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Cartolina postale cm 8,5 x 14. Non usata. Tratta da una fotografia di Anton Giulio Bragaglia, ai tempi fotografo (in seguito Regista) e animatore con i fratelli del Teatro Sperimentale degli Indipendenti
8° br.fig (ill.da Pallavicini). a col. in entrambi i lati Collana Teatro del 22/2/1944 pag.112.Raro e ricercato. Ben tenuto.
La lettera è relativa alla collaborazione di Bragaglia con il giornalista. “[...] Sabato c’è l’Aminta a Tivoli. Se vuoi ci vado, ma io ci rimetto due and. rit. pullmann per Tivoli (oltre la cena lassù). Sarai la mia rovina. Con Peppino de Filippo di Costanzo ha combinato (per ora): quindi o Neill è in aria [...]”. Doletti fondò e diresse il settimanale “Film”.
Il trattato di BRAGAGLIA occupa 56 pagine (da p. 175 a p. 230) con 27 TAVOLE in bianco e nero a piena pagina di BRAGAGLIA, DEPERO, PANNAGGI, PALADINI, T. C. CRALI, PRAMPOLINI, Carlo BROGGI, Kaneclin, Cristini, SAVINIO, Giovanni Grandi, Bruno MONTONATI, Mario POMPEI, Mario Cito Filomarino, G. V. Ratto, Felice CASORATI, Mario Vellani marchi,Mario SIRONI, Ciprino Efisio Oppo, Pompeo Coltellacci, Giorgio DE CHIRICO; Gianfilippo Usellini, Mario Zeffirelli, Umberto Zimelli, Clasa Matassi; e una di Vigilio MARCHI, a COLORI applicata). Il grosso e lussuoso volume in-4° (cm. 29,5x22,2), in cartone editoriale con sovraccoperta illustrata a colori e COFANETTO (fessurato lungo uno spigolo corto), Edizione curata da Marziano Bernardi di 2000 esemplari numerati (i primi 1160 non venali) nostro esemplare n. 1487 in carta di pregio. Edizione .0000. Il libro ha 252 pagine e contiene inoltre 3 trattati: 1) prima del '700, di MAYOR Alpheus Hyatt,- 2) il '700, di VIALE FERRERO Mercedes -3) i problemi della scenografia e l'800, di DELLA CORTE Andrea con altre 97 ILLUSTRAZIONI perlopiù a piena pagina, alcune a colori applicate, ognuna descritta e commentata in fine. Opera raffinata di gran rilievo.
In 4° (29x24 cm); (2), 89, (5) pp. Opera stampata su carta ricercata di qualità. Brossura originale illustrata con bandelle, qualche lieve piccola mancanza al dorso,. Testo staccato dalla brossura, un leggerissimo alone al piatto anteriore, praticamente invisibile e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima edizione del numero doppio Novembre-Dicembre anno V di questa celebre rivista futurista. La rivista contiene articoli di arte, scienze, musica, arte decorativa, letteratura, teatro, industrie moderne, cinematografia, caffè concerto, mode, sport e mondanità. Venne fondata da Anton Giulio Bragaglia nel 1916 con l’intento di un’uscita quindicinale. In verità i numeri uscirono in modo estemporaneo. Nel 1922 cessò di uscire. La rivista è particolarmente ricercata per i numerosi articoli di grande importanza in essa contenuta. Ad esempio nel 1919 è su questa rivista che Giorgio de Chirico pubblicò il suo articoli “Noi Metafisici” che è considerato l’articolo costitutivo della pittura metafisica. Tra i collaboratori si possono trovare Carlo Carrà, Vincenzo Cardarelli, Filippo de Pisis, Salvatore Di Giacomo, Fortunato Depero, Julius Evola, Piero Gobetti, Filippo Tommaso