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ill., br. Nel 1969 esce «Abbey Road», apparentemente solo un altro grande album dei Beatles. Ma sulla copertina c'è qualcosa che non convince del tutto gli appassionati. Una serie di indizi, descritti minuziosamente dall'autore di questo volume, contribuisce a far nascere una delle più affascinanti leggende metropolitane sulla musica pop: la morte di Paul McCartney. E da quel momento gli indizi si moltiplicano e le interpretazioni si complicano. da «Sergeant Pepper» a «Let it be», passando per le foto di cronaca e le notizie mondane viene ricostruito il caso del «doppio Beatle».
brossura Nel 1969 esce «Abbey Road», apparentemente solo un altro grande album dei Beatles. Ma sulla copertina c'è qualcosa che non convince del tutto gli appassionati. Una serie di indizi, descritti minuziosamente dall'autore di questo volume, contribuisce a far nascere una delle più affascinanti leggende metropolitane sulla musica pop: la morte di Paul McCartney. E da quel momento gli indizi si moltiplicano e le interpretazioni si complicano. da «Sergent Pepper» a «Let it be», passando per le foto di cronaca e le notizie mondane viene ricostruito il caso del «doppio Beatle».
ill., br. Alla fine contano soltanto le canzoni e poco importa domandarsi cosa accadde veramente a Jeff BuckIey quella sera del 29 maggio 1997. Ci resta invece la sua officina creativa, da Grace a Sketches e ancora oltre, un piccolo canzoniere ispirato da una cultura letteraria tutt'altro che superficiale dove sì intrecciano amore e morte, politica e religione, sogni e incubi: perché non si può cantare la Grazia senza aver prima conosciuto l'intero spettro del buio. Fare musica è come strapparsi pezzi di carne di dosso e il figlio di Tim Buckley nato vicino a Disneyland costringe ancora chi lo ascolta a vibrare forte, suscitando il riverbero di pulsazioni cosmiche profonde: questo sa farlo soltanto un artista. E ogni volta che ci accosteremo ai suoi testi senza cercarvi oscuri presagi sarà il miglior ringraziamento per averci aiutato a trasformare la vita in una faccenda importante.
br. Questo libro ripercorre la vita di Fabrizio De André attraverso le sue opere, frutto coerente di una poetica sempre «in direzione ostinata e contraria» e del carattere degli anni che ne segnarono la produzione. È un libro che ripercorre i suoi quindici album, ma anche i suoi luoghi: quelli su cui ha camminato Faber, dai caruggi malfamati genovesi alle asperità montane della Sardegna tanto amata e diventata sua dimora privilegiata, nonostante il rapimento e la prigionia all'«Hotel Supramonte». Un libro anche di persone, le tante che hanno permesso a De André di diventare Faber, che arricchiscono con la loro voce questo libro di Casamassima che si inserisce nella produzione di un autore dai molteplici lavori sulla musica italiana di qualità. Non un omaggio a Faber, né una sua agiografica biografia, ma un contributo culturale al dibattito sulla poetica in musica dell'artista apertosi all'indomani della sua irrimediabile assenza di ventidue anni fa, che esce a sessant'anni esatti dalla pubblicazione del primo 45 giri di Fabrizio De André: Nuvole barocche.
