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Edizione originale. Sporadiche e leggere fioriture su qualche carta, altrimenti bell’esemplare. Anno I, numero in attesa di autorizzazione. Mensile curato dalla Commissione scuola del Partito di unità proletaria per il comunismo. Direttore: Rina Gagliardi; direttore responsabile: Michele Melillo.
Numero speciale della rivista umoristica «Il Travaso delle idee. Organo ufficiale delle persone intelligenti» n. 39, in occasione del «Premio poesia Golfo La Spezia». Cfr. Cammarota, Futurismo, Giornali parafut. 135. Ottimo esemplare.
Raro periodico illustrato con fotografie e riproduzioni di opere di Modigliani, Carrà, Campigli, Savinio, De Chirico, Scipione ed altri. Scritti originali di Ungaretti, Moravia, Prampolini, Sinisgalli, traduzioni di Blake, Garcia Lorca, Whitmann. N. 1 del 1 ottobre 1945; n. 3 del marzo-aprile 1946, sei numeri. Tutto il pubblicato a fogli sciolti, in ottimo stato.
Edizione originale. Ottimo esemplare. Il Comitato Promotore è composto da: Coordinamento Comitati Antifascisti, F.G.S.I., Lotta Continua, Avanguardai Operaia, Movimento Studentesco, P.D.U.P., Consigli di Fabbrica, partigiani, sindacalisti, magistrati R. Lombardi, L. Basso. U. Terracini, V. Branca.
Collezione completa dei primi 4 numeri. Tutto il pubblicato del 1969 e primo numero doppio del 1970. Fascicoli in ottime condizioni, con normali abrasioni e segni d’usura alle brossure e carte e tagli leggermente bruniti (lieve fioritura ala prima carta del numero 3/4). Molto rari, specie in queste condizioni. Estremamente rari. Primi 4 numeri in 3 fascicoli della rivista «Tèchne» pubblicata a Firenze a partire dall’ottobre del 1969 e diretta da Eugenio Miccini come bollettino del Centro omonimo (voluto e creato dallo stesso artista e poeta toscano sempre nel 1969). Tra i membri fondatori del «Gruppo 70» insieme a Lamberto Pignotti e Luciano Ori, Miccini si propose con il centro culturale e con il periodico a esso collegato di proseguire il lavoro di ricerca e divulgazione militante nel campo della sperimentazione d’avanguardia e della Poesia Visiva, di cui l’artista toscano, scomparso nel 2007, fu non soltanto uno dei massimi esponenti ma anche ideatore del termine proprio all’interno dell’esperienza del già ricordato «Gruppo 70». Eccentricamente composta da fogli dattiloscritti, manifesti, riproduzioni di opere su diversi tipi di carta e di formato, volantini e inserti e con i suoi testi in italiano, inglese e tedesco il periodico - la cui pubblicazione proseguirà fino al 1976 per un totale di 19 numeri divisi in 9 fascicoli - si presentava come una raccolta di materiali variamente legati sperimentazione verbo-visiva - diventando, insieme a «Lotta Poetica», l’organo ufficiale del movimento di Poesia Visiva non soltanto a livello nazionale - e come cassa di risonanza delle attività del Centro o di luoghi similmente e volontariamente lontani dai circuiti culturali tradizionali e dal potere da essi esercitato. In questi primi numeri relativi al periodo compreso tra l’ottobre del 1969 e il marzo del 1970, si segnalano in particolare i lavori e le tavole grafiche di Eugenio Miccini, Michele Perfetti, Bianca Garinei, Giuseppe Manigrasso, Lamberto Pignotti, Luciano Ori, Jean-François Bory, Franco Vaccari, Adriano Spatola, Jiri Valoch, e gli appunti critici, tra gli altri, dello stesso Miccini, Achille Bonito Oliva, Gillo Dorfles. Nella copia del primo numero qui proposta non sono presenti - a causa dell’allestimento artigianale di queste primissime uscite della rivista (Cfr. M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», p. 85) - la serigrafia di Vittorio Del Piano e le tavolo fotografiche di Franco Vaccari «Poesia sotterranea poesia trovata». M. Bazzini, M. Gazzotti, «Controcorrente. Riviste e libri d’artista delle case editrici della Poesia visiva», Allemandi, Torino 2011, pp. 21 - 22; M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», Gli Ori, Pistoia 2002; G. Maffei, P. Peterlini, «Riviste d’Arte d’Avanguardia», Edizioni Sylvestre Bonnard, 2005, p. 146.
