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Very Good Russian Original dark green cloth bdg. Oblong folio. (28 x 36 cm). Eight languages of the title on the colophon, the text is completely Russian. [6], [ii], 108 p., [36] maps in various sizes, some of folded: (62x47 cm, 52,5x45,5 cm, 49,5x27 cm [x3], 61x47 cm; other maps are 36x28 cm). Four unnumbered leaves with half-title and contents for each section. Two small millimetric cuttings on two text pages. Ex-owner's name is on the title page. Markings on the index. Otherwise a very good and clean copy. Rare complete and the first atlas including a fine collection of 36 attractive chromo-lithograph maps mostly with tissue papers of the Soviet Union, edited by the Central Executive Committee and Enukidze (1877-1937), who was a prominent Georgian "Old Bolshevik". One of 11000 copies. Being published only 10 years after the USSR was established, this is the earliest atlas of the country. It seems to have been published with a wider audience in mind, with a title page in various European languages. The borders of many areas -including not just administrative regions throughout the USSR, but also entire autonomous republics (especially in Central Asia)- were in a state of flux; as such, the borders in this Atlas (including the wax-paper overlays meant to update various maps with changes made between when they were drawn and when the Atlas was published) often don't look anything like the borders they were set at the end of the Soviet Union and have continued on to modern times. Since the boundaries were often ideologically- (sometimes ethnically-, less so economically-) motivated, this offers an interesting insight into the mindset of the administration that was making these changes. Map list: World map, General USSR, USSR in Europe, Asia and USSR, Karelian Autonomous Soviet Socialist Republic, Komi-Zyryan Autonomous Oblast, Avt, Votskaya Oblast, Maryinskaya, Cherepovetsky District, Vologda Oblast, Avt. Chuvashskaya SSR (Chuvashia), Avt. Tatarskaya SSR (Tatarstan), Avt. Bashkirskaya SSR (Bashkiria), ASSR Nemchev Povoljiya, Kalmykia (Kalmykia), Krimskaya SSR (Crimea), Adigeiskaya (Tscherkeskaya) Obl. (Cherkesia), Kabardino-Balkarskaya Avt. Obl. (Kabardino-Balkarian Rep.), Karachayskaya Avt. Obl. & Tscherkesskiy Nation. Okrug (Karachay-Cherkessia), Chechenskaya Avt. Obl. (Chechnya), Ingushetiya, Severo-Osetiya, Avt. Daghestanskaya SSR, Avt. Kazakskaya SSR, Kyrgyzkaya ASSR, Avt. Oiuratskaya Oblast, Burito - Mongolskaya SSR (Kazakhstan), Avt. Yakustkaya SSR (Yakutia), Beloruskaya SSR (Belarus), Ukrainskaya, SSR (Ukraine), Moldavskaya SSR (Moldovia), Zakavkazkaya SSR (Abkhazia), Azerbaijanskaya SSR (Azerbaijan), Arminskaya SSR (Armenia), SSR Gruzii (Georgia), Central Asian SSR (Karakalpakstan, Kyrgyzstan, Turkmenistan, Uzbekistan), Uzbekistan, Turkmenistan. OCLC shows copies in twenty-three libraries worldwide: 7852120, 968755133, and 822577467.
Nel cartiglio in basso a sinistra si legge: Al molto Mag.co m. Andrea Gradenico del Clariss.o m. Zorzi fu del Clariss.o m. Iacomo miei patroni oss.mi Ricordomi che un giorno in Casa Sua Mag.co Sig.r mio ragionando ura Ma co[n] il sudetto Cl.mo suo padre gli fece alcuni quesiti sopra le cose di Geographia sop.a il qual suggetto udì belli discorsi, di modo che vedendola in cosi tenera etade tanto adornata di questa bella scientia. Rara in molti ne presi da me assai admiration, et per tal causa, si come gli era ser.r Affettionato, li diventai affettionatissi.o: sic he havend io fatto fare adesso il presente Golfo di Vinegia con parte dell’Italia in questa picciola forma, ho volute dedicarglilo per mostrarmegli con perpetuo testimonio affettionatiss.o di Casa di sua Mag.ia alla buona gratia di la quale mi racc.o Di Venegia alli 6 di ott.e 1571. Di vostra Magnificia Humile Servo Giovanni Fran.co Camotio. Orientazione fornita da una rosa dei venti nel Mar Adriatico, il nord è in alto. Carta priva di scala grafica. Graduazione ai margini di grado in grado, da 38° 32’ a 45° 28’ di latitudine e da 27° 10’ a 40° 20’ (29°50’ a 43°20’ in alto) di longitudine. Esemplare nel secondo stato di tre, con la dedica nel cartiglio e prima della numerazione. “La carta, molto simile per impostazione ed informazioni a quella di Domenico Zenoi (1567), non contempla tutta la penisola; mancano infatti parte del Piemonte, della Calabria, della Corsica e del tutto Sicilia e Sardegna. Uscita come pubblicazione separata, allo stesso modo di tutte le carte di piccolo formato del Camocio, venne successivamente numerata ed inserita nel celebre Isole famose, porti, fortezze, e terre marittime sottoposte alla Ser.ma Sig.ria di Venetia, adaltri Principi Christiani, et al Sig.or Turco, novamente poste in luce, in Venezia. Una prova di stampa dell’opera, con il cartiglio privo di qualsiasi iscrizione, è conservata nella raccolta cinquecentesca dell’Archivio di Stato di Torino (Z.III.4) ed in una, di formato ridotto, del Museo Correr (E 1447) già descritta da Gallo; circostanza che dimostra come le carte di piccolo formato del Camocio circolassero già prima di essere inserite nelle Isole Famose. Alla morte dell’editore (1575), la lastra fu acquisita da Donato Bertelli che la ristampò aggiungendo una numerazione sequenziale. Tale tiratura è quella inserita nell’edizione dell’opera che reca nel frontespizio l’imprint In Venetia alla libreria del segno di San Marco” (cfr. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1932). Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Rara. Bibliografia Bifolco-Ronca (2018): p. 1932, tav. 918, II/III; Almagià (1929): p. 27, a; Bifolco-Ronca (2014): n. 12; Borri (1999): n. 45; Borri (2010): n. 51; Gallo (1950): p. 97, n. 3 e p.99, n. 18; Lago (1992): p. 170; Lago (2002): p. 286, fig. 285; Tooley (1939): n. 592. In the cartouche at lower left: Al molto Mag.co m. Andrea Gradenico del Clariss.o m. Zorzi fu del Clariss.o m. Iacomo miei patroni oss.mi Ricordomi che un giorno in Casa Sua Mag.co Sig.r mio ragionando ura Ma co[n] il sudetto Cl.mo suo padre gli fece alcuni quesiti sopra le cose di Geographia sop.a il qual suggetto udì belli discorsi, di modo che vedendola in cosi tenera etade tanto adornata di questa bella scientia. Rara in molti ne presi da me assai admiration, et per tal causa, si come gli era ser.r Affettionato, li diventai affettionatissi.o: sic he havend io fatto fare adesso il presente Golfo di Vinegia con parte dell’Italia in questa picciola forma, ho volute dedicarglilo per mostrarmegli con perpetuo testimonio affettionatiss.o di Casa di sua Mag.ia alla buona gratia di la quale mi racc.o Di Venegia alli 6 di ott.e 1571. Di vostra Magnificia Humile Servo Giovanni Fran.co Camotio. Orientation provided by a wind rose in the Adriatic Sea, north is at the top. Map without graphic scale. Graduation at the margins from degree to degree, from 38° 32' to 45° 28' of latitude and from 27° 10' to 40° 20' (29°50' to 43°20' at the top) of longitude. Exemple in the second state of three, with dedication in the cartouche and before numbering. The map, very similar in setting and information to that of Domenico Zenoi (1567), does not cover the entire peninsula, missing in fact part of Piedmont, Calabria, Corsica and all of Sicily and Sardinia. Issued as a separate publication, in the same way as all the small-format maps by Camocio, it was later numbered and included in the famous Isole famose, porti, fortezze, e terre marittime sottoposte alla Ser.ma Sig.ria di Venetia, adaltri Principi Christiani, et al Sig.or Turco, novamente poste in luce, in Venezia. A print proof of the work, with the cartouche devoid of any inscription, is preserved in the sixteenth-century collection of the State Archives of Turin (Z.III.4) and in one, of reduced size, of the Correr Museum (E 1447) already described by Gallo; circumstance that shows how the small-format maps of Camocio circulated even before being included in the Isole Famose. At the death of the publisher (1575), the plate was acquired by Donato Bertelli who reprinted it by adding a sequential numbering. This edition is the one included in the edition of the work that bears on the title page the imprint In Venetia alla libreria del segno di San Marco. (cf. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1932). Magnificent proof, rich in tone, printed on contemporary laid paper, with margins, in perfect condition. Rare. Literature Bifolco-Ronca (2018): p. 1932, tav. 918, II/III; Almagià (1929): p. 27, a; Bifolco-Ronca (2014): n. 12; Borri (1999): n. 45; Borri (2010): n. 51; Gallo (1950): p. 97, no. 3 and p.99, no. 18; Lago (1992): p. 170; Lago (2002): p. 286, fig. 285; Tooley (1939): no. 592.
