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La découverte 1995. In-8 broché de 271 pages. Très bon état
29990Ed. Gallilée, coll. "L'espace critique", 2002 - in-8 broché, couv. à rabats, 185 pages - TBE, couv. légèrement frottée
1998149095Galilée Galilée, 1998., In-8 broché, couverture à rabats de 160 pages. Très bon état
Galilée 1998, In-8 broché, couverture à rabats. 160 pages. Très bon état
1994151916Editions Eska, 1994. In Editions Eska, 1994. In-8 broché de 163 pages. Très bon état
Editions Eska, 1994. In-8 broché de 163 pages. Très bon état
19738253Les Éditions de Minuit 1973 336 pages in8. 1973. broché. 336 pages. Cet ouvrage de Samir Amin analyse le développement économique exceptionnel de la Côte d'Ivoire depuis 1950 caractérisé par une croissance annuelle d'environ 8%. L'auteur y examine ce qu'il présente comme un cas d'étude de 'croissance sans développement' c'est-à-dire une croissance générée et maintenue de l'extérieur
18031Paris, Seuil, 1995. 15 x 22, 447 pp., broché, bon état.
2006100118180Ellipses 2006 304 pages 14 6x2 6x20 8cm. 2006. Broché. 304 pages.
2009189064Guibert Paris, de Guibert, 2009. In-8 broché de 280 pages. Parfait état
Paris, de Guibert 2009. In-8 broché de 280 pages .Parfait état
1985vh1694La Découverte Dos carré collé 1985 In-8 (17 x 20 cm), dos carré collé, 169 pages ; Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
2016ce1803L'Harmattan Pensée religieuse philosophique arabe Dos carré collé 2016 In-8 (15.5 x 23.5 cm), dos carré collé, 215 pages ; coiffes et coins légèrement frottés, quelques marques d'usage aux plats, ex-libris à la première garde, bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
1982ql1663Albatros Dos carré collé 1982 In-8 (15.5 x 24 cm), dos carré collé, 252, un cahier iconographique en noir ; 1er plat partiellement insolé, bords des plats frottés, légères rousseurs aux gardes, assez bel état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
br. Con la guerra in Ucraina, il tema della dipendenza energetica dalla Russia è tornato con prepotenza nel dibattito pubblico. Le ripercussioni e i rischi immediati per la sicurezza del sistema energetico europeo e nazionale impongono una riflessione profonda sull'uso geopolitico dell'energia e, in generale, sugli scenari di instabilità e incertezza che si apriranno. Come siamo arrivati a questo punto, intrappolati nella rete dei gasdotti? In questo volume, Leonardo Bellodi offre una panoramica di ampio respiro, facendo chiarezza sulle ragioni storiche, politiche ed economiche che hanno spinto l'Europa lungo le rotte del gas durante e dopo la Guerra fredda. A partire da alcuni documenti desecretati, dalle scrivanie della CIA e delle cancellerie europee, passando per il quartier generale di Gazprom, Bellodi ci racconta le "guerre del gas" fino alla resa dei conti con la visione di Vladimir Putin: ricostruire la grandezza della Russia facendo dell'uso strategico delle sue risorse naturali la sua leva di potere nella geopolitica contemporanea. Una ricostruzione necessaria per affrontare in maniera pragmatica la "poli-crisi" del nostro tempo - ambientale, energetica ed economica - che oggi vede nel ricorso massiccio alle rinnovabili una soluzione a lungo termine, ma che non potrà essere sostenuta nell'immediato senza fare i conti con nuove e pericolose dipendenze. Prefazione di Lucio Caracciolo.
br. Il mondo islamico, che spesso tende a essere presentato come un universo monolitico, nasconde in realtà una cultura estremamente variegata ed eterogenea. L'esempio lampante è rappresentato dalla storica divisione interna tra sunniti e sciiti, le cui origini risalgono a ben 14 secoli fa, ai tempi della successione al profeta Muhammad. Un filo rosso che ha percorso secoli, fino ad assumere nuovo, esplosivo significato nel 1979, con la rivolta islamica sciita di Khomeini in Iran. Tuttavia, più che come scontro teologico-dottrinale, fin dall'inizio tale «scisma» si è configurato soprattutto come una lotta per l'egemonia politica ed economica... Una questione delicata e complessa che riguarda il mondo musulmano e rappresenta uno dei nodi cruciali dell'attuale scenario internazionale.
