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8vo, hardcover in dj, pp.237. Exodus is the second book of the Hebrew Bible, but it may rank first in lasting cultural importance. It is here that the classic biblical themes of oppression and redemption, of human enslavement and divine salvation, are most dramatically expressed. Joel Baden tells the story of this influential and enduring book, tracing how its famous account of the Israelites? journey to the promised land has been adopted and adapted for millennia, often in unexpected ways. Baden draws a distinction between the Exodus story and the book itself, which is one of the most multifaceted in the Bible, containing poems, law codes, rituals, and architectural plans. He shows how Exodus brings together an array of oral and written traditions from the ancient Middle East, and how it came to be ritualized in the Passover Seder and the Eucharist. Highlighting the remarkable resilience and flexibility of Exodus, Baden sheds light on how the bestowing of the Torah to Moses on Mount Sinai divided Jewish and Christian thinkers, on the importance of Exodus during the Reformation and the American Revolution, and on its uses in debates for and against slavery. He also traces how the defining narrative of ancient Israel helped to define Mormon social identity, the American civil rights movement, and liberation theology. Though three thousand years old, the Exodus?as history, as narrative, as metaphor, as model?continues to be vitally important for us today. Here is the essential biography of this incomparable spiritual masterpiece.
8vo, br., pp. 284, cm 15x21. (I Libri di Viella. 154). Russia, seconda metà dell'Ottocento. La questione ebraica diviene argomento di dibattito pubblico sulle pagine di giornali e riviste. Brafman pubblica "Il libro del kahal", e scatena le fantasie più pericolose dei giudeofobi russi. Kahal, da termine indicante la forma di autogoverno delle comunità ebraiche dell'Europa orientale, acquisisce ora il significato di potenza occulta che, attraverso una cospirazione planetaria, attua il programma di dominazione del mondo, dirige la mano armata del nichilismo nel suo attacco all'Europa, e realizza il progetto di disgregazione fisica e morale dell'Impero russo. A che punto si diffonde in Russia l'idea dell'esistenza di questo kahal segreto? Perché diviene una vera e propria fissazione per un numero crescente d'intellettuali, di letterati, di funzionari, di personalità di governo dell'Impero? In che modo, dunque, la giudeofobia, da sottotesto narrativo, diviene un'accusa reale capace di scatenare terribili pogrom antiebraici? Nel presente saggio l'autore risponde a queste così come ad altre domande esaminando la preistoria dei Protocolli dei Savi di Sion, quel testo che, come scriveva Rollin nel 1939, sarebbe divenuto il più diffuso nel mondo dopo la Bibbia. "L'ombra del kahal" si scosta dai lavori più noti sull'argomento, concentrandosi sulle opere in cui la menzogna diventa realtà e fomenta violenza, disprezzo, politiche antiebraiche, e agisce duramente sul corso delle vite di milioni di sudditi russi di fede mosaica.
8vo, br. ed. 1st edition. 344 pages
First edition. Tall octavo, viii + 402 pp. Bound in black and gray boards. Photographs on inner front cover and front free fly and back cover and back free fly. Glossary. Notes on sources. Selected bibliography. Photograph credits. Index
8vo, br. ed. pp. 340, cm 12x24. (Frecce). Il volume fa luce sulle origini più profonde di una disputa iniziata molto prima del 1947, l'anno della partizione della Palestina da parte dell'ONU. Il ruolo delle religioni, lo sviluppo e la cristallizzazione delle identità, il possesso della terra, le strategie delle grandi potenze e quelle dei paesi arabi, l'antisemitismo e le discriminazioni, le prospettive dal basso degli abitanti che da oltre un secolo si contendono pochi chilometri quadrati: ognuno di questi tasselli è parte di un mosaico in cui spiccano le cicatrici della storia e vengono meno le verità assolute proprie di larga parte delle narrazioni correnti. Avere il controllo di questi luoghi millenari significa interpretarne il passato. È un aspetto che è rimasto costante nel corso dei secoli. Solo gli interpreti sono cambiati.
41791Editions du Rocher, 1995. 28 x 32, 217 pp., très nombreuses illustrations en couleurs, reliure d'édition carton + jaquette, très bon état.