Edizione originale. Esemplare in stato più che buono (strappo in corrispondenza del primo punto metallico al piatto anteriore, gora perimetrale al piatto posteriore, carte e tagli leggermente bruniti). Completo di «Poesia sotterranea poesia trovata» di Franco Vaccari e di una serigrafia originale di Vittorio Del Piano con testo di Michele Perfetti. Primo numero della rivista «Tèchne» pubblicata a Firenze a partire dall’ottobre del 1969 e diretta da Eugenio Miccini come bollettino del Centro omonimo (voluto e creato dallo stesso artista e poeta toscano sempre nel 1969). Tra i membri fondatori del «Gruppo 70» insieme a Lamberto Pignotti e Luciano Ori, Miccini si propose con il centro culturale e con il periodico a esso collegato di proseguire il lavoro di ricerca e divulgazione militante nel campo della sperimentazione d’avanguardia e della Poesia Visiva, di cui l’artista toscano, scomparso nel 2007, fu non soltanto uno dei massimi esponenti ma anche ideatore del termine proprio all’interno dell’esperienza del già ricordato «Gruppo 70». Eccentricamente composta da fogli dattiloscritti, manifesti, riproduzioni di opere su carta patinata di diversi formati, volantini e con i suoi testi in italiano, inglese e tedesco il periodico - la cui pubblicazione proseguirà fino al 1976, con un’interruzione tra il 1970 e il 1974, per un totale di 19 numeri divisi in 9 fascicoli - si presentava come una raccolta di materiali variamente legati alla sperimentazione verbo-visiva (diventando, insieme a «Lotta Poetica», l’organo più importante del movimento di Poesia Visiva non soltanto a livello nazionale) e come cassa di risonanza delle attività del Centro o di luoghi similmente e volontariamente lontani dai circuiti culturali tradizionali e dal potere da essi esercitato. Oltre ai contributi, tra gli altri, di Miccini, Achille Bonita Oliva, Luigi Paolo Finizio, Michele Perfetti, il primo numero contiene opere di: Walter Fusi, Umberto Lanza, Renato Ranaldi, Renato Spagnoli, Giovanni Campus, Bianca Garinei, Gabriele Perugini, Riccardo Guarneri, Delia Betto, Carlo Severa. Da segnalare in particolare, all’interno del presente fascicolo, una serigrafia dell’artista pugliese Vittorio Del Piano e, soprattutto, le tavole fotografiche di Franco Vaccari «Poesia sotterranea poesia ritrovata» non presenti in tutte le copie del primo numero a causa dell’allestimento artigianale delle copie stesse (Cfr. M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», p. 85). M. Bazzini, M. Gazzotti, «Controcorrente. Riviste e libri d’artista delle case editrici della Poesia visiva», Allemandi, Torino 2011, pp. 21 - 22; M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», Gli Ori, Pistoia 2002; G. Maffei, P. Peterlini, «Riviste d’Arte d’Avanguardia», Edizioni Sylvestre Bonnard, 2005, p. 146.
Edizione originale. Tutto il pubblicato del 1974 e del 1975 (due numeri tripli: 11/12/13 e 14/15/16). Fioritura e piccola mancanza al piatto anteriore della brossura del 1975 e normali tracce di usura a entrambi i numeri, ma nel complesso ottimi esemplari. Estremamente raro. Tutto il pubblicato degli anni 1974 e 1975 in due numeri tripli (11/12/13 e 14/15/16) nel nuovo formato 22 x 16 cm (rispetto ai precedenti 34 x 24 e 33 x 22 degli anni 1969 - 1970) della rivista «Tèchne» pubblicata a Firenze a partire dall’ottobre del 1969 e diretta da Eugenio Miccini come bollettino del Centro omonimo (voluto e creato dallo stesso artista e poeta toscano sempre nel 1969). Tra i membri fondatori del «Gruppo 70» insieme a Lamberto Pignotti e Luciano Ori, Miccini si propose con il centro culturale e con il periodico a esso collegato di proseguire il lavoro di ricerca e divulgazione militante nel campo della sperimentazione d’avanguardia e della Poesia Visiva, di cui l’artista toscano, scomparso nel 2007, fu non soltanto uno dei massimi esponenti ma anche ideatore del termine proprio all’interno dell’esperienza del già ricordato «Gruppo 70». Eccentricamente composta da fogli dattiloscritti, manifesti, riproduzioni di opere, volantini e con i suoi testi in italiano, inglese e tedesco il periodico - la cui pubblicazione proseguirà, con un’interruzione tra il 1970 e il 1974, fino al 1976 per un totale di 19 numeri divisi in 9 fascicoli - si presentava come una raccolta di materiali variamente legati sperimentazione verbo-visiva (diventando, insieme a «Lotta Poetica», l’organo ufficiale del movimento di Poesia Visiva non soltanto a livello nazionale) e come cassa di risonanza delle attività del Centro o di luoghi similmente e volontariamente lontani dai circuiti culturali tradizionali e dal potere da essi esercitato. Rispetto alle prime uscite della rivista, i volumi qui proposti si presentano con una confezione editoriale classica, apparentemente meno vicina allo stile delle riviste avanguardiste e sperimentali assemblate artigianalmente. Rimangono tuttavia le pagine dattiloscritte (con saggi e interventi più lunghi e non più proposti anche in inglese e tedesco), gli inserti e le tavole grafiche stampati su carte di tipo e formati diversi tipici del periodico. Tra i molti contributi testuali e visivi raccolti in questi numeri si segnalano, in particolare, quelli di Sylvano Bussotti, Lucia Marcucci, Emilio Isgrò, Lino Centi, Miroslav Klivar, Lamberto Pignoti, Eugenio Miccini. M. Bazzini, M. Gazzotti, «Controcorrente. Riviste e libri d’artista delle case editrici della Poesia visiva», Allemandi, Torino 2011, pp. 21 - 22; M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», Gli Ori, Pistoia 2002; G. Maffei, P. Peterlini, «Riviste d’Arte d’Avanguardia», Edizioni Sylvestre Bonnard, 2005, p. 146.
