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M., Francisco Beltrán, 1929, 18'5 x 13 cm., 308 págs. - 1 h. (Ejemplar intonso).
1972100154584Juan Grijalbo 1972 collection colección 70. in12. 1972. Broché.
En 1976 Ramón Tamames escribió ¿Adónde vas España? un libro en el que examinaba el futuro que se abría tras la dictadura y que obtuvo un notable éxito en aquella España de la Transición. Casi cuarenta años después Tamames vuelve a ocuparse de nuestro ruedo ibérico con ¿Adónde vas Cataluña? una obra en la que a partir de un amplio conocimiento de la realidad histórica y sociocultural catalana se adentra en el análisis siempre fundado en hechos y previsiones de si realmente la secesión que algunos plantean en el antiguo Principado es conveniente para sus propios ciudadanos y para el resto de los españoles. Con una visión crítica de los argumentos independentistas Tamames expone sus razones «para seguir juntos» y aborda una serie de medidas que podrían significar un verdadero compromiso reconstituyente de la realidad española un compromiso en el que Cataluña tendría las más amplias posibilidades de desarrollar su gran potencial económico cultural científico e innovador.
Ramón Tamames nació en Madrid en 1933. Se doctoró en Derecho y Ciencias Económicas en la Universidad Complutense y en 1968 ganó la cátedra de Estructura Económica de Málaga actualmente es catedrático de la misma asignatura en la Universidad Autónoma de Madrid.
Fotografias intercaladas.
(Quo vadis Hispania) : con un prefacio electoral para 1977. 236 PAGINAS
Madrid, Edit. Taurus, 1956. 174 p. 8º mayor. Rústica editorial ilustrada. Bordes levemente rozados. Buen ejemplar.
brossura «We the People», la formula posta in apertura della Costituzione statunitense del 1787, non esaurì e anzi contribuì enormemente ad alimentare i dibattiti sul significato e sull'identità della nazione americana, che non sono mai cessati e i cui effetti si riverberano in ampia misura sull'età contemporanea. Questo volume, attraversando le più importanti fasi della storia del pensiero politico degli Stati Uniti e ricostruendo le riflessioni dei suoi più autorevoli esponenti, si interroga su come la teoria politica abbia affrontato i principali dilemmi del paese: le eredità coloniali; la dialettica tra il radicalismo della Rivoluzione e la realizzazione di un ordine politico-costituzionale federale; quella tra i governi locali e lo sviluppo del potere unitario nazionale, intrecciata con profonde divisioni ideologiche su temi come la libertà, la cittadinanza, la razza; le sfide poste dalle trasformazioni del capitalismo e le discussioni sull'emergere di uno Stato «Leviatano» americano; la ridefinizione dei diritti nel corso del Novecento; la riconsiderazione critica della democrazia americana alla luce del ruolo di Superpotenza nello scenario globale.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. Nel ‘400 il ducato sforzesco di Milano si segnala per l’efficienza della sua organizzazione diplomatica. La diffusione di ambasciatori residenti comportò un forte incremento della corrispondenza epistolare e un progresso nella gestione dell’informazione, dalle registrazioni cancelleresche alle procedure di archiviazione, dai servizi postali alle tecniche di manipolazione delle notizie raccolte. I dispacci in volgare – il metaforico ‘mundo de carta’ dell’inviato diplomatico – sono qui analizzati dal punto di vista grafico, formale, linguistico (caratteri intrinseci ed estrinseci, falsi, scritture