Marinetti, Renato Mucci, Aldo Palazzeschi, Ardengo Soffici, Renato Fondi, Federigo Tozzi. Questo numero contiene fra gli altri articoli: Salutando le rondini di Federigo Tozzi; Catina di Ardengo Soffici; Attimo di Favola di Luciano Folgore; Solitudini di Gildo Gavasci; Sette-mariti di Aniante di Sicilia; I Nostri conti con Verga di Mario Puccini; Cocktail, Polyglot Phantasy firmato C. L.; Dadaismo di Francesco Flora; Estetica dell’Irrazionale Gino Gori; Una Sera di Filippo de Pisis; Dittico della lontananza di Francesco Mariano; Paese d’Amore di Giuseppe Ravegnani; Pettoello di Orio Vergani; Prefazione di un libro di Adone Nosari; S. Opolsky di Anton Giulio Bragaglia; Cronache politiche di massimo Lej; Cronache letterarie di Titta Rosa; Cronache musicali di Renato Fondi; Cronache teatrali di Piero Gobetti; Cronache cinematografiche di Donatello d’Orazio. li autori delle magnifiche illustrazioni che arricchiscono la rivista sono: A. Bartoli, Deiva de Angelis, Duilio Gambellotti, Galanis, Constant de Breton, S. Opolsky, S. Olesievicz, R. Corsini, Wenter Marini; Virgilio Marchi, Ernesto Maurizio Eggert, Leonetta Cecchi Pieraccini, Ferruccio Ferrazzi, F. Serracchiani, Andée Derain, Calude Levy. Raro. Prima edizione.
91x140 mm, scritto il verso. Manoscritto a penna nera su cartoncino. Al recto e al verso “Teatro degli Indipendenti“. Francobollo conservato. Ottimo stato. “[...] come si chiama quel capo uff. stampa di Balbo che era con te [...] a Capo d’Anno? [...]“. Giornalista ed autore del libro “Viaggi senza orario“ (Roma, Libr. Del Littorio, 1930), Di Marzio fu addetto commerciale e capo dell’Ufficio stampa per la Turchia. In seguito divenne presidente della Confederazione Nazionale degli artisti e professionisti.
Prima edizione. Gora che tocca il margine esterno della copertina anteriore e lambisce alcune delle prime pagine; nel complesso discreto esemplare, intonso. Poderoso e ben documentato saggio sulle canzoni popolari in lingua tedesca dall’antichità ai prodromi della guerra europea. Bragaglia aveva un’ottima conoscenza del mondo germanico, dimostrata in questo saggio e nell’ugualmente poderoso «Territori tedeschi di Roma» (Firenze 1918). Nella prima metà del decennio 1910-1920 collaborò assiduamente con la rivista/editrice «Humanitas» di Bari.
Prima edizione. Ottimo esemplare a fogli chiusi (lieve brunitura e minime abrasioni tra dorso e cerniere): raro così. Bel volume in elegante formato e corredato da sorprendenti illustrazioni (per lo più non firmate, ma una di Massimo Campigli, si riconosce un nudo di Schiele...), raccoglie una serie di interventi dell’autore sulla danza femminile: dopo un breve excursus storico, l’attenzione è subito alla danza contemporanea, l’aerodanza futurista, Ida Rubinstein, Ruskaja, Jo Mihaly, Sakharoff.
Programma della stagione teatrale della compagna di Anton Giulio Bragaglia, opuscolo spillato cm13x18 (piccoli difetti sulla prima e ultima pagina), pp 15 (1) incluse copertine, con alcune fotografie in nero di spettacoli, elenco delle rappresentazioni e dei membri della compagnia, brevi testi “Compagnia di Complesso” e “Non è uno sperimentale”.