Magnifico esemplare della rarissima pianta di Vicovaro pubblicata in occasione della battaglia del febbraio 1557.In alto a destra, in un riquadro, è inciso il titolo: IL VERO DISEGNO DI VICOVARO OCCUPATO DA IMPERIALI ET RECUPERATO DALLA CHIESA A DI XIIII FEBRARO M.D.LVII. Nell’angolo in basso a sinistra si trova la firma dell’incisore della lastra Sebastianus .f. che identifica Sebastiano dal Re. Opera priva di scala grafica e orientazione. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 270x387.Veduta prospettica, di Vicovaro assediata (1557), vista da occidente firmata in lastra Sebastianus .f. Nel 1556 la cittadina fu presa dal Duca d’Alba, vicerè di Napoli, alleato dei Colonna contro papa Paolo IV; tornò alla Chiesa nell’anno successivo, il 14 febbraio, dopo una cruenta battaglia. L’attribuzione della lastra a Sebastiano dal Re è rigettata da Destombes, seguito dalla Borroni Salvadori e, più recentemente, daAlessia Alberti, che identificano il Sebastianus .f. della firma in Sebastiano de Valentinis. Tuttavia, lo stile è evidentemente diverso da quello dell’incisore udinese, mentre l’originaria attribuzione al De Re, che era attivo a Roma proprio in quegli anni, sembra molto più plausibile e congruente. Sebbene priva di indicazioni editoriali la lastra è sicuramente stata in possesso, e quindi anche stampata, da Antonio Lafreri.L’opera, infatti, è compresa tra le “Città & Fortezze” nel catalogo della tipografia Lafreri (1573 circa, n. 82), descritta come “Vicovaro”. La matrice venne ereditata da Claudio Duchetti e quindi da Giacomo Gherardi. Possiamo identificare questa lastra con quella inserita nel catalogo redatto per la vedova di Gherardi, Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 45 descritta come “Vicovaro”). La matrice venne acquisita, nel 1602, da Giovanni Orlandi. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel.Come più volte osservato, le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Possibile quindi l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro.Bibliografiaa) Alberti (2010): n. 87; Brandhuber-Juffinger (2011); n. 96; Borroni Salvadori (1980): n. 218; Christie’s (1998): n. 1049; Destombes (1970): n. 113; De Vries (1981): n. 273; Edwards (1933): n. 70; Hatfield House (1992): n. 85; Lafreri (2014): n. 91; Phillips (1914): n. 71; Ruge (1904-16): IV, n. 85.84 & n. 89.93 & n. 90.95 ; Shirley (2004): II, n. 65; Wieder (1915): n. 142. Alberti (2005): p. 17, F.1; Alberti (2009): p. 128, n. A.79; Fauser (1978): vol. 2, p. 837, n. 14859; Pagani (2012): p. 83; Pognon (1968): p. 15; Tooley (1939): n. 594. Magnificent example of the very rare map of Vicovaro published during the battle of February 1557.Perspective view of a besieged Vicovaro (1557), seen from the west.At the top right, the title: IL VERO DISEGNO DI VICOVARO OCCUPATO DA IMPERIALI ET RECUPERATO DALLA CHIESA A DI XIIII FEBRARO M.D.LVII. In the lower left corner the signature "Sebastianus .f.", that identifies Sebastiano dal Re. Map without graphic scale and orientation. Etching and engraving.Bibliography:a) Alberti (2010): n. 87; Brandhuber-Juffinger (2011); n. 96; Borroni Salvadori (1980): n. 218; Christie’s (1998): n. 1049; Destombes (1970): n. 113; De Vries (1981): n. 273; Edwards (1933): n. 70; Hatfield House (1992): n. 85; Lafreri (2014): n. 91; Phillips (1914): n. 71; Ruge (1904-16): IV, n. 85.84 & n. 89.93 & n. 90.95 ; Shirley (2004): II, n. 65; Wieder (1915): n. 142. Alberti (2005): p. 17, F.1; Alberti (2009): p. 128, n. A.79; Fauser (1978): vol. 2, p. 837, n. 14859; Pagani (2012): p. 83; Pognon (1968): p. 15; Tooley (1939): n. 594. Bifolco-Ronca (2018): tav. 1202
Incisione in rame (mm. 497x570) su doppio foglio con bellissima colorazione coeva, verso velato da finissimo foglio di carta Giappone. Bella e rara carta nautica -tratta dal celebre atlante di De Witt ''Orbis Maritimus ofte Zee Atlas"- che raffigura l'Oceano Pacifico, la California, il Giappone, la Nuova Guinea e la Nuova Zelanda. La particolarità di questa carta è la rappresentazione della California come isola, a testimonianza della differente concezione geografica nel 1600 rispetto ad oggi. Inoltre, rispetto ad altre mappe del Mar del Zur (Oceano Pacifico), questo esemplare si estende ad Ovest della costa californiana fino al Giappone. In basso a destra un grande e decorativo cartiglio raffigurante Nettuno su un carro sovrastato dal ritratto di Magellano entro medaglione. L'abile rinforzo con carta Giappone evita il deperimento da acidità ai verdi e marroni; quindi l'esemplare si presenta in ottimo stato, anche grazie alla splendida coloritura del cartiglio. "Frederick de Wit deve essere considerato uno dei più importanti editori di mappe della seconda metà del XVII secolo. La maggior parte delle sue mappe sono di ottima qualità, sono caratterizzate da un'incisione chiara e bella, dall'attualità e ricchezza dell'immagine cartografica nonché dall'equilibrio delle decorazioni cartografiche". (Lexikon der Kartographie II, p. 899), Koeman M. Wit 1, 27. Koeman, Atlantes Neerlandici, IV, pp.191 e 518-519. Shirley 444. Putnam, Early sea charts, 75. [AMERICA e OCEANIA]. .
UNICO ESEMPLARE CONOSCIUTO In alto, lungo il bordo superiore, è inciso il titolo: LA FORTEZZA ET PIANTA DELLA GOLETTA. Orientazione fornita da una rosa dei venti, con il nord-nord-est a destra. In basso a sinistra è rappresentala scala grafica Canne cento napoletane (100 canne, pari a mm 77). Nel lato sinistro troviamo La parte di radis, nel lato destro La parte che va a torre del aque et Cartagine. Si tratta di una prova di stampa, o di uno stato antecedente, della pianta di Goletta pubblicata per la prima volta in Bifolco-Ronca (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, p. 547, tav. 160): “Nella collezione cartografica della Universitatsbibliothek di Salisburgo è presente questa ulteriore variante della pianta della città fortificata di La Goletta. Si tratta di opera anonima, priva di data ed indicazioni editoriali, molto simile a quella descritta in precedenza ed attribuita ad Antonio Lafreri”. “Nel 1573 don Giovanni d’Austria riconquistava Tunisi e Goletta, lasciando a Tunisi una guarnigione di 8.000 uomini, spagnoli e italiani, al comando di Serbelloni. Si decise, allora, di costruire una fortezza a Tunisi e di intervenire su quella della Goletta Vecchia. Le due fortezze, tuttavia, vennero riconquistate dai turchi nell’agosto del 1574, dopo un mese di assedio. Lo stesso Serbelloni fu fatto prigioniero e tratto a Costantinopoli. Nel 1575, dopo la prigionia, scrisse una Relatione degli Successi della Goletta e Tunisi, al fine di giustificare il proprio operato, che fu edito nel 1577 nella raccolta Lettere di Principi curata da Girolamo Ruscelli. […] La lastra viene attribuita alla tipografia di Antonio Lafreri, per la presenza nel catalogo del 1573 di “Diuerse carte di Tunisi et la Goletta”. Nell’inventario di Stefano Duchetti è indicata come “Il forte de Tunis”, mentre in quello di Pietro de Nobili come “Pianta della fortezza di Tunisi”. Sono possibili quindi, sebbene non conosciute, delle ristampe successive della lastra.” (cfr. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 542). La differenza è che il nostro esemplare, a differenza di quello della Universitatsbibliothek di Salisburgo, non raffigura la cittadella sotto assedio. Realizzata probabilmente nel 1573, anno in cui le mura di Goletta vennero fortificate su progetto del comandante e ingegnere militare Gabrio Serbelloni. Lo stato con l’assedio invece deve risalire al 1574. Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, in eccellente stato di conservazione. Opera rarissima, unico esemplare conosciuto e mai pubblicato, già nella collezione di Fritz Hellwig. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 547, tav. 160 (secondo stato, con l’assedio). THE ONLY KNOWN EXAMPLE At the top, along the upper edge, is engraved the title: LA FORTEZZA ET PIANTA DELLA GOLETTA. Orientation provided by a wind rose, with north-northeast on the right. At lower left is represented by the graphic scale Canne cento napoletane (100 canes, equal to 77 mm). In the left side we find La parte di radis, in the right side La parte che va a torre del aque et Cartagine. This is a print proof, or an earlier state, of the plan of Goletta published for the first time in Bifolco-Ronca (cf. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, p. 547, tav. 160): "In the cartographic collection of the Universitatsbibliothek in Salzburg there is this further variant of the plan of the fortified town of La Goletta. It is an anonymous work, without date and editorial indications, very similar to the one described above and attributed to Antonio Lafreri". "In 1573 Don Giovanni of Austria reconquered Tunis and La Goletta, leaving in Tunis a garrison of 8,000 men, Spanish and Italian, under the command of Serbelloni. It was decided, then, to build a fortress in Tunis and to intervene on the one in Goletta Vecchia. The two fortresses, however, were reconquered by the Turks in August 1574, after a month of siege. Serbelloni himself was made prisoner and taken to Constantinople. In 1575, after his imprisonment, he wrote a Relatione degli Successi della Goletta e Tunisi, in order to justify his work, which was published in 1577 in the collection Lettere di Principi edited by Girolamo Ruscelli. [...] The plate is attributed to the typography of Antonio Lafreri, due to the presence in the 1573 catalog of "Diuerse carte di Tunisi et la Goletta". In the inventory of Stefano Duchetti, it is indicated as "Il forte de Tunis", while in that of Pietro de Nobili as "Pianta della fortezza di Tunisi". Therefore, although not known, subsequent reprints of the plate are possible." (cf. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 542). The difference is that our exemplar, unlike the one in the Universitatsbibliothek of Salzburg, does not depict the citadel under siege. It was probably built in 1573, the year in which the walls of Goletta were fortified according to the project of the commander and military engineer Gabrio Serbelloni. The state with the siege instead must date back to 1574. Etching and engraving, printed on contemporary blank paper, with margins, in excellent condition. Very rare work, the only known and never published copy, already in the collection of Fritz Hellwig. Literature Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 547, tav. 160 (second state, with the siege).
