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br. Una persona che soffre di Disturbo Ossessivo-Compulsivo da relazione vive i dubbi sul partner e sulla relazione in modo molto intenso e pervasivo, il volume propone un percorso e degli strumenti di autovalutazione, con l'obiettivo di capire come funziona questo disturbo, qual è la tipologia che esattamente riguarda il lettore e imparare tecniche e strategie facili da mettere in pratica per alleviare le ansie e migliorare la qualità della vita e delle relazioni. Le tecniche proposte sono tratte dalla terapia cognitivo comportamentale, una forma di psicoterapia breve ritenuta tra le più efficaci per molti dei disturbi della sfera psicologica, che si avvale di una serie di esercizi di natura esperienziale e comportamentale e di tecniche di «ristrutturazione» dei pensieri negativi e disfunzionali, che rappresentano la primaria fonte della sofferenza psicologica.
ill., br. "Chi scrive ha tentato in passato una definizione di paesaggio. La dimensione teorica apriva una sfera metafisica sempre più lontana dall'esistenza, astraendo il concetto dalla realtà. Una buona occupazione per il filosofo, ma poco utile per un ambito in continua trasformazione, da svelare per poter agire. Allora l'etica riprese il suo posto, indicato a suo tempo dai filosofi antichi e dai tragici: il suo ruolo di dottrina del luogo dove l'uomo costruisce e agisce". Paesaggio non è una nozione. Eric Dardel lo considera espressione fedele dell'esistenza. In effetti, il tentativo di cercare una definizione ne svaluta la reale essenza che ammiriamo o in cui viviamo, creando un'astrazione povera, priva della sua ricchezza etica. Nell'ampio panorama delle pubblicazioni sul paesaggio questo volume occupa una posizione a sé: la riflessione di un filosofo che raccoglie la propria esperienza tra ricerca e azione, teoria e progetto. Lo studio parte dalla profondità del nostro passato per guardare al futuro di un mondo umano, dove tutela dei luoghi e lettura della storia nella sua evoluzione si conciliano con il processo di trasformazione dei paesaggi, legato agli eventi contemporanei. Lo sguardo è lo strumento che sa cogliere le trame visibili e invisibili di un paesaggio come insieme di elementi eterogenei in relazione tra loro.
brossura Il presente lavoro è dedicato allo studio del tema della triplice Natività di Cristo nel pensiero di Cusano, che trova nella cristologia il proprio fulcro. Come le prediche giovanili e gli scritti filosofici oltre che religiosi confermano, la Natività rappresenta una via di accesso alla filosofia cusaniana. Le considerazioni sulle nascite - eterna del Verbum divino, temporale di Gesù Cristo e spirituale negli uomini - fondano e anticipano alcune delle più significative riflessioni disseminate tra le opere di Cusano: dall'ineffabile ed eterna generazione del Logos nell'unitrinità del Deus absconditus alla questione metafisica delle due nature di Gesù Cristo (massimo parimenti assoluto e contratto, al centro del dibattito interreligioso sui motivi soteriologico e cosmologico dell'incarnazione) fino al tema della filiatio quale preludio alla visio mystica.
br. Nietzsche fu veramente il filosofo ateo e nichilista che una certa vulgata dipinge? Venturelli procede alla decostruzione di questo stereotipo ripercorrendo le vie molteplici del pensiero nietzschiano, guidato da due fili armoniosamente intrecciati: la musica e la religione. Sullo sfondo del nulla, quale inaggirabile tema del pensiero nietzschiano, Venturelli tenta di ricostruire la "filosofia di Nietzsche" dando largo spazio al tema di una religiosità che, sebbene sofferta, resta pur sempre cifra del suo pensiero tragico nel senso proprio della parola, indissolubilmente legato allo spirito della tragedia e alla sua musica.
