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"Opera divisa in quattro volumi, rarissima a trovarsi completa: Libro primo, detto la Qualità delle comedie. Per dichiarare, quale sia la lecita a' buoni christiani, e quale la illecita; e per distinguere la modesta dalla oscena, secondo la dottrina di s. Tomaso, e d'altri theologi per sicurezza della coscienza. In-4°, XV, (6cc), 172pp (i.e. 272), legatura in pelle coeva, nervature e titolo al dorso in oro, Firenze, Bonardi 1655; Libro secondo, detto La solutione de' nodi. Per isciogliere molte difficoltà, e per risoluere molti casi di coscienza intorno alle comedie poco modeste; e per mostrare, che non è mai lecita la loro permissione ... Opera di un theologo religioso, stampata ad instanza del sig. Odomenigico Lelonotti da Fanano. Si aggiunge al fine vna Censura d'autori antichi, e moderni intorno a' compositori, compositioni, lettione, e recitamento di poca honestà. Et di più il Giuditio, che si può fare di quelle comedie, che si rappresentano tal'hora con titolo di honesta ricreatione da persone ascritte in vna osseruante congregatione. In-4°, (20cc), 158pp (i.e.258); 135pp+1, legatura in pelle coeva, nervature e titolo in oro al dorso, Firenze, Bonardi, 1649; Libro terzo, detto L’instanza, per supplicare a' signori superiori, che si moderi christianamente il theatro dall'oscenità, e da ogni altro eccesso nel recitare, secondo la dottrina di S. Tomaso, e d'altri theologi antichi e moderni. Opera d'vn religioso theologo, stampata per soddisfattione del sig. Odomenigico Lelonotti da Fanano. ... Vi sono due indici, vno de' capi, e punti, l'altro delle materie. In-4°, (16cc), 377pp, (16cc), legatura in pelle coeva, nervature e titolo in oro al dorso, Firenze Bonardi, 1652; Libro detto L'ammonitioni a' recitanti, per auuisare ogni christiano à moderarsi da gli eccessi nel recitare. Sono diuise in tre breui trattati, cioè il primo intorno à recitanti. Il secondo intorno al comico Beltrame, & al suo libro. Il terzo intorno à ciarlatani. Opera d'vn theologo religioso da Fanano, stampata ad istanza del sig. Odomenigico Lelonotti. Con aggiunta all'vltimo d'vn'Hipomnistico, ouero Discorso ammonitorio, diretto in forma di preghiera a' musici comedianti mercenarij, & ad ogn'altro musico aiutante al theatrale, e poco modesto recitamento. Con due indici, vno dell'ammonitioni, e l'altro delle cose notabili. In-4°, (16cc), 566pp, (2cc), legatura in pergamena con titolo manoscritto al dorso, Firenze, Bonardi 1652. Il gesuita Ottonelli (Odomenigico Lelonotti da Fanano) fu, insieme a Giovanni Paolo Oliva e Paolo Segneri, uno dei critici del teatro più celebri nelle fila della Compagnia di Gesù e in particolare la sua critica è importante per tracciare l’evoluzione del rapporto fra teatro professionale e religione (Zampelli, 2006). Sicuramente sono i libri di teatro, soprattutto Della Christiana moderatione del theatro, a raccontarci molto di Ottonelli. Dagli aneddoti autobiografici sepolti in queste pagine dense possiamo ricostruire l'attività di Ottonelli per i cinque anni cruciali che precedettero il suo arrivo a Firenze nel 1640. Dipingono un quadro sorprendente. Ottonelli si presenta non come un teologo o uno scrittore, ma come un uomo d'azione, un guerrigliero impegnato nella lotta contro il teatro e soprattutto contro il ruolo delle donne in esso. Ottonelli sapeva che in Inghilterra le attrici erano proibite (anche se occasionalmente sul palco apparivano donne di compagnie continentali e la regina e le sue dame si esibivano in maschere di corte). Ottonelli conosceva la pratica inglese e la raccomandava per l'Italia, anche se sapeva che gli attori italiani erano assolutamente contrari. Le donne erano essenziali per l'economia del teatro popolare, e Ottonelli spiega perché. Vendevano i biglietti e permettevano di dare un'occhiata al viso o al petto per qualche soldo. Durante le rappresentazioni vendevano merce: ""mercantie, profumeria, saponetti, moschardini, o simili coserelle"". Cantavano, eseguivano acrobazie e si scambiavano mance, una pratica redditizia. Le brave attrici portavano clienti sia alle commedie che ai giochi d'azzardo. I regali poi venivano inviati dietro le quinte. E’ l’opera di Ottonelli la più attenta cronaca della nascita del teatro italiano, una miniera di notizie e fatti che, anche se narrati con vis polemica, sono l’unico documento di prima mano del periodo d’oro delle compagnie teatrali italiane; addirittura egli si sofferma sulle figure minori dell’intrattenimento, come ciarlatani, musici ambulanti, venditori e imbonitori, vagabondi scaltri e giocolieri. A work which extremely rare to find complete. Jesuit Ottonelli (Odomenigico Lelonotti da Fanano) was, together with Giovanni Paolo Oliva and Paolo Segneri, one of the most famous theater critics in the ranks of the Society of Jesus and in particular his criticism is important for tracing the evolution of the relationship between theater professional and religion (Zampelli, 2006). In fact it is the books on theater, especially Della Christiana moderatione del theatro, that tell us much about Ottonelli. From the autobiographical anecdotes buried in these dense pages we can reconstruct Ottonelli’s activities for the five crucial years preceding his arrival in Florence in 1640. They paint a surprising picture. Ottonelli comes across not as a theologian or writer, but as a man of action, a guerrilla engaged in combat against the theater and especially against the role of women in it. Ottonelli knew that in England actresses were prohibited (though women from continental troupes occasionally appeared on stage and the Queen and her ladies performed in court masques). Ottonelli knew of the English practice and recommended it for Italy, though he knew that Italian actors were dead set against it. Women were essential to the economics of the popular theater, and Ottonelli explains why. They sold the tickets and threw in a glimpse of face or bosom for good measure. They peddled merchandise during performances: “mercantie, profumeria, saponetti, moschardini, o simili coserelle.” They sang, performed acrobatics, and passed a cup for tips, a lucrative practice. Good actresses brought in clients both to the plays and to games of chance. Gifts were sent backstage. Ottonelli's work is the most careful chronicle of the birth of the Italian theater, a mine of news and facts which, even if narrated with a polemic face, are the only first-hand document of the golden period of the Italian theater companies; he even dwells on the minor figures of entertainment, such as charlatans, traveling musicians, vendors and barkers, crafty vagrants and jugglers."