8vo, br. ed. 158pp. Io mi fermerò e avrò riposo, tu invece dovrai vagare". Con queste parole, secondo alcune leggende medievali, Cristo aveva condannato l'Ebreo Errante per averlo insultato lungo il Calvario. Da allora il mesto vagabondo ha viaggiato nel patrimonio letterario universale, assumendo di volta in volta il ruolo di pio pellegrino, di savio veggente o di crudele alchimista, fino al Novecento, quando diviene la personificazione dell'Uomo che resiste alle prove della vita, l'Altro o Everyman. Questo volume vuole ricreare il contesto letterario in cui si è sviluppato il mito dell'Ebreo Errante, per mettere in risalto le peculiari caratteristiche della sua costante e inquietante presenza nelle letterature anglofone. Dall'incontro con i pellegrini sulla via di Canterbury nei versi di Chaucer, l'eterno viandante ha vagato col suo sguardo mesmerico fra i testi di Coleridge, Shelley, Lewis, Maturin, Joyce, Wiesel e molti altri fino ad approdare, nel 2007, sulle pagine di Stephen Gallagher.
8vo, ri. tela ed. in sovracoperta collana "Storia e società", numero pagine 380
8vo, br. ed. pp. 724. traqduzione italiana di the lost, a search for six of the six million. Viaggio intorno al mondo per cercare delle risposte su cosa è accaduto allo zio durante l'olocausto
8vo, tela ed, sovracop. 240pp. Indesiderati, abbandonati, nascosti: questa è stata l'esperienza di tanti bambini nati nella Penisola da relazioni «miste» nell'immediato dopoguerra. Nell'Italia repubblicana e democratica, il razzismo non era dunque scomparso. I «figli della guerra» sono i bambini nati da relazioni tra soldati non bianchi e donne italiane alla fine della seconda guerra mondiale. Varie istituzioni, ma anche la gente comune, esibirono fin da subito persistenti vedute e atteggiamenti razzisti nei confronti di questi bambini. I «mulattini», come venivano chiamati in quel periodo, sono l'esempio lampante di come l'Italia democratica si sia sempre percepita bianca, differenziandosi senza dichiararlo apertamente, da chi aveva la pelle di un altro colore. Silvana Patriarca, in questo libro importante, racconta la vicenda di questi bambini, sottolineando l'eredità di fascismo e colonialismo.
pp. 180.
B&W Photographs and Illustrations 421 pp. original blue hardcover gilt Very good condition Size: 16mo
8vo., First Edition thus, with pictorial endpapers; plum cloth, gilt back, backstrip gilt a little faded (but wholly legible), a very good, bright, clean copy. Much-needed reissue of the original edition of 1862, edited by David Smith.
8vo, br. 8vo., 180 p. Paperback. en français Jewish Turkish Jewish relations History of Turkey Judaica
8vo, br. ed. bandelle, pp.pp. XX-202, ill. b/n. Giochà è l’eroe, o l’antieroe, di una serie di storie popolari fiorite nel bacino del Mediterraneo e diffuse in particolare nella diaspora giudeo-spagnola e orientale: se le più antiche testimonianze risalgono infatti a racconti arabi anonimi del IX secolo, è nelle famiglie ebraiche di Turchia, Grecia, Jugoslavia, Bulgaria, Israele e Marocco, che si tramandano oralmente, di generazione in generazione, le gesta eroicomiche di questa figura popolare. Giochà è un ragazzo – ma è anche un adulto – che è tutto e il contrario di tutto: intelligente e stupido, furbo e credulone, onesto e disonesto, triste e allegro, povero e ricco, credente e miscredente. Lo si ritrova in ogni situazione possibile: realistica, fantastica, assurda. Non sa comprare nemmeno un pomodoro, ma sa vendere una pecora brutta e magra a un prezzo favoloso. È figlio di un ricco, ma non ha neppure una camicia. Non ha da mangiare, ma nutre gli affamati. Insomma è un saggio, ma di una saggezza che non si riconosce a prima vista. La raccolta di questi racconti, fedelmente trascritti da fonti orali giudeo-spagnole e tradotti in italiano con la cura di conservarne il particolare registro linguistico, ricostruisce il rapporto, tutto speciale, del narratore che parla al suo pubblico, dentificandosi, insieme con lui, nello stesso gruppo, nella stessa etnia, condividendone usi, valori, norme di comportamento.La comicità di queste «storie», spesso basata su fraintendimenti semantici, sull’esecuzione di ordini ricevuti, intesi, scioccamente, nel loro significato letterale, è, a volte, davvero esilarante. Ma Giochà incarna anche il ribelle alle convenzioni sociali, il burlone che si fa gioco di tutto e di tutti, che irride l’autorità, la paura, la morte stessa; e in questa sua incontenibile, clownesca provocazione sta forse l’effetto catartico che contagia il lettore e lo induce a sorridere.
