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br.
br. La lettura del pensiero di Ernesto De Martino proposta in questo saggio gravita attorno a un nucleo problematico fondamentale: la possibilità di argomentare sulla dimensione dell'ingestibile, ovvero della possibilità di uscire dalle maglie ingabbianti di ciò che Heidegger ha definito 'Gestellung', il potere incasellante della Tecnica, della sua vocazione all'onnipotenza gestionale. L'indagine di Ernesto De Martino, infatti, appare segnata da una particolare dialettica interna: da un lato, è evidente la dichiarata esigenza di affrontare la questione etnologica senza abbracciare posizioni irrazionalistiche, bensì affidandosi a una prospettiva storicistica e umanistica aperta al contributo investigativo interdisciplinare; dall'altro, la constatazione epistemologica maturata dallo stesso De Martino dell'irriducibilità in termini di razionalismo scientista e storicista della fenomenologia paranormale e della presenza intesa come 'stare al mondo' e della stessa dimensione magica. In ultima analisi, il saggio prende le mosse proprio dalla definitiva inspiegabilità di quel 'Iato oscuro', che pure gli intendimenti epistemologici di De Martino avrebbero voluto chiarire una volta per tutte, suggerendo così tre piste ermeneutiche: la rimeditazione degli interessi iniziali dell'antropologo napoletano per il paranormale; la riconsiderazione della sua teoria dell'esistenza così come sembra emergere dalle pagine de II mondo magico; lo sviluppo delle suggestioni provenienti dalla sua ultima opera, La fine del mondo, lette in un'ottica di confronto con il pensiero di Spengler e Jünger. Infine, l'autore di questa ricerca si è ritagliato uno spazio di riflessione sulla Tecnica e sul Sacro nel panorama contemporaneo a partire da alcune intuizioni demartiniane.
br. La casa è l'evento morale per eccellenza. Prima che un artefatto architettonico, secondo Emanuele Coccia è un artefatto psichico, che ci fa vivere meglio di quanto la natura consentirebbe. È lo sforzo di adeguare noi stessi a ciò che ci circonda e viceversa, una forma di addomesticamento reciproco tra cose e persone. È l'estensione di ciò che cominciamo a fare nascendo: costruire intimità con quel che ci sta accanto. Ecco perché coincide con l'io, e ci dimostra che per dire io abbiamo bisogno degli altri. Partendo dai suoi trenta traslochi, con stile affabulatorio e brillante, personalissimo, mescolando discipline diverse e analizzando argomenti in apparenza ordinari, la cucina, gli armadi, i letti e i corridoi, persino i bagni, senza tralasciare la genitorialità, il sesso e la cura, Coccia affronta in modo appassionante un argomento ancestrale e modernissimo, che ci riguarda tutti.
br. Questo testo deriva dalla commistione dello studio della filosofia orientale, di quella occidentale e della storia della musica. L'idea che pervade il testo è la ricerca, spesso difficile e spigolosa di una verità culturale unica, una matrice comune che possa giustificare, unire, amalgamare culture eterogenee e diverse tra loro. Punto di partenza è la creazione, termine particolare che porta in sé diversi significati: religioso, culturale, musicale; per poi addentrarsi nella mitologia antica e nella filosofia romantica: elementi distanti ma quanto mai vicini. Nella scelta delle fonti si è cercato dare maggiore attenzione a due dei maggiori testi religiosi dell'occidente e dell'oriente: l'Antico Testamento e parte delle Upanishad, le fonti vediche per eccellenza che qui si riportano in appendice. Infine ci si accosta con delicatezza al patrimonio culturale dei musicisti di ispirazione liberale che alla luce della modernità potremmo definire open mentality.
br. L'antropologia medica come disciplina si occupa di conoscere, descrivere, comprendere e interpretare le metodiche curative di altre popolazioni, gruppi e sotto-gruppi, definendo i differenti modi di intendere salute e malattia, segno e sintomo. La sua multidisciplinarietà ha creato la medicina narrativa tesa alla costruzione della biografia esistenziale tramite un colloquio, dove il libero fluire emozionale rende possibile penetrare interstizi psichici spesso inaccessibili con le usuali psico-terapie. Il rapporto medico paziente è il fulcro conoscitivo di questo territorio inesplorato.
