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In 4° cc. (10), (4). Ai frontespizi marca tipografica incisa su legno e le pagine in entrambi hanno il testo racchiuso entro una cornice xilografica decorata. Legatura in cartonato semplice. Leggerissimi fori di tarlo alle prime carte.
In 8° (mm 195x133), pagg. (8), 124 con marca tipografica silogr. al frontespizio, grandi capilettera istoriati e fregi incisi in legno. Legatura coeva in piena pergamena, titolo manoscritto al dorso. Verso della marca tipografica ricalcato a mano. Trattato, dedicato al Reverendo Sisto Todeschi, che narra le vicende del contagio di peste che colpì Bologna nel 1630 fornendo anche le ricette per alcuni medicamenti. Il Piantanida riporta: “tratta da una relazione di Giacomo Michelori, canonico d’Urbino, è interessante per l’efficace descrizione della peste in Bologna e i nomi dei medici che curarono gl’infermi”; egli cita un esemplare con una tavola fuori testo raffigurante una pianta del lazzaretto di cui non si fa menzione nell’esemplare ICCU. Legatura con piccole mancanze al dorso e segni d’uso, alcune carte con bruniture, tipiche della carta del tempo. Manca forse la tav. f. t. che raffigura la pianta del lazzaretto. Piantanida, 2098 “Rara ediz. orig.”; Frati, 777; Lozzi, 741: “Raro”.
In 4° (mm 210x150). Carte non num. 8, carte num. da 5 -142, carte non num. 8 (di indice). Marca editoriale al frontespizio in silografia. Capilettera istoriati, malnumerazione dalla carta 129 alla 132, vi è una ripetizione numerica. Conclude l’opera gli 11 capitoli del “De putredine scribendi occasio, & propositum” di Marcus Oddi, figlio di Oddo Oddi. Pergamena floscia coeva con titolo manoscritto al dorso. Prima edizione. Bell’esemplare che presenta lievi aloni saltuari. Presente tracce di tarlo restaurate. Tracce d’uso alla pergamena, esigue tracce di legacci. Manca a Vicaire; Durling, 3385; Adams, II, O-51. Presenti 11 esemplare nell’ICCU.
In-4°; pp. (16), 131, stemma con motto inciso su rame al frontespizio, capilettera figurti incisi su legno. Legatura in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso e al piatto superiore iscrizione manoscritta “offitii sanitatis Anconae. 1632”. Trattato di medicina sulla peste, le cause e le modalità della diffusione del contagio, le manifestazioni della malattia e le cure..
2009CNJL1180Monmouthshire: The Old Stile Press 2009. Limited Edition. No binding. Fine. Lemaire Angela. No. 3 of 25 copies for sale folio size 52 pp. The story begins: "I was present during the Great Plague of 1665 It took away my life" he said. Per the artist this work originally produced by her in 1967 is "about a man who is killed by the plague in London in 1665; I have brought him to life again so that he can tell his story." The story unfolds as a series of nine eerily wonderful etchings by Angela Lemaire which were inspired by the sufferings of the plague victims. Each enclosed in a separate leaf and introduced with a quotation from scripture also dealing with suffering with each plate numbered and signed by her. Ms. Lemaire's Afterword tells the story of her inspiration for the work and the essay by Anthony Dyson discusses the making and proofing of the plates which is a story worthy on its own merits. <br/><br/>___DESCRIPTION: Unbound folio sheets each with letterpress printing on the first and last pages inserted between the plates the images from zinc plates with each plate signed and numbered by the artist in pencil. The eight intaglio plates images 2 through 9 are each tissue-guarded; Image 1 and the original Title page are both woodcuts. Folio size the signatures being just under 15" tall the work is unpaginated containing 52 pages excluding