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br. Un solo agevole volume offre per la prima volta al lettore italiano le riflessioni di Zizek sull'arte, riunendo testi apparsi originariamente in tempi e luoghi diversi. Come ha avuto modo di affermare Zizek stesso, "la verità si esprime sempre negli spiazzamenti rispetto al tema centrale". In questi testi Zizek affronta l'universo artistico mediante la sua tecnica di accerchiamento culturale, o di "sguardo anamorfico", che risulta qui quanto mai efficace e proficua.
br. "Che cos'è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo, non lo so più." In questo testo viene spiegato uno dei passi più significativi delle "Confessioni" di Sant'Agostino di Ippona che ci porta a riflettere sulla questione del tempo.
br. Nel percorso spirituale indiano il silenzio riveste un ruolo fondamentale e non si riduce all'assenza della parola, ma è espressione di una dimensione interiore, conseguita con un lungo e impegnativo lavoro di purificazione e pacificazione della mente: precise indicazioni aiutano a realizzarlo a livello corporeo, mentale ed emotivo. Attingendo alla più autorevole scuola dello Yoga, lo Yogadarshana, l'opera propone spunti di riflessione e semplici esercizi pratici per conoscersi meglio, gestire più serenamente il proprio mondo interiore e scegliere comportamenti più funzionali, partendo dalle "piccole" cose quotidiane e dall'attenzione al fare - tacitare la parola, la mente, le reazioni emotive - per giungere all'essere e all'esserci: tacitamente.
br. "Le cose erano in un tutto omogeneo, infinitamente grandi e infinitamente piccole." (Anassagora)
br. John Cage non sceglie né il suono né il silenzio, bensì il non-suono in una versione taoista e zen; e sorride, come tutti i grandi maestri zen. Si addentra nella dimensione dove il non-suono è lasciato essere, senza che il compositore pretenda di incanalarlo in una direzione prestabilita. Così affine a Brian Eno, Erik Satie e persino a Schönberg, con cui disimparò lo studio dell'armonia, Cage richiede un ascolto attento, attraverso il terzo orecchio che scopra il nudo della musica. Arena ci invita, in questo studio sul "brano silenzioso" di Cage, a recepirlo con mente vuota, ad accogliere questo rappresentante del nonsense. Potremo persino captare una dimensione infinita, e partecipare al "Satori" dello stesso Cage: ce ne vuole per imparare a suonare 4'33", o ad ascoltarlo, come scoprirà il lettore stesso al termine dell'opera.
br. Cosa resta del filosofico, una volta che le teorie e le opinioni vengono cancellate? Soltanto il nudo, da sondare con gli strumenti adatti, sogno e intuizione. Il libro espone la filosofia teoretica dell'autore, nel tentativo di incorporare il nichilismo in una nuova visione costruttiva.
br. L'esperienza dei totalitarismi del Novecento ha alimentato la convinzione che la libertà cominci dove finisce la politica. Contro questo comune sentire e contro l'idea di molta tradizione filosofica che la libertà sia una condizione interiore, uno spazio intimo in cui gli uomini possono eludere la coercizione esterna e sentirsi liberi anche se sono schiavi, prende posizione Hannah Arendt. La libertà non è un attributo della volontà, ma del fare e dell'agire. L'uomo sperimenta l'essere libero come realtà concreta della sua vita nel mondo, nello spazio pubblico e nel rapporto con gli altri uomini. Per essere libero l'uomo non solo deve essersi liberato dalle necessità materiali ma deve anche potersi inserire attivamente in una comunità di cittadini. Perché, come ci ricorda con rigore e passione la grande pensatrice tedesca in questo breve saggio che è un elogio delle virtù della politeia, «la libertà è la ragion d'essere della politica».
br. Lo studio dell'essere in quanto tale e delle sue categorie fondamentali in uno dei passi più celebri della "Metafisica" di Aristotele.
br. Il popolo licio, importante civiltà indoeuropea dalla cultura in profonda armonia con la natura, è oggi poco noto e ancora poco studiato. Questo libro è il frutto di uno studio fondamentale, appassionato e competente di questa straordinaria e fertile filosofia. Partendo dalla mitologia licia, Bachofen ci mette a contatto con una saggezza tanto attuale da apparire una rivelazione. La piena, intima dedizione alle forme immutevoli della vita naturale, un giudizio sull'esistenza umana in armonia con la natura e una gioiosa consapevolezza della mortalità di ogni vita, sono il dono prezioso e millenario del popolo licio.