Rarissima tavola iincisa da Pietro Miotte e stampata a Roma da Giovanni Giacomo De Rossi.Priva di data, l'opera viene realizzata in occasione del celebre assedio alla città del 1646.La città, parte dello Stato dei Presidi, era sotto la dominazione Spagnola. Tra il 9 maggio ed il 20 luglio 1646 Orbetello subì un assedio da parte dell'esercito francese, che venne respinto.Si tratta dunque di una delle cosiddette "stampe d'occasione" ovvero opera che nascevano per documentare un avvenimento, in genere bellico, e che gli editori si affrettavano a stampare per soddisfare la curiosità popolare. La tavola è di estrema rarità. La troviamo inserita nel'Indice delle Stampe De' Rossi, il catalogo delle opere della tipografia, pubblicato da Lorenzo Filippo de Rossi nel 1735. La stampa è descritta sotto "Città diverse" come "Assedio di Orbetello in foglio reale" e veniva venduta al prezzo di 5 baiocchi.Non abbiamo trovato traccia dell'opera in altre bibliografie o cataloghi di vendita di librerie antiquarie. Acquaforte, piccoli restauri perfettamente eseguiti alla piega centrale, per il resto in ottimo stato di conservazionei. Opera di grandissima rarità. Rarissima tavola iincisa da Pietro Miotte e stampata a Roma da Giovanni Giacomo De Rossi.Priva di data, l'opera viene realizzata in occasione del celebre assedio alla città del 1646.La città, parte dello Stato dei Presidi, era sotto la dominazione Spagnola. Tra il 9 maggio ed il 20 luglio 1646 Orbetello subì un assedio da parte dell'esercito francese, che venne respinto.Si tratta dunque di una delle cosiddette "stampe d'occasione" ovvero opera che nascevano per documentare un avvenimento, in genere bellico, e che gli editori si affrettavano a stampare per soddisfare la curiosità popolare. La tavola è di estrema rarità. La troviamo inserita nel'Indice delle Stampe De' Rossi, il catalogo delle opere della tipografia, pubblicato da Lorenzo Filippo de Rossi nel 1735. La stampa è descritta sotto "Città diverse" come "Assedio di Orbetello in foglio reale" e veniva venduta al prezzo di 5 baiocchi.Non abbiamo trovato traccia dell'opera in altre bibliografie o cataloghi di vendita di librerie antiquarie. Acquaforte, piccoli restauri perfettamente eseguiti alla piega centrale, per il resto in ottimo stato di conservazionei. Opera di grandissima rarità. Grelle Iusco, Indice delle Stampe de' Rossi, Contributo alla storia di una Stamperia romana, pp. 164, n. 10
In Roma, alla Pace, 1697. Incisione in rame all'acquaforte, b/n, cm 44 x 105 (alla lastra) più margini. Carta stampata su due fogli (e con tre pieghe in origine), incisa da Antonio Barbey e comprendente tutta la Riviera di Ponente e la Riviera di Levante. Titolo e lunga dedicataria entro ricco cartiglio in alto a destra (all'Impareggiabile virtù e merito dell'Em.mo e Rev.mo Prencipe Il Sig.r Cardinale Gio. Battista Spinola detto di S. Cesareo). Una breve mancanza del margine superiore sulla sinistra, leggeri punti di ossidazione con un lieve ingiallimento ai margini e in corrispondenza della brachetta, in ottima impressione e in buono stato di conservazione. .
In alto a sinistra, in un cartiglio elegantemente ornato, è inciso il titolo: STATO DI SIENA. Nel cartiglio in alto a destra è incisa la dedica: Al Illustre Sig.or Pandolfo Savini Gentilhuomo Senese Sig.or mio os.mo Arnoldo di Arnoldi DD. In basso a sinistra, un lungo scritto con notizie storiche sulla città: SIENA citta principal di Toscana, metropoli di sei Vescovadi, e dominatrice di CXX fra Terre grosse e castella mirate, e d’intorno ad DCCC villaggi e d’un territorio fertile e abondevol non pur delle cose al vivere humano necessarie ma anco di molti bagni, e di vene d’oro, d’argento, di rame, e di ferro, e d’altri minerale, e di pietre pretiose e varij marmi di diversi colori. Fu antichissimo edifitio de gli Etruschi: Apresso fatta Colonia loro da Romani l’anno dopo l’edification di Roma, CDLXIII nel consolato di M. Curio Dentato, e di P. Cornelio Rufino si governo con le leggi Romane fino alla venuta de’ Longobardi in Italia, sotto i quali fu retta da loro per mezzo di un Castaldo regio come citta principaliss.ma del Toscano Ducato, fin che liberata l’Italia da Carlo Magno, Siena fu da lui con l’altre restituita alla prestina liberta, nella qual fu governata da un conte annuo eletto dall’Imperador fino agli anni del Sig.r MCXL, o ivi intorno; che ricevendo forma di piu libera Repubblica, si resse da se medesima per mezzo di tre Consoli annui eletti del corpo de suoi piu nobili cittadini: ed apresso mutata forma di governo da quel de gli ottimati al Democratico l’anno MCCXXXIII. Si resse per 24 suoi Cittadini pur de migliori fino al MCCCLXX e poi fino al MCCLXXXI per trentasei quindi fino al MCCLXXXVI cambiata maniera di reggimento fu retta fino al MCCCLV hor da XV hor da XVIII horda VI e finalmente da Nove Cittadini di gente mezzana, cioe, di Grandi fatti di popolo, e di buoni mercanti: dopo il qual tempo occupato il governo dal Popolo minuto, sotto diversi nomi, lo ten[n]e fino al MCCCLXXXIII che represe le redini della pubblica amministratio[ne] dal Popolo antico, sotto diverse forme di reggim.to la mantenne fino al MDLVI dal qual tempo fino ad hoggi e stata retta sotto la feliciss.a Monarchia de’ Serenissimi Gran Duchi di Toscana, ed lor giustissimo Imperio, qual piaccia a Dio mantener fermo e stabile in perpetuo. In basso a destra, nel mare, è rappresentata la Scala di miglia 15 (15 miglia = mm 57). Nel margine graduato inferiore destro troviamo la firma Matteo Florimi for. In Siena. Orientazione nei quattro lati al centro con i nomi dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCCIDENS, il nord e in alto. Graduazione nei margini di 1’ in 1’, da 41° 31’ a 43° 5’ di latitudine e da 32° 59’ a 35° 46’ di longitudine. Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, piccole ossidazioni, per il resto in ottimo stato di conservazione La carta del territorio di Siena di Matteo Florimi, incisa dal fiammingo Arnoldo di Arnoldi, sembrerebbe una derivazione del territorio senese del Malavolti (Bifolco-Ronca tav. 1004). Oltre ad essere simile nella raffigurazione del territorio, lo è anche nell’impostazione grafico-decorativa, ma rappresenta un’area territoriale un po' più vasta, sia ad oriente che ad occidente. “La carta del Malavolti fu realizzata esplicitamente per corredare la Historia di Siena, che veniva stampata proprio in quel’ anno da Silvestro Marchetti. Interessante e l’indicazione contenuta nel cartiglio in alto a destra, secondo cui Malavolti avrebbe dipinto questa stessa carta, con matematiche proporzioni, nella sala dei Conservatori della Repubblica (1573). La notizia e confermata da Del Rosso in una pubblicazione del 1905, nella quale riporta uno stralcio della pittura. Almagià ritiene che l’informazione non sia attendibile, non essendovi traccia alcuna della pittura originale e perché il Malavolti, storico di professione, non sarebbe stato in grado di compiere un rilievo del genere. Di fatto,... In the upper left corner, in an elegantly ornate cartouche, is engraved the title: STATO DI SIENA. In the cartouche at the upper right corner the dedication: Al Illustre Sig.or Pandolfo Savini Gentilhuomo Senese Sig.or mio os.mo Arnoldo di Arnoldi DD. Lower left is a long text with historical information about the city: SIENA citta principal di Toscana, metropoli di sei Vescovadi, e dominatrice di CXX fra Terre grosse e castella mirate, e d’intorno ad DCCC villaggi e d’un territorio fertile e abondevol non pur delle cose al vivere humano necessarie ma anco di molti bagni, e di vene d’oro, d’argento, di rame, e di ferro, e d’altri minerale, e di pietre pretiose e varij marmi di diversi colori. Fu antichissimo edifitio de gli Etruschi: Apresso fatta Colonia loro da Romani l’anno dopo l’edification di Roma, CDLXIII nel consolato di M. Curio Dentato, e di P. Cornelio Rufino si governo con le leggi Romane fino alla venuta de’ Longobardi in Italia, sotto i quali fu retta da loro per mezzo di un Castaldo regio come citta principaliss.ma del Toscano Ducato, fin che liberata l’Italia da Carlo Magno, Siena fu da lui con l’altre restituita alla prestina liberta, nella qual fu governata da un conte annuo eletto dall’Imperador fino agli anni del Sig.r MCXL, o ivi intorno; che ricevendo forma di piu libera Repubblica, si resse da se medesima per mezzo di tre Consoli annui eletti del corpo de suoi piu nobili cittadini: ed apresso mutata forma di governo da quel de gli ottimati al Democratico l’anno MCCXXXIII. Si resse per 24 suoi Cittadini pur de migliori fino al MCCCLXX e poi fino al MCCLXXXI per trentasei quindi fino al MCCLXXXVI cambiata maniera di reggimento fu retta fino al MCCCLV hor da XV hor da XVIII horda VI e finalmente da Nove Cittadini di gente mezzana, cioe, di Grandi fatti di popolo, e di buoni mercanti: dopo il qual tempo occupato il governo dal Popolo minuto, sotto diversi nomi, lo ten[n]e fino al MCCCLXXXIII che represe le redini della pubblica amministratio[ne] dal Popolo antico, sotto diverse forme di reggim.to la mantenne fino al MDLVI dal qual tempo fino ad hoggi e stata retta sotto la feliciss.a Monarchia de’ Serenissimi Gran Duchi di Toscana, ed lor giustissimo Imperio, qual piaccia a Dio mantener fermo e stabile in perpetuo. At the bottom right, in the sea, is represented the Scala di miglia 15 (15 miglia = mm 57). In the lower right graduated margin the signature Matteo Florimi for. In Siena. Orientation in the four sides in the center with the names of the cardinal points: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCCIDENS the North at top. Graduation in the margins of 1' in 1', from 41° 31' to 43° 5' latitude and from 32° 59' to 35° 46' longitude. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, small stains, otherwise in excellent condition. The map of the territory of Siena by Matteo Florimi, engraved by the Flemish Arnoldo di Arnoldi, seems a derivation of the Sienese territory of Malavolti (cf. Bifolco-Ronca, tav. 1004). It is very similar in both depiction of territory and decorative elements, but is more extensive in both the East and the West. “La carta del Malavolti fu realizzata esplicitamente per corredare la Historia di Siena, che veniva stampata proprio in quel’ anno da Silvestro Marchetti. Interessante e l’indicazione contenuta nel cartiglio in alto a destra, secondo cui Malavolti avrebbe dipinto questa stessa carta, con matematiche proporzioni, nella sala dei Conservatori della Repubblica (1573). La notizia e confermata da Del Rosso in una pubblicazione del 1905, nella quale riporta uno stralcio della pittura. Almagià ritiene che l’informazione non sia attendibile, non essendovi traccia alcuna della pittura originale e perché il Malavolti, storico di professione, non sarebbe stato in grado di compiere un rilievo del genere. Di fatto, la carta deriva essenzialmente dalla Tuscia di Girolamo Bellarmato, come dimostrano l’identicit?...