cuts and images; type Baskerville paper Somerset soft white satin; limited edition of 25 copies for sale plus 3 NFS this no. 3 signed by the artist on the colophon page. The unsewn sections are held loosely in a folded portfolio of smokey blue Roma paper handmade by Fabriano in Italy which is then laid into a clamshell box covered with blue cloth paper label on the front with olive green lettering lined with aubergine velvet. <br/><br/>___CONDITION: Signatures are fine; clean straight with no folds or edgewear. All tissue guards over the zinc etchings present. The portfolio is fine as is the clamshell box. <br/><br/>___POSTAGE: International customers please note that due to the size of this work additional postage may apply please inquire for details. <br/><br/>___Swan's Fine Books is pleased to be a member of the ABAA ILAB and IOBA and we stand behind every book we sell. Please contact us with any questions we are here to help. The Old Stile Press unknown books
In-8 p. (mm. 207x147), p. pelle coeva (lievi abras.), dorso a cordoni con tit. oro, tagli rossi, 12 cc.nn., 380 pp. num.; bella grande vignetta incisa in rame al frontespizio, ornato da grandi capilettera figurati inc. su legno. “Con molti Avvedimenti utili, e necessari à tutte le Città d’Europa, che cadessero in simili infortunij, e calamità”. Cfr. Predari, p. 284 - Cat. Hoepli,629: “La presente ristampa dell'opera del Centorio venne eseguita in occasione della famosa peste del 1630, quella dei "Promessi Sposi", che rimise in vigore le prescrizioni adottate nelle pestilenze precedenti.” - Argelati,1,1, 410. Esemplare corto dei margini; restauro al frontesp. per manc. ang. infer., ex-libris applicato al verso dell’ultima carta, altrimenti ben conservato.
In folio (mm 280x190); pagg. (16), 131. Stemma inciso in rame al frontespizio e diverse iniziali istoriate silografiche. Nota manoscritta alla sguardia superiore: “Donato dall’autore a me Art.o Richiadei in Venetia, 1632, li 10 ottobre”. Piena pergamena coeva all’olandese. Edizione originale di questo non comune trattato sulla peste di Troilo Lancetta, medico veneziano del Seicento, il quale “scrive dell’origine del contagio di Venezia del 1630” (Cicognara, 5526). Trattato di medicina sulla peste, le cause e le modalità della diffusione del contagio, le manifestazioni della malattia e le cure.. Sebbene al frontespizio vi sia scritto “Seconda impressione”, non risulta nessun’altra edizione precedente. Buon esemplare, molto marginoso, con leggero alone di umidità al margine inferiore delle prime sei carte e delle ultime dodici. Leggere grinze alla legatura che presenta alcune macchie. Krivatsy 6627, Cicognara, Bibliogr. Veneziana, 5526. Non in Walzer e Osler.
Horum: Primus, De morbis muliebribus in quatuor libros dispositus - Secundus, De puerorum morbis, cum Tralliani de lumbricis epistola ab eodem Auctore in Latinum versa, & de venenosis, ac venenis opuscolo - Tertius, De peste, praesertim de Veneta & Patavina - Quartus, demum, De morbis cutaneis, in tres libros digestus: Atque hi omnes hac novissimaEditione suis propriis vel peculiaribus Indicibus studiosissim? conlustrati. 1 (4 parti) 24,5x16,5 cm., legatura in piena pergamena morbida, titolo manoscritto al dorso, legacci non completi, pagg. (6) 175 (19); (4) 188 (12) 70 (6); (8) 62 (6); (8) 168 (12); marca in frontespizio, testatine, capilettera e finalini, testo in latino con la versione in greco dell?Epistola, diverse annotazioni calligrafiche ai margini, qualche pagina brunita, piccoli segni di tarlo, qualche errore di numerazione e di impaginazione nelle pagine dell'Epistola, ma opera ben conservata e molto interessante, rara. Significativo ex libris Docteur P. A. Creange.