Edizione originale. Minime fioriture ma bell’esemplare. Disponiamo del primo numero di questo ciclostilato (1° maggio 1970) diretto da Sergio Manes. dal Sommario: «Unità nel leninismo», «1° maggio elettorale», «Uniti si collabora», «Lenin: un insegnamento strumentalizzato o frainteso», «Il revisionismo avventurista del movimento studentesco e l’opportunismo codista dell’Uci (M-L)».
Edizione originale. Tutto il pubblicato della “nuova serie” di «Uomini e Idee» dal numero 1 del gennaio-febbraio 1966 al numero 23/25 del settembre 1970. 25 numeri in 11 fascicoli, tutti in ottime condizioni (con occasionali bruniture e lievissime abrasioni alle brossure). La collezione, estremamente rara in questo grado di completezza, include il numero monografico «Il gesto poetico. Antologia della nuova poesia d’avanguardia» (numero 18, fascetta editoriale conservata). Nuova serie della rivista «Uomini e Idee» fondata e diretta da Corrado Piancastelli con il supporto finanziario e la direzione amministrativa di Enzo Portolano. Originariamente pubblicato come rivista scientifica dal 1958 al dicembre 1964 - con contributi di alto profilo principalmente dedicati al rapporto mente e corpo e mente-cervello -, il periodico tornò con la serie qui presentata nel 1966 ampliando i propri orizzonti e abbracciando in modo più deciso i campi della letteratura e della poesia sperimentali e dell’arte, pur non abbandonando – come del resto il lungo sottotitolo dichiara – l’originario terreno marcatamente scientifico-psicologico. Nei 25 numeri (alcuni doppi e tripli) comparsi tra il 1966 e il 1975 figurano così contributi d’eccezione e di natura diversa, da scritti di Renato Barilli, Furio Jesi, Emilio Servadio, Giulio Carlo Argan a interviste a Eugenio Montale e a Bertrand Russell. Da segnalare, per sottolineare la già ricordata attenzione della “nuova serie” alla sfera poetico-letteraria sperimentale, il numero 18 del novembre/dicembre 1968 intitolato «Il gesto poetico. Antologia della nuova poesia d’avanguardia» con una ricchissima selezione di autori legati alle nuove frontiere della fusione tra poesia e arte o tra parola e immagine curata del direttore Piancastelli e di Luciano Caruso.
Edizione originale. Numeri I-II del 1927; II e III del 1929; I, II, III e IV del 1930; I, II, III e IV del 1931. Esemplari in ottimo stato (normali tracce di usura e leggere fioriture ai piatti delle brossure). Presente il numero doppio inaugurale del 1927 e le annate complete del 1930 e 1931. Fondata a Faenza nel 1927 da Giuseppe Liverzani e attiva con uscita trimestrale irregolare fino al 1935, la rivista «Valdilamone» si proponeva come luogo di salvaguardia e di divulgazione della storia, della cultura e dell’arte del ravennate (benché aperto anche al più vasto panorama letterario e artistico nazionale). Come scritto nelle pagine introduttive del numero inaugurale del 1927, infatti, il periodico avrebbe dovuto: «Stimolare e unire le riposte sane giovani energie della nostra terra, innalzare il pensiero e il sentimento del nostro popolo, ecco il compito che la Rivista si propone; ed ecco ancora il chiaro dovere che essa addita a tutti i cittadini che sentono per l’arte e per la cultura un amore nobile e operoso». Stampato in formato 25 x 17 cm, questi quaderni della Valle del Lamone erano caratterizzati anche dalle belle copertine realizzate con eleganti incisioni (da segnalare almeno il nome di Serafino Campi).
Edizione originale. Ottimo esemplare completo di foglietto di errata. Anno II n. 1 della collana «Fotostoria». Ricca documentazione storico fotografica.