brossura «Coloro i quali avranno la compiacenza di frenare la loro curiosità al testo capiranno che non si tratta affatto dell'ennesimo lavoro accademico, che spinge in modo rapace la propria indagine chiudendosi ostinatamente nella semantica filosofica, bensì uno scritto che sa coniugare diligentemente due aspetti centrali della vita di Bruno: il coraggio delle idee e la sofferenza di viverle sino in fondo». «L'autore distilla senza fretta la materia pensante del Nolano, consentendo alla figura di Bruno di affiorare con un'insolita chiave di lettura, arguta a mio avviso: la solitaria e straziante voglia di emergere... dettata dal proprio inestinguibile fuoco interiore! La sutura tra il Bruno che lotta con i mediocri (intoccabili) pensatori e il Bruno che sfida la morale più potente del suo tempo, costituisce l'anticamera alla delirante consapevolezza che l'astuzia di David non sarà sufficiente ad abbattere il gigante Golia». «Cercate, se potete, di assumere in piccole dosi e gradatamente la bellezza di questo saggio, poiché oso paragonarlo ad un potente oppiaceo che tenta in tutti i modi di spalancare gli occhi dell'uomo da una terribile rilassatezza che in ogni epoca ha imperversato sulle vite di tutti con il nome di dio». (Dalla prefazione di Carlo D'Urso)
brossura Il perdono ci porta a confrontarci con i rimpianti, i rimorsi, la rabbia e il dolore che, in un alternarsi di silenzi e grida, ci inseguono quando siamo consapevoli del male fatto e ricevuto. Nasce spontanea la domanda: vogliamo perdonare? Possiamo essere perdonati? Possiamo perdonarci in quella stanzetta del cuore dove l'Altro non c'è? Dove, raccolti e senza maschere, siamo solo noi allo specchio? Viviamo di rapporti; i più significativi sono quelli di amore, di amicizia, le relazioni familiari, professionali. Ognuno, prima o poi, ci conduce all'incrocio del perdono perché non possiamo avvicinarci all'Altro senza farci reciprocamente del male. Ed è lì, in contatto con quel dolore, che possiamo scegliere quale strada imboccare. Ora le voci esterne si smorzano. Resta la voce del cuore, l'eco dell'anima a guidarci e a interrogarci sul senso che vogliamo dare alla nostra vita. Quell'incrocio che inevitabilmente incontriamo sulla nostra strada ci costringe a fermarci. Senza segnaletica, frecce d'obbligo, divieti. Il semaforo è lampeggiante: né rosso né verde. La spinta a imboccare o meno la via del perdono possiamo trovarlo in noi, soltanto in noi.
br. Che cos'è il tempo? In quale modo lo attraversiamo, lo misuriamo, lo strutturiamo con le nostre vite? Fin dalle epoche più antiche gli uomini si sono posti queste e altre domande sulla dimensione forse più importante, eppure impalpabile, della nostra esistenza. L'epoca moderna, ancor più, ha spinto e spinge tuttora l'uomo a "sfruttare il tempo" oppure a "vivere nel presente" o ancora a "costruire il futuro". Ma è veramente possibile costruire il futuro? E se stessimo invece costruendo il passato? Raffaele Ventriglia risponde a queste e a molte altre domande, e lo fa con un linguaggio semplice, brillante, discorsivo, alla portata di tutti pur spaziando attraverso la Fisica, la Matematica, la Filosofia, la Religione e la Psicologia. Senza mai smettere di coinvolgere il lettore. Un libro imperdibile per tutti coloro che, almeno una volta, si sono chiesti cosa veramente sia vivere il "proprio" tempo.
br. Recuperando la grande tradizione filosofica greca e cristiana, l'autore si confronta con il pensiero moderno e contemporaneo e si schiera "dalla parte della ragione", apertura positiva al reale e antidoto contro ogni tentazione nichilista. Fondamento della moralità e felicità è Dio: ogni tentativo di costruire l'etica individuale e sociale come se Dio non ci fosse è destinato al fallimento.