In-folio (mm 298 195). Carte [250], con la prima bianca; [52]. Collazione: a-G8 H10 i-U8 x10 A8 B12 C-I8; AA-DD8 EE FF10. Spazio delle iniziali vuoto con suggerimento di lettere. Carattero romani (R 94) su 55 righe. Copia con ampie ma leggere macchie di umidità alle pagine iniziali, alcune più marginali alla fine. Legatura in pelle coeva su tavole di legno, con motivi arabeschi impressi sui piatti, dorso con titolo manoscritto su carta; con difetti. Ex-dono del XVI secolo sulla pagina del titolo, alcune glosse dalla stessa mano nel testo.
In 2°, (16) cc. (inclusi i due frontespizi), 489 (1) pp., (14) cc., doppio frontespizio in latino e italiano, entrambi con vignette tipografiche, con 79 tavole fuori testo, bianche al verso di cui 69 a piena pagina e 10 piu' volte ripiegate, legatura coeva in mezza pergamena e carta decorata con angoli.
In-folio (mm 304x205). Pagine [12], 152, [2] con 2 tavole in una carta fuori testo. Numerose figure incise in legno nel testo, anche a piena pagina. Stemma mediceo al frontespizio e grande marca dello stampatore in fine. Piccoli strappi e lacune riparati al frontespizio, rimontato, altro strappo marginale riparato alle carte ff3-ff4 e alla tavola fuori testo in fine, lievi ma ampie gore d'acqua lungo il volume. Legatura inglese settecentesca in pieno vitello spruzzato con cornice a motivi floreali impressa a secco ai piatti e titoli dorati su tassello al dorso. Ex-libris Macclesfield al contropiatto anteriore.
In-4 p. (mm. 288x200), p. pergamena antica (risg. rifatti), titolo ms. al dorso, 10 cc.nn., 583 cc.num., (1) c.nn.; frontespizio col titolo incluso nella grande cornice xilografica (già usata per le precedenti ediz.) con la marca del giglio araldico: stemma di Firenze e iniziali L.A.; al recto dell’ultima carta: Registro e sottoscrizione, Venetiis, apud Haeredes Lucantonii Iuntae florentini, mense martio 1544, al verso grande marca (giglio fiorentino e iniziali L.A. circondati da ghirlanda sorretta da due putti); al recto della c. v1 (145) altro frontespizio: “P. Virgilii Maronis Aeneis accuratissime recognita cum commentariis.. Venetiis 1543, con la marca del giglio fiorentino. Mancano le ultime due carte (D5 e D6) che sono bianche. La ns. è un’edizione della Variante ‘A’, che non comprende in fine i "Priapea", ultimo degli opuscoli, di 4 carte (584-587 + 1 c.nn.), Collazionato con esemplare presente su ICCU. Questa splendida edzione “è illustrata da 113 silografie ripodotte dal Grueninger (ed. 1502) giudicate di una ‘naiveté amusante’. Il commento dell’"Eneide" è di Tiberio Claudio Donato; gli altri commentatori sono: Servio per le "Bucoliche" e "Georgiche", Probo e Mancinelli per le "Bucoliche" e "Georgiche", Ascensio per lo opere complete, Agostino Dati per qualche passo dell’"Eneide", Jacopo Costanzo Fanense per diversi passi delle "Georgiche", Domizio Calderini per gli opuscoli. Vi sono pure annotazioni di J. Pierio Valeriano, di Filippo Beroaldo e di Angelo Poliziano”. Cosi’ Mambelli “Gli annali delle edizioni virgiliane”,195. Cfr. anche Camerini “Annali dei Giunti”, nn. 493 e 220 (x l’ed. del 1519): “Le xilografie provengono sempre dai disegni disposti per il prototipo del 1519. Settima replica delle Opere di Virgilio illustrate, con i Commenti antichi e più recenti. Il contenuto del volume è il seguente: a) Preliminari - b) Bucolica - c) Georgica - d) Aeneidos: Lib. XII - e) Aeneidos: Lib. XIII a M. Vegio composito - f) Appendix Virgiliana - g) Priapea. Le numerose xilografie che l’adornano, ne fanno uno dei libri più significativi dell’arte veneziana di quel tempo. Esse si differenziano in modo singolare da quelle contemporanee e - da inspirazione tedesca - sono trattate nella figurazione e nel disegno, con magistrale armonia tutta veneziana. Non si conosce il nome del Maestro che incise i legni, dopo averne ideati i disegni, ma egli dovette essere dotato di immaginazione fervida e di rara abilità. Benchè inspirati ai legni creati in Germania per il Virgilio di Strasburgo: Joh. Grueninger, 1502, sono strettamente originali, trattati in modo vivace, notevolissimi per la storia del costume, in quanto illustrano gli episodi dell’opera virgiliana come fossero contemporanei: vedute di città, figure di navi, armi, ecc. domostrano, per molti aspetti, la vita comune del primo cinquecento. Varii di dimensioni, alcuni sono grandissimi - fino ad occupare quasi tutta