ril. Domenica 23 aprile 1972, ore 21 e 47: una cometa attraversa il cielo televisivo d'Italia. Passa velocissima e quasi inosservata: di fronte ai nostri occhi vive appena otto minuti e ventitré secondi, e i giornali dell'epoca ne parleranno poco o nulla, comunque senza entusiasmo. Eppure la luce di quella cometa è così forte che oggi illumina ancora la nostra idea di spettacolo perfetto. E la cometa è anche tuono e avvolge l'Italia in una musica destinata a non invecchiare mai. Il 23 aprile 1972 l'Italia assiste all'incontro unico e irripetibile fra Mina e Lucio Battisti sul palcoscenico di Teatro 10: Mina e Lucio, insieme. Una scheggia di tv entrata nella memoria collettiva: le canzoni di Lucio, la voce di Mina, i loro sguardi complici, la band dei «Cinque amici da Milano»... Ma quel duetto è stato molto più di otto minuti e ventitré secondi di parole e musica. È stato un'avventura creativa sorprendente ed entusiasmante; la scommessa di Mina, una stella sull'orlo di una crisi di nervi; l'ultimo spettacolo di Battisti, un artista che non voleva diventare stella; il tramonto della grande "Rai Broadway" in bianco e nero che aveva accompagnato il grande sogno dell'Italia del Boom... Cinquant'anni dopo, con questo libro andiamo dietro le quinte di Teatro 10, in studio di registrazione con Lucio Battisti, nella tempestosa vita quotidiana di Mina, sul treno che nel cuore della notte porta un gruppo di musicisti a Roma, di fronte al pubblico del Teatro delle Vittorie, nelle emozioni di chi c'era. Nel cuore di una tempesta di applausi che non potrà mai essere dimenticata. Prefazione di Massimiliano Pani. Postfazione di Franco Zanetti.
ill., ril. Freddie Mercury nacque tre volte. La prima, come Farrokh Bulsara. La seconda, come Freddie. La terza, come leggenda.
ill., br. 18 maggio 1957: al Palazzo del Ghiaccio di Milano va in scena il primo festival italiano di rock'n'roll. Tra i protagonisti, un imberbe Adriano Celentano, appena ribattezzato "il molleggiato", ma pure Tony Renis, Baby Gate (poi conosciuta come Mina), Giorgio Gaber, Luigi Tenco ed Enzo Jannacci. Finalmente, musica e cultura rock esplodono anche in Italia! Nonostante il ritardo con cui viene assimilato, il rock conquista una fetta consistente di mercato discografico e diventa per milioni di giovani uno degli strumenti principali di comunicazione, condivisione e ribellione. Partendo dal 1957, questo libro racconta più di 60 anni di rock in Italia incrociando le vicende dei principali protagonisti, quelle di canzoni, dischi essenziali, concerti e festival, giornali, riviste specializzate e trasmissioni radio/tv con i principali avvenimenti del contesto storico-sociale che ne ha permesso sviluppo e successo. In oltre 350 pagine, ricche di illustrazioni a colori, l'opera passa così in rassegna l'Italia della ricostruzione, del boom economico e delle grandi contestazioni, con tutte le antinomie e le speranze che le hanno caratterizzate; per poi arrivare, attraverso i decenni, ai giorni nostri e mostrare come la cultura giovanile, di cui il rock è parte integrante, rappresenti sempre il cuneo fondamentale per scardinare vecchie idee e imporre nuove mode e filosofie. Non solo la storia del rock italiano, dunque, ma anche quella altrettanto affascinante di musica e cultura rock in Italia. Prefazione di Manuel Agnelli e Franz Di Cioccio.
brossura Eccentrico, visionario, egocentrico, Jim Morrison ha rappresentato la classica figura del frontman delle rock band anni '60, capace di stupire prima ancora che per la voce, per i suoi atteggiamenti irriverenti nei confronti del suo pubblico e del mondo intero. Con i Doors ha costituito un fenomeno di straordinaria vitalità intellettuale che univa spesso musica e poesia in un periodo storico in cui questo connubio era stato sperimentato solo dai poeti della beat generation, che accompagnavano i loro reading con il pulsante be-bop. Morrison visse i suoi anni con i Doors in modo frenetico, quasi consapevole che la vita gli stesse fuggendo di mano: alcol, droga e sesso furono il suo cibo costante che alternava solo alla musica. Il suo viaggio "oltre la percezione" presto non avrebbe avuto ritorno. La sua vita si sarebbe paradossalmente fermata nel momento in cui avrebbe deciso di lasciare la musica per la poesia. Successe a Parigi in modo plateale e ambiguo, proprio come era stata la sua vita sul palcoscenico. Una morte mai chiarita, di cui ancora oggi si vagheggiano ipotesi e strane storie di macabro intrigo. La sua figura di mito maledetto che ha riassunto in sé aspettative, contraddizioni e disillusioni di un'epoca mai finita non ha mai smesso di essere oggetto di culto per intere generazioni.
