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«Foglio per l’organizzazione proletaria nella metropoli». Numero unico in attesa di autorizzazione. A cura degli Organismi Proletari della Barona.
Edizione originale. Bell’esemplare. Supplemento al «Quotidiano dei lavoratori». Articolato dossier sulla strage di piazza della Loggia di Brescia e sui fascisti che la realizzarono, a cura di Democrazia proletaria.
Numeri 1, 3, 4, 5, 10 - 11, 16, 19, 20 - 22. Esemplari in più che buone condizioni complessive. Conservata nel volume primo la cartelletta fuori testo con “Non Sol Antihertz”, opera di Marco Bagnoli. Il periodico trimestrale, che deve il titolo al celebre sonetto di Rimbaud, diretto da Bruno Corà, dedica ogni numero a un ventaglio di artisti diversi che partecipano alla pubblicazione con approfondimenti testuali, riproduzioni delle proprie opere e interventi artistici ideati ad hoc. Protagonisti della rivista sono spesso gli artisti dell’Arte Povera come è evidente fin dal primo numero che ospita tra gli altri: Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini e Luciano Fabro. La rivista fu pubblicata a partire dal settembre 1980.
Tutto il pubblicato, ottobre 1980 e marzo 1981. Ottimi esemplari. Presente anche la rara brossura pubblicitaria, pubblicata prima che la rivista uscisse, che contiene interviste, tra gli altri, a Giovanni Anselmo, Alighieri Boetti, Pierpaolo Calzolari, Luciano Fabro, Mimmo Paladino e Gilberto Zorio. Periodico d’arte ricco di articoli su artisti accompagnati da riproduzioni delle loro opere, attento, secondo Maffei, «alle corrispettive tendenze poetiche e letterarie». Interventi, tra gli altri, su Fausto Melotti, Sandro Chia, Mimmo Paladino, Osvaldo Licini, Alighiero Boetti, Scipione, Meret Oppenheim. In appendice traduzioni in inglese e in tedesco degli articoli salienti in ciascun numero. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 272.Bit. Arte oggi in Italia 2 voll.
Edizione originale. Minimo foxing alla copertina, strappo al dorso, nel complesso un bell’esemplare.
Collezione completa in edizione originale. Collezione completa di 114 numeri dal maggio 1979 al dicembre 1988 in ottimo stato di conservazione. Nel 1979 la casa editrice milanese Multhipla diretta da Gino Di Maggio decise di riprendere l’esperienza del periodico «AlfaBeta. Laboratorio di critica delle arti visive, di storia dell’arte e …» terminata nel marzo del 1976 dopo soli otto numeri, dando vita ad «Alfabeta. Mensile di informazione culturale». Rispetto alla rivista originaria, più strettamente legata all’ambito artistico, la nuova serie ha interessi - come del resto il sottotitolo dichiara – culturali in senso più ampio, concentrandosi in modo particolare nel campo letterario e in quello politico. Animatori del progetto furono, oltre allo stesso Di Maggio e a Gianni Sassi nella vesta di art director, Nanni Balestrini, Umberto Eco, Paolo Volponi, Antonio Porta, Maria Corti, Francesco Leonetti, Pier Aldo Rovatti e Mario Spinella. Più avanti, il comitato di redazione includerà anche Omar Calabrese, Carlo Formenti, Vincenzo Bonazza, Marisa Giuffra, Nino Trombetta e Maurizio Ferraris. Volontà di Nanni Balestrini – che a ragione può essere considerato come una delle figure fondamentali della rivista, se non la più importante – era quella di creare un gruppo caratterizzato da interessi culturali e posizionamenti politici diversi tra loro così da cogliere e restituire criticamente e nel modo più completo possibile i mutamenti in atto e i movimenti emergenti generando, seppur nella differenza, un fronte comune contro la crisi e il ritiro dalla scena pubblica degli intellettuali e contro il disimpegno politico venuti dopo la stagione del fermento culturale e delle lotte. L’avventura di «Alfabeta» terminerà nel 1988 con il numero 114. Solo nel 2010 Balestrini e Di Maggio cercheranno di recuperare il senso di quell’avventura tanto importante fondando «Alfabeta 2 - mensile di intervento culturale».
