mezza riga in A1r e di una intera riga in A8v. Le altre pagine invece sono complete anche del richiamo. L'angolo inferiore esterno di A8r non fu stampato a causa di un foglio piegatosi nel torchio. Sulla prima sguardia timbro della biblioteca del fondatore del British Institute di Firenze, Walter Ashburner (1864-1936), professore ad Oxford e grande bibliofilo. . Sander 3980-3991 descrive alcune edizioni con illustrazioni variate tra Cinquecento e Settecento..
Edizione originale. A fine copy, issued for the Triestine agency MANN & ROSSI, complete with a couple of advertising sheets laid in. One of the most creative among advertising booklets designed by R+M, it involves also the format of the pages: «[…] besides the rationally structured photographic cover, [it] works on the graphic invention of punching out holes in the pages which makes it possible to bring together different coating finishes in two backgrounds designed in a simple, linear style» (Colizzi, Bruno Munari and the Invention of the Graphic Design in Italy, Leiden 2011, p. 161). -- VERY RARE. We found only one institutional holding, in Italy, at the «Raccolta Stampe “Achille Bertarelli”» in Milano. Not in Maffei's bibliography of Munari's artist books. Grafica italiana (Triennale Design Museum 5), Mantova 2012, pp. 222-228
In folio. pp (2), 38, un rame al frontespizio “dominicus muratori inv. et delin. Vincen. Franceschini scul.”, nel testo da indisegni di Muratori e incisi da Rossi, Limpach, Allet, 6 vignette incise su rame come testatine e finalini e un capolettera. Contiene gli elogia a Maria Clementina in diverse lingue: ebraico, graco, arabo, siriaco, armeno, caldaico, copto, polacco, gotico, illirico, ecc ecc. Legatura in piena pelle con cornice dorata ai piatti e decorazioni in oro al dorso.
Folio (440 x 270 mm), title followed by 111 leaves printed on one side only, 7 leaves with small area excised, 1 leaf torn in half with remaining portion loosely inserted, 1 leaf torn across centre, title-page printed with elaborate wood-engraved decorative border, some light fraying to blank margins of several leaves, orig. half calf, re-cased, title stamped in gilt on upper cover, corners rubbed. Figgins had issued specimens as early as 1792, but these were in small pamphlet form. By the 1820s they were issuing specimens in a 8vo book form, these were followed by quarto specimens in the early 1840s. "The Quarto Specimen Book was supplemented in 1847 by the 'Epitome of Specimens,' which contains a selection of antiques, blacks, and jobbing types, with flowers, borders, and ornaments, the book and news founts being shown in small paragraphs."?Bigmore & Wyman. This book was continually added to until 1871, when it became too large and heavy for the post, thereafter the specimens issued by Figgins were issued in a smaller condensed form. All edition of this folio specimen are rare. Bigmore & Wyman I p. 218; Gray, p. 185.
3 parti in un vol. in-4 gr., 2 ff. n.n. (occhietto latino e greco per la Teogonia) 16, 1-45, 1 bianca, 1 f bianco aggiunto e n.n., 1 f. n.n. di occhietto greco per le Opere e i Giorni, 49- 110; 1 f. n.n. occhietto Teogonia Latino, 279, 104 p. L'occhietto Opere e Giorni latino è inserito nella numerazione, leg. cartone editoriale arancione, con titolo in oro su tassello coevo in pelle. Sul titolo delle tre parti vi è inciso il ritratto in medaglione del poeta. Splendida edizione bodoniana, dedicata dallo Zamagna a Ferdinando d'Austria. Ottimo esempl. su carta forte, a pieni margini con barbe.. Brooks nn.689 e 690: Il Brooks non descrive il f. bianco tra 46 e 47 della parte greca, mentre per il resto la collazione coincide. De Lama II, 36..
In-folio, legatura edit. in Mz.Tela con piatti in cartone ill., cc. 4 con doppio front. ed indici delle tavole +100 tavole in fotoincisione, protette da velina. Fioriture sparse, legatura con difetti alle cuffie e piatti con usure ai margini. Invio autografo dell'editore. Viene considerato il capolavoro della fotoincisione veneziana.