Cm. 19; cc. (4), 18. Legatura fine ottocento in mezza tela con punte, etichetta con titolo al dorso. Timbro di biblioteca con annullo. Firma di possesso al frontespizio di Martin Fogel Medico di Amburgo (1634-1675). Prima edizione rara. Donzellini Girolamo, nato a Orzinuovi (Bs) nel 1513, laureato in medicina a Padova, si trasferì a Roma, Venezia e Verona, accusato di eresia venne condannato all'affogamento, sentenza eseguita a Venezia nel 1587. (Eresia, Peste, Medicina, Haeresy, medecine) 1432/P
In-16 p. (mm. 156x106), p. pergamena antica, tit. ms. al dorso, pp. (8),120,(16), marca tipografica xilografata al frontespizio (giglio fiorentino con ai lati seduti due putti alati), ornato da grandi iniziali figurate a vignetta, pure inc. su legno. “Aggiuntovi di nuovo una Epistola dell’Eccellente Giovanni Mainardi da Ferrara & uno Consiglio di Niccolò de’ Rainaldi da Sulmona, non più stampati. Con due Tavole”. Cfr. Camerini “Annali dei Giunti di Firenze”,II,58: “Il "Consiglio" del Mainardi era stato composto in occasione della peste di Venezia del 145. E’ qui tradotto dal Lorenzini”. Tutti gli altri componimenti erano a stampa da molto tempo”. Solo qualche lieve fiorit. e traccia d’uso, altrimenti esemplare ben conservato. Molto raro.
IIn 4° (mm 200x145), pagg. (8), 114, (14) con marca tipografica silogr. al frontespizio, grandi capilettera istoriati e testatine incise in legno. Legatura moderna in mezza pergamena, carta decorata e tassello al dorso. Prima edizione delle lezioni tenute dall’Autore a Padova e raccolte in capitoli da Gerolamo Zaccho, medico e filosofo patavino. Il Mercuriale si sofferma sulla natura della peste e del suo contagio riportando anche rimedi consigliati da Galeno e indicazioni per una salubre alimentazione. Ottimo esemplare. Durling, p. 396; Wellcome 4237.
163419923In Firenza, Gio : Batista Landini, 1634 ; in 4°, vélin de l’époque, titre manuscrit au dos ; [16], 284, [4] pp. ; (signatures : †, ††, A-Z, Aa-Nn4).
In 16°, legatura settecentesca da collezione tutta pelle con ricchissimi fregi impressi a secco ed in oro ai piatti, piccoli difetti al dorso. Prima edizione di interessante testo curato e forse anche scritto da Marco Gonzaga vescovo di Mantova, ma sopratutto una delle pochissime copie conosciute uscita dai torchi del tipografo maceratese Marcellini. Edizione mancante a quasi tutte le biblioteche del mondo. Cc. 86 di cui 80 num. (pp 168) e tre nn.
In 2° (34,4x22 cm); due tomi in un volume: XXXVI, 260 pp. e una carta geografica più volte ripiegata, XII, 265, (27), (3) pp. e 10 c. di tav. fuori testo più una carta geografica più volte ripiegata. Completo. Legatura coeva in piena pergamena molle. Qualche lieve foxing al margine esterno di poche pagine, ininfluenti e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Xilografia ai frontespizi. Primo frontespizio stampato in rosso e nero. Testane e finalini xilografici. dsc_0378_clipped_rev_1Prima edizione dell’opera “varia” del grande medico romano Giovanni Maria Lancisi (Roma, 26 ottobre 1654 – Roma, 20 gennaio 1720). Anatomista, fisiologo, botanico, fu anche un valente studioso di letteratura e conoscitore di antiquariato. In campo anatomico descrisse per le strie longitudinali mediali del corpo calloso, i così detti “nervi di Lancisi”, al “segno di Lancisi”, ed un particolare tipo di pulsazione nel polso giugulare, presente in casi di attacco cardiaco. A lui si deve l’intuizione della trasmissione della malaria attraverso il morso delle zanzare ed il consiglio di bonificare le paludi dell’Agro Pontino. Intuì che la malaria era un vera e propria forma di “pestem”, un’infezione che veniva trasmessa attraverso il contagio, scontrandosi così con i fautori dell’antico umoralismo. Arrivò ad ipotizzare che gli insetti depositassero organismi nei cibi che poi venivano assunti dagli uomini o che gli insetti iniettassero direttamente nelle ferite la loro saliva che secondo Lancisi, conteeva un “venifico liquido”.Tra le opere di medicina di Lancisi si ricordano il De subitaneis mortibus (1707), la Dissertatio de recta medicorum studiorum ratione instituenda (1715), e il postumo De motu cordis et aneurysmatibus (1728), con il quale contribuì allo sviluppo della fisiopatologia cardiocircolatoria. Fra le opere qui contenute: Dissertatio historica de Bovilla Peste; De recta studio rum Medicorum; De subitaneis morti