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br. «La non violenza è la legge della nostra specie, così come la violenza è la legge dei bruti.» Per Gandhi, simbolo della ribellione dell'India al dominio britannico e principale artefice dell'indipendenza della nazione, la resistenza passiva e il rifiuto di obbedire a leggi ingiuste con metodi non violenti sono una forma legittima di lotta civile, ma prima ancora una professione di fede, nel solco di Thoreau e Tolstoj. In un mondo dominato dalla logica della forza bruta, dal fanatismo ideologico e dal razzismo, scegliere la non violenza significa ricondurre l'azione politica a una dimensione morale basata su valori universali come l'amore del prossimo e il rispetto dell'uomo. Questa piccola antologia raccoglie le illuminanti riflessioni del Mahatma sui principi e la pratica della non violenza: ideali «antichi come le colline» che possono ancora parlare al cuore dell'uomo moderno.
ril. Scritto nel 1513, in un momento di grande tensione esistenziale e intellettuale, il trattato "De Principatibus" (Il Principe) resta l'opera di Machiavelli più immediatamente coinvolta nella crisi politica dell'Italia rinascimentale. Sebbene frutto di un preciso momento storico, il testo si caratterizza per una durevole e universalmente riconosciuta modernità, e le analisi di Machiavelli si rivelano ancora oggi uno strumento di confronto e di riferimento politico imprescindibile. Per "l'Arte della guerra", nel 1520, l'autore sceglierà una diversa forma di espressione letteraria: il dialogo. Caro alla filosofia, il dialogo si fa - con Machiavelli - vettore di esplicite e incisive dissertazioni politiche. La voce, ingenua e sapiente, dei protagonisti si rivela, anche in questo caso, una scelta efficace, che costringe l'uomo a una riflessione su se stesso, allora come oggi. Introduzione di Nino Borsellino.
br. Quella di Giacomo Matteotti è una delle voci che con più forza e più coraggio si levarono contro i soprusi del regime fascista. A distanza di quasi un secolo questo volume esorta a prestarle di nuovo ascolto, riproponendo due documenti molto citati ma poco letti: il discorso del 31 gennaio 1921, quando Matteotti per la prima volta e per primo osò prendere la parola in Parlamento contro il regime, e quello del 30 maggio 1924, quando denunciando i brogli elettorali firmò la propria condanna a morte, inflittagli di lì a pochi giorni per mano di cinque sicari fascisti. Grazie a queste due testimonianze sarà possibile comprendere con maggiore chiarezza un momento cruciale della storia del nostro paese, e riflettere, alla luce di ciò che è stato, su temi che ancora oggi continuano a trovare ampio spazio nel dibattito pubblico. Prefazione di Sergio Luzzatto.
br. Il linguaggio pubblico non è mai stato così vuoto e aggressivo. Per questo è il momento di scoprire le riflessioni di Orwell raccolte in "La politica e la lingua inglese" (1946), uno scritto ormai classico che pare anticipare le considerazioni svolte venti anni dopo da Calvino sull'«antilingua» che corrompe l'italiano, e che nel suo «catalogo di frodi e travisamenti» prefigura la deriva dei social network. Per Orwell dallo stravolgimento delle parole alla manipolazione il passo è breve, come dimostra l'altro testo qui incluso: "I principi della neolingua" nasce come appendice del capolavoro 1984 ed enuncia, come scrive Massimo Birattari nella prefazione, le regole di una lingua «concentrazionaria, soffocante, terroristica». A più di settant'anni di distanza, da queste pagine limpide e feroci risuona ancora un monito che è rischioso ignorare: «la lingua diventa brutta e imprecisa perché i nostri pensieri sono stupidi, ma a sua volta la sciatteria della lingua ci rende più facili i pensieri stupidi».
br. Uno scritto teorico e denso della poesia romantica che ha reso famoso Percy Shelley. Da cosa deve difendersi la poesia in epoca romantica e oggi? Da ciò che è già noto, misurato, squadrato, sostiene Shelley, indicando così in modo ancora poetico e penetrante il campo della ragione. La poesia si nutre dell'ignoto e delle nostre sensazioni a contatto con le nuove scoperte dell'animo. Ma ciò che Shelley propone non è un rifiuto del logos, della speculazione. Ragione e immaginazione collaborano senza sosta, come il braccio e la mente. Ma la ragione è l'ombra, mentre la sostanza, il valore vero delle cose è colto solo dall'immaginazione.
br. Uno scritto teorico e denso della poesia romantica che ha reso famoso Percy Shelley. Da cosa deve difendersi la poesia in epoca romantica e oggi? Da ciò che è già noto, misurato, squadrato, sostiene Shelley, indicando così in modo ancora poetico e penetrante il campo della ragione. La poesia si nutre dell'ignoto e delle nostre sensazioni a contatto con le nuove scoperte dell'animo. Ma ciò che Shelley propone non è un rifiuto del logos, della speculazione. Ragione e immaginazione collaborano senza sosta, come il braccio e la mente. Ma la ragione è l'ombra, mentre la sostanza, il valore vero delle cose è colto solo dall'immaginazione.
br.
br. "Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l''Ur-Fascismo', o il 'fascismo eterno'. L'Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: 'voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!'. Ahimè, la vita non è così facile. L'Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme - ogni giorno, in ogni parte del mondo." (Umberto Eco)
brossura Il lavoro presenta spunti di riflessione sulla forma musicale dello Studio: un approccio didattico per l'insegnamento dello strumento musicale con particolare riferimento agli studi op. 10 e op. 25 di F. Chopin.
brossura "Ogni 'poesia' che esalti una 'libertà' volutamente indeterminata cessa immediatamente d'essere una poesia e, di conseguenza, costituisce un ostacolo alla liberazione totale dell'uomo, perché lo inganna mostrandogli una 'libertà' che dissimula nuove catene". Nella primavera del 1952 Péret, un anarchico passato per il trotskismo e per il surrealismo, oppone a un'idea di rivoluzione che si riduce alla metafisica individualista del gesto isolato, l'immagine di una sollevazione corale, dal basso di una spontaneità che si supera e si educa nella condivisione e nella verifica dei mezzi e dei fini.
COPERTINA STRAPPATA IN UN ANGOLO DELLA PARTE POSTERIORE
DANNEGGIATO
2002V35578Bonn (Bundeszentrale für politische Bildung) 2002 (= Lizenzausgabe). 8°, illustrierte Originalbroschur ( Paperback ) 352 S., ISBN 9783778792049 1
OPUSCOLO LEGGERMENTE DANNEGGIATO IN FRANCESE
198946588Darmstadt : Wiss. Buchges., [Abt. Verl.], 1989. XVI, 486 S. : Ill. ; 20 cm Pp.
In-8 (cm. 21.50), brossura illustrata, pp. 660, (4), con illustrazioni in bianco e nero nel testo. Traduzione di Luigi De Marchi. COPIA DA STUDIO. Tracce di polvere/d’uso ai piatti. Volume postillato a matita; peraltro, testo in buono stato (text in good condition).
(Codice MT/1780) Caartoncino a colori formato cartolina, scritta a macchina e 5 firme a penna. Buono stato. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
(Codice MT/2245) Cenni storici, 11 illustrazioni. Stemma in vopertina. Ottimo. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
DORSO STRAPPATO,PAGINE SCOLLATE.