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In Folio, (mm 540x340); fascinoso frontespizio con figure allegoriche, disegnato da G. de Lairesse e inciso da Jac. Baptist delineato da Phil. Tideman. Raffigura in primo piano al centro un angelo con tromba che porta il titolo su di uno stendardo, Nettuno emerge dalle acque e si appoggia al globo terracqueo, Europa è una elegante donna su un carro con due leoni al fianco, due putti accedono ai primi rudimenti di cartografia, sullo sfondo atlante regge il mondo. 51 carte geografiche a doppio foglio incise in rame finemente colorate d'epoca (una ripiegata), indice con aggiunta manoscritta della carta della Catalogna. Legatura moderna in piena pelle marezzata, dorso con sette nervi e scomparti riccamente decorati con piccoli ferri, titolo impresso in oro su tassello in marocchino rosso fregi in oro.<BR><BR>Attraente atlante olandese di fine secolo che raccoglie le consuete carte geografiche dei vari stati europei, due mappamondi, quattro continenti, una carta del mondo fantastico 'Schlaraffenland'. La carta della Catalogna è elencata in indice manoscritta a inchiostro bruno. Gli autori della carte sono vari e autorevoli: Janssonius, Nic. Visscher, Danckerts, De Wit, Van Keulen, Ottens, Hondius, Valk, e lo stesso Peter Schenk. Come di consueto e come cita Koeman, Vol III, p. 115, gli atlanti di Schenk sono atlanti compositi e quindi tutti diversi nel numero delle carte, tranne quello in prima edizione che ha 27 carte.<BR>La famiglia Schenk, il cui capostipite fu Pieter, fu leader del mercato olandese nella prima metà del Settecento. Pieter Schenk nacque in Germania, ma si traferì ad Amsterdam dove fu allievo di Gerard Valck di cui sposò la sorella. Le due famiglie a lungo furono in società come editori e venditori di stampe, libri, carte geografiche e globi. Bell'esemplare. Koeman, Vol III, p. 115.<BR>
Acquaforte e bulino, due fogli uniti per una misura complessiva di mm 440x600. Incisa dall’olandese Henricus Hornius, questa carta è conosciuta attraverso le edizione di Duchetti (1579) e questa ristampa di Pietro De Nobili, priva di data ma riconducibile al periodo 1580-85. Si tratta di una fedele replica del modello di Giacomo Gastaldi. In basso a destra in una targa ornata con fregi Il disegno della Geografia moderna de tutta la parte dell’Africa j confini della quale stanno in questo modo. da ponente il mar’oceano Computate l’isole di capo Verde et le canarie da Tramontana il stretto de Gibilterra et il mare mediterraneo, da Siroco una linea che principia a feramida in sino al Sues et dal Sues per il mare Rosso da Levante il mare oceano inclutendo l’isola di S.to lorenzo insino al capo di Bona speranza dall’ ostro il mare oceano, Graduata in longhezza et in larghezza. Seguono l'imprint editoriale e la firma dell'incisore: Claudio ducheto exc. Lanno. 1579. Henricus honius Harlemensis sculpsit.A destra nel mare una rosa di trentadue venti, con indicati con la lettera iniziale i quattro venti principali e quattro mezzi venti, il nord in alto. Carta priva di scala grafica. Graduazione ai margini di grado in grado per la latitudine da 42° lat. nord a 40° lat. sud; per la longitudine da 3° a 115°, sull’equatore da 4° 30’ a 114°. La grande carta murale in dell’Africa del Gastaldi, incisa e pubblicata dal suo fidato collaboratore Fabio Licinio, rappresenta probabilmente la prima edizione ufficiale e autorizzata della carta del continente. Sebbene sia edita solo nel 1564 con il privilegio del Senato della Repubblica, e quindi cronologicamente segua le due mappe di Paolo Forlani (1562 e 1563), si suppone sia stata realizzata alcuni anni prima, e pubblicata nel 1564 per dedicarla a Massimiliano II di Asburgo (1527-1576), proclamato in quell’anno anno Re del Sacro Romano Impero. Le fonti cartografiche dell’opera sono abbastanza complesse e comprendono le precedenti mappe preparate dal Gastaldi stesso per la sua Geografia di Tolomeo (1548), la carta murale dipinta a Palazzo Ducale (1549) e le carte preparate per la Navigationi et Viaggi del Ramusio (1550). Le notizie topografiche vennero attinte dalla stessa opera del Ramusio, come pure dalle relazioni di viaggio di Francisco Alvares (1540) e Joao de Barros (1552). La mappa del Gastaldi costituisce la più importante carta a stampa del continente del secolo, e rappresenta il modello cartografico di tutta la produzione a stampa. La mappa di Duchetti è di incredibile rarità; ne abbiamo censiti nelle raccolte pubbliche pubbliche di tutto il mondo solo due esemplari di secondo stato, a Malta, Public Library ed a Johannesburg, Public Library. Magnifico esemplare del secondo stato, con l'imprint di Pietro de Nobili, stampata verso il 1585-86, con margini, in perfetto stato conservativo. Etching and engraving, printed on two sheets joined, for an overall measure of 440x600 mm.Engraved - aftre the Giacomo Gastaldi's wall map - by the Dutch Henricus Hornius, this map is known through the edition by Duchetti (1579) and this second state by Pietro de Nobili.The work is extremely rare; we have identified only two examples of the second state, kept in the National Library - Malta, and in Johannesburg Public Library. At bottom right, in a frame, the title: 'Il disegno della Geografia moderna de tutta la parte dell’Africa j confini della quale stanno in questo modo. da ponente il mar’oceano Computate l’isole di capo Verde et le canarie da Tramontana il stretto de Gibilterra et il mare mediterraneo, da Siroco una linea che principia a feramida in sino al Sues et dal Sues per il mare Rosso da Levante il mare oceano inclutendo l’isola di S.to lorenzo insino al capo di Bona speranza dall’ ostro il mare oceano, Graduata in longhezza et in larghezza. Claudio ducheto exc. Lanno. 1579. Henricus honius Harlemensis sculpsit.'Nord at top; in the sea, at right, a compass rose with 32 winds; without graphic scale. Gastaldi's large wall map of Africa, engraved and published by his trusted collaborator Fabio Licinio, probably represents the first official and authorized edition of the map of the continent. Although it was only published in 1564 with the privilege of the Senate of the Republic, and therefore chronologically follows the two maps by Paolo Forlani (1562 and 1563), it is assumed to have been created a few years earlier and published in 1564 to dedicate it to Maximilian II of Hapsburg (1527-1576), proclaimed King of the Holy Roman Empire in that year. The cartographic sources of the work are quite complex and include the previous maps prepared by Gastaldi himself for his Geografia di Tolomeo (1548), the wall map painted in the Ducal Palace (1549) and the maps prepared for the Navigationi et Viaggi del Ramusio (1550). The topographical information was drawn from the same work of Ramusio, as well as from the travel reports of Francisco Alvares (1540) and Joao de Barros (1552). Gastaldi's map constitutes the most important printed map of the continent of the century, and represents the cartographic model for all printed production. Magnificent example of the second state, with the imprint of Pietro De Nobili, undated but realted to the years 1585-86, with margins, mint condition. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 444-445, tav. 97, II/II; Edwards (1933): n. 56; Ganado (1994): VI, n. 54; Karl & Faber (1932): n. 21; Beans (1935): n. 14; Biasutti (1920): p. 51; Betz (2007): n. 19; Caraci (1927): n. 3
Acquaforte e bulino, due fogli uniti per una misura complessiva di mm 450x595, impressa su carta vergata coeva con filigrana "scudo con lettera M e stella" (Woodward 314-331), con ampli margini, in eccellente stato di conservazione.Magnifico esemplare di primo stato, avanti l'inidrizzo di Giovanni Orlandi, conosciuto attraverso soli 15 esemplari conservati nelle raccolte pubbliche di tutto il mondo (cfr. Bifolco-Ronca, p. 1110).In alto al centro, lungo il bordo superiore, è inciso il titolo: HISPANIAE DESCRIPTIO. In basso a destra, in un cartiglio con i bordi ornati, si legge: Hispania quae & Iberia in ulteriore[m] dividit[ur] ac citeriorem: illa provincias continet Castigliam, Bethicam quae nunc Andaluzia Cantabriam seu Vizcaiam, Navarra[m], Asturias, & Lusitaniae portione[m] quae nunc Portogal. Haec nempe citerior quae Taracone[n]sis parsest et continet regna Aragonem, Valentiam, Catalauniam. ROMAE Vincentij Luchini aereis formis ad Peregrinum M.D.LVIIII. Nel mare, sopra il cartiglio è disegnto lo stemma di Castiglia tra le colonne d’Ercole, accompagnato dal distico: Alciden perhibent hic erexisse columnas Atlas spectabit magne Philippe tuas. Lungo il margine di sinistra si trova la SCALA LEUCARUM HISPANICARUM (70 leghe, pari a mm 167). Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti: TRAMONTANA, MEDJODJA, LEVANTE, PONIENTE, il nord è in alto.Graduazione ai margini di 10’ in 10’, da 36° a 46° 20’ di latitudine e da 3° 27’ a 20° 15’ (da 1° 45’ a 21° 50’ in alto) di longitudine.La carta della Penisola Iberica di Vincenzo Luchini, sebbene basata sul modello del Paletino, sembra essere una fedele copia della Nova Hispania Descriptio di Hieronimus Cook, edita ad Anversa nel 1553, a sua volta basata sulla carta di Vincenzo Paletino. Infatti, la carta presenta maggiori corrispondenze con la mappa di Cook: oltre ad essere entrambe incise su rame, hanno la medesima scala in leghe di Spagna e il grande cartiglio con lo scudo imperiale di Carlo V. Se ne differenzia, invece, per la mancanza delle linee di rotta; per il mare realizzato attraverso l’uso del “puntinato” anziché con il tratto ondulato e per la presenza della breve descrizione geografica contenuta nel cartiglio in basso a destra, che è lasciato vuoto nella mappa di Cook. La lastra fu certamente in possesso di Claudio Duchetti (probabilmente attraverso il Lafreri nel cui catalogo è elencata una “Spagna”) e successivamente ereditata da Giacomo Gherardi. L’opera, infatti, è inserita nel catalogo redatto per conto della vedova Quintilia Lucidi (17-19 ottobre 1598, n. 418) dove è descritta come “doi fogli reali della spagna reale”. Le lastre furono acquistate da Giovanni Orlandi nel 1602, che le ristampa con l’aggiunta del proprioindirizzo, ed infine dal fiammingo Hendrick van Schoel, autore di un’ulteriore edizione che reca ancora la data del 1602.Bibliografia:Almagià (1948): p. 48; Christie’s (2012): n. 8; Destombes (1970): n. 4; Edwards (1933): n. 11; Ganado (1994): VI, n. 68; Kinauer (1970): n. 94; Ruge (1904-16): IV, n. 90.14 e V, n. 86.7; Shirley (2004): p. 394, n. 37; Valerio (2018): f. 76; Wieder (1915): p. 4, n. 18 & p. 24, n. 14; Cartografía de España (1994): n. 6; Hernando Rica (1995): p. 129; Karrow (1993): n. 60/1.5; Pagani (2012): p. 82; Tooley (1939): n. 530. Etching with engraving, printed on - 2 sheets - contemporary laid paper with "Letter M under star in shield" watermark (Woodward 314-331), with margins, very good condition.A magnific example of the first state, of three, (cfr. Bifolco-Ronca, p. 1110 - only 15 examples known).The map of the Iberian Peninsula by Vincenzo Luchini, although based on the Virko Paletin model, seems to be a faithful copy of the "Nova Hispania Descriptio" by Hieronimus Cook, published in Antwerp in 1553, in turn based on the work by Paletino. In fact, the paper has more correspondence with the Cook map: besides being both engraved on copper, have the same scale in alloys of Spain and the large cartouche with the imperial shield of Charles V. It is different, however, due to the lack of the route lines; for the sea made through the use of "puntinato" rather than with the wavy line and for the presence of the short geographical description contained in the cartouche in the lower right corner, which is left blank in the Cook map.The copper plate was certainly in possession of Claudio Duchetti (probably through Lafreri in whose catalog a "Spain" is listed) and subsequently inherited by Giacomo Gherardi. The work, in fact, is included in the catalog drawn up on behalf of the widow Quintilia Lucidi (17-19 October 1598, n ° 418) where it is described as "doi fogli reali della spagna reale".The plates were purchased by Giovanni Orlandi in 1602, which reprints them with the addition of his ownaddress, and finally by the Flemish Hendrick van Schoel, author of a further edition which still bears the date of 1602 (but published after 1614).Other Literature:Almagià (1948): p. 48; Christie’s (2012): n. 8; Destombes (1970): n. 4; Edwards (1933): n. 11; Ganado (1994): VI, n. 68; Kinauer (1970): n. 94; Ruge (1904-16): IV, n. 90.14 e V, n. 86.7; Shirley (2004): p. 394, n. 37; Valerio (2018): f. 76; Wieder (1915): p. 4, n. 18 & p. 24, n. 14; Cartografía de España (1994): n. 6; Hernando Rica (1995): p. 129; Karrow (1993): n. 60/1.5; Pagani (2012): p. 82; Tooley (1939): n. 530. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), pp. 1110-1111, tav. 460, I/III.