segrete, volgare cancelleresco, formule epistolari). Descrizione bibliografica Titolo: «Uno mundo de carta». Forme e strutture della diplomazia sforzesca Autore: Francesco Senatore Editore: Napoli: Liguori, 1998 Lunghezza: 481 pagine; 24 cm ISBN: 8820728028, 9788820728021 Collana: Volume 2 di Mezzogiorno medioevale e moderno. Domini Soggetti: Storia medievale, Documenti, Medioevo, Cultura medioevale, Medievistica, Dispacci sforzeschi, Diplomazia, Quattrocento, Ambasciatori, Italia, Comuni, Famiglie, Sforza, Potere, Fonti, Cancelleria, Genealogia, Poste, Comunicazioni, Regno di Napoli, Relazioni internazionali, Comunicazione, Lettere, Corrispondenza estera, Ambasciatori, Politica, Sforza family, Correspondence, Naples, Kingdom, Regia Cancelleria, Diplomatics, Italy, Milan, Foreign relations, Sources, Diplomatica, Diplomacy, Sigle, Abbreviazioni, Linguaggio, Inviati, Umanesimo, Ducati, Rinascimento, Corti, Letteratura cortigiana, Archiviazione, Cicco Simonetta, Registrazione, Missioni diplomatiche, Notizie, Lingua, Topoi, Formalità, Burocrazia, Sistema informatico, Antonio da Trezzo, Manipolazione, Censura, Signore de novelle, Duca, Caratteri, Missive, Volgare cancelleresco milanese, Cifre, Cifratura, Decifrazione, Alberto de Pegri, Manoscritti, Bibliografia, Età moderna, Alfonso V, Ferrante d'Aragona, Corona, Ernesto Pontieri, Medieval History, Documents, Medieval Culture, Dispatches, Ambassadors, Municipalities, Families, Power, Sources, Stationery, Genealogy, Posts, Communications, International Relations, Communication, Letters, Foreign Correspondence, Ambassadors, Politics, Abbreviations, Language, Humanism, Renaissance, Courts, Court literature, Archiving, Registration, Diplomatic Missions, News, Language, Formality, Bureaucracy, Computer System, Manipulation, Censorship, Duke, Characters, Missives, Vulgar Milanese, Figures, Encryption, Decryption, Manuscripts, Bibliography, Modern Age, Crown
Taormina, Carlo «Uccidete il cane italiano». , Pagine 2011-05-01, Copertina in brossura,sporca,con segni d'usura. Taglio sporco lievemente. Paginazione brunita. Interno in ottime condizioni. Buono (Good) . <br> <br> Copertina flessibile <br> 200<br> 9788875573423
brossura "Ci sono leader politici che possono essere raccontati a prescindere dai paradigmi di comunicazione che hanno accompagnato e segnato il loro cammino e altri, come Vincenzo De Luca, sottolinea giustamente Domenico Giordano, per i quali lo stile comunicativo è parte sostanziale e imprescindibile della proposta politica. Sono ontologicamente un corpo solo, inscindibile e inseparabile. Leader siamesi che esistono solo comunicando e che vivono nel liquido amniotico della comunicazione. Vincenzo De Luca si inscrive a pieno titolo in questa categoria di politici contemporanei che sono tutt'uno con la loro comunicazione e non importa se calcano le scene nazionali, internazionali o se, invece, sono rimasti confinati in un contesto geografico e istituzionale meno ambizioso." (Dalla Prefazione di Massimiliano Panarari)
<br/> STATO: USATO, COME NUOVO.<br/> TITOLO: «Qualcosa di nuovo da noi s'attende». La socialdemocrazia europea e il revisionismo degli anni Cinquanta. <br/> AUTORE: Perazzoli,Jacopo.<br/> CURATORE: Prefazione di Andrea Panaccione.<br/> EDITORE: Biblion<br/> DATA ED.: 2016,<br/> COLLANA: Coll.Storia, politica, Società,28.<br/> EAN: 9788898490394
«Édition définitive». Uniforme brunitura e qualche normale segno del tempo, ma ottimo esemplare a fogli chiusi.
