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1966G107891Moskou, Progres 1966 152pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107891
1976021090Moscow: Progress Publishers. 1976. 1st thus. Hardcover. Minutes and Documents. 758pp very good. . Progress Publishers hardcover books
prefazione di Lelio La Porta La Città del Sole 2005 311 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO, PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che miria una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l’impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo ‘globale’. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l’autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un’articolata ricostruzione dell’itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente ‘fedele’ al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l’uomo ‘totale’, l’uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l’ermeneutica critica lukácciana, l’equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l’immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l’autore non rinuncia a verificare di volta in volta l’irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell’opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un’operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e ‘peculiare costante’ in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo’ di ragione interna l’opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ‘ragione’ stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell’operato di György Lukács. ‘Tattica e etica‘, «fermezza e flessibilità», per l’appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell’esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l’asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell’antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l’autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ‘ragione’ etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell’uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – ‘si dà’ , si impone a titolo di superamento d’ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. E’ in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l’«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l’andamento ideologico, l’ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l’autore riconosce il valore d’insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l’eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. E’ qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un’autentica consapevolezza democratica.
in-8°, 270 pages, broche, couverture illustree a rabats. Bel exemplaire. [NV-25]
Milano, Edizioni del Maquis, 1975, 16mo brossura editoriale, pp. 212.
Milano, Edizioni Del Maquis, 1976, 16mo brossura editoriale, pp. 212 con una tavola nel testo (sottolineature a matita) .
Milano, Edizioni del Maquis, 1976, 16mo brossura editoriale, pp. 212 (I classici del marxismo, 17).
19731202521973 Editions François Maspero, collection "Cahiers libres" N° 194-195 - 1973 - Deuxième édition revue et augmentée - In-8, broché couverture à rabats - 313 pages
1972za892Editions du Progrès, Moscou, Editons Sociales Broché 1972 In-12 (11 x 17,5 cm.), broché, 246 pages ; dos jauni, coiffes et coins légèrement frottés, bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
RUSCONI 1992, 144 PP. LIEVI SEGNI DEL TEMPO, PER IL RESTO PERFETTO. E' giunto ormai il momento di dimenticare Marx? Di considerarlo un terzo incomodo tra destra e sinistra, dato che la sinistra ha perduto la fiducia in lui e la destra il gusto di combatterlo? Il dilemma ha una portata storica, eppure pochi hanno presente la complessa rete di conseguenze che derivano sia dal dimenticarlo sia dal conservarne il richiamo. Questo libro aiuta a guardare in faccia la realtà del problema senza il filtro di un partito o di un antipartito. E qui, in questo rovesciamento dei luoghi comuni, il romanzo mostra la sua originalità. tore, si lascia a sua volta morire nell'autunno piovoso che segna anche la fine di un'epoca.
192461111924. Hambourg Verlag Carl Hoym Nachf. 1924 - Broché 14 5 cm x 22 cm 244 pages - Texte en allemand de G. Sinowjew - Bon état
19821162781982 Edition des Presses Universitaires de France (PUF) - 1982 - Fort in-8, cartonnage toilé sous jaquette illustrée de l'éditeur, dans son coffret cartonné - 941 pages
EDITIONS DU PROGRèS MOSCOW 1970 403 PP PICCOLO STRAPPO ALLA SOVRACCOPERTA, SEGNI DEL TEMPO, VOLUME IN OTTIME CONDIZIONI GENERALI.
Mosca - Leningrado, 1953, in-4 piccolo, legatura editoriale in mezza tela con ritratto di Lenin adolescente sulla copertina anteriore, pp. 38, [2]. Con ritratto di Lenin bambino in antiporta e numerose altre illustrazioni n.t. Testo in caratteri cirillici. Ottime condizioni.
32259P., Editions Sociales, 1952, in 8° broché, 92 pages ; en partie non coupé.
in-16°, pp. 124-(1) con una ill. in antiporta. Bross. edit. Leggere tracce del tempo sui piatti, buono l'interno.
35538P., SPES (Bibliothèque de la Recherche Sociale), 1959, in 8° broché, 338 pages ; non coupé ; jaquette.
