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in-folio (305x205 mm), ff. 104 (A-Z4, AA-CC4), bella legatura del XVII secolo in marocchino granata, triplice filettatura in oro ai piatti con terminazioni angolari vegetali, dorso a sei nervi con titolo in lungo nei compartimenti riquadrati da filetti in oro. Precede l'opera dedica a Ercole d'Este, duca di Ferrara (p. III) e proemio esplicativo ai lettori (pp. IV-V). Titolo, ad opera di Francesco Salviati, inciso da Marco Dente, raffigurante un gruppo di uomini e donne intenti a discorrere e a consultare il libro del Marcolini nel "Giardino di pensieri"; Cervolini (Marcolini, p. 20) e Mauroner (Incisione di Tiziano, 42) attribuiscono però l'ideazione del disegno del frontespizio a Tiziano. Al verso del titolo ritratto dell'autore a piena pagina racchiuso entro cornice architettonica sorretta da due cariatidi (la stessa usata dal Marcolini nei volumi del Serlio e dell'Aretino, impressi qualche anno prima). Alle pp. VI-VII elenco dei 50 quesiti che si possono rivolgere al libro (suddivisi tra uomini, donne e per uomini e donne) e rimando alle 50 tavole relative. La prima sezione del libro contiene 50 silografie poste nella parte superiore del recto di ogni foglio raffiguranti immagini simboliche, vizi e virtù, accompagnate da 90 carte da gioco che circondano l'incisione e da altre 45 carte disposte nel verso della carta a fronte disposte a forma di croce. In base al responso delle carte il giocatore deve andare a consultare una delle cinquanta sezioni dei filosofi: nel margine superiore sinistro di ogni doppia pagina compere una silografia con un filosofo dell'antichità accompagnato da 31 risposte collocate sulla sinistra e da altre 24 sulla destra. Le risposte ai quesiti sono poste in forma di terzine scritte da Ludovico Dolce. Ogni terzina ha al fianco una coppia di carte da gioco; al verso dell'ultima carta impresa tipografica del Marcolini inserita in un elaborato cartiglio con volute, intorno al quale si intrecciano un ramo d'ulivo ed uno di quercia. Prima edizione in perfetto esemplare di uno dei più famosi giochi di fortuna del Cinquecento, realizzato su imitazione dei giochi di Lorenzo Spirito e Sigismondo Fanti. Rispetto alla precedente tradizione di genere il Marcolini imposta la doppia pagina di stampa su un registro parallelo, iconografico e verbale; la struttura tradizionale del libro è inoltre ripensata, sovvertendo la tradizionale recto verso di ogni carta e immaginando per la prima volta un intero volume da leggere a doppia pagina, tenuto insieme da un complicato sistema di rimandi interni che il giocatore apprende alle pagine iniziali. Gli strumenti del gioco diventano il libro stesso e un mazzo di carte, che dovrà gestire il giocatore a cui capita la carta più alta del mazzo. L'opera si configura come un inesauribile repertorio di modelli e situazioni figurative; è ipotizzabile che la l'impressione avvenisse in stadi diversi: stampando prima la cornice esterna quindi le immagini interne e per ultimo il testo, seguendo il modello consueto per la stampa di edizioni musicali (il Marcolini d'altronde si era formato presso il Petrucci, come incisore di testi musicali). Magnifico esempio di libro che diventa oggetto, da leggere, da vedere e da maneggiare.. Mortimer 279. Sander 4231. Brunet iii, 1407-1408, Suppl. I, 941. Essling II, 670. Cicognara 1701: "rarissimo a trovarsi di bella conservazione". Rosenthal, 1385. L. Nardin, Carte da gioco e letteratura fra Quattrocento e Ottocento, Lucca 1997. Cinti 54..
In-8°; 1) cc. (104) e 2 tavole ripiegate; nel testo legni e tabelle. 2) pp. 269, (1) 1 cb., pp. (16), 229, (1), il testo è in latino e in greco. Legatura in piena pergamena con titolo in oro al dorso e tagli in azzurro. 1) Edizione originale, rara, della prima opera di Johannes Garcaeus/Gartze (1530-75) che testimonia in modo chiaro dell’influenza delle teorie copernicane nella letteratura del XVI secolo. Siamo nel pieno Cinquecento, quando il termine astrologia indica genericamente lo studio delle stelle. Garcaeus nella definizione dei cieli per gli oroscopi insiste particolarmente sulle basi matematiche e astronomiche per i calcoli delle posizioni dei pianeti. Nel testo vengono diffusamente citati Copernico e Tolomeo, e costantemente messe a confronto le tavole Pruteniche – copernicane, con quelle astronomiche dette Alfonsine redatte alla metà del Duecento sulla scorta dei calcoli di Tolomeo. Tra gli scienziati citati anche Schoener, Regiomontano e Alchabitius (astrologo arabo del X sec., la cui opera a stampa apparve con il commento di John of Saxony): una figura illustra lo schema del cielo secondo quest’ultimo. In fine anche il metodo per calcolare le eclissi di luna e di sole secondo le tavole Pruteniche. Sono evidenti in questa opera i debiti che Garcaeus deve agli insegnamenti di Melantone, che attorno agli anni 40 teneva lezioni proprio sul Tetrabiblos di Tolomeo all’Univeristà di Wittenberg. Gartze fu dottore in teologia all’Università di Wittenberg, astrologo allievo di Erasmus Reinholt (nel testo “mei praeceptoris… Astronomiae peritissimae artificis”) e di Caspar Peucer, menzionato nell’Epilogo, professore di matematica e astronomia all’Università di Wittenberg, epigono di Melantone, seguace della Riforma. Deve la sua fama alla più tarda Astrologiae methodus del 1576. L’opera è dedicata a Giovanni Federico di Pomerania. Robert S. Westman, the Copernican Question, 2011: Prognostication, Skepticism and Celestial Order, p. 166 e ss. “The need for a work that would show how to use the Prutenics for casting nativities must have been more urgent after Reinhold’s death in 1553. Peucer himself was busy writing astronomical textbooks and a work on divination. The task of adding the final link in the rebuilding of a reformed heavenly science fell to Johannes Garcaeus, a valued student of Peucer and Reinhold… The Brief and Useful Treatise illustrates the range of kinds af works that constituted the science of the stars. It is a handbook for calculating nativities… It apparead in 1556 from a major Wittenberg publishing house, the heirs of Georg Rhau, with a dedicatory poem from Caspar Peucer. The epilogue says that “the true foundations of astronomy” and “astrology, as it is now called”, lie the basis of this work… This little work took place in this pedagogical reformation of science of the stars. In the second half of the sixteenth century, these Wittenberg astronomical-astrological textbooks became the most influential models for instrucion in safe predictive knowledge based on natural causes”. 