brossura Testo introduttivo ufficiale in cui vengono comparate le visioni di due dei più grandi maestri della trasformazione umana: R. Assagioli (padre della psicosintesi) e G. Gurdjeff (padre della quarta via). Il testo è infatti tratto da una conferenza pubblica che Daniele De Paolis, ex-presidente dell'istituto fondato da Assagioli, ha tenuto presso il Centro di Psicosintesi di Napoli, ed è curato da Mauro Ventola - direttore del centro. Il denominatore comune, e la pietra angolare dell'unicità del libro, è espressa nella parola "autorealizzazione". Autorealizzarsi - nell'ambito della trasformazione umana - significa "diventare reali"; contattare il nucleo della nostra identità autentica. Per i due autori "nucleo" significa: la massima dimensione dell'"esperienza di essere", il punto a partire dal quale si esiste - oltre il quale c'è il nulla, rendendolo la leva per un'evoluzione creativa e costante nella storia della nostra vita. Questo testo offre una visione aerea delle principali idee sulla trasformazione dei due modelli e - nel dibattito finale col pubblico - esamina una serie di aspetti connessi alla sua applicazione effettiva: etica, responsabilità, desiderio, senso.
brossura Testo introduttivo ufficiale in cui vengono comparate le visioni di due dei più grandi maestri della trasformazione umana: R. Assagioli (padre della psicosintesi) e G. Gurdjeff (padre della quarta via). Il testo è infatti tratto da una conferenza pubblica che Daniele De Paolis, ex-presidente dell'istituto fondato da Assagioli, ha tenuto presso il Centro di Psicosintesi di Napoli, ed è curato da Mauro Ventola - direttore del centro. Il denominatore comune, e la pietra angolare dell'unicità del libro, è espressa nella parola "autorealizzazione". Autorealizzarsi - nell'ambito della trasformazione umana - significa "diventare reali"; contattare il nucleo della nostra identità autentica. Per i due autori "nucleo" significa: la massima dimensione dell'"esperienza di essere", il punto a partire dal quale si esiste - oltre il quale c'è il nulla, rendendolo la leva per un'evoluzione creativa e costante nella storia della nostra vita. Questo testo offre una visione aerea delle principali idee sulla trasformazione dei due modelli e - nel dibattito finale col pubblico - esamina una serie di aspetti connessi alla sua applicazione effettiva: etica, responsabilità, desiderio, senso.
brossura Il testo prende spunto da una conferenza pubblica di A. Nazzaro presso il Centro di Psicosintesi di Napoli, è curato da M. Ventola (direttore) e ha due scopi. Primo: esplorare il tema della "svolta di vita", che non è né cambiamento né miglioramento incrementale, ma radicale trasformazione del modo in cui vediamo noi stessi, gli altri e la vita. Esistono dieci elementi per accedervi, il cui perno è la responsabilità per il proprio passato, presente, futuro. Secondo: sviluppare uno dei progetti di Assagioli, offrendo una conversazione per una "svolta nella visione dell'educazione carceraria". Se i programmi "nel" carcere possono avere un certo valore, il cuore della questione è riflettere "sul" carcere: creare un contesto che possa rivelare l'educazione carceraria alla luce della visione transpersonale. Il futuro dell'ontologia carceraria (visione del carcere) vive in un cambio di paradigma: dal detenuto visto come non-funzionale, carente e insufficiente, alla visione del detenuto come attivo contributore della società. Ciò dalla premessa che sia detentore di un inerente "essere" da cui deriva la sufficienza, il potenziale e la responsabilità - di una comune "natura umana" di fondo.
br. Ci sono molti metodi di guarigione spirituale, ma questo libro ci presenta un sistema basato sulle conoscenze teosofiche dei corpi sottili unite all'esperienza magica, stregonesca ed esoterica. Fondendo così la tradizione con il rinnovamento, la teoria con la pratica e regalandoci una tecnica rivoluzionaria per chi aspira a incamminarsi su questa particolare via per diventare guaritori. Ogni cosa è energia e anche i traumi condividono questa natura. Quando l'esperienza delle circostanze e degli eventi che subiamo o che inneschiamo, non è ancora abbastanza chiara dentro noi al punto da trasformarsi in consapevolezza, l'energia manifestata rimane bloccata e stagnante sui corpi sottili, creando un disequilibrio che nel tempo può trasformarsi in malattia. Lavorare sul trauma sottile è possibile come lo è trovare la guarigione. La guarigione è la più suprema delle Arti della Magia. Necessita di un enorme senso di responsabilità, dal momento che ogni malattia o ferita che ci affligge è uno stimolo, per l'essere umano, per trovare una nuova via verso il proprio benessere interiore e, come tale, verso l'evoluzione e la crescita spirituale. Pertanto, privare una persona della malattia senza dargli modo di capire e accettare quali sono le motivazioni che l'hanno provocata, è di fatto privare questa persona della possibilità di evolversi, costringendola a dover rimandare la lezione alla prossima vita o a vedersi ripresentare la problematica in modo più aggressivo in quella che sta vivendo.
