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prime edizioni Collana I grandi narratori d'ogni Paese 18,5x11 cm., legatura in piena tel con scritte e motivi in oro al piatto, titolo in oro al dorso, sovraccoperta, pagg. 940, 1° edizione italiana, ottime condizioni. è il sesto atto di una grande tragedia che si svolge sulla scena del mondo
8vo, ril in sovracoperta. qualche ingiallimento dovuto all'età, altrimenti ottimo.
8vo, br. ed.
8vo, ril. tela ed. in sovracop. raduzione di Fausto Galuzzi. "1992. Christopher Lucas, giornalista americano di padre ebreo e madre cattolica, si trasferisce a Gerusalemme nella speranza di guarire dal suo "affettuoso, sciocco attaccamento alla religione". Ma questo stesso attaccamento lo spinge a collaborare con uno psichiatra alla stesura di un libro sulla "sindrome di Gerusalemme", il disturbo psicologico che coglie le presonalità più instabili tra i visitatori della Terra Santa, inducendoli a ritenersi investiti di una missione divina. L'indagine potrebbe essere una tranquilla, per quanto appassionante, ricerca all'incrocio fra giornalismo, psicoanalisi e teologia; invece porta Lucas a contatto con ambigui personaggi." cm.14x21, pp.552, firma di app, altrimenti come nuovo
8vo, Hardcover in dj. 281pp. Cloth. Joseph Suss Oppenheimer (1698-1738), better known as Jew Suss, was a court Jew, who advised the Duke of Wurttemberg. Clever and handsome, even ostentatious, he fitted easily into court life, despite his humble origins. However, his unpopular economic policies made him enemies and when the Duke died suddenly Suss was arrested, convicted of 'destestable abuses' and exectued in Stuttgart in an iron cage. His spectacular rise and fall inspired a media outpouring in the eighteenth century and he has been much written about subsequently. In the twentieth century two films were made about him, one British in 1934, the other German in 1940. Goebbels took an active interest in the latter. After the war its director, Veit Harlan, was tried for Crimes against Humanity for having made the film. Despite his acquittal, the film's association with the Holocaust remains controversial to this day. For almost three centuries the life of Jew Suss has been adapted, distorted and transformed. This book tells the story of these transformations.
8vo, br. ed. 288pp. I racconti antichi non sempre seguono strade consuete. Chiedono al lettore dedizione e in cambio regalano sprazzi e ornamenti, nitida intelligenza e ironia, immaginazione e culto dei testi. "Il rinnegato" è un giallo letterario, ambientato in un’epoca vertiginosa e incerta, in un mondo di passaggio: all’inizio del XIX secolo. Segue le vicende di David Ajash, rabbino di origini algerine, ma nato e cresciuto in Italia. La sua famiglia è benestante. Ma a Livorno si distingue per la sua inclinazione a una vita dissoluta e spregiudicata. Tutti sanno che è un libertino, e tutti sanno che è un ebreo ateo che per convenienza e opportunismo arriverà a farsi un convinto sostenitore del cristianesimo. Non crede in niente Ajash, solo nella Kabbalah, l’unica bussola per capire un mondo confuso, pieno di segni e di presagi, che Ariel Toaff racconta come un miniatore meticoloso e maniacale. Ne esce un libro fitto di sfumature, dove la storia è maneggiata con cura ma senza soggezioni, e dove l’intreccio ti conduce di continuo altrove. Uomo senza pace, sempre in viaggio, irrequieto, irrisolto, Asjah verrà trovato morto sotto un ulivo a Nablus in Palestina, perché non poteva che finire così: «certi uomini ad aggiustarli si fa peccato». E da questo mistero, omicidio o forse suicidio, si snoda una vicenda fatta di talismani ed enigmi, di segni e rivelazioni, ma soprattutto di un ironico fatalismo e della chiara consapevolezza che l’universo delle possibilità è sempre infinito e che la ricerca del piacere non dà mai pace. Perché «l’abiezione è una scala che non conosce fine e va sempre più giù, fin dentro le viscere della terra».
8vo, 22 cm, ril. editoriale, sovracop. illustrata, p. 316, alcune ill. e tabelle Ottimo
8vo, br. ed. pp.267, alcune figg.bn.nt.
8vo, Between 1894 and 1914, 2.5 million Jews were forced to abandon their homes in their native Eastern Europe for the safety and security of the Western Europe, with many escaping to America. This is the story of Fusgeyer Contingent #4, a group of sixty young Jewish men and women who left Birlad, Romania on April 1, 1904 to escape the pograms, poverty and anti-semitism of their homeland for a better life in America. La storiA DEI FUSGEYERS, I CAMMINATORI MIGRANTI CHE ATTRAVERSARONO A PIEDI BALCANI ED EUROPA CENTRALE PER EMIGRARE IN AMERICA.