bus; Dissertatio de nativis; De Noxiis Paludum Effluviis Libri (nella quale si preoccupò di problemi legati alla salute pubblica); Humani Corporis Anatomica Synopsis; De humorum secretionibus in genere; An acidum ex sanguine extrahi; De triplici interstinorum Polypo; De Physiognomia; De ortu, vegetaztioneac textura fungo rum; De Plinianae Viallae Ruderibus; De motu cordis & aneurysmatibus. "Lancisi, great Italian clinician, was the first to describe cardiac syphilis; he was also notable as an epidemiologist, with a clear insight into the theory of contagion. He was physician to Pope Clement XI, who turned over to him the forgotten copper plates executed by Eustachius in 1552. Lancisi published these with his own notes in 1714. [...] Lancisi's posthumous De aneurysmatibus published in 1728 appears only in later collected editions" (Garrison Morton). Opera non comune da reperirsi completa, nella sua legatura coeva ed in buone condizioni di conservazione.
2 parti in 1 volume in-4 (mm 203x147), ciascuna con proprio frontespizio con impresse armi papali, pp. (8), 92, legatura coeva in pergamena floscia, titolo manoscritto lungo il dorso e il piede, capitelli passanti, al piatto anteriore indicazione manoscritta "Doppio". Al titolo armi di Papa Sisto V, cui è dedicata l'opera. Prima edizione di questo raro trattato sulla peste del medico e filosofo di Fossano, attivo nella seconda metà del XVI secolo. L'opera è divisa in due libri e tratta nel primo i modi per preservarsi dal contagio, nel secondo della cura dei bubboni. Leveroni fu autore anche di aforismi editi a Mondovì nel 1565. Buon esemplare, lievi arrossature della carta, al titolo nota ms. di mano del XVIII secolo "Di Carlo Francesco di Lucerna" . Durling, 2805. Carbonelli, 169. .
in-4, pp. (28), 454, (2), 1 cb, bella leg. m. pelle settecentesca con tass. e tit. oro al d., piatti in cart. dec. Tagli rossi. Gr. marca tipogr. in legno dei Giolito al front. e ripetuta al colophon. Iniziali animate, testa. e fregi tutti xilogr. Rara prima ediz. di importante testo sulle norme e istruzioni da osservare in occasione della peste in Milano del 1576, ristampato solo nel 1630 dopo la famosa peste manzoniana. Sono descritti i rimedi, le prescrizioni e i medicamenti per preservarsi dal contagio. Da pag.167 a apg.182 elenco delle parrocchie milanesi con i nomi dei sentori e cavalieri preposti al controllo del contagio. Il testo può considerarsi la cronaca di quanto avvenne nella città di Milano in quei tragici giorni. Manca a Brunet e Olschki, Choix. Predari 284. Hoepli 628: "E' la raccolta di tutti gli ordini pubblicati in Milano in occasione della peste detta di S. Carlo". Errori di impaginazione nelle pagine preliminari che risultano mal poste ma tutte presenti. Errore nella numerazione delle pagine da 93 a 96 ma completo. Picc. fori di tarlo al d. Qualche lieviss. gora marginale ma ottimo esempl. [188]
In-8 p. (mm. 216x159), mz. pergamena con ang. coeva (risg. rifatti), pp. 139, marca xilografata al frontespizio. Rara "edizione originale" di questo importante studio sulla peste. “Francesco Pona (1594-1655), fu un medico e poligrafo veronese. Membro dell’Accademia degli Incogniti, scrisse romanzi, tragedie, commedie.. Non certo eroica fu la sua condotta durante la pestilenza, giunta a Verona tra il 1630 e il 1631. Incluso nella seconda leva dei medici precettati per far fronte ai bisogni della città e del lazzaretto, egli riuscì a essere esentato dal Provveditore. Al servizio della patria mise però la sua penna, sia in veste nosografica che storiografica. Dopo due opuscoli di carattere tecnico sulla peste, entrambi del 1630, l’anno successivo Pona pubblicherà "Il Gran Contagio di Verona", una delle sue opere più celebri. Oltre a un approccio razionalistico alle origini della pestilenza, di cui vengono ricostruite le cause storiche, geografiche e ambientali, il ‘Contagio’ si segnala per l’icastico, spesso tragico resoconto degli orribili sconvolgimenti vitali portati dall’epidemia nella città. Lo scritto, che fonde suggestioni classiche e mimesi dei fatti, farà da modello a molti resoconti posteriori della peste nell’Italia settentrionale, ispirando forse anche Manzoni”. Così Diz. Biograf. Italiani, Vol. LXXXIV. Cfr. Michel,VI, p. 138 - Cat. Piantanida,II, 2103 per la seconda ediz. del 1727. Con lievi aloni margin., ma certamente un buon esemplare.