br. "Il benessere dei figli deriva dal benessere dei genitori". Questo manuale aiuta i genitori a cambiare prospettiva emotiva e, di conseguenza, a interpretare i fatti con occhi diversi, riorientando il loro modus operandi grazie a nuove azioni comportamentali, comunicative e relazionali. Gli autori accompagnano le figure genitoriali in un percorso fatto di "opportunità travestite da ostacoli", insegnando loro l'utilizzo di una lente di ingrandimento dinamica che si sposti perpetuamente dai loro comportamenti a quelli dei bambini e viceversa. In virtù di questa forte relazione biunivoca, i genitori - attraverso un lavoro continuo su loro stessi - giorno dopo giorno s'impegnano a rafforzare la propria autostima così da aiutare i figli a costruire la loro. Solo in questo modo, li renderanno forti, equilibrati, sensibili, responsabili, resilienti e capaci di fare ciò che più desiderano della propria vita.
br. Nel volume si cerca di mostrare come vi sia una vera e propria fenomenologia delle emozioni che accomuna fondamentalmente Scheler e Husserl oltre le loro reciproche differenze. Al sentire i valori (wertfühlen) nella pervasività della visione di Scheler, si accompagna la profonda esigenza husserliana di giustificarli e di renderne conto sino in fondo razionalmente (rechtfertigen). Tale legame ruota attorno ad un motivo essenziale: la centralità della Bildung, della formazione personale come costruzione e governo del proprio ordiné assiologico. La ricerca della miglior vita possibile mette in gioco, sia per Husserl che per Scheler, il legame tra volontà e tempo a partire da quel momento inaugurale da cui può prendere avvio l'effettiva attuazione di una chance assolutamente qualitativa: l'apertura dell'ora in poi che riguarda in foto la mia individualità e la mia esistenza personale.
br. L'incontro del paziente con il medico non può e non deve essere fine a se stesso, relegato al solo obiettivo di debellare la malattia o eliminarne i sintomi, bensì dovrebbe rappresentare l'inizio di un cammino che entrambi scelgono di condividere uno accanto all'altro, il cui intento è proprio quello di donarsi reciprocamente. Solo così possiamo cambiare il ruolo che la malattia riveste sul palcoscenico della vita: da protagonista che interpreta la parte del cattivo da sconfiggere, assume un ruolo marginale che offre una grande opportunità per fare esperienza del contatto umano, della vicinanza tra cuori che vibrano alla stessa frequenza, della sintonia che solo le anime sanno riconoscere l'un l'altra. È in questo contemplarsi, offrendo ognuno il proprio sentire senza alcuno scopo se non quello di sperimentare la meraviglia di essere insieme a scrutare la vita e a manifestare la propria essenza, che accade la guarigione, quella che appartiene al piano dell'anima prima e del corpo poi.
cm. 17 x 24, lxii-442 pp. (di cui 64 di ristampa anastatica). Lessico intellettuale europeo Oltre all?ampia raccolta di indici lemmatizzati (?index locorum?, ?onomasticon?, liste di frequenza), il volume contiene la riproduzione anastatica dell??editio princeps?, curata da Vico stesso. Per la prima volta viene data alle stampe la ?Dissertatio de commodis incommodisque nostrae studiorum rationis?, settima delle orazioni inaugurali e stesura pi? breve del ?De studiorum ratione? Besides the collection of lemmatised indexes (?index locorum?, ?onomasticon?, list of frequency) the volume contains the anastatic reproduction of the ?editio princeps?, edited by Vico himself. For the first time the ?Dissertatio de commodis incommodisque nostrae studiorum rationis?, seventh in the auspicious orations and the shortest draft of the ?De studiorum ratione? is printed. 807 gr. lxii-442 p.
