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8vo, br. ed. in italiano.
8vo. Original full dark blue cloth binding, 371pp. 7 full page plates.
8vo - over 7¾" - 9¾" tall. "Containing the structure, growth and preservation of the Bible, introductions to the several books with summaries of the contents, history and chronology, indexes, a concordance and maps of places" 746pp 8 double page coloured maps rear of book
Grey cloth, very good, dj., 5 maps 184+226+211p., 98 b.w. photos, illustrations, second edition ( three vols. reprinted-in-one) with new introd. by Cecil Roth, Index, bibliography, appendix. reprint of secondo edition ( Toronto 1942 First). both original editions and reprint scarce . . The most important book on the subject. Living among the Chinese for over a thousand years, the Jews of Kai Feng survived until very recently. The definitive work on the Jews in China by a christian missionary. Based on Inscriptional tablets, genealogical charts, ancient historical and philosophical writings, and the peculiar manuscripts written both in chinese and hebrew .
8vo, rilegat. ed. sovracoperta, cofanetto. 510pp. «La letteratura dei palazzi, o Hekalot, come si chiamano in ebraico, è antica, misteriosa, difficile. Mette soggezione anche al lettore esperto, abituato a vedersela con i testi astrusi della qabbalah, la sapienza segreta del giudaismo, che si è forgiata tra il XIII e il XVI secolo. Per quanto siano complesse le allegorie dei mistici medievali e della prima età moderna, questi palazzi a perpendicolo su dirupi di luce rimangono una meta proibitiva, quasi irraggiungibile. La letteratura degli Hekalot precede la qabbalah. La precede nel tempo, giacché comincia a costituirsi nei primi secoli dell'età volgare, e la precede nell'ordine mentale e nell'immaginario collettivo. Chi giunge alle dimore divine, e riesce a penetrarvi, entra in un'aristocrazia sapienziale, invidiata e ambita. Il percorso è pericoloso. Alle porte degli edifici superni vigilano guardiani scorbutici e maneschi. Bisogna saperli prendere con le buone, ingraziarseli, oppure aggirarli ricorrendo a qualche aiuto altolocato. Ma non è solo l'itinerario difficile a respingere molti, o forse quasi tutti. Il problema, con cui si scontrava l'adepto in età antica, e che ancora oggi scoraggia più di un lettore, è capire il perché di tanta fatica. Cosa si trova in cielo? Beninteso, non nel cielo volgare dei nostri viaggi intercontinentali. Quello che qui importa è il cielo incontaminato della sapienza primordiale. Il cielo abitato da Dio e dalla sua corte celeste. Il cielo affollato di angeli, protetto da mura altissime di tizzoni accesi, a un tempo percorso da melodie dolcissime e scosso da paurosi boati. Cosa c'è da vedere, cosa c'è da sapere? Questo è l'argomento del nostro libro. Le pagine che seguono sono una risposta alla domanda che, da sempre, s'è fatta a chi torna. Cos'hai visto? Ne valeva la pena? Cosa c'è "là"»? (dall'Introduzione)
8vo, br. ed. 288 pages. 8.98x5.91x0.87 inches.]Old Odessa, on the Black Sea, gained notoriety as a legendary city of Jewish gangsters and swindlers, a frontier boomtown mythologized for the adventurers, criminals, and merrymakers who flocked there to seek easy wealth and lead lives of debauchery and excess. Odessa is also famed for the brand of Jewish humor brought there in the 19th century from the shtetls of Eastern Europe and that flourished throughout Soviet times. From a broad historical perspective, Jarrod Tanny examines the hybrid Judeo-Russian culture that emerged in Odessa in the 19th century and persisted through the Soviet era and beyond. The book shows how the art of eminent Soviet-era figures such as Isaac Babel, Il'ia Ilf, Evgenii Petrov, and Leonid Utesov grew out of the Odessa Russian-Jewish culture into which they were born and which shaped their lives.
8vo, br. ed. pp.301. In the wake of modern genocide, we tend to think of violence against minorities as a sign of intolerance, or, even worse, a prelude to extermination. Violence in the Middle Ages, however, functioned differently, according to David Nirenberg. In this provocative book, he focuses on specific attacks against minorities in fourteenth-century France and the Crown of Aragon (Aragon, Catalonia, and Valencia). He argues that these attacks--ranging from massacres to verbal assaults against Jews, Muslims, lepers, and prostitutes--were often perpetrated not by irrational masses laboring under inherited ideologies and prejudices, but by groups that manipulated and reshaped the available discourses on minorities. Nirenberg shows that their use of violence expressed complex beliefs about topics as diverse as divine history, kinship, sex, money, and disease, and that their actions were frequently contested by competing groups within their own society. Nirenberg's readings of archival and literary sources demonstrates how violence set the terms and limits of coexistence for medieval minorities. The particular and contingent nature of this coexistence is underscored by the book's juxtapositions--some systematic (for example, that of the Crown of Aragon with France, Jew with Muslim, medieval with modern), and some suggestive (such as African ritual rebellion with Catalan riots). Throughout, the book questions the applicability of dichotomies like tolerance versus intolerance to the Middle Ages, and suggests the limitations of those analyses that look for the origins of modern European persecutory violence in the medieval past.