2) Prima edizione della traduzione dal greco di Melantone. Nella Lettera di dedica Melantone ricorda la traduzione del suo amico Joachim Camerarius (1500-74), ma solo dei primi due libri (1533), da lui rivista e ricorretta. Il Tetrabiblos, o Quadripartitum, è il libro delle predizioni astrologiche in cui Tolomeo nel II secolo getta le basi dell’astrologia classica e più in generale occidentale. E’ considerato la Bibbia dell’astrologia poiché rappresenta la tradizione astrologica antica. Affronta per la prima volta l’argomento dell’influenza dei movimenti degli astri sulla vita umana in maniera assolutamente scientifica, servendosi della geometria e dei calcoli numerici per studiare gli influssi dei pianeti in base alla loro posizione nello zodiaco. Herbst, già editore di Andrea Vesalio, propone in questa edizione tutti e quattro I libri: il testo originale in greco, la traduzione latina di Filippo Melantone e il Centiloquium nella traduzione di Gioviano Pontano. Melantone (Philip Schwarzerd 1497-1560), umanista, assai vicino a Martin Lutero fu la colonna portante del pensiero e della teologia della Riforma. Da teologo, non vedeva conflitti tra la religione e l’astrologia. Cantamessa, 6436. Robert S. Westman, The Copernican Question: Prognostication, Skepticism, and Celestial Order, California, 2011. In-8 °; 1) cc. (104) and 2 folded plates; in the text woodcuts and charts. 2) pp. 269, (1) 1 cb., Pp. (16), 229, (1), the text is in Latin and Greek. Full vellum binding with gilt title on the spine and blue edges. 1) Original edition, rare, of the first work by Johannes Garcaeus / Gartze (1530-75) which clearly testifies the influence of Copernican theories in the literature of the sixteenth century. We are in the middle of the sixteenth century, when the term astrology generically indicates the study of the stars. Garcaeus in defining the heavens for horoscopes particularly insists on the mathematical and astronomical basis for the calculations of the positions of the planets. In the text Copernicus and Ptolemy are widely cited, and the Prutenic - Copernican tables are constantly compared with the astronomical ones called Alfonsine drawn up in the mid-thirteenth century on the basis of Ptolemy's calculations. Among the scientists mentioned also Schoener, Regiomontano and Alchabitius (Arab astrologer of the 10th century, whose printed work appeared with the comment of John of Saxony): a figure illustrates the pattern of the sky according to the latter. Finally, also the method for calculating the eclipses of the moon and the sun according to the Prutenic tables. In this work, the debts that Garcaeus owes to the teachings of Melanchthon are evident, who around the 40s gave lectures precisely on Ptolemy's Tetrabiblos at the University of Wittenberg. Gartze was a doctor of Theology at the University of Wittenberg, an astrologer student of Erasmus Reinholt (in the text "mei praeceptoris ... Astronomiae peritissimae artificis") and Caspar Peucer, mentioned in the Epilogue, professor of Mathematics and Astronomy at the University of Wittenberg, epigone of Melanchthon, follower of the Reformation. It owes its fame to the later Astrologiae methodus of 1576. The work is dedicated to John Frederick of Pomerania. Robert S. Westman, the Copernican Question, 2011: Prognostication, Skepticism and Celestial Order, p. 166 e ss. “The need for a work that would show how to use the Prutenics for casting nativities must have been more urgent after Reinhold’s death in 1553. Peucer himself was busy writing astronomical textbooks and a work on divination. The task of adding the final link in the rebuilding of a reformed heavenly science fell to Johannes Garcaeus, a valued student of Peucer and Reinhold… The Brief and Useful Treatise illustrates the range of kinds af works that constituted the science of the stars. It is a handbook for calculating nativities… It apparead in 1556 from a major Wittenberg publishing house, the heirs of Georg Rhau, with a dedicatory poem from Caspar Peucer. The epilogue says that “the true foundations of astronomy” and “astrology, as it is now called”, lie the basis of this work… This little work took place in this pedagogical reformation of science of the stars. In the second half of the sixteenth century, these Wittenberg astrnomical-astrological textbooks became the most influential models for instrucion in safe predictive knowledge based on natural causes”. 2) First edition of the Latin translation from the Greek of Melanchthon. In the letter of dedication, Melanchthon recalls the translation of his friend Joachim Camerarius (1500-74), but only of the first two books (1533), which he revised and repeated. Tetrabiblos, or Quadripartitum, is the book of astrological predictions in which Ptolemy in the second century laid the foundations of classical and more generally Western astrology. It is considered the Bible of astrology since it represents the ancient astrological tradition. It tackles for the first time the topic of the influence of the movements of the stars on human life in an absolutely scientific way, using geometry and numerical calculations to study the influences of the planets based on their position in the zodiac. Herbst, former editor of Andrea Vesalio, proposes all four books in this edition: the original text in Greek, the Latin translation by Filippo Melanchthon and the Centiloquium in the translation by Gioviano Pontano. Melanchthon (Philip Schwarzerd 1497-1560), humanist, very close to Martin Luther was the pillar of the thought and theology of the Reformation. As a theologian, he saw no conflict between religion and astrology. Cantamessa, 6436. Robert S. Westman, The Copernican Question: Prognostication, Skepticism, and Celestial Order, California, 2011.