168247304Nürnberg Nuremburg: In Verlegung Leonhard Loschge / druckts Christian Sigmund Froberg 1682. Very Good. Nürnberg Nuremburg: Jn Verlegung Leonhard Loschge / druckts Christian Sigmund Froberg 1682. First Edition. Quarto 21cm; viii321i.e. 265xi188xiipp pp 217-272 omitted in pagination collated complete; engraved frontis by Johann Azelt with two vignette tailpieces and occasional typographic representations of more elaborate markers. Contemporary vellum boards with manuscript titling in ink on spine. Speckled page edges. Modern ownership signature of a Sigmund G. Haffner in red pen on front free endpaper. Split to vellum at top of front joint across spine with exposure but binding holding soundly; general soiling and smudging to surface with spine titling dulled. Brief tear along bottom gutter to frontis.Marginal note with in-text ink corrections on p. 308 of Johannis section else interior unmarked. <br /> <br /> Indexed record of monuments epitaphs and gravestones in Nuremberg's Johannisfriedhof St. John's and Rochusfriedhof St. Rochus cemeteries with an impressively skeletal frontis by Nuremberg engraver Johann Azelt.<br /> <br /> Both cemeteries were established outside the Old Town walls during plague outbreaks in the 1510s with St. John's expanded from the existing leper's cemetery dating back to the 13th century. One notable St. John's resident is painter and printmaker Albrecht Durer whose marker is typographically rendered on p. 95. St. Rochus established as a dedicated plague cemetery takes its name from the 14th century Majorcan confessor and patron saint of invalids and dogs who was said to have cured many plague victims throughout Italy with a Sign of the Cross and was said to have survived it himself. Gugel 1648-1706 son of nobleman and chief lower court assessor Christoph Hieronymus Gugel studied in Leiden and travelled before returning to Nuremberg busying himself with chronicling the monuments herein as well as a family history.<br /> <br /> Eighteen copies via OCLC at time of writing chiefly in Germany with two in the US at Harvard Divinity School and the Pennsylvania Office of Commonwealth Library and none in the UK.<br /> <br /> Full title translation: Memorial Cemetery of Noric Christians. That is: A correct presentation and list of all those monuments epitaphs and gravestones which are located on and in the three cemeteries belonging to the Holy Free Imperial City of Nuremberg-St. John's St. Roch's and the suburb of Wehrd-as well as in their churches and chapels whether carved in metal or brass or in stone or painted on wood and hanging banners. Compiled and presented with particular diligence by a curious enthusiast. In Verlegung Leonhard Loschge / druckts Christian Sigmund Froberg unknown
In-8 p. (mm. 211x150), mz. pergamena con ang., titolo ms. al dorso, pp. (8),151. Nell'opera: "aggiontovi un breve compendio delle più segnalate specie di peste in diversi tempi occorse. Diviso in due parti: Dalla creazione del Mondo fino alla nascita del Signore - Et da N.S. fino alli presenti tempi. Con diversi antidoti". "Edizione originale" di quest’opera che, assieme al "De peste" del Ripamonti, servì da fonte di ispirazione al Manzoni per la sua descrizione della peste nei "Promessi Sposi". Cfr. Predari, p. 297 - Cat. Hoepli,945 - De Renzi “Storia della Medicina in Italia",IV, p. 473. “Il milanese Alessandro Tadini (1580-1661) fu protomedico di Milano nel periodo della famosa peste del 1630, sulla quale ha lasciato questa importante opera”, così Diz. Treccani,XI, p. 893. Restauro al frontesp. e all’ultima carta, peraltro esemplare ben conservato.
