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Mm 105x180 Collana "Piccola Biblioteca Adelphi" - Brossura cucita, 137 pagine. Firma di appartenenza al frontespizio, sottolineature a penna sottile nera e verde in diverse parti.
br. Esiste la psicologia prima, ed esiste la psicologia dopo il Libro rosso di Jung. È la convinzione comune di James Hillman, lo junghiano «eretico» più noto al mondo, e Sonu Shamdasani, curatore del Libro rosso. Attraverso il dialogo di Hillman e Shamdasani si precisa così l'entità della rivoluzione messa in atto da Jung col suo «libro segreto». La gerarchia dei vivi e dei morti ne esce capovolta, e le figure ancestrali della storia umana, i morti, si innalzano nel lamento di restare inascoltati. Soltanto se presteremo loro orecchio e li riaccoglieremo tra noi, sapremo curare la nostra sofferenza di vivi. È questo il vero lascito di Jung: un moderno «libro dei morti» che non contiene istruzioni per l'aldilà, bensì un viatico terreno per restituire a ciascuno l'«anima» vivente.
L'AUTORITà E LA FAMIGLIA INTRODUZIONE STORICA AL PROBLEMA EINAUDI 1982 INTRODUZIONE DI FURIO CERUTTI 133 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVE OMBRA D'UMIDO IN COPERTINA (COME DA FOTO), PER IL RESTO INTONSO, PERFETTO. Questo testo è il contributo principale fornito da Herbert Marcuse alle ricerche su autorità e famiglia svolte dall'Institut für Sozialforschung di Francoforte. Compito specifico di Marcuse era la ricostruzione del rapporto di autorità e famiglia nella storia delle idee con particolare attenzione al contesto culturale tedesco (Lutero e Calvino, Kant, Hegel e Marx e la crisi del concetto di autorità borghese in Sorel e Pareto). Un'analisi particolarmente efficace delle contraddizioni strutturali della modernità capitalistica in cui il concetto di autorità è ambiguo (diviso tra libertà pratica o interiore dell'individuo e illibertà sociale). Nel rapporto autoritario la libertà e l'illibertà, l'autonomia e l'eteronomia sono quindi simultaneamente presenti, e sono congiunte nell'unica persona dell'oggetto dell'autorità. A partire dalla Riforma l'individuo è diventato una persona insieme libera (nell'interiorità cristiana) e non libera (in quanto membro del mondo esterno, quello della "concupiscenza").
br. Il pensiero di Jung non è utile solo per la terapia: è un mezzo per interpretare il mondo, e quindi anche per comprendere il linguaggio dei film. Tra "Pulp Fiction", "Blade Runner" e "2001: Odissea nello spazio", questo libro applica per la prima volta la psicologia junghiana all'analisi cinematografica. Per tutti gli appassionati di cinema, ma anche per chi si interessa di cultural studies e di media studies, una lettura interdisciplinare, originale e innovativa del "pensiero del profondo".
In 8°, br. edit., pp. 316,(2); coll. "Psiche e coscienza', buon esemplare (ZC6/D) (La spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata - piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine) (ZC6/D)
LUCARINI 1990 PRESENTAZIONE DI PAOLO BERTOLETTI, 191 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO, INTONSO, MAI SFOGLIATO
Mm 125x205 Brossura editoriale con alette, pp. 172, sottolineature a matita nella solo introduzione, per il resto in perfette condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
With 181 pages. Dust jacket has chipped edges and a few marks.
Paris, Cerf 1955, 307pp., signé avec dédicace par l'auteur, 1e éd., qqs. cachets, nom de propriétaire précédent sur la couv., texte et intérieur en bon état, P21288
In-16 (cm. 19.50), brossura, pp. (4), 215, (3). In buono stato di conservazione (good copy).
Il libro affronta i rapporti tra malattia e vita psichica e morale. I principali pensatori della psicologia e della psicanalisi. Peccatyori, nevrotici e santi. Il libro si conclude con un capitolo dal titolo "il superuomo bisognoso di guida".
