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STATO BUONO rilegato con sovracc Le idee del fascismo secondo il suo fondatore
Mm 130x215 Collana "Dizionari tematici". Volume nella sua brossura originale, lviii + 746 pagine. Opera in buone condizioni, presenta una leggera abrasione al dorso. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Mm 130x190 Senza data di stampa, prima metà Novecento. "Biblioteca di scienze sociali e politiche", 74 - Brossura editoriale di 312 pagine, a cura e con prefazione di Agostino Lanzillo e con appendice dell'Autore. Esemplare in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. Pubblicato nella primavera del 1945, "Per la comunità cristiana. Principi dell'ordinamento sociale" a cura di un gruppo di studiosi amici di Camaldoli ha segnato il percorso di maturazione democratica del cattolicesimo italiano. Seguendo il magistero di Pio XII, gli intellettuali del Movimento Laureati di Azione Cattolica, in particolare Sergio Paronetto e Pasquale Saraceno, diedero in quelle pagine una compiuta forma dottrinale all'ansia di rinnovamento sociale che attraversava il paese. Nel "Codice" furono travasate eterogenee esperienze - l'attivismo spirituale dei giovani cattolici, la scuola marginalista anglosassone, l'aziendalismo dell'IRI, la riflessione sulla programmazione economica - convergenti nel tracciare una "terza via" sociale allo sviluppo, mediana fra Stato e mercato. Il volume ricostruisce la storia di questa proposta, partendo dalle sue radici culturali negli anni Trenta e allargando successivamente l'orizzonte alla sua ricezione nel secondo dopoguerra, dalla rinascita repubblicana del paese durante la fase dell'Assemblea Costituente fino alla fine della Prima Repubblica. Rapidamente dimenticato dopo la vittoria dell'aprile 1948, di fronte alla crisi del modello di economia mista e alla crescente divaricazione fra politica e società civile, alla fine degli anni Settanta "Per la comunità cristiana" fu riscoperto quale momento dottrinalmente genetico del partito cattolico, un utopico ritorno al passato...
Edizione condotta sopra un esemplare corretto dall'Autore. Seconda impressione. Dall'indice: Dell'arbitrio o sia della causa seconda, libera operatrice del buono. Dell'affetto, o sia causa seconda, fatale cooperatrice del buono. Della legge morale, banditrice e maestra del buono. Dell'idea del buono presso i popoli eterodossi. Dell'idea del buono presso il popolo ortodosso. Dell'imperativo morale, principio obbligatorio del buono. Del principio e del compimento sovrannaturale del buono. Del buono considerato nelle sue attinenze colla scienza prima e ultima. Definizione del bello. Origine dell'idea del bello. Dell'immaginazione estetica, creatrice del bello. Del sublime considerato nelle sue attinenze col bello. Del meraviglioso considerato nelle sue attinenze col bello. Del modo in cui la fantasia estetica si può dir creatrice del bello. Del bello naturale. Del bello artificiale in genere. Del bello artificiale eterodosso. Del bello artificiale ortodosso. Ottimo esemplare. Legatura coeva in mezza pelle, titoli in oro al dorso, piatti marmorizzati, pp. XLVIII, 603, in 8°
br. Viene fornita una prospettiva nuova sui percorsi culturali e politici di due grandi personalità della storia della nostra Repubblica: percorsi tra loro intrecciati, dal comune impegno nell'Assemblea Costituente alla nascita del centrosinistra, dalla guerra del Vietnam alla distensione in Europa e nel mondo, percorsi caratterizzati da convergenze e divergenze ma sempre improntati a reciproca stima e a profonda amicizia. Il volume racchiude un ricco carteggio di oltre 100 lettere, quasi tutte inedite, trascritte e annotate da Eugenia Corbino con la supervisione di Pier Luigi Ballini. I saggi, di Alfonso Alfonsi, Renato Moro, Giulio Conticelli, Augusto D'Angelo e Massimo De Giuseppe, fanno riflettere sulle esistenze dei due uomini politici sotto il profilo della comune formazione montiniana, della riflessione giuridica nell'elaborazione della Costituzione, dell'impegno per l'allargamento della base democratica in Italia, delle tensioni nel mondo ecclesiale, dei problemi di politica estera e di costruzione della pace.