br. Il lavoro, esito di una ricerca etnografica, prova a fornire un quadro esaustivo della fenomenologia zingara a Palermo, come caso idiografico, con costante riferimento comparativo all'ambito nazionale, per un possibile assioma nomotetico. Il volume è corredato da un apparato iconografico, che traduce visivamente la marginalità esperita dai rom, riflettendo altresì sul possibile processo di autodeterminazione verso un lecito stato di cittadinanza.
br. Nel corso dell'ultimo decennio le migrazioni hanno assunto forme e percorsi complessi che investono i nostri schemi di percezione del mondo e di relazione con l'altro, e di cui i rilevanti flussi di minori costituiscono un aspetto particolarmente drammatico e scottante. Questa edizione riveduta e aggiornata del volume Fuori da casa (2013) esamina il fenomeno alla luce dell'indagine antropologica ed evidenzia le implicazioni transculturali attraverso un rinnovato esame del campo sociale. Dalle parole di questi bambini e ragazzi o, come li definisce l'ONU in gergo burocratico, "minori stranieri non accompagnati" emergono schegge identitarie e frammenti di vissuto, storie significative e toccanti, itinerari di migrazione fatti di illegalità e crudeltà che possono però sfociare nell'integrazione. Attraverso l'antropologia delle migrazioni e l'indagine del campo sociale nei contesti campani, l'autrice non rinuncia alla ricognizione critica di ciò che avviene nelle strutture e delle pratiche di accoglienza e restituisce storie di erranze e di approdi, di fughe e di asili, di identità provate e di imprevedibili metamorfosi culturali. In mezzo a tanta sofferenza ci sono anche migrazioni dall'esito positivo, integrazioni pienamente realizzate, ragazzi a cui la molteplicità di esperienze e l'attraversamento di culture diverse hanno consentito di costruirsi un'identità che poggia su appartenenze plurime.
br. Il volume si propone come un viaggio nel corpo femminile, in un Mediterraneo da intendere come luogo di incubazione antropologica di alcune categorie del pensiero occidentale. Si parte dalla Grecia omerica, nella quale la parola mitica è ancora avvertita come statuto etico e mimetico di una collettività a "oralità primaria", vale a dire sottomessa a un principio di trasmissione del sapere coerente con una comunità non ancora alfabetizzata. Assumendo il repertorio mitico come "enciclopedia tribale" di norme, saperi, valori, i Greci si avviavano verso nuovi modelli e nuovi equilibri produttivi e riproduttivi, ripensavano la sfera domestica e la vita sociale secondo l'inaugurale equilibrio androcentrico, più funzionale (rispetto agli echi di un diritto materno) e decisamente speculare all'espansione di una solida sedentarietà cerealicola. Dee, regine, vergini, vittime e vestali, signore e prigioniere di una storia che non oppone resistenze al linguaggio del mito, le donne greche - consegnate alle metafore di un corpo che evoca il tema della nascita, del nutrimento, dell'eros, del silenzio o della voce - ci immettono in un viaggio antropologico tra mito e storia, in un gioco sempre possibile di simbiosi tra passato e presente; ci ricordano che "in principio era l'oggi", ovvero che il passato riaffiora costantemente e nutre, rigenera, riconfigura il presente, indicando a chi sa intenderne la pregnanza nuove piste e nuovi terreni di investimento sul futuro.
br. Qualcosa che non scegliamo e che ci precede, questo è il nostro corpo. Però lo guardiamo attraverso le lenti della nostra cultura, ne disponiamo secondo le movenze che abbiamo assorbito nella quotidianità e lo viviamo attraverso codici emotivi che abbiamo appreso già dall'infanzia. Non solo: a seconda del genere al quale apparteniamo, mostriamo le emozioni in modo distinto, assumiamo differenti controlli corporei, ci cuciamo addosso ruoli diversi. Il corpo è immerso in una sofisticata costruzione sociale, modellato attivamente dalle nostre scelte di ogni giorno e plasmato dalle istituzioni con le loro richieste, implicite o imperative.
