1 514 résultats
br. "La vita non è in rima" vuol dire da un lato che i conti non sempre tornano. Dall'altro che, per fortuna, non siamo costretti a vivere secondo uno schema precostituito. E anche questo libro ha uno schema libero. Al centro c'è la scrittura di Ligabue, in tutte le sue forme. Si parte dalle parole - delle sue canzoni, dei suoi libri, dei suoi film - e si arriva a parlare del suo modo di vedere il mondo. La lingua e il dialetto, la famiglia e la politica, il dolore, la speranza, l'arte, il calcio, il sesso, l'amore, l'amicizia, la memoria, la felicità di riuscire a sentirsi - anche solo per un momento - "leggero, nel vestito migliore, nella testa un po' di sole ed in bocca una canzone". Dentro la scrittura di Ligabue c'è una scelta delle parole che rappresenta un punto di vista sulla vita. Ma soprattutto c'è tanta musica, che trasforma e amplifica il senso di ogni parola. Perché per ogni cosa detta c'è sempre un motivo e quel motivo è spesso il modo in cui la canzone ci entra nelle vene, diventa parte di noi. Un libro pieno di spunti sorprendenti - di acume, di dolcezza, di ironia - che farà scoprire Luciano Ligabue a chi ancora non lo conosce bene, ma stupirà anche chi (come ognuno dei suoi tantissimi fan) pensa di sapere già tutto di lui.
in-8, 302 pp., broché. Bel exemplaire, non coupé. [109B-9]
br. Ognuno ricorda le cose alla sua maniera, ognuno un po' se la racconta. Io sono stato franco. Con questo libro di dichiarazioni forse si capirà di più la mia versione... La realtà, a vederla bene, è dura, non sempre giusta, ma io la prendo come una sfida e dico sempre: andiamo a vedere fino in fondo. Questo è ciò che ci fa essere uomini, andare avanti nonostante tutto, anche se intorno la realtà ti fa schifo. Mio padre era socialista e non essere schierato in quegli anni con i comunisti o i preti non pagava a Zocca. Nella comune teatrale di Bologna ho scoperto Bakunin e gli anarchici. Non quelli che mettono le bombe, ma uomini migliori, liberi, talmente responsabili che non c'è più bisogno di uno Stato che ti detti le regole. Non sono mica Vasco Rossi io. Sono una persona, sono un uomo, mica un eroe invulnerabile come Achille. Dove mi colpisci io sanguino, Vasco Rossi no, lui non sente niente.
ill., br. Questa è la storia di una banda di ragazzi che ha fondato la musica italiana raccontata dal capobanda: Gian Franco Reverberi. Fu lui ad accendere la scintilla di quella che all'inizio degli anni 60 è stata la prima vera generazione cantautorale italiana. Fu lui a portare da Genova alla Ricordi di Milano personaggi come Gino Paoli, Bruno Lauzi, Luigi Tenco. Fu lui a ricordarsi di un livornese allampanato con cui aveva fraternizzato durante il servizio di leva, Piero Ciampi, e a offrirgli l'opportunità di incidere il suo album d'esordio. E fu sempre lui, una volta approdato alla RCA italiana, a occuparsi di un esplosivo talento destinato a un luminoso futuro: Lucio Dalla. Spesso confuso (con suo grande spasso) con l'altrettanto famoso fratello Gian Piero (il celebrato arrangiatore di Fabrizio De André, New Trolls, Mina e Lucio Battisti, il geniale inventore del Rondò Veneziano), Gian Franco Reverberi è un uomo di musica di prim'ordine, ma anche una persona schiva e incline a lavorare nell'ombra, lontano dalla ribalta. Raccontando mezzo secolo di storia della musica italiana, Reverberi non indulge mai al mero sentimentalismo, al sentimento scivoloso della rievocazione nostalgica né tantomeno alla tentazione dell'autocelebrazione, preferendo iniettare nelle sue pagine salutari dosi di ironia, donando alla narrazione una leggerezza e una gradevolezza molto rare in questo tipo di autobiografie. Prefazione di Maurizio Becker.
