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In-8 (cm 22,5 x 16), pp. 60, brossura editoriale. Collana Quaderni dell'istituto nazionale di Cultura Fascista, serie nona, VI.. Tagliandino di catalogazione alla brossura anteriore, Lieve brunitura e marginali fioriture della carta. BUONO
Paris, Calmann-Lévy, (1926), in-16, cartone decorato coevo, tassello in pelle con titolo oro al dorso, pp. (6), 320, (2). Ottime condizioni. Costruito in forma di dialoghi filosofici ed ambientato a Roma, questo romanzo contiene una "favola sul futuro": nel 2270, quando si sarà realizzato un Federalismo mondiale, privo di gerarchie e ove i sessi hanno raggiunto l'eguaglianza...
Firenze, L.S. Olschki, 1963, in-8, br. edit., pp. 67, (1).
[Antisemitismo- Cultura](cm. 21.8) brossura editoriale, -pp. 250. Testi di Nasser H. Aruri, Ronald Bleier, Noam Chomsky, Naeim Giladi, Khalil Nakhleh, Livia Rokach, Israel Shahak, Arno Weinstein, Oded Ynon. È difficile che passi giorno senza che si sia invitati a ricordare che, oltre all'America di Bush, di Cheney, di Rumsfeld, di Abu Ghraib e di Guantanamo, delle multinazionali vampiresche, delle mille e mille nefandezze perpetrate in ogni angolo della terra, c'è un'altra America che non si rassegna, che protesta, che si oppone. È vero. È altrettanto vero che lo stesso non si può dire di Israele, se non con molte riserve. Si obietterà: ma come, non c'è anche là gente che non si rassegna, che protesta, che si oppone? È vero. E quelle coscienze che si rivoltano, anche se in numero limitatissimo, salvano l'onore del loro popolo. Sappiamo perfettamente che tra il refusenik e Ariel Sharon e i suoi eredi passa un'incommensurabile differenza. Il punto, tuttavia, non è questo. Il punto è che, almeno sotto un profilo, il refusenik e gli eredi di Sharon sono sul medesimo piano: l'uno e gli altri stanno là dove non dovrebbero stare. Se è così, ciò accade come risultato di una politica che è stata, nonostante il suo mascheramento in senso socialista, ma sarebbe meglio dire nazionalsocialista, storicamente reazionaria nella premessa da cui partiva: l'inconsistente interpretazione dell'ebraismo come nazionalità. L'attuazione di tale politica - perseguita per decenni, molto prima di Sharon, con l'inganno, il ricatto, la prepotenza, la violenza, l'oppressione, e sempre in un'atmosfera di intollerabile ipocrisia - ha implicato come conseguenza necessaria e puntualmente prevista una guerra di stampo razziale e la catastrofe di quella che era, e in qualche misura rimane ancora oggi, la frazione del popolo arabo più laica, dunque più refrattaria alle suggestioni del fondamentalismo religioso. Il perseguimento di una linea di questo tipo è stato reso possibile, specialmente dopo la guerra del 1967, solo dalla capacità dell'ebraismo americano, il più numeroso del mondo, di condizionare dall'interno, grazie al proprio ingentissimo peso economico e sociale, la politica di Washington. Altrettanto efficaci sono state la multiforme rete protettiva stesa intorno allo Stato sionista dalle comunità ebraiche del mondo intero e - elemento essenziale, ieri e oggi, di manipolazione dell'opinione pubblica - l'aureola di intoccabilità creata intorno all'ebraismo dall'imposizione come indiscutibile verità storica di una visione radicalmente falsata dei fini, delle modalità e dei costi umani dell'infame persecuzione di cui si macchiò l'antisemitismo hitleriano. Oggi, in Europa e fuori d'Europa, un'opinione pubblica esente nella sua grande maggioranza da ogni preconcetta ostilità al sionismo è, giorno dopo giorno, indotta a chiedersi in che cosa la condizione del popolo palestinese sia diversa da quella dei polacchi sotto il tallone di ferro del nazismo. Esemplare nuovo, ancora avvolto nel cellophane. [n13] Libro
8°, 21 cm, pp. 538; rilegatura editoriale in piena pelle, titolo in oro al dorso, sovracoperta in acetato. Copertine polverose, esemplare molto buono, seconda edizione
8°, mm 230x155, pp. XI, 248, (2), brossura editoriale con sovracoperta, buono stato di conservazione, sovracoperta con normali segni del tempo e due piccole mancanze al margine superiore, cerniera anteriore parzialmete scollata, ex libris applicato al contropiatto, elegante firma in pastello al margine superiore della prima carta bianca.
8°, cm 22, pp. 419, con 2 tavole fuori testo; tela editoriale con sovracoperta illustrata, eccellente conservazione. Collana Orizzonti della Storia.
141 p. ; 23 cm, brossura editoriale, ottimo stato. Traduzione di Filadelfo Ferri.
16°, mm 190x130, pp. 346 (6), cartonato editoriale con sovracoperta illustrata, una piccolissima macchia al margine inferiore del dorso e un taglietto minuscolo alla cuffia superiore, nel complesso il volume appare come nuovo. Collan "La Gaja Scienza", n. 276, traduzione di Bruno Oddera, conservati articoli di giornale all'interno. Edizione originale in italiano. Opera prima narrativa dell'autore, ebreo polacco sopravvissuto agli orrori nazisti e staliniani, emigrato negli Stati Uniti nel 1957.
8°, 23 cm, brossura editoriale illustrata, titolo al piatto e dorso, esemplare come nuovo
8°, cm 23, pp. 288, brossura con sovracoperta editoriale. Come nuovo.