la facciata - ed il loro numero è di quasi 200. Questa ediz. (1519) venne ristampata negli anni: 1522, 1525, 1532, 1542, 1544, 1552, ma nelle repliche non compaiono tutte - né le stesse - xilografie che si trovano nella prima edizione”. Ns. esemplare: molto corto del marg. super. a partire dalla c. 512; frontesp. restaur. per mancanze solo margin. e con tracce di colore rosso sulle figure della cornice architettonica; ultima carta, priva dei margini, è stata sapientem. restaur. e applic. su un foglio antico; anche le cc. 581, 582, 583 sono state restaur. per mancanza del marg. interno ed esterno bianco; ca. 60 carte con ritagli a due margini bianchi, fatti da antico possessore; le cc. 244 e 245 con macchie; le cc. 566, 571 e 583 prive del marg. super.; con qualche arrossatura e alone. Malgrado tutti i difetti elencati, questo splendido libro illiustrato è conservato più che discretamente.
In 4 (29,5x22) Quattro volumi. Cartonato con legatura in tela, rilegato im mezza pelle amatoriale e marmorizzatura, cofanetto con finiture in pelle. Incisioni in rame.Tomo I pp.428, tomo II: pp.534, tomo III: pp.594, tomo IV: pp.528. Ottimo.
In-8° oblungo (25 x 35,1 cm), pp. 187, (1), legatura coeva in mezza pergamena. Tracce d'uso e del tempo alla legatura, in particolare, mancanza del dorso, sostituito da rinforzo in carta giapponese da recente intervento di restauro e abrasioni agli angoli dei piatti. Tagli decorati a spruzzo. Pochi, piccoli, lievi segni d'umido al frontespizio e a qualche pagina. Piccoli strappi, senza perdite, ben rimarginati con carta giapponese, nei bordi dei fogli con le pagine dalla 31 alla 38, 53-54, 81-82, 117-118, 161-162, 167-168, 177-178. Reintegrato, sempre con carta giapponese, l'angolo inferiore esterno del foglio con le pagine 73-74. Per il resto, ben conservato. Pagina 3 ospita l'indice, pagina 4 i personaggi del melodramma, con gli attori della prima rappresentazione, andata in scena al Teatro Argentina di Roma il 3 novembre 1844; alle pagine 5-187 è contenuto, inciso, lo spartito. Rara variante della prima edizione completa della seconda versione dell'opera verdiana, Hopkinson 42 B (b): tra le differenze rispetto alle copie della prima tiratura, la cui uscita era stata pubblicizzata sulla Gazzetta Musicale di Milano del 10 agosto 1845, un nuovo frontespizio, con differente incorniciatura, in nero, e il nome dell'editore Escudier, al posto di Blanchet, quale agente a Parigi, Escudier cui Verdi aveva ceduto i diritti dei suoi lavori, per la Francia, nell'ottobre del 1845. Pubblicata, per la prima volta, nel 1844, in diciannove fascicoli sciolti (numeri di catalogo Ricordi dal 16797 al 16815), ciascuno con frontespizio, indicazione di prezzo e numerazione propri, con il titolo di I due Foscari. Tragedia lirica di Francesco Maria Piave posta in musica da Giuseppe Verdi. Riduzione per Canto con accompagnamento di Pianoforte del maestro L. Truzzi, l'opera venne riproposta l'anno seguente, come volume unitario, ristampando i fascicoli della precedente prima edizione, le sole parti con la musica, inserendo una nuova numerazione progressiva (anche se le tavole con lo spartito, oltre al prezzo, conservano la numerazione interna ai singoli fascicoli), e nuovi frontespizio e indice. Personaggi e attori: Francesco Foscari, Doge di Venezia, ottuagenario, Achille De Bassini (Baritono); Jacopo Foscari, suo figlio, Giacomo Roppa (Primo Tenore); Lucrezia Contarini, di lui moglie, Marianna Barbieri Nini (Prima Donna Soprano); Jacopo Loredano, membro del Consiglio de' Dieci, Baldassare Mirri (Basso comprimario); Barbarigo, Senatore, membro della Giunta, Atanasio Pozzolini (Secondo Tenore); Pisana, amica e confidente di Lucrezia, Giulia Ricci (Seconda Donna); Fante del Consiglio de' Dieci, N. N. (Secondo Tenore); Servo del Doge, N. N. (Secondo Basso). Cori: Membri del Consiglio dei Dieci e Giunta, Ancelle di Lucrezia, Dame veneziane, Popolo e Maschere d'ambo i sessi; Comparse: il Messer grande, due figliuoletti di Jacopo Foscari, Comandadori, Carcerieri, Gondolieri, Marinai, Popolo, Maschere, Paggi del Doge. La scena è in Venezia, l'epoca il 1457. Indice: 16797. N. 1-2. Àtto I. Preludio ed Introduzione, Silenzio, mistero. 