br. Partendo dal discorso in Senato, in cui nega la fiducia al governo Conte, Matteo Richetti ripercorre le tappe del suo dissenso politico, iniziato con il ritiro dalle primarie del Partito Democratico, fino alla nuova alleanza con Carlo Calenda che ha dato vita al partito Azione. L'autore dettaglia ragioni e retroscena alla base di queste scelte, raccontando il fallimento della politica opportunista e dei partiti ridotti a giochi di nomine, l'incoerenza dei leader, l'inconsistenza delle parole e degli impegni assunti. Racconta dei cittadini «senza risposta», che hanno intrapreso iniziative personali e collettive per sollevare le proprie sorti, senza attendere uno Stato spesso assente: dai giovani che provano ad accedere a una professione senza clientele e sotterfugi, dai cittadini truffati, alle imprese che lasciano l'Italia, al volontariato che non riceve nemmeno il riconoscimento della propria funzione vitale. Attraverso un viaggio nelle realtà più coraggiose ed evocative del Paese, l'autore descrive le proposte politiche e programmatiche per non rassegnarsi all'idea che «in Italia funziona così», ponendo le basi per la chiamata a una nuova stagione di impegno politico e sociale, capace di unire i bisogni dei più deboli e la ripresa economica italiana. Prefazione di don Antonio Mazzi.
brossura L'esistenza di partiti politici nella polis greca è oggetto di un vivace dibattito tra gli studiosi. Alcuni sostengono l'impossibilità di parlare di partiti politici nel contesto di una democrazia diretta quale quella greca. Essi infatti dovrebbero essere guidati da un leader, essere sostenuti da una consistente schiera di seguaci e avere un certo grado di organizzazione e stabilità. Usare il temine "partito" a proposito del mondo greco sarebbe quindi solo la conseguenza anacronistica di un "topos modernizzante". Il presente volume, al contrario, vuole riconsiderare la questione senza idee preconcette e mettere in luce, accanto ai tanti sottolineati elementi di differenziazione tra mondo antico e mondo moderno, anche le analogie. Attraverso l'analisi di alcuni contesti cittadini quali Atene, Sparta, Siracusa e altre corti ellenistiche, il problema dei partiti nella realtà greca viene dunque rivisto in una prospettiva più possibilista, volta a sottolineare l'idea che, nel nostro rapporto con il mondo antico, continuità e discontinuità non possono escludersi reciprocamente.
brossura «Noi figli di Roma», aveva proclamato Mussolini ai fascisti milanesi nel 1922, con parole anticipatrici e programmatiche di una politica culturale che sul mito e sul culto di Roma antica avrebbe costruito i propri codici narrativi e le proprie ritualità, attingendone motivi iconografici e simboli estetici. Il centenario dalla marcia su Roma offre l'occasione a un gruppo di studiosi di diversa provenienza disciplinare di riflettere criticamente sul rapporto tra fascismo e romanità, e di tentare una sintesi dei risultati raggiunti dall'ampia storiografia che negli ultimi decenni si è depositata sul tema. Privilegiando linee di ricerca finora sviluppate solo marginalmente o parzialmente, i saggi raccolti nel volume esplorano la presenza e l'incidenza del mito di Roma in diversi ambiti e profili della vita pubblica italiana, individuando i diversi elementi che concorsero a costruirlo e valutando l'uso propagandistico che ne fece il regime.