ill., br. Tutto quello che gli anni Settanta hanno rappresentato a livello sociale, di costume e sopratutto sul fronte musicale, viene analizzato e commentato dagli artisti. Oltre al parere di operatori e giornalisti, nonché animatori delle radio libere e della stampa giovanile ("Muzak", "Gong", "Super sound", e "Ciao 2001").
bross. edit. con bandelle
ill., br. Questo libro analizza il corpus dei testi concepiti da Peter Gabriel per album, singoli, colonne sonore, antologie e compilation, mettendone in luce le fonti di ispirazione, i temi ricorrenti e gli artifici retorici utilizzati. Uomo di vasti interessi e di buone letture, Gabriel riesce a celare un'ispirazione d'ascendenza "alta" in una filastrocca ballabile (Kiss That Frog, 1992), così come a rappresentare in modo vivido il viaggio di Carl Gustav Jung in Africa (The Rhythm Of The Heaf, 1982). Scopriamo così un autore in grado di spaziare da sapidi giochi di parole a intricate metafore, da una dolente introspezione a fulminei squarci narrativi.
br. Interviste, canzoni, dichiarazioni, testimonianze: il lascito umano e artistico di Augusto Daolio (1947- 1992), il leggendario cantante della pop band Nomadi.
br. L'autobiografia di un uomo complesso e consapevole, un artista che ha dedicato l'intera esistenza alla musica, e l'ha condivisa con generosità attraverso lo spettacolo. Un libro per raccontare le storie e le verità di una delle popstar italiane più significative degli ultimi vent'anni.
ill., br. Quali sono i punti di contatto tra Luciano Ligabue e Giovanni Lindo Ferretti? Quali le affinità tra i Genesis e i CCCP fedeli alla linea? Che relazione esiste tra il punk e il progressive rock? Ce lo racconta Gigi Cavalli Cocchi con uno stile unico in cui mette insieme i suoi due grandi talenti: quello per l'illustrazione e la grafica e quello per la musica che gli ha permesso, con il respiro della sua batteria, di attraversare oltre 40 anni di storia del rock in Italia. Gli episodi e le emozioni, i tanti momenti meno noti o particolarmente intimi, sono raccolti come i tasselli di un mosaico. La narrazione si spinge a mostrare quello che accade dove l'occhio dello spettatore non arriva. Ci sono ricordi, memorabilia, fotografie e disegni, spesso nati in tour o in studio di registrazione, che hanno costellato tutti questi anni. È la cronaca di un amore, quello per la musica, che vuole essere anche la testimonianza di come credere fortemente in qualcosa ti possa cambiare la vita.
br. Eccessi, luci e ombre di dieci mogli rock. «Arrivati a questo punto o si resta a terra, inermi, o ci si rialza più forti di prima.» Paparazzate, criticate, invidiate, compatite. Ma è davvero tutto oro ciò che riluce? Le cosiddette «mogli del Rock» sono donne speciali, spesso lontane dai riflettori, che con forza, pazienza, costanza e tanto amore hanno avuto un ruolo fondamentale nella vita e nella carriera dei loro mariti, rockstar planetarie (da Ozzy Osbourne a Bono Vox, da Noel Gallagher a David Bowie). Al loro fianco hanno riso, pianto, lottato, sconfitto demoni e dipendenze. Molti non conoscono nemmeno il loro nome, eppure Alison, Vicky, Dorothea, Francesca e le altre hanno vite e storie che dovevano essere raccontate. Certo, il lieto fine non è sempre garantito, ma così è la vita. Così è il Rock.
