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8vo. cloth, 245x160 mm. XII+240 pages. inscribed by author, pareri rabbinici sulla vita degli ebrei di salonicco nel '500. in english. autografato.
8vo, Hardcover in dj. 281pp. Cloth. Joseph Suss Oppenheimer (1698-1738), better known as Jew Suss, was a court Jew, who advised the Duke of Wurttemberg. Clever and handsome, even ostentatious, he fitted easily into court life, despite his humble origins. However, his unpopular economic policies made him enemies and when the Duke died suddenly Suss was arrested, convicted of 'destestable abuses' and exectued in Stuttgart in an iron cage. His spectacular rise and fall inspired a media outpouring in the eighteenth century and he has been much written about subsequently. In the twentieth century two films were made about him, one British in 1934, the other German in 1940. Goebbels took an active interest in the latter. After the war its director, Veit Harlan, was tried for Crimes against Humanity for having made the film. Despite his acquittal, the film's association with the Holocaust remains controversial to this day. For almost three centuries the life of Jew Suss has been adapted, distorted and transformed. This book tells the story of these transformations.
8vo, pp. vii-356. f.owner's signature on front fep, a repaired tear on the jacket, ow. fine
4to, pp.335 hardcover. A comprehensive and timely exploration of the key role Jerusalem played in shaping the art and culture of the Middle Ages Medieval Jerusalem was a vibrant international center and home to multiple cultures, faiths, and languages. Harmonious and dissonant influences from Persian, Turkish, Greek, Syrian, Armenian, Georgian, Coptic, Ethiopian, Indian, and European traditions invested Jerusalem with a key role in shaping the art of the Middle Ages. Through compelling essays by international and interdisciplinary experts and detailed discussions of more than 200 works of art, this beautiful, authoritative volume breaks new ground in exploring the relationship between the historical and the archetypal city of Jerusalem, uncovering the ways in which the aesthetic achievements it inspired enhanced and enlivened the medieval world. Patrons and artists from Christian, Jewish, and Islamic traditions alike focused their attention on the Holy City, endowing and enriching its sacred buildings and creating luxury goods for its residents. This artistic fertility was particularly in evidence between the 11th and the 14th centuries, notwithstanding often devastating circumstances-from the earthquake of 1033 to the fierce battles of the Crusades. Dazzling illustrations featuring new photography complement this unprecedented, panoptic story of Jerusalem in the Middle Ages.
1994100144469CERF 1994 144 pages 18 2x1 6x22 4cm. 1994. Cartonné. 144 pages.
8vo. Ril sovracoperta cm 14,5x22,5 pp 273. Raccolta di saggi ebraici e islamici dello prolifico ed eclettiico scrittore. Una ricerca delle scintille divine nella storia dei popoli dl libro
1st American Edition. 8vo - over 7¾" - 9¾" tall. From the jacket: " 'Israel's Secret Wars' is the first documented, comprehensive history of all three of Israel's intelligence services, from their origins in the 1930s, through Israel's five wars, up to the present, including the Ostrovsky affair. Highly readable and exhaustively researched, it contains the most accurate information available about a shadowy and controversial subject in which myth all too often obscures reality."
74473Monaco, éd. du Rocher, février 2008, EDITION ORIGINALE, très fort in-8, cartonnage souple, couv. photo coul. éd., 552 pp., table des matières, "Du récit, presque minute par minute, des deux jours de la fin novembre 1947 au cours desquels est votée à New York, aux Nations unies, la création d'Israël, au récit tout aussi minuté, des derniers jours du mandat britannique sur la Palestine, en mai 1948, juste avant que Ben Gourion ne proclame la fondation du nouvel État: voilà ce que Georges Ayache, qui ne néglige pas le fait qu'Israël s'est créé sur une terre occupée depuis longtemps par d'autres que les Juifs, nous raconte par le menu. Entre-temps, l'auteur nous aura rappelé l'apport essentiel de Theodor Herzl, auteur de L'Etat des Juifs (1896), les relations toujours délicates avec le pays de Sa Majesté comme avec celui de Mister President, les tensions et affrontements entre les diverses composantes du sionisme - des orthodoxes aux plus laïcs -, les ruses et combines pour faire venir, avant guerre et pendant celle-ci, les immigrés malgré quotas et restrictions. Alternant les vastes descriptions des combats de toutes sortes, les croquis psychologiques des protagonistes, et les scènes romanesques aux dialogues rapides, incisifs, dramatiques, Georges Ayache nous donne, à la veille du soixantième anniversaire de la fondation d'Israël, le portrait vérité de sa naissance". Pas courant Très bon état, comme neuf
1951GITaz116Bruges Beyaert 1951. In-8 broché 390pp. Illustré de 2 cartes in fine.
