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br. Preziosa plaquette di appena quaranta pagine, Introduzione a una vita di Mercurio, opera ibrida fra il récit e l'essai, apparve in francese nel 1945, a cura di Henri Parisot, presso le edizioni Fontaine. Da allora non più ristampata, né in Francia né nel nostro Paese, ha oggi la rarità numerica (se non il valore venale) della Bibbia di Gutenberg e viene qui proposta in traduzione italiana a cura di Maurizio Grasso. Mercurio-Ermete non poteva non essere la figura centrale nella mitologia personale di Savinio, il corrispettivo celeste della sua terrena poligrafia. È il postino dell'Olimpo, il patrono dei commerci, dei ladri e delle strade, il cicerone delle anime e dei sogni, la meteora e l'icona del viaggio, l'inafferrabile, il transeunte, il marginale. È insomma per lo scrittore - genio mercuriale - il simbolo stesso della libertà interiore e il nume tutelare del suo universo poetico. Il libro, tanto breve quanto straordinario, anche in virtù del cumulo di riferimenti simbolici che vi si concentrano, risulta essere l'ultimo dei suoi testi narrativi, essendo gli anni dal 1945 alla morte dedicati soprattutto al teatro e alla regia musicale. Ritroviamo qui, nell'artefice della stagione protosurrealista degli anni Venti, l'intero capitolo di un immaginario testamento spirituale. Lo scrittore ha accarezzato a lungo il proposito di raccontare il desiderio segreto del «suo» Mercurio. Questo dio obbligato a volare un palmo sopra la humanitas, su cui non gli è concesso soltanto posarsi, questo dio che un cliché plurimillenario costringe nel ghetto di un'intelligenza aerea, lo rende «altro» rispetto alla categoria-uomo. E così, non pago del suo aureo isolamento, Savinio/Mercurio transita dallo stato di immortale a quello di eterno. E non cessa di stupirci.
br. Quando un prestigiatore predisse al barone la scena della sua morte, questi non volle crederci e, anzi, si fece beffe del destino e di quella sciocca profezia, facendo di tutto perché si ricreassero le condizioni necessarie alla sua realizzazione. Ma il fato sa essere beffardo e crudele e mal sopporta chi non gli dimostra rispetto.
br. «Il ricordo è un modo di incontrarsi» affermava Gibran e questa frase è molto più vera a Natale, quando i momenti delle feste passate tornano a galla e riempiono il cuore. I testi di questo quarto libretto della collana Natale ieri e oggi vogliono proprio ricordare (cioè ridare al cuore) il senso della festa.Con Matilde Serao compiamo un viaggio dove tutto è iniziato: con il suo piglio giornalistico, infatti, Serao descrive Betlemme, la grotta del presepe e il villaggio di Ain Kerem. Le rimembranze di un suo viaggio in Palestina diventano per noi testimonianza di un Natale che non c'è più.Ne L'orango Giulio Laurenti ci guida in un viaggio più intimo in cui nel presepe, come tipica rappresentazione che allestiamo nelle nostre case, figura anche un orango, personaggio insolito, che rappresenta lo spartiacque tra l'infanzia e l'età adulta.I due racconti sono introdotti dalla poesia Febbre di Vittoria Aganoor Pompilj che, ancora una volta, si muove nel vasto orizzonte dei ricordi natalizi.
br. Presentato per la prima volta in traduzione italiana, "Dieci notti di sogni" è considerato il romanzo più poetico di Soseki, capace di trasmettere, con la levità delle atmosfere oniriche, l'intimità di un confronto a cui l'uomo moderno non può sfuggire, quello con il nulla. Il nulla, nelle dieci notti, è ciò che si sottrae all'abbraccio, ciò che compare, ma non si può afferrare, non si può conoscere con il corpo. Il nulla, in fondo, è ciò di cui sono fatti i nostri sogni e solo la scrittura può, da svegli, aiutarci a cogliere e a rivivere il momento evanescente in cui "sembra che le cose esistano, ma non esistono".
br. Fettes studia medicina a Edimburgo e lavora e riceve ospitalità dall'anatomista mister K. Fettes è incaricato di ricevere i corpi portati per la dissezione. In un'occasione, Fettes identifica il corpo di una donna che conosceva, ed è convinto che sia stata uccisa. Ma un altro studente, Macfarlane, lo convince a non denunciare l'accaduto, perché sarebbero entrambi implicati nel crimine.