in-8, 265 pp., nombreuses photographies, broché, couv. ill. Couverture recouverte de plastique transparent sinon bel exemplaire. [CA-00]
br. Raccontarsi significa ripercorrere mentalmente la propria esistenza, le persone incrociate, i viaggi compiuti. E la musica ascoltata. Accade così che una storia personale diventi paradigmatica della storia collettiva di una subcultura, che i sogni di un individuo incarnino i sogni di intere generazioni e che l'autobiografia sia solo un filo conduttore, un pretesto per rievocare canzoni e concerti, star mondiali e magnifici perdenti, locali come il CBGB o strade come Abbey Road, che hanno fatto da sfondo a eventi memorabili dando loro un volto e assorbendone l'anima. "La terra promessa. Autobiografia rock" è una cartografia di questi luoghi bramati e talvolta raggiunti, un archivio di memoria, una bussola che consenta ai nostalgici di rivivere i propri anni d'oro e ai "retromaniaci" di orientarsi nelle terre del rock.
Cm. 14x21, pp. 143 con alcune fotografie in b/n, brossura editoriale illustrata con alette. Nuovo.
br. Nel 2020 l'heavy metal ha festeggiato 50 anni. Ma la voglia di alzare al massimo gli amplificatori non si è certo fermata, anzi, vive e continua tutt'ora. Un bisogno primario, quello di decibel e velocità, potenza espressiva e intensità sonora, che ha fatto la storia degli artisti hard & heavy e del loro pubblico, un universo talmente variegato da tenere insieme Led Zeppelin e Slayer, Queen e Children of Bodom, Metallica, Van Halen, AC/DC, Ozzy Osbourne, Mayhem e Kiss. La nostra storia inizia qualche anno prima del celebre esordio dei Black Sabbath e affonda le sue radici in un gruppo di band inglesi innamorate del blues come Who, Yardbirds e Kinks che, all'epoca del successo dei Beatles, pensano a rendere il suono più potente, sperimentando con distorsioni e attrezzature capaci di sostenere livelli di decibel fino ad allora impensabili. E si sviluppa in un continuo interscambio di influenze tra Europa e Stati Uniti, dai colossi inglesi dell'hard rock e dell'heavy metal, come Led Zeppelin e Deep Purple, Judas Priest e Iron Maiden, alla dimensione underground della scena thrash californiana, toccando l'apice commerciale degli anni '80, la furia del death, le atmosfere del black e le contaminazioni dei '90, fino alle declinazioni del nuovo millennio. Il libro, concepito come un unico grande racconto fatto di storie e approfondimenti, band imprescindibili e album fondamentali, racconta tutto questo e anche di più, con particolare attenzione alle scene musicali e al loro contesto sociale. A conclusione di questo lungo viaggio si trova un'ampia sezione dedicata all'hard & heavy italiano, arricchita dalla voce diretta di tanti protagonisti.
ill., br. David Bowie, Prince, Amy Winehouse, ma anche Rihanna, Miley Cirus, Arianna Grande, Justin Bieber... sono tutte pop-star presenti in questo volume ed elencate nella quarta di copertina, così che il fan di turno può decidere in un attimo a colpo d'occhio se acquistare o meno il volume. Ogni pop-star trova all'interno una biografia di due pagine, dove viene ritratto con uno stile estremamente realistico in tutte le sue pose e costumi che più hanno fatto la storia. Questi disegni si alternano con brevi e succose biografie, dense di tutti gli aneddoti più piccanti che possano destare la curiosità del lettore.
