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1 Vol. In-8 pag. 222. Adesivo al frontespizio PROG 40825 CATT_ATT 54
1st edition. Good condition paperback, ex public library. 154 pages, illustrated, appendices, further reading, index. ISBN 0584110548. 50958. eng
br. Joyce Lussu è stata una protagonista instancabile e testimone lucida di molti decenni della storia del Novecento italiano. Cresce in un ambiente decisamente progressista con un'educazione eclettica e fuori dagli schemi e conformismi del tempo. Joyce ha vissuto in prima persona l'antifascismo, la resistenza, il dopoguerra, la Costituente, la costruzione del movimento per la pace, il movimento delle donne italiane. Scrittrice di saggi, romanzi e racconti, si è dedicata dagli anni '60 in poi a un intenso lavoro di traduzione e di introduzione, in Italia e in Europa, dei poeti delle avanguardie di tutto il mondo. Joyce approfondisce negli anni, attraverso frequenti viaggi, la conoscenza dell'Albania e della sua cultura. A guerra finita avrebbe potuto sedere in parlamento e diventare donna della politica, invece preferì continuare la sua militanza a fianco dei movimenti di liberazione, là dove fascismi e colonialismi opprimevano e negavano i diritti più elementari. Con il contributo di Regione Puglia.
8vo., First Edition, with 25 plates (one double-page) on 24; cloth, gilt back, a near fine copy in price-clipped dustwrapper.
Nadel, Ira Bruce Joyce and the Jews : culture and texts. London, Macmillan press 1989 english, 290 1989. Opera con copertina rigida e sovraccoperta. XII, 290 p. ; 21 cm. N158bis
Cistre, Essais, 1984, 173 pp., broché, tranches brunies, bon état général.
Mm 180x230 Brossura editoriale di pp.143, con illustrazioni in bianco e nero, traduzione di Maria Teresa Marenco. In ottimo stato. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Nell'ultimo cinquantennio Joyce è stato oggetto di voghe critiche momentanee che hanno enfatizzato aspetti secondari o marginali dell'arte dello scrittore, a scapito di altri più sostanziali, perciò stesso deformando e decentrando la realtà della sua scrittura. "Joyce" di Franco Marucci vuole rappresentare un sano ed equilibrato "ritorno alla critica". Dopo avere reinserito Joyce nel suo contesto di origine - la tradizione del Rinascimento civile, politico e soprattutto culturale e letterario di fine Ottocento in Irlanda -nei capitoli centrali e finali Marucci ripercorre il tirocinio poetico e delle "epifanie" e affronta meticolosamente le quattro unità narrative del "corpus" joyciano (più una quinta, drammatica), sia come creazioni estetiche autonome sia come tappe di un'escalation poliglotta e polistilistica che culmina nel "banchetto dei linguaggi" di "Finnegans Wake". Tra i linguaggi partecipanti a questo "banchetto" uno dei primi commensali, dopo l'inglese, è l'italiano, perché quelle cinque opere germinarono, furono scritte o chiuse durante il determinante soggiorno decennale dell'autore a Trieste, dove la sua arte e la sua lingua letteraria si arricchirono e riorientarono. Marucci dedica perciò nuove e più approfondite ispezioni preliminari agli "scritti italiani", critici e giornalistici, e alle traduzioni e alle autotraduzioni joyciane, tra le quali primeggia quella di "Anna Livia Plurabelle" da "Finnegans Wake". Autori: Franco Marucci.
New York - London, C. Scribner's Sons, 1950, in-8, tela editoriale, titolo oro, pp. 134. Con nota bio-bibliografica.
New English Paperback. Pbo. Demy 8vo. (21 x 14 cm). In Turkish. 181, [3] p., b/w ills. James Joyce. Biyografi. Translated by Orhan Düz.
pp. 109, cm 18x11, bross., Classiques du XX° siecle
Milano, Il Saggiatore, 1966, 16mo (cm. 17 x 11,5) brossura, pp. 180 (i Gabbiani, 44) .
Milano, Mursia, 1963, 8vo brossura editoriale, pp. 70 (Civiltà letterarie, Profili, 6) .
