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xlvi + 775pp.with ills., 23cm., in the series "Cambridge texts in the history of philosophy", softcover, previous owner's name on first page, VG, [English translation of "De la recherche de la vérité" and "Eclaircissements"], ISBN 0-521-58995-9, F70909
394pp., dans la série "Bibliothèque des textes philosophiques. Textes et commentaires", pages toujours non coupées, brochure originale, 23cm., bon état, F70906
In 12° (15,2x8,5 cm); due tomi in un volume: (10), 237, (1 b.) pp. e 218, (6) pp. Bella legatura coeva in piena pelle spugnata. Titolo e ricchissimi fregi in oro ai tasselli ed ai nervi. Legatura a cinque nervi. Qualche strofinatura al piatto posteriore. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Tagli spruzzati in rosso. Prima rara edizione di questa celebre opera, finita nell'indice dei libri proibiti nel 1690, del grande filosofo e scienziato francese, Nicolas Malebranche (Parigi, 6 agosto 1638 – Parigi, 13 ottobre 1715) che appartenente alla congregazione dell'Oratorio di Gesù e Maria Immacolata di Francia, fu studioso di Agostino d'Ippona prima e della filosofia cartesiana poi arrivando ad essere considerato, insieme all'olandese Arnold Geulincx (1624-1669) il più importante esponente dell'occasionalismo. Esiste un'edizione di quest'opera datata 1683 ma in realtà, come ben dimostrato da Sauvy a pagina 85 della sua nota opera “ Livres saisis à Paris entre 1678 et 1701”. Sauvy infatti ricostruisce come l'opera qui presentata fu scritta nel 1683, senza dubbio su insistenza di alcuni suoi amici con il quale aveva dibattuto l'argomento, arrivando a finirla intorno alla fine di ottobre dello stesso anno e appoggiandosi anche agli studi di Lelong analizza questa falsa edizione come falsa sia nella data, 1683 che nel luogo di stampa, Colonia che in realtà dovrebbe essere Rouen. L'opera che ottenne un notevole successo, attirò ben presto gli strali del mondo cattolico che ben presto inserì il volume nell'Indice dei Libri Proibiti facendo sì che l'opera divenisse molto rara a reperirsi. Malebranche superò il dualismo cartesiano fra anima e corpo asserendo che fra anima e corpo non vi sia nessun rapporto e altrettanto, nessun collegamento fra di esse sia possibile e se è vero che l'anima può pensare il suo corpo ciò non toglie che l'anima, in sé, appartiene alla natura eterna di Dio. Nell'opera qui presentata, Malebranche elabora la sua teoria morale basata sul concetto di “ordine” arrivando a costruire un sistema dove l'obbedienza alla legge e l'amore per l'ordine concepito come un omaggio alla ragione sono un mezzo attraverso gli spiriti eletti operano per la gloria di Dio. Dopo aver studiato per tre anni teologia scolastica alla Sorbonne a partire dal 1656, senza particolare interesse per la materia, iniziò ad avvicinarsi alla Congregazione dell'Oratorio fondata da San Filippo Neri, dove poi entrò nel 1660. La Congregazione, con i suoi ritmi scanditi da regole precise e la grande attenzione allo studio e alla riflessione, gli permise di dedicarsi in modo continuativo alla sua ricerca filosofica, in particolare a quella cartesiana. Dopo aver pubblicato diverse opere di basilare importanza per il pensiero filosofico occidentale, nel 1699 fu nominato membro onorario dell'Académie des sciences. Nell'ultima parte della sua vita, il suo interesse si