LA MAPPA CHE CELEBRA LA VITTORIA CONTRO I TURCHIImportante carta geografica del Mediterraneo orientale di Paolo Forlani, stampata a Venezia dall'editore Simone Pinargenti nel 1571.Esemplare nel secondo stato di due, con la scala miliare aggiunta in basso, sopra al bordo marginale (cfr. Bifolco-Ronca, p. 718, che descrive solo due esemplari noti di questa tiratura della mappa).Acquaforte e bulino, firmata in lastra, impressa su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione.La carta, dedicata a Lodovico del Bene, è molto accurata nel descrivere le località portuali e mette in evidenza, attraverso delle linee di rotta, i porti che potevano essere usati per gli attacchi contro la flotta dell'Impero Ottomano. La mappa è infatti stampata nel 1571, per celebrare la vittoria contro i Turchi nella battaglia navale di Lepanto.La celebre battaglia navale si svolse di fronte a Lepanto, all’estremità occidentale del Golfo di Patrasso e vide coinvolte la flotta turca e quella della Sacra Alleanza. La vittoria contro le armate turche ne fermò l’avanzata in Europa, proteggendo Roma dall’invasione. L’evento per l’epoca fu davvero rilevante e clamoroso, suscitando l’interesse anche di molti artisti. Diverse sono le interpretazioni del soggetto in Venezia, dovute tutte a mercanti, incisori e cartografi quali Nelli, Zenoi, Bertelli, Rota e Camocio.Orientazione fornita da una rosa dei venti nel mar Tirreno, scala grafica di 100 miglia italiche pari a mm. 21.Iscrizioni. Nel cartigliio in alto a destra:Al Molto Mag.co et mio Sig.or il Sig.or Lodouico del Bene, del Sig.or Aluise Nob: Veronese. / SVBITO ch'io intesi, che V.S. era tornata salua in Venetia; feci risolutione di farle dono di q[u]esta pñte mia fatica: / non perche io la reputi eguale a' suoi molti meriti, et al suo singolar ualore, mostrato in questa felicci.a giornata na= / uale co[n]tra i Turchi: ma p[o]che io no[n] ha altro mezo migliore da discoprirle l'allegrezza, c'ho se[n]tita de gli honori, che .V.S. / s'ha gloriosame[n]te acquistati, et dello sple[n]dore, c'ha accresciuto alla nobilissima famiglia sua, et all'Ill. patria, co[n] far / cosi alti et honorati seruitij a q[ue]sta immortal Republica. La p[?]go ad accettar benigname[n]te q[ue]sta mia Carta: percioche / guarda[n]dola V.S. alcuno uolta, et troua[n]doci i luoghi, doue .ha essercitato il suo ualore, et doue la Christianita tutta ha ri= / sceuuto p[er] gra[tia]: di Dio, con gra[ nde] uittoria, ne riceuerà qualche diletto: et cosi raccoma[n]da[n]do meli, prego il S.re DIO, che / Ie facilitati la Strada, da acquisitar quella immortalita che co[n] ta[n]ta sua gloria si procure co[n] la uirtu sua. [erasure] / DESCRITTIONE Particolare di tutti i luoghi cosi maritime, come fra terra ch[e] so[no] da' Venetia al mar maggiore, comp[re]nde[n]doci il Go= / lfo, Corfu, la Cefalonia, il Za[n]te, tutta la Morea, l'jsola di Ca[n]dia, et di Negropo[n]te, l'Arcipelago, il Golfo di Saloincco, lo stretto / di Costa[n]tatinopoli, fino al mar maggiore: et poi tutta la Caramania, l'isola di Cipro, la Soria, l'Egitto, la costa di Bar= beria, fino alle Gerbe, co[n] l'isola di Malte, et di Sicilia; et fra terra tutto il corso del Danubio. / Di Venetia a XXII Dicembre M.D.LXXI. Paolo Forlani Veronese. In basso nel piccolo cartiglio si legge:Da queste linee si trouano facilmente i luoghi prin= / cipali, doue possa andar l'armata Christia= / na a danno de' Turchi. / Simon Pinargenti excudebat.Magnifico esemplare di questa rara ed importante carta geografica.BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), pp. 718-719, tav. 241, II/II; Borroni Salvadori (1980): n. 101; Shirley (2004): I, n. 113; Sotheby’s (2000): n. 331; Cartografia Rara (1986): n. 43; Lago (2002): p. 450, fig. 451; Mostra Bergamo (2016): n. 29; Szathmáry (1987): n. 74; Tooley (1939): n. 38; Valerio (2008): p. 44; Woodward (1990): n. 95; Woodward (1992): n. 57; Zac... THE MAP CELEBRATING THE VICTORY AGAINST THE OTTOMAN EMPIREA very important and rare map of the eastern Mediterranean by Paolo Forlani, printed in Venice in 1571 by the publisher Simon Pinargenti.Etching with engraving, printed on contemporary paper with unusual wide margins, perfect conditions.Example of the second state of two, with the scale added at the bottom edge (cf. Bifolco-Ronca, p. 718, that listed only 2 copy known of this state).The map is dedicated to Lodovico del Bene and is very accurate in describing the seaports and highlights, through the broken lines, the ports that could be used for attacks against the fleet of the Ottoman Empire. The map is in fact printed in 1571, to celebrate the victory over the Turks in the naval battle of Lepanto.The famous naval battle took place in front of Lepanto, at the western end of the Gulf of Patras and saw involved the Turkish fleet and that of the Holy Alliance. The victory against the Turkish armies they stopped the advance in Europe, protecting Rome from invasion. The event at the time it was really important and sensational, arousing the interest of many artists. There are different interpretations of the subject in Venice, due to all merchants, engravers and cartographers such as Nelli, Zenoi, Bertelli, Rota and Camocio.Orientation provided by a compass rose in the Tyrrhenian Sea , graphic scale of 100 miles Italic equal to mm. 21.Inscriptions. Upper right cartouche:Al Molto Mag.co et mio Sig.or il Sig.or Lodouico del Bene, del Sig.or Aluise Nob: Veronese. / SVBITO ch'io intesi, che V.S. era tornata salua in Venetia; feci risolutione di farle dono di q[u]esta pñte mia fatica: / non perche io la reputi eguale a' suoi molti meriti, et al suo singolar ualore, mostrato in questa felicci.a giornata na= / uale co[n]tra i Turchi: ma p[o]che io no[n] ha altro mezo migliore da discoprirle l'allegrezza, c'ho se[n]tita de gli honori, che .V.S. / s'ha gloriosame[n]te acquistati, et dello sple[n]dore, c'ha accresciuto alla nobilissima famiglia sua, et all'Ill. patria, co[n] far / cosi alti et honorati seruitij a q[ue]sta immortal Republica. La p[?]go ad accettar benigname[n]te q[ue]sta mia Carta: percioche / guarda[n]dola V.S. alcuno uolta, et troua[n]doci i luoghi, doue .ha essercitato il suo ualore, et doue la Christianita tutta ha ri= / sceuuto p[er] gra[tia]: di Dio, con gra[ nde] uittoria, ne riceuerà qualche diletto: et cosi raccoma[n]da[n]do meli, prego il S.re DIO, che / Ie facilitati la Strada, da acquisitar quella immortalita che co[n] ta[n]ta sua gloria si procure co[n] la uirtu sua. [erasure] / DESCRITTIONE Particolare di tutti i luoghi cosi maritime, come fra terra ch[e] so[no] da' Venetia al mar maggiore, comp[re]nde[n]doci il Go= / lfo, Corfu, la Cefalonia, il Za[n]te, tutta la Morea, l'jsola di Ca[n]dia, et di Negropo[n]te, l'Arcipelago, il Golfo di Saloincco, lo stretto / di Costa[n]tatinopoli, fino al mar maggiore: et poi tutta la Caramania, l'isola di Cipro, la Soria, l'Egitto, la costa di Bar= beria, fino alle Gerbe, co[n] l'isola di Malte, et di Sicilia; et fra terra tutto il corso del Danubio. / Di Venetia a XXII Dicembre M.D.LXXI. Paolo Forlani Veronese. In the small cartouche in the middle:Da queste linee si trouano facilmente i luoghi prin= / cipali, doue possa andar l'armata Christia= / na a danno de' Turchi. / Simon Pinargenti excudebat.A magnific example of this very rare and important map.BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), pp. 718-719, tav. 241, II/II; Borroni Salvadori (1980): n. 101; Shirley (2004): I, n. 113; Sotheby’s (2000): n. 331; Cartografia Rara (1986): n. 43; Lago (2002): p. 450, fig. 451; Mostra Bergamo (2016): n. 29; Szathmáry (1987): n. 74; Tooley (1939): n. 38; Valerio (2008): p. 44; Woodward (1990): n. 95; Woodward (1992): n. 57; Zacharakis (1992): n. 1031; Zacharakis (2009): n. 1534. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), pp. 718-719, tav. 241, II/II.
In Folio (mm 418x283); carte 3 non numerate compreso lo splendido frontespizio allegorico figurato, dedica e dedica al lettore; 152 pagine, 25 carte nautiche incise in rame. Anche le pagine di testo sono corredate da numerose illustrazioni silografiche di rade, porti e profili costieri. Pergamena settecentesca con titolo in oro su tassello. Tagli azzurrati. Esemplare molto bello, ben inchiostrato, del celebre atlante nautico. Minimi difetti alle ultime carte con rinforzo marginale delle ultime due e saltuarie macchie. Lo specchio del mare, atlante-portolano del Mediterraneo pubblicato nella sua prima edizione a Genova nel 1664 ed in seconda edizione nel 1679. Poco si conosce su tale capitano genovese Francesco Maria Levanto, che “a sue spese” fece incidere le più accreditate carte nautiche disponibili sul bacino del Mediterraneo dell’epoca. Le scarne notizie ci informano che l’atlante – di pregevole fattura – presenta alcuni di questi documenti elaborati negli anni precedenti dallo stesso Levanto insieme ad altri tratti da un’opera olandese, De Lichtende Colomne ofte Zeespigel, pubblicata una ventina di anni prima da Anthoni Jacobsz e riutilizzata in seguito da numerosi altri cartografi (Goos, Donker, Thornton, Van Keulen ed altri). Infatti, la prima carta dell’Autore reca la seguente illuminante dicitura: costruite in Amsterdam et corrette dal Cap. Francesco Maria Levanto et a sue spese intagliate l’anno 1663. Le carte nautiche riprendono in modo chiaro l'opera di Anthoni Jacobsz (1606-1650) “Gran libro di itinerari del mar Mediterraneo”, di grande rarità, pubblicato nel 1654 da Goos. L’Atlante, dedicato al nobile savonese Giovanni Battista della Rovere, fu pubblicato a Genova da Gerolamo Marino e Benedetto Celle. Tale opera descrive le isole e le coste del Mediterraneo in dodici dimostrationi, corredate da carte nautiche e da illustrazioni raffiguranti panorami di coste e vedute di porti. Nell’introduzione, l’autore illustra i vari metodi per calcoli astronomici oltre a riportare in cinque tabelle le latitudini di numerosi porti. Il corredo delle carte si apre con due portolani generali del Mediterraneo, uno dedicato alla parte occidentale, l’altro al mare di levante, per poi poseguire con 25 fogli nautici numerati ciascuno raffigurante il tratto di costa descritta nella dimostratione che la segue. In tutte le carte sono presenti i principali toponimi e una serie di simboli (piccole ancore per i punti di approdo, crocette per gli scogli pericolosi, punteggiatura per i bassi fondali, una o più rose dei venti), mentre in un apposito riquadro, viene riportata la scala grafica in diverse misure, leghe olandesi, miglia italiane, leghe inglesi e francesi. Concludono ciascuna dimostratione le tabelle che riportano le distanze tra i principali luoghi espresse in leghe italiane ed una sequenza di vedute delle coste. Nonostante l’opera non avesse avuto grande fortuna all’epoca, forse perchè riconosciuta come poco originale dai cartografi coevi, il Coronelli – che quasi certamente non conosceva il modello e le derivazioni nordiche – la volle inserire nel suo Atlante Veneto, come ultimo volume dell’edizione del 1698 (Valerio, 2002, p. 91).<BR><BR>