16798. N. 3. Scena e Cavatina, Dal più remoto esilio, per T. 16799. N. 4. Scena, Coro e Cavatina, Tu al cui sguardo onnipossente, per S. 16800. N. 5. Coro, Tacque il reo! 16801. N. 6. Scena e Romanza, O vecchio cor, che batti, per Bar. 16802. N. 7. Scena e Duetto-Finale I, Tu pur lo sai, che giudice, per S. e Bar. 16803. N. 8. Atto II. Preludio, Scena e Preghiera, Non maledirmi, o prode, per T. 16804. N. 9. Scena e Duetto, No, non morrai, chè i perfidi, per S. e T. 16805. N. 10. Scena e Terzetto, Nel tuo paterno amplesso, per S., T. e Bar. 16806. N. 11. Scena e Quartetto, Ah sì, il tempo, per S., T., Bar. e Basso. 16807. N. 12. Coro precedente il Finale II, Che più si tarda? 16808. N. 13. Scena e Finale II, Non hai, padre, un solo detto. 16809. N. 14. Sestetto nel Finale II, Queste innocenti lagrime, per 2 S., 2 T., Bar. e Basso. 16810. N. 15. Atto III. Introduzione, Alla gioja! Alle giostre, alle gare... 16811. N. 16. Scena e Barcarola, Tace il vento, è queta l'onda. 16812. N. 17. Scena, La giustizia del Leone! 16813. N. 18. Scena ed Aria, All'infelice veglio, per T. 16814. N. 19. Scena ed Aria, Più non vive!… l'innocente, per S. 16815. N. 20. Scena ed Aria finale, Questa dunque è l'iniqua mercede, per Bar.
In 4 (28x19) Tre volumi; cartonato con legatura in tela e rifiniture in pelle,cofanetto rigido, pagine tagliate in oro; 9 tavole, 14 incisioni e una carta topografica ripiegata. Vol I: pp 180. Vol II: pp: 542. Vol III: 350. Ottimo.
<p>40 cm, in folio, rilegatura novecentesca in mezza tela con titolo al dorso su tassello, p. (1) 12 tav. numerate protette da velina. Frontespizio calcografico con titoli entro cornice tipografica e 12 splendide illustrazioni litografiche colorate a mano, con i ritratti di famose ballerine che danzano in costume di scena. Le tavole ritraggono alcune delle più importanti e famose ballerine della prima metà del XIX secolo come Carlotta Grisi, Fanny Cerrito, Louse Fleury che si esibivano nei teatri di Parigi e Londra. Tutte le tavole sono firmate dall'incisore e disegnatore Haugental, le ultime due a doppia firma "Haugental e Fagonde lith". Pubblicazione senza data ma della fine degli anni 40 dell'ottocento confrontando le informazioni sugli anni di attività dell'incisore, dell'editore e delle ballerine (cfr. New York Public Library System). I soggetti delle tavole sono: No. 1. Carlotta Grisi [dans Giselle, acte 2]. No. 2. Fanny Cerrito [dans La Lithuanienne]. No. 3. Carlotta Grisi, ballet de La peri. No. 4. Mary Stéphan, dans La Cracovienne No. 5. Fanny Elssler, La Cracovienne dans Gipsy. No. 6. Fanny Cerrito, dans Alma ou la fille du feu. No. 7. Fanny Cerrito, dans La vivandière. No. 8. Melle. Taglioni, dans L'ombre (ballet). No. 9. Melle. Cerito [sic], dans La polka. No. 10. Louise Fleury, rôle de Diane. No.11. Carlotta Grisi & Perrot, dansant La polka. No. 12. Louise Fleury, dans un ballet anglais. Segni del tempo e qualche traccia d'uso subiti dal fascicolo prima di essere rilegato, con sporadici aloni lontano dalle illustrazioni. Importante documento sulla storia del balletto, della moda e dello spettacolo. Rarissima pubblicazione con pochissimi esemplari censiti a livello mondiale.</p>
In-4 p. (mm. 288x198), 20 volumi, solida legatura in mz. pelle coeva con ang. (abrasioni), dorso a cordoni con titolo in oro, conservate le brossure originali. L’edizione è così composta: Vol. I: "Discorsi letterari e storici" - Vol. II: "Primi saggi" - Vol. III: "Bozzetti e scherme" - Vol. IV: "Confessioni e battaglie" - Vol. V: "Ceneri e faville, serie prima 1859-1870" - Vol. VI: "Juvenilia e Levia Gravia" - Vol. VII: "Ceneri e faville, serie seconda 1871-1876" - Vol. VIII: "Studi letterari" - Vol. IX: "Giambi ed epodi e rime nuove" - Vol. X: "Studi, saggi e discorsi" - Vol. XI: "Ceneri e faville, serie terza 1877-1901" - Vol. XII: "Confessioni e battaglie, serie seconda" - Vol. XIII: "Studi su Giuseppe Parini. Il Parini Minore" - Vol. XIV: "Studi su Giuseppe Parini. Il Parini Maggiore" - Vol. XV: "Su Ludovico Ariosto e Torquato Tasso" - Vol. XVI: "Poesia e storia" - Vol. XVII: "Ordi barbare e rime e ritmi" - Vol. XVIII: "Archeologia poetica" - Vol. XIX: "Melica e lirica del settecento con altri studi di varia letteratura" - Vol. XX: "Cavalleria e umanesimo". "Rara prima edizione" dell’Opera Omnia di Carducci nell’edizione definitiva curata dallo stesso Autore. Cfr. Diz. Biograf. Italiani,XX, p. 38. Uno dei cento esemplari su carta grande a mano, numerati da 1 a 100. Il ns., 63, è un esemplare marginoso, con barbe, parzialmente intonso, molto ben conservato.