Collezione completa (8 numeri): marzo 1975 (n. 1); maggio 1975 (n. 2); ottobre 1975 (n. 3 - 4); gennaio-marzo 1976 (n. 5 - 6); autunno 1976 - gennaio 1977 (n. 7 - 8). Esemplari in ottimo stato. Numero 1 e numero 2 con qualche abrasione e piccoli strappi alla testa e al piede del dorso, per il resto usuali e lievi segni d’usura; carte e tagli puliti. La rivista AlfaBeta - «Laboratorio di critica della cultura visiva, della storia dell’arte, e » - nasce nel 1975 per volontà di Gino Di Maggio con l’intento di esplorare ed esporre campi diversi del sapere, come è evidente osservando il sommario del numero esordio del marzo 1975: agli interventi di Giuseppe Galante e Achille Bonito Oliva si affiancano traduzioni di Jacques Lacan e ripubblicazioni di articoli di Antonio Gramsci, passando ovviamente per l’estrema attenzione riservata alla sfera propriamente artistica con una grafica attenta e numeri riccamente illustrati (con illustrazioni non legate ai testi, a conferma della loro autonomia). Dall’esperienza della prima serie della rivista - composta da 8 numeri usciti tra il marzo 1975 e il gennaio 1977 - prenderà vita, a partire dal 1979, la seconda serie, più specificamente legata a interessi letterari e politici. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 274.
Collezione completa. In ottime condizioni. Serie completa dei numeri unici pubblicati dal gruppo anarchico “Senza limiti”, così dettagliati: «Libertà.... senza limiti, rivista anarchica edita dal gruppo giovani livornesi», agosto 1952; «Volere, rivista anarchica compilata dal gruppo editoriale ‘Senza limiti’», gennaio 1953; «Antitesi, rivista anarchica edita dal Gruppo ‘Senza limiti’», aprile 1953; «Chiarezza, numero unico edito dal Gruppo ‘Senza limiti’», settembre 1953; «Fermezza; Sociologia - Arte - Critica; Rivista Anarchica edita dal Gruppo ‘Senza limiti’», giugno 1954. -- Direttore responsabile Renzo Izzi. Tra i contributori originali Renzo Ferrari, Aldo Filippi, Rolando Barbò, Carriddi Di Domenico, Stelio Ferrari, Domenico Mirenghi, Angelo Destri, Giorgio Bartoli, Tito Eschini, Domenico Pastorello, Mario Barbani. Ripubblicati due articoli di Renzo Novatore: ‘Della donna e dell’amore’ (in «libertà», con indicazione tratto dalla rivista ‘Eresia’ pubblicata in America 1928-29), ‘L’espropriatore’ (in «Volere», con indicazione «dalla rivista ‘Iconoclasta’ n. 10). 5 voll.
Collezione completa. Ottimo esemplare. 7 volumi dal n. 1 (aprile 1967) al n. 7 (marzo 1969). Tutto il pubblicato della rivista voluta da Breton ma che uscì dopo la sua morte.
Edizione originale. Ottimo esemplare. N. 104, marzo 1968, «Rivista di filosofia e di cultura». Celebre rivista, tuttora in pubblicazione, fondata da Enzo Paci.
Edizione originale. Minime ingialliture alla copertina, ma bell’esemplare. Anno I, numero 1. Copertina di Renzo Vespignani. All’interno: nella rubrica «Primavera nera», un approfondimento sull’omicidio di Giangiacomo Feltrinelli; una lunga intervista a Giorgio Amendola.
Edizione originale. Qualche lieve fioritura alle copertine; una mancanza senza perdite di testo alla copertina del n. 19; nel complesso esemplari in condizioni più che buone, molto puliti all’interno. Disponiamo dei nn. 18 (lug.-ago. 1971) e 19 (set.-ott. ’71, completo di manifesto a piena pagina f.t. al centro del fascicolo). Proprietari Vinci e Forcolini, dir. resp. Silviero Corvisieri. Alcuni numeri titolano «Il giornale d’Avanguardia operaia». Dopo i due numeri unici del dicembre 1968 e del maggio 1969, nel 1970 prende a uscire con una certa frequenza (mensile, bimensile).
Edizione originale. Begli esemplari. Disponiamo dei fascicoli: nn. 3 (nov. 1975), 5 (gen. 1976), 15 (dic. 1976), 16 (s.d.). Esce come supplemento al «Quotidiano dei lavoratori». Il prezzo si intende a fascicolo.
Edizione originale. Usuali ingialliture marginali, ma bell’esemplare. Inserto del giornale «Bandiera rossa» che costituisce una curiosa sperimentazione politico-editoriale: «sarebbe un grave errore politico sottovalutare la grafica del giornale e considerarla nient’altro che un fatto estetico. La grafica del giornale ne condiziona la leggibilità e quindi la capacità di comunicazione. E non è poco. Perciò quello che avete in mano è solo un’ipotesi di lavoro, anzi due ipotesi di lavoro. All’intenro di questo inserto troverete infatti un’alternativa alle pagine 4 e 5 che presenta in modo completamente diverso gli stessi articoli».
