3 848 résultats
Prima e rarissima pianta di Trapani firmata da Giovanni Orlandi, conosciuta per soli altri tre esemplari istituzionali - Fano, Biblioteca Federiciana; Parigi, Bibliothèque Nationale; Milano, Raccolta Bertarelli. In alto al centro, in un cartiglio, è impresso il titolo: LA CITA DI TRAPANI IN SICILIA. Lungo la parte superiore della tavola, disposta su nove colonne, è incisa una legenda alfanumerica di 72 rimandi (A-Z e 1-47 oltre a 2 simboli) a luoghi e monumenti notabili della città. Segue l’imprint editoriale: Ioannes Orlandij Formis Romae. Opera priva di orientazione e scala grafica. Esemplare del primo stato di due, con l’imprint di Giovanni Orlandi. Acquaforte e bulino, circa 1590, impressa su carta vergata coeva con filigrana “aquila nel cerchio sormontato da corona” (Woodward nn. 54-75, carta italiana della seconda metà del ‘500) rifilata al rame, in perfetto stato di conservazione. Magnifica prova, ricca di toni. “Pianta prospettica della città, priva di data, stampata a Roma e firmata da Giovanni Orlandi. Trapani viene rappresentata con la particolare configurazione a falce del promontorio su cui la città sorse, e da cui derivò il nome, dal greco δρέπανον. Molto particolare e inconsueta la prospettiva da sud-est. Si notano la cinta muraria e, ai quattro angoli, il castello di Terra, il bastione Imperiale, il bastione San Francesco ed il Bastione Impossibile; a nord, la scogliera artificiale; sulla destra, il canale navigabile; il reticolato in basso indica la zona delle saline. Nella pianta è tracciato il fossato (D - Fosso diaqua) che separava la città dal levante, e che fu colmato intorno al 1590. Questo dato fornirebbe un terminus ante quem per la realizzazione dell’opera, pur non escludendo che Orlandi abbia potuto utilizzare un modello più antico. Non è chiaro se quella di Orlandi sia la prima edizione della lastra, che potrebbe essere stata edita da Claudio Duchetti (morto nel 1585) o dai suoi eredi, dai quali l’Orlandi acquistò tutto il fondo calcografico (1602). Tuttavia, non è nota nessuna tiratura dell’opera avanti l’indirizzo di Giovanni Orlandi e la matrice non è presente nel catalogo di vendita degli eredi Duchetti. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Non si esclude, quindi, l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 2326. Giovanni Orlandi (attivo a Roma e Napoli tra il 1590 e il 1640) editore, libraio e incisore, avviò la sua attività a Roma, nell’ultimo decennio del secolo XVI, con una bottega “al Pasquino”. Venne in possesso di molti rami dello stampatore Giacomo Gherardi, che erano appartenuti al Lafreri prima e a Claudio Duchetti poi. Su diverse carte compare, accanto alla firma del Duchetti, anche quella di Giovanni Orlandi. Molti di questi rami furono ritoccati quasi certamente dall’Orlandi medesimo, essendo anch’egli incisore. La sua attività, si svolse dal 1590 al 1640, con un periodo più prolifico a cavallo del secolo, quando a suo nome pubblicò molte stampe, tra cui nel 1598 le Venationum Imagines di Antonio Tempesta. A Roma si servì delle tipografie di Luigi Zanetti e di Guglielmo Facciotti, per le numerose edizioni e riedizioni di artisti quali Cornelis Cort, Nicolas Beatrizet, Adamo e Diana Scultori, Agostino e Lodovico Carracci ed altri. Il 1602 fu l’anno di maggior impegno per l’Orlandi, perché pubblicò diverse stampe e carte geografiche, che acquistò nello stesso anno da Quintilia Lucidi, vedova di Giacomo Gherardi. Molte delle sue stampe vennero inserite nelle più tarde edizioni dello Speculum Romanae Magnificentiae. Nel 1613 si sposò a Napoli. Nel 1614 si trasferisce nella città parte... First and very rare map of Trapani signed by Giovanni Orlandi, known from only three other institutional copies-Fano, Federiciana Library; Paris, Bibliothèque Nationale; Milan, Bertarelli Collection. In the upper center, in a cartouche, is printed the title: LA CITA DI TRAPANI IN SICILIA. Along the top of the plate, arranged in nine columns, is engraved an alphanumeric legend of 72 key-references (A-Z and 1-47 in addition to 2 symbols) to notable places and monuments in the city. The editorial imprint follows: Ioannes Orlandij Formis Romae. Work lacking orientation and graphic scale. Example from the first state of two, with the imprint of Giovanni Orlandi. Etching and engraving, circa 1590, impressed on contemporary laid paper with watermark "eagle in circle surmounted by crown" (Woodward nos. 54-75, Italian paper of the second half of the 1500s) trimmed to copper, in perfect condition. Magnificent proof, rich in tone. “Pianta prospettica della città, priva di data, stampata a Roma e firmata da Giovanni Orlandi. Trapani viene rappresentata con la particolare configurazione a falce del promontorio su cui la città sorse, e da cui derivò il nome, dal greco δρέπανον. Molto particolare e inconsueta la prospettiva da sud-est. Si notano la cinta muraria e, ai quattro angoli, il castello di Terra, il bastione Imperiale, il bastione San Francesco ed il Bastione Impossibile; a nord, la scogliera artificiale; sulla destra, il canale navigabile; il reticolato in basso indica la zona delle saline. Nella pianta è tracciato il fossato (D - Fosso diaqua) che separava la città dal levante, e che fu colmato intorno al 1590. Questo dato fornirebbe un terminus ante quem per la realizzazione dell’opera, pur non escludendo che Orlandi abbia potuto utilizzare un modello più antico. Non è chiaro se quella di Orlandi sia la prima edizione della lastra, che potrebbe essere stata edita da Claudio Duchetti (morto nel 1585) o dai suoi eredi, dai quali l’Orlandi acquistò tutto il fondo calcografico (1602). Tuttavia, non è nota nessuna tiratura dell’opera avanti l’indirizzo di Giovanni Orlandi e la matrice non è presente nel catalogo di vendita degli eredi Duchetti. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Non si esclude, quindi, l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 2326. Giovanni Orlandi (active in Rome and Naples between 1590 and 1640) publisher, bookseller and engraver, started his activity in Rome, in the last decade of the 16th century, with a workshop "al Pasquino." He came into possession of many platess of the printer Giacomo Gherardi, which had belonged first to Lafreri and then to Claudio Duchetti. On several works the signature of Giovanni Orlandi appears alongside Duchetti's. Many of these plates were almost certainly retouched by Orlandi himself, since he was also an engraver. His activity, ran from 1590 to 1640, with a more prolific period at the turn of the century, when he published many prints under his own name, including in 1598 Antonio Tempesta's Venationum Imagines. In Rome he used the printing presses of Luigi Zanetti and Guglielmo Facciotti for numerous editions and reissues of artists such as Cornelis Cort, Nicolas Beatrizet, Adamo and Diana Scultori, Agostino and Lodovico Carracci and others. 1602 was Orlandi's busiest year, as he published several prints and maps, which he purchased in the same year from Quintilia Lucidi, widow of Giacomo Gherardi. Many of his prints were included in the later editions of Speculum Romanae Magnificentiae. In 1613 he married in Naples. In 1614 he moved to the Neapolitan city, selling much of his intaglio collection to the Flemish Hen...
Carta geografica dell’isola di Rodi. In alto all’interno dell’isola il titolo RODI. Mappa priva di scala grafica, orientazione e graduazione ai margini.Questa mappa dell’isola di Rodi ha radici ancora sconosciute, si tratta di una mappa abbastanza chiara della città all’epoca dell’assedio del sultano Solimano, quando i cavalieri di San Giovanni intervennero per liberarla. Ben tracciata è la fortificazione del porto che circonda la città; la scena riportata sul lato destro della mappa, con grande probabilità vuole raffigurare i cavalieri di San Giovanni che trasportano il corpo di Sant’Eufemia ed altri valori dell’Ordine a bordo di una nave. La stampa, tuttavia, non è coeva alle scene rappresentate e può essere attribuita, senza grandi dubbi, alla mano di Ferrando Bertelli. L’unico esemplare conosciuto di questa carta è quello descritto da Peter Meurer nello ‘Strabo Atlas’, atlante appartenuto alla famiglia Bertelli, ora conservato alla Bayerische StaatsBibliothek di Monaco di Baviera.Acquaforte e bulino, in buono stato di conservazione. Map of Rhodes, lettered RODI within the map at top. Without graphic scale.The only one example known is described by Peter Meurer in "The Strabo Illustratus Altlas": "The publishing background of this hitherto unrecorded map awaits further research. The view of the town of Rodhes is rather good, see details like the chain closing the strongly fortified harbour. The outlines of the island are only sketchy. Some group of figures seem to allude to the evnts of 1 January 1523, when the Knights of St. John honourably surrendered Rhodes to Sultan Solyman after a long siege. The scenary on the right coast probably shows the knights bringing teh body of Saint Euphemia and other valuables of the Order on board of a ship."This engraving is however not contemporary to the scenes, and can be attribued to Ferrando Bertelli.The Strabo atlas, came from the House of Bertelli in Venice, is kept by Bayerische StaatsBibliothek - Bavarian State Library.Copperplate, in good condition. Meurer (2002): n. 133.
In-8 (209 x 134 mm), demi-maroquin rouge à grain long, dos orné de filets à froid, auteur et titre dorés (rel. moderne signée Laurenchet), (4), 194 p., 4 p. de catalogue éditeur, 2 grandes cartes dépliantes. Rare édition originale distribuée hors commerce "aux amis" et sympathisants fouriéristes, comme précisé par l'auteur dans son avertissement. Véritable programme matériel pour la colonisation phalanstérienne du Texas, l'ouvrage est illustré de deux grandes cartes repliées hors texte avec contours coloriés imprimées par Lemercier: une des États-Unis gravée par les Frères Avril, l'autre du Texas par F. Delamare, d'après J.-H. Colton. "Considérant développe son projet. Il relate son voyage et fait des descriptions du Texas qu’il présente comme la Terre promise et le lieu idéal pour l’expérimentation sociale (…). Il propose la fondation d’une agence de colonisation, suivie de la création d’un grand champ d’asile ouvert à toutes sortes d’expériences sociales, dont celles fouriéristes (…). Dès sa parution, "Au Texas" rencontra un succès immédiat qui dépassa toutes les prévisions (…). C’est poussé par ce succès et par l’impatience manifestée par les aspirants colons que François Cantagrel partit pour le Nouveau Monde le 3 oct. 1854 avec comme mission de rechercher l’emplacement de la future colonie" ("Les premiers socialismes", Expo. virtuelle, 2008, U. de Poitiers, en ligne). Né à Salins (Jura), polytechnicien, Victor Considérant (1808-1893) renonça à la carrière militaire pour se consacrer à la diffusion des idéaux fouriéristes, jusqu'à reprendre la tête du mouvement à la mort de Fourier en 1837. La "Colonie de Réunion" fondée près de Dallas (Texas) tourna rapidement au fiasco. Après plusieurs années à San Antonio, Considérant rentra à Paris en 1869 à la faveur d'une amnistie, adhéra un temps à la Première Internationale, puis se retira de la vie politique. Il est l'un des pionniers du socialisme en France. (Del Bo, p. 70. Dommanget, 'V. Considérant', n°46. Owes, n°697. Jenkins, 'Basic Texas Books', 33. Sabin, 1592). Page de titre montée sur onglet. Rousseurs et piqûres éparses. Les cartes sont parfaitement conservées. Bon exemplaire, bien relié.
Pianta prospettica della città. Incisa da Giacomo Franco per l'editore Claudio Duchetti.Esemplare nel secondo stato, con l'indirizzo dell'editore Giovanni Orlandi.Si tratta di una derivazione della pianta di Giovanni Andrea Vavassore, una grande veduta silografica in più fogli edita a Venezia nella prima metà del XVI secolo e conosciuta oggi solo attraverso l'esemplare conservato nel Germanisches Museum di Norimberga. (Bagrow, 1939, n. 16).Descrizione tratta da Bifolco-Ronca, "Cartografia e topografia italiana del XVI secolo. Catalogo ragionato delle opere a stampa" (pubblicazione prevista per febbraio 2018).Titolo & iscrizioni In alto lungo il bordo COSTANTINOPOLI. Nel bordo inferiore fuori dal rilievo cartografico su sei colonne 58 rimandi, segnati con un numero di luoghi e cose riportati nella carta, a seguito Per Claudio ducheto 1570. Nell’angolo in basso a destra il monogramma dell’incisore Giacomo Franco, composto dalle lettere IAF. Orientazione con una rosa di sedici venti, il nord-ovest in alto. Carta priva di scala grafica. Acquaforte e bulino mm 300x443.Stati & edizioni: 1°: come descritto, Claudio ducheto 1570.2°: aggiunto l’indirizzo Ioannes Orlandi formis romae 1602.Bibliografia: a) Alberti (2010): n. 105; Borroni Salvadori (1980): n. 242; Destombes (1970): nn. 136-136a; Ganado (1994): VI, n. 49 & p. 215, n. 81; Phillips (1914): n. 87; Shirley (2004): II, n. 15.b) Tooley (1939): nn. 156-157.Censimento: 1°: Birmingham, Public Library; Firenze, Biblioteca Nazionale; Londra, British Library; Londra, Royal Geographical Society; Malta, National Library; Milano, Raccolta Bertarelli; Parigi, Bibliothèque Nationale (2); Roma, Biblioteca Nazionale; Washington, Library of Congress.2°: Copenaghen, Universitetsbibliotekets; Fano, Federiciana; Malta, National Library; Parigi, Bibliothèque Nationale.Bellissimo esemplare con coloritura coeva. Birds-eye view of Istanbul, engraved by Giacomo Franco and published by Claudio Duchetti. Is based on the large woodcut by Giovanni Andrea Vavassore, published in Venice in the first half of the XVI century, now known at the Germanisches Museum of Nurenberg. (Bagrow, 1939, n. 16).Example of the second state (of two) with the addrss of Giovanni Orlandi and the date 1602.Copperplate, fine original colour, very good condition. Rare.Literature: Alberti (2010): n. 105; Borroni Salvadori (1980): n. 242; Destombes (1970): nn. 136-136a; Ganado (1994): VI, n. 49 & p. 215, n. 81; Phillips (1914): n. 87; Shirley (2004): II, n. 15; Tooley (1939): nn. 156-157.Known examples: 1st state: Birmingham, Public Library; Firenze, Biblioteca Nazionale; Londra, British Library; Londra, Royal Geographical Society; Malta, National Library; Milano, Raccolta Bertarelli; Parigi, Bibliothèque Nationale (2); Roma, Biblioteca Nazionale; Washington, Library of Congress.2nd state: Copenaghen, Universitetsbibliotekets; Fano, Federiciana; Malta, National Library; Parigi, Bibliothèque Nationale.