19777046EDITIONS FAMOT 1977 251 pages in12. 1977. reliure editeur. 251 pages. Pierre Montet égyptologue retrace l'histoire de l'archéologie égyptienne et de ses découvertes des origines jusqu'au milieu du XXe siècle. Il relate notamment ses propres recherches notamment ses fouilles à Tanis dans le delta du Nil motivées par la volonté de retrouver les vestiges de la présence des Hébreux sous les Ramessides. Le livre comparant l'égyptologie à la déesse Isis présente cette discipline comme une quête visant à ressusciter la civilisation pharaonique
1982LFA-126722301Un ouvrage de 220 pages, format 110 x 175 mm, broché, publié en 1982, Impr. Wallon, bon état
1982dk1005Rocher Documents Broché 1982 In-8 (14 x 22,5 cm.), broché, couverture illustrée ,162 pages, illustrations noir et blanc in-texte ; coiffes et coins légèrement frottés, dos plissé, bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
1969100144387Institut de la Connaissance Hébraïque 1969 in8. 1969. Broché.
8vo, br. ed. 236pp. qualche fioritura ai tagli, carta ingiallita col tempo.
8vo, br, ed. 219pp. Sophie, ebrea bella, colta ed elegante, nasce ad Aleppo negli anni '20. Studia in Francia e dopo essere sfuggita alle leggi razziali si trasferisce in Italia con l'amato Maurice e la primogenita Aline. Nella Milano del dopoguerra si fa notare per lo stile anticonvenzionale: è una giovane donna sofisticata e benestante che con le figlie parla solo in francese e preferisce andare alla Scala invece che in sinagoga. Elegante e indomabile, Sophie guida (anche il motoscafo), gestisce e amministra la famiglia come fosse lei "il maschio" (il marito è spesso lontano per lavoro e di lei si fida). La sua vita scorre raccontata dalla figlia Esther: sullo sfondo la guerra, l'esilio, i profughi, il boom economico, il bel mondo, gli ebrei e la loro cultura. Fino a che Sophie, che è diventata nonna e ha perso Maurice, comincia a sentirsi isolata. Soffre. La sua camminata eretta e svelta si fa tentennante. Il dolore alla schiena è pungente. Il passo piano piano più debole. Sophie, che ha sempre curato molto il suo aspetto, è sconvolta dal decadimento. E quando la malattia la mangia piano piano, lei decide di offrire tutta se stessa prima di abbandonare il gioco. Con fermezza e dignità. Le stesse con cui ha governato la sua vita e quella delle quattro figlie, che devono trovare un accordo e assecondare la decisione ultima di una madre che si farà rispettare fino in fondo dalla vita e dal tempo.
8vo, 22 cm, ril. editoriale, sovracop. illustrata, p. 316, alcune ill. e tabelle Ottimo
8vo, br. ed. 470pp. Nell'estate del 1934, all'età di trentasette anni, Jacob Glatstein si mise in viaggio da New York a Lublino, in Polonia, per accorrere al capezzale della madre morente, attraversando l'Atlantico, la Francia e la Germania nazista e ripercorrendo in senso inverso la rotta delle migrazioni ebraiche in un momento in cui chi poteva tentava con ogni mezzo di fuggire dalla trappola europea. Il racconto di quel viaggio è più di un semplice romanzo, è un viaggio sperimentale, poetico e artistico alla scoperta di nuove modalità espressive, tra realtà e irrealtà. E, per l'autore, è un viaggio interiore, alla ricerca della sua identità, delle sue origini, del motivo profondo del suo essere al mondo e del suo essere ebreo. È anche un viaggio nel tempo, dove passato e presente, tradizione e modernità si sovrappongono in un dialogo serrato, e nella storia, dove il presente incombe minaccioso e la riflessione si fa politica e filosofica.
8vo, br. ed. senz indicazione di luogo e data, ma Milano 1991. raro.
8vo, ril ed. in sovracoperta 232pp-
8vo, br. ed. pp.307.