Edizione originale. Esemplare in stato più che buono (dorso normalmente brunito, qualche marginale segno d’usura alla brossura, carte e tagli lievemente bruniti, per il resto pulito e in ordine). Uno dei più importanti libri italiani d’epoca a celebrare la «jazz age» tramite una serie di brillanti prose arricchite da un imponente apparato iconografico originale composto da vignette e tavole disegnate da alcuni dei più moderni illustratori dell’epoca, tra i quali un giovanissimo «Ennio Flajano», ovvero il celebrato scrittore, il quale «bocciato agli esami di licenza nel 1927, l’anno dopo riuscì a ottenere il diploma del liceo artistico, iscrivendosi quindi alla facoltà di architettura, che frequentò svogliatamente per un paio d'anni e infine abbandonò senza conseguire la laurea [...]. Concretamente, dopo l’uscita dal collegio, Flaiano mosse i primi passi nel mondo del teatro figurando, negli anni 1928-29, come aiuto scenografo per il Teatro degli indipendenti di A.G. Bragaglia; si legò di stretta amicizia con Orfeo Tamburi e prese a frequentare l’Osteria del Gambero, il caffè Greco e l’Aragno con i fratelli Mario e Nicola Ciarletta, il pittore Santangelo, il futuro regista Pagliero, il giornalista Antonio Mezio, il poeta Vincenzo Cardarelli, il pittore Mino Maccari, l’amico di tutta la vita» (Alessandra Cimmino, voce DBI, vol. 48, 1997). Gli altri artisti accreditati sono il futurista Pannaggi, Onorato, Garretto, Pompei, Santambrogio, Alfonso Amorelli, Mario Baldassari, Mariano Beovide, Enrico de Rosa, Margaret Hammerschlag e Leopoldo Marchal. Cammarota, Futurismo, n. 56.7
Prima edizione. Piccolissime mancanze perimetrali all’unghiatura della copertina; per il resto ottimo esemplare. «... un nastro di mitragliatrice quale è questa raccolta di ‘pezzi’ polemici ...» come la definisce l’autore a p. [5]. Pregevole copertina in fotomontaggio del fotografo avanguardista triestino Ferruccio Demanins. Cammarota, Futurismo, 56.8
91x140 mm, scritto il verso. Manoscritto a penna nera su cartoncino. Al recto e al verso “Teatro degli Indipendenti“. Ottimo stato. “[...] vorrei mandare un articolo piuttosto lungo - 10 o 12 pag. - sul teatro di Stato e sullo Sperimentale specialmente. Ieri la Corporazione ha dato il via all’Istituto [...]. Il manoscritto può venire tra pochi giorni [...]“.
Edizione originale. Esemplare in ottime condizioni. Proveniente dalla collezione Giampiero Mughini. Rarissimo opuscolo promozionale dello spettacolo «La veglia dei lestofanti», interamente curato nel layout da Paladini, e impreziosito da otto notevolissimi disegni delle scene dell’architetto Antonio Valente. Prima messinscena italiana dell’«Opera da tre soldi [Die Dreigroschenoper]» di Brecht e Weill, nella traduzione di Alberto Spaini e Corrado Alvaro, musica di Adolfo Del Vecchio, scene di Valente, costumi di Anita Pittoni e naturalmente regia di Bragaglia. Bella fotografia del Bragaglia a piena pagina, foto e approfondimenti sulla prima donna Emilia Vidali, foto degli altri attori (Arturo Falconi, Camillo Pilotto, Lidia Simoneschi, Sara Guarnieri, Juliane Begagli, Hisa Harl e Adele Carlucci) e anche del maestro Del Vecchio. Una sola copia in Iccu (Padova), assente dai repertori consultati.