Acquaforte e bulino, circa 1665, firmata in lastra nel cartiglio con la dedica al centro. Edita a Bologna dalla tipografia Longhi. Giuseppe Longhi fu un attivo editore e tipografo, noto anche per una ricca produzione libraria. Sono molto famose anche le sue grandi vedute di città italiane, disegnate seguendo il modello iconografico dei panorami olandesi dell’inizio del XVII secolo ed integrate da una decorazione figurata tipica della cartografia olandese dei vari Blaeu, Janssonius e Visscher. Bellissima prova, stampata da 4 rami, alcune pieghe di carta e restauro in basso a destra, con parziale perdita del testo della leggenda, per il resto in ottimo stato di conservazione. Rarissima. Etching and engraving, circa 1665, signed in plate in the cartouche with dedication in the center. Published in Bologna by the typography Longhi. Giuseppe Longhi was an active printer and publisher, also known for a rich production of books. His large views of Italian cities are also very famous. They were drawn following the iconographic model of Dutch panoramas from the beginning of the 17th century and integrated with a figurative decoration typical of the Dutch cartography of Blaeu, Janssonius and Visscher. Beautiful proof, printed from 4 branches, some paper creases and restoration at lower right, with partial loss of the text of the legend, otherwise in excellent condition. Very Rare. Ganado (1994) vol. III, n. 124.
Un magnifico esemplare del primo stato di quattro, avanti l'indirizzo del Camocio, con pieni margini, condizioni perfette. Molto rara.In basso al centro, in un cartiglio sormontato dallo stemma imperiale, si legge: TOCQUAY, over DOGGEY, fortezza inespugabile ne Confini d’ Ongheria, & Transilvania, Circha 30, leghe dilà da Buda, fra doi fiumi presa da Massimiliano Imp. L’anno 1565. per Lazaro fanswendi, suo Capitano & General nella detta jmpresa fatta sop’il giaccio con 33. Pecci d’Artiglierie, metterà basso li rampari & in due assalti presa & guadagnata nel termine de 4 giorni, trovorno nella detta fortezza denari & munitio[ni ] da guerra. Domenico Zenoi f.Orientazione con l’est in alto (ORIENS). Sulla tavola sono presenti alcune iscrizioni che identificano i diversi schieramenti e descrivono la battaglia. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 405x290.Pianta prospettica che mostra la fortezza di Tokay, durante la conquista imperiale del 1565. L’occupazione di Tokaj è stato il primo evento a essere raffigurato in un largo numero di incisioni pubblicate a Vienna, Parigi e Venezia, subito dopo il suo accadimento. Tra queste incisioni, l’opera di Zenoi è di particolare interesse perché rappresenta la prima veduta di una fortezza ungherese incisa su rame.Nel 1565 l’imperatore Massimiliano, approfittando del fatto che i Turchi erano occupati nel Mediterraneo, s’impadronì sia di Tokaj che Szerencs, appartenenti alla Transilvania del principe Giovanni Sigismondo Zápolya, stato vassallo dei Turchi, creato dal sultano Solimano il Magnifico intorno al 1550. Il successo dell’operazione fu agevolato da Lazarus Freiherr von Schwendi, uno dei migliori comandanti e strateghi militari del tempo, che fu impegnato nelle guerre ungheresi dal 1565 al 1568. La riconquista di Tokaj, comequella di Szatmár, era di particolare importanza, poiché dal 1560 in avanti, l’Alta Ungheria ebbe due funzioni: serviva da bastione difensivo non solo contro gli Ottomani ma anche contro lo stato vassallo dei Turchi, ovvero il Principato di Transilvania. La fortificazione di Tokaj, su base pentagonale bastionata agli angoli, era stata progettata da Francesco da Pozzo nel 1556. Attraverso la cooperazione tra il Consiglio di Guerra di Corte e i possidenti ungheresi, entro il sesto decennio del XVI secolo fu istituito un nuovo sistema di difesa dei confini in Ungheria e in Croazia. Elemento portante del sistema era la linea di fortezze di frontiera che si estendeva dal mar Adriatico fino alla Transilvania, realizzata individuando una serie di zone di difesa che, anche per caratteristiche del territorio, oltre che per affinità etniche e politiche, potessero formare una rete difensiva omogenea. I vecchi castelli furono rinforzati con moderne fortezze progettate perlopiù da architetti militari italiani. Questa catena di 100-120 fortezze, di diverse dimensioni, fu divisa in sei Generalati di confine (Grenzgeneralat). Ciascun generalato si trovava sotto il comando di un capitano generale di frontiera: il generalato di Croazia e Adriatico; Slavonia e dei Vendi; di Canisia, il confine di Györ che proteggeva direttamente Vienna; il confine delle città minerarie, e infine quello dell’Alta Ungheria. Oltre ai sei confini, un ruolo di grande importanza spettava alla fortezza di Komáron.BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 552 I/IV; Destombes (1970): n. 174; De Vries (1981): n. 30; Hatfield House (1992): n. 93; Meurer (2002): n. 179; Ruge (1904-16): IV, n. 87.84; Tavernari (2014): n. 109; Szalai (2001): p. 131, tav. 220, nn. 1565/1a-c; Szalai-Matković (2012), p. 4; Szalai-Szantai (2006): n. 1565/1 a-c, tav. 211; Tooley (1939): n. 550. TOCQUAY, over DOGGEY, fortezza inespugabile ne Confini d’ Ongheria, & Transilvania, Circha 30, leghe dila da Buda, fra doi fiumi presa da Massimiliano Imp. L’anno 1565. per Lazaro fanswendi, suo Capitano & General nella detta jmpresa fatta sop’il giaccio con 33. Pecci d’Artiglierie, mettera basso li rampari & in due assalti presa & guadagnata nel termine de 4 giorni, trovorno nella detta fortezza denari & munitio[ni ] da guerra. Domenico Zenoi f. FIRST STATE OF FOUR, before the Camocio’s address.Etching and engraving, a fine impression, printed on contemporary laid paper, with margins, very good condition. Very rare.Perspective map showing the fortress of Tokay, during the imperial conquest of 1565. The occupation of Tokaj was the firstevent to be depicted in a large number of engravings published in Vienna, Paris and Venice, immediately after its occurrence. Between these etchings, the work of Zenoi is of particular interest because it represents the first view of a Hungarian fortress engraved on copper. In 1565 Emperor Maximilian, taking advantage of the fact that the Turks were occupied in the Mediterranean, took possession of both Tokajthat Szerencs, belonging to the Transylvania of Prince John Sigismund Zápolya, vassal state of the Turks, created by the sultanSuleiman the Magnificent around 1550. The success of the operation was facilitated by Lazarus Freiherr von Schwendi, one of the bestcommanders and military strategists of the time, who were engaged in the Hungarian wars from 1565 to 1568. The reconquest of Tokaj, asthat of Szatmár, was of particular importance, since from 1560 onwards, Upper Hungary had two functions: it served as a bastion defensive not only against the Ottomans but also against the vassal state of the Turks, or the Principality of Transylvania. The fortificationof Tokaj, on a pentagonal base bastioned at the corners, was designed by Francesco da Pozzo in 1556. Through cooperation between the Court War Council and the Hungarian landowners, a new system was established within the sixth decade of the sixteenth century defense of borders in Hungary and Croatia. Carrier of the system was the line of frontier fortresses that extended from the sea Adriatic up to Transylvania, created by identifying a series of defense zones which, also due to the characteristics of the territory, as well as for ethnic and political affinities, they could form a homogeneous defensive network. The old castles were reinforced with modern fortresses designed mostly by Italian military architects. This chain of 100-120 fortresses, of different sizes, was divided into six Generalates of border (Grenzgeneralat). Each generalate was under the command of a general border captain: the generalate of Croatia and the Adriatic; Slavonia and the Sell; of Canisia, the Györ border that directly protected Vienna; the border of the mining towns, finally that of Upper Hungary. Beyond the six borders, a role of great importance lay with the fortress of Komáron.BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 552 I/IV; Destombes (1970): n. 174; De Vries (1981): n. 30; Hatfield House (1992): n. 93; Meurer (2002): n. 179; Ruge (1904-16): IV, n. 87.84; Tavernari (2014): n. 109; Szalai (2001): p. 131, tav. 220, nn. 1565/1a-c; Szalai-Matković (2012), p. 4; Szalai-Szantai (2006): n. 1565/1 a-c, tav. 211; Tooley (1939): n. 550. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 552 I/IV
Acquaforte e bulino, priva di data ma fine dle XVII secolo, firmata in basso a destra con l'imprint editoriale "Si vende à S. Giuliaen al Nome di Dio in Venetia", indirizzo che identifica la tipografia di Girolamo Albrizzi.L'opera, con il Leone Marciano che stringe tra gli artigli la mezzaluna turca, è una rarissima carta d'occasione, nata per celebrare un avvenimento. Si riferisce alla riconquista veneziana della regione, il Golfo di Prevesa, da parte dell'armata guidata da Francesco Morosini.Il 29 settembre 1684 Morosini, nella sua prima campagna della Morea, attirò verso la riva la guarnigione di Prevesa, corsa per impedire uno sbarco di truppe dalle galee e galeazze presentatesi davanti alla piazza; e intanto fece effettivamente sbarcare il grosso delle forze in prossimità della cittadella, che dopo pochi giorni fu costretta ad arrendersi.Con la pace di Carlowitz (15 aprile 1701) Prevesa ritornò alla Turchia.Opera rarissima, della quale non abbiamo trovato tracce nella bibliografia. Rifilita alla parte inferiore, con parziale perdita di inciso, per il resto in ottimo stato di conservazione. Etching and engraving, without date but end of the seventeenth century, signed lower right with the editorial imprint "Si vende à S. Giuliaen al Nome di Dio in Venetia", an address that identifies the typography of Girolamo Albrizzi.The work, with the lion of Venice clutching the Turkish, is a very rare broadsheet created to celebrate an event. It refers to the Venetian reconquest of the region, the Gulf of Prevesa, by the army led by Francesco Morosini.On September 29, 1684 Morosini, in his first campaign of the Morea, drew the Prevesa garrison towards the shore, a race to prevent troops landing from the galleys and galleys presented in front of the square; and in the meantime he actually had the bulk of the forces near the citadel, which after a few days was forced to surrender.With the Peace of Carlowitz (April 15, 1701) Prevesa returned to Turkey.Very rare work, of which we have not found traces in the bibliography. Trimmed to the lower part, with partial loss of incision, otherwise excellent condition.