18 volumes in-8, plein veau raciné de l'époque, dos lisses ornés d'un décor consulat de compartiments entièrement garnis d'une résille et palettes dorées, pièces de titre et de tomaison de maroquin bordeaux et bleu, roulette d'encadrement sur les plats, filets dorés sur les coupes, portrait gravé de l'auteur en frontispice et une planche dépliante. Première édition collective complète des œuvres de d’Alembert, qui demeurent une source importante pour les toutes les éditions postérieures. "[Ces œuvres de d’Alembert] que le libraire-imprimeur Jean-François Bastien fit paraître à Paris en 18 volumes, tous datés de 1805, se voulaient une édition soignée : une partie du tirage s’est faite sur papier vélin ; un portrait gravé de D’Alembert est placé en frontispice du tome I ; en tête de l’ouvrage figurent les notices autobiographiques de l’auteur et divers textes biographiques, signés de La Harpe, de Marmontel et de Condorcet. Le titre rappelle celui des 'Mélanges' publiés par D’Alembert de son vivant, mais la distribution des matières a été réorganisée et Bastien n’a pas manqué d’incorporer à cette première édition complète (ainsi qu’il la qualifie lui-même dans sa dédicace) les textes publiés en dehors des Mélanges avant et après la mort de l’auteur" (Irène Passeron, 'Les œuvres complètes de d’Alembert', Introduction, p. xxxiv-xxxvii). Bien complet de la planche dépliante "Système figuré des connoissances humaine" avec son explication. (Brunet, II, 471. France littéraire, I, 27. Cioranescu, 7499). Accidents aux reliures et accrocs, sinon exemplaire solide, intérieur frais.
In-4°, 50pp, legatura in marocchino rosso alle armi di Re Ferdinando I di Borbone, in oro entro cornice su entrambi i piatti, tagli in oro. Completo con l’elenco dei nomi di tutti gli artisti (ballerini, costumisti, architetti, etc.) In-4°, 50pp, red morocco binding, framed gilt coat of arms of king Ferdinand I of Bourbon on both sizes, gilt edges. Completed with artists’ names (dancers, architects, costume designers, etc.)
In-4 (236 x 167 mm), cartonnage marbré moderne à la Bradel, 24 p. Edition originale et unique, très rare, du livret d'un petit opéra que Charles Perrault rédigea à l'occasion de la naissance du premier petit-fils de Louis XIV, le duc de Bourgogne, naissance qui donna lieu à des festivités exceptionnelles à la Cour et dans toute la France. Claude Oudot, Maître de musique de l'Académie française, composa la musique, et l'oeuvre plut tant qu'elle fut représentée devant le roi, cela en dépit du monopole de l'opéra détenu par Lully. Dans cette allégorie annonciatrice de 'Cendrillon', on retrouve toute l'inventivité et la fantaisie du futur auteur des contes (cf. analyse in P. Bouchenot-Déchin, 'Perrault', Fayard, 2018, p. 213-231). Le succès de l'oeuvre n'empêcha pas la disgrâce de Charles Perrault quelques mois plus tard, sous les effets conjugués de ses ennemis, Racine, Boileau, Louvois surtout, puis de la mort de son protecteur Colbert. Restauration de papier en coin inférieur du dernier feuillet, sans atteinte au texte. WorldCat ne recense que trois exemplaires de cet ouvrage dans le monde: Getty Res. Inst., BnF et BM Lyon. Il manque aux principales bibliographies. Bon exemplaire, grand de marges.
Due opere in un volume in-4to, 339 (i.e. 341) [1], LXXXVIII pp; Occhietto, antiporta figurata, ritratto di Pascoli, 20 incisioni anatomiche a piena pagina, iniziali silografiche istoriate, testatine e finalini. Presenti le carte bianche H6 e T6.