brossura Capita, a volte, che uno strumento sia dotato di una personalità talmente forte da diventare il simbolo di un genere musicale. È quello che è successo con i fiati nel jazz; e probabilmente molti di fronte a un violino o a un pianoforte si ritrovano immediatamente a pensare alla musica classica. Se parliamo di rock, però, niente più della chitarra ne rappresenta l'essenza più pura e importante. Fin dagli inizi, la sei corde è la fida compagna che permette ad artisti visionari e irrequieti di esprimere se stessi, di portare innovazione nella musica popolare. Robert Johnson, a modo suo, era già un chitarrista rock. E lo era quasi vent'anni prima che il rock'n'roll nascesse. Questo fa riflettere. Che si trovi in una nota lancinante eseguita da David Gilmour, nella raffinatezza del tocco di Eric Clapton e Mark Knopfler, o nella potenza ritmica di Pete Townshend e di James Hetfield dei Metallica, poco importa: la chitarra è comunque sempre la protagonista di rock e dintorni. Questo libro ripercorre 100 anni di storia e storie dello strumento: gli artisti, le invenzioni, i modelli e soprattutto la musica. E ripercorre insieme i luoghi, le strade, i miti e le leggende, a volte sfatate per soddisfare la curiosità di chi vuol sapere di più e non si accontenta di restare in superficie.
ill., br. Dalle ripercussioni del dopo 11 settembre 2001 alla nuova coscienza politico-ambientalista, dall'invasione del web all'avvento della "musica liquida", dai "new revivalist" al fenomeno indie, dal ciclone Trap alla musica al tempo del Covid, il volume giunge sino ai giorni nostri per dimostrare che il rock non è affatto morto. Anzi, è vivo più che mai! A quasi 70 anni dalla sua nascita, infatti, il rock continua ad affascinare milioni di persone a tutte le latitudini. Non solo: i suoi grandi maestri sono stati finalmente riconosciuti anche dalla cultura ufficiale come eccellenze assolute. Questo libro ne racconta la genesi, l'evoluzione, l'epoca d'oro, le decine di diramazioni, le ultime evoluzioni e l'inevitabile declino. Arricchita da centinaia di box, innumerevoli dichiarazioni delle più leggendarie rockstar, decine di discografie consigliate e una cronologia storico-musicale, "La storia del rock" è un'opera dallo spirito divulgativo ma al tempo stesso puntuale e ricca di contenuti, adatta sia al cultore più accanito che al lettore curioso.
br. "L'unico strumento a disposizione di Jimi era la sua scopa. Ma ascoltando i classici del blues, la sua chitarra iniziò a diventare molto più animata: suonava quella scopa con tanto vigore, che cominciò a perdere tutti i fili." Jimi Hendrix: il suo nome è leggenda. Un'esistenza bruciata in un lampo, ma che ha segnato un'epoca, cambiando per sempre i paradigmi artistici e culturali del mondo che è venuto dopo. Il ritratto che Charles Cross fa di Hendrix in questa biografia sincera ci apre le porte dell'anima di un artista tra i più grandi nella storia della musica: dall'infanzia e adolescenza, difficili, a Seattle fino al suo ingresso nel mito, a Woodstock, dal successo europeo partito timidamente dalla Swinging London della fine degli anni Sessanta ai suoi ultimi giorni. Una parabola che ha lasciato un segno indelebile nell'evoluzione del rock e della chitarra elettrica; una vita frenetica, ricca di eccessi e intime contraddizioni, che ci rivelano l'uomo dietro all'icona, la sua creatività, la complessità, l'innocenza, l'ingenuità, talvolta la rabbia. Attraverso lettere personali, immagini dall'archivio privato della sua famiglia, interviste ai grandi della musica e alle persone che incrociarono la propria strada con quella di Hendrix, "La stanza degli specchi" rimane un classico per tutti coloro che desiderano gettare uno sguardo oltre i tanti palchi sui quali Jimi suonò la sua chitarra come nessuno aveva fatto prima.
