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8vo, br. ed. pp.219.
8vo, br. ed. Biblioteca Adelphi n. 544, volume in ottime condizioni, copertina in condizioni eccellenti, interno come nuovo, legatura salda, 154 pagine circa
br. Pag. 100 ISBN: 8881251191
8vo pp. 468, text and indexes in french and hebrew, original cloth worn, spine faded, text vg. the original edition scarce.
8vo, br. ed. «Esther Kreitman era la maggiore dei tre fratelli Singer: per età, e forse anche per qualità della prosa». Wlodek Goldkorn,LEspresso. La protagonista di questo romanzo, Deborah, vive nel villaggio polacco di Jelhitz, agli inizi del Novecento, con i genitori e il fratello Michael. Il padre, Reb Avram Ber, è un rabbino seguace della corrente chassidica, che la madre, Reitzela, figlia di un rabbino erudito e di rango superiore, disprezza. Reitzela disprezza il marito, incapace di farsi valere, e anche la figlia, semplicemente per il fatto che sia femmina, poco attraente e quindi difficile da maritare. Mentre Michael riceve una buona istruzione ed è libero di muoversi a piacimento, Deborah è relegata in casa, a sbrigare faccende: non le è permesso di studiare, e nemmeno di leggere, quindi invidia il fratello con tutta lanima, e sogna di sfuggire a una vita limitata ai pettegolezzi e al mercato. Quando però il rabbino si trasferisce con la famiglia a Varsavia, Deborah viene a trovarsi in un ambiente non meno squallido e repressivo. Solo dopo lincontro con una donna che la inizia allideologia socialista, e la introduce in un circolo semiclandestino, comincia a nutrire la speranza di dare uno scopo alla propria vita. Alle riunioni rivede Simon, un giovane attraente, intelligente, conosciuto in precedenza. I due si innamorano ma non sospettano nemmeno lontanamente che il sentimento che nutrono sia reciproco; per di più, quando scopre che Deborah è la figlia del rabbino, Simon le proibisce di tornare agli incontri politici, gettandola in uno stato di assoluta depressione. Temendo di impazzire, la ragazza accetta di sposare un tagliatore di diamanti di Anversa, che si rivela presto pigro e incapace di sollevarsi da una condizione di fame e povertà. Linstabilità mentale della giovane donna si aggrava, e il romanzo si conclude con un sogno spaventoso: Deborah torna a Varsavia, e scopre che i genitori non abitano più lì. Si risveglia dallincubo solo per ritrovarsi accanto al marito, nella casa vuota e silenziosa, in preda alla disperazione.
8vo, br., pp. 196, cm 16x20. (Piccoli Saggi. 76).
8vo, br. ed. pp.407.È la metà del XII secolo. Giovane ebreo di Colonia, Giuda supera una profonda crisi spirituale convertendosi al cristianesimo e divenendo sacerdote. Con il nome di Ermanno l'ex-Ebreo scrive in latino il racconto della sua conversione, l'Opusculum de conversione sua, dopo le Confessioni di Sant'Agostino una delle prime autobiografie comparse in Occidente. Ma, si chiedono gli storici, si tratta di un racconto vero o fittizio? Fu solo propaganda confezionata dai chierici cristiani? L'autore di questo libro ribalta la questione: vero o fittizio, il racconto pur autobiografico è espressione corale di una comunità, limpido specchio della mentalità e della cultura del suo tempo. Il sogno che cambiò Ermanno lebreo Elena Loewenthal, Tuttolibri - La Stampa Ermanno è realmente esistito? E nel caso in cui questa domanda trovi una risposta affermativa, è lui l'autore dell'Opusculum? Tali interrogativi, insieme ad altri che portano con sé, sono da decenni il tormento di studio per molti esperti. Filologi e storici del Medioevo di diverso orientamento dibattono da tempo intorno a questa figura. È, certamente, una di quelle diatribe accademiche dure a spegnersi, magari ostiche e quasi ridicole, per il grande pubblico. Ma non è soltanto questo, perché intorno a Ermanno si sollevano grandi temi della storia e della fede, che volenti o nolenti ci coinvolgono tutti. A tredici anni Ermanno l'ebreo fece un sogno. Siamo nella Germania del Medioevo, più precisamente a Colonia, intorno alla metà del XII secolo. Il giovane Ermanno sogna una tavola imbandita, un cavallo bianco, l'imperatore. Queste immagini, cui i familiari non danno troppa importanza, sono invece il preludio e l'annuncio di una conversione al cristianesimo non folgorante, anzi: è un lungo cammino, tortuoso e coscienzioso, che Ermanno compie verso il sacerdozio che