195965262Couverture souple. Broché. 338 pages.
22929Paris, Spes, 1959. 14 x 23, 338 pp., broché, bon état.
Spes 1959, In-8 broché, 338 pages. En grande partie non coupé. Trés bon état.
Milano, Società editrice Avanti, 1919, in-16, br. editoriale con emblema della Repubblica Socialista Federale dei Soviet di Russia impresso a due colori sulla copertina anteriore, pp. 93, [3]. "Documenti della Rivoluzione", n. 2. Prima edizione italiana. Buon esemplare.
Questo volume e i due che lo accompagnano contengono i testi scritti da Dante Corneli dopo il suo ritorno dalla Russia e dal Gulag. Essi furono autoprodotti e stampati in tipografie della zona di Tivoli, per essere messi in vendita presso edicole locali di giornali e tramite invii postali. Gli originali da noi utilizzati (tranne i quattro volumetti fornitici dalla Biblioteca comunale di Vicovaro tramite la Biblioteca comunale di Bolsena - a entrambe le quali vanno i nostri più vivi ringraziamenti) furono donati personalmente da Dante ad Antonella Marazzi e a Roberto Massari negli anni '70, all'epoca della loro frequentazione a Roma e a Tivoli. II lettore dovrà tener presente che Dante ebbe origini operaie, che non poté proseguire gli studi, che la sua formazione avvenne in gran parte nelle scuole di partito e che trascorse la maggior parte della propria vita in Russia (dentro e fuori il Gulag): un vero e proprio autodidatta bilingue. Ciò si riflette nel ricorso a determinate formule linguistiche, nella discontinuità dei criteri grammaticali, nell'uso improprio di maiuscole e minuscole, nella traslitterazione approssimativa di nomi e termini russi (che invece divenne rigorosamente scientifica negli ultimi volumetti, ad opera evidentemente di altra persona). Tra noi redattori dei tre volumi in cui è raccolta l'opera storico-politica di Corneli (Andrea Furlan, Antonella Marazzi e Roberto Massari) abbiamo discusso su come procedere. Alla fine è prevalsa la decisione di lasciare il testo il più possibile intatto, limitando le correzioni ai più evidenti errori grammaticali, tipografici a di punteggiatura, e mantenendo in gran parte inalterato l'uso incoerente di virgolette e corsivi, di maiuscole e minuscole. In particolare sono stati lasciati come nell'originale (tranne per gli errori troppo evidenti) i nomi di persone, riviste, luoghi, vocaboli russi (questi usati spesso in versione dialettale). Ci è sembrato, infatti, che avrebbe avuto un sapore artificiale e anacronistico dar loro la forma esatta corrente o, per i nomi russi, ricorrere alla traslitterazione scientifica. Questa, invece, è stata da noi utilizzata nell'Indice dei nomi. Abbiamo fatto eccezione solo per la grafia del nome Trotsky che, come i nostri lettori sanno, dovrebbe essere scritto sempre in questo modo sia per criteri editoriali sia perché egli stesso chiese che così fosse. Le note senza altra indicazione sono dell'Autore e non sono state modificate. Autori: Dante Corneli. Curatori: Roberto Massari.
In 8°, cop. edit., pp. XXVIII,435,(1), il volume contiene i testi delle trasmissioni di Togliatti da Radio Milano-Libertà del periodo luglio 1941 - gennaio 1944; ed. fuori comm., lievi fioriture sparse ma buon es.. (m310/d) (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
RIVISTA BIMESTRALE DIRETTA DA LUIGI LONGO E ALESSANDRO NATTA, EDITORI RIUNITI 1966 248 PP. INTERVENTI, TRA GLI ALTRI, DI LOUIS ALTHUSSER CESARE LUPORINI ANDRé GORZ HARRY MAGDOFF. LIEVI SEGNI DEL TEMPO, PROBABILMENTE INTONSO, MAI SFOGLIATO.
19881132861988 N° 35 - Mars 1988 - Revue illustrée - In-4, broché couverture illustrée sous une autre couverture transparente - 66 pages - Très nombreuses illustrations et reproductions photographiques en couleurs et en N&B