Gerhard Wehr Jung. , Rizzoli 1987, Buone condizioni: copertina rigida in buono stato, sovraccoperta in buono stato, pagine brunite Buono (Good) . <br> <br> <br> 488<br> 8817858838
IL SAGGIATORE UNIVERSITà 2001. PICCOLA PIEGA ALL'APICE INFERIORE DELLA COPERTINA, PER IL RESTO PERFETTO
br. Quel giorno, al risveglio, mi sono ricordata di un sogno. Avevo ricevuto un messaggio sulla segreteria del mio telefono cellulare: «Dite loro che ho molto sofferto», firmato Emma. Avevo appena iniziato ad interessarmi alla sua storia. Carl G. Jung è il celebre psicologo svizzero di cui conosco e ammiro l'opera. La storia di Emma va oltre l'opera di suo marito, e ha suscitato in me un interesse sempre crescente. Carl le ha imposto, per trent'anni, la presenza in casa di un'altra donna. Un ménage à trois come molti altri? Molto di più. È il vissuto straordinario di una donna confrontata suo malgrado con uno scenario impossibile. Emma Jung mi ha offerto la sua amicizia, affidandomi il compito di decifrare quest'esperienza insieme banale ed eccezionale. Morta da più di cinquant'anni, è ora uscita dall'ombra. Ho dovuto lavorare sui pochi indizi disponibili per cercare di ricostruire la sua vita interiore. Emma mi ha confermato che le dimensioni di questa realtà avrebbero mandato in frantumi la nostra razionalità. Un sottile legame si è stabilito tra di noi. Ora la sento vicina come se fosse un membro della mia famiglia.
Mm 125x215 Collana "Il Calamo & la Ferula 11" a cura di Mario Bernardi Guardi. Brossura editoriale di pagine 311, con etichetta di biblioteca dismessa alla prima carta. Volume in ottime condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. Umberto Galimberti prende le mosse dai vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Identificati come "abiti del male" da Aristotele, come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, come espressione della tipologia umana nell'Età dei lumi, appaiono infine come manifestazione psicopatologica nel Novecento. "E così, fuoriescono dal mondo morale per fare il loro ingresso in quello patologico. Non più vizi, ma malattie dello spirito." Alla luce di questa sequenza storica, Galimberti "ambienta" i vizi nel panorama contemporaneo conflittualmente compresi fra la funzionalità (anche del male) propria dell'età della tecnica e l'urgenza dell'etica. Segue un'ampia ricognizione su quelle tendenze o modalità comportamentali per le quali suona efficace (e impropria) la definizione di "nuovi vizi": la sociopatia, la spudoratezza, il consumismo, il conformismo, la sessomania, il culto del vuoto, la voluttà dello shopping, la dipendenza dalla merce, la meccanicità del sesso hanno a che fare con il dissolvimento della personalità. Sono di fatto la negazione del modello "vizioso". Inquadrarli come vizi fa sì che si possa parlarne, onde "esserne almeno consapevoli e non scambiare per 'valori della modernità' quelli che invece sono solo i suoi disastrosi inconvenienti".
br. Quando dico "ti amo" che cosa sto dicendo di preciso? E soprattutto, chi parla? Il mio desiderio, la mia idealizzazione, la mia dipendenza, il mio eccesso, la mia follia? Non c'è parola più equivoca di "amore" e più intrecciata a tutte quelle altre parole che, per la logica, sono la sua negazione. Tutti, chi più chi meno, abbiamo fatto esperienza che l'amore si nutre di novità, mistero e pericolo e ha come suoi nemici il tempo, la quotidianità e la familiarità. Nasce dall'idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l'amore in un affetto privo di passione o nell'amarezza della disillusione. Qui Freud ci pone una domanda: "Quanta felicità barattiamo in cambio della sicurezza?". Umberto Galimberti ci consegna un volume in cui l'acutezza del pensiero penetra i meandri del sentimento e del desiderio, registrando i mutamenti intervenuti nelle dinamiche dell'attrazione, nel patto con l'amato/a, nei percorsi del piacere (dall'onanismo alla perversione). Sullo sfondo si muove, come un fantasma, continuamente evocato e rimosso, quello che propriamente o impropriamente gli uomini non smettono di chiamare amore.
br. Organismo da sanare, forza lavoro da impiegare, carne da redimere, inconscio da liberare: nel corpo, nella repressione della sua naturale ambivalenza, è leggibile la storia culturale dell'Occidente. Un libro fondamentale, la proposta di una psicologia che, togliendo la scissione anima/corpo sui cui si fonda, cominci a pensarsi contro se stessa.