Rarissima carta del territorio mantovano basata sul Ducato di Mantova di Giovanni Antonio Magini (1603 circa), ma raffigurante anche i territori circostanti. Si estende a nord dove include Verona e parte del Lago di Garda; ad ovest include Cremona mentre ad est è pressoché identica ed addirittura meno estesa s sud, tagliata poco oltre il confine con i territori di Modena e Mirandola. “Di modesto livello esecutivo, la carta porta la firma dello stampatore lungo il margine inferiore: Stefano Scolari F in Venetia a S Zulian. Stefano Mozzi Scolari è noto per aver stampato contraffazioni e riedizioni di rami già usati da altri, ed è ricordato anche per aver pubblicato alcune carte maginiane più o meno corrette e rimodernate. Tuttavia, questa carta è riconducibile solo indirettamente al modello maginiano; essa comprende un’area più vasta e presenta notevoli diradazioni e contraffazioni nella toponomastica. Ad esempio, Guastalla è stato raschiato dalla posizione originaria, ancora leggibile, e riscritto arbitrariamente poco più a nord-ovest; manca inoltre la graduazione delle coordinate geografiche e il prospetto della città è abbozzato in modo sommario. L’approssimazione esecutiva del prodotto è subordinata ai facili intenti commerciali dello stampatore a scapito della qualità” (D. Ferrari, Mantova nelle stampe, p. 151). Come fa notare la Ferrari, sono presenti nella lastra numerose abrasioni nella toponomastica, indice che Stefano Mozzi Scolari non incise la carta ma utilizzò un rame più antico al quale apportò numerose modifiche. Pertanto, non può essere additato come l'autore della mappa ma solo di questa edizione – un secondo stato – della carta. Numerose le correzioni presenti anche nel cartiglio ornamentale con il titolo, dove si nota una grande abrasione di quello che poteva essere uno stemma nobiliare o un cappello cardinalizio, del dedicatario dell’opera. Lo stile grafico del cartiglio – riconducibile al primo Seicento - ricorda chiaramente quello di altre opere di Francesco Valegio, che per vari motivi ci sembra come il probabile autore di questa mappa. Del resto, Valegio aveva a disposizione diverso materiale cartografico sull’area; non da ultimo era il possessore della lastra della Geografia Particolare della Lombardia (1559) di Giacomo Gastaldi, della quale aveva pubblicato una ristampa all’inizio del ‘600, per poi venderne i rami allo stesso Stefano Mozzi Scolari (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, pp. 1858-1859). Sebbene non sia conosciuto nessun esemplare di questa mappa privo dell’indirizzo di Scolari, è altamente probabile che la tesi sopra formulata sia attendibile, anche in relazione al fatto che molte delle lastre di Valegio furono poi acquistate dallo Scolari. Una datazione intorno al 1620 ci sembra consona con le altre mappe del Valegio. Francesco Valegio (Verona 1570 circa – 1650 circa) nasce a Verona da famiglia originaria di Valeggio sul Mincio. Un nucleo si trasferì a Venezia dalla prima metà del Cinquecento. Impossibile verificare sul lacunoso Registro dei battezzati la data di nascita tramandata, 1560, posticipata dal Salsi al 1570; quella di morte è stabilita a dopo il 1650. Definito un vero e proprio “imprenditore dell’immagine”: pittore, disegnatore, incisore, stampatore, editore e, a Venezia, anche venditore di stampe (bottega in Spadaria, al Segno della Sorte), ha prodotto moltissime opere, ritratti, soggetti storici e religiosi, comprese stampe devozionali e illustrazioni per libri, con soggetti altrui o incisi da lui stesso. Pubblicò soprattutto carte geografiche, piante di città (tra quelle venete, Padova e territorio, Vicenza, Verona). Spesso collaborava con altri stampatori, tra questi Catarino Dorino (o Doino) con cui entrò in società e con il quale pubblicò una pianta della città di Venezia nel 1611. Secondo Roberto Almagià, Valegio avrebbe messo in commercio un gran numero ... Very rare map of the Mantuan territory based on the Ducato di Mantova by Giovanni Antonio Magini (c. 1603), but depicting the surrounding territories as well. It extends to the north where it includes Verona and part of Lake Garda; to the west it includes Cremona while to the east it is almost identical and even less extensive south, cut just beyond the border with the territories of Modena and Mirandola. “Di modesto livello esecutivo, la carta porta la firma dello stampatore lungo il margine inferiore: Stefano Scolari F in Venetia a S Zulian. Stefano Mozzi Scolari è noto per aver stampato contraffazioni e riedizioni di rami già usati da altri, ed è ricordato anche per aver pubblicato alcune carte maginiane più o meno corrette e rimodernate. Tuttavia, questa carta è riconducibile solo indirettamente al modello maginiano; essa comprende un’area più vasta e presenta notevoli diradazioni e contraffazioni nella toponomastica. Ad esempio, Guastalla è stato raschiato dalla posizione originaria, ancora leggibile, e riscritto arbitrariamente poco più a nord-ovest; manca inoltre la graduazione delle coordinate geografiche e il prospetto della città è abbozzato in modo sommario. L’approssimazione esecutiva del prodotto è subordinata ai facili intenti commerciali dello stampatore a scapito della qualità” (D. Ferrari, Mantova nelle stampe, p. 151). As Ferrari points out, there are numerous abrasions in the plate in the toponymy, an indication that Stefano Mozzi Scolari did not engrave the map but used an older copper to which he made numerous modifications. Therefore, he cannot be named as the author of the map, but only editor of this edition-a second state-of the map. Numerous corrections are also present in the ornamental cartouche with the title, where there is a large abrasion of what could have been a noble coat of arms or a cardinal's hat, of the dedicatee of the work. The graphic style of the cartouche-which can be traced back to the early seventeenth century-is clearly reminiscent of that of other works by Francesco Valegio, who for various reasons appears to us as the probable author of this map. After all, Valegio had at his disposal various cartographic material on the area; not least, he was the possessor of the plate of Giacomo Gastaldi's Geografia Particolare della Lombardia (1559), of which he had published a reprint in the early 1600s, and then sold the plates to Stefano Mozzi Scolari himself (cf. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, pp. 1858-1859). Although no specimen of this map without Scolari's address is known, it is highly probable that the above thesis is reliable, also in relation to the fact that many of Valegio's plates were later purchased by Scolari. Francesco Valegio (Verona c. 1570 - c. 1650) was born in Verona to a family originally from Valeggio sul Mincio. A nucleus moved to Venice from the first half of the sixteenth century. Impossible to verify on the lacunose Register of Baptized the date of birth handed down, 1560, postponed by Salsi to 1570; that of death is set to after 1650. Described as a true "entrepreneur of the image": painter, draughtsman, engraver, printer, publisher and, in Venice, also seller of prints (workshop in Spadaria, at the Segno della Sorte), he produced many works, portraits, historical and religious subjects, including devotional prints and illustrations for books, with subjects of others or engraved by himself. He mainly published maps, plans of cities (among those in the Veneto, Padua and its territory, Vicenza, Verona). He often collaborated with other printers, among them Catarino Dorino (or Doino) with whom he entered into partnership and with whom he published a map of the city of Venice in 1611. According to Roberto Almagià, Valegio allegedly marketed a large number of reproductions and forgeries of works by other engravers; in fact-as was the custom at the time-he bought several copperplates of oth...