br. Le Forze armate hanno attraversato le fasi più complesse della storia recente conquistando la fiducia degli italiani e la stima degli alleati. Oggi i nostri militari sono impegnati in decine di missioni fuori area e rappresentano una risorsa fondamentale in caso di emergenze nazionali. Nonostante ciò, bilanci sempre più esigui e decisioni estemporanee in politica estera impediscono all'Italia di recitare nel Mediterraneo il ruolo che le compete. Dal 1945 ad oggi, l'evoluzione, gli impegni internazionali, le caratteristiche e le criticità di un settore strategico penalizzato dalla mancanza di una chiara visione geopolitica da parte della classe dirigente del Paese.
br. Il 2019 è stato l'anno delle rivolte in piazza, esplose - a ritmo ravvicinato - in quindici Paesi di quattro Continenti. L'America Latina è stato quello con maggior "concentrazione" di rivolte. Non a caso, a fare da apripista all'anno di turbolenze è stato il Venezuela di Nicolás Maduro, anche se proprio quel governo è stato tra i più impermeabili all'urto. Perché questa specifica turbolenza latina? Lo racconta la giornalista di "Avvenire" Lucia Capuzzi, che in questi anni ha realizzato diversi reportage e interviste nella terra latina: dal terremoto di Haiti nel 2010, dove tutto è cominciato, alle rivoluzioni in Venezuela, Honduras e Nicaragua; dalla terra dei narcos tra Messico e Colombia, dove ramificazioni globali approfi ttano della debolezza locale delle istituzioni, al Brasile e all'Argentina, dove la protesta si è incanalata nelle urne anziché in piazza. Non manca uno sguardo su Cuba, che sta scontando l'impatto delle restrizioni di Trump sulla sua precaria economia. La sfida geopolitica del XXI secolo, quella della lotta alle diseguaglienze da cui nascono le rivolte, trova in America Latina la sua manifestazione più clamorosa, in un intreccio inestricabile tra interessi finanziari ed emergenza ambientale. Dalle rivolte di piazza potrà nascere una più giusta società civile? È questa la speranza.
ill., br. L'entità Kurdistan non esiste. Forse perché le sue genti intendono superare il sovranismo con una gestione confederale dei territori, senza modifiche di confini sempre sullo sfondo della diaspora curda. Questo libro, fin dall'accurato apparato iconografico iniziale, è una disamina della identità curda trasnazionale, delle lotte - anche intestine delle tante anime curde; tasselli incasellati nei rapporti internazionali e nel coinvolgimento geopolitico della società clanica. Il volume si avvale delle competenze di esperti nelle specifiche aree e si chiude con un'analisi di Nicola Pedde, direttore dell'Institute for Global Studies, esperto di relazioni politiche iraniane, che collabora con "Huffington Post" e "Limes". Giovanni Caputo, studioso del "popolo che non c'è", ha illustrato la situazione nelle aree curde in Siria fino all'occupazione turca di Afrin. Kamal Chomani, giornalista freelance curdo-iracheno, ha narrato con passione i rapporti interni alla sua comunità. Antonella De Biasi studia da molti anni la questione curda: oltre a occuparsi dell'ambito turco, ha approfondito anche la centralità della donna nell'evoluzione della società patriarcale curda. I contributi sono solo apparentemente limitati dai confini coloniali, dipanando un'unica storia raccontata da diversi punti di vista, tutti riconducibili a una sola cultura declinata in tante lingue e divisioni.
br. L'idea principale del Grande Reset è la prosecuzione della globalizzazione e il rafforzamento del globalismo in seguito a una serie di fallimenti: la presidenza conservatrice dell'antiglobalista Trump, la crescente influenza di un mondo multipolare - soprattutto di Cina e Russia, l'ascesa dei paesi islamici come Turchia, Iran, Pakistan, Arabia Saudita e il loro sottrarsi all'influenza dell'Occidente. Il Grande Risveglio è la risposta spontanea delle masse umane al Grande Reset.