ill., br. Come spiegare l'adesione di tante donne a una corrente pittorica come il futurismo, così misogino, aggressivo, talvolta volgare nei confronti della femminilità? In questo saggio si vuole definire dapprima lo sfondo teorico del futurismo, cioè l'elaborazione concettuale sul "femminile" che si espresse in quegli anni e in quel movimento. Da un lato, l'adesione al futurismo rappresentò per molte artiste una sfida e un atto convinto di distruzione e smantellamento di consolidati stereotipi femminili, dall'altro - questa è l'ipotesi - tali gesti eversivi e antipassatisti non furono elaborati dalle donne, ma ricevuti passivamente, e ciò determinerà le equivocità, spesso le posizioni conciliative ed appiattite all'ideologia maschilista. Nella seconda parte si affronta una figura particolare di donna e di artista, Barbara, nata come futurista e poi approdata a esiti molto diversi, come il movimento pacifista e il femminismo, in empatica vicinanza con i testi di Luce Irigaray. Prismatica esistenza quella di Barbara, in cui si intrecciano arte e vita. La sua identità di donna è conquistata solo dopo aver percorso un labirinto, il labirinto di Barbara.
macchie angolo in basso a dx di tutte le pagine senza interessare il testo scritto. Piccoli danni
In 16°, carré, br. edit. ill., pp. 97,(5); coll. "Il Castoro. 34", gora ai margini inf., buon es.. (L042) (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
Mm 240x240 Catalogo della mostra "1974 / gennaio - febbraio, E. Prampolini" all'Istituto Italo-Latino Americano di Roma - Brossura editoriale con numerose illustrazioni a colori e in bianco e nero. Opera in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
LEGATURA IN BROSSURA EDITORIALE DI COLORE AZZURRO CON TITOLI AL PIATTO, ESTRATTO DALLA RASSEGNA NAZIONALE. LA DEDICA AUTOGRAFA DI MARINETTI E' AL FRONTESPIZIO numero pagine: 20 formato: 24.2X17 stato conservazione: BUONO, LIEVI MACCHIOLINE AL MARGINE DI COPERTINA
LEGATURA IN BROSSURA EDITORIALE DI COLORE VERDINO CON TITOLI DI COLORE ROSSO. INTERNO CON UN RITRATTO. CON COLLAUDO PRECISATO DA F. T. MARINETTI SANSEPOLCRISTA ACCADEMICO D'ITALIA. AEROPROFUMI FUTURISTI IN PAROLE IN LIBERTA' PER DIVERTIRE LA FANTASIA DEL MIO PAOLO numero pagine: 41 formato: 19.1X14 stato conservazione: BUONO
IN 16°, pp.130 + INDICE, COPERTINA EDITORIALE ILLUSTRATA A COLORI CON TITOLO.<BR>NUMEROSE ILLUSTRAZIONI NEL TESTO e f.t. BRUNO MUNARI NASCE A MILANO NEL 1907.<BR>NEL 1927 INCONTRA MARINETTI, PRAMPOLINI E I FUTURISTI DELLA SECONDA GENERAZIONE<BR>ED ESPONE LE SUE PRIME " MACCHINE INUTILI ". PARALLELAMENTE SI E' SEMPRE INTERESSATO DI RICERCA ESTETICA E DI ARTE PRATICA, IL CHE LO CONDUCE A DIVENIRE<BR>DESIGNER. SECONDA EDIZIONE AMPLIATA. OTTIMA CONSERVAZIONE.