8vo, br. ed. bandelle. A Gerusalemme il soffio caldo dello Sharav accarezza gli oleandri dei viali, le sinagoghe e le moschee, la vita quotidiana di una città all'apparenza pacifica. Così come sembra serena la vita di due donne, due musiciste, giunte in Israele per tenere un concerto: Elisheva, una famosa violoncellista, e Rachel, la sua allieva prediletta, vengono da New York e resteranno a Gerusalemme solo tre giorni. Per entrambe, però, quello è un viaggio nel passato: Rachel, la più giovane, torna in famiglia, combattuta tra l'affetto per il padre, il senso di colpa (sente di aver tradito le sue aspettative di ebreo ortodosso) e il desiderio di fuggire da lui e dalla sua cultura. Anche la più anziana Elisheva è fuggita da qualcosa, anzi sopravvissuta: al campo di concentramento di Majdanek. E scampata alla morte, ma non ai ricordi che non hanno smesso di ossessionarla un solo giorno. A Gerusalemme incontra il suo figlioccio, Daniel, la cui madre era internata insieme a lei. Daniel, che è diventato un agente del Mossad, le consegna una valigia: all'interno c'è un'arma con cui la musicista vuole uccidere l'uomo noto solo come "Henker", il boia di Majdanek. Fuggito in Sudamerica, Henker si è costruito una nuova identità e proprio in quei giorni è a Gerusalemme con una comitiva di turisti. In un romanzo in cui ogni personaggio presenta la sua verità, Chochana Boukhobza intreccia due storie che segretamente risuonano l'una nell'altra, due storie di ferite mai rimarginate, di promesse fatte ai morti, di vendetta
2 volumi, 8vo, leg. edit. pp.1401, sovracoperta in cofanertto . "Sionista. L'aggettivo suona come un insulto. Il termine oggi e' talmente svalutato che la realta' cui si applica ha finito per sparire sotto i sedimenti della stigmatizzazione e persino, come in certe occasioni internazionali, della demonizzazione. Alla realta' di una fede e di una cultura, il discorso antisemita ha risposto con fantasie tremende (l'omicidio rituale, tra l'altro), soffocando nella paura un oggetto di conoscenza. Alla realta' di un'ideologia e di un movimento nazionale sostanzialmente atipico, il rifiuto risponde con il marchio d'infamia, ma non ci dice che cosa esso sia e, ancora meno, che cosa sia stato. Il sionismo e' a tal punto sepolto sotto strati e strati di riprovazione che oggi e' difficile determinare serenamente che cosa fu, in quali condizioni nacque, l'humus che lo nutri' e la pluralita' dei suoi significati. Posto di fronte ai problemi della modernita' politica, imboccando in particolare la strada della nazione, della laicita', dell'utopia sociale e della cultura come nuova forma della dimensione religiosa in societa' secolarizzate, il sionismo, lungi dal rivolgersi solo agli ebrei, contribuisce a porre le domande capitali del XX secolo. Che ne e' dei rapporti tra la lingua e la nazione, tra popolo e territorio, cosa succede a una fede nazionale nel processo globale di laicizzazione del mondo? Cosa accade alle forme culturali del politico nelle societa' massificate in cui il sionismo inizio' a prendere forma piu' di un secolo fa?" (Dall'Introduzione)
8vo, 188 p.; 22 cm. Legatura editoriale con sovracoperta. esemplare come nuovo. Dalla quarta di copertina: Come essere indipendenti dalla civiltà della nevrosi che ci opprime? Sfuggendo all'oppressione dello spazio, dove tutto è diviso e spadroneggia la volontà del più forte, per raggiungere la dimensione della libertà, cioè del tempo consacrato, in cui ogni ora è unica, la sola concessa in quel momento, esclusiva e infinitamente preziosa. Il tempo è infatti la presenza di Dio nello spazio, ed è nel tempo che noi possiamo avvertire l'unità di tutti gli esseri. «La sorgente del tempo», scrive Heschel, «è l'eternità, il segreto dell'essere è l'eterno che è nel tempo». 11 Sabato, cioè il giorno di festa, è fatto per celebrare il tempo. Per sei giorni alla settimana noi viviamo sotto la tirannia delle cose dello spazio; il Sabato ci mette in sintonia con la santità del tempo. Per sei giorni alla settimana lottiamo con il mondo, spremendo profitto dalla terra; nel settimo giorno ci interessiamo con cura speciale dei semi di eternità piantati nella nostra anima. Il Sabato è un giorno di armonia e di pace, che illumina anche gli altri giorni della settimana. È comunione dell'universo con Dio. «Il Sabato», spiega Heschel, «è il contrappunto del nostro vivere, è la melodia continua attraverso tutte le agitazioni e vicissitudini che incombono sulla nostra coscienza; è la consapevolezza che Dio è presente nel mondo». Celebrare il Sabato significa curare il proprio io dalle ferite che riceve nella vita quotidiana, riannodare i fili della quiete, dissipare le illusioni e i miraggi per ritrovare la realtà. Con quest'opera, che è religiosa, filosofica e letteraria nello stesso tempo, Abraham Joshua Heschel ci offre una meditazione preziosa sul giorno di festa e sul suo profondo significato, che noi moderni dimentichiamo spesso.