Edizione originale. Collezione scompleta di otto annate (dalla I alla IX del 1942, anno di chiusura della rivista) del periodico dei G.U.F. di Torino. Fascicoli sciolti in ottime condizioni conservati in due astucci con cofanetti in tela blu e titoli oro al dorso. Numeri presenti: 10 - 11 del I anno; dal 2 al 14 - 15 del II anno; 1 -2, 3, 5, 9, 10 - 11 del III anno; dal numero 8 al 17 e numeri 23 e 24 del V anno; numeri 1, dal 3 al 13, dal 15 al 21, 23 e 24 del VI anno; dall’1 al 24 del VII anno; dall’1 al 6, dall’8 al 21, 23 e 24 dell’VIII anno; dall’1 al 5, dal 7 al 12, 17 e 18 del IX anno. Rivista dei G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti) di Torino fondata da Guido Pallotta nel 1932. Originario di Forlì, dove era nato nel 1901, Pallotta partecipò diciottenne all’Impresa di Fiume per poi diventare giornalista per la «Gazzetta del popolo» e il «Popolo d’Italia». Nominato segretario dei G.U.F. torinesi nel 1931, poco dopo diede vita al mensile - dal secondo anno, quindicinale - «Vent’anni», organo ufficiale degli studenti universitari fascisti del capoluogo piemontese e poi megafono del volontarismo fascista tutto che, a ridosso dell’entrata italiana in guerra, cambiò il proprio nome in «Vent’anni in armi» (poi: «Vent’anni in armi. Quindicinale di combattimento»). Partito per il fronte africano a capo della “Compagnia universitaria Principe di Piemonte” (di cui egli stesso aveva chiesto e ottenuto la formazione), Pallotta morì in combattimento nel dicembre del 1940. Alla sua scomparsa è dedicato il numero 12 del 12 aprile 1941, quando la notizia della sua morte divenne ufficiale.
Collezione completa in edizione originale. Ottimo esemplare, molto fresco e pulito, con margini discreti (215 x 160 mm; da segnalare solo il taglio basso del fascicolo P del vol. 1 molto radente al testo, con la perdita di una nota a piè pagina a p. 128), in gradevole legatura ottocentesca non sofisticata (qualche segno d’usura ai bordi; cerniere allentate ma resistenti). Interessante la provenienza: al frontespizio del vol. 1 pecetta con timbro ovale recante lo stemma nobiliare della famiglia (De) Silva, e iscrizione «D. Lvigi SijLva». Parenti di Luigi furono il conte Donato Silva (1690-1779), grande matematico e bibliofilo, fra i promotori della Società Palatina, che diede vita a un’importante biblioteca nella villa di famiglia a Cinisello Balsamo (Milano), poi accresciuta da Ercole Silva (1756-1840) fino a raccogliere una ventina di codici manoscritti e una sessantina di incunaboli — oltre a opere di Beccaria e Verri, amici del conte (vedi il «Catalogo de’ libri della Biblioteca Silva in Cinisello», e Ferrari, «Libri “moderni” e libri “antiqui” nella biblioteca di S. Francesco Grande di Milano, pp. 221-223). Una vendita cospicua dei volumi della biblioteca ebbe luogo a Parigi il 15-16 febbraio del 1869. Rara raccolta completa del celebre foglio dell’illuminismo milanese diretto dai fratelli Verri. Primo volume dal giugno 1764 a tutto maggio 1765; secondo volume dal giugno 1765 a tutto l’anno seguente. Stando ai repertori istituzionali online, in Italia sono conservati presso le biblioteche pubbliche solo una decina di esemplari della collezione completa del «Caffè» in prima edizione. In Europa, si rinvengono solo due esemplari alla British Library, e uno alla storica Biblioteca centrale universitaria “Lucian Blaga”, in Romania. Un solo esemplare infine negli Stati Uniti, alla Houghton Library dell’università di Harvard (ex libris Marino Parenti). -- L’idea della stampa di un periodico che desse voce alle nuove istanze illuministe maturate all’interno dell’Accademia dei Pugni, animata da figure di spicco della cultura milanese — Pietro e Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Sebastiano Franci, Paolo Frisi, Giuseppe Visconti, Luigi Lambertenghi, Giovan Battista Carlo — si concretizzò il primo giugno 1764, quando, sul modello della rivista inglese «The Spectator», fu pubblicato il primo numero de «Il Caffè». Programmaticamente rivolto a un pubblico di lettori curiosi e interessati, e non di eruditi e specialisti, la rivista si poneva innanzitutto lo scopo di «spargere delle utili cognizioni fra i nostri cittadini, divertendoli». Un tono leggero dunque, che non risparmiava però severe critiche alla società del tempo, le più pesanti dirette ai «Puristi della Lingua»; emblematiche in questa direzione le parole della «Nota al Lettore» del primo volume, anonima ma con tutta verosimiglianza vergata da Pietro Verri in funzione di manifesto programmatico: «La pedanteria de’ Grammatici che tenderebbe ad estendersi vergognosamente su tutte le produzioni dell’ingegno; quel posporre, e disprezzare che si fa da alcuni le cose in grazia delle parole; quel continuo, ed inquieto pensiero delle più minute cose che ha tanto influito sul carattere, sulla letteratura, e sulla politica Italiana meritano che alcuno osi squarciare apertamente queste servili catene». -- Svariati gli argomenti toccati nella rivista: oltre a letteratura e arti, la politica, l’economia, le scienze e la gastronomia. L’esperienza si concluse nel giro di due anni: dissidi interni — in particolare tra Cesare Beccaria e i fratelli Verri — l’allontanamento di alcuni redattori da Milano — Alessandro