Very Good Turkish, Ottoman (1500-1928) Original autograph manuscript letter signed by Khedive Abbas Hilmi Pasha II of Egypt. 20,5x16,5 cm. In Ottoman script. 1 p. 6 lines. Sent to an unknown recipient who he called 'Efendim hazretleri' in elqab of the letter. He mentions that he received a telegraph of the recipient. He celebrated 'eid' ('Iyd-i said'). Abbas II Helmy Bey, was the last Khedive (Ottoman viceroy) of Egypt and Sudan, ruling from 8 January 1892 to 19 December 1914. In 1914, after the Ottoman Empire joined the Central Powers in World War I, the nationalist Khedive was removed by the British, then ruling Egypt, in favor of his more pro-British uncle, Hussein Kamel, marking the de jure end of Egypt's four-century era as a province of the Ottoman Empire, which had begun in 1517. Abbas Hilmy, the great-great-grandson of Muhammad Ali, was born in Alexandria, Egypt on 14 July 1874.[4] He succeeded his father, Tewfik Pasha, as Khedive of Egypt and Sudan on 8 January 1892. In 1887 he was ceremonially circumcised together with his younger brother Mohammed Ali Tewfik. The festivities lasted for three weeks and were carried out under great pomp. As a boy, he visited the United Kingdom, and he had a number of British tutors in Cairo including a governess who taught him English.[5] In a profile of Abbas II, the boys' annual, Chums, gives a lengthy account of his education. His father established a small school near the Abdin Palace in Cairo where European, Arab and Ottoman masters taught Abbas and his brother Mohammed Ali Tewfik. An American officer in the Egyptian army took charge of his military training. He attended school at Lausanne, Switzerland; then, at the age of twelve, he was sent to the Haxius School in Geneva, in preparation for his entry into the Theresianum in Vienna. In addition to Arabic and Ottoman Turkish, he had good conversational knowledge of English, French, and German. He was still in college in Vienna when he assumed the throne of the Khedivate of Egypt upon the sudden death of his father, 8 January 1892. He was bare of age according to Egyptian law; normally, eighteen in cases of succession to the throne. For some time he did not cooperate very cordially with the British, whose army had occupied Egypt in 1882. As he was young and eager to exercise his new power, he resented the interference of the British Agent and Consul General in Cairo, Sir Evelyn Baring, later made Lord Cromer. At the outset of his reign, Khedive Abbas II surrounded himself with a coterie of European advisers who opposed the British occupation of Egypt and Sudan and encouraged the young khedive to challenge Cromer by replacing his ailing prime minister with an Egyptian nationalist. At Cromer's behest, Lord Rosebery, the British foreign secretary, sent Abbas II a letter stating that the Khedive was obliged to consult the British consul on such issues as cabinet appointments. In January 1894 Abbas II made an inspection tour of Sudanese and Egyptian frontier troops stationed near the southern border, the Mahdists being at the time still in control of Sudan itself. At Wadi Halfa the Khedive made public remarks disparaging the Egyptian army units commanded by British officers. The British commander of the Egyptian army, Sir Herbert Kitchener, immediately threatened to resign. Kitchener further insisted on the dismissal of a nationalist under-secretary of war appointed by Abbas II and that an apology be made for the Khedive's criticism of the army and its officers. By 1899 he had come to accept British counsels. Also in 1899 British diplomat, Alfred Mitchell-Innes was appointed Under-Secretary of State for Finance in Egypt, and in 1900 Abbas II paid a second visit to Britain, during which he said he thought the British had done good work in Egypt and declared himself ready to cooperate with the British officials administering Egypt and Sudan. He gave his formal approval for the establishment of a sound system of justice for Egyptian nationals, a great reduction in taxation...
(Mm. 160x105), bella fotografia in tinta di Giuseppe Verdi, datata Sant’Agata 1879 e firmata. E’ stata realizzata da Giulio Rossi, pittore fotografo, Milano-Genova. Al verso dell’immagine una lunga scritta d’altra mano, recante la data Torino-Pinerolo 1932, attesta che la fotografia con autografo venne donata da Giuseppe Verdi “..al nonno Giovanni Zaffignani in segno di apprezzata amicizia.” Giovanni Zaffignani, piacentino, fu il direttore della prima calzoleria di Piacenza. Diverse sono le missive che il Maestro gli indirizzò. Quando Giuseppe Verdi si trovava a Piacenza, di stanza all'albergo San Marco, sovente faceva visita all’amico in via Garibaldi dove l’artigiano piacentino gli confeziona su misura scarpe e stivali. Il quotidiano cittadino “Libertà” che fu tra i primissimi giornali a dare la notizia della morte del Maestro il 27 Gennaio 1901, ricordava nel suo articolo anche la “preziosa amicizia” che Verdi ebbe con Zaffignani. Buon esemplare.
6 volumes in-8, plein veau porphyre de l'époque, dos lisses ornés de compartiments fleuronnés et cloisonnés, plats encadrés de triples filets dorés, coupes filetées, tranches jaspées, 3 frontispices et 22 planches gravées. Première édition collective des oeuvres de Diderot publiée sous l'adresse sans doute fictive de Marc Michel Rey à Amsterdam, alors que ce dernier n'était pas parvenu à un accord avec l'auteur pour l'édition de ses oeuvres (cf. Wilson, p. 515). L'illustration comporte 3 frontispices et 22 planches gravées hors texte. Selon Adams, cette édition aurait été imprimée dans les Pays-Bas autrichiens, alors que pour D. Droixhe ('Diderot et son temps', n° 226): "un des tout premiers recueils des écrits de Diderot, sinon le premier, qu'il est permis de considérer comme liégeois". Elle renferme à côté des oeuvres de Diderot, trois textes qui ne sont pas de lui: 'Code de la Nature' (de Morelly), 'Mémoire pour Abraham Chaumeix' (de Morellet) et 'A MM. les Esprits forts'. (Adams, A2. Tchemerzine-Scheler, II, 957. Cat. expo. B.N., n° 517. Cohen, p. 303). Dorure légèrement passée. Quelques accrocs aux coiffes et quelques rousseurs. Très bon exemplaire, grand de marges, bien relié à l'époque.
