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8vo, br, ed. pp.339. I circa 700 ebrei italiani che le leggi razziali cacciarono dallo Stato dopo il 1938 erano direttori generali, professori di scuola media, ingegneri e chimici, operai della Zecca, postini e maestre elementari, oltre che, è più noto, professori universitari di fama. «Il registro» ne ricostruisce per la prima volta i nomi, il ruolo professionale e, in diversi casi, i dati biografici. Le fonti sono incontrovertibili: i protocolli e i decreti della Corte dei Conti, che registrarono tutte le decisioni dello Stato italiano al riguardo. Nell'ottantesimo anniversario delle leggi razziste emergono anche le ricadute economiche individuali di quelle espulsioni. In molti casi i perseguitati furono letteralmente ridotti in povertà, ovvero vennero loro corrisposte delle indennità irrisorie, talvolta neppure quelle. Utilizzando lo strumento inedito dei registri dei decreti e incrociandolo con i decreti stessi e con altre fonti, il volume ripercorre capillarmente le procedure che riguardarono ciascun perseguitato. Per la prima volta è possibile capire quale fu all'epoca, a parte la spoliazione dei beni, il generale impoverimento personale degli ebrei italiani dipendenti dallo Stato. Sono stati anche identificati i più di cinquanta che furono deportati e uccisi ad Auschwitz. Prefazione di Michele Sarfatti. Con un saggio di Adriano Prosperi.
br. ed. pp-294
8vo, tela in sovrac.pp.264. Dal Medioevo a fine Ottocento Riforma e Controriforma Historical and Political studies From Middle Ages to the end of the 19th Century Reformation and Counter-reformation it. prima ed. La Storia da vicino trad. Aldo Audisio tela edit. con sovrac. ill. una cartina nel testo.
br. ed. ill.originale pp. 185, dorso con etichetta e mancanza di circa 2com nella parte superiore, pp.80-81 in fotocopia. altrimenti buono. raro. giuda judah abrabanel avrabanel spinoza
8vo ril. e sovracop. , pp. 240, cm 14x20. (Saggi Bompiani). L'analisi dell'immagine dell'ebreo tramandata dall'opera di tre personalità della cultura otto-novecentesca si snoda in un percorso che affronta, tanto la storia quanto la politica e la società. Espressione di scuole di pensiero diverse - il socialismo scientifico per Marx, la scienza positivista per Lombroso e l'idealismo liberale per Croce -i tre sono uniti dal comune intento progressista di liberare l'uomo dai pregiudizi. Essi rinvengono nella storia stessa del popolo d'Israele la naturale spiegazione alle ostilità che nei secoli esso si è attirato: il costante rifiuto dell'assimilazione, il timore dell'estinzione della propria identità minoritaria in quella maggioritaria sarebbero alla base della nascita e prolificazione dei pregiudizi nei suoi confronti. L'autore, sulla scorta di Sartre, propone invece un paradigma alternativo: l'ebreo provoca disagio perché portatore di un'identità forte, capace di resistere a violente persecuzioni, una capacità che genera avversione e infine odio antisemita. D'altronde lo stesso sterminio attuato da Hitler e dai suoi alleati non avrebbe potuto prolificare se in larga parte della popolazione europea non si fossero annidati profondi stereotipi antiebraici, che la cultura della modernità non era stata capace di sradicare.
16mo. leg.ed. sovracopertaTraduz.di E.Manacorda Lantermo. cm.12x17, pp.401, 16 figg.bn.in tavv.ft.e 7 tavv.bn.nt. strappetto riparato dietro la sovracoperta, altrimenti ottimo.
8vo, br. ed 222pp.