Edizione originale. Esemplare appartenente all’emissione originale, sciolta, fatta per la circolazione pubblicitaria; in eccellenti condizioni di conservazione, pulito e intatto in ogni sua parte, senza gli inevitabili segni di adesione degli esemplari inseriti tramite pinzatura («glued» secondo l’Associazione Campo Grafico) nel numero IV,2 di «Campo grafico». Rarissimo opuscolo pubblicitario firmato dalla ditta di grafica e pubblicità R + M di Milano, fondata nel 1931 dai giovani Riccardo Castagneri (RiCas) e Bruno Munari, artista futurista già piuttosto noto e destinato a diventare uno dei principali designer del Novecento italiano. «Nero A.O.» è un prodotto eccezionale sia sotto il profilo grafico che dal punto di vista della comunicazione pubblicitaria (slogan, copywriting &c.), configurandosi in tutto e per tutto all’altezza delle più creative realizzazioni degli anni ’60 — ma siamo a metà degli anni trenta, nel profondo dell’Italia fascista e imperialista. -- Oltre alla celebre «Tavolozza delle possibilità tipografiche», «another advertising project, however, receives a positive reception, this one also created during the same period together with Muggiani, marked by an improved economy of means. It is the promotional brochure “Nero A.O.” 1936 for the company Concentra/F.lli Hartmann, and features a new printing ink, appropriately renamed with a nod to the war going on in Africa, as is the photographic idea on the cover; inside, instead, text and images alternate in a clear layout, with large, well-spaced type, printed in color and, on the front, suggestive black-and-white images (photo- montage and typographic compositions) or demonstrative images displaying the product’s qualities (print proofs with different screens)» (Colizzi). -- Fu recensito molto positivamente sul n. IV,2 di «Campo grafico», febbraio 1936, p. 29, che ne proponeva anche copia dell’originale interfoliata (si ricorda qui che la tiratura dei fascicoli di «Campo grafico», in ogni caso, non superava le cinquecento copie). Colizzi, Bruno Munari and the invention of modern graphic design in Italy (PhD thesis Universiteit Leiden 2011), p. 124; manca a Maffei, Munari: i libri
2 volumi in-4, (Primo vol.:) antiporta incisa in rame da Gubernatis, occhietto, ff. 3 n.n., pp. III, 231. (Secondo vol.:) antiporta incisa in rame da Rosaspina su soggetto di Pigozzi, 3 ff. n.n., pp. IX, (2), 252. Legatura originale in cartonato arancione, tasselli con titolo ai dorsi. Importante opera bio-bibliografica su G.B. Bodoni, il grande stampatore saluzzese (1740-1813). Il De Lama nel secondo volume compila il primo catalogo bibliografico completo e preciso delle oltre 200 edizioni bodoniane, dal 1768 al 1816, ancora oggi consultato e fondamentale. Esemplare a pieni margini con barbe.. .
Very Good Turkish, Ottoman (1500-1928) Original full leather bdg. with its miklep (traditional flap), embossed shamsa (mystical sun) on boards. Roy. 8vo. (24 x 17 cm). In Ottoman script. [8], 263 p. Sarlavla page decorated with traditional ornaments. First edition of this extremely rare and the first translation of the Anabasis of Alexander in the Ottoman / Turkish literature. One of 1010 copies. The Anabasis of Alexander was composed by Arrian of Nicomedia in the second century AD, most probably during the reign of Hadrian. The Anabasis (which survives complete in seven books) is a history of the campaigns of Alexander the Great, specifically his conquest of the Persian Empire between 336 and 323 BC. Both the unusual title "Anabasis" (literally "a journey up-country from the sea") and the work's seven-book structure reflect Arrian's emulation (in structure, style, and content) of the Greek historian Xenophon, whose own Anabasis in seven books concerned the earlier campaign "up-country" of Cyrus the Younger in 401 BC. The Anabasis is by far the fullest surviving account of Alexander's conquest of the Persian Empire. It primarily revolves around the military history, reflecting the content of Arrian's model, Xenophon's Anabasis; the work begins with Alexander's accession to the Macedonian throne in 336 BC and has nothing to say about Alexander's early life (in contrast, say, to Plutarch's Life of Alexander). Nor does Arrian aim to provide a