cm. 17 x 24, xxxviii-462 pp. Lessico intellettuale europeo 874 gr. xxxviii-462 p.
br. "Mi colpì molto il [...] ritratto [di Carlo Michelstaedter] da vecchio, rispetto al quale ebbi quasi l'idea che [egli] avesse ripercorso al contrario 'Il ritratto di Dorian Gray' di Oscar Wilde." (M. V.)
br. Come si può continuare a vivere quando con l'età, i fallimenti e le delusioni si è persa la speranza in tutto ciò che in passato dava un senso alle proprie giornate: idee politiche, relazioni umane, l'esattezza rassicurante della scienza, Dio? È venuta meno la speranza che le cose possano durare ed è venuta meno anche la speranza che le cose possano cambiare. Ma dopo la speranze finiranno anche le disperazioni. Con sguardo lucido e disincantato, Marcello Veneziani propone al lettore un manuale di consolazione per reagire al declino e far nascere la fiducia dalla disperazione. Si interroga sul mondo, sul tempo, sulla politica, sull'età che avanza, rivolge una lettera a un ragazzo del duemila e una postilla a un bambino neonato. E suggerisce un quadrifarmaco per affrontare un tempo che non ci piace, curare il pessimismo, ripararsi dal potere e finire in bellezza. Un libretto d'istruzioni per smontare e rimontare la vita, accettarla ma non subirla. Cosa mettere in salvo, prima che faccia notte, sapendo che il mondo non inizia e non finisce con noi.
br. Per la prima volta collegati in una compiuta visione del mondo, Marcello Veneziani propone in "Nostalgia degli dei" i temi affrontati nell'arco di quarant'anni di studio e ricerca. Nel corso dei secoli, le divinità si sono fatte idee, principi fondamentali per la vita e per la morte, amore per ciò che è superiore, permanente e degno di venerazione. Oggi una società schiacciata su un presente assoluto, in cui nessuna differenza è accettata, sembra aver spazzato via anche gli ultimi limiti necessari alla loro sopravvivenza: il confine che protegge, il pudore che preserva, la fede che è amore per la Luce. Come in una galleria di gigantesche figure di marmo, l'autore osserva e racconta le dieci divinità che hanno fondato il pensiero e l'esistenza dell'uomo. E nel tracciarne i profili ne svela il senso recondito, la loro necessità fuor di metafora per ricominciare a «pensare anziché limitarci a funzionare» nella vita di tutti i giorni. Attingendo a una costellazione di pensatori che da Platone e Plotino passa per Vico e Nietzsche, fino ad arrivare a Florenskij ed Evola, nel suo lungo percorso di scrittore Veneziani conserva quella nostalgia del sacro che consente agli uomini di uscire dal loro mondo e dal loro tempo, di riconoscere i propri limiti e trascenderli, di trovare orizzonti, tutori e aperture oltre la caducità della nostra esistenza.
br. Nei secoli le divinità si sono fatte idee, principi fondamentali per la vita e la morte, amore per ciò che è superiore, permanente e degno di venerazione. Oggi una società schiacciata su un presente assoluto, in cui nessuna differenza è accettata, sembra aver spazzato via gli ultimi limiti necessari alla loro sopravvivenza: il confine che protegge, il pudore che preserva, la fede che è amore per la Luce. Come in una galleria di gigantesche statue di marmo, l'autore osserva e racconta le dieci divinità che hanno fondato il pensiero e l'esistenza dell'uomo - da Civiltà a Tradizione, da Mito a Ritorno -, compiendo un viaggio per ridare senso a ciò che sembra scomparso. Nel tracciare i profili di queste idee svela il loro significato recondito e quanto sono importanti per ricominciare a «pensare anziché limitarci a funzionare». Attingendo a una costellazione di figure che da Platone e Plotino passa per Vico e Nietzsche, fino ad arrivare a Florenskij ed Evola, Veneziani indica «orizzonti, tutori e aperture oltre la caducità della nostra esistenza».