in-4, ff. (4), 71, (1 bianco), legatura coeva pergamena floscia, titolo ms. lungo il dorso. Dedica di G.B. Pulciani a Filippo Guidalotti. Frontesp. entro elaborata bordura con figure ed allegorie; ritratto dell'autore entro tondo e sue armi gentilizie. Illustr. da 51 incisioni in rame n.t.: di queste, 32 sono a mezza pag. mentre 18 sono impresse in coppia in orizzontale su 9 doppi fogli, il tutto inciso da Giulio Fontana. Si tratta degli stessi 12 rami della prima edizione ma tagliati a metà dividendo i due avversari, formando così 24 illustrazioni, riquadrate da un filetto e arricchite in alcuni particolari soprattutto negli sfondi e nel pavimento. Le 18 tavole disposte in orizzontale nella prima edizione vengono invece qui riproposte su doppio foglio; restano invariate invece le rimanenti illustrazioni. Terza edizione - assai più rara delle precedenti - dell'opera di Agrippa, uno dei più importanti trattati di scherma del Cinquecento, profondamente innovativo nell'introduzione dell'uso della spada di punta anzichè di taglio, in modo da portare le stoccate in modo rapido per linee interne: ''..,portò un grandissimo incremento alla teorica della scherma. Forse allievo del Marozzo, ne abbreviò, ne modificò il trattato, spogliandolo di molte superfluità e vi aggiunse di suo moltissime norme.. ritenuto come uno dei migliori maestri antichi, che vanti la scherma italiana e straniera... è il primo che faccia fare l'inquarto (cap. XVII)... descrive vari combattimenti di due contro due e di tre contro due; il modo di battersi con due spade" (Gelli). Interessante sottolineare che in 6 tavole, forse per la prima volta nella storia dell'incisione, si tenta di raffigurare le figure in movimento: a differenza di quanto sostiene Gelli ("descrive vari combattimenti di due contro due e di tre contro due") in realtà Agrippa rappresenta in queste tavole due soli schermidori contrapposti in successive posizioni del medesimo attacco o parata. L'Agrippa, milanese, fu anche ingegnere e matematico, presentò un progetto per il trasporto dell'obelisco vaticano, si occupò di idraulica ed inventò un sistema per la pesca dei coralli. Il Dialogo filosofico-astronomico posto in fine presenta delle importanti intuizioni sul movimento dei pianeti nella loro gravitazione; vi si riferisce al f. 67 v. una incisione a piena pag. raffig. la sfera ideata dall'Agrippa. Fu ristampato separatamente con il titolo ''Modo da comporre il moto nella sfera'', nel 1573 (Honeyman Sale 37). Bellissimo esempl. assolutamente genuino nella sua pergamena d'origine: si tratta probabilmente dell'esemplare di dedica che il Pulciani regalò al Guidalotti, come si evince dalla nota di possesso sulla sguardia anteriore ''Al Signor Filippo Guidalotti''. Al contropiatto ex-libris di Robert W. Bingham e timbro non identificato di antica collezione ''G.V.''. Soli 4 esempl. censiti.. Gelli 6-12: ''trattato già preziosissimo per l'arte schermistica.. anche questa ristampa è piuttosto rara''. Cockle 745. Riccardi I, 10: ''Ho registrata questa rara operetta a motivo del dialogo.. é notevole come asserisca che i pianeti pesano o gravitano gli uni sugl'altri, e di più che essi pesano in modo diverso sulla terra..''..
in-folio, pp. (12), 624, (6), leg. coeva p. perg. (minimo restauro al dorso) conservato in elegante astuccio-custodia moderno m. pelle, dorso a nervi, con tit. e ricchi fregi oro. Marca tipogr. al titolo, al verso del foglio ritratto silogr. dell'autore, ripetuto in fine; nel testo vi è la straordinaria serie di circa 2000 figure silografate attinenti alle materie trattate. Dedica a stampa al barone Giov. Giacomo Fugger. Seconda edizione, in tutto identica alla prima apparsa nella stessa città nel 1562, di uno dei più completi trattati cinquecenteschi sulla chiromanzia (a cui sono dedicati i primi 6 libri), la fisiognomia (il settimo), l'astrologia e l'arte divinatoria in generale (l'ultimo). Le pp. 387-449 contengono numerosi oroscopi, basati sulla lettura della mano di personaggi contemporanei viventi e le pp. 450-51 un curioso studio fisiognomico di San Pietro e Paolo e di Giuda Iscariota, con il loro ritratto. L'autore (nato nel 1509) fu illustre matematico, fisico, filosofo e musicista. Prese parte alla spedizione di Carlo V a Tunisi, insegnò matematica a Palermo, Roma e Ferrara e negli ultimi anni di vita fu maestro di musica presso l'arcivescovato di Colonia. Scrisse anche altre importanti opere concernenti la geometria ed il magnetismo. Bell' esempl. (lievissime arrossature della carta e minimi restauri nell'estremo margine interno).. Houzeau e Lancaster 4885. Thorndike, V, pp. 580-88. Zinner 2296. Caillet III, 10524. STC., German Books, 848. Dorbon 4760 cita un'ediz. della sola ''Chyromancie'' del 1677: "très rare ouvrage". Bibl. Magica Casanatense 1160; Cantamessa, III, n. 7841..
in-4 antico (mm. 210x140), pp. (30), 1 cb, 222 (manca ultima bianca), leg. m. perg. coeva con tit. oro al d. Marca tipogr. in legno. Dedicat. a Carlo Emanuele Duca di Savoia. Sonetto di Angelo Ingegneri a Cesare Della Riviera. A pag.24 incisione in legno con figura "geroglifica" del segno dell'Ariete. Seconda rara edizione, publicata 2 anni dopo la prima di Mantova del 1603, di opera esoterica e alchemica con riferimenti astrologici (influssi degli astri), tratta della magia naturale e della ricerca della pietra filosofale, si sofferma a spiegare cosa siano Geomanzia, Idromanzia e Piromanzia, con annotazioni etimologiche di alcuni vocaboli pertinenti derivanti dal latino e dal greco. Per la difficile comprensione del testo si rimanda alla riedizione curata da Julius Evola nel 1932. Magnaguti, Gli Osanna tipografi.... Caillet 2951. Piantanida 2177. Casanatense 372. Cantamessa 2118bis. Duveen 166. Due picc. mancanze di carta bianca al front., e alla perg. del d. Belliss. esempl. genuino. [598]
In 4°, (cm. 19,1) pp. (20), 469 (1), + 1 c. con marca tip. al recto e bianca al verso; un ritratto dell'autore ed insegna nobiliare, entrambi incisi a piena pagine n.t. Mancano 2 carte finali con l'Errata. Capilett. di vario formato, finalini e grande marca tipogr. in fine con S. Cristoforo portante il Bambino Gesù, 2 figure n.t., il tutto in xilografia. Testo in bel carattere corsivo, con qualche riga in greco e qualche parola in ebraico. Ex libris datato 1584 manoscritto al front. Ottima legatura originale in Piena Pergamena, nervi al dorso, piatti inquadrati da duplice filetto a secco, con fregi floreali ai quattro angoli, lettere ETL con data 1584 impresse al piatto ant., le stesse iniziali dell'ex libris manoscritto che compare al front. Tracce di lacci. Sguardie rifatte con carta antica. Molte sottolineature e chiose marginali di mano settecentesca, ultima pagina bianca completamente manoscritta con annotazione "ex Henrici Ranzonii de Conservanda Valetudine libello. c. 35" sempre della stessa mano. Antica integrazione di un angolo di pag. 235 con poche parole del testo manoscr., piccola manc. al margine della pag. 127 che non tocca il testo, integrazione del margine bianco inf. di pag. 21. L' autore fu uomo di stato e astrologo danese (1526- 1598). - Caillet 9144 (riporta solo la prima edizione del 1580 ed un'altra di Lipsia del 1581) "Très rare ouvrage d'astrologie, avec 2 tableaux d'années climatériques servant de base pour tirer l'oroscope"; Dorbon-Aine, 3888 "... du plus rare ouvrage d'Henri de Rantzau".Adams R 145. ICCU [IT\ICCU\BVEE\006998]. Buon esemplare genuino, nella sua legatura originale, di questa rara opera.