Milano, 1845. In folio massimo (cm. 60); bella legatura coeva in mezza pelle con ricchi fregi in oro al dorso; grande Etichetta in pelle verde con scritta in oro e ricca cornice in oro al piatto anteriore. Axs
Acquaforte e bulino, 1616, firmata in lastra in basso a destra Franc.co Valegio forma. Esemplare di secondo stato, con imprint Stefano Scolari forma in Venetia a S. Zulian. Pianta prospettica della città fortificata di Senja (Senj) che si trova sulla costa della Croazia tra Rijeka-Fiume e Zara. Sovrasta la città la fortezza di Nehaj, si trova in direzione sud dal Porto, fuori le mura. Venne costruita nel 1558 quando Venezia e i Turchi erano all'apice del loro potere ed è alta 18m e larga 23m. Nella dedica al senatore veneziano Antonio Bragadin, nel cartiglio in alto al centro, il Valegio dichiara di essersi servito di un disegno di Zaccaria dal Pozzo, un medico di Feltre morto a 102 anni nel 1561. Probabile che il disegno non contenesse la fortezza – presente invece nell’incisione – che fu costruita solo nel 1558. Francesco Valegio (Valesio o Valeggio), nato a Verona da famiglia originaria di Valeggio sul Mincio (Verona). Definito un vero e proprio “imprenditore dell’immagine”: pittore, disegnatore, incisore, stampatore, editore e, a Venezia, anche venditore di stampe (bottega in Spadaria, al Segno della Sorte), ha prodotto moltissime opere, ritratti, soggetti storici e religiosi, comprese stampe devozionali e illustrazioni per libri e numerose carte geografiche. Stefano Mozzi Scolari, incisore e editore bresciano, è attivo a Venezia dal 1644 al 1687. La sua bottega era una delle migliori calcografie veneziane del ‘600. Esercitò l’arte delle stampe e del commercio di carte geografiche a S. Zulian all’insegna delle Tre Virtu. Si servì dei rami di Bertelli, Valegio e Van Aelst, curando anche le ristampe di importantissime carte quali la Lombardia del Gastaldi, e le carte dell’Italia di Greuter e Magini. L’opera è di grandissima rarità. Un esemplare è noto nella ex collezione di Franco Novacco; un altro è descritto da Marinelli nella raccolta del Museo Civico Correr. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia Marinelli, Saggio di cartografia veneta, n. 685. Etching and engraving, 1616, signed in plate at lower right Franc.co Valegio forma. Exemple of the second state, with the imprint Stefano Scolari forma in Venetia a S. Zulian. Perspective plan of the fortified city of Senja (Senj), located on the Croatian coast between Rijeka and Zadar. Overlooking the city is the fortress of Nehaj, which is located south of the Port, outside the walls. It was built in 1558 when Venice and the Turks were at the height of their power and is 18m high and 23m wide. In the dedication to the Venetian senator Antonio Bragadin, in the scroll at the top center, Valegio states that he used a drawing by Zaccaria dal Pozzo, a doctor from Feltre who died at the age of 102 in 1561. It is likely that the drawing did not contain the fortress - present instead in the engraving - which was built only in 1558. Francesco Valegio (Valesio or Valeggio), born in Verona to a family originally from Valeggio sul Mincio (Verona). Defined a true "entrepreneur of the image": painter, draftsman, engraver, printer, publisher and, in Venice, also seller of prints (workshop in Spadaria, at the Segno della Sorte), he produced many works, portraits, historical and religious subjects, including devotional prints and illustrations for books and numerous maps. Stefano Mozzi Scolari, engraver and publisher from Brescia, was active in Venice from 1644 to 1687. His workshop was one of the best Venetian chalcography of the '600. He practiced the art of printing and trading maps in S. Zulian at the sign of the Three Virtues. He used the plates of Bertelli, Valegio and Van Aelst, also taking care of the reprinting of very important maps such as Gastaldi's Lombardia, and the maps of Italy by Greuter and Magini. The work is extremely rare. One example is known in the former collection of Franco Novacco; another one is described by Marinelli in the collection of the Museo Civico Correr. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with margins, in perfect condition. Bibliography Marinelli, Saggio di cartografia veneta, n. 685. Marinelli, Saggio di cartografia veneta, n. 685.
In 8, pp. (2) + 28 con 50 tavv. doppie f. t. inc. all'acquaf. M. pl. coeva. Atlante a corredo dell'opera del Raynal dedicata al commercio europeo con le Indie. Contiene 2 mappamondi, 10 carte relative all'Europa, 8 all'Asia, 23 all'America e Antille, 7 all'Africa. Phillips, Atlases, 652.
Very Good Turkish, Ottoman (1500-1928) Original bdg. 4to. (28 x 24 cm). In Ottoman script (Old Turkish with Arabic letters). 24 p. First and only edition of this scarce atlas printed in Leipzig for the Ottoman market before the proclamation of the Republic, distributed by Jewish agent A. M. Karmi of this atlas located in Dersaadet (Constantinople), including beautiful and attractive 34 chromo-lithographed maps of Africa, Australia, Americas, Europe, Turkey, Asia, and a celestial map. Özege 8803.; Only two copies in OCLC: 632952950, 949536147 (the Bogaziçi University of Turkey and Universitätsbibliothek Bamberg of Germany).
Incisione in rame (mm. 497x570) su doppio foglio con bellissima colorazione coeva, verso velato da finissimo foglio di carta Giappone. Bella e rara carta nautica, tratta dal celebre atlante di De Witt ''Orbis Maritimus ofte Zee Atlas", mostra alcune delle prime mappe provvisorie della regione. Basato sulla precedente carta di Van Loon del 1666, raffigura l'America settentrionale, la baia e lo stretto di Hudson, la baia di Baffin, un'isola di Baffin allargata, la baia di James e la baia di Buttons, l'Isola di Terranova e, attraverso il mare, fino alla costa occidentale della Groenlandia. Interessante l'indicazione, in basso, nell'istmo tra la Baia di James e quella di Great, "Hic hibernavit Hudson". Rosa dei venti, linee lossodromiche e una battaglia navale nei pressi dello stretto di Hudson. Scale metriche in miliaria gallica e miliaria tedesca. Riccamente impreziosito da due elaborati cartigli, uno in latino e uno in olandese, decorati da indigeni e colonizzatori, intenti in scambi commerciali. L'abile rinforzo con carta Giappone evita il deperimento da acidità ai verdi e marroni; quindi l'esemplare si presenta in ottimo stato, anche grazie alla splendida coloritura del cartiglio. "Frederick de Wit deve essere considerato uno dei più importanti editori di mappe della seconda metà del XVII secolo. La maggior parte delle sue mappe sono di ottima qualità, sono caratterizzate da un'incisione chiara e bella, dall'attualità e ricchezza dell'immagine cartografica nonché dall'equilibrio delle decorazioni cartografiche". (Lexikon der Kartographie II, p. 899), Koeman M. Wit 1, 27. Koeman, Atlantes Neerlandici, IV, pp.191 e 518-519. Shirley 444. Putnam, Early sea charts, 75.. .
Incisione in rame (mm. 525x630), abilmente dipinta da mano coeva, verso velato da finissimo foglio di carta Giappone. Bella e rara carta nautica, tratta dal celebre atlante di De Witt ''Orbis Maritimus ofte Zee Atlas", raffigurante l'America meridionale, dal Rio della Plata (Paraguay) allo stretto di Magellano e all'Arcipelago della Terra del Fuoco. La mappa include sorprendenti dettagli decorativi. Il grande cartiglio rappresenta un incontro tra i popoli indigeni e gli europei. Nell'Atlantico meridionale c'è una nave solitaria e una battaglia mortale tra due flotte. Il grafico sottolinea i viaggi olandesi nella regione intorno alla fine del diciassettesimo secolo. Il primo di questi faceva parte del tentativo di commerciare con la Cina e le Isole delle Spezie e la creazione della Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC). Delle quattordici flotte che partirono dai porti olandesi per le Indie Orientali tra il 1598 e il 1601, solo due lo fecero attraverso lo Stretto di Magellano. La carta è una delle carte nautiche più eleganti e dettagliate del Sud America pubblicate nel XVII secolo. L'abile rinforzo con carta Giappone evita il deperimento da acidità ai verdi e marroni; quindi l'esemplare si presenta in ottimo stato, anche grazie alla splendida coloritura del cartiglio. "Frederick de Wit deve essere considerato uno dei più importanti editori di mappe della seconda metà del XVII secolo. La maggior parte delle sue mappe sono di ottima qualità, sono caratterizzate da un'incisione chiara e bella, dall'attualità e ricchezza dell'immagine cartografica nonché dall'equilibrio delle decorazioni cartografiche". (Lexikon der Kartographie II, p. 899), Koeman M. Wit 1, 27. Koeman, Atlantes Neerlandici, IV, pp.191 e 518-519. Shirley 444. Putnam, Early sea charts, 75.. .