Acquaforte e bulino, dimensioni mm 250x180, impressa su carta vergata coeva con filigrana "ancora nel cerchio" (Woodward 203-213, Briquet 749), con margini originali aggiunti, in ottimo stato di conservazione.All’interno dell’isola, suddiviso su più righe e inciso con caratteri grandi, si legge: ISOLA DI SAN LORENZO. In alto a sinistra, in un riquadro, troviamo una breve descrizione della tavola: In questa isola vi sono Elefanti e boschi d[e] legni setin che hora si adimandano sandari i quali sono Rosi DM 567 Op[er]a gac.o gastaldop. Ferando Berteli exc. Carta priva di graduazione ai margini, scala grafica e orientazione. La carta del Madagascar pubblicata da Ferrando Bertelli è senza dubbio la migliore rappresentazione dell’isola del XVI secolo. L’isola fu battezzata SAN LORENZO dal navigatore portoghese Diogo Dias, che per primo l’avvistò il 10 agosto 1500, giorno dedicato a S. Lorenzo martire. Sebbene Bertelli indichi Giacomo Gastaldi quale autore dell’opera, la letteratura non la ritiene originale del cartografo piemontese in quanto pubblicata postuma. I dati per la compilazione della carta sono ricavati dalla carta murale dell’Africa di Gastaldi (1564); pertanto, l’opera ricalca fedelmente la morfologia e le informazioni gastaldine. Non sono note ristampe della lastra, molto diffusa nelle raccolte fattizie cinquecentesche.BibliografiaAlmagià (1927): n. 122; Bifolco (2018): n. 116; Christie’s (2004): n. 514; Christie’s Pa (2006): n. 168;Dzikowski (1940): n. 75; Ganado (1982): n. 59; Kraus (1972): n. 118; Parke-Bernet (1969): n. 66; Meurer (2002): n. 112; Ruge (1904-16): I, n. 67.82; Shirley (2004): I, n. 146; Wieder (1915): p. 29, n. 64; Biasutti (1920): pp. 12-13; Grande (1902): p. 44; Karrow (1993): n. 30/106; Tooley (1939): n. 505. Etching with engraving, printed on contemporary laid paper with "Crossbow in circe" watermark (Woodward 203-213), with original added margins, very good conditions.The map of Madagascar published by Ferrando Bertelli is undoubtedly the best representation of the 16th century island. The island was christened SAN LORENZO by the Portuguese navigator Diogo Dias, who first sighted it on 10 August 1500, the day dedicated to S. Lorenzo martyr.Although Bertelli indicates Giacomo Gastaldi as the author of the work, the literature does not consider it to be original of the Piedmontese cartographer as published posthumously. The data for the compilation of the map are taken from Gastaldi's African wall map (1564); therefore, the work traces its morphology and gastaldine information faithfully.Literature:Almagià (1927): n. 122; Bifolco (2018): n. 116; Christie’s (2004): n. 514; Christie’s Pa (2006): n. 168;Dzikowski (1940): n. 75; Ganado (1982): n. 59; Kraus (1972): n. 118; Parke-Bernet (1969): n. 66; Meurer (2002): n. 112; Ruge (1904-16): I, n. 67.82; Shirley (2004): I, n. 146; Wieder (1915): p. 29, n. 64; Biasutti (1920): pp. 12-13; Grande (1902): p. 44; Karrow (1993): n. 30/106; Tooley (1939): n. 505. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), p. 463, tav. 107.
In alto al centro, sotto il margine superiore, e inciso il titolo: LA CITTA DE NAPOLI GENTILE. Lungo il margine inferiore troviamo una legenda numerica di 77 rimandi a luoghi e monumenti notabili distribuita su tredici colonne. Segue l’imprint Claudij Duchetti formis Romae 1585. Al centro della carta, nel mare, una schematica rosa dei venti; il nord-nord-est e a destra. Sempre nel mare, evidenziata da un compasso, la scala grafica Canne 100 pari a mm 29. .Esemplare del secondo stato di due recante l’indirizzo di Giovanni Orlandi, e la data Roma 1602. “La pianta di Napoli di Claudio Duchetti rappresenta una derivazione approssimativa del modello che lo zio Antonio Lafreri fece incidere da Etienne Duperac nel 1566. L’incisione viene attribuita da Destombes ad Ambrogio Brambilla. Si tratta, tuttavia, di una esecuzione poco fedele all’originale, più approssimativa e con un allungamento di circa 5 millimetri rispetto alla scala metrica adottata (circa1: 9.000). La correzione della ripetizione del rimando 41 nella legenda e l’inserimento del nuovo arsenale inducono a pensare che la mappa del Duchetti sia piuttosto una copia della tavola di Mario Cartaro (1579). Del resto, i due si conoscevano bene, e si scontrarono in occasione della divisione ereditaria della tipografia Lafreri, per la quale Cartaro fu nominato perito. Rispetto alla pianta del Cartaro, sono aggiunti due nuovi rimandi nella legenda, per l’arsenale e la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta. La lastra fu ereditata da Giacomo Gherardi ed è inserita nel catalogo redatto per conto della vedova Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 348 descritta come Napoli in uno foglio reale). Infine, venne acquisita nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampo inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint. Nel 1614 Hendrick van Schoel acquistò la calcografia di Orlandi. Alla morte dell’editore fiammingo le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Possibile quindi l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2256). La pianta di Napoli, incisa a Roma nel 1566 da Étienne Dupérac presso la bottega di Antonio Lafreri, è il primo vero monumento topografico della città di Napoli e si inserisce a pieno titolo, sia per le qualità tecniche, sia per quelle artistiche, nel più ampio scenario dell’iconografia urbana europea del Cinquecento. Per due secoli, è stata considerata la migliore rappresentazione di Napoli: realizzata con grande rigore geometrico, è la prima ad essere basata su un preciso rilievo topografico – non noto, probabilmente effettuato con il patrocinio della Corona Spagnola o del viceré Pedro de Toledo. Questa veduta a volo d’uccello restituisce in maniera puntuale il volto della città cinquecentesca sotto il regno di Filippo II, costituendo in tal modo un prezioso documento dello sviluppo urbano seguito alle iniziative promosse da don Pedro de Toledo, autore dell’ultimo progetto pubblico di ristrutturazione urbanistica a Napoli. L’immagine è realizzata con grande precisione e dovizia di particolari, attraverso la rappresentazione tridimensionale delle architetture cittadine, tanto da diventare un prototipo per gli incisori ed editori per tutto il Seicento. Una grande attenzione è data alla rappresentazione del circuito murario che costituisce la maggiore realizzazione/opera urbanistica a Napoli fino all’Ottocento. Molto ricco l’apparato decorativo, con un cartiglio a cornice barocca e numerose imbarcazioni in mare e nel porto. Tra le peculiarità della carta vanno rimarcate la scala elevata (1:5110 ca) e la sua continuità in ogni parte del disegno, ad eccezione delle prospettive paesaggistiche verso i Campi Flegrei. La pianta, quindi, proviene da un poderoso rilevamento topografico, forse appoggiato anche ad una ... In the upper center, below the top margin, is engraved the title: LA CITTA DE NAPOLI GENTILE. Along the lower margin we find a numerical legend of 77 references to notable places and monuments spread over thirteen columns. This is followed by the imprint Claudij Duchetti formis Romae 1585. In the center of the map, in the sea, a schematic wind rose; the North-Northeast, to the right. Example in the second state of two, bearing the address of Giovanni Orlandi, and the date Rome 1602. Claudio Duchetti's plan of Naples represents an approximate derivation of the model that his uncle Antonio Lafreri had engraved by Etienne Duperac in 1566. The engraving is attributed by Destombes to Ambrogio Brambilla. It is, however, an execution not very faithful to the original, more approximate and with an elongation of about 5 millimeters with respect to the adopted metrical scale (about1: 9,000). The correction of the repetition of the 41 references in the legend and the inclusion of the new arsenal lead one to think that Duchetti’s map is rather a copy of Mario Cartaro's plate (1579). After all, the two knew each other well, and they clashed on the occasion of the hereditary division of the Lafreri printing house, for which Cartaro was appointed surveyor. Compared to Cartaro's plan, two new references are added in the legend, for the arsenal and the church of Santa Maria di Piedigrotta. (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2256). The plan of Naples, engraved in Rome in 1566 by Étienne Dupérac at the workshop of Antonio Lafreri, is the first true topographical monument of the city of Naples and is fully inserted, both for its technical and artistic qualities, in the broader scenario of sixteenth-century European urban iconography. For two centuries, it was considered the best representation of Naples: made with great geometric rigor, it is the first to be based on a precise topographical survey-unknown, probably carried out under the patronage of the Spanish Crown or viceroy Pedro de Toledo. This bird's-eye view accurately restores the face of the sixteenth-century city under the reign of Philip II, thus constituting a valuable document of the urban development that followed the initiatives promoted by Don Pedro de Toledo, author of the last public urban restructuring project in Naples. The image is made with great precision and detail, through the three-dimensional representation of the city's architecture, so much so that it became a prototype for engravers and editors throughout the seventeenth century. Great attention is given to the representation of the wall circuit, which constitutes the major urbanistic achievement/work in Naples until the 19th century. The decorative apparatus is very rich, with a baroque framed cartouche and numerous boats at sea and in the harbor. Among the peculiarities of the map should be noted the high scale (1:5110 ca) and its continuity in every part of the drawing, with the exception of the landscape perspectives towards the Phlegraean Fields. The plan, therefore, comes from a mighty topographical survey, perhaps also leaning on geometric triangulation, a technique already known at the time. As mentioned, however, Duchetti was also inspired by the plan of Mario Cartaro (1579), which is not limited, however, to copying the Lafreri’s model, as the work is updated with some urbanistic changes. In fact, the warehouses of the new arsenal, work on which had begun in 1577, are represented; moreover, the new buildings dedicated to the Spanish troops that rose at the foot of San Martino are here more complete than in the original model. Cartaro’s map it0s the first to show in the title the adjective "gentile," with which the fifteenth-century chronicler Loise De Rosa qualified Naples. The qualification gentile is the most current in the Aragonese era among those reserved for the city: great, noble and beautiful. Magnificent work, printed on contemporary laid paper with...
Bella e rara carta dell'isola di Corfu edita da Ferrando Bertelli a Venezia nel 1564. In una targa in alto a destra si legge: Vogliono alcuni che l'Isola di Corfú fosse prima da Sisifo latrone figliolo di Eolo habitata, et domandata da lui Corcira; la quale doppo la sua morte essendo stata rovinata, di novo la restauro Corinto figliolo di Oreste, donde prese il nome di Corinto, et appresso fú detta Malena, hoggi da tutti é detta Corfú: la quale, come sivede nel disegno diligentemente fatto, si come hoggi si trova in essere, con tutte le sue Ville, Fiumi, Porti, Monti, Secchi, et altre cose, é di figura oblonga, et é lontana dalla Italia per miglia sessanta, et da Epiro miglio uno per un Capo, et per l'altro miglia venti, la sua longhezza é di miglia quara[n]ta in circa, et circo[n]da quasi trecento miglia. Fera[n]do Berteli exc: 1564.Orientazione nei quattro angoli e nei quattro lati al centro con il nome dei venti e dei mezziventi TRAMONTANA, GRECO, LEVANTE, SIROCCO, OSTRO, LIBECCIO, PONENTE, MAESTRO, il nord-est a sinistra. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. La prima derivazione veneziana del prototipo del Monogrammista PS (stampato a Roma nel 1537) si deve alla collaboratione tra Paolo Forlani e Ferrando Bertelli. La mappa è orientata questa volta con il sud-est in alto ed è priva delle raffigurazioni relative agli accampamenti dei turchi, lasciando quindi il centro della mappa vuoto e con pochissima toponomastica. Presenta il paesaggio con i centri abitati tridimensionali ma senza dettagli realistici (ad eccezione della città di Corfù), una orografia “a mucchi di talpa” e una idrografia piuttosto elementari. Al centro della tavola, sulla costa occidentale dell’isola, la città di Corfù è evidenziata in modo simbolico con una veduta prospettica della cittadella fortificata e del porto, ricca di dettagli architettonici, ma rappresentata in modo sproporzionato, in scala maggiore rispetto al resto del territorio.La carta ebbe un notevole successo, come testimonia il grande numero di esemplari presenti nelle raccolte cinquecentesche, e fu anche fonte per la piccola carta che Abraham Ortelius inserì nel suo Theatrum Orbis Terrarum.Esemplare marginoso, in perfetto stato conservativo.Bibliografia: Bifolco-Ronca: Tav. 727; Tolias (2011): n. 0083; Tooley (1939): n. 165; Zacharakis (1992): n. 223; Zacharakis (2009): n. 354; Woodward (1990): n. 27; Woodward (1992): n. 33. Vogliono alcuni che l’Isola di Corfu fosse prima da Sisifo latrone figliolo di Eolo habitata, et domandata da lui Corcira; la quale doppo la sua morte essendo stata rovinata, di novo la restauro Corinto figliolo di Oreste, donde prese il nome di Corinto, et appresso fu detta Malena, hoggi da tutti e detta Corfu: la quale, come sivede nel disegno diligentemente fatto, si come hoggi si trova in essere, con tutte le sue Ville, Fiumi, Porti, Monti, Secchi, et altre cose, e di figura oblonga, et e lontana dalla Italia per miglia sessanta, et da Epiro miglio uno per un Capo, et per l’altro miglia venti, la sua longhezza e di miglia quara[n]ta in circa, et circo[n]da quasi trecento miglia. Fera[n]do Berteli exc: 1564.Etching with engraving, signed in the cartouche Fera[n]do Berteli exc: 1564. A fine impression on contemporary laid paper, with original margins, very good conditions.The first Venetian derivation of the prototype of the Monogrammist PS (1537, Bifolco-Ronca Tav. 726) is due to the collaboration between Paolo Forlani and Ferrando Bertelli. The map this time is oriented with the southeast at the top and is devoid of the depictions with the camps of the Turks, thus leaving the center of the empty card and with very little toponymy. Presents the landscape with three-dimensional inhabited centers but without details realistic (except for the city of Corfu). The orography is typical of Forlani, represented in "heap of mole", while hydrography it is rather elementary. At the center of the map, on the east coast of the island, the city of Corfu is highlighted off the scale, with a perspective view of the fortified citadel and the port. The map was very successful, as evidenced by the large number of copies present in the sixteenth century collections, and was also the source for the small map that Abraham Ortelius inserted into the “Theatrum Orbis Terrarum” (1570). Even if it’s not signed, the map was ascribed to Forlani by D. Woodward for obvious stylistic reasons.Literature: Bifolco-Ronca: Tav. 727; Tolias (2011): n. 0083; Tooley (1939): n. 165; Zacharakis (1992): n. 223; Zacharakis (2009): n. 354; Woodward (1990): n. 27; Woodward (1992): n. 33.