br. Arnaldo Alberti è un uomo di cultura, uno dei pochi intellettuali del cantone (il Canton Ticino, Svizzera) impegnato da decenni nel dibattito politico e nella denuncia implacabile dell'appiattimento e dell'imbarbarimento del confronto delle idee. Un personaggio rispettato ma scomodo. La sua retorica è senza fronzoli, diretta, talvolta brutale, spesso appare eccessiva, ma sempre coerente con le verità che richiama alla nostra attenzione. Un fedele, tuttavia. Instancabile e spesso spietato critico delle derive del PLR (Partito Liberale Radicale), rimane fedele al partito contrariamente ad altri che se ne sono andati delusi e stanchi di combattere. Alberti non abbandona, non tace, dice ad alta voce ciò che molti altri pensano, rimane liberale radicale. È il PLR che è cambiato, afferma. Lui è rimasto fedele agli ideali, non così i recenti amministratori del partito che hanno soffocato il dibattito nel nome di un unanimismo, asserita premessa di efficacia. Disturba al punto che certi media "indipendenti" non pubblicano i suoi contributi, anteponendo la preoccupazione di non infastidire la quiete dei propri abbonati alla libertà di espressione così spesso celebrata solo a parole. Prefazione di Dick Marty.
br. Arnaldo Alberti è un uomo di cultura, uno dei pochi intellettuali del cantone (il Canton Ticino, Svizzera) impegnato da decenni nel dibattito politico e nella denuncia implacabile dell'appiattimento e dell'imbarbarimento del confronto delle idee. Un personaggio rispettato ma scomodo. La sua retorica è senza fronzoli, diretta, talvolta brutale, spesso appare eccessiva, ma sempre coerente con le verità che richiama alla nostra attenzione. Un fedele, tuttavia. Instancabile e spesso spietato critico delle derive del PLR (Partito Liberale Radicale), rimane fedele al partito contrariamente ad altri che se ne sono andati delusi e stanchi di combattere. Alberti non abbandona, non tace, dice ad alta voce ciò che molti altri pensano, rimane liberale radicale. È il PLR che è cambiato, afferma. Lui è rimasto fedele agli ideali, non così i recenti amministratori del partito che hanno soffocato il dibattito nel nome di un unanimismo, asserita premessa di efficacia. Disturba al punto che certi media "indipendenti" non pubblicano i suoi contributi, anteponendo la preoccupazione di non infastidire la quiete dei propri abbonati alla libertà di espressione così spesso celebrata solo a parole. Prefazione di Dick Marty.
br. Questo libro, che era nato avendo come obiettivo le elezioni del primo cittadino di Milano, alla fine ci fa capire che probabilmente il centrodestra e il capoluogo lombardo hanno perso una grandissima opportunità, quella di essere rappresentati per la terza volta da un Uomo in gamba, onestissimo e capace di ridersi addosso. Merce rara fra i politici italiani di questi tempi.
ril. La galassia laica è sempre stata minoritaria nella politica italiana: non ha mai avuto - disse una volta Salvemini - né un soldo né un voto né un uomo. Eppure, nel dialogo e nella polemica con le culture politiche prevalenti ha lasciato un segno nella storia italiana. Stretto collaboratore di Ugo La Malfa, Battaglia offre una visione per nulla convenzionale del sistema dei partiti e del processo di caduta della Prima Repubblica. E con richiami spesso inediti puntualizza sia la grandezza e i limiti della sinistra laica sia il suo rapporto con le forze maggioritarie, da De Gasperi a Moro, da Togliatti a Berlinguer. La Repubblica di oggi - nella crisi dell'Unione Europea e nell'esaurirsi del disegno federalista - rende più necessario un equilibrio di tipo nuovo, che controbilanci la forza della Germania e la crescita delle tendenze nazionaliste attraverso la massima unità economica e politica dell'Occidente. Prefazione di Stefano Folli.