In -4°, 1 cb, pp. (26), 280; piena pergamena coeva con titolo manoscritto al dorso. Prima e unica edizione di questo cospicuo lavoro del bolognese Pietro Mengoli (1626-86), noto soprattutto per le sue ricerche nel campo dell’analisi matematica: l’“Anno”, frutto di due anni di osservazioni sulla Meridiana di San Petronio, propone dei metodi di correzione al Calendario gregoriano. Il presente lavoro è scritto in un volgare molto limpido e comprensibile, contrariamente alla maggior parte della prosa dello scienziato, scritta in un latino considerato molto contorto, che non giovò alla popolarità dei suoi scritti matematici, rivalutati solo di recente. The first and only edition of this huge work of Pietro Mengoli, a scientist from Bologna mostly known because of his researches on mathematical analisys field: the “Anno” suggests some corrections to the Gregorian calendar.
5 tomes en 4 volumes in-folio (391 x 250 mm), plein veau blond marbré de l’époque, dos à 6 nerfs guillochés or, ornés de caissons richement fleuronnés et cloisonnés, armes dorées au centre des plats, pièces de titre et de tomaison de veau havane et blond, coiffes et coupes filetées or, tranches rouges. Edition la plus complète des oeuvres collectives de Pierre Bayle, donnée par Pierre Desmaizeaux, proche protégé de l'auteur. "Edition qui doit être préférée à celle de 1727-31, parce qu'elle contient, de plus que la première, cent cinquante lettres à sa famille, formant un cahier de 211 pages qui est placé à la fin du premier volume" (Brunet). "Ce recueil contient tous les ouvrages publiés de Bayle, hors le dictionnaire. Il comprend aussi tout ce qui avait été imprimé de la correspondance" (Delvolve, 'Pierre Bayle…', Bibliographie, p. 436). Selon le catalogue de la BnF, qui se fonde sur le matériel typographique, cette édition aurait été imprimée en France, probablement à Trévoux. Vignette de titre allégorique gravée par Frederik Ottens, d'après Bernard Picard. Table des matières en tête de chaque volume et table des matières de l'ensemble en fin du volume IV. Le premier volume renferme plusieurs gravures sur bois dans le texte et 3 planches hors texte sur cuivre (pages 518, 578 [placé face 584] et 600). Le volume III est divisé en deux parties sous page de faux-titre, titre particulier et pagination continue. Le volume IV renferme plusieurs illustrations sur bois dans le texte dont trois grandes représentations des systèmes planétaires de Ptolémée (p. 394), de Ticho-Brahé (p. 398) et Copernic (p. 401). Quelques rousseurs et petites auréoles éparses. Quelques traces de restauration à la reliure. Très bel exemplaire en veau blond de l'époque aux armes de Jean-Claude Fauconnet de Vildé (1694–1765) dorées sur les plats (aux volumes II, II et IV). Ecuyer, conseiller du roi et de la Ville de Paris, il devint avocat à la cour et au Parlement (Catalogue des livres de feu M. Fauconnet de Vilde, Paris, de Bure le jeune, 1765, p. 24). (Guigard, II, 210. OHR, pl. 1654).
In-8 p. (mm. 226x167), importante legatura coeva in p. pelle rossa con una splendida decorazione dorata - entro cornice - impressa ai piatti (risg. rifatti), fregi al dorso a cordoni, tagli dorati, 10 cc.nn. (frontesp., dedica, prefaz. e Indice), 120 cc.num. di testo con diagrammi astrologici e numerose incisioni schematiche astrologiche; ornato da grandi capilettera figurati, inc. su legno. Dedica al Serenissimo Francesco Gonzaga, Principe di Mantova e Monferrato. Al fine vi è la nota “Apud Bartholomeum Rodellam, Haeredem Damiani Zenarij, ad Salamandrae Signum” (la marca tipografica xilografata al frontespizio). Al volume è stata aggiunta una tavola con uno stemma reale a colori e oro entro delicata cornice decorata. L’opera: “duobus libris distinctum, quorum primus complectitur commentarium in Claudij Galeni librum tertium de diebus decretoriis. Alter agit de legitimo Astrologiae in Medicina usu. His additur De annui temporis mensura in Directionibus: & de Directionibus ipsis ex Valentini Naibodae scriptis”. "Edizione originale". Cfr. Riccardi,I, p. 68: “L’applicazione dell’astrologia alla medicina era purtroppo uno degli studj che sciupava l’ingegno dei dotti di quella epoca..” - Krivatsy,7244 - Wellcome,3951. “Dotto delle matematiche, per le quali aveva un gusto particolare, Giovanni Antonio Magini (1555-1617) coltivò l’astronomia anche con maggior profitto; anzi per dedicarsi più esattamente a tale studio, trascurò anche l’esercizio della medicina, ch’egli avea appresa in Padova sua patria. Fu per oltre trenta anni professore di matematiche e di astronomia nell’Università di Bologna, ove morì all’età di 62 annni, da tutti compianto, perchè da tutti stimato. Le sue opere di astronomia e di geografia sono ancora applaudite ai giorni nostri, e rimarranno monumento della sua dottrina. Quella cui diè titolo "Novae Coelestium orbium theoricae" meritò gli elogi di Keplero; e pregevoli sono da tutti stimate le sue osservazioni e specialmente le sue tavole... Il Magini volle più direttamente applicare l’astrologia alla medicina con l’opera "De astrologica ratione.." . Così De Renzi “Storia della medicina in Italia”,III, pp. 43-44 e 65. Con solo qualche lieve uniforme arross. altrimenti esemplare ben conservato.