8vo, 271pp . good and evil in religions, Egypt, Mesopotamia and India, through Iranian and Jewish prophets, to early Christian beliefs.
177pp Softcover Very Good Condition
8vo, herdcover in dj, 368 pages. During a 1931 trial of four Nazi stormtroopers, known as the Eden Dance Palace trial, Hans Litten grilled Hitler in a brilliant and merciless three-hour cross-examination, forcing him into multiple contradictions and evasions and finally reducing him to helpless and humiliating rage (the transcription of Hitlers full testimony is included. ) At the time, Hitler was still trying to prove his embrace of legal methods, and distancing himself from his stormtroopers. The courageous Litten revealed his true intentions, and in the process, posed a real threat to Nazi ambition. When the Nazis seized power two years after the trial, friends and family urged Litten to flee the country. He stayed and was sent to the concentration camps, where he worked on translations of medieval German poetry, shared the money and food he was sent by his wealthy family, and taught working-class inmates about art and literature. When Jewish prisoners at Dachau were locked in their barracks for weeks at a time, Litten kept them sane by reciting great works from memory. After five years of torture and hard labor-and a daring escape that failed-Litten gave up hope of survival. His story was ultimately tragic but, as Benjamin Hett writes in this gripping narrative, it is also redemptive. It is a story of human nobility in the face of barbarism. The first full-length biography of Litten, the book also explores the turbulent years of the Weimar Republic and the terror of Nazi rule in Germany after 1933
8vo, br ed. bandelle pp.xii-292. Poco prima di morire Gershom Scholem ampliò notevolemente il testo dei suoi ricordi di gioventù "Da Berlino a Gerusalemme". Mentre nella prima versione veniva descritto l'ambiente ebraico tedesco durante la Prima guerra mondiale, in questa edizione il centro della sua analisi si sposta maggiormente verso Gerusalemme, soprattutto con il progetto di una nuova vita culturale e sociale per lo Stato di Israele. È la storia di un itinerario intellettuale ricco di incontri con alcune figure chiave del periodo come Martin Buber, Franz Rosenzweig e Samuel Agnon che, nello stesso tempo, rivela il tentativo di definire una nuova identità ebraica, attraverso la difesa della lingua e le ricerche sulla mistica.
8vo, br. ed. 298pp. Nel 1928 Ludwig Lindner, un liberale protestante, viene nominato console della Repubblica di Germania a Genova e sposta in Liguria la sua famiglia, composta dalla moglie, Elisabeth Binswanger, di famiglia ebraica, e dai figli Lore e Wolfgang. Lore era la mamma dell'autrice di questo libro. Tra i due rami della famiglia – quello che resta in Germania e quello trapiantato in Italia – intercorre un fitto carteggio: centinaia di lettere scritte con cadenza regolare dalla nonna Lina e dalla sua nipotina Anneliese, destinate ai parenti «italiani». Trascritte e tradotte nei loro passaggi più importanti, queste lettere rappresentano ora un documento eccezionale, che ci permette di vivere in presa diretta le vicende di una famiglia ebraica tedesca dall'ascesa al potere di Hitler, nel 1933, alla deportazione delle due donne, nel 1942. Dalla serenità di un giardino sulle rive del Danubio all'inferno del Lager. Il carteggio, composto di parole sincere, intime, familiari, strazianti, descrive nel suo complesso il lento percorso, durato nove interminabili anni, attraverso il quale nonna e nipote vengono condotte senza pietà, umiliazione dopo umiliazione, all'esito atroce della deportazione e della morte. Grazie al lavoro di contestualizzazione storica operato da Mara Fazio, in queste pagine il lettore ha il privilegio di seguire la storia in prima persona, condividendo la commozione, l'angoscia, le esili speranze, la dignità, l'impotenza e il terrore che le parole di queste lettere ancora suscitano a distanza di ottant'anni. Ed è tanto più importante che l'operazione di recupero di questo materiale unico sia stata compiuta proprio da Mara Fazio, una diretta discendente, che oltre alla competenza storiografica mostra una dedizione ostinata, ispirata da profonda pietas filiale, dolorosamente percepibile.
8vo, tela ed. in sovracoperta. pp.451. esaurito fuori catalogo. firma di app. altrimenti ottimo.