Incisione in rame (337 x 482) mm, a pieni margini. Foglio (42 x 54) cm. Stato unico. Prima edizione. Esemplare in ottime condizioni, salvo poche segni di ossidazione. In alto al centro della veduta "VENETIA". Molti nomi di località ed isole nell'inciso. In basso elenco, disposto in sette colonne, delle località segnalate nella carta con numeri progressivi da I a XXXV e da 1 a 153. Al centro, dopo la quarta colonna, dentro un cartiglio vignetta rappresentante il corteo ducale durante la festa del Corpus Domini, con sotto breve descrizione dell'evento e sopra ad ogni personaggio della carica ricoperta. Proveniente da "Civitates orbis terrarum", stampato per la prima volta nel 1572, poi ristampato numerose volte in latino, tedesco e francese fino al 1623. L'edizione del 1572 è l'unica che non ha le tavole numerate. Cassini N° 18; Moretto N° 26. Schultz N° 42; Romanelli Biadene N° 13.
La carta dell’isola di Gotland, nel Mar Baltico, appartiene per tipologia e formato al gruppo di carte dedicate alle isole pubblicate a Roma dal Lafreri.Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva con filigrana "Agnello pasquale" (Woodward 47-49), con margini originali aggiunti, bella coloritura antica, in ottimo stato di conservazione.Al centro dell’isola, con caratteri grandi, è inciso il titolo: GOTLANDIA. In alto a sinistra troviamo un cartiglio, senza nessuna iscrizione. Carta priva di scala grafica.Orientazione nei quattro lati al centro con la lettera iniziale dei quattro venti T[ramontana], O[Ostro], L[evante], P[onente], il nord è in alto. Graduazione ai margini di 15' in 15' solo nella latitudine,da 55° 39’ a 56° 12’. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 256x190.Carta anonima dell’isola di Gotland, priva di data ed indicazioni editoriali, che spesso è confusa dalla letteratura con quella firmata da Ferrando Bertelli (Bifolco-Ronca, n. 249). Si tratta di una fedele replica della carta veneziana, e nelle raccolte cinquecentesche si trova quasi sempre stampata in coppia con l’anonima carta della Selandia. Per affinità stilistiche con tutta una serie di carte anonime delle isole, viene attribuita alla tipografia di Antonio Lafreri e datata intorno al 1570. Il foglio con le mappe delle due isole, appare anche nel catalogo del Lafreri, descritto come “Gotlandia et Zelandia Isole”. La lastra venne ereditata da Claudio Duchetti e quindi da Giacomo Gherardi. Possiamo identificare questa matrice con quella inserita nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi (17-19 ottobre 1598, n. 167) dove è descritta come “isola gholandia”. Venne poi acquistata da Giovanni Orlandi (atto del 25 giugno 1602) e quindi da H. van Schoel. Sono dunque possibili, sebbene non note, tirature successive della carta.Altra bibliografia:Alberti (2010): n. 31; Christie’s (2012): n. 21; Edwards (1933): n. 27; Ganado (1994): VI, n. 21; Hatfield House (1992): n. 28; National Maritime Museum (1971): n. 29; Nordenskiöld (1981): n. 24; Ruge (1904-16): IV, n. 85.27 & 89.29; Valerio (2018): f. 60; Wieder (1915): p.8, n. 38; Alberti (2009): p. 199, n. 115; Pagani (2012): p. 84; Rubach (2016): n. 213; Tooley (1939): n. 267. Etching with engraving, printed on contemporary laid paper with "Lamb, Paschal with straight standard" watermark (Woodward 47-49), with original margins added, fine old colour, very good condition.Anonymous map of the island of Gotland, with no date and editorial indications, which is often confused by literature with that signed by Ferrando Bertelli (Bifolco-Ronca, No. 249). It is a faithful replica of the Venetian work, and in the sixteenth century collections it is almost always printed in pairs with the anonymous map of Selandia.For stylistic affinities with a whole series of anonymous maps of the islands, it is attributed to the typography of Antonio Lafreri and dated around 1570.The sheet with the maps of the two islands, also appears in the catalog of Antoni Lafreri, described as "Gotlandia et Zelandia Isole". The plate was inherited by Claudio Duchetti and then by Giacomo Gherardi. We can identify this work with that inserted in the catalog of the widow of Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi (17-19 October 1598, n ° 167) where it is described as "isola gholandia".It was then purchased by Giovanni Orlandi (act of 25 June 1602) and then by H. van Schoel. Therefore, subsequent issue of the plate, although not known, are possible.Literature:Alberti (2010): n. 31; Christie’s (2012): n. 21; Edwards (1933): n. 27; Ganado (1994): VI, n. 21; Hatfield House (1992): n. 28; National Maritime Museum (1971): n. 29; Nordenskiöld (1981): n. 24; Ruge (1904-16): IV, n. 85.27 & 89.29; Valerio (2018): f. 60; Wieder (1915): p.8, n. 38; Alberti (2009): p. 199, n. 115; Pagani (2012): p. 84; Rubach (2016): n. 213; Tooley (1939): n. 267. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), p. 737, tav. 250.
In alto al centro, in un cartiglio elongato sotto il bordo inferiore, e inciso il titolo: DUCATUS CARNIOLAE UNA CUM MARCHA WINDORUM. In basso a sinistra, in un cartiglio ornamentale, si legge: LECTORI Quia Illyricum in diversas regiones partitur in Carinthiam scilicet Carniolam, Marcham Windorum, Liburniam Croatiam, et Dalmatiam quorum cum veriores fines ignorentur. Omnes sub Sclavoniae nomine accipiuntur; in hac tabula o[mn]i cura diligenter adhibita Carniolae et verioris Sclavoniae terminos tibi describendos curavi quae omnes provinciae licet angustis finibus contineantur nobiles tamen, et maximis naturae deiq[ue] optimi benefittjs cumulatae videntur. Vale. Bologninus Zalterius Venetijs MD[CX]IIII. Nella parte destra, in un analogo cartiglio, lo stesso testo ripetuto in italiano: AL LETTORE Perche L’Illirico e partito in diverse provintie, come sarebbe la Carinthia, la Carniola, la Marcha de Windi, la Liburnia, la Crovatia, et la Dalmatia,le quali non sene sapendo i veri confini hoggi tutte passano sotto’l nome di Schiavonia: io ti ho ne la p[rese]nti tavola fatto descrivere con ogni diligenza et verita li siti de la Carniola, et de la vera Schiavonia. Provincie veramte picciole ma nobili et ornate d’infiniti donj di Dio et della benigna natura. Orientazione, con il nord in alto, fornita da una rosa a sedici venti. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. La carta della Carniola dello Zaltieri deriva dalla tavola Ducatus Carniolae et Histria una cum Marcha Windorum inserita nel Typi Chorographici Austriae di Wolfang Lazius, raccolta di dodici carte a contorno ovale incise da Michele Zimmerman e pubblicate a Vienna nel 1561. La carta dello Zaltieri non mantiene il contorno ovale del modello, ed è più trascurata nel disegno. Rispetto all’originale del Lazius sono omessi alcune notizie e dati geo-cartografici. L’opera presenta, invece, numerose aggiunte nella parte dell’Istria, dove la nomenclatura, a differenza del resto della carta, e in italiano e sembra basata sulle opere di Giacomo Gastaldi o più probabilmente, come sostiene Lago, sulla carta della penisola istriana che il Camocio pubblica nello stesso anno. La carta ebbe una ristampa curata da Nicolo Valegio; accanto all’imprint dell’editore, aggiunto nel cartiglio in basso a sinistra in luogo di quello dello Zaltieri, troviamo la data maldestramente corretta. Lago la interpreta 1594 o 1598; a nostro avviso, sulla base dell’attività dell’editore, la data potrebbe leggersi 1614. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Magnifica prova del secondo stato, con l’indirizzo di Valegio e la data corretta in 1614. Opera molto rara. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, pp. 1182-1183, tav. 499; Almagia (1927): n. 46; Almagia (1948): pp. 44-45; Castellani (1876): n. 31; Dzikowski (1940): n. 40; Gallo (1954): C, n. 56; Kraus (1972): n. 39; Meurer (2002): n. 34; Ruge (1904-16): IV, n. 76; Shirley (2004): I, n. 67 e p. 393, n. 27; Valerio (2018): f. 47; Tavernari (2014): n. 35; Wieder (1915): p. 8, n. 48; Almagia (1929): tav. XXXIV; Cartografia Rara (1986): n. 26; Cucagna (1964): pp. 134-136; Lago-Rossit (1981): tav. XLVII; Lago-Rossit (1988): tav. XLII; Lago (1989): n. 135; Lago (2002): p. 556, fig. 542; Marinelli (1881): n. 489; Tooley (1939): n. 126. At the top of the map the title: DUCATUS CARNIOLAE UNA CUM MARCHA WINDORUM. In the lower left cartouche: LECTORI Quia Illyricum in diversas regiones partitur in Carinthiam scilicet Carniolam, Marcham Windorum, Liburniam Croatiam, et Dalmatiam quorum cum veriores fines ignorentur. Omnes sub Sclavoniae nomine accipiuntur; in hac tabula o[mn]i cura diligenter adhibita Carniolae et verioris Sclavoniae terminos tibi describendos curavi quae omnes provinciae licet angustis finibus contineantur nobiles tamen, et maximis naturae deiq[ue] optimi benefittjs cumulatae videntur. Vale. Bologninus Zalterius Venetijs MD[CX]IIII. In the lower right cartouche: AL LETTORE Perche L’Illirico e partito in diverse provintie, come sarebbe la Carinthia, la Carniola, la Marcha de Windi, la Liburnia, la Crovatia, et la Dalmatia,le quali non sene sapendo i veri confini hoggi tutte passano sotto’l nome di Schiavonia: io ti ho ne la p[rese]nti tavola fatto descrivere con ogni diligenza et verita li siti de la Carniola, et de la vera Schiavonia. Provincie veramte picciole ma nobili et ornate d’infiniti donj di Dio et della benigna natura. The map of Carniola by Zaltieri is derived from the Ducatus Carniolae et Histria una cum Marcha Windorum included in the Typi Chorographici Austriae by Wolfang Lazius, a collection of twelve oval contour maps engraved by Michael Zimmerman and published in Vienna in 1561. Zaltieri's map does not maintain the oval outline of the model, and is more neglected in the drawing. Compared to the original of Lazius are omitted some news and geo-cartographic data. The work presents, however, numerous additions in the part of Istria, where the nomenclature, unlike the rest of the map, and in Italian and seems to be based on the works of Giacomo Gastaldi or more likely, as Lago argues, on the map of the Istrian peninsula that Camocio published in the same year. The map was reprinted by Nicolo Valegio; next to the publisher's imprint, added in the cartouche at lower left in place of that of Zaltieri, we find the date clumsily corrected. Lago interprets it as 1594 or 1598; in our opinion, based on the activity of the publisher, the date could read 1614. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Magnificent proof of the second state, with Valegio's address and the date corrected to 1614. Very rare work. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, pp. 1182-1183, tav. 499; Almagia (1927): n. 46; Almagia (1948): pp. 44-45; Castellani (1876): n. 31; Dzikowski (1940): n. 40; Gallo (1954): C, n. 56; Kraus (1972): n. 39; Meurer (2002): n. 34; Ruge (1904-16): IV, n. 76; Shirley (2004): I, n. 67 e p. 393, n. 27; Valerio (2018): f. 47; Tavernari (2014): n. 35; Wieder (1915): p. 8, n. 48; Almagia (1929): tav. XXXIV; Cartografia Rara (1986): n. 26; Cucagna (1964): pp. 134-136; Lago-Rossit (1981): tav. XLVII; Lago-Rossit (1988): tav. XLII; Lago (1989): n. 135; Lago (2002): p. 556, fig. 542; Marinelli (1881): n. 489; Tooley (1939): n. 126.