173 p. con alcune ill. nel testo; 24 cm. Bross. editoriale. Molto buono
in-4, 125 pp., photos en noir et en couleurs, cartonnage illustré. Bel exemplaire. [BD-E2]
2 volumes in-16, 237-230 pages, abdt ill.h..t. n../coul., index, broche, couverture illustree Bel ensemble. [MB] T. I : Structure, mouvements, évolution - T. II : Atmosphère, place dans l'univers.
ill., br. Analizzando la discografìa di oltre quaranta gruppi e cantanti, il saggio di Gargano e lannetti si propone di studiare i rapporti che intercorrono, lungo il decennio 1965-1975, tra il sound della Nazione Hippie e l'Oriente. I_a sezione "Gli innocenti all'estero" illustra i debiti che la musica inglese ha nei confronti di quella indiana. A partire dai Beatles, e in particolare da George Harrison, tale ascendente si esercita muovendosi in tutte le direzioni: il folk la psichedelia il progressive; il rock; il pop; il jazz. "Gli agnelli d'America" ci mostra come la musica a stelle e strisce, segnata dalla guerra in Vietnam e dai violenti scontri razziali, non si sottragga alla moda dell'orientalismo e, grazie a innumerevoli mediazioni culturali (Thoreau, Kerouac, Ginsberg, Pirsig), riservi grande spazio all'orient blues della Butterfìeld Blues Band; al raga rock dei Byrds; al magic train di Crosby, Stills & Nash; all'amore, alla devozione e all'abbandono di Santana. "Indiani d'Italia" descrive come il caldo Vento dell'Est soffi anche sul Bel Paese, spazzando via le nuvole di Canzonissima e di Sanremo in virtù della world music degli Aktuala e dei N.A.D.M.A., dello space rock dei Brainticket, dell'omaggio ad Alien Ginsberg dei Living Music, dell'attaccamento a Krishna di Claudio Rocchi e della voce-strumento di Alan Sorrenti.
brossura La vertiginosa ascesa dei Beatles, da Liverpool, nord periferico di un paese ormai alla fine dell'Impero, agli Stati Uniti, nuova potenza egemone globale, al mondo, fra musica, cultura e società. Una storia che forgiò la grammatica emotiva con la quale una generazione di teenager lanciò la sfida di nuove forme del vivere e dello stare insieme. Una storia di rapporti culturali, di produzione e consumo di musica, di concerti, incisioni e strepiti di ragazze e ragazzi attraverso l'Atlantico, sullo sfondo della guerra fredda e del Vietnam, delle agitazioni razziali e giovanili. La storia di come quattro talentuosi fan del rock'n'roll divennero musicisti e poi star, conquistarono l'autonomia autoriale che rivoluzionò il modo di fare musica incrociando e influenzando le speranze, le inquietudini, i furori di un'età in fermento. In un difficile equilibrio fra successo e ricerca di sé, convergenze e tensioni di pubblico e privato, seduzioni dell'establishment, ribellismo giovanile, aspirazioni artistiche e alla celebrità.
ril. Nel 1970 Giorgio Gaber abbandona il mercato discografico e la televisione per dedicarsi al teatro: è l'anno de Il Signor G. È l'inizio di una fase totalmente nuova, in cui il cantautore milanese sceglie di confrontarsi attraverso i suoi spettacoli con il pubblico - costituito in gran parte dai giovani protagonisti del Sessantotto - sulla possibilità effettivamente di cambiare il mondo. "La magnifica illusione" è la storia di Giorgio Gaber, ovvero di un ragazzo che voleva fare il rock and roll, che ha contribuito "all'invenzione" della canzone d'autore ed è andato ben al di là dell'etichetta di "cantautore", fino a diventare un intellettuale e un divulgatore provocatorio e mai scontato. Difficile, oggi, pensare che un cantante possa aver fatto tutto questo. Difficile pensare che c'è stata un'epoca in questo Paese, non tanti anni fa, in cui tante e tanti credevano che la rivoluzione fosse dietro l'angolo.