br. "Questo libro parla della terra e del suo male, del segno e del simbolo del linguaggio e del suo limite. Questo libro parla di Jung, perché, come Nietzsche, Jung raggiunge l'essenza violenta del discorso psicologico e quindi l'origine del discorso, che neppure la filosofia conosce perché, come 'scienza umana', non dice che il limite... Dopo Jung non si può fare psicologia se non accedendo alla nascita della psicologia che non si trova nei testi scientifici, dove le tautologie assicurano i generi e le tecniche, ognuno al suo posto, ma in quel pre-testo che è la religione, dove il dramma divino narra la vicenda umana che l'uomo non può raccontare, perché il suo racconto, il suo testo è venuto dopo. Per questo in Jung non parla il sapere, ma Dio e gli dèi. Con Jung torna l'enigma, torna l'Oscurità. La sua psicologia assume il modo del discorso per trasferirlo al limite del discorso. È questo limite che vogliamo indagare." (Dalla prefazione)
br. Una raccolta degli interventi attraverso cui l'autore ha registrato eventi culturali, mutamenti di mentalità e di costume, partendo dalla pubblicazione di un'opera o dall'uscita di un libro le cui tematiche si prestavano a mettere a fuoco un problema. Nel rapporto con il mondo della cultura che guarda le vicende degli uomini e l'andamento delle cose, possiamo apprendere come gli uomini si sono congedati dal mito senza per questo potersi sottrarre al lavoro del simbolo che continua a operare; come sono state tracciate le vie del pensiero, minacciate dalle incursioni di una follia che mai gli uomini possono congedare; come la psiche abbia giocato le movenze del corpo portandole a quell'espressività di cui la sessualità è traccia ed equivoco.
Book has creaseless back cover and spine, a small crease on front. Binding is solid and square, covers have sharp corners, exterior shows no other blemishes, text/interior is clean and free of marking of any kind. A couple of foxing marks and remainder mark at top page ends, sticker residue on front. 79 pages, Sigmund glowers on the cover.
CONTIENE: ISTRUZIONI SESSUALI DEI BAMBINI TEORIE SESSUALI DEI BAMBINI CASO CLINICO DEL PICCOLO HANS CASO CLINICO DELL'UOMO DEI LUPI GLOSSARIETTO. BORINGHIERI 1972 LEGGERA PIEGA AL DORSO, SEGNI DEL TEMPO, TRE TIMBRI IN ANTIPORTA. PER IL RESTO OTTIMO. I pazienti che Freud ebbe in cura erano tutti individui adulti. Tuttavia, fin dagli albori del metodo psicoanalitico, Freud si accorse che gli elementi che emergevano conducevano sistematicamente a episodi, impressioni e idee localizzabili nell’infanzia, anzi la prima infanzia, del paziente. Pur non avendo mai avuto personalmente in trattamento dei bambini, Freud non solo ha posto le basi sulle quali la psiconalisi infantile si è svilippata, ma ne ha fornito i primi e più istruttivi esempi. Sono raccolti in questo volume due dei casi clinici più noti, il caso di fobia del piccolo Hans e il caso di nevrosi dell’uomo dei lupi, e i primi scritti freudiani sulla investigazione sessuale dei bambini.
G. MARTINELLI EDITORE 285 PP. TIMBRO DI BIBLIOTECA ESTINTA ALL'ANTIPORTA, SEGNO E TALLONCINO DI CATALOGAZIONE SUL RETRO COPERTINA E ALL'ANTIPORTA, PER IL RESTO PERFETTO, PROBABILMENTE INTONSO, MAI SFOGLIATO.
IN-8°, PP. 193 (5), BROSS. EDIT., COP. ILL. COL. (LIEVI TRACCE D'USO), LEGGERISSIME BRUNITURE AI MARGINI DELLE CARTE, FIRMA ALL'OCCHIETTO, OTTIMO STATO (F), (SAGGI). M 407
br. È necessario che «la ruota del tempo compia ancora un certo numero di giri perché la massa cominci a comprendere quello che Jung intendeva dire». Il pronostico di questo saggio risalente al 1972 si è avverato alla lettera, e la sua lungimiranza va estesa anche alla posteriore accoglienza da parte della psicologia accademica, che allora sospettava in Jung solo il mistico «confuso». In effetti l'asincronia tra Jung e la propria contemporaneità percorre come un illuminante Leitmotiv le pagine della sua allieva Marie-Louise von Franz. Non era facile per nessuno - lo riconosce - mettersi al passo della novità incarnata dal pensiero junghiano. Inquietava e suscitava scandalo quel prendere così sul serio l'inconscio, con effetti tellurici sull'intera architettura delle conoscenze umane. Ma chi, come lei, fin dalla giovinezza ha dato ascolto alle potenze psichiche si trova in una prossimità ideale con il maestro, frequentato dal 1933, e ce lo mostra attraverso inquadrature che ancora oggi restano uniche. Lasciandosi «guidare, per così dire, dalla melodia che fa da sfondo al mito interiore» di Jung, von Franz riesce in un'impresa per nulla scontata: avvicinare i lettori, senza la gabbia di un ordine cronologico o di una trattazione sistematica, alle esperienze numinose da cui era posseduto e allo smisurato sapere a cui attingevano. Quell'avventura interiore ineguagliata, quel «mito» che assorbì il medico della psiche per tutta la vita, avrebbero sparso i loro fermenti nella nostra cultura e l'avrebbero segnata nel profondo.