Rarissima mappa dell’isola di Creta, priva di data ed indicazioni editoriali. Si tratta di un’anonima carta italiana databile ai primissimi anni del XVII secolo derivante dal modello di Giovanni Domenico Zorzi del 1538, e come questa mostra il famoso labirinto di Cnosso. Nel cartiglio in basso a destra di legge: Creta Isola, volgarmente chiamata Cand[i]a da Candia Citta insigne: anticamente fu chiamata Cidone overo Cidonia. Quest’Isola è dotata quasi di tutti li beni per l’uso humano et è abondantissima, pretiosissimi vini. È situata in mezzo del mar pontico; La cui lunghezza è di 270 miglia; la laghezza di 50; et il circuito di 589; come si legge appresso Strabone Cosmografo, di cui questa fu la Patria. La mappa viene descritta da Zacharakis come “Italian C type, loose leaf map, measuring 38x28 cm, almost identical to the corresponding ones of Camocio and D. Bertelli, but under a different title and with the decorative addition of many sailing ships around the island” (cfr. Zacharakis, De Situ Insulae Cretae, Four centuries of printed cartography of Crete, 1477-1800 (2004), p. 171). Per “tipo C” Zacharakis identifica il terzo modello – in ordine cronologico - delle carte dell’isola di Creta, quello compilato da Giovanni Domenico Zorzi e stampato a Venezia da Matteo Pagano nel 1538 “La mappa di Creta pubblicata dalla tipografia di Matteo Pagano viene attribuita dalla letteratura al cartografo Giovanni Domenico Zorzi e rappresenta la più antica mappa stampata dall’editore. Dal punto di vista cartografico l’opera sembra essere una derivazione, seppure con distorsioni nella morfologia, della Tabula Neoterica Crete sive Candia Insula pubblicata a Strasburgo da Martin Waldsemuller nel 1513. Notevoli i dettagli rappresentati nella mappa, che conta oltre 250 toponimi. Si tratta della prima carta a rappresentare il famoso labirinto di Cnosso, raffigurato sotto forma di piccoli cerchi concentrici” (cfr. S. Bifolco-F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1496-97, tav. 714). Tuttavia, come fa giustamente notare Zacharakis, questa carta anonima sembra una fedele replica della carta incisa da Paolo Forlani per l’editore Giovanni Francesco Camocio nel 1564, che “costituisce, nella sua prima stesura, una delle mappe più diffuse nelle raccolte cartografiche cinquecentesche; ne abbiamo censiti ben 38 esemplari. La carta ebbe una seconda edizione nel 1584, curata da Donato Bertelli, con piccole differenze in alcuni toponimi e nella forma delle baie di Chania e Candia, ed una terza stesura, anonima, probabilmente databile alla fine del XVI secolo” (cfr. S. Bifolco-F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1504-5, tav. 719). Prima di oggi, ho avuto modo di incontrare questa rarissima opera, solo nella raccolta fattizia cinquecentesca del Fondo Corsini, conservato alla Biblioteca Corsiniana di Roma [29.K.1]; una raccolta contenuta in un volume del XIX secolo. Essendo applicata su supporto ottocentesco non ho, pertanto, potuto esaminare la carta in controluce per verificare la presenza di un’eventuale filigrana; l’impossibilità di datare la carta mi aveva, sebbene titubante, indotto a non inserire l’opera in Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), ritenendola prodotto dell’inizio del secolo successivo. Il nostro esemplare – in precedenza nella celebre collezione di Fritz Hellwig – è stampato su una carta vergata che reca una filigrana “ancora nel cerchio”. Si tratta di una marca molto diffusa tra le carte italiane del XVI secolo. David Woodward, nel suo studio sulle filigrane riscontrate nella cartografia italiana del XVI secolo identifica ben 24 diverse varianti di questa filigrana, dove l’ancora nel cerchio è associata ad altri elementi quali una stella (di diverse dimensioni e fattura), un trifoglio, un quadrifoglio etc. Il riscontro più antico viene fatto su due carte datate 1538, una proprio di Creta, l’altra di... Very rare map of the island of Crete, without date and editorial indications. This is an anonymous Italian map datable to the early years of the seventeenth century derived from the model of Giovanni Domenico Zorzi of 1538, and like this one shows the famous labyrinth of Knossos. In the cartouche in the lower right corner reads: Creta Isola, volgarmente chiamata Cand[i]a da Candia Citta insigne: anticamente fu chiamata Cidone overo Cidonia. Quest’Isola è dotata quasi di tutti li beni per l’uso humano et è abondantissima, pretiosissimi vini. È situata in mezzo del mar pontico; La cui lunghezza è di 270 miglia; la laghezza di 50; et il circuito di 589; come si legge appresso Strabone Cosmografo, di cui questa fu la Patria. The map is described by Zacharakis as "Italian C type, loose leaf map, measuring 38x28 cm, almost identical to the corresponding ones of Camocio and D. Bertelli, but under a different title and with the decorative addition of many sailing ships around the island" (cf. Zacharakis, De Situ Insulae Cretae, Four centuries of printed cartography of Crete, 1477-1800 (2004), p. 171). For "type C" Zacharakis identifies the third model - in chronological order - of the maps of the island of Crete, the one compiled by Giovanni Domenico Zorzi and printed in Venice by Matteo Pagano in 1538 "The map of Crete published by the printing house of Matteo Pagano is attributed by the literature to the cartographer Giovanni Domenico Zorzi and represents the oldest map printed by the publisher. From the cartographic point of view the work seems to be a derivation, albeit with distortions in morphology, of the Tabula Neoterica Crete sive Candia Insula published in Strasbourg by Martin Waldsemuller in 1513. Remarkable details represented in the map, which has over 250 place names. It is the first map to represent the famous labyrinth of Knossos, depicted in the form of small concentric circles" (cf. S. Bifolco-F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1496-97, table 714). However, as Zacharakis rightly points out, this anonymous map seems to be a faithful replica of the map engraved by Paolo Forlani for the publisher Giovanni Francesco Camocio in 1564, which "constitutes one of the most widespread maps in the sixteenth-century cartographic collections; we have surveyed as many as 38 copies. The map had a second edition in 1584, edited by Donato Bertelli, with small differences in some place names and in the shape of the bays of Chania and Candia, and a third issue, anonymous, probably dating from the end of the sixteenth century" (see S. Bifolco-F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1504-5, table 719). Before today, I have only encountered this very rare work in the sixteenth-century factual collection of the Fondo Corsini, preserved in the Biblioteca Corsiniana in Rome [29.K.1]; a collection contained in a nineteenth-century volume. Being applied on a nineteenth-century support, I have not, therefore, been able to examine the paper against the light to verify the presence of a possible watermark; the impossibility of dating the paper had, although hesitant, induced me not to include the work in Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), considering it a product of the beginning of the following century. Our example - previously in the famous collection of Fritz Hellwig - is printed on a laid paper that bears a watermark "anchor in the circle". This is a very common mark among Italian papers of the 16th century. David Woodward, in his study on watermarks found in Italian cartography of the sixteenth century identifies 24 different variants of this watermark, where the anchor in the circle is associated with other elements such as a star (of different sizes and workmanship), a clover, a four-leaf clover etc.. The oldest match is made on two maps dated 1538, one from Crete, the other from Cyprus, respectively printed by Giovanni Andrea Vavassore and ...
Prima, rarissima, versione della carta dell’Abruzzo Ulteriore del Magini, antecedente alla versione successivamente pubblicata postuma dal figlio Fabio Magini nel L’Italia di Giovanni Antonio Magini, stampato per la prima volta a Bologna nel 1620. Tutte le carte dell’atlante vennero alle stampe prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, che successivamente furono corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva. Tali prove sono rarissime, talvolta reperibili sul mercato, e presentano differenze sostanziali con quelle poi incluse nell’atlante. La differenza maggiore in questa mappa consiste nella mancanza del cartiglio, che verrà poi inserito in basso a destra. La carta deriva direttamente da quella realizzata da Natale Bonifacio nel 1587, rispetto alla quale presenta però meno informazioni. Probabile quindi che il Magini, come per tutte le carte del Regno di Napoli, si ispirò al rilievo ufficiale eseguito dallo studioso nolano Niccolò Antonio Stigliola il collaborazione con il cartografo viterbese Mario Cartaro, che tra il 1583 ed il 1594 ebbero l’incarico di realizzare una grande carta del reame. A sinistra, in alto nel cartiglio, il titolo ABRUZZO ULTERIORE REGIONE DEL REGNO DI NAPOLI. Nel piccolo cartiglio in basso la scala grafica Scala di Miglia dieci Italiane (10 miglia pari a mm 60). Carta priva di orientazione e graduazione ai margini. Gli esemplari di secondo stato recano un piccolo cartiglio con la dedica a Luigi d'Este firmata da Fabio Magini. Incisione in rame, foglio applicato su antico supporto di collezione, lievi difetti ai margini bianchi in basso, nel complesso in buono stato di conservazione. Bibliografia Almagià, L'Italia di Giovanni Antonio Magini e la Cartografia dell'Italia nei secoli XVI e XVII (1922), pp. 73-78, n. 20. First and very rare version of Magini's map of Abruzzo Ulteriore, previous to the one that his son, Fabio, published as a posthumous work in L’Italia di Giovanni Antonio Magini, Bologna, 1620. All the maps of the atlas had been already published before 1620, though in their temporary versions; they were corrected and updated before the final edition. These examples are quite rare, sometimes available on the market, and bear essential differences with those published in the atlas. The main difference about this map is the lack of the cartouche, added later on lower right. The map derives directly from the one realized by Natale Bonifacio in 1587, though here less information are shown. To engrave his plates, Magini called two among the most famous artists of his time: the Belgian engraver Arnorldo Arnoldi and the English Benjamin Wright. Copper engravings, laid on collector's paper, minor imperfections on lower white margins, otherwise in good condition.
In alto al centro, in un cartiglio a forma di nastro, troviamo il titolo: FIORENZA. In alto a sinistra è rappresentato lo stemma della famiglia Medici, a destra quello della città. Lungo il margine inferiore una legenda numerica di 60 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su sei colonne. Segue l’imprint editoriale Claudij duchetti formis. Opera priva di orientazione e scala grafica. Veduta prospettica della città, prima derivazione romana del modello di Francesco Rosselli. È più probabile che il Duchetti replichi la veduta attribuita a Paolo Forlani (1567), ingrandendola e ripetendone gli errori e le deformazioni nei monumenti. Al centro, un cartiglio a nastro con il titolo; nell’angolo a sinistra, uno scudo con lo stemma mediceo, a destra, uno scudo col giglio fiorentino. Sia Tooley che Marcel Destombes, nelle loro opere di ricerca sulla cartografia italiana del '500, confondono l'iscrizione "Mugnone f.", che identifica il nome del fiume, con il nome dell'incisore della lastra, al quale viene erroneamente attribuita. Esemplare nel primo stato di quattro, avanti l’imprint di Giovanni Orlandi. “La lastra fu ereditata da Giacomo Gherardi ed è inserita nel catalogo curato per conto della vedova Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 349 descritta come “Fiorenza in uno foglio reale”). Venne quindi acquisita, nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampò inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel, la cui tiratura, tuttavia, reca ancora la data 1602. Nel catalogo della tipografia del fiammingo, redatto il 27 luglio 1622 dopo la morte dell’editore, le opere di cartografia descritte sotto un’unica voce: “Cosmografia pezzi numero 80.ottanta”. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Possibile quindi l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo riscontrato esemplari” (cfr. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2156-2157). Acquaforte e bulino, circa 1580, impressa su carta vergata coeva con margini, in eccellente stato di conservazione. Rara. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2156-2157, tav. 1099, I/IV; Cartografia Rara (1986): n. 48; Destombes (1970): n. 70; Ganado (1994): VI, n. 107 & p. 212, n. 47; Benevolo (1969): pp. 56-61, tav. VI; Mori-Boffito (1926): pp. 39, 53; Pagani (2012): p. 82; Tooley (1939): n. 206. Rare engraved birds-eye view of Florence, set against the surrounding hill.The view includes the coat of arms of the Medici and Florence in the upper corners, with key to the major buildings in the city. One of the earliest Italian engraved views of Florence. The earliest view is an unique woodcut, 1496-90, now in the Kupferstich Kabinet, Berlin. Both R.V. Tooley and Marcel Destombes, the author of a checklist of maps in the Bibliotheque National in Paris, mistook 'Mugnone f.' identifying the river which flowed past the northern walls of the city, to be the name of the engraver. A fine impression, with nice wide margins.Literature: F. Borroni Salvadori, Carte, piante e stampe storiche delle raccolte Lafreriane della Biblioteca nazionale di Firenze (1980) p. xliv; G. Boffito , A. Mori, Piante e vedute di Firenze (1926) p. 39, [41], and 53; Bella, Cartografia rara ... dalla collezione Franco Novacco (1986) p. 56, no. 48. Cf. Tooley 206; Novacco 4F 219.
Grande carta corografica del Tirolo incisa in rame. L’intera carta è applicata su tela e composta da 20 parti suddivise in 180 segmenti di cm. 19 x 15, così che la misura complessiva è di cm. 230 x 220. Con grandi cartigli decorativi. Esemplare con alcune sezioni leggermente brunite, ma complessivamente ben conservata. L’insieme viene completato da una carta supplementare di cm 58 x 44 che riassume in dimensioni ridotte l’esemplare maggiore. Celebre impresa cartografica; la più affascinante raffigurazione del Tirolo conosciuta come ”Atlas Tyrolensis”. La carta disegnata da Peter Anich e Blasius Hueber costituisce per la sua innovatività un salto evolutivo nella scienza cartografica. In essa sono riunite le caratteristiche di bellezza e decoratività delle vecchie carte assieme alla precisione del rilevamento. E’ considerata come la prima carta topografica unitariamente concepita in Europa. Per ottenere tale qualità e precisione i due “agrimensori” lavorarono a lungo sul campo. Dal momento in cui Maria Teresa d’Austria decise di commissionarne ad Anich la stesura al momento in cui l’incisore viennese J.E. Mannsfeld si ritrovò il materiale definitivo da sistemare, disegnare e trasferire sulle carte, passarono oltre dieci anni. Nel frattempo la vita di Anich si era spenta a causa degli sforzi estremi e delle condizioni climatiche in cui il misuratore aveva dovuto passare forse troppo tempo. L’ottimo risultato raggiunto è dato soprattutto dal felice connubio di attitudini che così si riassume: Anich eccelleva per precisione e per novità dei mezzi usati nella misurazione, Hueber per la capacità plastica di rendere e collezionare per sé e per altri i racconti di viaggio. Alcune delle lettere scritte da Hueber durante il periodo di rilevamento sono esemplari per comprendere questo suo atteggiamento e di grande interesse per la conoscenza delle comunità contadine dell’epoca.