ril. Pubblicato in forma anonima nel 1764, "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria rappresenta una tappa essenziale nell'evoluzione del diritto sostanziale e processuale penale, tanto da far considerare il suo autore uno dei fondatori della scienza della legislazione. Seguita in questa edizione dal famoso Commento di Voltaire, l'opera viene presentata da Roberto Rampioni, noto avvocato penalista italiano. Il merito di Beccaria consiste nell'aver condensato in modo organico e completo in questo piccolo rivoluzionario opuscolo tutte le critiche maturate nell'alveo del pensiero illuminista contro gli eccessi e gli orrori del pensiero inquisitorio del tempo, in particolare la tortura e la pena di morte. Le cronache giudiziarie dei nostri giorni ci rendono consapevoli della straordinaria attualità dell'insegnamento autenticamente "liberale" di Beccaria.
br. Si può circoscrivere il compito della critica della violenza esponendo il rapporto tra violenza da una parte e giustizia e diritto dall'altra. Una causa effettiva diventa sempre violenta, nel senso pregnante della parola, solo quando incide sui rapporti morali. La sfera di questi rapporti è data dai concetti di diritto e giustizia. Per quanto riguarda il diritto è chiaro in primo luogo che ogni ordinamento giuridico si fonda sul rapporto più elementare tra fini e mezzi. In secondo luogo è altrettanto chiaro che la violenza può trovarsi solo nell'àmbito dei mezzi e non dei fini. Già queste constatazioni rappresentano per la critica della violenza qualcosa di più e di diverso di quanto non sembri a prima vista. Ammesso che la violenza sia un mezzo, sembrerebbe che il criterio della sua critica sia già dato. Si pone il problema se in determinati casi la violenza sia sempre mezzo per fini giusti o ingiusti. In un sistema di fini giusti la sua critica sarebbe data implicitamente. Ma non è così. Infatti, anche ammettendo che sia al riparo da ogni dubbio, tale sistema conterrebbe non tanto un criterio della violenza stessa come principio quanto un criterio per i casi di applicazione.
br. "L'uomo dimentica che è un morto che conversa con morti" - scrive Borges. Un paradosso? Di certo i morti sono stati sempre 'vivi' nella nostra cultura, anche in quella di oggi, ossessionata dalla necessità di godere. L'attrazione-repulsione per gli spettri sembra non venir mai meno. Autore del libro sulla figura dello jettatore, Sergio Benvenuto propone una ricostruzione in chiave antropologica psicanalitica e filosofica, del nostro rapporto con i morti e con il loro 'ritorno' come spettri. Riprendendo svariati esempi dal cinema, dalla letteratura, dalla cultura pop, dai sogni, da miti e rituali, dal teatro, si interroga sulla presenza insistente dei ghosts tra noi.
br. Il grande filosofo dell'evoluzione creatrice tiene questo discorso nel 1914, presiedendo l'accademia delle Scienze sociali e politiche. Un testo poetico che incarna lo stranamore di Bergson per il conflitto. Mentre l'Europa è infuocata dai venti della Grande Guerra, il filosofo è capace di un grande realismo: il conflitto è la realtà che ci attende e dobbiamo affrontarlo. Bergson incita e rincuora il suo popolo, racconta e interpreta la storia recente della Germania, ma soprattutto inserisce la realtà della guerra nel cuore della sua filosofia. Quel che serve ai francesi in quel momento è coraggio e lo slancio per fronteggiare l'inevitabile. Bergson lo infonde con la sua poetica.
br. Il grande filosofo dell'evoluzione creatrice tiene questo discorso nel 1914, presiedendo l'accademia delle Scienze sociali e politiche. Un testo poetico che incarna lo stranamore di Bergson per il conflitto. Mentre l'Europa è infuocata dai venti della Grande Guerra, il filosofo è capace di un grande realismo: il conflitto è la realtà che ci attende e dobbiamo affrontarlo. Bergson incita e rincuora il suo popolo, racconta e interpreta la storia recente della Germania, ma soprattutto inserisce la realtà della guerra nel cuore della sua filosofia. Quel che serve ai francesi in quel momento è coraggio e lo slancio per fronteggiare l'inevitabile. Bergson lo infonde con la sua poetica.