IN-8°, PP. 247 (1), BROSS. EDIT., COP. ILL. COL. (LIEVI TRACCE D'USO, LIEVISSIMA BRUNITURA), OTTIMO STATO (F), (LA MUSA ROCK; 8. COLLANA DIRETTA DA RICCARDO BERTONCELLI).<BR><BR>"IL PRIMO ROMANZO DI NICK CAVE, IL PIU' GRANDE ROCKER MALEDETTO DEI NOSTRI TEMPI (...)" DALLA QUARTA DI COP.<BR><BR>SOGGETTI: LETTERATURA IN LINGUA INGLESE NOVECENTO, ROMANZI, NICK CAVE, MUSICA, ALTERNATIVE ROCK, PRIME EDIZIONI M 112
214 pages. "A must read for those with a hungry heart." - from back cover. The story of a man who left the Catholic Church in search of greener pastures. Clean, bright and unmarked with lightest wear. Gift quality. Excellent copy. Book
br. L'autobiografia fuori dagli schemi del celebre braccio destro di Lorenzo Jovanotti, scritta insieme a uno dei più autorevoli giornalisti musicali italiani. Oltre al 'dietro le quinte' dello spettacolo, Saturnino racconta le sue incursioni nel mondo della moda, del cinema, dell'arte e dello sport. Protagonisti sono i tanti personaggi che il 'sensational bassist' ha incontrato nel corso della sua carriera: Sting, Lou Reed, Franco Battiato, Luciano Pavarotti, Pino Daniele, Valentino Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Gabriele Muccino, Renzo Rosso, Davide Oldani, Claudio Cecchetto. Scoperte, rivelazioni, aneddoti sorprendenti e impensabili per chi lo 'showbiz' ha visto solo e sempre da fuori. Anche perché, chi lo conosce sa che Saturnino è uno grande raccontatore di storie, un tornado di battute, un organizzatore di scherzi, un postatore folle, esuberante, ironico, alla mano, un 'influencer' che non risparmia di spargere allegria intorno. Un viaggio al centro della musica in compagnia di un artista polifonico.
ril. «Se non avessi la mia voce, vorrei avere quella della cantante italiana di nome Mina». La dichiarazione è di Sarah Vaughan, una delle maggiori esponenti dello stile jazzistico bebop del Ventesimo secolo. Ma l'elenco dei giudizi lusinghieri collezionati negli anni da Mina Anna Mazzini è lunghissimo. Da Juliette Gréco a Louis Armstrong, da Frank Sinatra a Kenny Barron, da Barbara Streisand a Michael Jackson. Luca Cerchiari, musicologo e critico musicale, racconta la figura di questa grande interprete ripercorrendone minuziosamente la densa e straordinaria carriera, dagli esordi nella provincia cremonese fino alla consacrazione sui maggiori palcoscenici nazionali e internazionali con canzoni entrate di diritto nella storia della musica italiana. Indimenticabili successi come "Tintarella di luna", "Le mille bolle blu", "E se domani", "Grande, grande, grande", "Brava", "Conversazione", "Parole parole", "Bugiardo e incosciente", "L'importante è finire". Una passione, quella per il canto, nata da giovanissima e mai venuta meno; neanche quando, nel 1978, a vent'anni esatti dal debutto, decide di abbandonare per sempre, scelta tanto coraggiosa quanto ostinata, le luci dei riflettori. Supportata da una voce unica e «universale», capace di sintetizzare generi anche distanti tra loro (il rock-and-roll, la musica latino-americana, la canzone di Broadway, il soul e il jazz), la «tigre di Cremona» ha saputo dare un contributo eccezionale alla musica contemporanea in senso lato. Ma non solo. Da queste pagine, ricche di storie, aneddoti e approfondimenti, emerge infatti il ritratto di un'artista poliedrica, capace di distinguersi per la sterminata attività concertistica e discografica così come per il suo talento di donna di spettacolo, di conduttrice radiofonica e televisiva - tanto da essere riconosciuta per anni come la regina dei più importanti varietà Rai -, talent scout e produttrice discografica, e persino di testimonial pubblicitaria. È attraverso l'analisi della sua complessa iconologia, della sua inconfondibile gestualità, del suo look in continua evoluzione che si disegna davanti ai nostri occhi lo spaccato di un'Italia che, come lei e grazie a lei, vive una progressiva svolta del costume. A dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che non sono solo «canzonette».