Venezia, presso Vincenzo Formaleoni, in Ruga de’ due Pozzi S.ta Sofia, 1781, 4° legatura in cartonato coevo, tagli spruzzati, frontespizio inciso in rame con vignetta e cornice, e 37 (di 44) belle carte geografiche in calcografia, quasi tutte di grandi dimensioni e più volte ripiegate. Ciascuna carta è accompagnata da un’”illustrazione” testuale impaginata su due colonne con un fregio tipografico al centro (pp. 68 di 78). Sono presenti le seguenti carte: Carta ridotta del globo terreste, Carta dell’isola di Ceylan, Carta dello Stretto della Sonda ed Isole vicine, Carta dell’isola Celebes ov. Macassar, Carta particolare dell’isole Molucche, Carta dell’isole Filippine, I e II, Carta dell’Arcipelago di S.Lazzaro ov. le Isole Marianne, Il paese degli Ottentotti ne’ contorni del Capo di Buona Speranza, Carta della Bassa Guinea tra il Capo Tres Puntas e l’Equatore, Carta delle coste della Guinea dal Capo Verga sino al paese d’Issini, Impero del Monotapa e stati vicini, Carta della Costa d’Oro, CArta dei Regni di Congo Angola e Benquela con li paesi vicini, Carta del Senegal, Carta dell’Isole di Capo Verde, Carta del Golfo del Messico e dell’Isole Antille, Carta della Guyana, Carta della Virginia della baja Chesapeack e paesi vicini, Carta della Carolina e Giorgia, Carta della Baia di Hudson, Carta dell’Acadia Isola Reale e paesi vicini, Carta del corso del fiume di S.Lorenzo dalla foce fin sopra Quebec, Corso del fiume S.Lorenzo nel Canada’, Carta del Golfo di S.Lorenzo e paesi vicini (Isola di Terra Nuova), Carta dell’Isola di San Domingo, Carta dell’Isola della Martinica, Carta dell’Isola della Guadalupa, Carta dell’Isola di Grenada, Prospettiva di Gibilterra (molto bella e grande, con didascalie), Baja di Gibilterra, Carta dell’Isole Maldive, Carta dell’Isola di S.Cristoforo, Carta dell’Isola di Giammaica, Carta dell’Isola di Santa Lucia, Carta dell’Isola della Barbada. Legatura Dorso mancante, piatti molto lenti; frontespizio rifilato ai margini bianchi (per ca. 2 cm. per lato) a filo con la battuta dell’incisione; internamente, piccoli strappi marginali ad alcune carte; una macchia all’”illustrazione della carta dell’Isola di Capo Verde”; lievissime, rare fioriture; ma carta, nel complesso, ancora fresca e ben conservata. Ampi i margini.
Carta geografica dell'Egitto di Paolo Forlani, edita a Venezia nel 1566. La prima carta moderna della zona.Prima versione della carta del Forlani, che replicherà nel 1570 con il titolo La Nuova et copiosa descritione di tutto l'Egitto. In una cartiglio in alto a sinistra, il titolo e la firma: NUOVA ET COPIOSA DESCRITTIONE DI TUTTO L’EGITTO. Pur hora da Paulo Forlani Veronese intagliata in Venetia l’anno 1566. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti Tramontana, Ostro, Levante, Ponente. Carta priva di scala grafica. Graduazione ai margini, di 10’ in 10’ va da 28° 13’ a 32° 30’ lat. e da 56° a 65° long. Questa carta di Paolo Forlani viene considerata la prima carta moderna dell’Egitto. Sebbene non vi sia alcun riferimento specifico alle fonti cartografiche utilizzate, come del resto avviene per altre opere pubblicate da Forlani, appare evidente la sua derivazione dalla grande carta dell’Africa in otto fogli di Giacomo Gastaldi, pubblicata due anni prima di questa, nel 1564. Il dettaglio è nettamente superiore rispetto al presunto modello utilizzato, così come la densità informativa, motivi che fanno pensare all’accesso, da parte di Forlani, a materiale gastaldino inedito relativo a quel territorio. La carta regionale dell’Egitto fu copiata e inserita da Abraham Ortelius nel suo Theatrum Orbis Terrarum. La mappa conosce una ristampa, con la data corretta in 1588, nota solo attraverso l’esemplare alla National Library di Gerusalemme.Acquaforte e bulino, con inusuali ampi margini, in ottimo stato di conservazione. Rara.Bibliografia: Almagià (1927): n. 123; Almagià (1948): n. 25; Borroni Salvadori (1980): n. 131; Christie’s (2004): n. 511; Christie’s Pa (2006): n. 166; De Vries (1981): n. 77; Dzikowski (1940): n. 74; Gallo (1954): C, n. 69; Ganado (1982): n. 53; Italiaanse kaartenmakers (1996): n. 74; Kraus (1972): n. 53; Parke-Bernet (1969): n. 67; Meurer (2002): n. 110; National Maritime Museum (1971): n. 146; Ruge (1904-16): IV, n. 87.35 & n. 88.9; Sotheby’s (1998): n. 166; Tavernari (2014): n. 85; Wieder (1915): p. 29, n. 65; Biasutti (1920): p. 14; Meurer (1991): p. 87; Mostra Bergamo (2016): n. 6; Tooley (1939): n. 193; Tooley (1983): n. 193; Woodward (1990): n. 49; Woodward (1992): n. 40. The first modern printed map of Egypt, by Paolo Forlani, published in Venice in 1566.First version of the Forlani map of Egypt, which will replicate in 1570 under the title La Nuova et copiosa descritione di tutto l'Egitto. The map is derived from the wall map of Africa by Gacomo Gastaldi, that Forlani translated to a printed map in 1562 .Absolutely mysterious reason why Paolo Forlani have the permission to publish this map of Africa, resulting in everything from the manuscript wall map by Giacomo Gastaldi, built in 1549 as a decoration of the Palazzo Ducale in Venice. Karrow states that is possible that Forlani had access, with or without Gastaldi’s approval, to the large map of Gastaldi trought to Tommaso Ravenna, head of the St. Mark's School, who the map is dedicated.Etching and engraving, unusual wide margins, in excellent conditions. Rare.Bibliografia: Almagià (1927): n. 123; Almagià (1948): n. 25; Borroni Salvadori (1980): n. 131; Christie’s (2004): n. 511; Christie’s Pa (2006): n. 166; De Vries (1981): n. 77; Dzikowski (1940): n. 74; Gallo (1954): C, n. 69; Ganado (1982): n. 53; Italiaanse kaartenmakers (1996): n. 74; Kraus (1972): n. 53; Parke-Bernet (1969): n. 67; Meurer (2002): n. 110; National Maritime Museum (1971): n. 146; Ruge (1904-16): IV, n. 87.35 & n. 88.9; Sotheby’s (1998): n. 166; Tavernari (2014): n. 85; Wieder (1915): p. 29, n. 65; Biasutti (1920): p. 14; Meurer (1991): p. 87; Mostra Bergamo (2016): n. 6; Tooley (1939): n. 193; Tooley (1983): n. 193; Woodward (1990): n. 49; Woodward (1992): n. 40.
Raro documento raffigurante l’asedio di Civitella. Nel 1557 la città fu posta d'assedio da parte del francese Duca di Guisa, generale di Enrico II e alleato del papa, Paolo IV; benché feroce e violento, l’assalto non riuscì a espugnare la città,. Proprio in questa guerra, tra Francesi e Spagnoli, Civitella cambiò il suo nome in Civitella del Tronto. La vittoriosa e valorosa resistenza che il popolo della cittadella riuscì a riportare venne ben visto nell'intero Regno, tanto che ai suoi cittadini furono tolti gli oneri fiscali da pagare al Regno, per quarant'anni, e a spese del demanio regio furono restaurati gli edifici e la Fortezza. La mappa viene prodotta a Roma, probabilmente nella bottega di Antonio Salamanca e Antoine de Lafrery, che dal 1553 al 1563 erano soci nella più importante calcografia romana. La lastra viene sicuramente ralizzata in occasione dell’avvenimento, quindi nel 1557, probabilmente commissionata da autorità ecclesiastiche, oppure nel tentativo commerciale dei due editori di produrre un nuvo foglio da immettere nel mercato. La mancata vittoria nell’assedio indusse i due editori a non terminare il lavoro, come dimostrano i numerosi ripensamenti presenti nella lastra e lo spazio bianco in basso a destra, lasciato libero per il titolo e la dedicatoria. Il foglio risulta pertanto in un solo stato e molto raro. Incisione al bulino, rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, pieghe di carta al centro, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Rarissima. Bibliografia: Tooley, p. 25, 154; Borroni Salvadori, 221; Cartografia Rara p. 38, 30. Dimensioni 380x300. A rare document depicting the siege of Civitella. In 1557 the city was assaulted by the French Duke of Guisa, the General of Enrico II and ally of pope Paul IV; though harsh and cruel, the siege could not overcome the city. Precisely after this war between the French and the Spanish, Civitella changed its name into Civitella del Tronto. The triumphant and valiant resistance of the population was much appreciated all over the Reign so that these citizens were allowed not to pay royal taxes for the following forty years and the buildings and the Fortress were repaired with the money of the public royal domain. The map has been published in Rome, very likely in the workshop of Antonio Salamanca and Antoine de Lafrery, who created the most important partnership in Rome between 1553 and 1563. The plate has been no doubt realized to celebrate the event, therefore in 1557, probably commissioned by the ecclesiastic authorities or maybe it was an attempt of the two publishers to create a new piece of work to sell. Since the siege did not succeed, Salamanca and Lafrery did not finished the plate, as the many changes on it and the white space mint for the dedication and title show. Therefore, this work presents only one state, very rare indeed. Engraving, trimmed to platemark and contemporary margins added afterwards, paper folds in the centre, otherwise in excellent condition. Extremely rare. Bibliografia: Tooley, p. 25, 154; Borroni Salvadori, 221; Cartografia Rara p. 38, 30. Dimensioni 380x300.