Rarissima versione romana della carta di Nicolò Cusano, stampata da Antonio Salamanca nel 1548. Niccolò da Cusa, noto come Niccolò Cusano (ted. Nikolaus Chrypffs o Krebs von Cues) è autore di una carta dell’Europa centro-orientale, stampata ad Eichstätt nel 1491. L’opera del Cusano influenzò tutta la produzione cartografica italiana del XVI secolo. La sua prima vera derivazione a stampa è rappresentata dalla tavola inserita nell’edizione romana della Geographia del 1507, curata da Marco Beneventano, mentre la prima carta "sciolta" della regione si deve a Giovanni Andrea Vavassore, ed è databile al terzo decennio del secolo. In alto, fuori dal margine graduato, è inciso il titolo: TABULA MODERNA POLONIAE UNGARIAE BOEMIAE GERMANIAE RUSSIAE LITHU[ANI]AE. Nell’angolo inferiore sinistro troviamo l’imprint editoriale: Ant. Sal. Excu. Al centro della carta, lungo il bordo inferiore e a destra del mare Adriatico, è impressa la data di stampa: 1548. Nel lato sinistro, fuori dal margine graduato, la divisione in climi e la durata del giorno alle diverse latitudini. Carta priva di orientazione e scala grafica. Graduazione ai margini di 10’ in 10’, da 44° 10’ a 56° 30’ di latitudine e da 24° a 58° di longitudine. Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva con filigrana “scala nel cerchio con stella” (Woodward nn. 238-242, che viene riscontrata su mappe datate o databili tra il 1540 e il 1561) con margini, in ottimo stato di conservazione. Esemplare nel primo stato di due. “La carta dell’Europa centrale edita dalla tipografia di Antonio Salamanca è basata sul modello di Niccolò Cusano. Si tratta, più verosimilmente, di una derivazione della mappa di Marco Beneventano Tabula Moderna Polonie Ungarie Boemie Germanie Russie Lithuanie edita sempre a Roma nel 1507 ed inserita nella Geographia di Tolomeo. Tuttavia, la carta del Salamanca mostra una migliore e più dettagliata descrizione dell’Europa orientale. Nella carta le informazioni sulla Polonia fornite da Bernhard Wapowski, già inserite nella carta del Beneventano si associano ai dati desunti dalla mappa della Sarmazia dello stesso Wapowski (1526). Il secondo stato della carta, privo dell’indirizzo di Salamanca, è conservato a Leida. Sebbene privo di dati editoriali, può essere ricondotto alla tipografia di Antonio Lafreri e datato dopo il 1562, anno della scomparsa del Salamanca e poco prima della fine del sodalizio tra i due editori” [cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 886]. Antonio Salamanca, milanese, si stabilì a Roma prima del Sacco del 1527, abitando nel rione di Parione. Stampatore, editore, mercante e anche incisore, anche se di pochissime tavole, tra cui la Pietà Vaticana (1547), firmata Antonius Salamanca quam potuti imitatus exsculpist. Nella sua produzione troviamo numerose stampe tratte da dipinti e disegni di Michelangelo e Raffaello. Salamanca aggiornava sempre il suo catalogo e stampava quello che il mercato al momento richiedeva. Ebbe anche il merito di aver ricercato, non solo per fini commerciali, i rami dispersi durante il Sacco di Roma, e di aver fatto ritoccare quelli deteriorati, salvando così opere importanti della tradizione calcografica italiana. La forte concorrenza nel campo calcografico e editoriale in quel periodo portò il Salamanca, nel 1553, ad associarsi ad Antonio Lafreri, concorrente giovane ed intraprendente che si trovava a Roma già dal 1544. Nel 1556 pubblicarono Historia de la compocicion del cuerpo humano di Joan de Valverde, con tavole incise dal Beatricetto. Nella società, la forza trainante era il Lafreri, infatti dopo il 1553 del Salamanca si conoscono poche stampe a suo nome. Il Salamanca morì nel 1562 e, gli subentrò nella società il figlio Francesco, ma per motivi a noi ignoti la società si sciolse dopo un solo anno. Francesco Salamanca, in seguito, vendette tutte le matrici al Lafreri. Bibliografia ... Very rare and early version of the map of Nicholas Cusanus, printed in Rome by Antonio Salamanca in 1548. Niccolò da Cusa, known as Niccolò Cusano (ted. Nikolaus Chrypffs or Krebs von Cues) is the author of a map of Central and Eastern Europe, printed in Eichstätt in 1491. Cusano's work influenced all Italian cartographic production in the 16th century. Its first real printed derivation is represented by the plate included in the 1507 Roman edition Geographia, edited by Marco Beneventano, while the first "loose" map of the region is due to Giovanni Andrea Vavassore, and can be dated to the third decade of the century. At the top, outside the graduated margin, is engraved the title: TABULA MODERNA POLONIAE UNGARIAE BOEMIAE GERMANIAE RUSSIAE LITHU[ANI]AE. In the lower left corner we find the editorial imprint: Ant. Sal. Excu. In the center of the paper, along the lower edge and to the right of the Adriatic Sea, is the imprint date: 1548. On the left side, outside the graduated margin, the division into climates and day length at different latitudes. Map lacks orientation and graphic scale. Graduation in the margins of 10' in 10', from 44° 10' to 56° 30' latitude and from 24° to 58° longitude. Etching and engraving, impressed on contemporary laid paper with watermark "scale in circle with star" (Woodward nos. 238-242, which is found on maps dated or datable between 1540 and 1561) with margins, in excellent condition. Example in the first state of two. “La carta dell’Europa centrale edita dalla tipografia di Antonio Salamanca è basata sul modello di Niccolò Cusano. Si tratta, più verosimilmente, di una derivazione della mappa di Marco Beneventano Tabula Moderna Polonie Ungarie Boemie Germanie Russie Lithuanie edita sempre a Roma nel 1507 ed inserita nella Geographia di Tolomeo. Tuttavia, la carta del Salamanca mostra una migliore e più dettagliata descrizione dell’Europa orientale. Nella carta le informazioni sulla Polonia fornite da Bernhard Wapowski, già inserite nella carta del Beneventano si associano ai dati desunti dalla mappa della Sarmazia dello stesso Wapowski (1526). Il secondo stato della carta, privo dell’indirizzo di Salamanca, è conservato a Leida. Sebbene privo di dati editoriali, può essere ricondotto alla tipografia di Antonio Lafreri e datato dopo il 1562, anno della scomparsa del Salamanca e poco prima della fine del sodalizio tra i due editori” (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 886. Antonio Salamanca, from Milan, settled in Rome before the Sack of 1527, living in the Parione district. Printer, publisher, merchant and also engraver. In his production we find numerous prints taken from paintings and drawings by Michelangelo and Raphael. Salamanca was always updating his catalog and printing what the market at the time demanded. He also had the merit of having researched, not only for commercial purposes, the plates dispersed during the Sack of Rome, and of having those that had deteriorated retouched, thus saving important works of the Italian chalcographic tradition. Strong competition in the chalcographic and publishing field at that time led Salamanca, in 1553, to associate with Antonio Lafreri, a young and enterprising competitor who had been in Rome since 1544. In the society, the driving force was Lafreri, in fact after 1553 few prints under his name are known of Salamanca. Salamanca died in 1562 and, he was succeeded in the society by his son Francesco, but for reasons unknown to us the society dissolved after only one year. Francesco Salamanca later sold all the plates to Lafreri. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): pp. 886-887, tav. 322, I/II; Borroni Salvadori (1980): n. 69; Banfi (1947a): n. 5; Herrmann (1940): n. 7, tav. 12b; Karrow (1993): n. 23/1.8; Meurer (1983): n. 1b; Meurer (2001): p. 118, n. 1.4.2.a-b; Műller (1897): n. 14; Niewodmiczański (...
Acquaforte e bulino, 1565, firmata e datata in lastra nel cartiglio.Esemplare nel rarissimo secondo stato di tre. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “aquila nel cerchio con corona” (Woodward 55), rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, in perfetto stato di conservazione. Magnifica mappa dell’isola di Malta, raffigurata durante l’assedio dell’armata Turca del giugno 1565. L’isola è interamente circondata da una flotta navale, e nel porto di Valletta sono disegnate le scene di guerra. La mappa è un secondo stato della lastra anonima, ma attribuita alla bottega di Lafrery, sempre edito nel giugno del 1565. La differenza è nel titolo e nel nome dell’editore aggiunto, e soprattutto nell’aggiunta del campo d’assedio delle truppe turche, posto nella parte meridionale di Valletta. L’opera ebbe una terza stesura, postuma, a cura di Pietro De’ Nobili, probabilmente per motivi commerciali data la bellezza della carta. Ganado suggerisce quale incisore della lastra Nicola Beatrizet, francese attivo a Roma.Magnifico esemplare.Le vicende dell’isola di Malta, della costruzione della città fortificata, la guerra contro i Turchi e il celebre assedio dell’isola costituiscono motivo di grande interesse nella civiltà rinascimentale europea, tanto da produrre una relativa cospicua letteratura e soprattutto una notevole produzione iconografica del susseguirsi degli eventi. Il Grande Assedio di Malta del 1565 rappresenta una pietra miliare nella storia delle isole maltesi, e anche un punto di svolta nella guerra tra i cristiani contro le forze dell'Impero Ottomano, conclusa con la celebre battaglia di Lepanto nel 1571. Nonostante queste due sconfitte catastrofiche, i Turchi continuarono a fare incursioni lungo le coste del Mediterraneo occidentale per il resto del secolo, dopo aver recuperato Cipro dai Veneziani e Tunisi dagli Spagnoli, ma il declino del loro impero era ormai annunciato. L'Assedio di Malta, che durò da maggio a settembre 1565, fu seguito con trepidazione non solo a Napoli, Roma e Venezia, ma anche a Vienna, Londra e Madrid, a Parigi, Anversa e Bruxelles. La notizia della lentezza degli assedianti e della disperata difesa dell'isola raggiunse la Sicilia attraverso le lettere scritte dal Gran Maestro Jean de La Valette- Parisot, bozzetti di battaglie spediti dai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni e Relationi, scritte da soldati o marinai. Scene e mappe dell’assedio furono realizzate in Francia, Germania, Spagna e Italia per raccontare in immagini le diverse fasi della strenua resistenza di Malta contro le forze armate della Mezzaluna. In Italia i principali centri di produzione furono Roma e Venezia. Dato la finalità essenzialmente informativa di questi lavori, gli acquirenti non sempre si curavano della loro conservazione, ragione per cui sono oggi di incredibile rarità. Albert Ganado, il maggiore esperto di cartografia maltese, elenca oltre 60 lavori cartografici sull’isola, nelle loro varie diverse ristampe, concentrati nel brevissimo spazio di soli 10 anni. Etching and engraving, 1565, signed and dated in the plate. Exemple in the rare second state of three. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark "eagle in circle with crown" (Woodward 55), trimmed to the copperplate and with margins added, in a perfect state of preservation. Magnificent map of the island of Malta, represented the Turkish army during the siege in June 1565. The island is entirely surrounded by a naval fleet, and in the port of Valletta are drawn scenes of war. The map is a second state of the plate anonymous, but attributed to the workshop of Lafrery, also published in June 1565. The difference is in the title and name of the publisher added, and especially the addition of the field siege of the Turkish troops, located in the southern part of Valletta. The opera had a third issue, posthumously, edited by Pietro De 'Nobili, probably for commercial reasons given the beauty of the work. Ganado suggests as engraver of the plate Nicola Beatrizet, French, active in Rome.The history of the island of Malta, the construction of the walled city, the war against the Turks and the famous siege of the island, is a matter of great interest in European Renaissance culture, so as to produce a relatively large literature and above all a remarkable iconographic production of sequence of events. The year 1565 is a landmark in the history of the Maltese Islands. It was also a turning-point in the struggle of Christendom against the forces of the Ottoman Empire, on which the battle of Lepanto (1571) put the final seal. Despite these two disasters, the Turks continued to ravage the coasts of the western Mediterranean during the rest of the century, after having recovered Cyprus from the Venetians and Tunis from the Spaniards; but the decline of their empire was in sight. The siege of Malta, which lasted from May till September 1565, was watched with trepidation not only in Naples, Rome and Venice, but even in Vienna, London and Madrid, in Paris, Antwerp and Brussels. News of the slow progress of the besiegers and of the desperate defence of the island reached Sicily through letters written by Grand Master La Valette, battle-sketches despatched by the Knights of the Order of St. John and “Relationi” written by soldiers or seamen. Thence it spread fanlike to all the centers of Christendom stretching from the Iberian peninsula in the west to Hungary in the east. Picture-maps of the siege were produced in France, Germany, Spain and Italy to illustrate for the layman the stand being put up by Catholic Malta against the armed might of the Crescent, the main centers of production being Rome and Venice, which even turned out several editions of various broadsheets to bring up to date the latest developments in the bitter and uneven struggle. Albert Ganado, the major expert of Maltese cartography, clists over 60 maps on the island, in their various states, concentrated in a very short space of just 10 years. Ganado, A study in depth of 143 Maps representing the Great Siege of Malta of 1565, pp. 208/228, 47; Tooley, Italian Atlases, 360; Borroni Salvadori, Carte, piante e stampe storiche delle raccolte Lafreriane della Biblioteca nazionale di Firenze, 96.