br. Con il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, le cinque repubbliche dell'Asia centrale fino ad allora controllate da Mosca ottengono l'indipendenza. Nel corso di settant'anni di regime sovietico, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, i paesi che, dalle catene montuose più alte del mondo al deserto, segnavano un tempo la rotta della Via della Seta, sono in qualche modo passati direttamente dal Medioevo al ventesimo secolo. E dopo venticinque anni di autonomia, tutte e cinque le nazioni sono ancora alla ricerca della loro identità, strette fra est e ovest e fra vecchio e nuovo, al centro dell'Asia, circondate da grandi potenze come la Russia e la Cina, o da vicini irrequieti come l'Iran e l'Afghanistan. A unirle sono i contrasti: decenni di dominio sovietico convivono con le amministrazioni locali, la ricchezza esorbitante data da gas e petrolio con la povertà più estrema, il culto della personalità con usanze arcaiche ancora vitali. E mentre le steppe si riempiono di edifici ultramoderni e ville sfarzose abitate dai nuovi despoti, continuano a sopravvivere la passione per i tappeti e i bazar, l'amore per i cavalli e i cammelli, e innumerevoli tradizioni che rendono una visita alla regione e ai suoi abitanti indimenticabile. Nel suo reportage sui paesi alla periferia dell'ex Unione Sovietica, Erika Fatland unisce un approfondito lavoro di ricerca e analisi geopolitica al gusto dell'avventura.
Il presente volume inaugura la collana Harmonic Innovation. Che ruolo può e deve svolgere l'innovazione nella ricostruzione di un mondo migliore? Che ruolo può e deve svolgere l'innovazione per favorire processi anti-ciclici in funzione post emergenza Covid-19? Che ruolo può e deve svolgere l'innovazione nella più ampia cornice del paradigma della Società 5.0 e delle politiche mondiali per lo sviluppo e la sostenibilità, quali l'Agenda Onu 2030, il Programma New Green Deal della Commissione europea e le Encicliche "Laudato si'" e "Fratelli tutti" di Papa Francesco? La domanda non è nuova ma nuova è la prospettiva che introduce la riflessione sviluppata nel testo (e la relativa chiave ermeneutica che la ispira): ovvero, la necessità di definire, qualificare, implementare e promuovere un nuovo ed aggiornato paradigma del concetto di innovazione, quale naturale evoluzione del modello dell'innovazione aperta e di superamento della retorica autoreferenziale delle pratiche di innovazione, mediante l'introduzione dell'idea di Innovazione Armonica (Harmonic Innovation). Autori: Francesco Cicione, Luca De Biase.
br. Per molti il frutto di una cultura millenaria, per altri solo il più grande mercato di beni e servizi al mondo; un paese lontano e misterioso o il luogo di sviluppo dei moderni assetti capitalistici? La Cina di oggi è ormai protagonista indiscussa della scena globale: come partner commerciale o punto di riferimento ideologico, gran parte dei paesi del mondo ha relazioni con essa. Otto parole chiave ci aiutano a comporre il quadro sociale, politico e culturale della Cina di Xi Jinping, mettendo in luce continuità e cesure rispetto alle grandi trasformazioni storiche dal XIX secolo a oggi. Per comprendere un paese incredibilmente poliedrico e in sempre più rapida evoluzione.
br. Il tempo delle guerriglie è forse concluso, ma la gente centroamericana ha ancora fame di benessere, oltre che di pace. Dallo stato settentrionale del Guatemala a quello meridionale di Panama, i paesi dell'istmo sono ancora lontani dal trovare concordia e pace sociale, lontanissimi dal trovare benessere per tutti i propri abitanti. L'inquietudine ha origini antiche, radicate nella tradizionale distanza tra le diverse classi sociali; confermate nei secoli della colonizzazione spagnola e non superate dagli anni dell'indipendenza e della parziale modernizzazione. Lo strapotere delle oligarchie non ha consentito che venissero definiti dei terreni di confronto istituzionale e spesso ha trasformato lo Stato in uno strumento di controllo e dominio. Incombono su tutta la regione la vicinanza e gli interessi economico-strategici della maggiore potenza mondiale, gli Stati Uniti. Aggravano la debolezza politica e sociale dell'intero territorio le sue divisioni interne: tra stato e stato, tra classi sociali, tra etnie. Spesso il folklore nasconde, in parte, la povertà e la segregazione presenti ovunque.
br. "Primavera araba", attacchi terroristici, elezioni democratiche, una nuova Costituzione, una coalizione di governo assicurata da un partito laico e uno islamico: la Tunisia è stata teatro e laboratorio di importanti mutamenti politici negli ultimi anni. Nel ripercorrere le tappe fondamentali della storia del paese, il volume mette in luce i cambiamenti, le contraddizioni e la ricchezza sociale, culturale e politica di una Repubblica che lotta per non rimanere sospesa tra il peso del passato e la costruzione del futuro e che oggi rappresenta un raro elemento di speranza in un Vicino Oriente sempre più lacerato.