Cm. 33,5 x 23,5, piena pergamena orig., pag. (58) 792 (76) (1 c.b.) più splendido antiporta architettonico ed allegorico inciso da Federico Agnelli su invenzione di J. C. Storer. Importante trattato di storia e di economia milanese. Un restauro antico al piatto posteriore, segni di usura ma nel complesso ottimo esemplare. Nel nostro esemplare la quartina "c" è presente due volte. Cfr. Cat. Piantanida,II,1093: “Non si conoscono altre edizioni di quest’opera notevole e sconosciuta alle principali bibliografie. Importanti i capitoli sulle spese della peste e per il mantenimento delle milizie”; Einaudi, 966; Cat. Hoepli, Milano nei suoi libri..., 627; Predari, p. 57; Argelati,I, p.I, 408.
1629AMO-30021 volume in-12 (150 x 88 mm) de 6 ff. n. ch. et 248-(3) pages. Reliure strictement de l'époque (première reliure) en parchemin souple, titre à l'encre en haut du dos. Ecriture enfantine de l'époque (XVIIe s.) au second plat. Quelques ressauts de cahiers sans gravité. Bon papier. Collationné complet. Nouvelle édition parue un an après les premières éditions datées de 1628. Cet connut un succès considérable si l'on s'en tient au nombre d'éditions parues entre 1628 et 1629. Ainsi on répertorie une édition donnée à Vienne, par Jean Poyet (1628), à Besançon, par Denys Couché (1628), à Bourg-en-Bresse, par Jean Tainturier (1628), une édition de Grenoble, par Huet (1629) avec mention de troisième édition, à Lyon, chez François La Bottière (1629), à Pont-à-Mousson (sans nom, 1629), outre notre édition de Paris, chez Chappelet (1629). Il semblerait donc que la volonté ait été de disséminé jusqu'en province ce manuel à l'usage chrétien effrayé de la peste. La première édition semble être celle de Besançon (1628) dans laquelle l'imprimeur Denys Couché dédie son travail à la ville de Besançon, protégée du fléau de la peste par les prières publiques organisées par le gouverneur de la ville et les édiles publiques. Bien que présentes au catalogue collectif des bibliothèques de France, toutes ces éditions sont rares si l'on se réfère à leur quasi absence sur le marché du livre rare. Estienne Binet (1569-1639) est né à Dijon. Il occupa des rôles importants au sein de la Compagnie de Jésus. Condisciple de François de Sales, on lui doit plus d'une quarantaine d'ouvrages de piété. On a écrit de lui qu'il avait « un style clair et gracieux », d' « une spiritualité souriante » proche de celle de son ami de toujours François de Sales, son oeuvre abondante fournissant encore l'occasion d' « une lecture spirituelle à la fois plaisante et profitable ». Blaise Pascal est moins indulgent avec lui dans ses Provinciales : « Mais si vous voulez, mes Pères, avoir maintenant le plaisir de voir en peu de mots une conduite [...] qui porte véritablement le caractère de l'esprit de bouffonnerie, d'envie et de haine, je vous en donnerai des exemples. Et afin qu'ils vous soient plus connus et plus familiers, je les prendrai de vos écrits mêmes. Car, pour commencer par la manière indigne dont vos auteurs parlent des choses saintes, soit dans leurs railleries, soit dans leurs galanteries, soit dans leurs discours sérieux, trouvez-vous que tant de contes ridicules de votre Père Binet, dans sa Consolation des malades, soient fort propres au dessein qu'il avait pris de consoler chrétiennement ceux que Dieu afflige? [...] ». Il ne faut chercher aucune médecine du corps dans ces pages mais seulement une médecine de l'âme destinée à soulager les pêcheurs, à les entraîner au repentir et à la contrition, la peste, cette terrible maladie contagieuse, alors encore non explicitée, à les mener à la "bonne mort", digne, sereine. "L'ouvrage est écrit d'une plume assez différente, dans son expression, de celle qui rédigea Consolation et réjouissance. Elle est, dans l'ensemble, moins pittoresque, moins truculente, légèrement conventionnelle et