8vo, 390pp. The straggly beard, the hooked nose, the bag of coins, and gaudy apparel - the religious artists of medieval Christendom had no shortage of virulent symbols for identifying Jews. Yet, hateful as these depictions were, the story they tell is not as simple as it first appears. Drawing on a wide range of primary sources, Lipton argues that these visual stereotypes were neither an inevitable outgrowth of Christian theology nor a simple reflection of medieval prejudices. Instead, she maps out the complex relationship between medieval Christians' religious ideas, social experience, and developing artistic practices that drove their depiction of Jews from benign, if exoticized, figures connoting ancient wisdom to increasingly vicious portrayals inspired by (and designed to provoke) fear and hostility. At the heart of this lushly illustrated and meticulously researched work are questions that have occupied scholars for ages-why did Jews becomes such powerful and poisonous symbols in medieval art? Why were Jews associated with certain objects, symbols, actions, and deficiencies? And what were the effects of such portrayals-not only in medieval society, but throughout Western history? What we find is that the image of the Jew in medieval art was not a portrait of actual neighbours or even imagined others, but a cloudy glass into which Christendom gazed to find a distorted, phantasmagoric rendering of itself.
4to, br. ed. pp. xii-148. Indice analitico a cura di Marina Reinisch.
8vo, br. ed. pp.278. Un memoir, i ricordi dell'autore: la sua famiglia, la famiglia d'origine della madre, i due villaggi che l'hanno visto bambino. E i personaggi veri che popolano Leoncin e Bilgoraj - il padre sognatore, ingenuo, fragile, affascinato dal chassidismo con la sua vena mistica, le sue danze e i suoi canti, ma incapace di mantenere la famiglia a un livello accettabile; la madre, donna colta e intellettuale; il nonno, rabbino autorevole e benestante; la nonna, regina di una cucina generosa e affollata - sono, se possibile, ancora più vivi e originali di quelli dei romanzi, come se l'autore, mentre scrive, stesse rivivendo quei giorni lontani, e li raccontasse con lo stesso sguardo critico, ironico, ma affettuoso e tollerante che gli appartiene sempre. Una storia vera, calata nell'ambiente ristretto di due villaggi d'antan, che in realtà rivela un intero universo.
8vo, hardcover in dj. Lauded as a “great Jew,” excoriated by antisemites, and one of Britain’s most renowned prime ministers, Benjamin Disraeli has been widely celebrated for his role in Jewish history. But is the perception of him as a Jewish hero accurate? In what ways did he contribute to Jewish causes? In this groundbreaking, lucid investigation of Disraeli’s life and accomplishments, David Cesarani draws a new portrait of one of Europe’s leading nineteenth-century statesmen, a complicated, driven, opportunistic man. While acknowledging that Disraeli never denied his Jewish lineage, boasted of Jewish achievements, and argued for Jewish civil rights while serving as MP, Cesarani challenges the assumption that Disraeli truly cared about Jewish issues. Instead, his driving personal ambition required him to confront his Jewishness at the same time as he acted opportunistically. By creating a myth of aristocratic Jewish origins for himself, and by arguing that Jews were a superior race, Disraeli boosted his own career but also contributed to the consolidation of some of the most fundamental stereotypes of modern antisemitism. Book Description: In this groundbreaking, vivid look at Disraeli’s life and accomplishments, David Cesarani draws a new portrait of one of Europe’s leading nineteenth-century statesmen, a complicated, driven, opportunistic man. While acknowledging that Disraeli never denied his Jewish lineage, boasted of Jewish achievements, and argued for Jewish civil rights while serving as MP, Cesarani challenges the assumption that Disraeli truly cared about Jewish issues.
16mo, br. ed. 254pp.
8vo, br. ed. exemplaire dédicacé par l'auteur. couverture rayée et usée, dos recollé. interieur correct. d'occasion acceptable. Essai. "Dominique Aubier est parvenue à établir que Don Quichotte est un livre qui se réclame prophétique et qui pourrait bien l'être : à vingt siècles d'intervalle, face à Ezéchiel et dans des circonstances semblables - exil et menaces fatales sur le peuple élu (c'est le temps de l'Inquisition) - l'hidalgo se dresse sur la ligne brillante et droite du chemin d'Israël." (Quatrième de couverture, extrait). 14x20. 291p. in-8°
8vo, br. ed. small abrasion on cover, ow. very good.