complete history of the Greek-speaking world during Alexander's reign. Arrian's chief sources for his writing of the Anabasis were the lost contemporary histories of the campaign by Ptolemy and Aristobulus and, for his later books, Nearchus. One of Arrian's main aims in writing this work on history seems to have been to correct the standard "Vulgate" narrative of Alexander's reign that was dominant in his own day, primarily associated with the lost writings of the historian Cleitarchus. The Anabasis gives a broadly chronological account of the reign of Alexander the Great of Macedonia (336-323 BC), with a particular focus on military matters. George Rhasis (Yorgaki Razi) translated Anabasis Alexandrou = "History of Alexander the son of Philip" the work of Xenophon under the title "Târîh-i Iskender bin Filipos". This is the first translation of an ancient Greek historian into Turkish. Georgios Rhasis, who was one of the first writers of the French-Turkish dictionary in the early period, was an Ottoman intellectual who worked as an instructor and translator in Ottoman and French languages. He also taught at the Eastern Languages School in Paris and continued her studies in Corfu and Paris. In 1821 he came to be in Istanbul as a famous orientalist. Rhasis left the city and the homeland he lived in to settle in Tsarist Russia due to concerns during the Greek Revolution in 1821. The Bulaq or El-Amiriya Press is the first official and governmental printing press to be established in Egypt, and functions according to industrial printing basis, causing not just a qualitative but also a quantitative and knowledgeable leap in science throughout the Arab region. It's established in 1820 by Muhammad Ali Pasha of Egypt and Sudan (1769-1849) and it was part of Muhammad Ali's inclusive development plans for the modernization of Egypt. Library of Congress, Karl Süssheim Collection, no. 129. (OCLC: 966315151). Only 6 copies in OCLC: 27236333.; Alex II 25.; BM e15.; Cairo FKT 166.; IstUKT 802.; Bianchi CD 155.; Bulaq IF 8:21.; Bulaq FK 7:8.; Ridwan 162.; Özege 19837 (No author and no translator in Özege record).
In folio massimo, 14 cc. carta pesante porcellanata. Stampa tipografica a vari colori. Veline di protezione Tutta tela editoriale con titolo in oro al piatto anteriore. Segni d'uso e e rialzo della tela al piatto posteriore. Raro ed estremamente interessante saggio d'arte tipografica, che riproduce alcuni tra i piu' celebri proclami relativi ad avvenimenti della seconda guerra d'indipendenza. Esempio di virtuosismo tipografico realizzato tramite l'uso di vari colori di stampa in una stessa pagina e, addirittura, su di uno stesso carattere anche con marezzature a marmorizzature. In una singola pagina di stampa, vengono utilizzati fino a 5 diversi colori, alcuni dei quali vanno ad alternarsi anche su di una stessa lettera a formare l'effetto di marmorizzature. Molto probabilmente, l'occasione per quest'opera, realizzata sicuramente in pochissimi esemplari, fu data dalla fine della seconda guerra d'indipendenza e dalla ricorrenza dei 4 secoli dalla scoperta della stampa da parte di Gutemberg. Non datato ma, presumibilmente, risalente al 1862. In questa data la Tipografia Giuseppe Meucci di Livorno risulta presentare in occasione della Esposizione italiana agraria industriale artistica tenutasi in Firenze, un Album con lavori tipografici che, realisticamente, potrebbe essere questo. Esposizione italiana agraria industriale..., n. 7351. Manca a Opac Sbn.
Edizione originale. Esemplare 154 di 300, in complessive ottime condizioni (graffette originali leggermente arrugginite; prime e ultime carte lievemente fiorite e normale lieve brunitura interna; difetti risibili a paragone con la copia dell’archivio Mollino conservata alla biblioteca del Politecnico di Torino, visibile online sul sito «Museotorino»). Rarissima edizione tirata in soli 300 esemplari numerati, censita in quattro esemplari in ICCU (Centrale di Firenze, Università di Padova, Roma La Sapienza, G. Grosso di Torino) cui bisogna aggiungere la copia dell’archivio Mollino al Politecnico di Torino. Manca al censimento OCLC che raduna la più ampia rete esistente di biblioteche pubbliche mondiali. La scarna brossura, pubblicata pochi