8°, pp. 297, rilegatura editoriale, titolo in oro al dorso, sovracoperta editoriale illustrata, traduzione di Mariagrazia Cocconi Poli ed Elisabetta dell'Anna Ciancia. Ex libris applicato al contropiatto, esemplare molto buono
br. Meghnagi cerca di analizzare l'esperienza dei sopravvissuti alla Shoah affrontando il tema dell'elaborazione del lutto collettivo attraverso quattro significative figure: quella del politico (Marek Edelman, medico vicecomandante della rivolta del ghetto di Varsavia), del testimone (lo scrittore Primo Levi), dell'eretico (Isaac Deutscher, il biografo di Trockij), del sionista convinto (Gershom Scholem). Da angolature diverse e con prospettive diverse essi rappresentano tutti coloro che si sono misurati con il male assoluto. David Meghnagi, Tripoli 1949, è membro ordinario della Società psicoanalitica italiana e dell'International Psychoanalytical Association e professore di psicologia clinica all'Università di Roma III.
23x15 cm. XIII+122 pages. Softcover. Cover slightly chafed. Else in good condition.
leggeri danni alla sovracopertina
Mm 165x240 Numero di settembre-ottobre 1966, vol. XXXII, n. 9-10 (terza serie) - Brossura originale con copertina a stampa, 306 pagine. Minime tracce di umidità e di polvere alla copertina, interno ottimo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Mm 140x210 Collana "Quadrante" - Volume nella sua brossura originale, 226 pagine. Condizioni del libro: nuovo. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
in 8° br. fig. a col. pp.242, come nuovo
Un volume di 229 pagine. Brossura editoriale con sovracoperta illustrata (mancanza al dorso della sovracoperta). Atti del Terzo convegno sulla situazione degli Ebrei nell'Unione Sovietica, tenuto a Roma l'8 dicembre 1968.
Torino, Bollati Boringhieri, 2014, in-8 piccolo, br. editoriale, pp. VIII, 352, [8]. Qualche sottolineatura a matita, per il resto ottimo.
In-8, brossura editoriale, pp. 376(8). Tagli bruniti. Dorso stinto e lievi tracce d’uso alle copertine. In complesso buon esemplare.
br. Questo volume analizza gli sviluppi settecenteschi dell'antiebraismo cattolico. L'autore mette a fuoco la cruciale questione delle sintonie e delle convergenze tra l'azione dell'apologetica e le prospettive culturali tracciate dal pontificato di Benedetto XIV. Il dato che emerge con forza è che il più feroce degli stereotipi antiebraici, quello dell'accusa di omicidio rituale, in Italia pare passare indenne attraverso l'erudizione critica settecentesca. In questo delicato frangente, Girolamo Tartarotti e Benedetto Bonelli sono i personaggi chiave per scandagliare quello che è in realtà un tema "sommerso", ma che affiora, pur con difficoltà e resistenze, in alcune opere rilevanti e nei carteggi degli esponenti di spicco della cultura italiana del XVIII secolo. Si erge possente dietro a essi la figura del Lambertini, che nel 1755 conferma la realtà degli infanticidi ebraici per mezzo di una bolla che rende esplicito, al giro di boa del secolo, l'inasprimento romano e il salto di qualità della strategia antiebraica.
br. Badia nel Polesine, 25 giugno 1855. Sparita per alcuni giorni, la giovane villica Giuditta Castilliero ricompare ferita: gli "ebrei" l'avevano rapita e salassata ma un fortunato accidente, forse un miracolo, aveva impedito la sua immolazione. La storia del tentato omicidio rituale alimentò un'ondata di sdegno nella comunità locale. I pubblici poteri, avallandola, procedettero all'arresto di un membro della fantomatica congrega, l'uomo d'affari Caliman Ravenna. Subito il caso produsse echi allarmanti nella sfera politico-istituzionale, nella società e nell'opinione pubblica del Lombardo-Veneto asburgico. I nuclei ebraici dell'area, esposti alle attenzioni ostili degli inquirenti e dei concittadini, precipitarono in una delle più gravi crisi esperite nell'età dell'emancipazione. Questo episodio, sinora trascurato a livello storiografico, diventa occasione per un'approfondita analisi dell'antisemitismo in azione e delle risposte dell'ebraismo sotto attacco nell'Italia di metà Ottocento. Il libro offre la prima ricostruzione del caso di Badia, dal suo inizio alla condanna giudiziaria della promotrice della calunnia del sangue. Il mondo ebraico non ne fu spettatore passivo, ma concorse alla sua soluzione anche all'insegna della lotta al pregiudizio.
br. La ricostruzione storica della persecuzione antiebraica nell'Italia fascista ha dovuto fare i conti sin dagli albori con una diffusa attitudine a minimizzare l'antisemitismo che, con gradazioni diverse, ha accompagnato il Ventennio. Nello specifico, la storiografia ha dovuto affrontare una tendenza a sottovalutare pregiudizi e orientamenti antiebraici nella società e nella cultura italiana; a oscurare il complesso percorso dell'antisemitismo fascista; a leggere l'alleanza con la Germania di Hitler come se quest'ultima non fosse costitutivamente votata alla persecuzione degli ebrei; a ridimensionare la collaborazione della Repubblica di Salò alla Shoah nazista. Ciò ha comportato l'insorgere di inciampi alla comprensione e deragliamenti nella ricostruzione. Il loro superamento ha costituito per gli storici un cimento suppletivo, tuttora in corso. Il libro ha per oggetto otto di questi inciampi e deragliamenti.