<p>21 cm, brossura editoriale illustrata con sovracoperta e titolo al piatto e dorso, p. 174. Prefazione di Glauco Cambon. Guida Bibliografica di Umberto Eco. Traduzione di Marcella Bassi. Complessivamente ben conservato.</p>
pp. 174, in 8°, brossura, Nuovo.
116p.,frontis. SOFTCOVER & spiral bound. Settings for voice & piano of 32 of Joyce's 36 poems that comprise the latter's Chamber music. Paperback Very good condition
br. Fu un commento casuale della sorella Eve, nostalgica dei cinematografi di Trieste, a scatenare in Joyce un'inedita frenesia imprenditoriale: a Dublino mancava una sala cinematografica, e lui stesso vi avrebbe rimediato. Senza un soldo, se non quelli spesi per l'alcol, Joyce si mise alla ricerca di finanziatori. E li trovò. A fine ottobre affittò un edificio al 45 di Mary Street e due mesi dopo il primo cinematografo dublinese, il Volta, aprì i battenti. Ma l'avventura, purtroppo, non andò come aveva sperato. Una nuova pagina nella storia di James Joyce, in cui si racconta anche il rapporto tra il cinema e le sue opere: riuscirà il grande schermo a riprodurre la ricchezza e la voluttuosità della prosa joyciana senza che il film si riduca a mere e asciutte «citazioni dal libro con diapositive»?
Fu un commento casuale della sorella Eve, nostalgica dei cinematografi di Trieste, a scatenare in Joyce un’inedita frenesia imprenditoriale: a Dublino mancava una sala cinematografica, e lui stesso vi avrebbe rimediato. Senza un soldo, se non quelli spesi per l’alcol, Joyce si mise alla ricerca di finanziatori. E li trovò. A fine ottobre affittò un edificio al 45 di Mary Street e due mesi dopo il primo cinematografo dublinese, il Volta, aprì i battenti. Ma l’avventura, purtroppo, non andò come aveva sperato. Una nuova pagina nella storia di James Joyce, in cui si racconta anche il rapporto tra il cinema e le sue opere: riuscirà il grande schermo a riprodurre la ricchezza e la voluttuosità della prosa joyciana senza che il film si riduca a mere e asciutte «citazioni dal libro con diapositive»? Autori: Marcello Fanfoni.
8vo., Second Impression, with photographs throughout; green cloth gilt, gilt back, a near fine copy in unclipped dustwrapper.
Armin Arnold James Joyce. New York, Frederick Ungar Publishing 1969 italian, 125 ST1142 Opera con copertina morbida in brossura.
br. In questo classico della biografia letteraria, l'opera e la vita di James Joyce vengono raccontate, analizzate e commentate seguendo il filo di una passione rigorosa e priva d'indulgenza. Monumentale e minuzioso, lo studio di Richard Ellmann ricostruisce l'intricata rete che lega il vissuto all'arte, la singolarità del quotidiano alla vastità proteiforme del genio. Da Dublino a Trieste, da Parigi a Zurigo, emergono così i contorni di un'esistenza sfuggente, fatta di scelte spesso discutibili, amicizie perdute, difficoltà economiche e dolori insanabili come quello per la schizofrenia della figlia. La grandezza dello scrittore non è scalfita dai difetti dell'uomo, ma si nutre proprio dell'intransigenza di Joyce nel non cedere a compromessi, nel mettere il proprio lavoro davanti a tutto, pagandone sempre il prezzo. Ellmann organizza con intelligenza critica l'enorme quantità di aneddoti, fornisce chiavi preziose per la comprensione delle opere e restituisce al lettore l'immagine compiuta di uno dei grandi del Novecento. Con un articolo di Dwight Macdonald.