mesi dopo la seconda esposizione italiana di architettura razionale (Roma, Galleria Bardi, marzo-aprile 1931), rappresenta non solo «una tappa essenziale nella storia dell’architettura e dell’urbanistica italiana» (C. de Seta in Pagano, Architettura e città, p. XL) ma anche il culmine e il canto del cigno del M.I.A.R., l’effimero Movimento italiano per l’architettura razionale fondato a ridosso della prima mostra del razionalismo, nel 1928, e scioltosi proprio nel 1931 di fronte all’ostilità degli ambienti istituzionali e di regime. Nonostante la breve durata, fu all’epoca la più avanzata e moderna espressione culturale d’Italia. Il «Gruppo torinese del M.I.A.R.», nelle persone degli architetti Pagano, Levi-Montalcini e Sottsass senior – coadiuvati dagli istriani Cuzzi e Aloisio – interviene con decisione nel dibattito suscitato dal progetto comunale per il rifacimento di via Roma a Torino — una delle principali arterie del centro storico della città piemontese. Ben lungi dall’esaurirsi nella dimensione locale, interrogativi ed esigenze emerse in fase progettuale e attuativa rappresentarono il primo concreto momento di dibattito nazionale sulle questioni urbanistiche aggiornate alle esigenze di una città sviluppata e moderna come Torino. Il progetto del M.I.A.R. uscì a lavori già cominciati sul primo tratto della via, intervenendo in un dibattito molto ampio presso la società civile, che reagiva in ogni caso negativamente rispetto alle soluzioni inizialmente adottate dal municipio torinese. Sulla copertina del progetto, impaginata con gusto congruo alla modernità della proposta, campeggia una soluzione di marketing molto avanzata, dove la fotografia dello status quo «COME È» viene accostata all’attuale progetto «COME LA VORREBBERO» e infine al progetto razionalista «COME LA FARANNO». La pressione del dibattito, che ebbe come punta avanzata proprio la proposta razionale, ottenne che i lavori per la seconda parte della strada fossero decisi tramite un concorso, e si realizzassero dunque sotto la supervisione dell’architetto Piacentini, in grado di coniugare le esigenze razionali con quelle istituzionali.
In-8 p., legatura edit. in marocchino oasis marrone, sigla in oro al piatto anter., astuccio con cuffia in pelle, pp. 128,(4), disegno nello stile di Feliciano nel frontespizio in rosso e giallo, con figure nel t. e 5 tavv. di iscrizioni f.t., riprodotte in calcografia. Trattato sulla costruzione geometrica dell’alfabeto maiuscolo romano (ca. 1460) di Felice Feliciano veronese, dal Codice Vat. Lat. 6852, con le 25 maiuscole in facsimile colorate a mano a due colori da Ameglio Trivella e a fronte la loro costruzione. Cfr. Mardersteig,122: “L’"Alphabetum Romanum" del Feliciano venne pubblicato in lingua italiana, inglese e tedesca: l’introduzione e le note bibliografiche di Giovanni Mardersteig sono state tradotte in italiano da Oreste Ferrari”. Tiratura di 160 esempl. numerati, su carta a mano Magnani. Solo i primi 50 sono rilegati in p. marocchino. Il ns., 8, è in ottimo stato.
Parma, dalla stamperia reale, 1785 - 1799 - 1822.Otto volumi in folio piccolo, rilegati in mezza pergamena ottocentesca con doppio tassello ai dorsi. Esemplare marginoso ed in ottimo stato di questa celebre e non facile a trovarsi completa, opera della celebre tipografia bodoniana.
in-4, 2 parti in un vol., numeraz. unica di pp. CXXXII, legatura originale in cartonato rustico. Prima ed unica edizione di questo dettagliato studio bibliografico sull'origine della tipografia in numerosi centri italiani. L'opera divisa in due parti o ''Lettere'' tratta della tipografia genovese, nella prima, e di quella pavese e bresciana, nella seconda. Ogni sezione ha un proprio frontespizio con elegante vignetta incisa da Francesco Novelli, quella del frontespizio generale rappresenta una serie di putti intenti nell'arte della stampa. I centri puntualmente studiati dal Boni (1746-1817) sono: Genova, Savona, Novi, Fivizzano, Pavia, Brescia, Jesi, Napoli, Milano, Tolosa, Firenze, Venezia, Voghera, Torino, Toscolano, Treviso, Messaga e Portesio. Ottimo esemplare a grandi margini, con barbe,assai fresco, di opera estremamente importante per lo studio della tipografia, rara a reperirsi.. Bonamici p. 27. Graesse I, p. 487..