l'aspetta. E di cui racconta, con autentico piglio letterario, nel suo Opusculum: «Molti religiosi, sia uomini che donne, mi domandano spesso come mi sia convertito dal giudaismo alla grazia del Cristo, e se abbia sofferto delle tentazioni del Nemico maligno nei primi tempi della mia conversione. in realtà, non mi sono convertito con la facilità con la quale vediamo molti infedeli, ebrei o pagani, convertirsi alla fede cattolica con un cambiamento improvviso e imprevisto. la mia conversione, al contrario, ha conosciuto le tentazioni, le cui tempeste furono sempre più frequenti nei primi tempi, le insidie numerose dell'antico Nemico che vi si opponeva, gli ondeggiamenti più lunghi e le pene più grandi», scrive Ermanno nel prologo al suo racconto. Scrive? È per l'appunto intorno a questo dubbio che la critica discute. Questa storia, e il suo protagonista, sono una realtà del passato o una costruzione intellettuale? Un caso di propaganda apostolica? Quanta verità, quanta finzione si trovano nel racconto? Con Ermanno e il suo opuscolo si cimenta ora anche un grande storico francese, Jean-Claude Schmitt, considerato l'erede di Jacques Le Goff e della sua scuola storiografica che ha fondato un modo nuovo di guardare al Medioevo. Il suo saggio La conversione di Ermanno l'Ebreo. Autobiografia, storia, finzione è un'analisi a tutto campo: strettamente filologica (in appendice la traduzione dell'opuscolo di Ermanno), storico-documentaria. Egli presenta al lettore i tratti del dibattito attuale intorno all'autenticità del testo. Ci offre spunti interessanti e profondi, al proposito, sul concetto di «autore» e la sua attendibilità. Come dice la parola latina, infatti, auctor evoca, più che l'autografia in prima persona, il concetto di «autorità» del passato che conforta le parole nuove e ne «aumenta» il senso. In fondo, dunque, chiedersi se Ermanno sia realmente esistito e abbia scritto l'opuscolo, è una domanda viziosa: la certezza è quella di trovarsi invece di fronte al testo, e alla vicenda che vi si narra. Su questa certezza si sofferma lo storico, con estro eclettico. Molto interessante è ad esempio l'analisi d
8vo: Prima edizione, collezione Biblioteca di cultura, 116. Formato: XVII, 129 p., 21 cm, bross, fascetta editoriale. una macchia sul retro della copertina, altrimenti ottimo.,
8vo, br. ed. pp.140. Nell'antitesi tra il collettivismo della società di massa - sostrato imprescindibile dei totalitarismi della prima metà del Novecento - e il suo individualismo atomizzato, Martin Buber coglie il segno più visibile della crisi dell'umano. Muovendo da qui, il volume ripercorre le diverse stazioni dell'agire e del pensiero politico del filosofo ebreo-tedesco: il suo difficile legame con il movimento sionista; l'amicizia con Gustav Landauer; il rifiuto del comunismo sovietico, cui egli contrappone la ricerca di un socialismo religioso e utopico; la resistenza spirituale buberiana negli anni del nazionalsocialismo; il suo instancabile impegno per il dialogo e la riconciliazione, tanto con la Germania posthitleriana quanto all'interno del conflitto arabo-israeliano. Al tempo stesso, vengono ricostruite le invarianti strutturali del discorso politico-sociale buberiano: la comunità, la società, lo Stato.
8vo, br. ed. pp.198.
8vo, ril. un sovracoperta. 483pp. Il campo per famiglie di Auschwitz è l'unico in cui vivono i bambini. Come uccelli rari in gabbia, i piccoli passano le loro giornate nel blocco 31, il paravento di normalità che i nazisti hanno preparato per gli ispettori della Croce Rossa. In questa baracca, che è poco più di una stalla, Fredy Hirsch, un trentenne ebreo tedesco, ha organizzato una scuola clandestina, dotata addirittura di una vera biblioteca. Gli otto volumi che la compongono - fra cui "La breve storia del mondo" di H.G. Wells, un trattato di Freud, "Il buon soldato Svejk" e "Il conte di Montecristo" - sono affidati alle cure della quattordicenne cecoslovacca Edita. Squadernati, strappati e malridotti, i libri sono arrivati al campo per vie clandestine e pericolose, e difenderli non è certo semplice. Edita è disposta anche a rischiare la vita per salvare il suo tesoro, l'unico che le permette di fuggire dal dolore e dal plumbeo grigiore del campo di sterminio. Sarà proprio la sua fiducia nel potere dei libri a consentirle di sopravvivere all'orrore. Una storia vera di coraggio e speranza.