concentrò sugli studi matematici e particolarmente su quelli legati al calcolo infinitesimale che gli permisero di correggere le leggi cartesiane sul moto. Il suo interesse per la matematica nasce dalle idee immutabili ed eterne, come quelle matematiche, che secondo Cartesio sarebbero proprie dell'uomo in quanto innate nella sua coscienza. Malebranche, anche in questo caso, arriva in realtà a superare Cartesio arrivando a dimostrare che tali idee fanno parte della sapienza divina. Pensatore instancabile e geniale,arrivò ad elaborare una “teoria dei colori” basata sulle vibrazioni che in base alla loro differenza, darebbero origine alla percezione di colori differenti. La sua opera sulla morale rappresenta una delle tappe fondamentali dell'elaborazione del pensiero di Malebranche. Come scritto nel Dictionnaire des œuvres, VI, p. 486 “La première [partie], sur la “Vertu”, pose comme fondement de la morale la vertu essentielle : “l’amour habituel et dominant de l’ordre immuable”. L’ordre est la hiérarchie de l’Etre, la loi que Dieu lui-même suit dans l’exécution de ses projets. Les qualités de l’esprit nécessaires pour acquérir la vertu sont : la force, qui nous commande d’être attentifs à la vérité et nous empêche de nous distraire du travail méritoire de l’intellect, et la liberté qui nous permet de nous éloigner des biens finis pour ne regarder que vers l’Infini lui-même. Malebranche considère ensuite les causes occasionnelles des bons sentiments, sans lesquels on ne saurait acquérir l’amour de l’ordre, puis les causes occasionnelles de certains sentiments contraires à la grâce, et qui en diminuent l’efficacité, afin de permettre qu’on puisse mieux les éviter. La seconde partie, étroitement liée à la première, traite des “Devoirs”. Ceux-ci sont subordonnés à l’objet de l’obligation : ceux envers Dieu et ses attributs, puissance, sagesse et amour, viennent en premier. La règle pour bien les satisfaire est de se conformer à la loi, à la structure, à l’action divines, de suivre les raisons mêmes de la Trinité. On passe ensuite aux devoirs envers la société humaine, dont il ne faut considérer que la destinée éternelle des membres. Le livre s’achève sur la considération des devoirs qu’on a envers soi-même ; ceux-là consistent à travailler à son perfectionnement et à son bonheur propres.Issue du rationalisme cartésien, la morale de Malebranche reprend la dualité science-vertu, pour la transposer dans la vision totale de la réalité transcendante, en orientant toutes les exigences humaines vers leur fin éternelle. L’œuvre fait ressortir l’aspect le plus authentique de l’intellectualisme de Malebranche : l’obéissance à la loi et l’amour de l’ordre conçus comme un hommage à la raison […] Les corps sont faits pour les esprits, pour les servir ou pour les mettre à l’épreuve en vue de biens d’un ordre supérieur ; les esprits sont faits pour Dieu, la vie présente pour la vie future ; la société temporelle pour la société éternelle qui la suivra. L’ordre exige que les intérêts actuels soient subordonnés et souvent sacrifiés à ceux de la vie future. […] L’ordre de la morale repose sur une immobilité d’être, une clarté de raison, qui en constituent la première et la plus authentique valeur.”. Bellissima prima edizione in legatura coeva. Rif. Bibl.: Brunet, III, 1336 ; Barbier, Dictionnaire des ouvrages anonymes, IV, 772.