in-folio (mm 314 x 205) , ff. (4), CLXXXXIX, (1), bella e solida leg. moderna in p. pergamena, titolo ms. in caratteri gotici sul primo piatto e al dorso liscio. Carattere romano, testo inquadrato dal commento, il tutto su 62 linee. Grande silografia al titolo (mm 84x150) raffigurante Ovidio in cattedra, con i due commentatori in atto di scrivere; la silografia deriva dall'edizione di Giovenale del 1494 pur con varianti. Iniziali silogr.; grande impresa edit. al colophon. Seconda edizione dei Fasti ovidiani (prima 1497, sempre edita dal Tacuino), con il commento di Marso Paolo (1442-1512) e di Costanzo Antonio (1436-1490). I Fasti, come le Metamorfosi, vennero composti da Ovidio (43 a.C.-18 d.C.) per assecondare i desideri di moralizzazione della società romana e di salvaguardia degli antichi costumi sostenuti dall'imperatore Augusto. Nell'opera, in sei libri di distici elegiaci, Ovidio volle illustrare il calendario romano, con tutte le feste e i riti religiosi. I libri dovevano essere dodici, uno per ogni mese, ma al sesto libro Ovidio decise di non continuare l'opera. Edizione rarissima, censita in due sole biblioteche italiane (Roma, Biblioteca Nazionale Centrale; Reggio Emilia, Biblioteca provinciale dei Cappuccini). Ottimo esempl. a grandi margini (piccole tracce di penna in inchiostro bruno al titolo).. Sander 5301. Essling 1125 ( cf. fig. p. 237). STC 481. Adams O 456 (ed. 1508). ''Opera liturgico-cronologica sul calendario delle feste romane...contengono una parte astronomica, un'illustrazione dei giorni festivi e delle solenni ricorrenze, con descrizioni di usi, cerimonie e spettacoli...'' (Diz. Lett. Bompiani, Opere III, 304)..
8vo (mm 217x161), ff. 57, 1 bianco, (154) che includono le effemeridi del periodo 1552-1562, capilettera xilografici, numerose tabelle e schemi, alcune figure nel testo che illustrano le fasi lunari. Legatura in piena pergamena floscia coeva, traccia di legacci ai piatti. Interessanti numerose annotazioni e calcoli astronomici di mano coeva alle sguardie, al foglio bianco e al frontespizio delle "Ephemeris" per l'anno 1552, in cui l'antico proprietario si era dilettato nel calcolare le posizioni dei pianeti nell'anno di nascita dell'Autore (1494). Al verso dell'ultimo foglio dell'opera altri calcoli astronomici, di mano coeva, con oroscopo riferito probabilmente ad una certa Chiara (Garnoli?). Segue, al recto della sguardia libera posteriore, oroscopo discorsivo in italiano sempre vergato a mano; al verso e al contropiatto posteriore altri calcoli di effemeridi probabilmente riferiti all'anno 1563. Tracce di tarlo al margine inferiore di circa 50 fogli a metà del volume. Piccoli restauri al dorso ma nel complesso ottimo esemplare marginoso. Pitati, astronomo veronese del secolo XVI, diede il suo nome al cratere lunare Pitatus. Fu celebre per aver proseguito le effemeridi di Johannes Stoffler (pubblicate a Tubinga dal 1482 al 1551) fino al 1562; nel 1542 pubblicò l'Almanacco nuovo, che si può considerare come la prima effemeride italiana (per gli anni 1543-1556), ovvero un gruppo di tavole numeriche che forniscono le coordinate degli astri (o altri elementi variabili con il tempo) a intervalli prefissati ed equidistanti fra loro, per es. di giorno in giorno oppure di ora in ora. La presente edizione contiene le effemeridi dal 1552 al 1562. Non comune. Cantamessa parla di una variante della presente edizione con un bifolio in più, ma gli esemplari trovati online nelle biblioteche hanno lo stesso numero di pagine del nostro esemplare. Al contropiatto anteriore ex-libris inciso tardo settecentesco - con stemma marchionale della panoplia con lo scudo con al centro una stella - della famiglia Dionisi, tra le più antiche della nobiltà di Verona: il marchese Gabriele (1719-1808) fu l'artefice della ristrutturazione della villa a Ca' del lago di Cerea nonché del riordino e aggiornamento della biblioteca. La famiglia Dionisi aveva destinato al piano nobile la funzione di libreria e sala di lettura, precoce esempio di centro culturale dove si riunivano artisti e letterati. Dopo la dispersione delle migliaia di volumi del fondo antico, conserva ora i libri sul mobile d'arte contemporaneo della Fondazione Aldo Morelato. . Cantamessa 6179..