Acquaforte e bulino, 1563, datata in lastra in basso a destra. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “aquila nel cerchio con corona” (Woodward 55), rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, in perfetto stato di conservazione. Prima rappresentazione a stampa del porto di Valletta, stampata a Roma e probabilmente opera della tipografia Salamanca & Lafrery, nel periodo in cui il Lafrery collaborava con il figlio di Antonio Salamanca, Francesco. L’opera è basata sul manoscritto di Bartolomeo Genga del 1558, il progetto originale per la città fortificata. Della mappa venne subito realizzata una replica a Venezia nello stesso anno e successivamente fu il prototipo di diverse mappe dell’assedio del 1565 di Zenoi, Lafrery stesso e Glaser. Nel 1566 il Lafrery usò la lastra e la aggiornò cambiando il disegno della cittadella fortificata che seguiva il progetto di Genga ed aggiornandolo con quello di Francesco Laparelli. Rarissima prima pianta del porto di Valletta.Le vicende dell’isola di Malta, della costruzione della città fortificata, la guerra contro i Turchi e il celebre assedio dell’isola costituiscono motivo di grande interesse nella civiltà rinascimentale europea, tanto da produrre una relativa cospicua letteratura e soprattutto una notevole produzione iconografica del susseguirsi degli eventi. Il Grande Assedio di Malta del 1565 rappresenta una pietra miliare nella storia delle isole maltesi, e anche un punto di svolta nella guerra tra i cristiani contro le forze dell'Impero Ottomano, conclusa con la celebre battaglia di Lepanto nel 1571. Nonostante queste due sconfitte catastrofiche, i Turchi continuarono a fare incursioni lungo le coste del Mediterraneo occidentale per il resto del secolo, dopo aver recuperato Cipro dai Veneziani e Tunisi dagli Spagnoli, ma il declino del loro impero era ormai annunciato. L'Assedio di Malta, che durò da maggio a settembre 1565, fu seguito con trepidazione non solo a Napoli, Roma e Venezia, ma anche a Vienna, Londra e Madrid, a Parigi, Anversa e Bruxelles. La notizia della lentezza degli assedianti e della disperata difesa dell'isola raggiunse la Sicilia attraverso le lettere scritte dal Gran Maestro Jean de La Valette- Parisot, bozzetti di battaglie spediti dai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni e Relationi, scritte da soldati o marinai. Scene e mappe dell’assedio furono realizzate in Francia, Germania, Spagna e Italia per raccontare in immagini le diverse fasi della strenua resistenza di Malta contro le forze armate della Mezzaluna. In Italia i principali centri di produzione furono Roma e Venezia. Dato la finalità essenzialmente informativa di questi lavori, gli acquirenti non sempre si curavano della loro conservazione, ragione per cui sono oggi di incredibile rarità. Albert Ganado, il maggiore esperto di cartografia maltese, elenca oltre 60 lavori cartografici sull’isola, nelle loro varie diverse ristampe, concentrati nel brevissimo spazio di soli 10 anni. - THE FIRST MAP OF VALLETTA - Etching and engraving, 1563 dated in the plate lower right. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark "eagle in circle with crown" (Woodward 55), trimmed to the copperplate and with margins added, in a perfect state of preservation.First printed representation of the port of Valletta, printed in Rome and probably the work of typography & Lafrery Salamanca, in the period in which the Lafrery collaborated with the son of Antonio Salamanca, Francis. The opera is based on the manuscript by Bartolomeo Genga 1558, the original plan for the walled city. Map was immediately made a replica in Venice in the same year and later was the prototype of different maps of the siege of 1565 Zenoi, Lafrery itself and Glaser. In 1566 Lafrery used the plate and adjourned changing the design of the fortified citadel that followed the project Genga and upgrading with that of Francesco Laparelli. Very rare first map in the port of Valletta. The history of the island of Malta, the construction of the walled city, the war against the Turks and the famous siege of the island, is a matter of great interest in European Renaissance culture, so as to produce a relatively large literature and above all a remarkable iconographic production of sequence of events. The year 1565 is a landmark in the history of the Maltese Islands. It was also a turning-point in the struggle of Christendom against the forces of the Ottoman Empire, on which the battle of Lepanto (1571) put the final seal. Despite these two disasters, the Turks continued to ravage the coasts of the western Mediterranean during the rest of the century, after having recovered Cyprus from the Venetians and Tunis from the Spaniards; but the decline of their empire was in sight. The siege of Malta, which lasted from May till September 1565, was watched with trepidation not only in Naples, Rome and Venice, but even in Vienna, London and Madrid, in Paris, Antwerp and Brussels. News of the slow progress of the besiegers and of the desperate defence of the island reached Sicily through letters written by Grand Master La Valette, battle-sketches despatched by the Knights of the Order of St. John and “Relationi” written by soldiers or seamen. Thence it spread fanlike to all the centers of Christendom stretching from the Iberian peninsula in the west to Hungary in the east. Picture-maps of the siege were produced in France, Germany, Spain and Italy to illustrate for the layman the stand being put up by Catholic Malta against the armed might of the Crescent, the main centers of production being Rome and Venice, which even turned out several editions of various broadsheets to bring up to date the latest developments in the bitter and uneven struggle. Albert Ganado, the major expert of Maltese cartography, clists over 60 maps on the island, in their various states, concentrated in a very short space of just 10 years. Ganado, Valletta Città Nuova, A Map History (1566-1600), pp366-8, 14; Ganado, A study in depth of 143 Maps representing the Great Siege of Malta of 1565.
Acquaforte e bulino, 1565, firmata e datata in lastra nel cartiglio. Esemplare nel rarissimo primo stato di quattro. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con “giglio nel cerchio” (Woodward 97), rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, in perfetto stato di conservazione. Mappa dell’arcipelago maltese con le coste settentrionali dell’Africa, parte della Sicilia e della Sardegna. L’isola di Malta è rappresentata fuori scala, molto più grande del resto delle altre zone incluse, probabilmente rappresentate solo per inquadrare la posizione geografica dell’isola. L’opera è datata da Ganado tra la fine di settembre ed ottobre del 1565; l’isola è presidiata da numerose barche, tutte con il simbolo della croce cristiana, a dimostrazione della fine dell’assedio turco. La forma geografica dell’isola segue un modello del settembre 1565, un’anonima mappa edita a Roma dalla tipografia Palombi, a S. Agostino a linsegna della Palomba (Ganado 23).Le vicende dell’isola di Malta, della costruzione della città fortificata, la guerra contro i Turchi e il celebre assedio dell’isola costituiscono motivo di grande interesse nella civiltà rinascimentale europea, tanto da produrre una relativa cospicua letteratura e soprattutto una notevole produzione iconografica del susseguirsi degli eventi. Il Grande Assedio di Malta del 1565 rappresenta una pietra miliare nella storia delle isole maltesi, e anche un punto di svolta nella guerra tra i cristiani contro le forze dell'Impero Ottomano, conclusa con la celebre battaglia di Lepanto nel 1571. Nonostante queste due sconfitte catastrofiche, i Turchi continuarono a fare incursioni lungo le coste del Mediterraneo occidentale per il resto del secolo, dopo aver recuperato Cipro dai Veneziani e Tunisi dagli Spagnoli, ma il declino del loro impero era ormai annunciato. L'Assedio di Malta, che durò da maggio a settembre 1565, fu seguito con trepidazione non solo a Napoli, Roma e Venezia, ma anche a Vienna, Londra e Madrid, a Parigi, Anversa e Bruxelles. La notizia della lentezza degli assedianti e della disperata difesa dell'isola raggiunse la Sicilia attraverso le lettere scritte dal Gran Maestro Jean de La Valette- Parisot, bozzetti di battaglie spediti dai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni e Relationi, scritte da soldati o marinai. Scene e mappe dell’assedio furono realizzate in Francia, Germania, Spagna e Italia per raccontare in immagini le diverse fasi della strenua resistenza di Malta contro le forze armate della Mezzaluna. In Italia i principali centri di produzione furono Roma e Venezia. Dato la finalità essenzialmente informativa di questi lavori, gli acquirenti non sempre si curavano della loro conservazione, ragione per cui sono oggi di incredibile rarità. Albert Ganado, il maggiore esperto di cartografia maltese, elenca oltre 60 lavori cartografici sull’isola, nelle loro varie diverse ristampe, concentrati nel brevissimo spazio di soli 10 anni. Etching and engraving, 1565, signed and dated in the plate. Example in very rare first state of four. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "lily in the circle" watermark (Woodward 97), trimmed to the copperplate and with margins added, in a perfect state of preservation. Map of the Maltese archipelago with the northern coasts of Africa, part of Sicily and Sardinia. The island of Malta is represented out of scale, much larger than the rest of the other areas including, probably represented only to frame the geographical position of the island. The work is dated from Ganado between the end of September and October of 1565, the island is guarded by many boats, all with the symbol of the Christian cross, showing the end of the siege. The geographical shape of the island follows a pattern of September 1565, an anonymous map published in Rome by the publisher Palombi (Ganado 23).The history of the island of Malta, the construction of the walled city, the war against the Turks and the famous siege of the island, is a matter of great interest in European Renaissance culture, so as to produce a relatively large literature and above all a remarkable iconographic production of sequence of events. The year 1565 is a landmark in the history of the Maltese Islands. It was also a turning-point in the struggle of Christendom against the forces of the Ottoman Empire, on which the battle of Lepanto (1571) put the final seal. Despite these two disasters, the Turks continued to ravage the coasts of the western Mediterranean during the rest of the century, after having recovered Cyprus from the Venetians and Tunis from the Spaniards; but the decline of their empire was in sight. The siege of Malta, which lasted from May till September 1565, was watched with trepidation not only in Naples, Rome and Venice, but even in Vienna, London and Madrid, in Paris, Antwerp and Brussels. News of the slow progress of the besiegers and of the desperate defence of the island reached Sicily through letters written by Grand Master La Valette, battle-sketches despatched by the Knights of the Order of St. John and “Relationi” written by soldiers or seamen. Thence it spread fanlike to all the centers of Christendom stretching from the Iberian peninsula in the west to Hungary in the east. Picture-maps of the siege were produced in France, Germany, Spain and Italy to illustrate for the layman the stand being put up by Catholic Malta against the armed might of the Crescent, the main centers of production being Rome and Venice, which even turned out several editions of various broadsheets to bring up to date the latest developments in the bitter and uneven struggle. Albert Ganado, the major expert of Maltese cartography, clists over 60 maps on the island, in their various states, concentrated in a very short space of just 10 years. Ganado, A study in depth of 143 Maps representing the Great Siege of Malta of 1565, pp. 257/261, 56; Tooley, Italian Atlases, 377; Borroni Salvadori, Carte, piante e stampe storiche delle raccolte Lafreriane della Biblioteca nazionale di Firenze, 104.
Acquaforte e bulino, 1565, firmata e datata in lastra nel cartiglio. Esemplare nel rarissimo primo stato di quattro. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “aquila nel cerchio con corona” (Woodward 55), rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, in perfetto stato di conservazione. Pianta dell’assedio del 1565 a La Valletta, realizzata nell’agosto del 1565, come dichiarato nel cartiglio Ant. Lafrej Romae formis 1565 de mese Augusti. Della lastra esiste un secondo stato sempre edito nell’agosto del 1565, un aggiornamento costituito da nuove informazioni giunte al Lafrery che parlava della costruzione di un ponte di barche all’interno di Dockyard Creek. Il primo stato della lastra quindi ebbe una bassissima tiratura ed è pertanto rarissimo, ne sono conosciuti solo 10 esemplari nelle raccolte lafreriane. La mappa, forse per la sua incredibile bellezza, ebbe due tirature successive curate a Giovanni Orlandi diversi decenni dopo. Meraviglioso esemplare di questo importante documento.Le vicende dell’isola di Malta, della costruzione della città fortificata, la guerra contro i Turchi e il celebre assedio dell’isola costituiscono motivo di grande interesse nella civiltà rinascimentale europea, tanto da produrre una relativa cospicua letteratura e soprattutto una notevole produzione iconografica del susseguirsi degli eventi. Il Grande Assedio di Malta del 1565 rappresenta una pietra miliare nella storia delle isole maltesi, e anche un punto di svolta nella guerra tra i cristiani contro le forze dell'Impero Ottomano, conclusa con la celebre battaglia di Lepanto nel 1571. Nonostante queste due sconfitte catastrofiche, i Turchi continuarono a fare incursioni lungo le coste del Mediterraneo occidentale per il resto del secolo, dopo aver recuperato Cipro dai Veneziani e Tunisi dagli Spagnoli, ma il declino del loro impero era ormai annunciato. L'Assedio di Malta, che durò da maggio a settembre 1565, fu seguito con trepidazione non solo a Napoli, Roma e Venezia, ma anche a Vienna, Londra e Madrid, a Parigi, Anversa e Bruxelles. La notizia della lentezza degli assedianti e della disperata difesa dell'isola raggiunse la Sicilia attraverso le lettere scritte dal Gran Maestro Jean de La Valette- Parisot, bozzetti di battaglie spediti dai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni e Relationi, scritte da soldati o marinai. Scene e mappe dell’assedio furono realizzate in Francia, Germania, Spagna e Italia per raccontare in immagini le diverse fasi della strenua resistenza di Malta contro le forze armate della Mezzaluna. In Italia i principali centri di produzione furono Roma e Venezia. Dato la finalità essenzialmente informativa di questi lavori, gli acquirenti non sempre si curavano della loro conservazione, ragione per cui sono oggi di incredibile rarità. Albert Ganado, il maggiore esperto di cartografia maltese, elenca oltre 60 lavori cartografici sull’isola, nelle loro varie diverse ristampe, concentrati nel brevissimo spazio di soli 10 anni. Etching and engraving, 1565, signed and dated in the plate. Example of the very rare first state of four. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark "eagle in circle with crown" (Woodward 55), trimmed to the copperplate and with margins added, in a perfect state of preservation. Plant of the siege of 1565 in Valletta, carried out in August of 1565, as stated in the title “Ant. Lafrej Romae formis 1565 de mese Augusti”. Of the plate there is always a second state published in August of 1565, an update consists of new information reached the Lafrery who spoke of building a bridge of boats in Dockyard Creek. The first state of the plate then had a very low circulation and is therefore very rare, there are only 10 known specimens in the Lafrery collections. The map, perhaps because of its incredible beauty, had two later issues by Giovanni Orlandi several decades later. Wonderful example of this important document. The history of the island of Malta, the construction of the walled city, the war against the Turks and the famous siege of the island, is a matter of great interest in European Renaissance culture, so as to produce a relatively large literature and above all a remarkable iconographic production of sequence of events. The year 1565 is a landmark in the history of the Maltese Islands. It was also a turning-point in the struggle of Christendom against the forces of the Ottoman Empire, on which the battle of Lepanto (1571) put the final seal. Despite these two disasters, the Turks continued to ravage the coasts of the western Mediterranean during the rest of the century, after having recovered Cyprus from the Venetians and Tunis from the Spaniards; but the decline of their empire was in sight. The siege of Malta, which lasted from May till September 1565, was watched with trepidation not only in Naples, Rome and Venice, but even in Vienna, London and Madrid, in Paris, Antwerp and Brussels. News of the slow progress of the besiegers and of the desperate defence of the island reached Sicily through letters written by Grand Master La Valette, battle-sketches despatched by the Knights of the Order of St. John and “Relationi” written by soldiers or seamen. Thence it spread fanlike to all the centers of Christendom stretching from the Iberian peninsula in the west to Hungary in the east. Picture-maps of the siege were produced in France, Germany, Spain and Italy to illustrate for the layman the stand being put up by Catholic Malta against the armed might of the Crescent, the main centers of production being Rome and Venice, which even turned out several editions of various broadsheets to bring up to date the latest developments in the bitter and uneven struggle. Albert Ganado, the major expert of Maltese cartography, clists over 60 maps on the island, in their various states, concentrated in a very short space of just 10 years. Ganado, A study in depth of 143 Maps representing the Great Siege of Malta of 1565, pp. 237/246, 50; ; Tooley, Italian Atlases, 384.