In 8° (17,5x11 cm); 3 tomi in un volume: (12), 280 pp., (8), 248, (2 b. ) pp., (2), 202, (2 b.) pp. Bella legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo impresso in oro al dorso. Antico timbretto di appartenenza privata al frontespizio. Tagli spruzzati. Qualche macchiolina di foxing in poche pagine dovute alla qualità della carta napoletana utilizzata per la stampa. Prima edizione italiana, completa, stampata a Napoli dallo stampatore partenopeo Giovanni di Simone, di questo scritto del noto filosofo e frate gesuita, Rodolphe du Tertre. L'opera, qui in prima edizione italiana si presenta nella traduzione nella traduzione di un "Duca napoletano". L'opera è una delle più celebri dissertazioni contro gli illuministi e le loro teorie ateiste. Composta sotto forma di dialogo nella prima parte si tratta di Dio e dell'anima degli uomini contro gli atei, nella seconda parte della divinità del cristianesimo contro i deisti, pagani, giudei, maomettani e tutte le false religioni. La storia di Du Tertre e delle sue opere è del tutto particolare. Appartenete all'ordine dei gesuiti, fu nella sua giovinezza un appassionato "Malebranchista" ed "occasionalista" (le cause naturali non sono altro che mere "occasioni" in cui si manifesta la volontà divina). Du Tertre, alla condanna della filosofia di Malebranche da parte dell'Ordine dei Gesuiti, cambiò completamente direzione nei suoi scritti, arrivando a condannare la "nuova filosofia" del Malebranche che tanta parte aveva avuto nello sviluppo di parte delle teorie dell'Illuminismo. Attraverso una condanna della filosofia dell'ex maestro, Du Tertre attacca in verità l'Illuminismo stesso ma anche le altri grandi religioni monoteiste come quella ebraica e quella mussulmana, citandole e richiamandole più volte nell'opera come esempi negativi. Fra i capitoli, particolarmente interessanti sono quelli che rielaborano e confutano il concetto di miracolo e profezia di Malebranche, portando questi due avvenimenti ad esser base stessa della dimostrazione della correttezza e verità della religione cattolica: Della natura del miracolo e delle regole per difendere il vero dal falso; Dimostrazioni regolari della Divinità del Cristianesimo per mezzo de' Miracoli; Delle altre Testimonianze che Dio ha rese alla Divinità del Cristianesimo per mezzo delle Profezie. Opera assai rara ed in prima edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BA1E\000917.
ix + 227pp., 25cm., in the series "International archives of the history of ideas" vol.133, hardback (cloth, bit soiled), stamp at verso of title page, interior and text VG, [English translation of "Traité de morale"], ISBN 0-7923-1763-7, F70918
Moretti & Vitali 2002. LIEVI SEGNI DEL TEMPO Quale spazio può essere oggi allestito dall’etica? Quali sono le condizioni per ricostituire un luogo dove il soggetto possa dimorare al di fuori di ogni pretesa di fondazione ontologica? La filosofia viene convocata con la psicoanalisi per un ripensamento delle categorie fondative, a partire dall’assunto che la centralità del linguaggio non è segno individuante il genere umano e non lo esaurisce nella sua “fisionomia” di animal rationale, limitato in un’etica puramente valoriale oppure affondato nella solitudine di un’etica tragica. Al vettore del linguistico inteso come ciò che marca la discontinuità con “il resto dell’accadere universale” (Freud) non si tratta però di contrapporre 1′”altro dal linguistico”, come risulta, per certi versi, da alcune delle posizioni filosofiche discusse in questo libro. Occorre piuttosto riprendere a percorrere, sulla scorta del lavoro teorico di Sergio Finzi e di Virginia Finzi Ghisi, “la via lunga e discensionale delle forme”, attraverso cui il soggetto si costituisce coestensivamente al resto dell’accadere universale. Da quest’angolazione, il linguaggio non ha più la funzione di differenziare “l’uomo dall’animale” ma di esplicitare “i legami che intercorrono tra i due” (V. Finzi Ghisi), e diventa punto di arrivo “di un processo silenzioso di metamorfosi della luce e del colore” (S. Finzi). Attraverso questa via lunga e discensionale si dischiude, in virtù del fondamentale e inaugurale passo costitutivo di ogni soggettività che è l’invenzione del luogo della fobia, l’etica della verità del soggetto. Per la preminenza che in tale luogo ha la dimensione rappresentativa, quest’etica si configura come un’etica della rappresentazione. Riconosciuto ed elaborato con le sue “prime invenzioni” (teorie sessuali infantili e romanzo familiare) il proprio fondo psicotico (“l’espandersi disordinato del godimento paterno da cui si nasce”), il soggetto articola il proprio esserci in continuità con quel mondo delle forme da cui discende e ritrova, per questa via, il proprio posto nella grande politela della natura.