académique ; celui qui attend de notre jésuite quelque description putride et vermineuse serait déçu. La décence règne d'un bout à l'autre et presque la mesure. Cependant l'ouvrage ne manque pas d'intérêt et mériterait d'être offert au public. Il offre des envolées et des tirades du meilleur effet. L'idée principale soutenue par le P. Binet anticipe sur les thèses de Leibniz au sujet de l'existence du meilleur des mondes possibles. L'optimisme chrétien est poussé à l'extrême du paradoxe : la peste est un bienfait. La terreur qu'elle inspire repose sur une erreur de jugement. Elle ouvre la porte du ciel à des milliers de gens qui, continuant de mener leur vie terrestre de pécheurs insouciants, risqueraient bien d'aller rôtir en enfer après leur mort. Elle est une bénédiction pour les enfants qui n'ont pas le temps de grandir et d'offenser le bon Dieu. Celui qui a le coeur droit, l'âme légère et l'esprit éclairé par la grâce n'a rien à redouter. Toute cette réflexion illustre parfaitement la doctrine du stoïcisme chrétien, très répandue chez les Jésuites. Sénèque est maintes fois cité. La prière vaut mieux que tous les aphorismes d'Hippocrate et toutes les recettes de médecine. [...]" (Consolation et réjouissance pour les malades et personnes affligées en forme ... Etienne Binet, Claude Louis-Combet, note subséquente). "La littérature vouée à l'évocation des grandes épidémies de peste, du XIVe au XVIIIe siècle, met ordinairement l'accent sur la détresse des populations frappées par ce fléau, contre lequel les ressources de la médecine s'avéraient totalement impuissantes. L'imagination de la peste a nourri non seulement l'angoisse des contemporains mais le pathos des artistes et des écrivains. A l'opposé de toute littérature doloriste, cet opuscule d'Etienne Binet, composé en temps et lieu de ravages pestilentiels, veut éveiller l'esprit du lecteur au jeu de la grâce qui se trame dans les malheurs de l'époque. Un optimisme radical court à travers ces pages qu'inspirent quelques vérités élémentaires de la foi chrétienne. Dieu ne peut vouloir le mal. La peste, dans son implacabilité destructrice, doit être déchiffrée comme un signe, un message que le Ciel adresse à l'humanité afin de la remettre sur la voie véritable du salut." (Présentation de l'édition présentée par Claude Louis-Combet, Editions Jérôme Millon, 1998). "Que craignez-vous, la mort, ou la peste, ou tous deux ? Avez-vous point honte de craindre ce que vos laquais bravent, et dont une chambrière de village se moque, et meurt toute debout, et les enfants mêmes s'en jouent dans le berceau. N'avez-vous pas bien autant de courage qu'un garçon de village, et mille femelettes qui ne daignent pas avoir peur. [...]" (extrait). Provenance : La Martinière (signature autographe sur la page de titre). Il pourrait s'agir, selon les dates et la thématique de l'ouvrage, de Pierre Martin de La Martinière (1634-1676 ? 1690 ?), physicien, chirurgien et voyageur né à Rouen. La Martinière a traité de la peste dans plusieurs de ses ouvrages notamment son Opérateur ingénu enseignant les vérités etc, avec un discours sur la maladie pestilente de l'année 1668. Dans cet ouvrage il y dénonce les charlatans parmi les opérateurs (médecins et chirurgiens). Il y propose des remèdes contre la peste. Bel exemplaire de cet ouvrage rare conservé dans sa première reliure
1956980Jean-Jacques Pauvert Éditeur, Paris 1956. 1 volume in-8 (225 X 142 mm) broché, 107 pp+fnch. sous couverture rempliée ivoire imprimée en vert, rhodoïd de l'éditeur. Seconde édition illustrée d'UNE POINTE-SÈCHE ORIGINALE DE HANS BELLMER, portrait de Camus. La préface de 23 pages a été spécialement écrite par l'auteur pour cette édition. Tirage : 100 exemplaires sur vélin de Rives ivoire numérotés en chiffres romains. Celui-ci, le n° LV, est entièrement non coupé et conservé à l'état de neuf.