Acquaforte e bulino, 1565, firmata e datata in lastra in basso a destra. Esemplare nel secondo stato di due, con il ritratto di Giovanni da Valletta aggiunto in basso a destra; tuttavia il primo stato della lastra può essere considerato come una prova di stampa. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana non leggibile, con margini, in ottimo stato di conservazione. Nicolò Nelli è autore di diverse mappe e piante di Malta e la Valletta. Secondo Albert Ganado, il maggiore studioso della cartografia di Malta, questa mappa non è originale di Nelli ma realizzata usando e alterando la lastra dell’opera di Giovanni Battista Pittoni del luglio del 1565. Sempre secondo Ganado questa mappa sarebbe stata realizzata nell’ottobre dello stesso anno. Nelli modifica la lastra incisa dal Pittoni per raffigurare la battaglia del 11 settembre 1565 dove le truppe cristiane guidate da Ascanio della Corgna e Don Alvaro de Sande sconfissero i Turchi che fuggirono dall’isola. Il ritratto raffigura padre Jean de La Vallette-Parisot , il quarantanovesimo Gran Maestro del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, da cui il nome della capitale di Malta, nominato nel 1557 per difendere l'isola dagli ottomani. Questa è l’unica mappa degli assedi che include il ritratto di Giovanni da Valletta, ed è assolutamente rarissima.Le vicende dell’isola di Malta, della costruzione della città fortificata, la guerra contro i Turchi e il celebre assedio dell’isola costituiscono motivo di grande interesse nella civiltà rinascimentale europea, tanto da produrre una relativa cospicua letteratura e soprattutto una notevole produzione iconografica del susseguirsi degli eventi. Il Grande Assedio di Malta del 1565 rappresenta una pietra miliare nella storia delle isole maltesi, e anche un punto di svolta nella guerra tra i cristiani contro le forze dell'Impero Ottomano, conclusa con la celebre battaglia di Lepanto nel 1571. Nonostante queste due sconfitte catastrofiche, i Turchi continuarono a fare incursioni lungo le coste del Mediterraneo occidentale per il resto del secolo, dopo aver recuperato Cipro dai Veneziani e Tunisi dagli Spagnoli, ma il declino del loro impero era ormai annunciato. L'Assedio di Malta, che durò da maggio a settembre 1565, fu seguito con trepidazione non solo a Napoli, Roma e Venezia, ma anche a Vienna, Londra e Madrid, a Parigi, Anversa e Bruxelles. La notizia della lentezza degli assedianti e della disperata difesa dell'isola raggiunse la Sicilia attraverso le lettere scritte dal Gran Maestro Jean de La Valette- Parisot, bozzetti di battaglie spediti dai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni e Relationi, scritte da soldati o marinai. Scene e mappe dell’assedio furono realizzate in Francia, Germania, Spagna e Italia per raccontare in immagini le diverse fasi della strenua resistenza di Malta contro le forze armate della Mezzaluna. In Italia i principali centri di produzione furono Roma e Venezia. Dato la finalità essenzialmente informativa di questi lavori, gli acquirenti non sempre si curavano della loro conservazione, ragione per cui sono oggi di incredibile rarità. Albert Ganado, il maggiore esperto di cartografia maltese, elenca oltre 60 lavori cartografici sull’isola, nelle loro varie diverse ristampe, concentrati nel brevissimo spazio di soli 10 anni. Etching and engraving, 1565, signed and dated in the plate lower right. Example in the second state of two, with a portrait of John Valletta added at the bottom right, but the first state of the plate can be considered as a test print. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark unreadable, with margins, in excellent condition. Nicolo Nelli is the author of several maps and plans of Malta and Valletta. According to Albert Ganado, the greatest scholar of cartography of Malta, this map is not original but Nelli achieved by using and altering the sheet of Giovanni Battista Pittoni in July of 1565. Also according to Ganado this map was completed in October of the same year. Nelli change the plate engraved by Pittoni to portray the battle of September 11, 1565 where the Christian troops led by Ascanio della Corgna and Don Alvaro de Sande defeated the Turks who fled from the island. The portrait depicts Jean de la Vallette-Parisot, the forty-ninth Grand Master of the Sovereign Order of Saint John of Jerusalem, hence the name of the capital of Malta, who was appointed in 1557 to defend the island against the Ottomans. This is the only map of sieges which includes the portrait of John, Valletta, and is absolutely rare.The history of the island of Malta, the construction of the walled city, the war against the Turks and the famous siege of the island, is a matter of great interest in European Renaissance culture, so as to produce a relatively large literature and above all a remarkable iconographic production of sequence of events. The year 1565 is a landmark in the history of the Maltese Islands. It was also a turning-point in the struggle of Christendom against the forces of the Ottoman Empire, on which the battle of Lepanto (1571) put the final seal. Despite these two disasters, the Turks continued to ravage the coasts of the western Mediterranean during the rest of the century, after having recovered Cyprus from the Venetians and Tunis from the Spaniards; but the decline of their empire was in sight. The siege of Malta, which lasted from May till September 1565, was watched with trepidation not only in Naples, Rome and Venice, but even in Vienna, London and Madrid, in Paris, Antwerp and Brussels. News of the slow progress of the besiegers and of the desperate defence of the island reached Sicily through letters written by Grand Master La Valette, battle-sketches despatched by the Knights of the Order of St. John and “Relationi” written by soldiers or seamen. Thence it spread fanlike to all the centers of Christendom stretching from the Iberian peninsula in the west to Hungary in the east. Picture-maps of the siege were produced in France, Germany, Spain and Italy to illustrate for the layman the stand being put up by Catholic Malta against the armed might of the Crescent, the main centers of production being Rome and Venice, which even turned out several editions of various broadsheets to bring up to date the latest developments in the bitter and uneven struggle. Albert Ganado, the major expert of Maltese cartography, clists over 60 maps on the island, in their various states, concentrated in a very short space of just 10 years. Ganado, A study in depth of 143 Maps representing the Great Siege of Malta of 1565, pp. 30/36, 9.
Nel cartiglio in alto a sinistra si legge: Il Miracoloso Successo dill’Armata Christiana. Contra jnfideli, intravenuto alli .7. d’ottobre nel Isola di Cruzolarj. Novo & ultimo Vero disegno. In alto, tra le nubi, è rappresentato un angelo con una spada fiammeggiante, mentre in basso a destra troviamo il drago turco sottomesso dal Leone Marciano. Opera non descritta dalla letteratura, che conosciamo attraverso una collezione privata. Non abbiamo censito nessun esemplare nelle raccolte pubbliche. La presente tavola raffigura la Battaglia di Lepanto, la celebre battaglia navale del 1571 che si svolse di fronte a Lepanto, all’estremità occidentale del Golfo di Patrasso (Grecia). Il casus belli era stato l’attacco turco alla città di Famagosta, nel possedimento veneziano di Cipro, avvenuto l’anno precedente, il 22 agosto 1570. La vittoria cristiana contro le armate turche del 1571 ne fermò l’avanzata in Europa e verso Roma, segnando anche l’inizio della decadenza marittima ottomana. Vide coinvolte la flotta turca comandata da Mehmet Ali Pascià (un apostata di origini calabresi, convertitosi all’Islam) e quella della Lega Santa, creata il 20 maggio del 1571 da Papa Pio V: Stato Pontificio, Repubblica di Venezia, Repubblica di Genova, Ducato di Savoia, Granducato di Toscana, Ducato di Urbino, Ducato di Parma, Repubblica di Lucca, Ducato di Ferrara, Ducato di Mantova, Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia) e Ordine di Malta, al comando del ventiseienne Don Giovanni d’Austria, figlio naturale di Carlo V e fratellastro del regnante Filippo II.Questo evento costituì un punto focale della storia europea sotto molteplici aspetti: politici, militari, religiosi e tecnologici. Solo poche battaglie sono state tanto celebrate e descritte come quella del 7 ottobre 1571, ed esercitò un poderoso effetto sui contemporanei, anche grazie al determinante contributo dato dagli artisti dell’epoca alla diffusione della sua rilevante e clamorosa importanza, in tempo quasi reale: fogli volanti nelle più diverse lingue diffusero in tutti i paesi d’Europa la notizia del grande avvenimento, sia con resoconti, sia con rappresentazioni di questa storica battaglia navale, ancor oggi considerata la più grande del Mediterraneo. Diverse sono le interpretazioni del soggetto che si ebbero a Venezia (anche per gli enormi interessi economici della Serenissima coinvolti nell’evento), dovute a incisori, cartografi ed editori quali Nelli, Zenoi, Bertelli, Rota e Camocio, del quale sono conosciute più rappresentazioni differenti su questo tema. A Roma (in cui erano prevalenti gli interessi religiosi della vittoria), fervente fu l’attività editoriale di Lafreri su tale evento, con la pubblicazione di numerose incisioni; dello stesso Cartaro, sono conosciute due versioni sul medesimo tema.Acquaforte e bulino, due fori di tarlo restaurati nella parte inferiore, per il resto in perfetto stato di conservazione. Opera rarissima. Bibliografia S. Bifolco - F. Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, p. 1604, tav. 800. The cartouche in the upper left-hand corner reads: The Miraculous Success of the Armata Christiana. Contra jnfideli, intravenuto al .7. d'ottobre nel Isola di Cruzolarj. Novo & ultimo disegno. Above, in the clouds, an angel with a flaming sword is depicted, while on the lower right we find the Turkish dragon subdued by the Marcian Lion. The plate depicts the Battle of Lepanto, the naval engagement in the waters off southwestern Greece between the allied Christian forces of the Holy League and the Ottoman Turks during an Ottoman campaign to acquire the Venetian island of Cyprus, which took place on October 7, 1571.The battle marked the first significant victory for a Christian naval force over a Turkish fleet and the climax of the age of galley warfare in the Mediterranean.Early in 1570 the Ottoman sultan, Selim II, demanded that the Venetian hand over the island of Cyprus. When the Venetians refused to cede the island, invaded it in 1570. Pope Pius V persuaded Philip II of Spain to join with Venetians to defeat the Turkish attack on Cyprus. Genoa, Savoy, and the Knights of Saint John also agreed to send forces.The Holy League fleet consisted of 108 venetian galley, 81 Spanish galley, and 32 others provided by the pope and other allies.The Turkish fleet consisted of 270 galleys, which were faster and more maneuverable than the Christians'ship but were also smaller and less well protected. The Turkish commander was Uuuch Ali, a former Christian slave who had renounced his religion.The ability of the Christians to fire down onto the decks of the smaller Turkish ships placed the Turkish forces at a serious disadvantage.The two fleets made a magnificent sight as they closed. Each side hoped to overawe the other by its apperance and so gain a psychological advantage before the battle started. The galleys were richly decorated with gilded carvings and colorful banners, while the soldiers and naval officers wore striking uniforms and polished armor. After repulsing the first Turkish assault, the Christians gradually got the upper hand. When Müezzenzade Ali Pasha was shot and killed, Turkish resistance began to break. Seeing the collapse of the rest of theTurkish fleet, Uluch Ali broke off his fight against the Christian right flank and made good his escape with 47 galleys. The Turks lost over 200 ships, while 30.000 of their men was killed and 4000 taken prisoners. Christian losses included 12 galleys sunk, 7500 dead, and 8000 injured. In all, the battle had lasted just three hours.The victory against the Turkish army they stopped the advance in Europe, protecting Rome from invasion. The event at the time was really remarkable and sensational, even attracting the interest of many artists. There are different interpretations of the subject in Venice, due to all merchants, engravers and cartographers such as Nelli, Zenoi, Bertelli, Rota and Camocio same, which are known two more different depictions of the theme.This representation by Camocio is not mentioned by any of the numerous bibliographies we consulted.Etching and engraving, two restored worm holes at the bottom, otherwise in perfect condition. Extremely rare work. Bibliografia S. Bifolco - F. Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, p. 1604, tav. 800.
18279452Bruxelles, PMG Vandermaelen éditeur, 1827 ; cinq tomes (Europe, Asie, Afrique, Amérique Septentrionale, Amérique Méridionale), in-folio atlantique (52,5 x 36 cm) ; demi-veau havane à petits coins verts, dos à faux-nerfs dorés, palette décorative dorée en tête et en pied, titre doré, tranches marbrées (reliure uniforme de l'époque) ; 1- Europe : (4), 43 pp., (1) p., tableau comparatif des principales hauteurs du globe (illustré en couleurs), carte d'assemblage de l'Europe et 29 cartes doubles. 2- Asie : (6) pp., carte d'assemblage de l'Asie et 111 cartes doubles. 3- Afrique : (4) pp., tableau d'assemblage de l'Afrique et 60 cartes doubles. 4- Amérique Septentrionale : (4), tableau d'assemblage et tableau provisoire d'assemblage d'une partie de l'Amérique Seple et d'une partie de l'Amérique Méridionale et 77 cartes doubles. 5- Amérique Méridionale : (4), carte d'assemblage d'Amérique Méridionale et 44 cartes doubles. Toutes les cartes sont en couleurs à quelques rares exceptions près et montées sur onglets.