Pierluigi de vecchi Gianluca colalucci opera completa (la cappella sistina) 4 volumi Rizzoli editore 4 volumi (1-2-3-4) rilegatura in tela con copertina in carta plastificata ottime condizioni con illustrazioni a colori
2 ouvrages reliés en un volume in-8, plein veau marbré de l'époque, dos à 5 nerfs ornés de caissons fleuronnés et cloisonnés, pièce de titre de maroquin bordeaux, filet sur les coupes, tranches rouges. 1- Deuxième édition publiée quelques semaines après l'originale, de ce brûlot qui envenima la "querelle des Bouffons" pour des décennies. "Le résumé des idées de Rousseau sur la musique (...), le plus impitoyable des réquisitoires contre la musique française qui fit scandale (…). En manière de représailles, les musiciens de l'Opéra brûlèrent Rousseau en effigie dans la cour du théâtre" (Catalogue exposition Rousseau, B.N. 1962, n° 116). Rousseau ne critiquait pas seulement l'infériorité de la langue française, mais aussi l'esthétique de l'opéra français de son temps, "le conventionnel des représentations, les airs à roulades sans rapport avec les sentiments, l'apparat ridicule des scènes à machines, les éclats vocaux et les excessives gesticulations des interprètes (…), l'absence d'action dramatique, l'abus d'une mythologie ressassée et la pompeuse niaiserie des livrets" (Cf. Jacques Gheusi, "E. Universalis"). (Bibliothèque Cortot, p. 171. Fétis, 3943. Dufour, 32. Gregory, p.237. RISM B/VI/2 p.734. Sénelier, 120. Tchemerzine-Scheler, V, 529). 2- Edition originale. La réponse de Rousseau à l'article "Genève" qui venait de paraître dans l'Encyclopédie, dans lequel D'Alembert suggérait des réformes pour la ville de Genève: projet pour une "cité philosophe" de liberté politique et culturelle, notamment par la levée de l'interdiction d'un théâtre permanent. Rousseau résume dans sa critique tout ce qu'il dénonçait déjà comme une illusion: "le théâtre comme école de l'hypocrisie, le bel esprit, la civilité telle qu'on la conçoit à Paris sont inconciliables avec les mœurs de véritables citoyens. Ses thèses sur les spectacles ne sont qu'un aspect de sa réflexion sur la modernité: à quelles conditions la république est-elle possible ? Comment lier adéquatement morale, esthétique et politique" (cf. B. Bachefen, ENS éditions). (Gagnebin, V, 1812. Tchemerzine-Scheler, V, 535). Quelques rousseurs éparses. Petit ex-libris raturé et auréoles dans le fond de plusieurs cahiers du 2e texte. Très bon exemplaire, relié à l'époque.
Penna, acquerelli e biacca Misure: mm 250 x 355 Pittore e scenografo noto per il suo lavoro presso l'Opera Nazionale di Parigi. Studia Pittura e Architettura a Parigi e vince il Prix de Rome trascorrendo tre anni a Villa Medici. La prima esposizione al Salon è del 1844 con un dipinto di paesaggio indiano d'invenzione. Il paesaggio dal vero o d'invenzione è un genere che Chaperon affronterà lungo tutta la sua carriera e dal quale trarrà ispirazione per la produzione scenografica. Dopo aver collaborato con il famoso studio di scenografia di Pierre Luc Charles Ciceri (1782-1868) fonda nel 1864 con Rubé l'atelier "Rubé et Chaperon" e per i successivi 30 anni produce numerose scenografie e decorazioni per teatri in tutta la Francia e Belgio. Nel 1895 lascia l'atelier ma continua a lavorare per teatri e decorazioni di edifici pubblici e privati. Alla sua morte i tre figli proseguirono l'attività. Moltissimi suoi disegni, conservati nei musei francesi, documentano la sua attività. Il disegno è una scenografia per l'opera Le juif errant: un'opera in cinque atti e otto tableaux di Fromental Halévy, su libretto di Eugène Scribe e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges. Il tema è ispirato al romanzo moraleggiante di Eugéne Sue edito nel 1844. L'opera venne rappresentata a Parigi alla Salle Peletier nel 1852 con scarso successo. Presso la Biblioteque Nationale si conserva una scenografia per il primo atto datata 1879. Benché la vicenda si svolga fra il XII e il XIII secolo il disegno propone un elegante interno riccamente arredato nel gusto dell'epoca di Chaperon stesso. Siamo in una splendida sala dall'architettura orientale, probabilmente nel quarto atto, è l'appartamento di Irene, figlia dell'Imperatore d'Oriente. Il disegno è firmato e datato in basso a sinistra: Ch Chaperon 1867. La data non corrisponde alla prima rappresentazione, evidentemente l'autore deve aver lavorato sul soggetto per un altro teatro. Il disegno è applicato lungo i soli margini a foglio d'album sul quale, in grafia coeva, si trovano le indicazioni: (boudoir) Le juif errant julliet 1867. Ottimo stato di conservazione eccetto una minima mancanza in alto a destra nel foglio di supporto.