Prima edizione della carta georgafica della Baviera di Paolo Forlani, con la data 1566. Il Forlani replicherà la mappa nel 1570, cambiando la data nel cartiglio e apportando alcune modifiche. La carta sarà poi ristampata a Roma da Giovanni Orlandi nel 1602.Acquaforte e bulino, con inusuali ampi margini, in ottimo stato di conservazione. Rara. First edition of the map of Baviera by Paolo Forlani, with the date 1566.A second version of the map, by Forlani himself, apperas in 1570;M then the map was published in Rome by Giovanni Orlandi, with the date 1602.Engraving, a fine example with full margins. Rare. F. Borroni Salvadori (1980), p. 31 n. 83; Tooley, Italian Atlases, 130; Woodward 84; Meurer, The Strabo Illustratus Atlas, 17.
In folio (cm 28 x 41 circa), pp. XVI (prima carta bianca) + 68 + XXXVI di indice ed errata + (1) con Monitum + (1 bianca) con 12 grandi tavole finali incise all'acquaforte ripiegate + 2 tavole (tra pagina 32 e 33, tabula paleografica incisa all'acquaforte, e tra pagina 44 e 45, tavola ripiegata inc. all'acquaforte, con Ratio comparandi pedem ac milliare romanum). Vignetta incisa al frontespizio. Alcune pagine di testo uniformemente brunite, buon esemplare nel complesso. Legatura ottocentesca successiva in mezza pergamena (alcune abrasioni ai tagli dei piatti), presente anche un astuccio in cartone e tela realizzato ad hoc. Riproduzione, curata dal frate domenicano Giovanni Domenico Podocataro Cristianopulo, dell'itinerario figurato romano d'eta' tardo-imperiale, noto come Tavola Peutingeriana, dal nome dell'erudito tedesco Konrad Peutinger (1465-1547), che l'acquisi' per legato testamentario dall'umanista viennese Konrad Celtes (1459-1508) che la scopri' nel 1507. Si tratta di un documento fondamentale per lo studio ella cartografia antica essendo uno degli esemplari piu' completi di "itineraria picta" giunti fino a noi. La Tabula fa parte di un tipo di mappa che puo' essere assimilata ai moderni itinerari stradali il cui utilizzo e' testimoniato da un testo del IV secolo di Vegezio. E' formata da 11 pergamene che compongono un rotolo di di 680 x 33 cm in cui sono annotati 200.000 km circa di strade. Peutinger, dopo avere ottenuto da Massimiliano I d'Asburgo la facolta' di dare alla tavola il proprio nome, la fece stampare a Venezia nel 1591 da Mark Welser di Augusta, suo concittadino. Successivamente fu pubblicata da Ortelio Abramo, cartografo di Anversa, nel 1598, poi riprodotta a Baden nel 1654, e nel 1728 da Bergier. La tavola fu quindi acquistata dal Principe Eugenio di Savoia e nel 1753 stampata a Vienna dallo Scheyb prima di entrare in possesso di Carlo IV d'Austria ed essere custodita a Vienna, presso l'Osterreichische Nationalbibliothek, catalogata nel Codex Vindobonensis 324, dove si trova oggi. L'edizione di Iesi del 1809 si deve proprio al domenicano Giovanni Domenico Podocataro che si basa - come indicato al frontespizio - sull'edizione del 1753 di Scheyb. Podocataro corresse gli errori della edizione viennese e incise le lastre con le quali furono realizzate le varie parti della Tabula. Inizialmente si era fatto carico delle spese necessarie per la pubblicazione dell'opera Francesco Podocataro Cristianopulo, fratello di Giovanni Domenico, che rivestiva la carica di Console nella Repubblica Veneta. Nel 1796 l'opera era pronta per la stampa ma l'arrivo di Napoleone in Italia impedi' a Francesco, a causa delle sopraggiunte ristrettezze economiche, di dare corso alla stampa. Giovanni Domenico si affido' allora al patrizio di Osimo Stefano Bellini, erudito e collezionista, e finalmente nel 1809 l'opera vide la luce.
Rara e ricercata carta della Sardegna incisa da Fabio Licinio e disegnata da Giacomo Gastaldi. Al centro dell’isola, con caratteri grandi, si trova il titolo: SARDEGNA. Nel cartiglio in alto a sinistra è incisa una breve descrizione geografica dell’isola: Sardinia insula inter Africu[m] et Tyrrhenum pelagus sita magnitudine 562 mill. pas: fertilis admodum animaliumque varij generis abundans metallis argentarijs stagnis fontibus salubris prestantissima. Nella cornice inferiore del cartiglio troviamo la firma dell’incisore Fabius Licinius. Orientazione nei quattro lati al centro, con il nome dei venti: TRAMONTANA, MEZO DI, LEVANTE, PONENTE, il nord è in alto. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. “La carta della Sardegna firmata da Fabio Licinio è un prodotto di derivazione gastaldina. Viene attribuita dalle bibliografie allo stesso Gastaldi, in quanto il Licinio era solito lavorare per il cartografo piemontese. Nelle raccolte cinquecentesche la carta si trova spesso stampata in coppia con l’analoga mappa della Corsica firmata dal Licinio (catalogo n. 389). Secondo Almagià questa carta è verosimilmente il prototipo di questa tipologia di mappe sulla Sardegna. Sotto l’isola denominata Tolata (presumibilmente Tavolara) viene disegnata un’altra isola, priva di nesonimo. Non sono note ristampe” (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 2106. Fabio Licinio (1521 – 1565), figlio del pittore Arrigo, proviene da una famiglia di artisti. In qualità di incisore, nel 1544 incide l’Annunciazione dalla pala del Pordenone in S. Maria degli Angeli di Murano, su disegno realizzato dal fratello Giulio, allora diciassettenne, come si ricava dall’iscrizione sulla stampa “Hanc Pordenon(is) J(iulius) Lycinius excud(it) Fabio Ve. fe(cit)”. Lavorò per la corte di Vienna; a lui infatti vengono versati 45 fiorini renani per aver mandato una “cartella” a Massimiliano II. Nella sua Libreria del segno di S. Marco, a Venezia, vendeva le sue opere, incisioni, stampe di riproduzione, ritratti e carte geografiche. Licinio fu uno dei più abili incisori di carte geografiche del XVI secolo. Lunga e prolifica fu la collaborazione artistica e commerciale con il cartografo Giacomo Gastaldi; complessivamente, Licinio incise più di venti carte, non tutte disegnate da Gastaldi. Morì il 18 novembre 1565, e nel registro di morte figura come “stampador” mentre nel testamento dello zio Giovan Battista Licinio si fa riferimento a lui come “orese” (orafo). Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, rifilata all’interno della linea del rame con restauro ricostruttivo di circa un cm per lato, per il resto in ottimo stato di conservazione. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): p. 2106, tav. 1066; Almagià (1927): n. 102; Borroni Salvadori (1980): n. 61; Castellani (1876): n. 49; Grammatico (1996): n. 36; Almagià (1929): p. 22 D, tav. XXVI; Bifolco-Ronca (2014): n. 146; Cartografia Rara (1986): n. 121; Lago (1994): p. 288, fig. 51; Lago (2002); p. 491, fig. 489; Perini (1996): p. 125; Piloni (1974): pp. 58-59, tav. XXV; Tooley (1939): n. 509. Rare map of Sardinia engraved by Fabio Licinio and drawn by Giacomo Gastaldi. In the center of the island, in large letters, is the title: SARDINIA. In the cartouche at the upper left is engraved a brief geographical description of the island: Sardinia insula inter Africu[m] et Tyrrhenum pelagus sita magnitudine 562 mill. pas: fertilis admodum animaliumque varij generis abundans metallis argentarijs stagnis fontibus salubris prestantissima. In the lower frame of the cartouche we find the signature of the engraver Fabius Licinius. Orientation in the four sides in the center, with the name of the winds: TRAMONTANA, MEZO DI, LEVANTE, PONENTE, north is at the top. Map lacks graphic scale and graduation in the margins. “La carta della Sardegna firmata da Fabio Licinio è un prodotto di derivazione gastaldina. Viene attribuita dalle bibliografie allo stesso Gastaldi, in quanto il Licinio era solito lavorare per il cartografo piemontese. Nelle raccolte cinquecentesche la carta si trova spesso stampata in coppia con l’analoga mappa della Corsica firmata dal Licinio (catalogo n. 389). Secondo Almagià questa carta è verosimilmente il prototipo di questa tipologia di mappe sulla Sardegna. Sotto l’isola denominata Tolata (presumibilmente Tavolara) viene disegnata un’altra isola, priva di nesonimo. Non sono note ristampe” (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 2106. Fabio Licinio (1521 - 1565), son of the painter Arrigo, came from a family of artists. As an engraver, in 1544 he engraved the Annunciation from the Pordenone altarpiece in S. Maria degli Angeli in Murano, based on a design made by his brother Giulio, then 17 years old, as can be seen from the inscription on the print "Hanc Pordenon(is) J(iulius) Lycinius excud(it) Fabio Ve. fe(cit)." He worked for the court in Vienna; in fact, 45 Rhine florins are paid to him for sending a "folder" to Maximilian II. He sold his works, engravings, reproduction prints, portraits and maps in his Libreria del segno di S. Marco in Venice. Licinius was one of the most skilled map engravers of the 16th century. His artistic and commercial collaboration with cartographer Giacomo Gastaldi was long and prolific; in all, Licinio engraved more than twenty maps, not all of them drawn by Gastaldi. He died on November 18, 1565, and the death register lists him as "stampador" while his uncle Giovan Battista Licinio's will refers to him as "orese" (goldsmith). Etching and engraving, impressed on contemporary laid paper, trimmed within the copper line with reconstructive restoration of about one cm on each side, otherwise in excellent condition. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): p. 2106, tav. 1066; Almagià (1927): n. 102; Borroni Salvadori (1980): n. 61; Castellani (1876): n. 49; Grammatico (1996): n. 36; Almagià (1929): p. 22 D, tav. XXVI; Bifolco-Ronca (2014): n. 146; Cartografia Rara (1986): n. 121; Lago (1994): p. 288, fig. 51; Lago (2002); p. 491, fig. 489; Perini (1996): p. 125; Piloni (1974): pp. 58-59, tav. XXV; Tooley (1939): n. 509.