8vo, br. ed. pp413. "Ciò che mi spaventa è che pian piano il tempo vada avvolgendo tutto in una polvere sottile che smussa i contorni, spegne i colori. Anche la più fedele delle fotografie ingiallisce e s’accartoccia agli angoli [...]. Dal passato più lontano invece, se sei disposta a scavare nel profondo, puoi far emergere ricordi spezzati, magari a lembi e brandelli ma netti, addirittura vivi. Forse la memoria sa davvero ciò che deve conservare.” Così riflette Frida, che vive in una casa di riposo a Tel Aviv ma non ha nulla della vecchietta stanca e rassegnata: con tenacia e humour scava nel passato per raccontarci il suo viaggio, piccolo tassello della grande storia che ci riguarda tutti. Poco più che bambina, rimasta sola con la sorella Abigail in uno sperduto villaggio dell’Asia centrale, Frida trova salvezza a Bukhara, in casa del ricco mercante Asherov, ebreo come loro. Ma anche nell’Uzbekistan sovietico la sorte si volge contro gli ebrei, e le due sorelle insieme alla loro famiglia acquisita cominciano un’avventurosa e amara aliyah, che attraversa l’Iran, l’Afganistan e l’India, giunge alla Palestina degli anni ’40 per ripartire ancora verso l’Italia. Attingendo a una testimonianza di vita vissuta e mescolandola con una fantasia accesa e nutrita di letture, Franca Cancogni racconta il destino di una famiglia ebrea del Novecento secondo percorsi sorprendenti e ridà vita a un mondo duro eppure ancora aperto a molti futuri possibili. Questo romanzo pieno di giovinezza e di speranze di pace scritto da un’autrice nei suoi novant’anni è come un non, il “pane del ritorno”, posto in Uzbekistan all’ingresso di casa per offrirlo a chi intraprende un lungo viaggio, perché lo assaggi e un giorno torni a mangiarne il resto. Nata a Roma nel 1920, sorella dello scrittore Manlio insieme al quale scrisse nel 1978 il romanzo Adua, Franca Cancogni Violani ha lavorato come sceneggiatrice e firmato decine di traduzioni, tra cui quelle di Joyce, D.H. Lawrence e Conrad per Einaudi.
8vo, br. ed- pp.118
8vo, br. ed. 270pp. Fra Ottocento e Novecento, la pubblicistica antisemita si è caratterizza per la folta presenza di pseudonimi, noms de plumes e, infine, di falsi. I Protocolli dei Savi Anziani di Sion hanno costituito – e costituiscono ancora oggi – il falso più famigerato. Ma prima che i Protocolli cominciassero a circolare nell’Europa del primo dopoguerra, divenendo poi la Bibbia dell’antisemitismo, compreso quello nazista, altri falsi erano già apparsi. Fra questi, quelli di Urbain Gohier, A nous la France! (1913) e Le droit de la race supérieure (1914). Con quei due falsi, Gohier, un autore spesso trascurato negli studi sull’antisemitismo, e che non a caso nel dopoguerra sarebbe stato uno dei diffusori del Protocolli, anticipava il tema dominante di quest’ultimo testo, quello dell’esistenza di una cospirazione ebraica per la conquista del potere, associato alla presenza di numerosi stereotipi, come quello di un potere segreto ebraico sulla stampa e la cultura in genere. Arrabbiato pubblicista antisemita, spesso in polemica con gli stessi antisemiti, vicino alle posizioni di uno dei padri dell’antisemitismo contemporaneo, Édouard Drumont, le posizioni di Gohier – espressione di atteggiamenti populisti e tradizionalisti, al tempo stesso - e i suoi due falsi sono un utile laboratorio per delineare alcuni aspetti dell’universo ideologico dell’antisemitismo, dalla visione cospirazionista della storia ai rapporti teorico-politici fra il razzismo e l’antisemitismo. In Appendice, la prima traduzione italiana di ampi estratti dai due falsi.
8vo, rilegatura editoriale pp. 373
16mi, br. A cura di Gianfranco Bonola. cm.11,5x19,5, pp.163, Coll. Schulim Vogelmann, 76
8vo. br. ed bandelle sopraccop.fig. cm.14x22, pp.206, Con una postilla sul Midrash di David Del Vecchio,
8vo, br. ed. pp.155. Il volume tratta di una figura tra le più importanti del inondo ebraico italiano ed europeo, Tranquillo Vita Corcos, rabbino e medico attivo a Roma tra fine Seicento e primi decenni del Settecento. Stranamente trascurato dalla storiografia sull'ebraismo, Corcos si muoveva abilmente tra le relazioni intrecciate con membri illustri della politica e della cultura romana e italiana - papi compresi -, e quelle con le comunità ebraiche europee, che si rivolgevano a lui come a una indiscutibile autorità. Il personaggio, la vita e le opere di Corcos rinviano a una serie di tematiche storiografiche che illumina il contesto storico-culturale, non solo ebraico, dell'Italia e dell'Europa tra XVII e XVIII secolo e chiarisce quale fu la natura, essenzialmente negoziale, dei rapporti tra ebrei e cristiani ma anche la loro trasformazione nel tempo. Quella esercitata indefessamente da Corcos, politico avveduto, intellettuale complesso, attratto dalla Kabbalah e dal sabbatianesimo, fu davvero un'"arte della mediazione" pur all'interno di una strenua difesa dell'identità ebraica. Siamo di fronte a un personaggio razionale e aperto e a uno sforzo di dialogo e di conciliazione che non impediva però il ricorso a più dure proteste e denunce rivolte agli stessi pontefici per difendere gli ebrei da preconcetti e accuse, come quella, temibilissima, di omicidio rituale.
pp. 82, br. 6o tavole di illustrazioni a colori, nuovo.