Edizione originale. Ottimo esemplare. Disponiamo dell’Anno XIX n. 15, 1-15 nov. 1968 Primo anno di pubblicazione 1958, mensile, poi quindicinale, poi settimanale. Direttore responsabile L. Villone, poi E. Pellegrini.
Celebre periodico pubblicato da Giuseppe Baretti dall’ottobre 1763 al 15 luglio 1765 per 33 fascicoli, con cadenza oscillante tra il quindicinale e il mensile. Nelle prime 396 pagine si trovano i fascicoli I-XXV pubblicati a Venezia con falso luogo Roveredo fino al gennaio 1765. Con propria numerazione seguono otto fascicoli con falso luogo di stampa, Trento, ma impressi ad Ancona per un totale di pagine 128. La «Frusta», nata con il proposito di essere il «flagello dei cattivi libri che si vanno da molti anni quotidianamente stampando in tutte le parti della nostra Italia» (tomo I p. I), è considerata oggi il primo esempio di moderna polemica giornalistica, critica letteraria militante e aggressiva revisione moralizzatrice, degno contraltare di periodici assai moderati come ad esempio l’«Osservatore» di Gasparo Gozzi, sorti nel secolo dei lumi sull’esempio della stampa inglese. Il giornale fu fermato dalla censura veneziana (da qui i falsi luoghi di stampa) in seguito al duro articolo anti-bembiano apparso nel fascicolo XXV (recensione all’edizione Lancellotti 1753 delle ‘Rime’): «… in quel Numero [XXV] io commisi l’atroce Delitto di provare, che un Gentiluomo di quella Città [Venezia], morto da più di due Secoli, fu uno dei più magri Poeti d’Italia.» (tomo III, p. 1). «[L]a proibizione di continuare la stampa del suo foglio [arrivò] col pretesto del giudizio severo da lui dato sull’opera poetica del Bembo patrizio veneziano, ma in realtà per por fine, come è detto in una comunicazione degli Inquisitori di Stato, alle “querele frequenti che giungevano d’ogni parte, ed anche dalla corte di Napoli, per li modi irriverenti e maledici dei suoi scritti”. In quel tempo stesso usciva contro di lui un libello, Bue pedagogo, del padre Appiano Buonafede dell’Ordine dei celestini […]: soprattutto per rispondere a quell’attacco Baretti proseguì con la falsa data di Trento il giornale, pubblicandovi otto discorsi contro il Buonafede in altrettanti fascicoli, oltre a un nono fascicolo con un articolo di altro argomento. Vi attese, lasciata Venezia e rifugiatosi sotto falso nome per qualche mese nei pressi di Ancona, bene accolto da quel vescovo, il cardinale F. Acciaiuoli […]. Ma ormai [Baretti] si era persuaso che non era più possibile per lui continuare in patria il suo “mestiere d’autore” e nel 1766 […] tornò a Londra.» (Fubini in DBI s.v.) Collezione completa mancante del solo fascicolo XXII
Distacco del piatto superiore della sovracoperta fermato professionalmente, ma bell’esemplare. Numero della rivista dedicato interamente a Bruno Barilli.
Edizione originale. Bell’esemplare. N. 3, bollettino ciclostilato ad uso interno, responsabile Guido Giuliani.
Edizione originale. Minime ingialliture marginali e qualche fioritura alla quarta di copertina, ma bell’esemplare. Numero 1. «Questo Bollettino nasce come strumento di collegamento, di informazione e reciproca verifica, tra produttori di nuova cultura». Sottoscrivono, tra gli altri, «Re Nudo», «Rosso», Ombretta Colli, Sergio Endrigo e Giorgio Gaber.
Edizione originale. Ottimo esemplare. Disponiamo del Bollettino n. 4, del febbraio 1974, contenente articoli sulla Fiat, sulla legge in materia di licenziamento e sulla riforma tributaria, il verbale del Direttivo Cgil del 16 feb. 1974, temi della conferenza operaia del Pci, «Il coordinamento Italsider», «L’industrializzazione del centro di Sardegna: Ottana», «Note sulla SIR di Porto Torres», «I consigli di zona a Milano», «La sperimentazione alla Ignis di Siena». Ottimo esemplare, pp. 78 e una carta bianca finale.