IL VERO DISEGNO DELLA FORTEZZA DI CANISIAQuesta fortezza e situata in una valle serrata da monti da tre parti i quali sono piu alti vero tramontana e piu bassi verso mezo di tra l radice de i monti, et la fortezza diace in una palude quale con l’acque che piovono si fa hor maggiore hor minore dalmpie di detti monti insino alla fortezza cie distanzza diuntro d’archibuso e dalla sommita di essi si vede dentro di quella detta fortezza e piccola fatta di lotte e travi ha due porte coli soi ponti una verso levante che va in unhgeria ‘altra verso ponente che va in Stiria tra ponente e tramontana e posto l’esercito eclesiastico, e fa una batterua della trinciera del S.r plaminio dolfino alevante e alloggiato il Ser.mo Arciduca Ferdina[n]do e presso a lui l’Ecc.mo S.r don Giovanni de medici che fa unaltra batteria a mezo die accampato il Ser.mo di mantoa et la gente del Re cattolico.Segue una legenda alfabetica di sei rimandi (A-F) ai luoghi notabili della città. In basso al centro si trova l’imprint editoriale: Giovanni Orlandi le stampa a Pasquino l’anno 1602 in Roma. Orientazione fornita da una rosa dei venti con il nord in alto. Tavola con alcune indicazioni toponomastiche.Esemplare nel secondo stato di due, con l'imprint di Orlandi e la data abrasi, sostituiti da: Henricus van Schoel formis.Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva con filigrana "Giglio nel cerchio con corona" (cfr. Woodward 103-106), con margini, in ottimo stato di conservazione. La pianta prospettiva mostra la fortezza di Nagykanizsa (it. Canisia), durante l’infruttuoso assedio di riconquista, tentato ai primi di ottobre del 1601 dalle truppe imperiali e pontificie, dopo che nel novembre del 1600 la città era caduta nelle mani dei Turchi. La spedizione, però, fallì, e la città sarà riconquistata solo nel 1690. Come esplicato nella didascalia, la fortezza sorgeva in una valle paludosa chiusa dai monti su tre lati. Il progetto della cinta pentagonale bastionata regolare, ancora una volta si deve all’italiano Pietro Ferrabosco (1568), mentre i lavori furono seguiti da Giovanni Arconati (1574-1578), Antonio Albertini e Bernardo Magno (1577). La pianta mostra la disposizione delle truppe assedianti, con ciascun accampamento contrassegnato dallo stemma del relativo generale: a nord si disposero le truppe guidate da Flaminio Delfini che, dopo la morte di Gian Francesco Aldobrandini, avvenuta il 17 settembre 1601, fu nominato comandante delle truppe pontificie; a levante c’era il quartiere dell’arciduca Ferdinando d’Austria, quello di don Giovanni de’ Medici e più a sud, le truppe di Vincenzo Gonzaga. Intorno alla metà di novembre, venne decisa dall’arciduca la ritirata. La lastra, dunque, fu realizzata dopo il 17 settembre del 1601 – non figurando il nome di Aldodrandini come generale pontificio, e prima della fine dell’assedio. La pianta di Orlandi segue la tipologia di quella edita ad Augsburg da Dominus Custos, che Béla considera anteriore, e a sua volta basata, anche se con modifiche, sul prototipo inciso da Georg Keller ed edito a Francoforte. Più probabilemte si tratta, però, di una replica della pianta di Donato Rascicotti (cfr. Bifolc-Ronca tav. 537).L’opera è anche conosciuta attraverso questa ristampa di Henrick van Schoel. Sebbene priva di data, può essere ricondotta dopo il 1614, anno nel quale l’Orlandi si trasferì a Napoli e cedette il suo archivio calcografico all’editore fiammingo.Bibliografia: Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 538, II/II; Ganado (1994): VI, p. 200, n. 38; Szalai Bela (2001): p. 94, nn. 1601/5 e 1601/3, tav. 169; Szalai-Szantai (2006): nn. 1601/5 e 1601/3, tav. 144..Esemplari conosciuti: 1°: Fano, Federiciana; Malta, National Library; Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana.2°: Roma, Istituto Central per la Grafica (2). IL VERO DISEGNO DELLA FORTEZZA DI CANISIAQuesta foretzza e situata in una valle serrata da monti da tre parti i quali sono piu alti vero tramontana e piu bassi verso mezo di tra l radice de i monti, et la fortezza diace in una palude quale con l’acque che piovono si fa hor maggiore hor minore dalmpie di detti monti insino alla fortezza cie distanzza diuntro d’archibuso e dalla sommita di essi si vede dentro di quella detta fortezza e piccola fatta di lotte e travi ha due porte coli soi ponti una verso levante che va in unhgeria ‘altra verso ponente che va in Stiria tra ponente e tramontana e posto l’esercito eclesiastico, e fa una batterua della trinciera del S.r plaminio dolfino alevante e alloggiato il Ser.mo Arciduca Ferdina[n]do e presso a lui l’Ecc.mo S.r don Giovanni de medici che fa unaltra batteria a mezo die accampato il Ser.mo di mantoa et la gente del Re cattolico.Example of the second state of two, with the imprint: Henricus van Schoel formis.Etching with engraving, printed on contemporary laid paper with “Fleur-de-lys in circle under crown” (cf. Woodward 103-106), with margins, good condition. VERY RARE.The perspective plan shows the fortress of Nagykanizsa (it. Canisia), during the unsuccessful siege of reconquest ,attempted in early October 1601 by imperial and papal troops, after the city in November 1600 had fallen into the hands of the Turks. The expedition, however, failed, and the city will be regained only in 1690. Howexplained in the caption, the fortress stood in a marshy valley enclosed by mountains on three sides. The project of thePentagonal bastion, regular bastion, once again is due to the Italian Pietro Ferrabosco (1568), whilethe works were followed by Giovanni Arconati (1574-1578), Antonio Albertini and Bernardo Magno (1577). Thereplan shows the arrangement of the besieging troops, with each encampment marked by the emblemof the relative general: in the north were the troops led by Flaminio Delfini who, after the death of GianFrancesco Aldobrandini, which took place on 17 September 1601, was appointed commander of the papal troops; tothe area of the Archduke Ferdinand of Austria, that of Don Giovanni de 'Medici and further south, thetroops of Vincenzo Gonzaga. Around the middle of November the retreat was decided by the archduke. The slab, therefore, it was built after 17 September 1601 - not appearing the name of Aldodrandini as general Pontifical, and before the end of the siege. This Orlandi map follows the typology of the one published in Augsburg from Dominus Custos, which Béla considers earlier, and in turn based, albeit with modifications, on the prototype recorded by Georg Keller and published in Frankfurt. However, it seems more likely that Orlandi copied the map published by Donato Rascicotti (cf. Bifolco-Ronca Tav. 537).The plate was published the first by Giovanni Orlandi in 1602. The van Shoel's edition, without date, probably was published after 1614, when Orlandi sold his plates to the Flemish editor.Literature: Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 538, II/II; Ganado (1994): VI, p. 200, n. 38; Szalai Bela (2001): p. 94, nn. 1601/5 e 1601/3, tav. 169; Szalai-Szantai (2006): nn. 1601/5 e 1601/3, tav. 144..Known examples: 1°: Fano, Federiciana; Malta, National Library; Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana.2°: Roma, Istituto Central per la Grafica (2). Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 538, II/II
In 8 (cm 17,5 x 22,5), pp. (24) + 504 + (100) con 1 tavola incisa all'antiporta, 3 tavole fuori testo con la rosa dei venti, tabella con Typus intervallorum variarum gentium e tavola con schema illustrato a dimostrazione che la terra e' un globo, 1 tavola ripiegata con Typus orbis terrarum, 41 tavole ripiegate con cartine per un totale di 46 tavole fuori testo (esemplare completo di tutte le 42 carte geografiche). Mancano le sole 2 tavole con tabelle di testo a pagina 39 e a pagina 44 la cui assenza non e' generalmente menzionata nelle analoghe copie censite. Alcune carte brunite, gora leggera al frontespizio e ai 4 fogli successivi, piccolo tarlo al margine superiore bianco tra le pp. 127-147, piccolo restauro al margine esterno bianco di pagina 91. Frontespizio stampato in nero e rosso. Legatura coeva in piena pergamena. Quarta edizione di questa importante opera di Cluver, considerato il padre della moderna geografia, pubblicata numerose volte, almeno 17, tra 1624 e 1729. Philipp Cluver (1580-1622), umanista, cartografo e geografo tedesco, compi' numerosi viaggi per perfezionare la propria preparazione di geografo e risiedette a lungo anche in Italia. Questa opera e' considerata il primo tentativo di studio scientifico della geografia storica, disciplina che - secondo l'Autore - si deve avvalere del supporto di discipline collegate ovvero letteratura ed epigrafia. Nella cartina dell'America la California e' vista come un'isola, nella carta iniziale con il globo l'Australia e' indicata come semplice "Terra incognita", e' uno spazio solo abbozzato, a sud, dalle potenzialita' ancora insondate. L'edizione del 1678, la quarta, nonche' la piu' completa e corretta, fu curata dallo storico, geografo e teologo tedesco Johan Buno o Bunone (1617-1697) che provvide a integrare e correggere il testo originale di Cluver". Angelo Marrucci, "Imago mundi. Opere geografiche e cartografiche della Biblioteca Guarnacci di Volterra", 2004, p. 54.