1 épreuve gélatino argentique [120 x 172 mm] contrecollée sur carton fort de l'époque , , in-8, 1 épreuve gélatino argentique [120 x 172 mm] contrecollée sur carton fort de l'époque, , Portrait de Louis Pasteur sur son lit mortuaire. Étant donné son cadrage et sa proximité, ce portrait mortuaire a sans doute été effectué par un proche de Pasteur; il ne s'agit pas d'une prise de vue officielle. Louis Pasteur, né le 27 décembre 1822, meurt le 28 septembre 1895 à 16h40 à Villeneuve-l'Étang, dans l'annexe dite « de Garches » de l'Institut Pasteur, où il s'installait souvent l'été. Sa chambre y est toujours conservée. Des funérailles nationales lui sont réservées le 5 octobre suivant, au cours desquelles son corps, préalablement embaumé, est déposé dans la crypte de Notre-Dame de Paris. En 1896, à la demande de son épouse, son corps fut placé dans la crypte de l'Institut où il repose au milieu de ses disciples. Un masque mortuaire est visible dans la crypte. Un négatif sur plaque de verre montrant la chambre mortuaire prise en 1926 est conservé au Département Estampes et photographie à la BnF (8/5/26, la chambre mortuaire de Pasteur à Garches : photographie de presse / Agence Rol.) Un cliché mortuaire montrant Pasteur sur son lit de mort en présence de ses petits enfants a été publié en 1956 par sa petite-fille Camille: Pasteur Vallery-Radot, Images de la vie et de l'oeuvre, p. 158 (document photographique provenant de la collection Pasteur Vallery-Radot). Le carton sur lequel est contrecollé le portrait de Pasteur porte un fin liseret rouge d'encadrement, le bord supérieur du tirage est accidenté. Documents annexes joints : 1 tirage argentique contrecollé sur carton [165 x 110 mm] légendé : Portrait de Pasteur avec sa petite-fille Camille Vallery-Radot par Léon Bonnat (1886) / 4 tirages argentiques [170 x 220 mm] de portraits réalisés aux pastels par le jeune Louis Pasteur entre 1835 et 1842 : portrait de sa mère, de Claudine Benoiste Parpandet dite soeur Constance, portrait d'une jeune fille et portrait de son père / 1 gravure du XIXe siècle : portrait âgé de Louis Pasteur par Roussel
In-4°; antiporta calcografica incisa da Thiboust su disegno di Peuget (leggermente rifilata al margine inferiore), e pp. (16), 134, 1 cb, pp. (4); pp. 128, (7), un legno al frontespizio, nel testo capilettera e legni tipografici. legatura in pergamena coeva con dorso in cartonato. timbro a inchiostro all’occhiello. Sebbene apparentemente tradotto dal francese, come si legge al frontespizio, è la prima edizione di quest’opera del padre cappuccino Maurice de Toulon sui metodi di utilizzo dei profumi per allontanare la peste, una pratica che era assai comune fina dai tempi antichi, come si pensava anche che i profumi proteggessero dall’inalazione delle particelle infette presenti nell’aria. L’opera è basata sull’esperienza di Maurice de Toulon durante la peste a Genova nel 1656-57. La prima edizione francese appare un anno più tardi nel 1662, con un altro titolo. Krivatsy 7587.
161231853Ingolstadt, Angermayr, 1612. 8° 2 Teile in 1 Band. 203 Seiten, siehe Erläuterungen. GanzPergament, der Zeit. Erstausgabe. [5 Warenabbildungen]