Verri a Roma, Gian Battista Biffi a Cremona — e la perdita dell’entusiasmo iniziale decretarono la fine delle pubblicazioni e lo scioglimento dell’Accademia dei Pugni, come ricorda l’accorato congedo nella Nota al lettore del secondo volume: «La piccola Società di Amici, che ha scritti questi fogli è disciolta. [...] Noi ringraziamo quelle anime gentili che si sono degnate d’applaudire al nostro progetto, e di fare coraggio a chi tentava di accrescere la coltura degli ingegni, e diminuire il numero de’ pregiudizi volgari. Sarà questa per sempre la più cara meta de’ nostri studj». -- Per la ricostruzione dettagliata della complessa vicenda editoriale del periodico si rimanda senz’altro al puntuale saggio di Luigi Firpo sugli Articoli tratti da «Il Caffè»; basti qui ricordare che, per sfuggire alla censura asburgica, Pietro Verri decise di stampare il periodico in territorio veneto, a Brescia, presso Giammaria Rizzardi, e così fece per tutto il 1764. Sorsero tuttavia non pochi problemi: innanzitutto, l’incuria della stampa, con l’impiego di piombi e carta scadenti, a cui si aggiungeva la costante mancanza di puntualità dello stampatore nella consegna dei fogli; poi, la distanza da Milano rendeva assai difficile il processo di correzione delle bozze, cosa che comportava la presenza di non pochi refusi e inesattezze; infine, contro le aspettative del Verri, anche i veneziani si dimostrarono censori invadenti, imponendo continue revisioni sui testi. Verri si risolse così di stampare a Milano presso Galeazzi, al quale affidò l’impressione di tutti i numeri della seconda annata. Infine, secondo l’uso dell’epoca, i fogli del periodico rimasti invenduti vennero raccolti in volume dallo stampatore: con un ingegnoso espediente, ancora una volta per sfuggire alla censura, il frontespizio di entrambe le annate reca la data di Brescia, genuina dunque per il primo, falsa per il secondo. Melzi, Dizionario di opere anonime e pseudonime, s.v.; Biblioteca Luigi Einaudi n. 6161; Firpo, Articoli tratti da «Il Caffè» (in Beccaria: Scritti filosofici e letterari, Milano 1984: 349-358) 2 voll. in uno
Settimanale diretto da Tomaso Monicelli. Il primo numero reca la data 6 giugno 1909; cessò le pubblicazioni col numero 22 del 29 maggio 1910. Dapprima la testata fu disegnata da Pietro Chiesa poi da Antonio Rubino. Pubblica testi di politica, storia e letteratura (poesie e racconti di Gozzano, Giorgieri Contri, Vannicola, Govoni, Lucini), abbelliti da numerose illustrazioni di Golia, T.M. Cascella, Fabiano e Rubino. Tutto il pubblicato rilegato in volume.
Ottimo esemplare con indirizzo di Marinetti a Roma, Piazza Adriana 30, manoscritto in intestazione. Numero speciale del mensile dell'Istituto Galileo Ferraris, dedicato a «I fondamenti scientifici dell'aeropittura futurista», con belle riproduzioni in bianco e nero: «La recente mostra di aeropittura futurista promossa dal Dopolavoro del Ministero dell'Aeronautica, a Roma, può offrire lo spunto ad alcune considerazioni di carattere scientifico» (dall'incipit). Il testo, siglato «m.p.», è del matematico Marcello Puma; le tavole riproducono opere di Benedetta (Cime arse di solitudine), A.G. Ambrosi (Aeroritratto di S.E. Ciano), Tato (Spirale; Diavolerie d’eliche). Salaris, Riviste futuriste, pp. 734-7
Prima annata completa. Ottimo esemplare (fisiologici segni del tempo alla legatura); ex libris a timbro al frontespizio e al contropiatto posteriore («Libri Scheiwiller s.r.l.»). Quindicinale diretto da Carlo Borghi, Emilio De Marchi e per un breve periodo Tito Dugnani, poi dimissionario in favore di Ambrogio Bazzero. Il foglio continuò lungo tutto il 1877 fino al 28 giugno 1878 (dal dic. ’77 in coabitazione con la testata «Il Preludio» di T. Cremona). 24 fascicoli di 16 pagine cad., a numerazione progressiva, legati insieme in un unico volume completo di occhietto e frontespizio f.t. Fino al fascicolo I,12 (16 giu.) un’elaborata incisione di sapore romantico, con medaglione di Dante, illustra la testata; dal fascicolo del 1° luglio, essa è invece in maiuscoletto semplice. Cfr. Napoli, Intr. a «Milano visione», p. 10s. n. 8: «Il foglio va annoverato tra le voci più importanti della Scapigliatura milanese. Molti dei suoi collaboratori, seguendo un destino comune ad altri esponenti di quel movimento, all’indomani della chiusura del foglio rientrano nei ‘ranghi’. È il caso dello stesso De Marchi [presente sotto vari pseudonimi quali ‘Primo De Vecchi’ o ‘Primo De Novi’], ma anche di Fontana, Corio [notevole l’«inchiesta dedicata alla ‘Plebe di Milano’, che nell'arco di ventun puntate [dal 1° ago. ’76] avrebbe condotto il lettore nei bassifondi ancora inediti della Milano attraversata dalle prime ondate migratorie, e ‘gran mondezzaio della Lombardia’» – DBI] o Boito; altri scomparvero dall’agone letterario e altri ancora, come Bàzzero, seguirono una parabola del tutto autonoma, destinati a far parte con se stessi». DBI s.v. Borghi: «rispetto a fogli come ‘La Farfalla’ di Cletto Arrighi o al tronconiano ‘Lo Scapigliato’, si pose in posizione moderata, disposto a battersi nella direzione di un realismo capace di non lasciar coinvolgere nella polemica antiborghese l'ossequio verso gli alti ideali e verso i parametri di una sicura morale».