ill., br. Pubblicato per l'ottantesimo compleanno di Sir Paul McCartney, il libro racconta la vita e la carriera del musicista inglese: la storia di una leggenda vivente, da Yesterday ai giorni nostri. Dagli esordi a Liverpool alla gavetta delle notti di Amburgo, dal successo travolgente allo scioglimento dei Beatles, dalla costituzione dei Wings alla straordinaria affermazione come solista fino alle grandi sfide creative degli ultimi quarant'anni di carriera. Dopo la fine dei Fab Four, infatti, McCartney ha continuato a pubblicare album ricchi di grandi canzoni e di capolavori da riscoprire, mantenendo vivo il desiderio di esplorare terreni musicali per lui inediti, proprio come accadeva nei giorni dei Beatles: dalla musica elettronica e ambient alla classica, da standard jazz a canzoni per bambini, dalla musica per balletto alla colonna sonora di un videogioco. Il volume racconta anche le straordinarie avventure live di Macca, dal Live Aid del 1985 alle Olimpiadi del 2012, fino alle grandi collaborazioni con artisti come Stevie Wonder, Michael Jackson, Elvis Costello, Kanye West, Dave Grohl, Jeff Lynne, Tony Bennett, David Gilmour, George Michael e moltissimi altri. Prefazione di Alan Parsons.
br. A 60 anni di distanza dal loro primo concerto a Londra nel luglio del 1962, i Rolling Stones sono, oggi più che mai, "la più grande band di rock and roll del mondo". La loro storia è una fantastica saga, una delle più entusiasmanti, controverse e incredibili dell'intera epopea rock. Dalle prime esperienze nella scena londinese del rock blues al debutto discografico, dal travolgente successo di Satisfaction al dualismo con i Beatles, dalla tragica morte di Brian Jones alla tragedia di Altamont, dall'esilio dorato sulla Costa Azzurra all'avvento di Ronnie Wood, dalle avventure soliste al "grande circo del rock and roll" portato sui più grandi palchi del pianeta. Questo volume racconta 60 anni di storia dei Rolling Stones in modo completo e puntuale, con uno stile accattivante e divulgativo, arricchendo il tutto con una grande mole di aneddoti e curiosità raccolte dagli autori in oltre mezzo secolo di incessante passione. Non solo: il libro affronta il mito inossidabile della band nel nuovo Millennio e racconta con minuzia di particolari il rapporto degli Stones con il nostro Paese. Infine, la storia del gruppo non può prescindere da quella artistica e personale dei suoi membri, icone uniche e inimitabili, qui raccontate con il piglio e la competenza degli "insider". Perché... it's only rock and roll, but we like it!
br. Una guida alla città di Genova e al suo territorio e, allo stesso tempo, alla vita e alla musica del grande Fabrizio De André, il cui nome è indissolubilmente legato a quello del capoluogo ligure. Attraverso il racconto dei luoghi più cari all'artista, il lettore verrà a conoscenza delle sue vicende personali e di particolari aspetti della sua personalità e della sua arte, generalmente sconosciuti al grande pubblico. Ulteriori approfondimenti sulla figura di Faber sono forniti dalle numerose interviste e testimonianze raccolte dall'autore, che concorrono a creare un affascinante ritratto di questo grande cantautore. Dalla casa natale di Pegli al ghetto ebraico, dal Liceo Colombo al "Baretto" della Foce, un viaggio nel tempo e nello spazio sulle tracce della vita genovese di De André. Un libro per tutti i cultori della musica italiana. Un libro per gli amanti del grande Faber. La poesia di De André rivissuta attraverso i luoghi chiave della città. Tra gli argomenti trattati: In spiaggia, al nuovo Lido; I primi palcoscenici; La chiesa delle nozze; La "gabbia dorata" di villa Paradiso; Sampierdarena, la casa dei primi dischi; I caruggi degli emarginati; Corso Italia 22, il mare alla finestra; Sant'Ilario, il paesino di "Bocca di rosa"; Il Geordie di piazza San Matteo; In TV dal Luna Park della Foce; 30 giugno 1960: la città in rivolta; Dal vivo in fabbrica a Sestri Ponente; L'essenza genovese: Creuza de mâ.