br. Kalamake, un mago che sembra disporre di un'inesauribile ricchezza, con un incantesimo si trasporta assieme a Keola su un'isola sconosciuta abitata da antropofago a cui i due sono però invisibili. Qui gli rivela che le conchiglie dell'isola possono essere trasformate in monete, e poi lo abbandona in mare. Tornato sull'isola misteriosa, Keola scopre che tanti visitatori vengono da tutto il mondo per raccogliere le conchiglie, e scatena una battaglia tra i maghi invisibili e gli isolani.
br. Due uomini, un delitto, l'improvvisa esitazione dell'assassino che, dopo la morte della vittima, in maniera analoga a quanto avviene nel "Cuore rivelatore" di Edgar Allan Poe, vede la propria coscienza ripartirsi in due, dando forma a qualcosa che "non appartiene né alla terra né a Dio".
br. "Leggete le mie semplici fiabe del 1903 e rendetevi conto voi stessi di dove ho fatto il mio apprendistato." Così, in un articolo del 1905, Strindberg ricorda la prima edizione della sua raccolta di fiabe, Sagor, in occasione del centenario della nascita di H.C. Andersen. Questa raccolta, scritta nel 1903 e presentata qui per la prima volta al pubblico italiano, appartiene alla piena maturità artistica di Strindberg e rappresenta l'unica incursione dell'autore in questo genere. "Strindberg riprende il suo gioco segreto di scrittore confessato nel romanzo," come scrive Alda Castagnoli Manghi nella sua introduzione, "e lo fa con tutta la libertà della fiaba, ma anche con sovrana indipendenza nei riguardi del genere. Non dissimula la realtà sotto il velo della fiaba, ma scompone, ricompone, separa e accosta ricordi, sensazioni, sogni e presentimenti 'come pezzi di una scatola di costruzioni'. Queste fiabe, a distanza di un secolo, conservano in ogni modo la loro efficacia di stile, colpiscono ancora l'immaginazione per la loro ricchezza inventiva e, soprattutto, restano a lungo nella memoria per la suggestione delle immagini visive."
br. Don Juan Manuel de Solorzano e la figlia Elvira vivono su un'isola dell'oceano. Nella sua solitudine Elvira ha maturato un'ossessione romantica per il patriota Tulio Montalbán, scomparso in circostanze misteriose. Quando sull'isola sbarca un uomo di nome Julio Macedo, l'enigma della fine di Montalbán si riapre e mette in pericolo il fragile equilibrio emotivo di Elvira.
br. È l'ultima notte di Carnevale. All'Opéra, nella follia generale, due giovani amici si imbattono in tre sfolgoranti fanciulle, corteggiate da tutta Parigi, e le portano a cena. Ma alla loro compagnia si unisce un misterioso convitato, che si fa chiamare Barone Saturno.
br. "Ma il giovane pescatore non rispose alla sua anima: nella fenditura delle rocce si costruì con rami intrecciati una capanna e vi condusse la vita un intero anno. E, ogni mattino, chiamava la Sirena, la chiamava a mezzodì; il nome della Sirena tremava ancora sulle sue labbra la sera. Ma ella non venne mai dal mare a tante chiamate: egli non riuscì mai a scorgerla in nessun punto, per quanto cercasse in tutte le grotte, nei flutti verdi, nelle insenature. e alle sorgenti che risalgono dalle profondità marine".
br. Lord Arthur non sapeva, non poteva sapere, che quel giorno al ricevimento di Lady Windermere un misterioso chiromante, Septimus Podgers, gli avrebbe predetto un futuro di sventure macchiato dalla tremenda infamia dell'omicidio, altrimenti il suo pragmatismo gli avrebbe imposto di cercare una scusa per disdire l'invito. E meglio conoscere il proprio destino o rimanerne all'oscuro? Dalla penna affilata, comica e sfrontata di uno scrittore classico e modernissimo quale Oscar Wilde, un racconto noir spiritoso e irriverente, che prende per il naso i comportamenti e le manie dell'Inghilterra vittoriana.
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brossura "Oggi è il 31 agosto, l'aria - dice il notaio - ha l'odore di crepuscolo degli dei." Wasserman fa testamento. E' la tarda estate del '39: mentre tutta l'Europa si prepara alla guerra, nella sua villa sul lago di Zurigo, il ricco commerciante racconta, a un avvocato e un notaio, del mondo dal quale proviene: la piccola cittadina ebraica, accanto al fiume Prut, al limite orientale della vecchia monarchia danubiana. Il problema di Jossel è che il suo corpo non potrà più rimpatriare e infatti né il suo denaro, né le sue spoglie torneranno nel paese natale. Rappresentante di un popolo che come nessun altro sa attendere, per Jossel la speranza è più importante del fine che si è proposto.
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