Volume brossurato in cartoncino rigido, dalla copertina illustrata, leggermente annerita. Risguardi illustrati. Buonissimo lo stato di conservazione, pagine perfettamente tenute, velate da tonalità seppia, come i tagli. Traduzione di Anna Rosso Cattabiani. Volume n. XI ( 11 ) della collana. Numero pagine 174. USATO
Per Italo Calvino ("Perché leggere i classici", 1991) può a buon diritto definirsi un classico quel libro che ha la capacità di "non finire mai di dire quello che ha da dire". Lascito sempiterno, cioè, che sa parlare ad ogni epoca e ad ogni uomo. Deduzione logica è che anche gli autori di simili opere sono a loro volta dei classici. Lo è certamente James Joyce, che si colloca non solo fra i padri fondatori del Modernismo, ma fra gli scrittori più insigni di tutti i tempi. Certo il suo "Ulisse" ha mutato dalle fondamenta il genere romanzo, aprendogli prospettive inusitate, che ancora sono da esplorare per intero, ma anche "Gente di Dublino", il "Ritratto dell'artista da giovane" e l'audacissimo "Finnegans Wake" sono opere che, nelle loro specificità, hanno aperto vie nuove alla narrativa universale. Con un'argomentazione agile quanto rigorosa, si ripercorre la parabola esistenziale e creativa di Joyce, ricostruendo il clima culturale nel quale ebbe ad agire il grande irlandese, rendendo conto delle caratteristiche formali e concettuali dell'intera sua opera, infine individuando gli autori che, tanto in Europa che altrove, lo hanno avuto come modello reale o ideale. Autori: Stefano Manferlotti.
br. Quella tra James Joyce e Italo Svevo è stata una grande amicizia letteraria e non solo. Com'è noto, lo scrittore irlandese risiedette a lungo a Trieste dove arrivò nel 1904 e dove conobbe Italo Svevo, più vecchio di lui di una ventina d'anni, autore già a quell'epoca dei suoi due primi romanzi, "Una vita e Senilità", passati praticamente inosservati. Quanto a Joyce, era ancora un giovanissimo scrittore in fieri, e proprio a Trieste concluse il suo esordio poetico "Musica da camera" (1907), il suo libro di racconti "Gente di Dublino" (pubblicato poi nel 1914, dopo quindici rifiuti da parte di altrettante case editrici) e il suo romanzo "Ritratto dell'artista da giovane" (1916). Italo Svevo si rese subito conto di avere davanti a sé uno scrittore eccezionale, e d'altro canto Joyce seppe immediatamente vedere in Svevo il grande scrittore «negletto» che proprio in quegli anni cominciava, in particolare anche grazie ad Eugenio Montale, a riscuotere un'attenzione che per decenni gli era stata negata. Furono poi soprattutto l'"Ulisse" (pubblicato a Parigi nel 1922) e "La coscienza di Zeno" (1923) a consolidare ulteriormente l'amicizia tra i due: sarà Joyce stesso a promuovere il capolavoro di Svevo presso alcuni dei maggiori critici francesi, mentre Svevo sarà tra i primi, in Italia e non solo, ad esaltare e a cogliere tutta l'importanza e tutta l'originalità del grande romanzo di Joyce, «perché una sola linea di una pagina dell'"Ulisse" basterebbe a rivelare da quale penna fluì». Proprio l'"Ulisse" è al centro della conferenza che Svevo dedicò a Joyce al circolo de «Il Convegno» l'8 marzo 1927 e che - dopo il fondamentale saggio introduttivo di Alessandro Gentili - apre questa nostra raccolta di scritti sveviani dedicati al grande scrittore irlandese: tra ricordo autobiografico e analisi delle opere (tra le quali fanno già capolino i primi abbozzi del Finnegans Wake), Svevo traccia una sua ammirata lettura del "fenomeno" Joyce, non rinunciando mai a quel suo tono ironico e disincantato che i suoi lettori conoscono bene. Ma anche altri scritti completano il nostro volume, e in particolare due importanti frammenti di uno studio su Joyce che doveva approfondire e ampliare i contenuti della conferenza, rimasto poi incompiuto, nonché un interessante articolo sulla "Triestinità" di James Joyce apparso su «Il Piccolo di Trieste» il 1°maggio 1926. Né poteva mancare l'intero scambio di lettere tra questi due grandi protagonisti, grazie alle quali il lettore potrà imbattersi nell'inglese di Svevo e nell'italiano, e persino nel colorato triestino, di James Joyce.
Lussu Joyce Inventario delle cose certe : poesie. Fermo, A. Livi 1994, Piatti e dorso lievemente segnati dal tempo. Tagli bruniti. Interno brunito, complessivamente in buono stato. Buono (Good) . <br> <br> <br> 124<br> 8879690507