8vo, broch. pp. 350.
br. ed. 315pp. Prima di morire Mosè pronuncia il suo discorso più importante, che contiene una riflessione politica rivoluzionaria, incentrata sul rapporto tra religione, potere e forza. L'ultimo discorso è l'eredità che lascia al popolo d'Israele per affrontare il futuro in assenza della sua voce profetica; un messaggio etico che indica la via per gestire quelle responsabilità politiche di cui un leader e un popolo dovranno farsi carico. Sulla scia di grandi pensatori come Freud e Buber, Micah Goodman affronta il personaggio Mosè da una prospettiva inedita, basata su una sorprendente conoscenza delle fonti e un'ispirata vicinanza emotiva, costruendo così un testo originale e profondo nel quale l'esegesi biblica diventa un messaggio politico, un monito quanto mai attuale.
8vo ril. ed. pp.439, ottimo
pp.217 numero vol.1 In 16 Broch. edit. (fascetta allegata). propaganda nazista e filoaraba contro il pericolo ebraico e sionista. nazi anti-jewish and anti-british propaganda on the middle east. eight crusade.
8vo, br., pp. 284, cm 15x21. (I Libri di Viella. 154). Russia, seconda metà dell'Ottocento. La questione ebraica diviene argomento di dibattito pubblico sulle pagine di giornali e riviste. Brafman pubblica "Il libro del kahal", e scatena le fantasie più pericolose dei giudeofobi russi. Kahal, da termine indicante la forma di autogoverno delle comunità ebraiche dell'Europa orientale, acquisisce ora il significato di potenza occulta che, attraverso una cospirazione planetaria, attua il programma di dominazione del mondo, dirige la mano armata del nichilismo nel suo attacco all'Europa, e realizza il progetto di disgregazione fisica e morale dell'Impero russo. A che punto si diffonde in Russia l'idea dell'esistenza di questo kahal segreto? Perché diviene una vera e propria fissazione per un numero crescente d'intellettuali, di letterati, di funzionari, di personalità di governo dell'Impero? In che modo, dunque, la giudeofobia, da sottotesto narrativo, diviene un'accusa reale capace di scatenare terribili pogrom antiebraici? Nel presente saggio l'autore risponde a queste così come ad altre domande esaminando la preistoria dei Protocolli dei Savi di Sion, quel testo che, come scriveva Rollin nel 1939, sarebbe divenuto il più diffuso nel mondo dopo la Bibbia. "L'ombra del kahal" si scosta dai lavori più noti sull'argomento, concentrandosi sulle opere in cui la menzogna diventa realtà e fomenta violenza, disprezzo, politiche antiebraiche, e agisce duramente sul corso delle vite di milioni di sudditi russi di fede mosaica.
8vo. pp. 228. . Ottimo (Fine). . Prima edizione
Paris: Presses Universitaires De France, 2002. Broche / Illustrated Softcover. Etat Neuf / As New/Edite Sans jaquette/No Jacket. 12mo Texte en francais. Text in french.
2 volumes brochés, 362pp 474pp, collection mémoire
8vo, br. ed. 186pp. Les Khazars : une énigme historique de la taille d'un empire disparu qui aurait duré du VIIe au XIe siècle de notre ère et qui s'étendait entre la mer Caspienne et la mer Noire, de la Volga à la chaîne du Caucase, au croisement des grandes routes commerciales et des zones d'influence des trois spiritualités chrétienne, juive et musulmane. Comment retracer l'histoire de ce peuple cavalier d'origine turco-mongole ? Pourquoi les Khazars se sont-ils convertis massivement au judaïsme ? Pourquoi leur empire s'est-il écroulé ? Pourquoi ont-ils été si longtemps oubliés ? Et pourquoi, d'Arthur Koestler à Marek Halter, font-ils rêver ? Voilà les questions auxquelles tente de répondre cet ouvrage, mettant à contribution spécialistes et passionnés de la Russie.
8vo, br. ed. 158pp. Io mi fermerò e avrò riposo, tu invece dovrai vagare". Con queste parole, secondo alcune leggende medievali, Cristo aveva condannato l'Ebreo Errante per averlo insultato lungo il Calvario. Da allora il mesto vagabondo ha viaggiato nel patrimonio letterario universale, assumendo di volta in volta il ruolo di pio pellegrino, di savio veggente o di crudele alchimista, fino al Novecento, quando diviene la personificazione dell'Uomo che resiste alle prove della vita, l'Altro o Everyman. Questo volume vuole ricreare il contesto letterario in cui si è sviluppato il mito dell'Ebreo Errante, per mettere in risalto le peculiari caratteristiche della sua costante e inquietante presenza nelle letterature anglofone. Dall'incontro con i pellegrini sulla via di Canterbury nei versi di Chaucer, l'eterno viandante ha vagato col suo sguardo mesmerico fra i testi di Coleridge, Shelley, Lewis, Maturin, Joyce, Wiesel e molti altri fino ad approdare, nel 2007, sulle pagine di Stephen Gallagher.
8vo, br. ed. 22 cm. 216 pagine