Edizione originale. Tutto il pubblicato dal 1832 al 1835 in quindici tomi, tutti in ottime condizioni. Estremamente raro in queste condizioni e grado di completezza. Creata nel 1832 dal conte recanatese Monaldo Leopardi, già autore di opere politiche a carattere fortemente conservatore, e stampata a Pesaro dal tipografo Annesio Nobili – a sua volta ostile ai moti rivoluzionari che avevano scosso anche l’Italia nel 1830 e 1831 e pronto per questo a diffondere clandestinamente libri antiliberali, tra cui i «Dialoghetti sopra le materie correnti nell’anno 1831» del Leopardi -, «La voce della ragione» si propose come sodale ed erede della «Voce della verità» di Modena di cui, nel saggio introduttivo al primo fascicolo, i redattori - ovvero il conte e i figli Paolina e Pierfrancesco - celebravano il coraggio per aver tolto «alla cabala antisociale la privativa della favella libera e ardimentosa» e per aver sostenuto i partigiani «dell’ordine e della giustizia». E ordine, giustizia e spirito autenticamente votato alla salvaguardia della società - laddove per società si deve intendere un organismo retto sul rispetto del potere religioso e politico in quel tempo percorso da insurrezioni e rovesciamenti - sono ciò che il quindicinale si proponeva a sua volta di promuovere e difendere, ospitando contributi “filosofici, teologici, politici, istorici, letterari” in linea con questi principi.
Edizione originale. Bell’esemplare. Disponiamo del n. 0 maggio ’79 e del n. 0 [sic] ottobre ’79. Supplemento a «Stampa Alternativa», mensile dell’Autonomia napoletana. All’interno del numero di maggio l’«Inserto speciale repressione», con analisi e contributi in merito all’operazione che il 7 aprile 1979 portò all’arresto di 22 militanti, tra cui Toni Negri e Oreste Scalzone, e che sancì l’attacco definitivo dello Stato, nella figura del giudice Calogero, contro i movimenti autonomi. Il prezzo si intende a fascicolo.
Edizione originale. Esemplari in buono stato. Disponiamo dei fascicoli a. XV n. 264 e n. 265, 24 e 28 aprile 1962, il primo «por un 1° de mayo de lucha anticapitalista y antimperialista», il secondo con il «Manifiesto del 1° de mayo de la Conferencia extraordinaria de la cuarta internacional». Il prezzo si intende a fascicolo.
Edizione originale. Fogli normalmente bruniti con occasionali fioriture, nel complesso ottimo esemplare. Estremamente raro. Terzo fascicolo (estremamente raro) della prima serie della rivista olandese «Wendingen», creata da Hendricus Theodorus Wijdeveld nel 1918. Legato all’associazione professionale «Architectura et Amicitia», il periodico nacque con l’intento di perseguire un ideale di comunione tra tutte le arti seguendo i “rivolgimenti” - “Wendigen”, appunto - propri di quegli anni di grande fermento culturale e politico. Una «totale riconciliazione delle arti», come scrisse nel primo numero il suo ideatore e capo redattore Wijdeveld, in cui l’architettura avrebbe dovuto giocare un ruolo ovviamente fondamentale ma non egemonico. Non sorprende, dunque, che dei centosedici fascicoli pubblicati tra il 1918 e il 1931 soltanto quarantasette vennero dedicati in modo esclusivo all’architettura, riservando invece estrema attenzione ai punti di contatto tra progettazione e creazione artistica (o alla progettazione messa al servizio della pura creazione artistica). Notevole fu anche la sensibilità verso la pittura simbolista e la “Nieuwe Kunst”, testimoniata ad esempio dall’ultimo numero della prima serie interamente incentrato sull’opera di Jan Toorop, tra i massimi rappresentanti in pittura dell’“Art Nouveau” olandese. Ma l’amore per l’arte in ogni sua forma espressiva è più in generale dichiarato dalle molte immagini che arricchivano ogni fascicolo - elegantissimo con il suo formato 33 x 33 cm e la rilegatura alla giapponese con rafia -, dalle illustrazioni a piena pagina e dalle meravigliose copertine affidate ogni volta ad artisti e architetti diversi. In questo terzo numero del 1918, in particolare, l’illustrazione d’apertura è affidata al designer e scultore Hildo (Hildebrand Lucien) Krop mentre quasi metà del numero è occupata da un lungo approfondimento, completo di riproduzioni fotografiche in bianco e nero, sullo scultore olandese Joseph Mendes da Costa e alla sua composizione bronzea del 1917 “Liefde” (“Amare”).