Very Good Turkish, Ottoman (1500-1928) Original autograph letter signed as 'Sezai' by Samipasazade Sezai to Türkgeldi family. In Ottoman script. 4 p., last page has Ali Fuat Türkgeldi's autograph note on Samipasazade Sezai's death as: "[Samipasazade] Sezai Bey; 26 Nisan 1936 Pazar aksami saat dokuzu yirmi geçe [21:20] ölmüstür.". Sezai's letter starts as 'Pek muhterem kardesim'. Used blue ink with a fountain pen. Ali Fuat Türkgeldi, (1867-1935) was an Ottoman historian and politician. He is the son of Celâl Bey, the undersecretary of the Ministry of Interior and the son of Cemal Bey in the Reform period (Tanzimat - Westernization) period), the director of Translation Chamber. Sezai Turkish realist storyteller, novelist. He is the author of Sergüzest (Adventure) which is one of the first realistic novels of Turkish literature. Also he was pioneer of the modern short story in Turkish literature with Küçük seyler 'Little things' he wrote in 1892. Between 1885 and 1901 he lived in Istanbul (this letter dated probably in that period) and had a literary period. He was close friends with Abdülhak Hamit and Recaizade Ekrem. He met with Namik Kemal whom he met when he was 17-18. He did not produce many works like other Tanzimat writers; wrote one novel, two small story books, and travel memoirs. In 1888, he published a novel called Sergüzest (A story about a Pasazade and his love story), after which he became one of the first writers of Turkish literature after Semseddin Sami, Namik Kemal and Ahmet Mithat Efendi. He translated Alphonse Daudet's 'Jak' into Turkish. For thinking that he was being held under 'surveillance' for his novel, he went to Paris in 1901 and stayed there until the declaration of the Constitutional Monarchy in 1908. He met the Young Turks in Paris; He joined the Committee of Union and Progress and came to a respected place in the community in a short time. Upon the declaration of the Constitutional Monarchy, he returned to Istanbul and was appointed as ambassador to Madrid. As WW 1 began, he moved from Madrid to Switzerland, where he stayed until the end of the war. His only novel, Serguzest, was the first novel in Turkish literature to deal entirely with captivity; the novel, in which the system of concubinance and slavery was criticized, was his most famous work. It was translated into French by Besim Ömer Pasha. e combined romance and realism in her writings. He combined romanticism and realism in his writings. He gave works with the motto of "l'art pour l'art".
7 volumes in-12 (166 x 98 mm), plein veau porphyre de l'époque, dos à 5 nerfs guillochés or, ornés de compartiments fleuronnés et cloisonnés, plats encadrés de triples filets dorés, filet sur les coupes, pièces de titre et de tomaison de maroquin bordeaux, tranches rouges. Edition originale de ce dictionnaire alphabétique du théâtre qui couvre les XVIe (dès 1552), XVIIe et XVIIIe siècles. Le volume VII est entièrement consacré à des corrections et additions. Réalisé en grande partie par le dramaturge et historien du théâtre François Parfaict sur la base de sources imprimées, mais aussi d’archives et de manuscrits jusqu’alors inexploités, le dictionnaire a été édité et continué après la mort de l’auteur, en 1753, par son frère Claude, aidé de Quentin Godin d’Abguerbe qui assura l’édition du texte. Articles détaillés sur pièces, auteurs, théâtres, troupes, acteurs, compositeurs de musique, danseurs, décorateurs, etc. Pour l’anecdote, Voltaire a fourni au dictionnaire l’article qui le concerne. Une des sources fondamentales pour l’histoire du spectacle vivant en France sous l’ancien régime. (Soleinne, 'Bibliothèque dramatique', V, I, n° 286). Quelques minimes défauts à quelques mors. Bel exemplaire, très frais, très bien relié à l’époque.
<p>33x27 cm, rilegatura originale in mezza tela; p. 156, informazioni editoriali in francese e russo. Indicazione degli interpreti, degli orchestrali, del corpo di ballo ecc. Sei pagine a stampa di "Erratum Dans la musique" inserite. Firma di un musicista a una carta bianca, minime tracce d'uso alle copertine</p>
2 volumes in-8, plein veau moucheté de l’époque, dos à 5 nerfs ornés de compartiments fleuronnés et cloisonnés, pièces de titre et de tomaison de maroquin bordeaux, plats encadrés de triples filets dorés, roulette dorée sur les coupes, tranches rouges, (2) f., (54), 424, (4) p. et (2) f., (8), 428 p., 2 titres-frontispice gravés sur cuivre. Première édition collective publiée six ans après la mort de l’auteur par Paul Tallemant, ornée de deux titres-frontispice gravés sur cuivre par Le Doyen. Le premier volume renferme les Sonnets, dont les 'Métamorphoses' d’Ovide en Rondeaux, et les Madrigaux. Le second tome 'Les vers des balets dansez par Sa Majesté' [sic] ainsi que 'Discours sommaire de monsieur L. T. [i.e. Paul Tallemant] touchant la vie de Monsieur de Benserade'. Le privilège présente cette particularité qu’on y trouve, sur 4 pages, un éloge enflammé de Louis XIV envers le poète, témoin de la brillante jeunesse et des premières amours du Roi Soleil. Protégé de Richelieu, du duc de Brezé, puis de Mazarin, Benserade fut pensionné par la reine, fréquenta l’hôtel de Rambouillet et déclencha la querelle des Jobelins et des Uranistes, à l’origine de la querelle des Anciens et des Modernes. Membre de l’Académie française, Isaac de Benserade est l’un des représentants les plus emblématiques de la préciosité au XVIIe s. (Tchemerzine-Scheler, I, 622-623). Petit défaut à un mors. Très bon exemplaire, dans sa première reliure.
in-4 antico, pp. 92, rileg. mod. cart. muto. Splendido front. calcografico inc. da Giovanni Battista Coriolano (1590-1649) e Giovanni Luigi Valesio (1570-1633) con ambientazione architettonica con il porto sullo sfondo e personaggi in costume, stemma di Scipione Gonzaga principe di Bozzolo dedicatario dell'opera. Fregi e iniziali xilogr. Raro libretto d'opera scritto dal letterato Giovanni Capponi (1586-1628) accademico bolognese dei Gelati, originario di Porretta. Fu ospite per molti anni alla corte gonzaghesca di Bozzolo come medico e consigliere ma in questi anni sviluppò i suoi interessi in materia di astrologia che poi divenne la sua attività principale. Raro. Manca a Sonneck. Lieviss. fioriture ma esempl. a larghi margini. [472]