brossura Nel panorama politico-istituzionale dell'Italia repubblicana, Cesare Merzagora simboleggia l'immagine di uno statista senza dubbio atipico poiché, pur tra i padri della rinascita del paese dopo il secondo conflitto mondiale, fu certamente tra coloro che denunciarono con veemenza la corruzione governativa. Personalità libera, non esitò mai a biasimare le gravi manchevolezze del sistema; antifascista, criticò sempre un certo tipo di antifascismo viscerale e di maniera. Il suo complesso percorso istituzionale di uomo liberale, liberista, europeista e anticomunista, fu contraddistinto dall'intransigente difesa dello Stato e dalla perentoria condanna del sistema partitocratico. Queste furono, accanto all'impegno per la costruzione di un'Europa politicamente unita, le direttrici perseguite da Merzagora nel corso di tutta l'esistenza, con tenacia e continuità, nelle quali confluirono le sue esperienze di economista, di industriale, di politico, di diplomatico, di giornalista, di musicista, di scrittore, di scultore, in una sintesi armonica ed equilibrata. Fedele agli insegnamenti di Alcide De Gasperi e dunque contrario a ogni forma di nazionalismo, ritenne essenziale, per il paese, un ruolo da protagonista nel processo di integrazione europea. Nel ridimensionamento dell'assemblea parlamentare, Merzagora scorgeva un grave pericolo per la democrazia del paese e si rammaricava che buona parte delle stesse forze antifasciste non sembrassero avvertire tale rischiosa situazione. Le sue preferenze furono sempre espresse per la costituzione di un governo centrista ed europeista, direttamente appoggiato dai partiti laici, in grado di dimostrarsi sensibile alle richieste del mondo produttivo e della borghesia, capace di accogliere al suo interno un elevato numero di tecnici.
brossura Nel panorama politico-istituzionale dell'Italia repubblicana, Cesare Merzagora simboleggia l'immagine di uno statista senza dubbio atipico poiché, pur tra i padri della rinascita del paese dopo il secondo conflitto mondiale, fu certamente tra coloro che denunciarono con veemenza la corruzione governativa. Personalità libera, non esitò mai a biasimare le gravi manchevolezze del sistema; antifascista, criticò sempre un certo tipo di antifascismo viscerale e di maniera. Il suo complesso percorso istituzionale di uomo liberale, liberista, europeista e anticomunista, fu contraddistinto dall'intransigente difesa dello Stato e dalla perentoria condanna del sistema partitocratico. Queste furono, accanto all'impegno per la costruzione di un'Europa politicamente unita, le direttrici perseguite da Merzagora nel corso di tutta l'esistenza, con tenacia e continuità, nelle quali confluirono le sue esperienze di economista, di industriale, di politico, di diplomatico, di giornalista, di musicista, di scrittore, di scultore, in una sintesi armonica ed equilibrata. Fedele agli insegnamenti di Alcide De Gasperi e dunque contrario a ogni forma di nazionalismo, ritenne essenziale, per il paese, un ruolo da protagonista nel processo di integrazione europea. Nel ridimensionamento dell'assemblea parlamentare, Merzagora scorgeva un grave pericolo per la democrazia del paese e si rammaricava che buona parte delle stesse forze antifasciste non sembrassero avvertire tale rischiosa situazione. Le sue preferenze furono sempre espresse per la costituzione di un governo centrista ed europeista, direttamente appoggiato dai partiti laici, in grado di dimostrarsi sensibile alle richieste del mondo produttivo e della borghesia, capace di accogliere al suo interno un elevato numero di tecnici.
ill., ril. Nel 1994 ,Tony Blair sale alla ribalta come leader del Labour inglese: è l'inizio di un vero e proprio terremoto politico. Nel giro di pochi anni, trasforma radicalmente il partito e raduna attorno a sé un vasto consenso nel Paese, ottenendo la più grande vittoria laburista di tutti i tempi alle elezioni del 1997 dopo 18 anni di governo conservatore. Un viaggio è il racconto in prima persona della vita politica, durante e oltre gli anni vissuti da Primo ministro inglese, di uno dei leader centrali degli ultimi decenni, rieletto al governo con tre successivi mandati in anni turbolenti. Per la prima volta, Blair parla del suo ruolo nei grandi eventi della storia recente, dalla morte della principessa Diana alla guerra contro il terrorismo. Spiega le decisioni strategiche necessarie a reinventare un partito e ad affrontare le battaglie sull'istruzione e la salute, avviando la maggior riforma dei servizi pubblici dal secondo dopoguerra. Descrive le relazioni con colleghi come Gordon Brown e con altri leader mondiali come Mandela, Clinton, Putin, Bush, Berlusconi. E analizza l'aspetto etico di decisioni difficili come l'intervento in guerra: in Kosovo, Sierra Leone, Afghanistan e la più controversa di tutte, l'Iraq. "Un viaggio" è anche il libro sulla natura e sugli usi del potere politico. Tony Blair ripercorre gli alti e bassi della sua carriera con uno stile franco, coraggioso e non privo di ironia, offrendo una riflessione sull'uomo che sta dietro al politico e allo statista.