8vo, 188 p.; 22 cm. Legatura editoriale con sovracoperta. ingiallimento, alcune sottolineature e segni a matita, altrimenti buono. Dalla quarta di copertina: Come essere indipendenti dalla civiltà della nevrosi che ci opprime? Sfuggendo all'oppressione dello spazio, dove tutto è diviso e spadroneggia la volontà del più forte, per raggiungere la dimensione della libertà, cioè del tempo consacrato, in cui ogni ora è unica, la sola concessa in quel momento, esclusiva e infinitamente preziosa. Il tempo è infatti la presenza di Dio nello spazio, ed è nel tempo che noi possiamo avvertire l'unità di tutti gli esseri. «La sorgente del tempo», scrive Heschel, «è l'eternità, il segreto dell'essere è l'eterno che è nel tempo». 11 Sabato, cioè il giorno di festa, è fatto per celebrare il tempo. Per sei giorni alla settimana noi viviamo sotto la tirannia delle cose dello spazio; il Sabato ci mette in sintonia con la santità del tempo. Per sei giorni alla settimana lottiamo con il mondo, spremendo profitto dalla terra; nel settimo giorno ci interessiamo con cura speciale dei semi di eternità piantati nella nostra anima. Il Sabato è un giorno di armonia e di pace, che illumina anche gli altri giorni della settimana. È comunione dell'universo con Dio. «Il Sabato», spiega Heschel, «è il contrappunto del nostro vivere, è la melodia continua attraverso tutte le agitazioni e vicissitudini che incombono sulla nostra coscienza; è la consapevolezza che Dio è presente nel mondo». Celebrare il Sabato significa curare il proprio io dalle ferite che riceve nella vita quotidiana, riannodare i fili della quiete, dissipare le illusioni e i miraggi per ritrovare la realtà. Con quest'opera, che è religiosa, filosofica e letteraria nello stesso tempo, Abraham Joshua Heschel ci offre una meditazione preziosa sul giorno di festa e sul suo profondo significato, che noi moderni dimentichiamo spesso.
8vo, br. ed. 288pp. I racconti antichi non sempre seguono strade consuete. Chiedono al lettore dedizione e in cambio regalano sprazzi e ornamenti, nitida intelligenza e ironia, immaginazione e culto dei testi. "Il rinnegato" è un giallo letterario, ambientato in un’epoca vertiginosa e incerta, in un mondo di passaggio: all’inizio del XIX secolo. Segue le vicende di David Ajash, rabbino di origini algerine, ma nato e cresciuto in Italia. La sua famiglia è benestante. Ma a Livorno si distingue per la sua inclinazione a una vita dissoluta e spregiudicata. Tutti sanno che è un libertino, e tutti sanno che è un ebreo ateo che per convenienza e opportunismo arriverà a farsi un convinto sostenitore del cristianesimo. Non crede in niente Ajash, solo nella Kabbalah, l’unica bussola per capire un mondo confuso, pieno di segni e di presagi, che Ariel Toaff racconta come un miniatore meticoloso e maniacale. Ne esce un libro fitto di sfumature, dove la storia è maneggiata con cura ma senza soggezioni, e dove l’intreccio ti conduce di continuo altrove. Uomo senza pace, sempre in viaggio, irrequieto, irrisolto, Asjah verrà trovato morto sotto un ulivo a Nablus in Palestina, perché non poteva che finire così: «certi uomini ad aggiustarli si fa peccato». E da questo mistero, omicidio o forse suicidio, si snoda una vicenda fatta di talismani ed enigmi, di segni e rivelazioni, ma soprattutto di un ironico fatalismo e della chiara consapevolezza che l’universo delle possibilità è sempre infinito e che la ricerca del piacere non dà mai pace. Perché «l’abiezione è una scala che non conosce fine e va sempre più giù, fin dentro le viscere della terra».