In-4°, (4cc, con ritratto xilografico dell’Autore al verso della c. 3; ritratto supplementare dell’Autore), 116pp, (2cc), iniziali e finalini xilografici; rilegato con Philippi Phinellae De revolutionum annorum, 54pp (ultima bianca); rilegato con Philippi Finellae De duabus conceptionis, et respirationis figuris, et de connexione inter eas, & figuram coelestem, 37pp. Legatura in piena pergamena rigida. Riccardi I, 459; Biblioastrology
In-4° grande; pp. (8), XXXIX, (1), 307, (1), 1 tav rip - pp. (4), 309-633, (3); con molti graziosi legni nel testo, vignette, schemi, immagini con le posizioni della luna e di eclissi. Legatura in piena pergamena moderna. Bella copia in barbe. Contiene le efemeridi dal 1641 al 1660. Riccardi 1,180
Prima edizione del 1661 di questa pietra miliare nel campo dell'astrologia di Jean Baptiste Morin (1582-1656) grande filosofo, astrologo molto stimato e distinto astronomo. Oppositore di Galileo e Descartes, Morin scrisse i 26 libri della Astrologia Gallica nella quale dimostra che l'astrologia è una scienza esatta, ma non visse abbastanza per vederli pubblicati (morì nel 1659 e vennero pubblicati nel 1661). I primi libri forniscono le basi teoriche della teologia per l'opera, i successivi parlano di Natale, mondanità, elezione e astrologia metereologica. Gli oroscopi contenuti e descritti nell'opera vennero a lungo consultati dal Cardinale di Richelieu e Mazarin. Ritratto di Morin inciso da N. Poilly su disegno di Flaman e vita. Numerose incisioni nel testo. Tra gli argomenti trattati: Esperimenti di Paracelso, Predizioni, la scienza dell'alchimia, astrologia di Morin, Morte preannunciata sia naturale che violenta, Oroscopo, chiromanzia, fato, luoghi di sepoltura ecc... In ottime condizioni e completa. Copertina in piena pella settecentesca in buone condizioni con lievi usure marginali. Legatura in buone condizioni. All'interno le pagine si presentano in buone condizioni con fioriture. Piccolo strappo al margine superiore di pag. 382. In folio. Dim. 36x25 cm. Pp. (24)+XXI+(1)+XXXVI+784+1 ritr.. Peso Kg. 2,800 First edition of 1661 of this milestone in the field of atrology by Jean Baptiste Morin (1582-1656) great phylosopher, astrologist and astronomer. Morin wrote the 26 books of the Astrologia Gallica but did not live to see them published (he died in 1659 and they were published in 1661). The early books provide the theoretical basis in theology for his work, while the later books discuss natal, judicial, mundane, electional and meteorological astrology. His Astrologia Gallica is a monumental work, in the edition of 1661 corn-pricing a Praefatio Apologetica of 36 folio pages and 784 more pages of text mostly double columned... the chief distinctive features of Morin's system may be summarized as follows ... In place of the old distinction between superiors and inferiors, heaven and earth, celestial and sublunar, fifth essence and four elements, he adopts a threefold division of elementary, etherial and celestial. The planets are no longer simple bodies of a fifth essence, but compound bodies with the elemental qualities of hot, cold, dry and moist, as well as ethereal and celestial matter. Morin distinguishes between their elemental action in heating, moistening and the like, and their influential action by virtue of their celestial nature. The first heaven or primum mobile is a simple body and acts as such, pouring its universal force like a world-soul through the whole world. But it also has a second action, as it is divided into Dodecatemoria or signs of the immobile zodiac. The other most solid celestial heaven of the fixed stars has per se and as a whole no sublunar influence so far as we know, but the particular constellations and stars in it exert virtue of their own. Similarly the ether of the ethereal heaven has per se no sublunar virtue, but the planets in it exert a great influence, although their formal virtue is ineffable and incomprehensible to us. Great as it is, the signs signify more fully and efficaciously than the planets. In particular, the degree of the sign on the eastern horizon at the moment of birth signifies more efficaciously than the lord of the horoscope or the planet in the first house. Morin held that it was enough to know the degree for the horoscope and that the exact minute of the degree was not essential. The horoscopes contained in the work were consulted for a long time by Cardinale di Richelieu and Mazarin. Portarit of Morin engraved by N. Poilly after Flaman and his life. Different engravings in the text. The issues treated: Experiments of Paracelso, Preditions, lscience of alchemy, astrology of Morin, Pre announced death natural and violent Horoscoper, chiromancy, fate, place of buring ecc... In very good conditions and complete. Full leather cover of 17th century in good conditions lightly worn in the extremities. Binding in good conditions. Inside pages are in good conditions with foxing. Little tear in the upper edge of pag. 382. In folio. Dim. 36x25 cm. Pp. (24)+XXI+(1)+XXXVI+784+1 ritr.. Weight Kg. 2,800
2 parti in 1 vol. in-4, pp. (8), 55, (1 bianca); 33, (3). Legatura 800sca cartonato. Frontespizi con vignette silografiche, nella prima parte raffigurante una sfera terrestre, alle armi dei Medici con la scritta greca "Kosmos", in ricordo del nome del Granduca Cosimo, e una sfera armillare per la seconda. Numerose belle fig. tecniche nel testo ed iniziali istoriate. Precedono "La sfera di Proclo" una dedica del traduttore a Isabella de' Medici e una "Vita" di Proclo. L'"Uso della Sfera" è invece dedicato al Marchese di Castiglione Diomede della Cornia. Prima edizione della seconda traduzione in italiano del trattato del filosofo neoplatonico e matematico Proclo di Costantinopoli (c. 410- 485). La traduzione venne curata da Egnazio Danti (frate domenicano, noto al secolo come Pellegrino Rinaldi, 1536-1586), celebre matematico ed astronomo della corte medicea e papale. Con la presente seconda traduzione italiana dell'opera di Proclo (la prima era apparsa nel 1556 a cura di Tito Giovanni Ganzarini) i Giunti pubblicarono l'editio princeps del "Trattato dell'Uso della Sfera" dello stesso Danti, in cui si spiega come si costruisce la sfera armillare e come utilizzarla per conoscere l'ora e la latitudine in cui si possono trovare le stelle. Bell'esempl.. Camerini, Giunti di Firenze, II, 22. Adams P-2137. B.M. STC 541. Houzeau-Lancaster 430. Cantamessa I, n. 2064 (sub Danti)..