br. Questo libro parte dalla definizione di "liberale" quale sostantivo e non aggettivo. In Italia quasi tutti coloro che si definiscono liberali intendono il termine come aggettivo, ma spesso sono tutt'altro che liberali. L'abuso da parte di coloro che si spacciano per liberali, ha prodotto una confusione pericolosa, che rischia di legittimare ambienti opposti e nemici delle democrazie liberali. Gli autori ripercorrono la diffusa regressione della società occidentale e la degenerazione politica e culturale degli ultimi decenni, che, come indicato da Sir Graham Watson nella sua prefazione, ha trasformato i cittadini in consumatori. Prefazione di Sir Graham Watson.
br. "Storia del liberalismo europeo" di Guido de Ruggiero non è solo un prezioso contributo alla comprensione e allo sviluppo delle idee e dei partiti liberali in Europa tra Settecento e Novecento, ma anche e soprattutto una veemente protesta contro la distruzione dello stato liberale italiano compiuta dal fascismo e quasi una solenne sistemazione di un patrimonio da salvare, da ripensare e da rendere di nuovo fruttuoso. La carica di protesta che ebbero queste pagine durante il periodo fascista non va sottovalutata, né il valore che quest'opera ebbe nell'educazione delle nuove generazioni e la sua costante presenza in quel fronte culturale che cercò un terreno comune nella "religione della libertà". Si tratta dunque di un capitolo importante della resistenza degli "intellettuali" tra il 1925 e il 1940 e un testo fondamentale per intendere la storia delle idee liberali non solo in Italia. Prefazione di Corrado Ocone.
br. Alla fine del Novecento, fu annunciata in Italia la "morte della patria". Oggi assistiamo alla rinascita del culto della nazione, mentre molti temono tuttora una perdita dell'identità nazionale. Gli italiani, in realtà, non hanno mai avuto una comune idea di nazione, anche se fin dal Risorgimento il mito di una Grande Italia ha influito sulla loro esistenza. Sono state molte le Italie degli italiani, divisi da ideologie antagoniste, sfociate talvolta in guerra civile. Emilio Gentile narra la storia del mito nazionale nelle sue varie versioni fino a spiegare le ragioni per le quali la nazione è scomparsa dalla vita degli italiani per riapparire nell'Italia d'oggi, con un incerto futuro.
br. La pubblicazione di "Prosperità senza crescita" ha segnato una svolta nel dibattito sulla sostenibilità. Sfidando l'ortodossia e le convinzioni più radicate, Tim Jackson ha messo in discussione l'assunto centrale della teoria economica: la ricerca continua della crescita esponenziale. Questa nuova edizione, interamente rivista, aggiorna e amplia le tesi proposte anche alla luce dell'aggravarsi dei segnali di stress che provengono dai sistemi ecologici e sociali. Secondo Jackson è possibile costruire un'economia "post-crescita", in grado di tutelare i lavoratori e ridurre le disuguaglianze, di proteggere nel contempo gli ecosistemi e azzerare le instabilità del sistema finanziario. "Prosperità senza crescita" definisce le caratteristiche di questo nuovo sistema economico, le intreccia con le intuizioni delle tradizioni sapienziali e con le acquisizioni scientifiche più aggiornate. Tim Jackson delinea un affascinante percorso di progresso sociale, sempre più necessario anche a fronte dell'ascesa dei populismi e all'aggravarsi dei costi psicologici e ambientali del modello consumistico.
br. Gaia non è il Globo, né la Madre Terra; non è una dea pagana e neppure la Natura così come l'abbiamo immaginata finora. Eppure, a causa degli effetti imprevisti della storia umana, quel che chiamavamo Natura abbandona ora le quinte e sale sulla scena. L?aria, gli oceani, i ghiacciai, il clima, il suolo: tutto quel che abbiamo reso instabile interagisce con noi. La vecchia Natura scompare e lascia il posto a un essere di cui è difficile prevedere le manifestazioni: Gaia. In questo libro sconvolgente come una profezia, Bruno Latour, fra i massimi antropologi contemporanei, esamina le innumerevoli e ambigue figure di Gaia per districare gli aspetti etici, politici, teologici e scientifici che la nozione ormai obsoleta di Natura aveva confuso, alla ricerca di una rinnovata solidarietà universale.