8vo grande, br. ed. pp.168.
br, ed. pp.270. Il libro presenta, dopo due importanti saggi introduttivi di tipo filosofico e storico di Jacob Golomb e Andrea Orsucci, un'ampia selezione di passi tratti dalle principali opere, dai frammenti postumi e dalle lettere di Nietzsche sugli ebrei suoi contemporanei, gli antichi ebrei e gli antisemiti, e brani sull'ebraismo tratti dalle conversazioni di Nietzsche col medico viennese Joseph Paneth, amico di Freud. Viene così affrontata nel modo più diretto una questione cruciale, tuttora molto dibattuta e al centro di accese discussioni all'interno della ricerca internazionale su Nietzsche. Per quanto gli studiosi siano sostanzialmente d'accordo sul fatto che Nietzsche sia anti-antisemita, tuttavia la sua valutazione degli ebrei e dell'ebraismo appare molto controversa. In questa raccolta si è cercato di far parlare i testi stessi che molte volte hanno una forza e un'evidenza incontestabile, ma si è cercato anche di bilanciare per quanto possibile i giudizi più elogiativi con quelli più critici. I brani proposti sono accompagnati da introduzioni alle varie fasi e da una rete di note per ricostruirne il contesto; in particolare quelli più problematici (come quelli della "Genealogia della morale" e dell'"Anticristo") vengono ricondotti alle numerose letture di Nietzsche sui rapporti tra ebraismo e cristianesimo.
8vo, orginal cloth, no dj. 358 pages. in english. Minimal bestoßen, gering gebräunt. Exlibris. Guter Gesamtzustand - good condition. Weitere Bände dieses Jahrbuchs im Angebot! Versand in aller Regel innerhalb von ein bis zwei Werktagen. Rechnung mit ausgewiesener Mehrwertsteuer beiliegend. Sprache: Englisch Gewicht in Gramm: 870 Gr.-8°(=22,5-25cm), Original-Leinen, Kein Umschlag - dusk-jacket.
8vo, pp.xi-144. ex library hardcover, ow good. biblical mystery play in the timeless night of istrael's persecution
br, pp.202, etat neuf
94pp. Original cloth, Gilt lettering, illustrated endpapers, illustrations, genealogies, index. Impressive embossed card with relief color illustrations of coins laid in. Publisher series: By-Paths of Bible Knowledge 20 . (Religion, Bible, Coin Collecting, Jews, Numismatics) le monete della bibbia. numismatica biblica.
8vo, ril. ed. sovracop. un volume in ottime condizioni, come nuovo, copertina rigida con sovracoperta, 370 pagine, traduz di a.shomroniLa complessità ebraica di vivere i sentimenti, la religione e la fede emerge come una vibrante necessità nell ultimo romanzo di Abraham Yehoshua. La scena perduta è un affresco reale e immaginato di simboli religiosi, d amore materno e sensuale. Dopo il successo di Il fuoco amico, lo scrittore e drammaturgo israeliano narra ancora una volta una storia di sentimenti contrastati in cui il rapporto di coppia è vissuto come una sorta di legame innaturale, non vincolato da legami sanguigni e per questo estremamente complesso. Il regista Yak Moses è a Santiago per una retrospettiva sul suo lavoro cinematografico, accompagnato dall attrice Ruth. Yak è ormai anziano, ma l amore e la passione per la donna protagonista di molti suoi film sono ancora molto forti. Il rapporto con l attrice è complesso e frammentato e Yehoshua lo rappresenta sia verbalmente sia attraverso l uso di una sorta di macchina da presa inserita nel racconto. Tutto però sembra andare per il meglio in questa specie di celebrazione del successo di una vita di Yak fino a quando l uomo non si accorge che nella sua stanza d albergo c è un quadro che lo turba: la rappresentazione fiamminga della carità romana. Nell affresco la giovane fanciulla Pero allatta il padre Cimone, chiuso in carcere e condannato a morire. Questo dipinto apparentemente innocuo dà il via ad una serie di tormenti interiori e di decisioni di Moses. Il regista ricorda infatti che la carità romana è un immagine iconografica che sarebbe dovuta apparire in uno dei suoi film più celebri e che Ruth si rifiutò di girare. Da quell episodio si scatenarono una serie di litigi con lo sceneggiatore di tutti i suoi film, Trigano, all epoca anche fidanzato di Ruth e ora proprio organizzatore della rassegna cinematografica dedicata a Yak. Cosa comporterà il ritorno dell uomo nelle loro vite? Sarà l occasione per una riconciliazione o il momento di una rottura definitiva? In questa sorta di epifania descritta da Yehoshua il non detto ci addolora e induce all autocritica il protagonista
8vo, br. ed. 160pp. II 1° aprile 1882 nella cittadina ungherese di Tisza Eslar scompare Esther Solymosi, una giovane contadina cristiana. È il sabato che precede la Pessach, la Pasqua ebraica e, per l'antico pregiudizio del sangue, la piccola comunità ebraica locale viene ingiustamente accusata di omicidio rituale. Moritz Scharf, un ragazzo ebreo, è il teste chiave del processo. Sotto tortura testimonia di aver assistito dal buco della serratura della sinagoga a un rito di sangue per il quale è stata sacrificata Esther Solymosi. Il rischio è che il mito del sangue nel tribunale di Nyíregyhàza si confonda con la storia.