Acquaforte e bulino, 1566, firmata e datata in lastra nel cartiglio. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva con filigrana “sirena nel cerchio con stella”, con margini, in eccellente stato di conservazione. Carta geografica della Terra Santa e dell’isola di Cipro, incisa e pubblicata da Paolo Forlani. La fonte cartografica di questa mappa è sicuramente la tavola di Martin Waldseemuller del 1513, con tutte le sue derivazioni successive nelle varie edizioni della Geographia di Tolomeo. Nel 1561, a Venezia, Giordano Ziletti pubblica la sua Geographia, con il commento del Ruscelli e le mappe incise da Giulio Sanuto. La carta del Forlani è un aggiornamento ed ingrandimento di quest’ultima, rispetto alla quale vengono aggiunti anche due importanti elementi decorativi quali il cartiglio con il titolo e la rosa dei venti, nel mare. L’aspetto veramente insolito di questo lavoro è costituito dal fatto che esiste una variante della mappa, pressoché identica per dimensioni ed aspetto, incisa utilizzando una lastra differente e nello stesso anno sempre da Paolo Forlani, 1566. L’unica differenza, a prima vista, è che il nostro esemplare reca la data in numeri romani, mentre l’altra in numeri arabi. Un’analisi più approfondita rileva che, invece il rame è invece diverso e che ci sono differenze anche nei toponimi, seppur minime. David Woodward, il maggiore studioso del Forlani, le assegna entrambe al veronese; non è tuttavia dato di sapere quale sia stata edita prima né il misterioso motivo che abbia indotto il Forlani ad incidere due lastre. La presenza di un secondo stato dell’altra lastra, successivamente edito da Donato Bertelli, mi lascia supporre che il nostro esemplare sia la prima lastra del Forlani, poi andata distrutta per qualche motivo, inducendo l’editore ad incidere nuovamente il soggetto. Magnifico esemplare di questa rarissima mappa.Bibliografia: a) Almagià (1927): n. 127; Borroni Salvadori (1980): n. 133; Castellani (1876): n. 68; De Vries (1981): n. 85; Gallo (1954): C, n. 66; Ganado (1982): n. 52; Kraus (1972): n. 105; National Maritime Museum (1971): n. 141; Parke-Bernet (1969): n. 68; Ruge (1904-16): I, n. 67.59 e IV, n. 87.31 & n. 88.12; Shirley (2004): I, n. 135; Sotheby’s (1998): n. 198; Sotheby’s (2000): n. 308; Sotheby’s (2005): n. 106; Wieder (1915): p. 14, n. 102 & p. 29, n. 69; Cartografia Rara (1986): n. 127; Mostra Bergamo (2016): n. 10; Tooley (1939): n. 436; Zacharakis (2009): n. 1536; Woodward (1990): n. 56; Woodward (1992): n. 39. Etching with engraving, 1566, signed and dated on the plate in the cartouche. A magnific example, printed with rich tone on contemporary laid paper with watermark "mermaid in a circle with a star", with margins, in excellent conditions.Map of the island of Cyprus and the Holy Land, engraved and published by Paolo Forlani. The source of this cartographic map is definitely the board of Martin Waldseemuller of 1513, with all its branches in various successive editions of Ptolemy's Geographia. In 1561, in Venice, Giordano Ziletti published his Geographia, with commentary by Ruscelli and maps engraved by Giulio Sanuto. The mape is an update of Forlani and enlargement of the latter, with respect to which are added two important elements such as decorative cartouche with the title and the wind rose, the sea. The most unusual aspect of this work is the fact that there is a variant of the map, nearly identical in size and appearance, using a slab engraved different and always in the same year by Paolo Forlani, 1566. The only difference, at first sight, is that our copy is dated in Roman numerals, and the other in Arabic numerals. A more in-depth notes that, instead of the copper is quite different and that there are also differences in the names, albeit minimal. David Woodward, the greatest scholar of Forlani, assigns both the Veronese is not impossible to assess what has been published before nor the mysterious reason that has led to record two plates Forlani. The presence of a second state of the other sheet, then edited by Donato Bertelli, let me assume that our specimen is the first slab of Forlani, then destroyed for some reason, prompting the publisher to affect the subject again. Magnificent specimen of this rare map.Bibliografia: a) Almagià (1927): n. 127; Borroni Salvadori (1980): n. 133; Castellani (1876): n. 68; De Vries (1981): n. 85; Gallo (1954): C, n. 66; Ganado (1982): n. 52; Kraus (1972): n. 105; National Maritime Museum (1971): n. 141; Parke-Bernet (1969): n. 68; Ruge (1904-16): I, n. 67.59 e IV, n. 87.31 & n. 88.12; Shirley (2004): I, n. 135; Sotheby’s (1998): n. 198; Sotheby’s (2000): n. 308; Sotheby’s (2005): n. 106; Wieder (1915): p. 14, n. 102 & p. 29, n. 69; Cartografia Rara (1986): n. 127; Mostra Bergamo (2016): n. 10; Tooley (1939): n. 436; Zacharakis (2009): n. 1536; Woodward (1990): n. 56; Woodward (1992): n. 39.
SCONOSCIUTA PROVA DI STAMPA, prima dei numeri chiave e della legenda numerica in basso. La veduta è molto simile a quella attribuita a Balthasar Jenichen, e illustrata solo da Hollstein (e poi da Meurer), mentre Andresen (Handbuch fur Kupferstichsamrnler, 1870-73) riporta solo il titolo dell'opera. Ma rispetto alle illustrazioni di Hollstein e Meurer, il presente foglio, magistralmente inciso, è diverso. Confrontandola con le altre tavole di Jenichen è chiaro che l’immagine illustrata in Hollstein e Meurer non è corretta, e viene illustrata una copia coeva, non attribuibile a Jenichen. Siamo stati in grado di trovare solo un altro esemplare della mappa, nella collezione della Stanford University: https://purl.stanford.edu/bq807my1592 Questo esemplare è terminato e contiene la legenda numerica in basso, con i numeri all'interno della veduta. La mappa è attribuita dal curatore della Stanford University a Balthasar Jenichen. Dal lettering della legenda, e dal confronto con le altre mappe firmate di Jenichen, è chiaro che questa è la lastra originale. Balthasar Jenichen (attivo dal 1560 e morto nel 1599) è conosciuto anche come Jenisch, Balthasar. Incisore, iniziò la sua carriera nella bottega di Virgilio Solis; dopo la morte di Solis nel 1562, sposò la sua vedova e portò avanti la bottega fino alla propria morte. Acquaforte e bulino, circa 1570/75, stampata su carta vergata contemporanea con filigrana "stemma con uccello" (cfr. Woodward 86), con margini, in ottime condizioni. La filigrana è stata trovata da Woodward in un altro “broadsheet” tedesco - Das is die wahrhafte Contrafettung des stat Zara in Dalmatia (Newberry Library 2F60), datato 1571. Esemplare appartenuto alla collezione di Fritz Hellwig; al verso vecchie annotazioni in inchiostro. Bibliografia Bachmann III, 223; Drugulin I, 433; Andresen II, Nr. 281; Hollstein XV B, 146; Meurer, Peter H., 'Karten und Topographica des Niirnberger Kupferstechers Balthasar Jenichen', p. 46, 7; Passavant IV, 203, 60; Heller, Zusatze, 76. UNKNOWN PROOF STATE, before the key numbers and the numeric legend at the bottom; the lower part of the plate with a space for a larger legend here The view is very similar to that ascribed to Balthasar Jenichen, and illustrated only by Hollstein (and then by Meurer), while Andresen (Handbuch fur Kupferstichsamrnler, 1870-73) report only the title of the work. But in comparison with the illustrations in Hollstein and Meurer, the present, masterfully engraved leaf is different. Comparing it with the other plates by Jenichen it's clear that the image illustrated in Hollstein and Meurer is the wrong one! We are able to find only another copy of the map, in the collection of the Stanford University. https://purl.stanford.edu/bq807my1592 This example is complete, with the key legend at the bottom and the numbers inside the view. The map is ascribed by the museum's curator to Jenichen. From the lettering of the legend, and comparing it with the other signed Jenichen's maps, it's clear that this is the original plate. Etching with engraving, circa 1570/75, printed on contemporary laid paper with watermark "Coat of arms with a bird" (cf. Woodward 86), with margins, very good condition. The watermark was found by Woodward in another German broadsheet — Das is die wahrhafte Contrafettung des stat Zara in Dalmatia (Newberry Library 2F60), dated 1571. Verso old annotations in ink. Example from the Fritz Hellwig collection. A very rare broadsheet of Istanbul, that we are not able to find in any Public Collection. Balthasar Jenichen (printmaker; German; Male; 1560 fl. - 1599 died) is also known as Jenisch, Balthasar. Etcher and engraver, began his career in the workshop of Virgil Solis; after Solis's death in 1562, he married his widow and carried on the shop until his own death. Literature Bachmann III, 223; Drugulin I, 433; Andresen II, Nr. 281; Hollstein XV B, 146; Meurer, Peter H., 'Karten und Topographica des Niirnberger Kupferstechers Balthasar Jenichen', p. 46, 7; Passavant IV, 203, 60; Heller, Zusatze, 76.
UNICO ESEMAPLARE NOTO con il titolo aggiunto in alto Il Grande Ducado de Moscovia. Incisione in rame, acquaforte e bulino, 1566, firmata e datata in lastra nel cartiglio al centro. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “corona a 5 punte e stella a 6 punte” (simile a Woodward 264), con ampi margini, in ottimo stato di conservazione.Esemplare pubblicato per la prima volta in Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, prima sconosciuto ai repertori, nel secondo stato di due, con numerose correzioni nella lastra, e con il titolo aggiunto in alto Il Grande Ducado de Moscovia, databile al 1602. A destra al centro in una targa Nova Descripcione de la Moscovia per Giacomo gastaldo piamontese Cosmographo in venetia Anno. M.D.LXII IIII. Ferando Berteli exc. Carta di forma trapezioidale e negli spazi ai lati che rimangono vuoti per la forma della carta vengono raffigurati un cavaliere e armi da guerra. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome di due venti e due punti cardinali TRAMONTANA, OSTRO, ORIENTE, OCCIDENTE. Carta priva di scala grafica. Graduazione ai margini di grado in grado, va da 46° a 66° lat. e da 50 ° a 90° long. "Pochi anni dopo la carta del Forlani-Camocio, a Venezia viene realizzata questa replica, pressochè identica, della carta della Russia. L’opera è sicuramente più diffusa della prima versione. Il secondo stato della lastra, sconosciuto a tutti i repertori consultati, reca il titolo in alto IL GRANDE DVCADO DE MOSCOVIA e l’aggiunta al centro di una città fortificata che presenta il toponimo Smolensco, nome italianizzato di Smolensk: proprio quest’ultima modifica della lastra consente di datarla intorno al 1602. Infatti la città di Smolensk, situata nella Russia europea occidentale, sul fiume Dnepr, subiva continui attacchi da parte di Polonia e Lituania. Per tentarne una difesa, lo Zar Boris Fëdorovič Godunov fece fortificare largamente la città. Le fortificazioni in pietra furono costruite tra il 1597 ed il 1602 ed erano le più grandi mai erette prima d’allora in Russia. Poiché questa edizione della carta raffigura le fortificazioni di Smolensk, essa è databile al 1602 circa, probabilmente stampata dall’erede di Ferrando, Andrea Bertelli, oppure da Donato Rascicotti, che rileva numerose lastre della tipografia Bertelli. Il solo esemplare conosciuto di questa seconda edizione è nella collezione nostra collezione personale" (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo p. 1208).Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1208-1209, n. 513 II/II; Meurer (2002): n. 39; Bagrow (1975): p. 69. - THE ONLY KNOWN EXAMPLE OF THE SECOND STATE -Etching and engraving, 1562, signed and dated in the plate in the cartouche at the center. Excellent work, printed on contemporary laid paper with watermark "crown with 5 points and 6-pointed star" (similar to Woodward 264), with wide margins, in excellent condition.Exemple unknown to repertoires, in the second state of two, with numerous corrections in the plate, and with the title Il Grande Ducado de Moscovia added at the top, dating back to 1602. The most important addiction of the plate is at the center of a fortified city that has the name "Smolensco" (Smolenk). The city, located in western European Russia, on the Dnieper River, had a complex military history, with continuous attacks by Poland and Lithuania. To attempt a defense, Boris Godunov made widely fortify the city. The stone fortifications were built between 1597 and 1602 and were the largest ever built in Russia before then. This edition of the map, therefore, that depicts the fortifications of Smolenk, can be dated to 1602 or so, probably printed by the heir of Ferrando, Andrea Bertelli or by Donato Rascicotti, which detects several sheets of typography by Bertelli. Very rare map of Russia published by Ferrando Bertelli, and based on that drawed by Gastaldi to illustrate the Venetian edition of the book of Baron Sigismund von Herbenstein Rerum Muscoviticarum Commentaries, published for the first time in Vienna in 1549. Von Herbenstein was an Austrian diplomat native of Slovenia and was twice ambassador to Moscow in 1517 and in 1526. During the period of his stay in Russia, he was able to gather enough information geographical, historical and costume, which he published in his book, and used in printed map of the region in 1546. The work is very important because it provides detailed information on the region, hitherto unknown or poorly described. Giacomo Gastaldi, a native of Villafranca in Piedmont but Venetian by adoption, it can be undoubtedly considered as the greatest Italian cartographer of the sixteenth century.Magnificent example of this rare and important map. Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1208-1209, n. 513 II/II; Meurer (2002): n. 39; Bagrow (1975): p. 69.