pp. (16), 316, in-8, mezza pelle con angoli e tassello al dorso
In folio grande (cm 23,3 x 35,5), legatura piena pergamena coeva, rinforzo coevo, in pergamena, al dorso a cinque nervi, titolo calligrafato, mancanza di pergamena di circa 2,5 cm alla cuffia inferiore, ma capitello e cuciture saldi e integri. Pp (20), 41, (1), 1238 (i.e. 1236), 6. Carta pesante vergellata e filigranata, interno in buone condizioni malgrado sporadiche macchie e bruniture, un lavoro di tarlo nel margine interno inferiore, senza perdita di testo, anticamente restaurato con sovrapposizione di carta, che interessa una settantina di cc iniziali. Ex libris ottocentesco alla sguardia, e altro ex libris manoscritto coevo dei Cappuccini della Concezione di Milano, il famoso "Convento di Porta Orientale" dei Promessi Sposi, fondato nel 1599 e soppresso nel 1810, celebre per la ricca biblioteca dove convergevano documenti di grande importanza, essendo il centro dell'archivio storico dell'Ordine. Prima edizione di summa esoterica dell'astrologo cappuccino Ivo da Parigi (1590-1678), di cui non compare traccia nei repertori antichi; la "Bibliotheca scriptorum Capucinorum" del 1747 dedica quasi una pagina all'A., ma cita altre opere, e evidenzia che "dalla Santa Sede l'A. fu più volte ammonito e alcuni suoi libri proscritti". La Biographie Universelle, cita altre opere, e attribuisce a Ivo da Parigi la"Astrologia nova methodus F. Allei, arabis christiani", Rennes, 1654-55, edizione bruciata a Nantes. Franciscus Allei è uno degli pseudonimi dello scomodo autore di pronostici politici puntualmente avveratisi, espressi nel Fatum Universi (1655), in epoca di reiterate bolle pontificie contro l'astrologia, nonchè della Theologia Naturalis (1633), apologia della divinazione. Il libro che presentiamo è compendio di teosofia combinatoria, dall'A. mutuata da Raimondo Lullo e che unisce in armonioso sincretismo Ermete, Paracelso, Alberto Magno, Scoto Eriugena, Ficino... Il volume è impreziosito da grande, perfetta volvella a sei dischi rotanti sovrapposti (secondo l'Ars Combinatoria ripresa poi da Leibniz), corredato da Tabula Combinationis e dalle centinaia di combinazioni enucleate dall'A., di cui tutto il libro è spiegazione; questo, secondo il suggestivo principio lulliano per cui attraverso le combinazioni dei concetti iscritti sui dischi della rotella, si possano ricavare i principia della conoscenza umana e divina, e quindi tutte le possibili Verità. Numerose pagine sono consacrate all'enumerazione delle proprietà alchemiche di piante e metalli; alla fisiognomica, suddivisa in capitoli su ogni parte del viso; agli eretici. L'opera è unicum che, anche nella veste grafica, suggerisce agli iniziati sconcertanti analogie, giocate costantemente sull'ortodossia dichiarata che maschera una pesante, oggettiva eterodossia. Quattro pagine fitte di Approbationes e Privilegi seguono beffardamente il nitido frontespizio bicolore, dominato dalla grande impresa tipografica di Dionysius Thierry raffigurante il martirio, sulla sommità di Montmartre, di San Dionigi, il vescovo di Parigi che, prima della conversione ad opera di S. Paolo, fu identificato nel grande astrologo iniziato ai misteri eleusini, fondatore sull'Aeropago di Atene di celebre scuola esoterica, e il cui "corpus dionysiacum" fu dichiarato eretico al Concilio di Costantinopoli dell'869. Sotto testatine zoomorfe brulicanti di edenici serpenti, si dissimulano citazioni dalle "Gerarchie celesti" dell'Aeropagita. Libro inquietante, dove migliaia di aforismi ordinatamente "digesti", minuziosamente suddivisi, tratti dai Padri, dai due Diritti, dalla Bibbia, dai filosofi eterodossi, attendono ancora il loro illuminato esegeta.
Antonio Magini Ephemerides Coelestium Motuum Io. Antonii Magini patavini ad annos XL. Ab anno domini 1581. usque ad annum1620: secundum Copernici hypotheses, prutenicasq[ue] canones, atque iuxta Gregoriam correctionem accuratissime supputatae. ad longitudinem Gr 32.30 sub qua inclyta urbs Venetiarum sita est.. Padova, Damianum Zenarium 1582, Copertina in pelle, tracce del tempo caratteristiche, qualche segno di stanchezza sul dorso. Taglio tinto in marron scuro, brunito, con tipiche fioriture. Interno in buono stato, sul primo e sull'ultimo risguardo doppio timbro sovrapposto, scritta sul margine interno del frontespizio, sulle pagine tipico colore del tempo, ma mai invasivo, e varie fioriture ma sempre ininfluenti, piccola parte mancante nel margine inferiore dell'ultima pagina. Innumerevoli tavole di calcoli per ogni oggetto del tema. Mediocre (Poor) . <br> in ottavo <br> artigianale <br> 208<br>
In-16 gr. (mm. 194x130), p. pergamena coeva (risg. rifatti), 10 cc.nn., 63 cc.num., 1 c.b., con 38 diagrammi inc. su legno nel t., di carattere astronomico-astrologico; marca tipografica xilografata al frontespizio (stella cometa con sette piccole stelle tra le punte, in cornice figurata). L’opera è introdotta da una dedica al Principe Cosimo de Medici, seguita da una avvertenza dell’A. “à coloro che leggeranno” e quindi dal Proemio. Testo ornato da pregevoli grandi capilettera figurati a vignetta, pure inc. su legno. Edizione pubblicata nello stesso anno della prima (Varisco & Compagni): identica ma stampata da Ziletti. “L’opera rappresenta sostanzialmente un seguito "De la sfera del mondo. De le stelle fisse". Il taglio dell’opera è prevalentemente astronomico, anche se, come ne "La sfera", Piccolomini chiama "astrologi" gli astronomi, a conferma ennesima della commistione concettuale ed espressiva tra astronomia e astrologia nel XVI secolo. Colloca cioè in uno stesso contesto chi osservava e misurava il cielo e chi da questo traeva predizioni e previsioni. Così Piccolomini tratta fra l’altro anche degli aspetti fra i pianeti (dalla carta 59) e riproduce quelli classici dell’astrologia, accennando anche a quelli benigni e a quelli maligni, e dunque, così scrivendo, miscela due discipline diverse...” (così Cantamessa “Astrologia”,III,6106). Cfr. Riccardi, I, 272/273: “Credo che la seconda parte non sia stata pubblicata” - Adams, II,1119, p. 77. “Il senese Alessandro Piccolomini (1508-78), letterato, ecclesiastico, insegnò filosofia morale a Padova e a Roma.. Scrisse commedie, sonetti; tradusse dal latino e dal greco. Numerose furono anche le sue opere astronomiche, che ebbero parecchie edizioni e traduzioni”. Cosi’ Diz. Treccani,IX, p. 378. Corto del margine super.; la prima pag. dell’”avvertenza” ha i caratteri delle prime 8 righe leggerm. sbiaditi; antico timbro di apparten. al frontesp. con lievi tracce d’uso, altrimenti esemplare ben conservato.