8vo, 390pp. The straggly beard, the hooked nose, the bag of coins, and gaudy apparel - the religious artists of medieval Christendom had no shortage of virulent symbols for identifying Jews. Yet, hateful as these depictions were, the story they tell is not as simple as it first appears. Drawing on a wide range of primary sources, Lipton argues that these visual stereotypes were neither an inevitable outgrowth of Christian theology nor a simple reflection of medieval prejudices. Instead, she maps out the complex relationship between medieval Christians' religious ideas, social experience, and developing artistic practices that drove their depiction of Jews from benign, if exoticized, figures connoting ancient wisdom to increasingly vicious portrayals inspired by (and designed to provoke) fear and hostility. At the heart of this lushly illustrated and meticulously researched work are questions that have occupied scholars for ages-why did Jews becomes such powerful and poisonous symbols in medieval art? Why were Jews associated with certain objects, symbols, actions, and deficiencies? And what were the effects of such portrayals-not only in medieval society, but throughout Western history? What we find is that the image of the Jew in medieval art was not a portrait of actual neighbours or even imagined others, but a cloudy glass into which Christendom gazed to find a distorted, phantasmagoric rendering of itself.
200030096Jean-Cyrille Godefroy 2000 In-8 broché 24 cm sur 15,5. 555 pages. Tranches salies sinon bon état d’occasion.
8vo, br. ed. 463pp. L'amicizia fra Benjamin e Scholem spicca, nel Novecento, come una tra le più affascinanti e vitali. E quando nel 1980 Scholem pubblica questo carteggio, che copre gli ultimi otto anni della vita di Benjamin, vuole rendere giustizia a un rapporto complesso e non privo di contrasti, ma improntato a una profonda fedeltà. Grande studioso della Qabbalah e della mistica ebraica, Scholem è, nel 1932, già da tempo in Palestina e ormai a un passo dalla cattedra; la vita di Benjamin, cabbalista in incognito e profondo innovatore del pensiero, attraversa invece la sua fase più tormentata: ospite di volta in volta a Ibiza, Parigi, Sanremo e in Danimarca, è costantemente alla ricerca di una base di sussistenza. Tra i due, fortemente segnati dalla formazione nella Berlino di inizio secolo e subito attratti dalle ricerche l'uno dell'altro, si sviluppa un confronto incessante che investe l'attualità politica, i libri letti, le comuni conoscenze (da Buber a Bloch, da Brecht ai francofortesi), e che trova il suo fulcro nei densissimi scambi a proposito di Kafka. Un dialogo a distanza - se si esclude il breve incontro parigino dell'inverno del 1938 - e non di rado drammatico, intessuto com'è anche di malintesi, puntute allusioni, eloquenti silenzi, ma che resta una prova convincente delle parole con cui Benjamin definì il suo rapporto con Scholem: «fra Gerhard e me le cose stanno così: ci siamo persuasi a vicenda».
8vo, altezza: 20,5 cm. ip. XV+340. Legat. edit. t. tela, sovracop. ill. con alette, segnalibro. Riproduzione del frontesp. originale in antiporta
8vo, br 280pp. Scrittore molto noto negli anni Venti e Trenta, amato dal giovane Primo Levi, Feuchtwanger si trasferì in Francia dopo l'ascesa di Hitler al potere. Ma allo scoppio della guerra, in quanto proveniente da un Paese nemico, fu internato in un campo ricavato in una ex fornace di mattoni vicino ad Aix-en-Provence. Il libro è il resoconto della lunga estate del 1940 quando lo scrittore, insieme ad altri duemila tedeschi e austriaci, vive un'esperienza sempre più angosciante man mano che le truppe della Wehrmacht avanzano nella Francia collaborazionista e si avviano a «liberare» i connazionali internati. Racconto acuto, ironico nella sua drammaticità, scritto in una prosa asciutta e al contempo riflessiva in cui l'autore riesce a vedere se stesso con l'occhio di uno scrittore e non di una vittima. Con la consapevolezza di narrare, in prima persona, una serie di episodi che preludono alla fine di un mondo. [...] (Dalla prefazione di Wlodek Goldkorn)