br. "Il possibile è dunque il miraggio del presente nel passato." (Henri Bergson)
br. Viene qui spiegato da Giulio Giorello il celebre 'mito di Atteone' che Bruno ci racconta negli "Eroici furori": il cacciatore Atteone, scoperta la dea Diana nuda, viene trasformato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani.
ill., br. Che rapporto esiste tra la costruzione delle nostre società e la costruzione del concetto di "umanità" in opposizione, e dunque per negazione, a quello di "animalità"? La questione animale non è tanto, o soltanto, quella dei "diritti animali" quanto, piuttosto, quella dell'animalità dell'umano e dell'idea di mondo che potrebbe derivare contrastando radicalmente l'opposizione "noi/loro" che caratterizza la presunta superiorità di Homo Sapiens.
brossura
br. "Questa verità: penso dunque sono, giudicai di poterla accogliere come primo principio della filosofia." (Cartesio) Con un'introduzione di Slavoj Zizek.
br. La presente intervista, rilasciata a Parigi nell'agosto del 1983 al giornalista, scrittore e traduttore americano Jason Weiss, viene qui presentata per la prima volta al pubblico italiano. "Accanto a esperienze di carattere autobiografico, Cioran esplicita, con rigore e chiarezza, quelli che sono i temi portanti del suo pensiero neo-pagano: la coscienza come 'fatalità', il tempo e la noia, l'insonnia come supplizio per l'esistenza, l'idea 'positiva' del suicidio, Dio come illusorio compagno 'nei momenti di estrema solitudine', la malvagità insita nella natura umana, la storia come inesorabile 'cammino verso il peggio', e infine, l'ineluttabile destino avverso. È un Cioran che spazia a 360 gradi da un argomento all'altro, discorrendo, con padronanza e disinvoltura, di metafisica e morale, mistica e musica, filosofia e letteratura".
ril. Da più di due millenni la dottrina di Confucio rappresenta un modello e un'ispirazione per milioni, miliardi di donne e uomini. Mentre in India predicavano Buddha e Mahavira e in Iran Zarathustra, mentre a Gerusalemme fioriva il profetismo ebraico e in Grecia operavano i primi grandi filosofi, Confucio diffondeva la sua concezione morale - in cui si fondono un ideale di armonia interiore ed esteriore e la volontà di un costante impegno sociale. E per i suoi insegnamenti sceglieva un linguaggio semplice, diretto e concreto, la forma di brevi battute, lo humor di un epigramma, l'allusività di un apologo, perché un sistema organico e una teoria articolata avrebbero impoverito e travisato l'infinita ricchezza della verità. Un messaggio in grado di generare una profonda eco nel cuore del lettore.
br. Il saggio, del 1925, costituisce un'agile ed esaustiva introduzione ai temi dell'estetica di John Dewey, che troveranno sviluppo in "Arte come esperienza" (1934). I temi fondamentali dell'estetica di Dewey sono: il recupero dell'esperienza nell'arte; l'esteticità diffusa dell'esperienza ordinaria; il valore "vitale" dell'estetico; la relazione tra dimensione cognitiva e dimensione estetica dell'esperienza. Il saggio non offre solo un accesso immediato all'estetica di Dewey - oltre a essere l'unico suo saggio di estetica non disponibile in italiano: una prima traduzione degli anni '70 è da tempo fuori catalogo - ma è anche il saggio in cui Dewey pone maggiormente l'accento sull'intreccio tra strumentalità dell'agire umano e godimento estetico: ne emerge l'immagine di un soggetto che, mentre trae piacere dall'esperienza che fa, seleziona le competenze necessarie a una più stretta interazione con l'ambiente; parallelamente l'attività artistica è pensata come momento di apprendimento e di costruzione di modelli di conoscenza.
brossura In queste pagine si è cercato di mostrare che il Mito sopravvive in mezzo a una umanità solo apparentemente demitologizzata e che la Bellezza che il Logos veicola è sostanziata dalla pluralità di sensi incarnata dalle figure mitologiche.
br. "Il 'problema' filosofico per eccellenza non è né questo né quello, o quest'altro ancora, ma solo, ed innanzitutto, 'nulla'." (Massimo Donà). Vengono qui proposte le pagine definitive di Massimo Donà in cui l'autore spiega in modo ultimo, esaustivo e definitivo il legame tra verità ed errore.
br. Nella "Lettera a Meneceo", anche nota come "Lettera sulla felicità", il testo più famoso di Epicuro, il filosofo greco ci parla della ricerca della felicità, della paura della morte e dei piaceri.