8vo, br 280pp. Scrittore molto noto negli anni Venti e Trenta, amato dal giovane Primo Levi, Feuchtwanger si trasferì in Francia dopo l'ascesa di Hitler al potere. Ma allo scoppio della guerra, in quanto proveniente da un Paese nemico, fu internato in un campo ricavato in una ex fornace di mattoni vicino ad Aix-en-Provence. Il libro è il resoconto della lunga estate del 1940 quando lo scrittore, insieme ad altri duemila tedeschi e austriaci, vive un'esperienza sempre più angosciante man mano che le truppe della Wehrmacht avanzano nella Francia collaborazionista e si avviano a «liberare» i connazionali internati. Racconto acuto, ironico nella sua drammaticità, scritto in una prosa asciutta e al contempo riflessiva in cui l'autore riesce a vedere se stesso con l'occhio di uno scrittore e non di una vittima. Con la consapevolezza di narrare, in prima persona, una serie di episodi che preludono alla fine di un mondo. [...] (Dalla prefazione di Wlodek Goldkorn)
8vo br. ed. p.246. Come si potrebbe giungere con le proprie forze al Bene o a Dio se essi non avessero un legame incancellabile con il sé umano? Fin dall'antichità greca e biblica si è meditato su questo interrogativo per riflettere sulla conversione. Nel cuore della storia del XX secolo, malgrado l'impotenza del Dio biblico a manifestarsi, i pensatori presi in esame in questo libro hanno continuato a vegliare su questo legame. Convertirsi, in quelle circostanze, fu la loro maniera di resistere alla fatalità del male. Sia che il loro percorso sia stato filosofico (Henri Bergson), sia che sia stato accompagnato dalla meditazione dei libri ebraici (Franz Rosenzweig) e cristiani (Simone Weil, Thomas Merton) o di ambedue (Etty Hillesum), essi a poco a poco percepirono come il più profondo - l'anima o il sé umano - sia abitato dal "più alto".
16mo, br. ed. 77pp. Gennaio 1933: Adolf Hitler viene nominato cancelliere e adotta una serie di provvedimenti volti a instaurare un regime totalitario e spiccatamente antisemita. Lion Feuchtwanger e Arnold Zweig, celebri scrittori ebreo-tedeschi, si trovano all'estero e decidono di non tornare in Germania. Continueranno però a riflettere su temi come la storia, la cultura e l'identità ebraiche. I due saggi contenuti ne "Il compito degli ebrei" che, pubblicati a Parigi in quello stesso fatidico 1933, vengono proposti ora al lettore italiano si inseriscono perfettamente nella medesima tradizione di pensiero rivelandosi nel contempo assai stimolanti e stilisticamente pregevoli. Ciò vale per il contributo di Feuchtwanger, secondo il quale il nazionalismo ebraico, in quanto fenomeno cosmopolita ed esclusivamente culturale, sarà in grado di arricchire in misura determinante un mondo ormai senza frontiere, come per il breve saggio di Zweig, il quale prende in esame l'insopprimibile volontà di esprimersi che aveva contraddistinto l'attività di tanti artisti provenienti dalle comunità ebraiche dell'Europa orientale e i risultati prodotti nei diversi ambiti artistici.
8vo, tela ed, sovracop. 240pp. Indesiderati, abbandonati, nascosti: questa è stata l'esperienza di tanti bambini nati nella Penisola da relazioni «miste» nell'immediato dopoguerra. Nell'Italia repubblicana e democratica, il razzismo non era dunque scomparso. I «figli della guerra» sono i bambini nati da relazioni tra soldati non bianchi e donne italiane alla fine della seconda guerra mondiale. Varie istituzioni, ma anche la gente comune, esibirono fin da subito persistenti vedute e atteggiamenti razzisti nei confronti di questi bambini. I «mulattini», come venivano chiamati in quel periodo, sono l'esempio lampante di come l'Italia democratica si sia sempre percepita bianca, differenziandosi senza dichiararlo apertamente, da chi aveva la pelle di un altro colore. Silvana Patriarca, in questo libro importante, racconta la vicenda di questi bambini, sottolineando l'eredità di fascismo e colonialismo.
8vo, br. ed. pp132