8vi, ril in sovracop. pp. 240. Un'indagine sull'unica unità combattente che nella Seconda guerra mondiale vide tra le sue file ebrei della Palestina. Un libro che è, al contempo, la riscoperta di una vicenda vera, ma mai raccontata sul serio, e una riflessione sull'uso pubblico e politico della storia. La Brigata ebraica fu una brigata inquadrata nell'esercito britannico, nata nel 1944 per operare in Italia, composta soprattutto (ma non solo) da ebrei, molti dei quali provenienti dalla Palestina. Questo libro è importante per almeno due ragioni. In primo luogo non vi è sostanzialmente nessun lavoro storiografico su questa vicenda straordinaria: gli ebrei d'Europa, durante la Shoah, trovano un'occasione di riscatto a guerra ancora in corso, combattendo contro i nazifascisti nel teatro bellico italiano. In secondo luogo, in Italia, negli ultimi anni, la presenza della Brigata ebraica nelle manifestazioni del 25 aprile è stata occasione di forte conflitto, tra comunità ebraiche e simpatizzanti di sinistra filopalestinesi. Spesso, nell'ambito di questa diatriba, si sostengono tesi storiograficamente errate sia sulla Brigata ebraica sia sul legame negli anni Quaranta tra palestinesi e nazismo. È il momento di riformulare questo dibattito – in modo pacato – partendo da fatti concreti e non da leggende militanti. La Brigata ebraica – Jewish Brigade Group – fu l'unica unità combattente che vide tra le sue file ebrei di Palestina. Si batté in Italia, e solo in Italia. Perché un libro sulla Brigata ebraica? Prima di tutto perché la vicenda è di estremo interesse. La nascita della Brigata ebraica, il suo impiego operativo, la sua eredità militare e morale si intrecciano con una serie di fatti storici e di questioni storiografiche di grande rilevanza. La storia della Brigata ebraica getta nuova luce su queste vicende e permette di guardare a tali questioni da un punto di vista inconsueto. Tra questi temi si devono annoverare: la storia della Palestina negli anni Trenta e Quaranta; la storia del sionismo; il rapporto tra fascismo e mondo islamico. Inoltre la Brigata ebraica ha fatto notizia negli ultimi anni a causa delle polemiche sorte per la presenza di manifestanti che hanno sfilato con le sue bandiere, bianche e blu con la Stella di Davide, dunque le bandiere di Israele, al corteo del 25 aprile, festa della Liberazione. Questo libro parla quindi della "riscoperta" della Brigata ebraica, e di come la sua storia sia stata pubblicizzata da alcuni gruppi di pressione che sono una componente importante dell'ebraismo italiano. Si discute anche degli attacchi alla Brigata che sono arrivati da altri gruppi. Entrambe queste posizioni sono analizzate con attenzione come casi esemplari di un uso pubblico e politico della storia.
Pages: 456, relationship of fathers and daughters and of older men and younger women in history, life, art, and culture, starting from the biblical text. sex and bible.
8vo, br. ed.
8vo, hardcover in dj, pp.261. So shattering were the aftereffects of Kishinev, the rampagethat broke out in late-Tsarist Russia in April 1903,that one historian remarked that it was ?nothing lessthan a prototype for the Holocaust itself.? In three days of violence,49 Jews were killed and 600 raped or wounded, whilemore than 1,000 Jewish-owned houses and stores were ransackedand destroyed. Recounted in lurid detail by newspapersthroughout the Western world, and covered sensationallyby America?s Hearst press, the pre-Easter attacks seized theimagination of an international public, quickly becoming theprototype for what would become known as a ?pogrom,? andproviding the impetus for efforts as varied as The Protocols ofthe Elders of Zion and the NAACP. Using new evidence culledfrom Russia, Israel, and Europe, distinguished historian StevenJ. Zipperstein?s wide-ranging book brings historical insight andclarity to a much-misunderstood event that would do so muchto transform twentieth-century Jewish life and beyond
8vo, 449pp. prima edizione