ill., br. Sette interviste per raccontare la musica e la personalità di Giorgio Gaber attraverso la sua stessa voce, la testimonianza di quanti hanno avuto la fortuna e il privilegio di collaborare con lui e, ancora, attraverso la ricostruzione minuziosa della sua imponente discografia che, nel susseguirsi di date e commenti, si snoda come una rappresentazione in presa diretta della sua lunga carriera. Nelle prime tre interviste è lo stesso Gaber a raccontare la sua formazione musicale e gli anni del rock'n'roll nella Milano di fine anni Cinquanta e la progressiva definizione del teatro-canzone. Uno spaccato di vita e di arte che prosegue nelle successive interviste a Giorgio Casellato, capo-orchestra delle serate di Gaber negli Anni Sessanta; a Maria Monti, compagna di vita e di scena con Gaber dal 1959 al 1962; a Gianni Martini, chitarrista del gruppo che lo ha accompagnato dal vivo a teatro dal 1991 al 2000, e a Gian Piero Alloisio, collaboratore di Gaber dal 1981 al 1993.
br. "The Baeautiful Prince" racconta la storia del genio di Minneapolis attraverso l'analisi delle sue interviste, da quelle rilasciate alla fine degli anni Settanta a quelle del primo decennio del Duemila. Prince ha sempre avuto un rapporto complicato con la stampa. Essendo una persona molto timida, si sentiva inerme davanti allo sguardo degli altri, in preda al timore di risultare inadeguato, di non essere all'altezza della sua fama. Sembra impossibile da credere, ma Prince, l'uomo che sul palco si scatenava, era seduttivo, ammaliava tutti, uomini e donne, quando si trovava davanti a un giornalista o nel corso di una conferenza stampa, temeva di dire la cosa sbagliata, di rendersi ridicolo (era convinto di avere un tono di voce sgradevole, ad esempio). Tuttavia gli occhi di quei giornalisti - gli occhi che nel corso degli anni lo osservano, lo scrutano, lo giudicano - risultano importantissimi per noi. A volte quegli sguardi sono più importanti delle dichiarazioni e delle parole stesse che Prince pronuncia davanti a loro. Quegli occhi attenti (e spesso malevoli) riescono a cogliere un tic, una smorfia, un gesto di disappunto, che sfuggono al maniacale controllo che Prince esercitava costantemente su se stesso e ci permettono anche di capire qualcosa. Illuminano una circostanza, consentono di inquadrare un momento della sua vita. Nel corso della sua carriera, Prince si è barricato dietro un muro pressoché impenetrabile, per proteggere se stesso e la sua creatività. Molte delle fonti presenti in questo libro concordano sul fatto che quel muro impenetrabile aveva lo scopo di consentirgli di lavorare e di creare spazio all'interno di una bolla che lo faceva sentire sicuro.
ill., br. "Io sono le mie parole" ha scritto Bob Dylan: in occasione dei suoi settant'anni sono qui raccolte le voci di compagni di strada (come Joan Baez, innamorata di "lui e la sua chitarra e le sue splendide, sconnesse, mistiche parole", Allen Ginsberg e Fernanda Pivano) e di chi è cresciuto con le sue canzoni (da Richard Gere a Bruce Springsteen, per il quale è stato "il fratello che non ho mai avuto"). Non mancano i cantautori come De André e Guccini ("Dylan è le nostre idee di allora, le nostre discussioni di politica e di musica"), con una canzona tradotta da Patrizia Valduga e testi di Stefano Benni e Carlo Feltrinelli, senza dimenticare il rapporto di Dylan con Obama, di cui parla scrive Carrera: "Hey! Mr. Tamburine Man, play a song for me!". Con una divertente e semisconosciuta finta lettera scritta dallo stesso Dylan alla madre della Baez, riemersa dai cassetti della Folksinger.