br. «Ma se io volessi diventare una fascista intelligente, perché mai la scuola e lo Stato dovrebbero impedirmelo?». Claudio Giunta se l'è sentito chiedere da una studentessa alla fine di una lezione in un liceo. Una domanda niente affatto banale - anzi, acuta e attualissima - che avrebbe meritato una risposta chiara e articolata, se un insegnante non l'avesse subito bollata come «provocazione», troncando ogni possibilità di dialogo. Questo libro nasce anche dal desiderio di dare una risposta sensata al quesito che la studentessa ha posto con ovvio intento polemico: «Lo Stato e la scuola» osserva Giunta «non dovrebbero impedirle di diventare una fascista intelligente, ma dovrebbero agire in modo tale da non fargliene venire la voglia, e prima della voglia l'idea». Per raggiungere questo obiettivo le prediche non servono, anche perché rischiano di sollecitare negli studenti o un assenso puramente formale, non meditato né sentito, o un'altrettanta irriflessa reazione di antagonismo. Ecco perché bisognerebbe ripensare in particolare all'educazione civica, una materia che nel corso degli ultimi decenni ha faticato a trovare spazio e senso nel curriculum scolastico, nonostante l'impegno degli insegnanti e le buone intenzioni della «pedagogia ministeriale», e che anche ora - dopo la legge 92 del 2019 che la reintroduce in tutte le scuole - rischia di disperdersi «in una nuvola di retorica» e di contribuire a produrre non «cittadini consapevoli ma credenti ed eretici». Agile, ironico, allo stesso tempo equilibrato e tagliente, ma soprattutto profondamente antimanicheo, questo libro riflette con intelligenza sugli spazi, i tempi, i metodi e i contenuti di un approccio alla scuola che non sembra più in grado di intercettare i veri bisogni educativi dei ragazzi italiani, e osserva secondo una prospettiva nuova un insegnamento cruciale che fin qui è stato affrontato in maniera sconclusionata, retorica e persino controproducente.
brossura
ill., br. «Lei la pagherà cara»: è questo il sinistro avvertimento di Kissinger a Moro durante la sua visita negli Stati Uniti del 1974. La politica di avvicinamento al Pci e il recupero parziale di indipendenza da parte dell'Italia, pur sotto l'ombrello NATO e occidentale, sono cose che non s'han da fare... La mente del giocoliere (Federico Umberto D'Amato dixit) - quel "lucido superpotere" (Pecorelli) che porterà al sequestro e all'assassinio di Aldo Moro - è già al lavoro da tempo: essa dispone dei grandi mezzi degli arcana imperii made in USA (la rete della loro Intelligente Community, CIA in testa), dell'attiva complicità del Vaticano, dell'obbedienza cieca dei loro funzionari in loco (i servizi segreti italiani) e della manovalanza fabbricata ad arte (i brigatisti). Se a questo si aggiungono la fedeltà atlantica e la subalternità collaborante dei principali partiti politici (Dc, Pci, PSI), vediamo come nulla sia stato lasciato al caso nell'affare che più di tutte le altre stragi ha impresso il suo marchio funesto sulla storia del nostro paese... Emerge da queste pagine un mosaico di verità indicibili che anche l'ultima commissione parlamentare di inchiesta, pur avendole in qualche modo abbordate, non ha avuto la volontà e la "forza" di rendere pubbliche. Perché il caso Moro, lungi dall'essere passato, continua a vivere nel nostro presente e ci racconta lo stesso inganno divenuto ormai da tempo l'ordine del mondo contemporaneo.
in 16°, bross. edit. ill. con bandelle
brossura Olympe de Gouges (1748-1793) è stata a lungo trascurata dalla letteratura critica; tuttavia, il suo contributo alla discussione delle questioni che stanno alla base della rivoluzione francese e dei suoi rivolgimenti nonché il suo costante impegno per i diritti delle donne e degli oppressi ne fanno una figura di notevole rilievo che merita di essere conosciuta così come meritano di essere letti e studiati i suoi scritti. "Figlia" dell'Illuminismo, ne sa cogliere lo spirito, richiamandosi alle idee di natura, di ragione e di pace che lo caratterizzano, criticando i pregiudizi e le disparità sociali e di genere, proponendo riforme legislative e difendendo la Costituzione del 1791. Nel suo scritto più noto, la Déclaration sui diritti della donna e della cittadina (pubblicato in versione integrale in Appendice al volume), questi temi sono sviluppati con grande lucidità; vi si può leggere un incitamento alla partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini a un radicale mutamento morale, economico, sociale, politico. Non va dimenticato, infine, che per tutta la sua breve e intensa vita, de Gouges mantenne un atteggiamento coerente e coraggioso e che, per amore della libertà e della giustizia, affrontò la ghigliottina, cui la condannarono i leader della rivoluzione giacobina. Postfazione di Thomas Casadei.