Edizione originale. Tutto il pubblicato de «Il 9 febbraio» e di «Notizie del giorno», legati insieme, in ottime condizioni di conservazione. Diretto da Luigi Ruscone, il quotidiano bolognese apparve il 19 febbraio 1849 e cessò le pubblicazioni col n. 83 del 16 maggio dello stesso anno (il 5 giugno Radetzky entrò in Bologna). Proseguì le pubblicazioni con il titolo «Notizie del Giorno», edito sempre dalla Società Tipografica Bolognese dal n. 1 del 19 maggio 1849 al n. 41 del 30 giugno con cadenza giornaliera (seppur con qualche eccezione). Ogni numero, in folio, consta di 4 pagine. Di stampo fortemente antiaustriaco, riportava gli atti della Repubblica, commenti politici e notizie dalle altre città impegnate nella lotta contro gli austriaci. «Gli austriaci hanno violato il territorio della Repubblica; hanno occupata una delle sue città l’hanno taglieggiata e l’hanno sottoposta a condizioni obbrobriose e dure». Così apre il giornale nel suo primo numero. Unito “Il Bollettino Officiale” apparso a Bologna il 13 Maggio 1849. Il giornale nacque dalle ceneri de «La dieta italiana: giornale politico-letterario» che si pubblicò dal 1848 fino al 19 Febbraio 1849. Molto raro, solo 6 esemplari censiti nell’Opac Sbn, solo 3 completi e disponibili alla consultazione.
Il presente fascicolo ospita un articolo di Marinetti, «Ali d'Italia», scritti di Govoni, Sapori, M. Moretti. Cfr. Cammarota, Futurismo, 132; Diz. Fut., p. 157c. Buon esemplare, lievemente liso alla piegatura orizzontale.
23 quaderni di 25 totali (mancano quaderni XXIV e XXV). Fascicoli con normali tracce d’usura e fioriture, carte e tagli leggermente bruniti. Esemplari complessivamente in ottimo stato. I quaderni III e IV conservano l’estratto con le traduzioni italiane di poesie inglesi e americane. Raccolta di 23 quaderni di 25 totali (mancano i due quaderni conclusivi dell’autunno 1959 e della primavera 1960) della rivista letteraria «Botteghe Oscure» (1948 - 1960) fondata a Roma nell’omonima via da Marguerite Gilbert Chapin Caetani. I quaderni I – II – III – IV – V – VI – VII – VIII – IX – XI – XII presentano la sola brossura color crema; i quaderni X – XIII – XIV – XV – XVI conservano la fascetta editoriale rossa e bianca; i restanti quaderni (XVII – XVIII – XIX – XX – XXI – XXII – XXIII) conservano la brossura bicolore riproducente i nomi degli autori presenti nel numero. Letterata, collezionista d’arte e mecenate statunitense – originaria di Waterford, Cunnecticut - naturalizzata italiana in seguito al matrimonio con il compositore Roffredo Caetani, Marguerite Caetani era già stata protagonista dell’importante esperienza con la rivista «Commerce», da lei creata a Parigi nel 1924 e pubblicata - come sarà poi anche per «Botteghe Oscure» - in francese, inglese e italiano fino alla chiusura nel 1932. Stabilitasi a Roma con il marito dopo la fine della seconda guerra mondiale, qui la Caetani fonda - con Elena Croce - il circolo «Il Ritrovo», luogo di incontri di scrittori e artisti in cui si fa largo l’idea di dare forma a una nuova rivista sul modello della precedente «Commerce». Nasce così, nel 1948, «Botteghe Oscure», periodico semestrale che prende il nome della via romana in cui si trovava il palazzo della coppia votato alla pubblicazione di testi e versi inediti di scrittori - almeno nella maggior parte dei casi - emergenti o semplicemente sconosciuti, pur non mancando contributi di romanzieri e poeti già affermati del panorama nazionale e internazionale. Priva di recensioni e di letteratura critica, la rivista intende lasciare che la parola possa esprimersi liberamente, senza mediazioni, forzature, pregiudizi o linee poetiche, teoriche e/o ideologiche da seguire o da cui essere condizionati. Francese, inglese e italiano - e, successivamente, anche tedesco, spagnolo, polacco, olandese, filippino ... – diventarono, in proporzioni diverse e variabili da un fascicolo all’altro, le lingue di «Botteghe Oscure», originando non una Babele letteraria, ma uno spazio realmente e armoniosamente internazionale (benché a nutrirlo fosse stato e fosse il fermento culturale italiano del secondo dopoguerra). E così Ungaretti, Svevo, Pasolini, Calvino, Bertolucci, Sbarbaro, Saba, Ginzburg, Cassola, Tomasi di Lampedusa sono solo alcuni dei nomi che, tra prosa e poesia, si accompagnano a Valéry, Camus, James Spencer, Bertolt Brecht, Dylan Thomas, René