8vo, ril. ed. sovracop. 811pp. gli ultimi due secoli di storia della comunità ebraica romana, la più numerosa e antica d'Italia, sono caratterizzati dai profondi - e talvolta drammatici - mutamenti nelle relazioni fra la maggioranza cristiana della Città Eterna e questa piccola minoranza, che, nel volgere di convulsi decenni, ha conosciuto l'emarginazione e l'inclusione, l'integrazione e, in seguito, la discriminazione e lo sterminio. Nella prima metà dell'Ottocento, i timidi segnali di emancipazione degli ebrei visibili nelle società europee più avanzate si manifestano anche a Roma, dove per una breve stagione la repubblica si sostituisce al dominio pontificio. E solo dopo l'unità d'Italia che nella nuova capitale del regno si avverte chiaramente un'impetuosa ondata di cambiamento: gli ebrei iniziano a partecipare con grande passione alla costruzione del Paese che, in virtù del tributo di sangue da essi versato sui campi di battaglia del Risorgimento e della Grande Guerra, considerano a pieno titolo la loro patria. La Chiesa di Roma, tuttavia, sconfitta ma non rassegnata, addebitando l'oltraggio di Porta Pia a un complotto di forze anticattoliche rilancia la propaganda antigiudaica e rinnova contro gli ebrei le tradizionali accuse di deicidio e di omicidio rituale, fornendo argomenti e alibi sia ai ricorrenti episodi di violenza antigiudaica sia all'antisemitismo moderno, che condanna senza appello l'ebreo alla sua presunta identità razziale, negandogli ogni reale possibilità di assimilazione. Esito e culmine di questa martellante campagna d'odio è la pagina nera - vergognosa e incancellabile - delle cosiddette «leggi razziali», promulgate dal regime fascista nel 1938 come atto di adesione all'ideologia del Terzo Reich hitleriano, che sanciscono l'esclusione degli ebrei dal corpo vivo della società italiana. Accolte dapprima con indifferenza e senza un'esplicita protesta della Santa Sede, dopo l'8 settembre 1943 tali leggi spianano la strada alla deportazione ad Auschwitz e alla morte di oltre 2000 ebrei romani. E anche se molti italiani e una parte del clero si riscattano, creando a proprio rischio e pericolo una vasta rete di solidarietà a favore dei perseguitati in fuga, molte ombre continuano a gravare sul silenzio di Pio XII (a cui Riccardo Calimani dedica un'ampia e lucida analisi), che non condannò mai apertamente lo sterminio, pur essendone informato da diversi prelati dei Paesi in cui venne perpetrato. La segreta, ma ferma speranza dell'autore è che questo racconto «sia fonte di ispirazione, affinché tutti i popoli, nessuno escluso, in ogni parte del mondo, sappiano trovare la via della concordia e della giustizia, e possano vivere insieme su questa terra, se non con gioia, almeno in pace fra loro.
8vo, hardcover in dj. A magisterial, myth-dispelling history of Islamic Spain spanning the millennium between the founding of Islam in the seventh century and the final expulsion of Spain's Muslims in the seventeenth. In Kingdoms of Faith, award-winning historian Brian A. Catlos rewrites the history of Islamic Spain from the ground up, evoking the cultural splendor of al-Andalus, while offering an authoritative new interpretation of the forces that shaped it. Prior accounts have portrayed Islamic Spain as a paradise of enlightened tolerance or the site where civilizations clashed. Catlos taps a wide array of primary sources to paint a more complex portrait, showing how Muslims, Christians, and Jews together built a sophisticated civilization that transformed the Western world, even as they waged relentless war against each other and their coreligionists. Religion was often the language of conflict, but seldom its cause-a lesson we would do well to learn in our own time.
8vo, br ed. 338pp. aws against Holocaust denial are perhaps the best-known manifestation of the present-day politics of historical memory. In Memory Laws, Memory Wars, Nikolay Koposov examines the phenomenon of memory laws in Western and Eastern Europe, Ukraine, and Russia and exposes their very different purposes in the East and West. In Western Europe, he shows how memory laws were designed to create a common European memory centred on the memory of the Holocaust as a means of integrating Europe, combating racism, and averting national and ethnic conflicts. In Russia and Eastern Europe, by contrast, legislation on the issues of the past is often used to give the force of law to narratives which serve the narrower interests of nation states and protect the memory of perpetrators rather than victims. This will be essential reading for all those interested in ongoing conflicts over the legacy of the Second World War, Nazism, and communism.
8vo, br. ed., pp286. La médecine juive, partie intégrante de la médecine universelle, est l'expression d'une spécificité et d'une sensibilité enregistrées depuis les périodes bibliques et talmudiques. Ses fondements sont d'ordre éthique et hygiénique. On découvre ainsi au fil de cet ouvrage, les pratiques médicales et les illustres médecins juifs de la période allant du Xe au XVIIe siècle, tels Maïmaonide, Isaac Israéli, Donnolo, Amatus Lusitanus, Elie de Montalto, Garcia da Orta
1988472241988 grand in-8 reliure toile rouge éditeur - 1988 - 439 pages - Ed. Librairie Droz S. A. Genève - coll. Travaux d'Humanisme et Renaissance N° CCXXVI