in-16, pp. (8), 248, leg. coeva p. pergamena. Prima e probabilmente unica edizione di questo trattato di fisiognomica e di astrologia pura in cui l'autore cerca di stabilire le corrispondenze sull'animo umano tra influenze astrologiche e proprietà caratteriali. 357 silografie n.t. illustrano le teorie del Finella. Precede l'opera dedica dell'a. a Carlo Oria Caretti, duca di Tursi, generale della flotta di Gaeta del re di Spagna. Il napoletano Finella fu autore anche del ''De Planetaria Naturali Phisonomia'', stampato a Napoli nel 1649; a lui si attribuisce la scoperta dell'estrazione dei sali dai vegetali, dagli animali e dai minerali. Discreto esemplare (piccoli fori di tarlo nel margine inferiore della parte centrale del volume).. Caillet II, 8632. Manca a Dorbon. Cat. Vinciana 2182. Cantamessa I, n.2620..
in-4 antico (mm.223x160), 1 cb, pp. (12), 144, (4), 1 cb, leg. p. perg. molle coeva. Front. a due colori con gr. vignetta xilogr. alle armi cardinalizie. Precede pag. nel ritr. dell’A. inc. in legno a piena pagina, il cui volto è circondato da teste umane e di animali. Iniziali e fregi xilogr. Con grandi incis. xilogr. a mezza pagina raff. ritratti, figure mitologiche, antiche divinità, segni zodiacali. Opera molto interessante di astrologia prima che di fisiognomica, in prima edizione italiana sulla prima latina pubblicata autonomamente nel 1603. Vi sono descritte le influenze dei pianeti sulle caratteristiche fisiche umane, definendo alcuni profili e “tipi misti”. Nel quarto capitolo descrive con precisione, uno ad uno, i segni zodiacali “perchè niuno può nascere, che qualche segno non ascenda, e che qualche Pianeta non lo domini”. Un capitolo è dedicato a nozioni, per così dire, “dermatologiche” con una digressionie sui nei, dove si fomano e cosa significano. Infine l’A. si sofferma sulla bellezza e sulla bruttezza, in relazione al corpo ma anche ai costumi (mostri, eunuchi, ciechi, magri, alti,...). Cantamessa per edizione latina 2116, nota. Piantanida 2247. Olschki, Choix, 13524. Casanatense 355. Manca a Riccardi, Graesse e Brunet. BL STC17, p.100. Ampio indice all’inizio dell’opera e indice dei capitoli al fine. Legg. consunta la perg. della leg., a pag.95 antica macchia d’inchiostro all’angolo inf. bianco. Ottimo marginoso esempl. [214]
in-4 antico, pp. (8), 249 (i.e. 239), (4), leg. settecentesca m. pelle con tass. e tit. oro al d., angoli. Vignetta inc. in rame al front. Fregi xilogr. Con 50 gr. belle incis. in rame a p. pag. di Jean-Louis Duran raff. divinità, profeti e sibille. Prima rara edizione sull'arte divinatoria presso gli antichi, con la descrizione di indovini, veggenti e dei premonitori del futuro, e nozioni di magia, astrologia, chiromanzia. Casanatense 608. Caillet II, 5191 (per ediz. 1680). Cantamessa n. 5425. Lieve alone marginale, ma bell'esempl. [223]
Ms Pluteo 40.52 - Biblioteca Mediceo Laurenziana, Firenze. Scritto da Francesco Stabili di Simeone, noto come Cecco d’Ascoli, nel 1476 in un volgare umbro-marchigiano arcaico, in forma allegorica vengono trattate questioni naturali, come la proprietà degli animali e delle pietre, concetti filosofici, psicologici, etici e teologici. Commentario (83 pagine ; 20,5x29 cm.)in italiano, a cura di Ida Giovanna Rao, funzionario della Biblioteca Medicea, e di Giordana Mariani Canova, docente di Storia dell’Arte Medievale e Storia della Miniatura all’Università degli Studi di Padova. Il Codice e il Commentario sono custoditi in un contenitore a forma di libro. Tiratura limitata a 500 copie.
In-16 p. (mm. 161x108), p. pergamena molle antica con legacci (risg. rifatti), tit. ms. al dorso, 227 cc.num., 1 c.b., con alcuni disegni astronomici nel t. "Edizione originale" di questa rara opera del carmelitano Francesco Giuntini (Junctinus o Junctin) (1523-1590), maestro di teologia, letterato e uno degli astrologi più famosi della seconda metà del Cinquecento. Fu tra i primi a ripudiare le antiche tavole astronomiche e ad usare quelle di Copernico, pur non accettandone la riforma. Cfr. Cantamessa, “Astrologia”, I,1838: “Autore, 3 anni più tardi, dell’enorme "Speculum astrologiae" nel quale quest’opera è riprodotta, il Giuntini anche qui scrive di astrologia, sia pure esclusivamente riguardo alle cosiddette Rivoluzioni, cioè agli oroscopi per ciascun anno o per anni determinati, calcolati e tracciati sulla base dell’oroscopo di nascita, o radicale ("Radix").. Giuntini, come tutti gli astrologi dei secoli XVI e XVII, ha l’irresistibile tentazione di drammatizzare”. Cfr. anche Adams,I,J-439 - Caillet,II,5694: “Junctin était correcteur de l’imprimerie où a été édité cet ouvrage” - Non citata dal Riccardi. Qualche lieviss. uniforme arross. altrimenti esemplare ben conservato.
In-16 p. (mm. 152 x 98), p. pergam. coeva (risg. rifatti), titolo ms. al dorso, cc.nn. 392, cornice figurata al frontesp., con bella xilografia a p. pag. al verso della terza carta; ornato da grandi iniz. figur. a vignetta inc. su legno.<br> Di questo celebre trattato, che ebbe numerosiss. edizioni a partire dal XV secolo, cosi' precisa Gamba,374: "Il Crescenzio scrisse quest'opera in latino tra il 1307 e il 1311, ed è stata opinione di Leonardo Salviati, che'l volgarizzamento siasi fatto verso il 1350. Egli notò che dee riguardarsi come una delle principali scritture del volgar nostro, si' per li nomi specialissimi degli affari della villa, e talora anche di astrologia e di medicina e di altre arti, e si' perchè in genere di buone voci e di pura lingua è ripiena..".<br> Cfr. anche Sander,I,2240: “Page du titre, encadrement orné à la grotesque; dans le haut, le chat des Sessa. Bois de page, portrait de l’auteur assis in cathedra” - Ceresoli, p. 184.<br> Esemplare corto del margine sup., peraltro ben conservato.