Acquaforte e bulino, dimensioni mm 300x205, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, con margini originali aggiunti, leggere tracce di colla nella congiunzione dei margini, per il resto in perfetto stato di conservazione.UNICO ESEMPLARE NOTO DEL PRIMO STATO della carta, una prova di stampa, parzialmente non completa (cfr. Bifolco-Ronca, tav. 1065). Il presente esemplare, venduto in asta a Parigi nel 2006 e quindi parte di in una collezione privata tedesca, poi venduta in asta - Reiss & Sohn - nel 2016. Al centro dell’isola, con caratteri grandi, si legge: SARDEGNA.Nel cartiglio in alto a sinistra una breve descrizione geografica del territorio: Sardinia insula inter Africu[m], et Tyrrenu[m] pelagus sita: magnitudine 562 mil. pas. fertilis admodu[m] animaliu[m]que varij generis abundans metallis argentarijs, stagnis, fontibus, salubris prestantissima. Orientazione nei quattro lati al centro, il nord è in alto. Carta priva di scala grafica e di graduazione ai margini. Carta anonima, priva di data ed indicazioni editoriali, che attribuiamo a Giacomo Gastaldi e riteniamo essereil prototipo di questa tipologia di carte cinquecentesche dell’isola. Non sono note le fonti cartografiche, ma certamente per il cartografo piemontese questa tavola voleva essere una correzione ed un miglioramento di quella realizzata per la Geografia di Tolomeo (1548). Il disegno del profilo costiero rimanda alle carte nautiche coeve, anche se in questa tavola è notevolmente migliorato, almeno per quanto riguarda la parte occidentale. Per gli altri dati geografici, ovvero orografia e idrografia, invece, è minima la differenza con la carta del 1548, e anche la toponomastica presenta solo poche aggiunte.L’attribuzione al Gastaldi è dovuta al fatto che la carta si trova nelle raccolte cinquecentesche, sempre accoppiata con altre carte firmate o attribuite al cartografo piemontese. L’esemplare venduto in asta a Londra (Sotheby’s, 2000) è stampato sullo stesso foglio con la carta della Corsica firmata dal Gastaldi (Bifolco-Ronca, n. 386). Le due carte sono assolutamente simili in tutto, anche nel modo in cui viene fornita l’orientazione. Anche l’esemplare conservato nel cosiddetto Atlante Doria, è in un gruppo di carte delle isole del Gastaldi: la stessa Corsica, Malta, e l’Elba (Bifolco-Ronca nn. 862, 1007). Nella raccolta cinquecentesca della Biblioteca Alessandrina di Roma (due esemplari del secondo stato), la carta fa coppia in un foglio con quella della Corsica, e in un altro con quella dell’Elba. Dal confronto con tutte le altre carte dell’isola del periodo, si notano differenze nell’orografia e nell’idrografia. In alto, a nord del fiume Temo, viene indicato Fresan anziché S.reparata (nelle altre carte Fresan è a sud del fiume); sempre a nord, sotto l’isola denominata Tolata, non vi è più disegnata un’isoletta priva dell’indicazione toponomastica, che si trova invece nelle altre carte. Altra bibliografia:Christie’s Pa (2006): n. 266; Dzikowski (1940): n. 49; Sotheby’s (2000): n. 257; Sotheby’s (2005): n. 77; Wieder (1915): p. 29, n. 60; Almagià (1929): p. 22; Bifolco-Ronca (2014): n. 151; Lago (2002): p. 490, fig. 488. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper without watermark, with original added margins, perfect condition.THE ONLY KNOWN EXAMPLE of the first state of two, a proof state, not completed (cfr. Bifolco-Ronca, tav. 1065). Anonymous map, without date and editorial indications, which we attribute to Giacomo Gastaldi and we believe to be the prototype of this type of sixteenth-century map of the island. The cartographic sources are not known, but certainly for the Piedmontese cartographer this table wanted to be a correction and an improvement of the one realized for the Geography of Ptolemy (1548). The design of the coastal profile refers to the contemporary nautical charts, even if in this table it has improved considerably, at least for the western part. For other geographical data, orography and hydrography, however, the difference with the map of 1548 is minimal, and even toponymy has only a few additions.Literature:Christie’s Pa (2006): n. 266; Dzikowski (1940): n. 49; Sotheby’s (2000): n. 257; Sotheby’s (2005): n. 77; Wieder (1915): p. 29, n. 60; Almagià (1929): p. 22; Bifolco-Ronca (2014): n. 151; Lago (2002): p. 490, fig. 488. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), pp. 2104-2105, tav. 1065, I/II.
Magnifico esemplare del rarissimo secondo stato della pianta di Genova di Antonio Lafreri, con l'indirizzo di Paolo Graziani. La tiratura è databile tra il 1582 - anno in cui il Graziani acquista il rame dal nipote di Lafreri, Stefano Duchetti - e il 1585, anno in cuii entra in società con Pietro de Nobili.In basso a sinistra, in un riquadro, è inciso il titolo: IL dissegno della nobilissima Citta di GENOVA con il numero delle cose piu notabili di essa. Segue una legenda numerica di 58 rimandi a luoghi notabili della città. Sempre nel cartiglio si trova l’imprint editoriale: ROMAE apud Antonium Lafrerij Anno Domini MDLXXIII. Orientazione con una rosa dei venti nel mare, il nord è in alto. Opera priva di scala grafica. La pianta prospettica di Genova firmata da Antonio Lafreri introduce un nuovo modello iconografico della città, che è raffigurata attraverso una sovrapposizione di piani che non rende facile la lettura dell’impianto planimetrico. In questo l’autore segue ancora il modello iconografico della veduta quattrocentesca. Nel tentativo di rendere la carta più leggibile, tenta di riunire l’edificato in grandi lotti in modo da permettere l’identificazione di alcuni assi stradali strategici. Al contrario, molto ben delineata è la cinta muraria, aggiornata alla ristrutturazione ultimata intorno al 1549, su progetto di Antonio da Sangallo e Giovanni Maria Olgiati. Non sono presenti, invece, i palazzi di Galeazzo Alessi e di Giovan Battista Castello. Si può affermare che, a dispetto della datazione al 1573, la pianta del Lafreri raffiguri lo stato della città della metà del XVI secolo. Benevolo la descrive come “un compromesso, forse derivante da un’immagine più antica, fra una veduta marginale e una rudimentale proiezione obliqua dell’abitato, con il nord in alto”. La lastra è presente nel catalogo della tipografia Lafreri del 1573 (n. 130 descritta come “Genova”) e venne ereditata da Stefano Duchetti. Nell’inventario di vendita di Stefano (agosto 1581, n. 66) è descritta come “genova”. La ritroviamo nel catalogo di Paolo Graziani (settembre 1583, n. 56, come “Genova”) e quindi in quello di Pietro de Nobili (maggio 1585, n. 19, come “Genova”). Nella divisione ereditaria della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, fu assegnata al figlio Pietro Paolo e quindi ceduta a Giovan Battista de Cavalleris e Marcantonio Capriata. Sono note le ristampe di Paolo Graziani, databile al 1583-85 e già descritta da Alessia Alberti nel suo saggio su Lafreri, e quella con il doppio imprint di Graziani e de Nobili (1585-86). Alcuni repertori riportano che il nome di Paolo Graziani sia inciso sopra quello, abraso, di Claudio Duchetti, probabilmente per una confusione tra questa lastra con quella che il Duchetti fece intagliare da Ambrogio Brambilla nel 1581.BibliografiaAlberti (2010): n. 90; Brandhuber-Juffinger (2011); n. 49; Cartografia Rara (1986): n. 55; Destombes (1970): n. 71; Edwards (1933): n. 75; Phillips (1914): n. 75; Wieder (1915): n. 138; Alberti (2009): p. 102, n. 13; Benevolo (1969): pp. 64-67, tav. IX; Lincoln (2000): p. 185; Pagani (2008): pp. 15, 19, 374; Pagani (2011): p. 128, n. 66; Poleggi (1977): p. 74, n. 38, fig. 45; Rubach (2016): n. 227; Tooley (1939): n. 241. Magnificent example of the very rare second state of the Genoa plan by Antonio Lafreri, with the address of Paolo Graziani.On the lower left, the title: IL dissegno della nobilissima Citta di GENOVA con il numero delle cose piu notabili di essa. Segue una legenda numerica di 58 rimandi a luoghi notabili della città. Sempre nel cartiglio si trova l’imprint editoriale: ROMAE apud Antonium Lafrerij Anno Domini MDLXXIII.Orientation with a compass rose in the sea, the north is at the top; without graphic scale. Etching and engraving, dimensions mm 410x555.The perspective plan of Genoa signed by Antonio Lafreri introduces a new iconographic model of the city. "La pianta prospettica di Genova firmata da Antonio Lafreri introduce un nuovo modello iconografico della città, che è raffigurata attraverso una sovrapposizione di piani che non rende facile la lettura dell’impianto planimetrico. In questo l’autore segue ancora il modello iconografico della veduta quattrocentesca. Nel tentativo di rendere la carta più leggibile, tenta di riunire l’edificato in grandi lotti in modo da permettere l’identificazione di alcuni assi stradali strategici. Al contrario, molto ben delineata è la cinta muraria, aggiornata alla ristrutturazione ultimata intorno al 1549, su progetto di Antonio da Sangallo e Giovanni Maria Olgiati. Non sono presenti, invece, i palazzi di Galeazzo Alessi e di Giovan Battista Castello. Si può affermare che, a dispetto della datazione al 1573, la pianta del Lafreri raffiguri lo stato della città della metà del XVI secolo. Benevolo la descrive come “un compromesso, forse derivante da un’immagine più antica, fra una veduta marginale e una rudimentale proiezione obliqua dell’abitato, con il nord in alto”. La lastra è presente nel catalogo della tipografia Lafreri del 1573 (n. 130 descritta come “Genova”) e venne ereditata da Stefano Duchetti. Nell’inventario di vendita di Stefano (agosto 1581, n. 66) è descritta come “genova”. La ritroviamo nel catalogo di Paolo Graziani (settembre 1583, n. 56, come “Genova”) e quindi in quello di Pietro de Nobili (maggio 1585, n. 19, come “Genova”). Nella divisione ereditaria della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, fu assegnata al figlio Pietro Paolo e quindi ceduta a Giovan Battista de Cavalleris e Marcantonio Capriata. Sono note le ristampe di Paolo Graziani, databile al 1583-85 e già descritta da Alessia Alberti nel suo saggio su Lafreri, e quella con il doppio imprint di Graziani e de Nobili (1585-86). Alcuni repertori riportano che il nome di Paolo Graziani sia inciso sopra quello, abraso, di Claudio Duchetti, probabilmente per una confusione tra questa lastra con quella che il Duchetti fece intagliare da Ambrogio Brambilla nel 1581" (cf. Bifolco/Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, tav. 1110). LiteartureAlberti (2010): n. 90; Brandhuber-Juffinger (2011); n. 49; Cartografia Rara (1986): n. 55; Destombes (1970): n. 71; Edwards (1933): n. 75; Phillips (1914): n. 75; Wieder (1915): n. 138; Alberti (2009): p. 102, n. 13; Benevolo (1969): pp. 64-67, tav. IX; Lincoln (2000): p. 185; Pagani (2008): pp. 15, 19, 374; Pagani (2011): p. 128, n. 66; Poleggi (1977): p. 74, n. 38, fig. 45; Rubach (2016): n. 227; Tooley (1939): n. 241. Bifolco-Ronca (2018): tav. 1110, II/III.
Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, con margini su tre lati, rifilata al rame in alto, lievissime tracce di colla alla piega centrale, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Rarissima carta geografica della regione, dedicata ad Antonio de' Medici (1576-1621), il cui ritratto campeggia nella parte sinistra del foglio; incisa da Luigi Rosaccio (anche noto come Aloisio) figlio ed allievo del celebre cosmografo Giuseppe, originario di Pordenone. Priva di data, la carta viene stampata a Firenze, dove la famiglia Rosaccio si era trasferita dopo il periodo veneziano, e dove aveva una stamperia che, in data 28 novembre 1606, ottenne il privilegio di stampa per le proprie opere - cfr. Casali, Il ‘Teatro” del mondo. G. R. (1530 ca-1620 ca) tra Firenze e Bologna, in L’Europa divisa e i nuovi mondi. Per Adriano Prosperi, II, a cura di M. Donattini - G. Marcocci - S. Pastore, Pisa 2011, p. 56. Dal punto di vista cartografico si tratta di una derivazione del Piemonte di Giacomo Gastaldi (1555). La datazione della carta viene dedotta dalla dedica a Antonio de' Medici, in cui Luigi Rosaccio dichiara: "Con l'occasione del motivo della Guerra ne Piamonte, ho voluto far la presente Geografia & in segno della molta devotione & reverenza che le porto a quela inviarla […]". Non è chiaro se il Rosaccio di riferisca alla cosiddetta Guerra del Monferrato (1613-18) o alla precedente Guerra del Piemonte del 1605, ma sicuramente è anteriore al 1621, anno della morte di Antonio. L'opera, sconosciuta a Barrera ed Aliprandi, è citata da Almagià - che la descrive come mediocre derivazione del modello gastaldino. Lo studioso dichiara di conoscere un unico esemplare conservato nella Biblioteca Comunale di Ferrara. Altro esemplare della carta è nel catalogo della Biblioteca Nazionale di Parigi; un terzo è descritto da Ganado nel secondo volume della raccolta fattizia della National Library of Malta. Il rame viene acquistato dalla tipografia De Rossi, come documentato dal catalogo della stamperia romana, dove è descritta come "Il Piemonte, e Monferrato di Luigi Rosaccio, foglio reale per traverso". Il presente esemplare, magnifico, proviene dalle prestigiosa raccolta di Fritz Hellwig. Bibliografia:R. Almagià, Intorno ad alcune grandi carte d'Italia del secolo XVII, in "L'Universo", Firenze 1924, p. 860: Indice delle Stampe di Domenico De' Rossi (1689), p. 6, descritto come "Il Piemonte, e Monferrato di Luigi Rosaccio, foglio reale per traverso"; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 166, n. 137(65). Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, con margini su tre lati, rifilata al rame in alto, lievissime tracce di colla alla piega centrale, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Rarissima carta geografica della regione, dedicata ad Antonio de' Medici (1576-1621), il cui ritratto campeggia nella parte sinistra del foglio; incisa da Luigi Rosaccio (anche noto come Aloisio) figlio ed allievo del celebre cosmografo Giuseppe, originario di Pordenone. Priva di data, la carta viene stampata a Firenze, dove la famiglia Rosaccio si era trasferita dopo il periodo veneziano, e dove aveva una stamperia che, in data 28 novembre 1606, ottenne il privilegio di stampa per le proprie opere - cfr. Casali, Il ‘Teatro” del mondo. G. R. (1530 ca-1620 ca) tra Firenze e Bologna, in L’Europa divisa e i nuovi mondi. Per Adriano Prosperi, II, a cura di M. Donattini - G. Marcocci - S. Pastore, Pisa 2011, p. 56. Dal punto di vista cartografico si tratta di una derivazione del Piemonte di Giacomo Gastaldi (1555). La datazione della carta viene dedotta dalla dedica a Antonio de' Medici, in cui Luigi Rosaccio dichiara: "Con l'occasione del motivo della Guerra ne Piamonte, ho voluto far la presente Geografia & in segno della molta devotione & reverenza che le porto a quela inviarla […]". Non è chiaro se il Rosaccio di riferisca alla cosiddetta Guerra del Monferrato (1613-18) o alla precedente Guerra del Piemonte del 1605, ma sicuramente è anteriore al 1621, anno della morte di Antonio. L'opera, sconosciuta a Barrera ed Aliprandi, è citata da Almagià - che la descrive come mediocre derivazione del modello gastaldino. Lo studioso dichiara di conoscere un unico esemplare conservato nella Biblioteca Comunale di Ferrara. Altro esemplare della carta è nel catalogo della Biblioteca Nazionale di Parigi; un terzo è descritto da Ganado nel secondo volume della raccolta fattizia della National Library of Malta. Il rame viene acquistato dalla tipografia De Rossi, come documentato dal catalogo della stamperia romana, dove è descritta come "Il Piemonte, e Monferrato di Luigi Rosaccio, foglio reale per traverso". Il presente esemplare, magnifico, proviene dalle prestigiosa raccolta di Fritz Hellwig. Bibliografia:R. Almagià, Intorno ad alcune grandi carte d'Italia del secolo XVII, in "L'Universo", Firenze 1924, p. 860: Indice delle Stampe di Domenico De' Rossi (1689), p. 6, descritto come "Il Piemonte, e Monferrato di Luigi Rosaccio, foglio reale per traverso"; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 166, n. 137(65).