Second edition, [2 ads], [36]pp., with printed title-page and half-title, engraved headpiece, the advert leaf includes two editions of Beckford's Vathek and A Description of Fonthill Abbey. Small 4to (235 x 145 mm), 2 works in one, recent half calf to style, marbled boards, spine tooled in gilt. A survey of the principal public and private libraries in England, listing highlights of the collections and concluding with brief accounts of 30 important English book auctions from the 17th century onwards. William Beckford assisted in the compilation of this work, particularly in the description of his own library at Fonthill. The Dialogue in the Shades is a two-part pamphlet of satirical verse is a response to Dibdin's Lincolne Nosegay and the Bibliographical Decameron. The attribution varies from William Beckford to the Clarke brothers. This second edition is issued with an additional half-title, title-page with note from 'Mr. Wynkem' on the verso, and with the addition of The Diary of Roger Payne, a work in the same vein. A rare anti-Dibdinia item. Windle & Pippin, D9.
6 voll. in 8. pp. 180; 320; 276; 334; 198; 396. Esemplare interamente stampato su carta gialla. Curiosa legatura in p. pl. verde, con fregi diversi in ogni volume, a secco e in oro ai piatti e al d. perlopiu' di gusto neogotico con impressioni alla cattedrale.
Edizione originale. CON DEDICA Eccezionale esemplare con la sovracoperta nella rarissima prima tiratura, caratterizzata dall’assenza di giudizi editoriali ai risvolti, dal «Prezzo netto del volume Lire 75» al piede della quarta di copertina e stampata su una carta color verde acqua chiarissimo e di grammatura sensibilmente più pesante rispetto alla seconda tiratura; in ottime condizioni (minime leggere fioriture alla sovracoperta; brunitura al bordo interno dei risguardi; interno fresco e pulito, con alcuni fascicoli e le cerniere appena lenti), completo del rarissimo dépliant di sottoscrizione a bifolio, elegantemente impaginato da Frassinelli e datato «novembre 1940»; completo inoltre di una cartolina intestata «Carlo Frassinelli tipografo editore», dattiloscritta con firma autografa del tipografo, datata «Torino, 13 gennaio 1941», in cui si accusa ricezione dell’«importo per una copia legata del “Trattato di architettura tipografica”. Appena ultima, l’opera vi verrà spedita. Distinti saluti. Frassinelli». Il «Trattato di architettura tipografica» — bellissimo titolo per un libro bellissimo e importante — rappresenta il brillante bilancio di vent’anni di attività ad altissimo livello. Carlo Frassinelli (1896-1983) aveva cominciato assieme ai futuristi nel periodo magmatico della Torino del 1922, dove irregolari di ogni genere e parte si trovavano mescolati in un disordinato fermento di rinnovamento che darà frutti solo più avanti, superata la metà del decennio. Tra i frutti più saporosi, Frassinelli Tipografo (e poi) Editore: varietà nell’ideazione ed efficacia nella realizzazione grafica di libri pervasi di ricerca e gusto in ogni dettaglio — «una stampa vibrante e psicologica con i caratteri espressivi, col rumore e il formato della carta, col colore e l’odore dell’inchiostro», come si prefiggeva il futuro editore nel notevole «Rivoluzione grafica», saggio-manifesto pubblicato a puntate su «Risorgimento grafico» a partire dal giugno 1921. -- L’esperienza di Frassinelli si colloca «nel contesto europeo della sovietica “tipografia elementare”, del gruppo di grafici attivo presso la Bauhaus, della Neue Typographie di Jan Tschichold all’incrocio tra esperienze suprematiste, neoplasticiste, costruttiviste e, appunto, futuriste» (Carpi, p. 85). Il tutto mitigato da un vivace senso pratico e una chiara prospettiva commerciale: l’orizzonte entro cui opera la tipografia «è quello di stampare dei caratteri scuri su carta chiara in forma intelligibile». Frassinelli aveva una padronanza totale del procedimento creativo del libro, costantemente aggiornata alle più recenti conquiste: invenzione —> disegno —> messa in pagina —> selezione carta —> composizione —> stampa (tutti i tipi di stampa: Frassinelli fu uno dei primi tipografi italiani a utilizzare la serigrafia) —> rilegatura —> comunicazione commerciale. -- Il «Trattato di architettura tipografica» è un distillato delle brillanti riflessioni cominciate a vent’anni nella Torino ordinovist-futurista, corrette dall’esperienza di dieci anni di editoria «elegantemente eretica» ma di successo; corredato da centinaia di esempi, modelli, facsimile e casi-studio, comprese le parole in libertà. È stato tradotto in castigliano, subito nel 1948, e ne è uscita una seconda edizione nel 1955, nell’ambito della monumentale «Enciclopedia poligrafica» Raggio. Cammarota, Futurismo, 216.1
Edizione originale, prima tiratura. Ottimo esemplare con la bellissima sovracoperta pittorica di Fulvio Bianconi in condizioni eccellenti, senza alcuna riparazione, integra e pulita (dorso e piatto posteriore leggermente scuriti; minimi e appena percettibili principi di separazione alle cerniere; una veniale millimetrica mancanza alla testa del dorso); interno pulito, con le pagine appena ombreggiate ai bordi e i piatti del cartonato solo leggerissimamente imbarcati. Una copia eccezionale di grande qualità, rarissima a trovarsi in queste condizioni. Esordio narrativo e opera narrativa più rappresentativa del neorealismo pasoliniano. Il romanzo fu pubblicato da Garzanti per intervento di Attilio Bertolucci e la prima tiratura del 27 aprile 1955, piuttosto limitata (alcuni stimano 1500 esemplari) andò esaurita in quindici giorni. Pasolini e l'editore Livio Garzanti subirono un processo per oscenità, al quale testimoniarono Giuseppe Ungaretti e Carlo Bo, conclusosi con l’assoluzione.