Firenze, Tofani, 1833-1846, voll. 6 tutti a fascicoli, in-8, brossura con copertine originali. Esemplare a pieni margini, con barbe. Con 15 tavole di alberi genealogici, 3 carte topografiche una veduta del ponte sull'Arno (manca il ritratto dell'Autore). Diffuse gore da umidità. Prima edizione.
Augusta, 1740 circa. Incisione in rame all’acquaforte, incisa su tre fogli, colore d’epoca, cm 58,5 x 133,5 (alla lastra). Cartouche in alto al centro, circondata da figure allegoriche e con gli stemmi della Savoia, Piemonte, Monferrato, Milano, Parma, Modena, Mantova, Ferrara, Bologna e Venezia; cartiglio altrettanto riccamente decorato e allegorizzato in basso a sinistra. Opera tra le più importanti di Matthaeus Seutter, questa carta rappresenta la descrizione geografica del corso del fiume Po, con i territori interessati e quelli adiacenti, dalle sorgenti alla foce, comprendendo praticamente tutta l’Italia del Nord, con la designazione dei vari Ducati, Repubbliche e Legazioni. Matthaus Seutter (1678 -1756), dopo un apprendistato presso gli Homann a Norimberga, si trasferì ad Augsburg verso il 1720, e qui aprì la propria attività superando il maestro sotto il profilo della bellezza: le sue carte hanno sempre colori brillanti e cartigli elaborati. Minimamente rifilato il margine laterale sinistro in prossimità della battuta, stretti i margini sugli altri lati ma trattasi di ottimo esemplare in bella coloritura e in magnifico stato di conservazione.
Veduta obliqua della città veneziana e della fortezza di Candia, che mostra lo stato dei lavori di assedio, con alcune linee di trincea e linci nel 1668 durante la fase finale della guerra e il penultimo anno del lungo assedio ottomano, iniziato nel 1648 e proseguito fino alla capitolazione della città il 27 settembre 1669. Orientata da sud verso l'alto (i punti cardinali non sono corretti; essi mostrano il nord che punta a sinistra, mentre l'est, che dovrebbe quindi puntare verso l'alto, è contrassegnato con la "P" per Ponente, in modo che ovest e est siano invertiti). L'opera appartiene al cospicuo numero di cosidette "carte d'occasione" - stampe che servivano per documentare e diffondere notizie, specialmente di avvenimenti bellici - che illustrano la quinta guerra ottomano-veneziana o guerra cretese (1645-69).La tavola è incisa da Valerio Spada ma il probabile ideatore è tale Vincenzo Vangelisti, il cui nome appare in alto, nella dedica ad Antonio Maria Vincenti, ambasciatore della Repubblica di Venezia a Firenze.Non abbiamo trovato nessuna notizia su Vangelisti, ne su questa rarissima opera di Valerio Spada, che non appare nemmeno sulla monografia di Massar.Acquaforte, con ampi margini, tracce di piega centrale visibili al verso, per il resto in ottimo stato di conservazione. A high oblique view of the Venetian town and fortress of Candia, showing state of the siege works, with some of the trenches and saps in 1668 during the final phase of the war and the penultimate year of the long Ottoman siege, begun in 1648 and continuing until the city capitulated on 27 September 1669. Oriented with south to top (cardinal points are incorrect; they show north pointing to the left while the east, which should therefore be pointing to the top, is labelled 'P' for Ponente, so that west and east are reversed). The work belongs to the large number of so-called "separately published prints" - prints that were used to document and disseminate news, especially of war events - that illustrate the fifth Ottoman-Venetian or Cretan war (1645-69).The plate is engraved by Valerio Spada but the likely creator is Vincenzo Vangelisti, whose name appears at the top, in the dedication to Antonio Maria Vincenti, ambassador of the Republic of Venice in Florence.We have found no news about Vangelisti, nor about this very rare work by Valerio Spada, which does not even appear in Massar's literature.Etching, with wide margins, traces of central fold visible on the verso, otherwise in excellent condition. cfr. Phyllis Deaborn Massar, The Prints of Valerio Spada, in “Print Quarterly” Vol. III, Num. 3 (1986) pp. 217-238 e Vol. IV, Num. 1 (1987), pp. 19-39.
Acquaforte e bulino, dimensioni mm 151x195, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, rifilata al rame, in perfetto stato di conservazione.Magnifico esermplare della prima tiratura della piccola carta della regione dello Zenoi.Nel cartiglio rettangolare in alto a destra si trova il titolo: Descritione dell’Austria, et Ongheria, Transilvania, Baviera, Stiria, Carintia, Dalmatia, Venetiano, et altri assai particolari non piu stampati in così picciola forma, in Venetia l’anno 1567. D[ome]n[i]co Zenoi Cum privilegio. Carta priva di orientazione, scala grafica e graduazione ai margini. Questa piccola carta della regione di Domenico Zenoi, è una replica di formato ridotto della sua carta edita l’anno precedente, e documenta ancora gli avvenimenti bellici della guerra contro i turchi, che si concluse con l’assedio di Szigetvár (8 settembre 1566).Sono presenti dettagliate rappresentazioni delle truppe austro-ungariche di Massimiliano II d’Asburgo e di quelle turche del sultano Solimano il Magnifico.La carta è inserita in due delle cinque copie conosciute della raccolta "Il primo libro delle citta et fortezze del mondo", frutto della collaborazione tra lo Zenoi e Paolo Forlani. Si trova, alcune volte, inserita nelle raccolte fattizie di piccolo formato. È però anche possibile trovare le carte nelle raccolte cinquecentesche di grande formato, come ad esempio l’Atlante Doria e quello conservato alla Biblioteca Casanatense di Roma. Non sono note ristampe, sebbene la carta venga occasionalmente inserita nell’opera De’ disegni delle piu illustri città et fortezze del mondo di Giulio Ballino, edito a Venezia da Bolognino Zaltieri nel 1569. A differenza delle altre tavole che compongono l’opera, non è presente il testo descrittivo al verso.BibliografiaAlmagià (1927): n. 69; Ganado (1982): n. 27; Kraus (1972): n. 38; Shirley (2004): I, n. 59; Sotheby’s (2005): n. 43; Ganado (1993): p. 33, nn. A13, C16; Lago-Rossit (1981): p. 59, tav. XXIX; Marinelli (1881): n. 542; Kozličić (1995): p. 90; cfr. Szalai-Matković (2012): pp. 4-36; Szathmáry (1987): n. 72; Tooley (1939): n. 125. Etching with engraving, printed on contemporary laid paper, trimmed to the platemark, very good condition.Early issue of this small map from the region of Domenico Zenoi, is a small-sized replica of his work published the previous year, and still documents the war events against the Turks, which ended with the siege of Szigetvár (September 8, 1566) .There are detailed representations of the Austro-Hungarian troops of Maximilian II of Augsburg and of the Turkish troops of the sultan Suleiman the Magnificent.The map is included in two of the five known copies of the collection "Il primo libro delle citta et fortezze del mondo", the result of the collaboration between Zenoi and Paolo Forlani.It is sometimes found in small-format Atlas Factice. However, it is also possible to find in the 16th-century large-format collections, such as the Atlante Doria and the one kept at the Biblioteca Casanatense in Rome.There are no known reprints, although the map is occasionally included in "De’ disegni delle piu illustri città et fortezze del mondo" by Giulio Ballino, published in Venice by Bolognino Zaltieri in 1569. Literature:Almagià (1927): n. 69; Ganado (1982): n. 27; Kraus (1972): n. 38; Shirley (2004): I, n. 59; Sotheby’s (2005): n. 43; Ganado (1993): p. 33, nn. A13, C16; Lago-Rossit (1981): p. 59, tav. XXIX; Marinelli (1881): n. 542; Kozličić (1995): p. 90; cfr. Szalai-Matković (2012): pp. 4-36; Szathmáry (1987): n. 72; Tooley (1939): n. 125. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), pp. 1170-1171, tav. 493.
214, [110 maps], 142 [index] pages. "The continual extension of commerce into new channels, the rapid growth of the colonial possessions of the British Empire, the recent territorial changes in several kingdoms, both of Europe and Asia, and the many discoveries of late years in various parts of the world, have created a demand for a new treatise in Descriptive and Political Geography." - Preface. "A capital atlas of maps clearly printed in colours, and at the very low price of one guinea. The maps are not only ancient, modern and historical, out of the Northern and Southern Constellations, and of the Planetary System - indeed, all that can be wanted in an ordinary library. This excellent book meets with our hearty approval." - The Publishers' Circular, August 3, 1875, p.526. All maps in colour with with many hinged to fold out. Includes indices with upwards of 50,000 names. Pattern of tanning marks upon endpapers suggests boards once bore a protective cover, which would account for their still brilliant gilt lettering. Narrow opening along front hinge. Dark maroon cloth decorated in black over bevelled boards is worn through along bottom edges, corners and, in spots, along backstrip. Most maps numbered in light pencil. Fold of World Map [#2] mostly open with two-inch opening affecting northern Europe. G.P. Putnam's Sons of New York appears to have also published this work in 1875. A quality copy of this marvelous Victorian era cartographic memento. Book