Char, Truman Capote, Maria Zambrano, Marianne Moore ... Un luogo di scoperta, nonché un atto d’amore per gli autori coinvolti e per i lettori che, attraverso «Botteghe Oscure», potevano – e ancora possono – prendere contatto con il libero fluire e con il libero darsi e imporsi di parole e mondi, come già si diceva, non costretti, non tradotti (fatta eccezione per poesie coreane, olandesi, filippine, indiane, polacche e pakistane presentate in inglese e considerando gli estratti con alcune traduzioni), non oppressi da giudizi, spesso fin lì trascurati dalla critica e lì, finalmente, portati alla luce. Nel «Congedo» - unico “saggio” pubblicato nei 25 quaderni - posto a chiusura dell’ultimo fascicolo della primavera 1960, Giorgio Bassani - storico e raffinatissimo redattore capo della rivista – scriveva giustamente che Marguerite Caetani aveva: «avvertito con esatta intuizione il clima, la fertilità del momento», decidendo di creare uno spazio che «accoglieva di preferenza, per non dire in modo esclusivo, contributi di persone niente affatto famose: persone oscure, appunto, cioè scarsamente conosciute nei loro stessi Paesi, e perfino nel ristretto ambito dei cenacoli letterari. Giovani, per lo più. “Botteghe oscure” non ha mai stampato saggi critici, recensioni, inchieste [...] Per ciò che riguarda la sezione italiana ritengo che i criteri di scelta del materiale siano bastevoli a esercitare un’influenza critica notevolmente incisiva sul corso della letteratura italiana del dopoguerra e sull’orientamento del gusto del nostro Paese […] Il fatto è, bisogna dirlo, che molti degli scrittori più largamente ospitati da “Botteghe oscure” in quegli anni – scrittori allora ignoti o quasi – ci hanno poi dato parecchi libri importanti, senza menzionare i quali nessun discorso serio sarebbe possibile, oggi, sulla nostra letteratura». S. Valli (a cura di), «La rivista “Botteghe Oscure” e Marguerite Caetani. La corrispondenza con gli autori italiani, 1948 - 1960, L’Erma di Bretschneider, Roma 1999; G. Bassani, «Congedo», in «Botteghe oscure», XXV, primavera 1960, pp. 434-439.
Edizione originale. Tutto il pubblicato da gennaio a novembre del 1935 (11 numeri in 10 fascicoli). Normali abrasioni e segni del tempo alle brossure, ma ottimi esemplari. Rivista mensile fondata nel gennaio del 1935 per promuovere la cultura e il turismo della città di Como diretta - almeno fino alla quinta uscita del maggio 1935 - da Carlo Peroni e Alberto Savinio. Milanese fortemente legato al territorio lariano e gallerista divenuta podestà della piccola Blevio, Peroni fu di fatto il vero ideatore del periodico, a cui dedicò energie e risorse affinché esso fosse non soltanto uno strumento di promozione turistica ma anche un mezzo attraverso cui aprire gli orizzonti culturali di Como e del tessuto circostante. Breve fu invece l’impegno di Alberto Savinio - al secolo Andrea Francesco Alberto De Chirico, scrittore e pittore fratello minore del più noto Giorgio – che, in quel momento residente a Roma, abbandonò la co-direzione dopo pochissimi mesi. E se contaminare il “regionale” con il nazionale era il compito che la rivista si prefiggeva - con la copertina appositamente realizzata dallo scultore e incisore Arturo Martini -, ecco allora la presenza di figure importanti del panorama artistico, letterario e giornalistico: Carlo Linati, Leonardo Sinisgalli, Enrico Falqui, Libero de Liberi, Salvatore Quasimodo, Margherita Sarfatti sono i nomi a cui con maggiore frequenza furono affidate le pagine della prima annata, prima che insuperabili difficoltà economiche imponessero la sospensione delle pubblicazioni fino al 1937. Il ritorno del mensile, tuttavia, fu segnato da una collaborazione d’eccezione: a Ezra Pound, che Peroni aveva conosciuto già nel 1935, fu infatti assegnata una rubrica di recensioni di libri inglesi e americani ancora sconosciuti – o scarsamente conosciuti – nel nostro paese. Il “Servizio di comunicazioni”, questo il nome della rubrica poundiana, segnò il punto di maggiore apertura internazionale del «Broletto», periodico locale che sognò, fino alla sua chiusura nel 1938, di fare di Como uno specchio e una parte del mondo.
Edizione originale. Prima pagina staccata e tagliata a metà, altrimenti bell’esemplare. Numero 1. Di notevole interesse i disegni, la satira e la grafica, mentre rimane marginale l’aspetto politico.