Rarissima carta della Dalmazia centrale di Martino Rota, nella ristampa seicentesca curata da Stefano Mozzi Scolari, conosciuta sinora solo per l’esemplare della collezione Novacco. Carta senza titolo. In basso a destra troviamo la firma: Martinus Rotta. In basso al centro, nel mare, è disegnata la MESURA DELLE MIGLA, una scala grafica priva di indicazioni, costituita da 3 e 6 unità di miglia, pari a mm 52. Orientazione con una rosa a otto venti nel mare, il nord è in alto. Priva di graduazione ai margini. Esemplare nel terzo stato di tre descritto in Bifolco-Ronca; viene abrasa la firma del Doino, sostituita dall’imprint Stefano Scolari formis in Venetia. Acquaforte e bulino, circa 1570, firmata in lastra in basso al centro-destra. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in eccellente stato di conservazione. “Carta prospettica, priva di data, della Dalmazia centrale che descrive la regione di Split (it. Spalato) qui nella forma italianizzata Spalato. Si tratta di un’innovativa ed importante rappresentazione, in alzato prospettico, che ebbe repliche anche nel secolo successivo. Si estende sulla costa dalla città di Trogir fino ad Omi (Almisa) ed è firmata dal sebenicense Martino Rota. Per analogia con le altre opere del Rota, la carta è databile al 1570 circa. Meurer stabilisce come terminus ante quem della lastra il 1568, quando Martino Rota si trasferisce alla corte imperiale viennese, ma poi si corregge, sostenendo che la collaborazione tra l’incisore e gli editori veneti sia da collocare ben oltre questa data. Secondo Mliinarić la carta – che descrive come datata in lastra - sarebbe stata stampata da Camocio tra il 1558 ed il 1568, ma la teoria ci sembra molto debole, in assenza di elementi che possano corroborarla. L’opera, scarsamente diffusa nelle raccolte cinquecentesche, ebbe due tirature successive per mano degli editori Catarin Doino e Stefano Scolari. Il secondo stato della lastra, a firma Doino, è databile al 1620 circa. Viene descritto da Shirley per l’esemplare conservato nella raccolta fattizia della British Library [Maps C.7. e 3.(1)]. Altri esemplari censiti sono quelli alla Newberry Library e alla Bibliothèque Nationale. Una terza stesura della lastra viene stampata da Stefano Scolari verso la metà del XVII secolo. Illustrata nel catalogo della collezione Novacco, viene descritta già da Almagià”. (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 1370. Martino Rota (Sebenico 1520 – Venezia 1583) era un incisore e editore di Sebenico, attivo a Venezia, Vienna e Praga. La prima opera datata risale al 1558. Probabilmente lavorò a Venezia fino al 1572. Lastre del 1571/2, con soggetti relativi alla vittoria sui Turchi, a Lepanto, sembra siano state realizzate a Venezia. A Vienna, realizzò ritratti tra il 1573 e il 1576, accreditato alla corte di Massimiliano II. Si trasferì a Praga nel 1580. A Venezia le sue lastre vennero pubblicate da Luca Guarinoni, Luca e Ferrando Bertelli, Giovanni Francesco Camocio, Giovanni Mastini, Benedetto Stefani, Claudio Duchetti, Nicolò Nelli e Bolognino Zaltieri. Stefano Mozzi Scolari era un disegnatore, incisore e editore bresciano, attivo a Venezia dal 1644 al 1687. La sua bottega era una delle migliori calcografie veneziane del ‘600. Esercitò l’arte delle stampe e del commercio di carte geografiche a S. Zulian all’insegna delle Tre Virtù. Si servì dei rami di Bertelli, Valegio e Van Aelst. Curò anche le ristampe di importantissime carte quali la Lombardia del Gastaldi, e le carte dell’Italia di Greuter e Magini. Magnifico esemplare, appartenuto alla collezione di Fritz Hellwig. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): pp. 1370-1371, tav. 625, III/III; Almagià (1929): p. 40, n. 1; Borroni Salvadori (1980): n. 205; Cartografia Rara (1986): n. 39; Meurer (2002): n. 50; Mliinarić (2011): pp. 77-78, tav. 3 &4; ... A very rare map of central Dalmatia by Martino Rota, in the seventeenth-century reprint edited by Stefano Mozzi Scolari, known so far only from the example in the Novacco collection. Untitled map. In the lower right corner we find the signature: Martinus Rotta. Bottom center, in the sea, is drawn the MESURA DELLE MIGLA, a graphic scale without indications, consisting of 3 and 6 units of miles, equal to mm 52. Orientation with an eight-wind rose in the sea, north is at the top. Devoid of graduation in the margins. Exampelin the third state of three described in Bifolco-Ronca; Doino's signature is abraded, replaced by the imprint Stefano Scolari formis in Venetia. Etching and engraving, circa 1570, signed in plate lower center-right. Magnificent proof, impressed on coeval laid paper, with margins, in excellent condition. “Carta prospettica, priva di data, della Dalmazia centrale che descrive la regione di Split (it. Spalato) qui nella forma italianizzata Spalato. Si tratta di un’innovativa ed importante rappresentazione, in alzato prospettico, che ebbe repliche anche nel secolo successivo. Si estende sulla costa dalla città di Trogir fino ad Omi (Almisa) ed è firmata dal sebenicense Martino Rota. Per analogia con le altre opere del Rota, la carta è databile al 1570 circa. Meurer stabilisce come terminus ante quem della lastra il 1568, quando Martino Rota si trasferisce alla corte imperiale viennese, ma poi si corregge, sostenendo che la collaborazione tra l’incisore e gli editori veneti sia da collocare ben oltre questa data. Secondo Mliinarić la carta – che descrive come datata in lastra - sarebbe stata stampata da Camocio tra il 1558 ed il 1568, ma la teoria ci sembra molto debole, in assenza di elementi che possano corroborarla. L’opera, scarsamente diffusa nelle raccolte cinquecentesche, ebbe due tirature successive per mano degli editori Catarin Doino e Stefano Scolari. Il secondo stato della lastra, a firma Doino, è databile al 1620 circa. Viene descritto da Shirley per l’esemplare conservato nella raccolta fattizia della British Library [Maps C.7. e 3.(1)]. Altri esemplari censiti sono quelli alla Newberry Library e alla Bibliothèque Nationale. Una terza stesura della lastra viene stampata da Stefano Scolari verso la metà del XVII secolo. Illustrata nel catalogo della collezione Novacco, viene descritta già da Almagià”. (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 1370. Martino Rota (Sibenik 1520 - Venice 1583) was an engraver and publisher from Sibenik, active in Venice, Vienna and Prague. The earliest dated work is from 1558. He probably worked in Venice until 1572. Plates from 1571/2, with subjects related to the victory over the Turks, at Lepanto, appear to have been made in Venice. In Vienna, he made portraits between 1573 and 1576, credited to the court of Maximilian II. He moved to Prague in 1580. In Venice his plates were published by Luca Guarinoni, Luca and Ferrando Bertelli, Giovanni Francesco Camocio, Giovanni Mastini, Benedetto Stefani, Claudio Duchetti, Nicolò Nelli, and Bolognino Zaltieri. Stefano Mozzi Scolari was a Brescian draughtsman, engraver and publisher, active in Venice from 1644 to 1687. His workshop was one of the best Venetian chalcographers of the 1600s. He practiced the art of printing and trading maps in S. Zulian all’insegna delle Tre Virtù. He made use of the plates of Bertelli, Valegio and Van Aelst. He also edited reprints of such important maps as Gastaldi's Lombardia, and Greuter and Magini's maps of Italy. Magnificent example belonged to the collection of Fritz Hellwig. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): pp. 1370-1371, tav. 625, III/III; Almagià (1929): p. 40, n. 1; Borroni Salvadori (1980): n. 205; Cartografia Rara (1986): n. 39; Meurer (2002): n. 50; Mliinarić (2011): pp. 77-78, tav. 3 &4; Novak (2005): p. 92, fig. 3; Shirley (2004): p. 393, ...
Anonima veduta prospettica di Rodi, priva di data ed indicazioni editoriali. In alto al centro, in un nastro, il titolo: RODI. Opera priva di orientazione e scala grafica. Acquaforte e bulino, magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, tracce di antica coloritura, in perfetto sato di conservazione.L’opera sembra essere una riduzione del modello introdotto da Bernhard von Breydenbach nel Peregrinatio in Terram Sanctam (Mainz 1486). Come giustamente nota la Borroni, questa incisione appare particolarmente più accurata, oltre che di formato maggiore, rispetto alle analoghe vedute della città pubblicate da Bertelli, Camocio e Pinargenti. L’incisione è di estrema rarità; oltre all’esemplare descritto da Borroni (Nazionale di Firenze) e quello dell’atlante di Alessandro d’Este (Estense di Modena), ne abbiamo censito solamente uno alla Bibliothèque Nationale ed un altro in una collezione privata romana. Non sono note ristampe.Magnifico esemplare di questa rarissima veduta prospettica di Rodi. Anonymous perspective view of Rhodes, with no date and editorial indications. A Lafreri school engraving, known in 3 examples.At the top center, the title: RODI. Without orientation and graphic scale.Etching and engraving, magnificent proof, printed on contemporary laid paper, trimmed to copperplate, traces of ancient coloring, very good condition.The work appears to be a reduction of the model introduced by Bernhard von Breydenbach in the Peregrinatio in Terram Sanctam (Mainz 1486). As Borroni rightly notes, this work appears to be particularly more accurate, as well as of a larger format, than the analogous views of the city published by Bertelli, Camocio and Pinargenti.The view is extremely rare; in addition to the example described by Borroni (Biblioteca Nazionale of Florence) and that of the atlas of Alessandro d'Este (Biblioteca Estense of Modena), we have only recorded one at the Bibliothèque Nationale de France. There are no known reprints.Magnificent example of this very rare perspective view of Rhodes. Borroni Salvadori (1980): n. 243; Tavernari (2014): n. 114.
In alto a destra, in un cartiglio, troviamo il titolo: FERRARA. Nell’angolo superiore sinistro è rappresentato lo stemma di Clemente VIII. In basso a sinistra, in un cartiglio a forma di basamento di colonna, la dedica: All’ill.mo e Rever mo Sig re e Pat ne Col mo il S r Cardi le S giorgio Grande e la virtu del disengno Poiche puo Rappresentarci Avanti a gli occhi anco le cose lo[n]tane con la forza sua mi trovo haver Ritratto La cita di Ferrara Ricuperata hoggi felicimente da N.S. Clemente Ottavo A.S. chiesa onde per segno de la devotion mia la Dedico A. V.S. ill ma scusandomi della Piccolezza del doNo e pregandolae Prosperita Conforme a suoi Nobilissimi pensieri in Roma a di 29 di Gennaro 1598 D.V.S, ill ma e Rever ma Devoti mo et humil mo servitore Gerolamo dinovo. A destra del basamento si legge: La ciTa di Ferrara è situata per latitudine G di 43 Per longitudine Gradi 33 Rivista dil S.Gioseppe Capocacia. Pianta prospettica della città incisa da Girolamo Dinovo e, come dichiarato nella tavola, “rivista” da Giuseppe Capocaccia. Si tratta della più antica rappresentazione prospettica di Ferrara dalla quale derivano tutte le successive fino al nuovo rilievo di Andrea Bolzoni (1647). La pianta fu realizzata in occasione della devoluzione del ducato di Ferrara alla S. Sede, nel gennaio del 1598; in alto a sinistra reca, infatti, lo stemma di papa Clemente VIII, al secolo Ippolito Aldobrandini, celebrato per aver recuperato il ducato allo Stato pontifico. In basso a destra, la dedica al cardinale Giovanni Francesco Blandrate di S. Giorgio.Il primo stato della lastra, avanti l’indirizzo dell’Orlandi e la data 1602, è sconosciuto a tutti i repertori consultati sulla città di Ferrara; ne consegue che la tavola successiva, di Matteo Florimi, che è una chiara e puntuale derivazione di questa, ne venga considerata il prototipo. Benevolo, nel descrivere la copia del Florimi, sottolinea che l’orientamento è scelto in modo tale che la città medievale, con l’asse est-ovest rettificato e disposto in orizzontale, serva da basamento alla città moderna, l’Addizione Erculea. La proiezione obliqua, aumentando la scala degli edifici più densi in primo piano e diminuendo quella degli edifici più radi nello sfondo, rende prospetticamente uniformi le due zone, e presenta l’immagine di una città unitaria, sebbene non riproduca fedelmente la realtà. Il fiume che corre nella parte inferiore, è solo uno dei bracci secondari del Po, che in questo punto si bifora per perdersi nelle valli costiere; ma nell’alto medioevo era uno dei bracci principali, e lungo il suo argine si è formato il primo nucleo della città. La lastra, stampata a Roma come enunciato nel cartiglio, non reca indicazioni editoriali. Probabilmente fu edita da Giacomo Gherardi, erede e successore della calcografia di Claudio Duchetti. Che la lastra fosse appartenuta al Gherardi è dimostrato dalla presenza dell’opera nel catalogo della vedova dell’editore, Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 424 descritta come “la Citta di Ferrara”). La matrice venne acquisita, nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampò inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel. Giuseppe Capocaccia è forse da identificarsi con il matematico e ingegnere militare di Senigallia che lavorò al servizio di Filippo IV. Girolamo Dinovo o Di Novo, cartografo attivo nel XVI secolo, conosciuto per la carta senza titolo raffigurante il territorio di Ferrara. Del Dinovo, Almagià (1922, p. 25) cita anche una pianta di Ferrara edita a Roma nel 1598. Giacomo Gherardi è stampatore, tipografo e editore originario di Carmagnola, in Piemonte. Attivo a Roma, lavorò per Lorenzo Vaccari e poi per Claudio Duchetti. Nel 1589 fu descritto come “dominus lacobus Gerardus venditor imaginum nella regione Parionis”. La sorella di Gherardi, Margherita, sposò Clau... At the top right, in a cartouche, we find the title: FERRARA. In the upper left corner is represented the coat of arms of Clement VIII. In the lower left corner, in a cartouche in the form of a column base, the dedication: All'ill.mo e Revermo Sig re e Pat ne Col mo il S r Cardi le S giorgio Grande e la virtu del disengno Poiche può Rappresentarci Avanti a gli occhi anco le cose lo[n]tane con la forza sua mi trova haver Ritratto La cita di Ferrara Ricuperata hoggimente felicimente da N. S Clemente Ottavo A.S. chiesa onde per segno de la segno di Ferrara. S. Clemente Ottavo A.S. church onde per segno de la devotion mia la Dedico A. V.S. ill ma scusandomi della Piccolezzazza del doNo e pregandolae Prosperita Conforme a suoi Nobilissimi pensieri in Roma a di 29 di Gennaro 1598 D.V.S, ill ma e Rever ma Devoti mo et humil mo servitore Gerolamo dinovo. To the right of the base we read: La ciTa di Ferrara è situata per latitudine G di 43 Per longitudine Gradi 33 Rivista dil S.Gioseppe Capocacia. Perspective plan of the city engraved by Girolamo Dinovo and, as stated in the table, "revised" by Giuseppe Capocaccia. This is the oldest representation of Ferrara from which all the subsequent ones derive until the new relief by Andrea Bolzoni (1647). The plan was made on the occasion of the devolution of the Duchy of Ferrara to the Santa Sede, in January 1598. At the top left is the coat of arms of Pope Clement VIII, born Ippolito Aldobrandini, celebrated for having recovered the Duchy to the Papal States. The first state of the plate, in front of the address of Orlandi and the date 1602, is unknown to all the repertories consulted on the city of Ferrara; it follows that the next plate, by Matteo Florimi, which is a clear and precise derivation of this one, is considered the prototype. Benevolo, in describing the copy by Florimi, underlines that the orientation was chosen so that the medieval city, with its east-west axis straightened and placed horizontally, would serve as a base for the modern city, the Addizione Erculea. The oblique projection, by increasing the scale of the denser buildings in the foreground and decreasing that of the sparser buildings in the background, makes the two areas uniform in perspective, and presents the image of a unitary city, although it does not faithfully reproduce reality. The river that runs in the lower part, is only one of the secondary arms of the Po, that in this point bifurcates to get lost in the coastal valleys; but in the high Middle Ages it was one of the main arms, and along its bank was formed the first nucleus of the city. The plate, printed in Rome as stated in the cartouche, does not bear editorial indications. It was probably edited by Giacomo Gherardi, heir and successor to the chalcography of Claudio Duchetti. That the plate belonged to Gherardi is demonstrated by the presence of the work in the catalog of the widow of the publisher, Quintilia Lucidi, dated October 17-19, 1598 (n. 424 described as “la Citta di Ferrara”). The plate was acquired, in 1602, by Giovanni Orlandi who reprinted it unchanged with the addition of his own imprint. In 1614, when Orlandi moved to Naples, the plate was bought by Hendrick van Schoel. Giuseppe Capocaccia is perhaps to be identified with the mathematician and military engineer of Senigallia who worked in the service of Philip IV. Girolamo Dinovo or Di Novo, cartographer active in the sixteenth century, known for the untitled map depicting the territory of Ferrara. Giacomo Gherardi was a printer, typographer and publisher from Carmagnola, in Piedmont. Active in Rome, he worked for Lorenzo Vaccari and then for Claudio Duchetti. In 1589 he was described as "dominus lacobus Gerardus venditor imaginum in the region Parionis". Gherardi's sister, Margherita, married Claudio Duchetti. After Claudio's death in 1585, Gherardi was supposed to run the print shop business until Duchetti's son turned 18; if the child died Gherardi would inherit it. Howev...