br. Gaia non è il Globo, né la Madre Terra; non è una dea pagana e neppure la Natura così come l'abbiamo immaginata finora. Eppure, a causa degli effetti imprevisti della storia umana, quel che chiamavamo Natura abbandona ora le quinte e sale sulla scena. L?aria, gli oceani, i ghiacciai, il clima, il suolo: tutto quel che abbiamo reso instabile interagisce con noi. La vecchia Natura scompare e lascia il posto a un essere di cui è difficile prevedere le manifestazioni: Gaia. In questo libro sconvolgente come una profezia, Bruno Latour, fra i massimi antropologi contemporanei, esamina le innumerevoli e ambigue figure di Gaia per districare gli aspetti etici, politici, teologici e scientifici che la nozione ormai obsoleta di Natura aveva confuso, alla ricerca di una rinnovata solidarietà universale.
br. Il liberalismo sottolinea il valore positivo della libertà individuale, l'autonomia del singolo, l'opposizione al conservatorismo sociale. Sorto come una giustificazione teorica della necessità della limitazione del potere statale, il liberalismo non è però riuscito a declinare in termini universalistici il suo discorso ideologico. Come per ogni movimento storico, si tratta di indagare sì i concetti ma anche in primo luogo i rapporti politici e sociali in cui esso si è espresso. E la storia dei paesi in cui il liberalismo ha gettato radici più profonde risulta inestricabilmente intrecciata con la storia della schiavitù e dello sfruttamento.
ill., br. L'emozione di servire la propria nazione, questa è la motivazione ispiratrice di "Una vita nel Palazzo", autobiografia-reportage che l'autore definisce in sintesi: "un modo nuovo ed originale per introdurre il cittadino nel Palazzo, virtualmente e in punta di piedi, sicché potrà sbirciare cosa succede all'interno delle segrete stanze del potere". Il racconto, fatto da un esperto di comunicazione istituzionale e di tecniche legislative, è curato nei dettagli e rivolto ad una serie di destinatari: dai cultori della politica ai "sani nazionalisti", alla gente comune ed in particolare a studenti delle superiori ed universitari; i quali, attratti dalla bellezza del Palazzo, Chigi o Madama o Montecitorio che sia - o incuriositi da tanti episodi istituzionali o eventi culturali - possano entrare idealmente nel mondo dell'alta amministrazione, affacciandosi alla mitica "stanza dei bottoni". Il tutto a cavallo tra la fine del Novecento ed i primi vent'anni del III millennio, tra "la I e la II Repubblica", scorgendone i tratti essenziali, inauditi o inediti, con un approccio smart ed a sprazzi ironico.
br. Questo libro nacque dall'incontro di due eretici: Masini che lo scrisse e Montanelli, che gli suggerì il titolo e l'indusse a pubblicarlo con l'Editoriale Nuova, la casa editrice costituita nell'ambito del Giornale nuovo, eretica anch'essa rispetto alla cultura italiana di quegli anni (e non soltanto). Prefazione di Renato Besana.
brossura Filippo Ugolini è qui considerato soprattutto nella sua qualità di uomo politico, caratterizzato da sinceri sentimenti religiosi e sensibile al progresso economico e sociale delle classi più disagiate. Dopo una fallimentare parentesi carbonara e dopo una momentanea, e poco convinta, iscrizione alla Giovine Italia, si orientò verso un liberalismo di tipo moderato, scelta che non gli avrebbe impedito di collaborare con la Repubblica Romana del 1849. Esiliato, ebbe stretti legami di amicizia con il migliore ambiente culturale toscano, impegnandosi attivamente con il circolo di Giovan Pietro Vieusseux. Solo in vecchiaia poté infine far ritorno nelle Marche, sua terra d'origine, a ridosso dell'unificazione nazionale. La figura dell'Ugolini emerge da questa ricerca come modello esemplare per ricostruire in un'area periferica dello Stato Pontificio la travagliata evoluzione del sentimento nazionale nella coscienza di un cattolico liberale, verificata nel mutare dei tempi e ripensata nelle diverse contingenze della politica.