<span style="font-style: normal;"><span style="font-style: normal;">3 tomi in-4° (cm. 35,7), pagine non numerate composte con il carattere Tallone ovvero Palladio. Esemplare n. 33 della tiratura di 95 su carta di Sicilia contenente al primo tomo una scelta di 12 frontespizi originali applicati su cartoncino «che varia da volume a volume» [Mavilla p. 233]. Volume primo, tomo primo: </span><i>Dedicato ai frontespizi e ai tipi maiuscoli tondi e corsivi</i>. Volume primo, tomo secondo: </span><i>Complemento al Manuale I, dedicato all'estetica degli indici, colophon e prospetti</i> con cartella contenente <i>Prospetti editoriali</i>. Volume secondo: <i>Dedicato all'impaginazione, ai caratteri da testo e ai formati</i> con cartella contenente <i>Esempi di formati</i>. Brossure editoriali a risvolti, titolo in azzurro ai piatti anteriori e ai dorsi, camicie e cofanetti in cartonato di colore albicocca. «Monumento e documento dell'intensa attività tipografica dei Tallone [...], opera unica nel panorama editoriale europeo per la sua particolare struttura» [Mavilla p. 233]. Superbo esemplare.
First edition, 4to, [2],90pp., lithographed throughout wove paper watermarked "Whatman 1820", inscribed "E. H. Grimston from his affectionate aunt Harriot Grimston Oct 13th 1840", Edward H. Grimston was the second son of the author, and Harriot her sister-in-law, lithographed portrait frontispiece of the author on india-proof paper, title within decorative border, 9 lithographed plates and plans, one etched plate, 11 lithographed armorials in the margins, some light spotting, contemporary half morocco,upper joint split. "Probably the earliest [British] topographical book with its text lithographed... the most striking feature of the book is the discrepancy between the assurance of the writing of the main text and the naivety of the drawings..."?Twyman, Early Lithographed Books, pp. 179-180. Twyman suggests that Charlotte Grimston (wife of the first earl of Verulam who owned Gorhambury) was responsible for the views and plans, but employed a professional lithographic writer for the text. Martin, Privately Printed Books, pp.342-43.
Complete in 3 volumes: viii,vii,18 + xxiii,40 + ix,11 pp. + 465 unbound plates (facsimiles of 2272 examples of typography and woodblock illustrations from the period 1500-1540 in the Netherlands), in 3 uniform cloth-backed portfolio's from the publisher (with a few traces of use), text in French, limited edition (most probably 200 copies), rare complete set in very good condition, weight: 10 kg., [Content: Vol.I: Les Pays-Bas septentrionaux, II: Les Pays-Bas meridionaux, 3: Supplement], S102956
in-folio (445x310), ff 30 nn. (i fogli 13 e 23 n.n. bianchi). In antiporta il ritratto di Francesco IV inciso in rame da Antonio Gaiani, tratto dal dipinto da Geminiano Vincenzi. Legatura tipica reggiana coeva in mezza pelle verde, piatti in cartone rivestiti in carta a colla spugnata ad effetto marmorato in monocromo verde su fondo bianco, una cornice classica incisa in oro con due rotelle a motivi differenti incornicia i piatti. Carte di guardia spugnate in monocromo ocra su fondo bianco con effeto marmorato. Raccolta di componimenti poetici, esaltanti le virtù del nuovo duca "Francesco IV d'Este", subentrato a Napoleone nel 1814-15. I componimenti sono in italiano, latino e greco antico in stili diversi, dall'epigrafico al narrativo e poetico. L'autore scelse per questa raccolta il formato in folio ed una carta bianchissima, in modo che ogni particolare dei caratteri tipografici potessero emergere con nitidezza anche nei fili più sottili. Eliminò ogni elemento decorativo (quali finalini, testatine, fregi, ecc). Splendido esempio di arte tipografica Reggiana per questo capolavoro dell'incisore e stampatore Michele Torreggiani, "cultore della politezza e della giustezza dei caratteri" e che molto imparò dalla lezione bodoniana. Volume di assoluta rarità, tirato in pochi esemplari e probabilmente distribuito alle sole autorità dell'epoca. Bell'esemplare qualche piccola macchietta rossa nel margine bianco del ritratto.. .