Edizione originale. Leggere fioriture ai fogli normalmente bruniti, nel complesso ottimo esemplare. Estremamente raro. Quarto fascicolo della prima serie della rivista olandese «Wendingen» con la bellissima copertina firmata dall’architetto Cornelis Jouke Blaauw. All’interno un lungo approfondimento sugli studi preparatori di Frits Lensvelt per le scenografie del «Faust» e un articolo su Kandinsky a cura di Jan Gratama. Creata da Hendricus Theodorus Wijdeveld nel 1918, la rivista - legata all’associazione professionale «Architectura et Amicitia» di cui Gratama era al tempo presidente - nacque con l’intento di perseguire un ideale di comunione tra tutte le arti seguendo i “rivolgimenti” - “Wendigen”, appunto - propri di quegli anni di grande fermento culturale e politico. Una «totale riconciliazione delle arti», come scrisse nel primo numero il suo ideatore e capo redattore Wijdeveld, in cui l’architettura avrebbe dovuto giocare un ruolo ovviamente fondamentale ma non egemonico. Non sorprende, dunque, che dei centosedici fascicoli pubblicati tra il 1918 e il 1931 soltanto quarantasette vennero dedicati in modo esclusivo all’architettura, riservando invece estrema attenzione ai punti di contatto tra progettazione e creazione artistica (o alla progettazione messa al servizio della pura creazione artistica). Notevole fu anche la sensibilità verso la pittura simbolista e la “Nieuwe Kunst”, testimoniata ad esempio dall’ultimo numero della prima serie interamente incentrato sull’opera di Jan Toorop, tra i massimi rappresentanti in pittura dell’“Art Nouveau” olandese. Ma l’amore per l’arte in ogni sua forma espressiva è più in generale dichiarato dalle molte immagini che arricchivano ogni fascicolo - elegantissimo con il suo formato 33 x 33 cm e la rilegatura alla giapponese con rafia -, dalle illustrazioni a piena pagina e dalle meravigliose copertine affidate ogni volta ad artisti e architetti diversi.
Edizione originale. Ottimo esemplare (qualche fioritura alle prime carte e al piatto anteriore e normale brunitura). Estremamente raro. Quinto fascicolo della prima serie della rivista olandese «Wendingen» con la copertina del pittore olandese Richard Nicolas Roland Holst, celebre per i suoi affreschi al Beurs van Berlange, l’ex Borsa di Amsterdam inaugurata nel 1903 e progettata dal famoso architetto Hendrik Petrus Berlage, ricordato in questo numero per la Holland House realizzata a Londra nel 1916. Creata da Hendricus Theodorus Wijdeveld nel 1918, la rivista, legata all’associazione professionale «Architectura et Amicitia», nacque con l’intento di perseguire un ideale di comunione tra tutte le arti seguendo i “rivolgimenti” - “Wendigen”, appunto - propri di quegli anni di grande fermento culturale e politico. Una «totale riconciliazione delle arti», come scrisse nel primo numero il suo ideatore e capo redattore Wijdeveld, in cui l’architettura avrebbe dovuto giocare un ruolo ovviamente fondamentale ma non egemonico. Non sorprende, dunque, che dei centosedici fascicoli pubblicati tra il 1918 e il 1931 soltanto quarantasette vennero dedicati in modo esclusivo all’architettura, riservando invece estrema attenzione ai punti di contatto tra progettazione e creazione artistica (o alla progettazione messa al servizio della pura creazione artistica). Notevole fu anche la sensibilità verso la pittura simbolista e la “Nieuwe Kunst”, testimoniata ad esempio dall’ultimo numero della prima serie interamente incentrato sull’opera di Jan Toorop, tra i massimi rappresentanti in pittura dell’“Art Nouveau” olandese. Ma l’amore per l’arte in ogni sua forma espressiva è più in generale dichiarato dalle molte immagini che arricchivano ogni fascicolo - elegantissimo con il suo formato 33 x 33 cm e la rilegatura alla giapponese con rafia -, dalle illustrazioni a piena pagina e dalle meravigliose copertine affidate ogni volta ad artisti e architetti diversi.