br. Dopo la vittoria dello show Rai "Ora o mai più", Paolo Vallesi si racconta in un libro autobiografico "La forza della (mia) vita". Una vita artistica quella di Paolo legata a doppio filo alla canzone "La forza della vita", classificatasi terza al Festival di Sanremo del 1992 e diventata subito dopo un grande successo discografico. Una canzone che ha segnato l'inizio vero e proprio della sua carriera artistica e al tempo stesso è diventata un punto di riferimento costantemente presente nella sua vita personale e professionale. "La forza della (mia) vita", il libro che prende spunto proprio dal successo discografico, è una breve autobiografia in cui Paolo Vallesi si racconta, ripercorrendo gli avvenimenti della sua esistenza e della sua carriera artistica, ma anche la storia di un grande amore, quello per la musica, nonché gli ideali e le speranze di un uomo del nostro tempo. "Ho una compagna di vita che fin dall'infanzia mi consola, mi aiuta, mi soddisfa e mi fa felice. Si chiama musica. [...] Da ragazzo, timido quale ero, benché mi relazionassi piuttosto bene e facilmente con gli altri, avevo sempre un po' di pudore nel farlo; anche per questo motivo la musica è sempre stata per me uno strumento con cui creare un rapporto con le altre persone oltre che per esternare emozioni". Con queste parole Paolo apre il racconto della sua vita ricca di emozioni e musica. Un riscatto professionale e personale quello di Paolo che ha trovato nella musica la sua ancora di salvezza: "Ho rinvenuto un messaggio di speranza e di salvezza proprio in una delle mie canzoni più conosciute: La forza della vita. [...] Il resto, come si dice, è narrazione, è storia, è... vita: quando nessuno voleva fare musica con me ho incontrato un musicista che mi ha detto: «Vieni a casa mia che dobbiamo scrivere qualcosa insieme»; quando nessuno voleva investire su di me ho conosciuto un produttore discografico che mi ha proposto un contratto; quando pensavo di aver perso la stima di tutti coloro che mi stavano intorno, Francesco mi ha detto: «Sei il babbo più bravo del mondo.»"
br. Suzanne Vega è curiosa. Curiosa della vita di altri esseri umani. Una curiosità empatica e discreta, basata sul rispetto per la diversità, la fragilità e la forza di ognuno e ognuna. Il buddismo che la cantautrice newyorkese pratica dalla metà degli anni Settanta - la scuola di Nichiren Daishonin - s'incentra proprio sul profondo rispetto per la vita di ogni persona, considerata un Budda qui e ora, così com'è. Al di là di ogni possibile discriminazione, incluse quelle legate all'identità di genere e all'orientamento sessuale, come emerge chiaramente dalle canzoni di Suzanne. Il destino e la possibilità di trasformarlo, la fiducia laica nell'eternità della vita, la dialettica tra solitudine creativa e fiera appartenenza a una comunità sono i temi di molti brani di Vega. Una delle voci più dolci della popular music contemporanea affronta senza reticenze le questioni inerenti alla nascita, alla malattia, all'invecchiamento, alla morte, cercando sempre di trarne un significato e un valore.
br. Una voce unica, in apparenza triste, anche se Wyatt non si considera affatto una persona triste. La voce di un elfo, che proviene da spazi siderali, medievali, come omaggio alle folk songs che ascoltava da bambino. Una voce senza tempo, che può sembrare antica, con i suoi falsetti straordinari. Robert Wyatt, fondatore dei Soft Machine e Matching Mole, è innanzitutto la sua inconfondibile voce, ma anche la sua batteria e, ora, anche la sua lunga barba bianca. Wyatt non è jazz, non è rock, non è folk, eppure è riuscito a cambiare la storia di tutti questi generi. Un mito per molti, raccontato da un grande esperto di musica contemporanea.
br. Una voce unica, in apparenza triste, anche se Wyatt non si considera affatto una persona triste. La voce di un elfo, che proviene da spazi siderali, medievali, come omaggio alle folk songs che ascoltava da bambino. Una voce senza tempo, che può sembrare antica, con i suoi falsetti straordinari. Robert Wyatt, fondatore dei Soft Machine e Matching Mole, è innanzitutto la sua inconfondibile voce, ma anche la sua batteria e, ora, anche la sua lunga barba bianca. Wyatt non è jazz, non è rock, non è folk, eppure è riuscito a cambiare la storia di tutti questi generi. Un mito per molti, raccontato da un grande esperto di musica contemporanea.