In alto a destra, con caratteri grandi sotto il bordo superiore, è inciso il titolo BONONIA. Sempre in alto a destra è disegnato lo stemma della città. Lungo il margine inferiore, distribuita su quattordici colonne, una legenda alfanumerica con 179 rimandi (A-N e 1-168) a luoghi e monumenti notabili. Nell’ultimo riquadro, all’angolo inferiore destro, si legge: Vero ritratto dela Citta de bologna co tutti gli nomi dele cose principali di essa como Al presente si ritrova per claudio duchetto Nepote di Ant: lafreri 1582. La pianta della città di Bologna, incisa da Ambrogio Brambilla per l’editore Claudio Duchetti, rappresenta la prima derivazione dell’opera di Agostino Carracci (1581) disegnata su diretta commissione del cardinale Gabriele Paleotti (Bologna 1522 - Roma 1597), arcivescovo di Bologna dal 1566. La legenda alfanumerica incisa nella parte bassa della tavola deriva dal prototipo della cartografia cinquecentesca bolognese, e lo stemma della città è inserito nella parte alta della tavola. Sono delineati e localizzati chiaramente gli edifici religiosi, sia quelli all’interno del perimetro romano (San Pietro e San Petronio) che quelli all’esterno (Santo Stefano, San Procolo e SS. Naborre e Felice). L’opera del Duchetti fu presto replicata da Fransz Hogenberg, che ne incise una derivazione molto simile per il quarto volume del Civitates Orbis Terrarum realizzato in collaborazione con Georg Braun (Anversa, 1590 circa). Ambrogio Brambilla, nato a Milano, visse nella città per alcuni anni e, in quanto membro dell’Accademia milanese della Val di Bregn, compose poesie in dialetto che firmava con lo pseudonimo Or Compà Borgnin. Il Brambilla è però più conosciuto per la sua attività di incisore al bulino e all’acquaforte, a cui si dedicò a Roma nell’ultimo ventennio del XVI secolo, dove nel 1579 risulta iscritto alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon. La sua produzione venne pubblicata in gran parte da Claudio Duchetti e, anche, da Nicola van Aelst. Esemplare nel primo stato di tre, avanti l’indirizzo di Giovanni Orlandi. Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, piccolo restauro perfettamente eseguito lungo il margine superiore, per il resto in perfetto stato di conservazione. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2126-2127, tav. 1178bis, I/III; Benevolo (1969): pp. 47-51, tav. III; Brighenti (1979): n. 16; Comelli (1914): p. 44; L’Immagine delle città italiane (1998): p. 129, n. 4; Tooley (1939): n. 139. In the upper right corner, in large letters below the top edge, is engraved the title BONONIA. Also at the top right is drawn the coat of arms of the city. Along the lower margin, distributed on fourteen columns, an alphanumeric legend with 179 references (A-N and 1-168) to notable places and monuments. In the last square, at the lower right corner, reads: Vero ritratto dela Citta de bologna co tutti gli nomi dele cose principali di essa como Al presente si ritrova per claudio duchetto Nepote di Ant: lafreri 1582. The map of the city of Bologna, engraved by Ambrogio Brambilla for the publisher Claudio Duchetti, represents the first derivation of the work of Agostino Carracci (1581) drawn on direct commission of Cardinal Gabriele Paleotti (Bologna 1522 - Rome 1597), archbishop of Bologna since 1566. The alphanumeric legend engraved in the lower part of the table derives from the prototype of sixteenth-century Bolognese cartography, and the coat of arms of the city is inserted in the upper part of the plate. The religious buildings are clearly delineated and located, both those within the Roman perimeter (San Pietro and San Petronio) and those outside (Santo Stefano, San Procolo and SS. Naborre and Felice). Duchetti's work was soon replicated by Fransz Hogenberg, who engraved a very similar derivation for the fourth volume of the Civitates Orbis Terrarum produced in collaboration with Georg Braun (Antwerp, circa 1590). Ambrogio Brambilla, born in Milan, lived in the city for several years and, as a member of the Milanese Academy of Val di Bregn, composed poems in dialect that he signed with the pseudonym Or Compà Borgnin. Brambilla, however, is best known for his activity as a burin and etching engraver, to which he dedicated himself in Rome in the last twenty years of the sixteenth century, where in 1579 he was enrolled in the Congregazione dei Virtuosi at the Pantheon. His production was published in large part by Claudio Duchetti and, also, by Nicola van Aelst. Example in the first state of three, ahead of the address of Giovanni Orlandi. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, small restoration perfectly executed along the upper margin, otherwise in perfect condition. Rare. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2126-2127, tav. 1178bis, I/III; Benevolo (1969): pp. 47-51, tav. III; Brighenti (1979): n. 16; Comelli (1914): p. 44; L’Immagine delle città italiane (1998): p. 129, n. 4; Tooley (1939): n. 139.
Circoscrizione delle Province Ecclesiastiche e Diocesi negli Stati della Santa Sede Napoli 1852 – Eseguita sotto la direzione di Benede[tt]o Marzolla. Carta manoscritta, a inchiostro nero ed acquerello, raffigurante le provincie ecclesiastiche dello Stato Pontificio, in scala 1:1 200 000, eseguita sotto la direzione di Benedetto Marzolla. Realizzata a Napoli nel 1852. La carta è pubblicata nella recente ed accurata bibliografia su Benedetto Marzolla curata da Vladimiro Valerio Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell’800 Europeo, catalogo della mostra tenutasi a Brindisi nel 2008. Marzolla, autore di importanti atlanti sulle provincie del Regno di Napoli, è anche autore di diverse carte sulle Circoscrizioni Ecclesiastiche nel Regno delle Due Sicilie, pubblicate postume, nello stesso anno della morte (1858) a Napoli nello Stabilimento Geografico diretto da Luigi Manzella. Il presente manoscritto non fu poi tradotto a stampa da Manzella, che probabilmente – come recita anche il titolo delle stesse carte – si limitò a realizzare un atlante ecclesiastico del solo Regno. Tuttavia, la carta in questione ricalca fedelmente quella che compare, solo sei anni dopo e sempre nel 1858, in un altro rarissimo atlante ecclesiastico curato da Girolamo Petri, L’Orbe Cattolico ossia Atlante Geografico Storico Ecclesiastico Opera del Commendatore Girolamo Petri Officiale minutante della segreteria di Stato, stampato a Roma nel 1858/59. Petri nacque ad Onano il 21 marzo 1806; avvocato, divenne minutante alla Segreteria di Stato nel 1847. Per il suo Orbe Cattolico egli dichiara di aver “attinto a fonti attendibili”, probabilmente proprio fornite dalla Segreteria di Stato. La carta manoscritta in oggetto viene esattamente replicata nell’Orbe Cattolico (Tav. V del volume terzo); sono identiche le dimensioni, il titolo – qui in alto mentre nella carta del Petri è sulla destra. Il lettering è diverso e nella carta dell’Orbe Cattolico non compaiono le coste della Dalmazia e quelle di Corsica e Sardegna. Si può presumere che la Segreteria di Stato commissionò al Marzolla un atlante ecclesiastico e che altre – se non tutte - tavole dell’Orbe Cattolico furono disegnate dal cartografo brindisino. Benedetto Marzolla fu disegnatore topografo e litografo; geografo e cartografo; membro della Commissione di statistica presso il Ministero dell'Interno. Personaggio di grandissimo rilievo nella cartografia napoletana ed italiana del XIX secolo, Marzolla ottenne in vita pubblici riconoscimenti ed attestati per la produzione cartografica di altissima qualità. La sua notorietà si è lentamente dissolta dopo la morte; va tuttavia osservato che solo la mancanza di uno spiccato coinvolgimento politico in senso risorgimentale e di una valenza letteraria nella sua opera non lo hanno reso famoso come i contemporanei Francesco Costantino Marmocchi (1805-1858) e Attilio Zuccagni-Orlandini (1783-1872), con i quali può certamente confrontarsi. I progetti culturali didattici e editoriali di Marzolla furono e rimangono di straordinaria modernità; egli inventò, è il caso di dire, un nuovo modo di intendere e di disegnare la carta geografica, fornendo una visione assolutamente originale della comunicazione dei dati geografici attraverso la combinazione di testo e immagine. Con tale operazione, egli riuscì a fondere in un'unica opera, storia, geografia, economia, statistica e cartografia, raggiungendo un equilibrio grafico di rara efficacia (cfr. V. Valerio, Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell'800 Europeo, Brindisi 2008). Bell’esemplare con piccoli difetti all’angolo inferiore sinistro, leggere ossidazioni ed una macchia nell’angolo superiore, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Bibliografia V. Valerio, Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell’800 Europeo (2008), p. 37, fig. 24. Circoscrizione delle Province Ecclesiastiche e Diocesi negli Stati della Santa Sede Napoli 1852 – Eseguita sotto la direzione di Benede[tt]o Marzolla. Carta manoscritta, a inchiostro nero ed acquerello, raffigurante le provincie ecclesiastiche dello Stato Pontificio, in scala 1:1 200 000, eseguita sotto la direzione di Benedetto Marzolla. Realizzata a Napoli nel 1852. La carta è pubblicata nella recente ed accurata bibliografia su Benedetto Marzolla curata da Vladimiro Valerio Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell’800 Europeo, catalogo della mostra tenutasi a Brindisi nel 2008. Marzolla, autore di importanti atlanti sulle provincie del Regno di Napoli, è anche autore di diverse carte sulle Circoscrizioni Ecclesiastiche nel Regno delle Due Sicilie, pubblicate postume, nello stesso anno della morte (1858) a Napoli nello Stabilimento Geografico diretto da Luigi Manzella. Il presente manoscritto non fu poi tradotto a stampa da Manzella, che probabilmente – come recita anche il titolo delle stesse carte – si limitò a realizzare un atlante ecclesiastico del solo Regno. Tuttavia, la carta in questione ricalca fedelmente quella che compare, solo sei anni dopo e sempre nel 1858, in un altro rarissimo atlante ecclesiastico curato da Girolamo Petri, L’Orbe Cattolico ossia Atlante Geografico Storico Ecclesiastico Opera del Commendatore Girolamo Petri Officiale minutante della segreteria di Stato, stampato a Roma nel 1858/59. Petri nacque ad Onano il 21 marzo 1806; avvocato, divenne minutante alla Segreteria di Stato nel 1847. Per il suo Orbe Cattolico egli dichiara di aver “attinto a fonti attendibili”, probabilmente proprio fornite dalla Segreteria di Stato. La carta manoscritta in oggetto viene esattamente replicata nell’Orbe Cattolico (Tav. V del volume terzo); sono identiche le dimensioni, il titolo – qui in alto mentre nella carta del Petri è sulla destra. Il lettering è diverso e nella carta dell’Orbe Cattolico non compaiono le coste della Dalmazia e quelle di Corsica e Sardegna. Si può presumere che la Segreteria di Stato commissionò al Marzolla un atlante ecclesiastico e che altre – se non tutte - tavole dell’Orbe Cattolico furono disegnate dal cartografo brindisino. Benedetto Marzolla fu disegnatore topografo e litografo; geografo e cartografo; membro della Commissione di statistica presso il Ministero dell'Interno. Personaggio di grandissimo rilievo nella cartografia napoletana ed italiana del XIX secolo, Marzolla ottenne in vita pubblici riconoscimenti ed attestati per la produzione cartografica di altissima qualità. La sua notorietà si è lentamente dissolta dopo la morte; va tuttavia osservato che solo la mancanza di uno spiccato coinvolgimento politico in senso risorgimentale e di una valenza letteraria nella sua opera non lo hanno reso famoso come i contemporanei Francesco Costantino Marmocchi (1805-1858) e Attilio Zuccagni-Orlandini (1783-1872), con i quali può certamente confrontarsi. I progetti culturali didattici e editoriali di Marzolla furono e rimangono di straordinaria modernità; egli inventò, è il caso di dire, un nuovo modo di intendere e di disegnare la carta geografica, fornendo una visione assolutamente originale della comunicazione dei dati geografici attraverso la combinazione di testo e immagine. Con tale operazione, egli riuscì a fondere in un'unica opera, storia, geografia, economia, statistica e cartografia, raggiungendo un equilibrio grafico di rara efficacia (cfr. V. Valerio, Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell'800 Europeo, Brindisi 2008). Bell’esemplare con piccoli difetti all’angolo inferiore sinistro, leggere ossidazioni ed una macchia nell’angolo superiore, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Bibliografia V. Valerio, Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell’800 Europeo (2008), p. 37, fig. 24.