In -4°, pp. (108), 216, 196-199, (8), 229-326, capilettera, testatine e finali; pergamena coeva con lacci e titolo manoscritto al dorso. Qualche foro di tarlo che non incide sul testo. Vari errori di segnatura e numerazione delle pagine. Prima edizione di quest’opera del maggiore poligrafo e scienziato del Perù in epoca colonialista. Il libro si distingue per una vasta incoerenza delle segnature, per l’uso esteso dei capilettera di tipo “factotum”, caratteristiche entrambe dell’editore, Antonio José Gutierrez de Cevallos che possedeva la tipografia “extra muros de Santa Cathalina e fu attivo in città fino al 1750. Pedro Peralta Barnuevo (1663-1743) era rettore della Università di San Marcos e con evidenza scrisse questi dieci sermoni sulla Passione di Cristo per presentarli a una platea universitaria: si distinguono infatti per il ritmo narrativo del testo. Il lavoro è preceduto da un saggio di genealogia sulla famiglia Moscoso, una delle più influenti famiglie del Nuovo mondo, ed è ricco di informazioni storiche e politiche circa questa e altre importanti famiglie messicane, peruviane e spagnole. Vari errori di numerazione e segnatura ma libro completo. The first edition of this work by the major writer and scientist of Peru, at time. The book is interesting under a typographic point of view, because of the extended use of “factotum” initials and a wide incoherence in signatures, both typical of its publisher, Antonio José Gutierrez de Cevallos. The author was dean of San Marcos university and he wrote these ten speeches about Christ passion towards an academic audience. The work is introduced by a genealogic essay about Moscoso family, one of the most important in the New World, rich of historic and politic information about Peru and spanish colonies. Many page number and signature mistakes, but the book is complete.
Collezione completa. Insieme in ottime condizioni di conservazione (da segnalare solo tracce di ruggine alla pinzatura di alcuni fascicoli), completo di un rarissimo messaggio dattiloscritto circolare su carta intestata della rivista, che annuncia l’uscita dei due fascicoli complementari a chiusura dell’annata. L’ultima annata della rivista «Note fotografiche», l’“house organ” di AGFA Foto diretto da Alfredo Ornano e stampato a Milano presso la tipografia Lucini anziché Rizzoli dall’8 luglio 1941 al febbraio 1943, è probabilmente la prima esperienza di Albe Steiner come art director. Steiner illustra regolarmente con fotomontaggi pubblicitari la seconda e la quarta di copertina. Sospesa con il numero 10 dell'aprile 1942 «per disposizioni ministeriali», pubblicò nel febbraio 1943 due fascicoli monografici fuori numerazione per completare l’annata: «Fotografare» e «Pose istantanee», al fine di rispettare l’impegno preso con gli abbonati. Copertine fotografiche di W. Benser, Franco Grignani, Giovanni Scheiwiller e altri, stampa a cura del tipografo Lucini. Tra i collaboratori troviamo Guido Piovene, Luigi Veronesi, Giulio Galimberti, R. Muratore, Ermanno F. Scopinich, Pierluigi Erizzo, Federico Vender, Giorgio Mazzonis, Bruno Munari, G. Muggiani, G. Mondaini, A. Bragaglia, G. Pagano, Marcello Nizzoli, S. Pedrotti, Eriberto Carboni. Particolarmente rari i due fascicoli «Fotografare» e «Pose e istantanee», registrati in ICCU in sole tre biblioteche (solo IUAV Venezia e ICCD Roma li possiedono entrambi). 12 volumi