8vo grande, br. ed. Dopo aver realizzato il graphic novel tratto dal Diario di Anne Frank, il regista israeliano Ari Folman, affiancato dalla disegnatrice Lena Guberman, racconta di nuovo la storia di Anne. Questa volta però lo fa da un punto di vista originale e insolito, quello di Kitty, l'amica immaginaria a cui sono confidati i segreti del Diario. E attraverso il suo sguardo sognante e determinato ci restituisce tutta la scottante attualità del messaggio di Anne. Un messaggio che dobbiamo tornare ad ascoltare per far sì che le tragedie della Storia non si ripetano. «Non puoi saperlo, Anne, ma oggi il tuo nome è conosciuto in tutto il mondo; tutti hanno letto il tuo diario, quel diario che mi è sempre vicino e che ora è il mio cuore pulsante. E anche se non ti sarà di grande conforto, posso dire che un altro dei tuoi sogni – il sogno di innamorarti – è diventato reale per me grazie all'incontro con Peter. E il mio Peter sta facendo tutto il possibile per realizzare un altro dei tuoi splendidi sogni: aiutare altri bambini come te che ancora oggi soffrono nel mondo, vittime delle armi e delle stragi compiute dagli uomini. Gli stessi uomini che tu credevi fossero fondamentalmente buoni, benché avessero inventato la guerra e i suoi orrori» (Kitty). In una notte di tempesta, nella casa di Anne Frank ad Amsterdam, ormai diventata da decenni un visitatissimo museo, d'improvviso, all'interno della stanza dove è conservato l'oggetto più prezioso di tutti, il manoscritto del Diario, prende corpo la figura di una ragazzina. Ha una chioma di capelli rosso brillante ed è vestita in modo strano per i nostri tempi: è Kitty! L'amica immaginaria a cui Anne ha scritto per due anni si materializza in carne e ossa e ci accompagna in un viaggio sospeso tra passato e presente. Riviviamo con lei i momenti della sua amicizia con Anne: le gioie e le tribolazioni del loro rapporto, i tanti istanti magici di un legame intimo e speciale come nessun altro. Scopriamo insieme a lei, ignara di tutto, la tragica sorte che è toccata alla famiglia Frank. E insieme a lei fuggiamo, perché le autorità la scambieranno per una ladra che ha rubato il Diario; imbattendoci nelle vite dei tanti in fuga da violenze e guerre che oggi sono costretti a nascondersi, come Anne si era nascosta al tempo dei nazisti.
8vo, br. ed. 356pp. Nell'Europa del diciannovesimo e ventesimo secolo gli ebrei vissero in modo contraddittorio - talvolta drammatico - ma anche straordinariamente fecondo il conflitto fra il rispetto della tradizione e le sempre più pressanti esigenze di integrazione poste dall'avvento della società moderna. In questo libro, che chiude idealmente la trilogia composta da "Destini e avventure dell'intellettuale ebreo" e "Passione e tragedia", Riccardo Calimani ricostruisce la tormentata storia della comunità ebraica in due paesi chiave nel panorama culturale del Novecento europeo, la Francia e l'Ungheria, e analizza la personale "inquietudine" e le trame esistenziali dei suoi esponenti più famosi. Con questo libro Calimani completa la mappa dell'intellighenzia ebraica europea, raccontando come ogni suo membro affrontò il problema del rapporto con le proprie origini nel sempre più fosco scenario in cui si stavano creando le premesse della Shoah.
8vo, ri. tela ed. in sovracoperta collana "Storia e società", numero pagine 380
8vo,br. ed., numero pagine 380
8vo, br. ed. 166pp. Un libro controcorrente, in cui Sandro Gerbi non è andato alla ricerca delle proprie radici ebraiche, bensì si è concentrato sul processo inverso: ovvero sulla graduale secolarizzazione della sua famiglia nel corso del Novecento, attraverso l'abbandono della fede avita e della comunità ebraica fino alla ricorrente pratica dei matrimoni misti. Senza nostalgie, ma anche senza alcun rifiuto della propria ascendenza. Il racconto inizia con il 1938, anno in cui il padre dell'autore, lo storico ed economista Antonello Gerbi, dovette lasciare l'Italia per il Perù a causa della legislazione razziale. Analoga la sorte dei suoi due fratelli (entrambi già affermati, l'uno come giornalista sportivo e l'altro come medico), che trovarono riparo negli Stati Uniti. Con una scrittura vivace e ricca di aneddoti, l'autore ripercorre poi le vicende 'ebraiche' che lo hanno lambito nel corso del tempo: la nascita in Perù nel '43 per via dell'esilio del padre, il rientro in Italia nel '48, la sopravvivenza di uno specifico 'lessico famigliare', un viaggio in Israele nel dicembre '67, alcuni incontri decisivi (con l'esperto finanziario Renato Cantoni, il filosofo Lukács, i giornalisti Stille e Montanelli, l'agente letterario Linder). Fino al commovente primo ritorno a Lima nel 2010, 62 anni dopo esserne partito. Il volume è infine impreziosito da un album fotografico, che attinge a numerosi archivi privati.