Edizione originale. Esemplare normalmente brunito e con un piccolo strappo al piatto anteriore, ma nel complesso ottimo esemplare. Estremamente raro. Quinto fascicolo della terza seria della rivista olandese «Wendingen» con la copertina dell’artista fiammingo Jozef Cantré. Come la maggior parte dei numeri del 1920, anche il presente ha carattere monografico ed è dedicato all’arte ungherese, come precisato nelle righe introduttive al numero stesso. Creata da Hendricus Theodorus Wijdeveld nel 1918, la rivista, legata all’associazione professionale «Architectura et Amicitia», nacque con l’intento di perseguire un ideale di comunione tra tutte le arti seguendo i “rivolgimenti” - “Wendigen”, appunto - propri di quegli anni di grande fermento culturale e politico. Una «totale riconciliazione delle arti», come scrisse nel primo numero il suo ideatore e capo redattore Wijdeveld, in cui l’architettura avrebbe dovuto giocare un ruolo ovviamente fondamentale ma non egemonico. Non sorprende, dunque, che dei centosedici fascicoli pubblicati tra il 1918 e il 1931 soltanto quarantasette vennero dedicati in modo esclusivo all’architettura, riservando invece estrema attenzione ai punti di contatto tra progettazione e creazione artistica (o alla progettazione messa al servizio della pura creazione artistica). Notevole fu anche la sensibilità verso la pittura simbolista e la “Nieuwe Kunst”, testimoniata ad esempio dall’ultimo numero della prima serie interamente incentrato sull’opera di Jan Toorop, tra i massimi rappresentanti in pittura dell’“Art Nouveau” olandese. Ma l’amore per l’arte in ogni sua forma espressiva è più in generale dichiarato dalle molte immagini che arricchivano ogni fascicolo - elegantissimo con il suo formato 33 x 33 cm e la rilegatura alla giapponese con rafia -, dalle illustrazioni a piena pagina e dalle meravigliose copertine affidate ogni volta ad artisti e architetti diversi.
Edizione originale. Ottimo esemplare (normali e lievi abrasioni perimetrali alle copertina, carte leggermente brunite). Raro. Bellissimo numero doppio della quarta serie (1921) della rivista olandese «Wendingen» interamente dedicato al teatro di figura. Oltre alla copertina affidata all’incisore, ceramista e designer Carel Adolph Lion Cachet, il corposo fascicolo contiene numerose riproduzioni fotografiche in bianco e nero di marionette e burattini utilizzati nel teatro europeo e cinese accompagnate da articoli di approfondimento. Creata da Hendricus Theodorus Wijdeveld nel 1918, la rivista, legata all’associazione professionale «Architectura et Amicitia», nacque con l’intento di perseguire un ideale di comunione tra tutte le arti seguendo i “rivolgimenti” - “Wendigen”, appunto - propri di quegli anni di grande fermento culturale e politico. Una «totale riconciliazione delle arti», come scrisse nel primo numero il suo ideatore e capo redattore Wijdeveld, in cui l’architettura avrebbe dovuto giocare un ruolo ovviamente fondamentale ma non egemonico. Non sorprende, dunque, che dei centosedici fascicoli pubblicati tra il 1918 e il 1931 soltanto quarantasette vennero dedicati in modo esclusivo all’architettura, riservando invece estrema attenzione ai punti di contatto tra progettazione e creazione artistica (o alla progettazione messa al servizio della pura creazione artistica). Notevole fu anche la sensibilità verso la pittura simbolista e la “Nieuwe Kunst”, testimoniata ad esempio dall’ultimo numero della prima serie interamente incentrato sull’opera di Jan Toorop, tra i massimi rappresentanti in pittura dell’“Art Nouveau” olandese. Ma l’amore per l’arte in ogni sua forma espressiva è più in generale dichiarato dalle molte immagini che arricchivano ogni fascicolo - elegantissimo con il suo formato 33 x 33 cm e la rilegatura alla giapponese con rafia -, dalle illustrazioni a piena pagina e dalle meravigliose copertine affidate ogni volta ad artisti e architetti diversi.
Edizione originale. Ottimo esemplare (normali e lievi abrasioni ai piatti, piccolo strappo non deturpante al dorso, carte occasionalmente brunite). Estremamente raro. Bellissimo e famoso numero monografico doppio della sesta serie (1924) della rivista olandese «Wendingen» dedicato ai cristalli, con l’evocativa copertina ideata da Bernard Essers e numerose riproduzioni fotografiche in bianco e nero di sorprendenti solidi cristallini. Creata da Hendricus Theodorus Wijdeveld nel 1918, la rivista, legata all’associazione professionale «Architectura et Amicitia», nacque con l’intento di perseguire un ideale di comunione tra tutte le arti seguendo i “rivolgimenti” - “Wendigen”, appunto - propri di quegli anni di grande fermento culturale e politico. Una «totale riconciliazione delle arti», come scrisse nel primo numero il suo ideatore e capo redattore Wijdeveld, in cui l’architettura avrebbe dovuto giocare un ruolo ovviamente fondamentale ma non egemonico. Non sorprende, dunque, che dei centosedici fascicoli pubblicati tra il 1918 e il 1931 soltanto quarantasette vennero dedicati in modo esclusivo all’architettura, riservando invece estrema attenzione ai punti di contatto tra progettazione e creazione artistica (o alla progettazione messa al servizio della pura creazione artistica). Notevole fu anche la sensibilità verso la pittura simbolista e la “Nieuwe Kunst”, testimoniata ad esempio dall’ultimo numero della prima serie interamente incentrato sull’opera di Jan Toorop, tra i massimi rappresentanti in pittura dell’“Art Nouveau” olandese. Ma l’amore per l’arte in ogni sua forma espressiva è più in generale dichiarato dalle molte immagini che arricchivano ogni fascicolo - elegantissimo con il suo formato 33 x 33 cm e la rilegatura alla giapponese con rafia -, dalle illustrazioni a piena pagina e dalle meravigliose copertine affidate ogni volta ad artisti e architetti diversi.