Edizione originale. Esemplare in stato di nuovo, completo di fascetta editoriale (”Non avete che un solo rimedio per i miei mali: INEBRIARMI! E questo rimedio è il peggiore di tutti i miei mali...”) e due volantini, uno in c. rossa con sinossi del libro, l’altro in c. giallina con un testo di G. Inzerilli sull’autore, datato ottobre 1926. Romanzo epistolare in forma sperimentale e modernista. Cammarota, Futurismo, 61.7
Edizione originale Esemplare proveniente dalla collezione futurista di Giampiero Mughini, pregiato dalla dedica autografa dell’autore «al poeta Renato Simoni»; in ottime condizioni (copertina un po’ brunita). Opera prima molto rara, precede di pochissimo l’esordio poetico «More di macchia», plaquette impressa a Roma non oltre il giugno dello stesso anno; annuncia infatti al contro-frontespizio le «More» come «di prossima pubblicazione». Umberto Cantone, in un intervento su «La Repubblica» dell’11 gennaio 2015, ha definito Antonio Bruno «il Leopardi di Sicilia»: «con il poeta di Recanati Bruno condivideva il rachitismo e l’irrefrenabile, doloroso desiderio di Assoluto». -- Che questo suo esordio leopardiano nulla abbia del banale scritto d’occasione, del resto, lo conferma la ristampa procurata dallo stesso Bruno nell’ambito dei «messaggi della Gnosi d’Albavilla», pubblicati nei tardi anni ’20: «Una conferenza [...] su un tema che avrebbe fatto da canovaccio e dannazione della vita di nostro fratello Bruno, l’amare senza essere riamato, la dissimmetria nel gioco dei sentimenti tra uomo e donna» (Mughini, La collezione, Torino 2009, p. 32). -- «Io sento con l’infallibilità dell’istinto che i miei antenati letterari si chiamano Giacomo Leopardi, Edgar Poe e Charles Baudelaire» (Antonio Bruno, 26 aprile 1924). Cammarota, Futurismo, 61.1
Edizione originale. CON DEDICA Ottimo esemplare pregiato dalla dedica autografa dell’autore: «Alla Signora Duchessa di Palazzo - gentilissima - in omaggio | Antonio Bruno || Roma Giugno 1913». Rarissimo esordio poetico pubblicato in Roma appena a seguito del discorso su Giacomo Leopardi (citato nel contro-frontespizio assieme a un previsto romanzo «Baronella», poi mai pubblicato). Raccolta di liriche nel solco del simbolismo decadentista. -- «Ancora simbolista e crepuscolare in “More di macchia”, gli anni del suo intenso, anche se marginale, sperimentalismo, sono quelli dal 1915 al 1917 […]. Nel 1915 [Bruno] è il vero animatore di “Pickwick”, la sola rivista degna di considerazione uscita in Italia negli ultimi tempi, a detta de “La Voce”, che si modellò nella struttura e nello spirito sulla fiorentina “Lacerba” e svolse un’energica azione di svecchiamento culturale favorendo la più tarda stagione futurista catanese. Il suo nome figura in tutti i cinque numeri con un giornale di bordo, alla maniera di Ardengo Soffici, dal titolo ”Balocchi”, in cui con la firma di Pierrot dà vita a considerazioni letterarie, pensieri, riflessioni estetiche e sociali, con composizioni sue in versi e in prosa e con le traduzioni da Baudelaire, Laforgue e Mallarmé» (Anna Maria Ruta, voce del «Dizionario del futurismo»). Cammarota, Futurismo, 61.2
Edizione originale. CON DEDICA Esemplare numerato a mano dall’autore «XVI» (di soli cento), con invio «pel prof. Vincenzo Finocchiaro | omaggio. | Catania 24 febbraio ’24». Sempre di pugno dell’autore, al piede dell’ultima pagina bianca, la seguente sottoscrizione tipografica: «Imprimerie Sociale “L’Italienne” 17. rue St Joseph Paris II». Minuta correzione manoscritta alla pagina d’esergo. Ottime condizioni generali. Rarissima placchetta in prosa, pubblicata nel periodo più fecondo e ispirato dell’autore in un’edizione privata in sole cento copie numerate, apparentemente stampata a Parigi (sia secondo la voce del «Dizionario del futurismo» sia stando all’iscrizione autografa nel presente esemplare — anche se, come ben dimostra il caso dei «Palazzi di Giado», Bruno amava indulgere nella falsificazione artistica). Solo tre copie censite nel censimento ICCU (Biblioteca Bombace, Palermo; Università di Catania e Università di Firenze). Cammarota data con sicurezza «giugno 1924», ma la data della dedica su questo esemplare costringe ad anticipare di pochi mesi l’uscita del libro, che non presenta alcuna datazione, eccetto in calce al testo: «Biancavilla-Catania, Aprile 1919-Maggio 1920». Cammarota, Futurismo, 61.6