1662bf4740Chez L'auteur Relié 1662 "MAGNIFIQUE ENSEMBLE DES QUATRE CONTINENTS CARTOGRAPHIÉS PAR LE PREMIER CARTOGRAPHE FRANÇAIS, DANS UN ÉTAT DE FRAICHEUR INCOMPARABLE. Quatre volumes petit in-4 (18,5 x 25 cm), reliés en plein veau brun de l'époque. Les reliures sont toutes identiques, dos à 5 nerfs, titrés, roulettes dorées sur les coupes. Nicolas Sanson d'Abbeville est considéré comme le fondateur de la cartographie en France. En 1627, rencontrant Richelieu (il venait d'Abbeville et s'était installé à Paris), il fut présenté par lui à Louis XIII, qui le nomma Géographe Ordinaire du Roi. Il cartographia quatre continents (ici présents : l'Europe, l'Asie, l'Afrique et l'Amérique), et fut même le premier à cartographier certaines parties du globe (ainsi, par exemple, la région des grands lacs canadiens, avec sa carte ""Le Canada ou Nouvelle France"" (carte datant de 1656)). Il fut le premier Français à concevoir le plan d'un atlas mondial. Les cartes et le texte de chaque volume sont entièrement montés sur onglets. Chaque carte reçoit un commentaire explicatif, avec informations sur l'économie, les habitants et les moeurs du pays décrit, tiré des auteurs anciens (Pline, Strabbon...), de récits de voyageurs ou de rapports des missions des jésuites. De plus, chacune des cartes présente les tracés de contours des pays ou régions aquarellés. Les volumes s'organisent comme suit : L'Europe (sans date) : Titre et dédicace gravés sur double page, 12 cartes doubles et 30 feuillets imprimés au recto. L'Asie (1662) : 108 pages (avec erreurs connues de chiffrage et inversion de feuillets) et 17 cartes doubles. L'Afrique (1662) : 96 pages et 17 planches doubles, proposant 18 cartes (car l'une des planches porte deux cartes) (ce volume est le seul à présenter une petite mouillure sur les quelques premières pages). L'Amérique (1662) : non paginé (80 pages) et 15 cartes doubles. Nos exemplaires sont en TRÈS BEL ÉTAT. Les pages sont très fraiches, sans aucune réelle trace, tache, piqûre ni mouillure. Les cartes, particulièrement, sont dans un vraiment très bel état de fraîcheur, avec des couleurs extrêmement éclatantes. Les reliures présentent des traces peu visibles de réparations anciennes. Les volumes ont étés reliés avec contre-gardes, mais sans pages de garde. Ce rare ensemble est véritablement en TRÈS BEL ÉTAT. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande."
Acquaforte, metà del XVII secolo, firmata in lastra in alto nel cartiglio. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva (due fogli reali uniti), lievi pieghe di carta, rifilata al rame o con sottile margine, restauro perfettamente eseguito nella parte inferiore, per il resto in ottimo stato di conservazione. Valerio Spada fu allievo, a Firenze, di Lorenzo Lippi; divenne un fine incisore e calligrafo, tanto da meritarsi la stima di Cosimo III de Medici. Questa ambiziosa rappresentazione di Firenze descrive l’intera città, dal Belvedere alla Zecca, includendo le colline e la città di Fiesole. Inoltre, il panorama è notevole per i suoi dettagli bucolici raffigurati nel primo piano, che comprendono figure, vigneti e oliveti. L’opera è dedicata a S.A.R, il Principe Leopoldo; la dedica è contenuta nel grande cartiglio in alto, che include il titolo, costituito dallo stemma dei Medici, sostenuto da due angeli. Ottimo esemplare. Etching, half of the XVII century, signed on upper plate, in the cartouche. Magnificent work, printed on contemporary laid paper (two royal sheets joined together), light paper fold, trimmed to platemark or with thin margins, a perfectly executed repair on lower part, otherwise in excellent condition. Valerio Spada was pupil of Lorenzo Lippi, in Florence, thus becoming a fine engraver and calligrapher, a thing which gained him the appreciation of Cosimo III de Medici. This ambitious representation of Florence describes the whole city, from the Belvedere to the Zecca, including the hills and the city of Fiesole. The panorama is noteworthy due to its bucolic details in the foreground, including figures, vineyards and olive grove. The work is dedicated to H.R.H Prince Leopoldo; the dedication is enclosed in the cartouche on upper part, together with the title, formed with the dei Medici coat of arms held by two angels. Excellent example. Mori-Boffitto 62; Phyllis Deaborn Massar, The Prints of Valerio Spada, in “Print Quarterly” Vol. III, Num. 3 (1986) pp. 217-238 e Vol. IV, Num. 1 (1987), pp. 19-39.
1611PHO-2274Hanau, Typis Wechelianis apud Claudium Marnium & haeredes Ioan. Aubrii, 1611. In-folio, [16]-1196-[76] pp. + [4]-285-[3] pp., 5 cartes gravées sur cuivre dont 3 grandes dépliantes. Plein veau, dos à nerfs aux armes de la famille de Montholon, restauration à la reliure, brunissures importantes par endroits, légères rousseurs aux cartes, léger pli au titre. Exemplaire complet. Provenance : reliure aux armes de la famille de Montholon ; étiquette de la librairie Dorbon-Ainé. En deux parties avec chacune son titre propre.
1841PHO-2262Paris, Arthus Bertrand, 1841-1842-1844-1848-1853-1854. 6 vol. in-8° de XXIX, 1 bl., 343 pp., [2] ff., Front., 6 pl. h.-t. et 1 carte dé pl. ; 467 pp., [2] ff. Font., 4 pl. h.-t. et 1 carte ; 548 pp., [1] f. Front. et 5 pl. h.-t. ; 464 pp., [2] ff. 4 pl. h.-t. ; III, 1 bl., 542, [2] pp. 4 pl. h.-t. ; 400 pp. Font. et 5 pl. h.-t. demi-basane fauve, dos à 5 faux-nerfs, p ; de t. en maroquin orange, p. de tomaison en maroquin brun, tranches mouchetées (Reliure du temps). Édition originale, bien complète du sixième volume consacré à la Californie qui manque souvent. 31 pl. gravées sur acier (complet) et 2 cartes dépliante, au Tome IV, la pl. du « Fort de Cornouailles » est reliée en frontispice du tome VI. Des rousseurs et quelques planches brunies.
In folio (mm 390x265). Frontespizio calcografico con figure allegoriche, 54 tavole di mappe a doppia pagina in coloritura coeva incise finemente in rame da Giuliano Zuliani e Marco Alvise Pitteri.<BR>Mezzo vitellino marezzato con angoli coevo, dorso a nervi con titolo su tassello in marocchino rosso, piatti in cartone marmorizzato. Solo il tomo III dell' Atlante Novissimo, fra i più fascinosi e completi mai pubblicati in Italia nel XVIII secolo, l'opera più monumentale e famosa di Zatta; esce in 4 volumi con 216 tavole che illustrano tutto il mondo conosciuto dell'epoca, accresciuto delle più significative scoperte geografiche, la comparsa delle nuove isole scoperte nell'Oceano Pacifico da James Cook e la prima carta italiana della Nuova Zelanda. Ottimo esemplare di questo celebre atlante con minime tracce del tempo agli spigoli e cuffie, tassello al dorso un po' sbiadito. Indice delle tavole corto nei margini, la marca di Ancona e la Calabria ultra probabilmente da un altro esemplare; carta del Vicentino e del Bolognese/Ferrarese con alone marginale in basso a sinistra, generale lieve arrossamento alla piega centrale. Minime sporadiche macchioline marginali. <BR>Cremonini 72; Phillips 651<BR>Beautiful copy of this celebrated atlas, with all maps in fine contemporary hand-colouring. <BR>
Rarissima carta dell’isola che attribuiamo a Giacomo Gastaldi e che consideriamo il prototipo di questa tipologia di carte del ‘500. L’opera, in passato anonima e conosciuta solo attraverso l’esemplare conservato nell’atlante Doria, la troviamo stampata in un singolo foglio di atlante insieme alla carta della Corsica firmata da Gastaldi, nell’esemplare venduto in asta a Londra (Sotheby’s, 2000). Le due carte sono assolutamente simili in tutto, anche nella inusuale modo di rappresentare l’orientazione, attraverso una sorta di croce che attraversa tutta l’isola. Ulteriore conferma dell’attribuzione al Gastaldi deriva dalla presenza della carta nel suddetto Atlante Doria, insieme ad un gruppo di carte delle isole del cartografo piemontese, quali Malta, Elba e la Corsica. Dal confronto con tutte le altre carte dell’isola, si notano le seguenti differenze: orografia e idrografia meno accentuate; in alto a nord del fiume Temo viene indicato Fresan anziché S.reparata (nelle altre carte Fresan è a sud del fiume); sempre a nord, sotto l’isola denominata Tolata, non vi è piu disegnata un’isoletta priva dell’indicazione toponomastica, che si trova invece nelle altre carte. Il primo stato della carta è una prova di stampa, parzialmente incompleta. Ad oggi è noto un solo esemplare, venduto in asta a Parigi nel 2006 ed ora nella collezione di chi scrive. Al centro dell’isola, l’iscrizione SARDEGNA. In alto, in una targa incorniciata da fregi, una breve descrizione del territorio Sardinia insula inter Africu[m], et Tyrrenu[m] pelagus sita: magnitudine 562 mil. pas. fertilis admodu[m] animaliu[m]que varij generis abundans metallis argentarijs, stagnis, fontibus, salubris prestantissima. Orientazione nei quattro lati al centro, il nord in alto. Carta priva di graduazione ai margini e di scala grafica.Acquaforte e bulino, ampi margini, perfetto stato di conservazione.Esemplare di secondo stato, del tutto simile al precedente, ma viene arricchito il disegno orografico con l’aggiunta di diversi monticelli nella parte centro-settentrionale dell’isola. Aggiunti anche degli alberelli di forma diversa da quelli già presenti. Meraviglioso esemplare di questa influente mappa della Sardegna, conosciuto in pochissimi esemplari. Erroneamente attribuita al Duchetti in Bifolco-Ronca (2014). Extremely rare map of the Sardinia, which we attribue to Camocio, and we consider as prototype of this kind of sixteenth century's map.Just one example of this map, formerly attribued to an anonimous mapmaker-engraver, is known, kept in the Doria's atlas, and printed on a single sheet with the map of Corsica, signed by Gastaldi, in the copy sold at auction by Sotheby's London (2000).The two cards are very similar, even for the unusual orientation, through a sort of cross that runs through the island.To confirm the attribution to Gastaldi is also the presence, in the aforementioned Atlas Doria, of other islands' map realized by Piedmontese cartographer, such as Malta, Elba and Corsica.Comparing all other maps of the island, it's possible notice the following differences: topography and hydrography are less marked; at the top, on northern river Temo is indicated Fresan instead of S.Reparata (in other maps Fresan is at south of the river); at north, under the island called Tolata, there isn't the small island without any indication place names, which is located on the other maps.The first state of this map is a proof, partially incomplete.To date only one example of the first state is known, sold at auction in Paris in 2006 and now in the collection of the writer.At the island's center, lettered SARDINIA. At top, in a cartouche framed by friezes, a brief Latin description of the territory "Sardinia insula inter Africu [m], et Tyrrenu [m] pelagus located: magnitude 562 mil. pas. fertilis admodu [m] animaliu [m] que varij generis abundans metallis argentarijs, stagnis, fontibus, Salubris prestantissima"Map oriented with Nord at the top; without graduation at the edge and the bar scale. Etching and engraving, in perfect condition.Example of second state, very similar to the first one, but the orography is enriched by enriched by numerous mountains in the north-central part. Added also some tree of different shapeMagnificient example of this iauthoritative map of Sardinia, known in very few examples.Erroneously attributed to Duchetti in Bifolco-Ronca (2014). Bifolco-Ronca (2014): n. 151; Christie’s Pa (2006): n. 266; Christie’s (2012): n. 31; Dzikowski (1940): n. 49; Sotheby’s (2000): n. 257; Sotheby’s (2005): n. 77; b) Lago (2002): p. 490, tav. 488.