br. Jane Goodall ha rivoluzionato le nostre conoscenze sul comportamento animale e sui rapporti con quello umano attraverso le sue ricerche sugli scimpanzé in Kenya e in Tanzania, che segnano uno dei punti più alti dell'evoluzionismo post-darwiniano e dell'etologia. In questo libro racconta la sua Africa tra ieri e oggi, tra emozionanti conquiste scientifiche e drammatici problemi ambientali, mutamenti epocali e conflitti. Un racconto in cui la scienza diventa anche poesia. Il volume è completato da un testo di Massimo Di Forti e da un intervento di Daniela De Donno, del Jane Goodall Institute Italia.
brossura Gli Stati Non Ordinari di Coscienza (SNOC) riguardano solo fenomeni come la trance? Restano confinati all'uso di sostanze allucinogene o a tecniche di meditazione orientale? La maggioranza della popolazione è quindi estranea da questa specificità culturale? Questo saggio ci mostra come risulta essere vero l'esatto contrario. Modifichiamo quotidianamente la nostra coscienza di base e di veglia con il sonno e i sogni, "perdiamo" la testa nell'innamoramento, nella sessualità, nelle "vertigini" stimolate da attività estreme e incidiamo sensibilmente sul piano percettivo ed emozionale con molteplici sostanze psicoattive. Dall'analisi del concetto di "realtà" alla dimensione trascendente e religiosa come cambiamento naturale, dallo studio antropologico della canapa e delle sue interazioni con la creatività e la spiritualità sino all'analisi del sogno come oggetto di interazione sociale, dal misticismo cristiano al fenomeno della dissociazione non patologica e rituale, il volume trascina il lettore pagina dopo pagina in un viaggio alla scoperta della quotidianità delle trasformazioni di coscienza.
br. Il cibo è cultura, è storia, è geografia, e al di là delle mere logiche nutrizionali tutti noi utilizziamo il cibo per motivi sociali, culturali e simbolici radicati da sempre nelle civiltà. Antropologia del mangiare e del bere è un testo fondamentale per analizzare la complessità dell'attuale paesaggio del cibo nel mondo occidentale. Dall'alimentazione come medium socio-culturale agli aspetti storici ed etnografici dello svezzamento, dalla storia antropologica della cucina italiana agli aspetti culturali del mondo del vino, dalla biodiversità all'erosione genetica delle varietà coltivate, sino a concludere con un'analisi dell'alimentazione odierna tra i poli del "locale" e del "globale", in un mondo sempre più globalizzato.
br. Il fine di questo libro è fornire elementi che aiutino la comprensione di quei fenomeni sociali riassunti nella parola "folklore", pure con l'avvertenza che essa nasconde un fondo forse ineliminabile di ambiguità, derivante dal fatto che l'oggetto, la materia che vorrebbe individuare è mobile, cambia, si modifica nel tempo, perché appartiene alla storia e alla vita degli uomini. Si ripercorre la storia della nozione di folklore e delle sue connotazioni, dall'epoca romantica fino a ieri, dall'idea che fosse un deposito di residuali testimonianze dell'antichità di un popolo e di una nazione a quella di patrimonio immateriale meritevole di tutela, passando attraverso le vicende che hanno interessato l'Italia: l'Unità, il colonialismo, le guerre, il fascismo, il turbinio delle trasformazioni sociali che hanno segnato la fine del mondo rurale e l'avvento della società dei consumi e della comunicazione di massa.
br. Ivan Illich (1926-2002) è stato uno dei pensatori più originali e meno ideologici del secondo Novecento e uno dei primi a formulare una critica radicale dell'esistente che oggi si rivela quanto mai attuale, soprattutto nel suo attacco frontale all'idea di sviluppo e progresso. Questo libro è l'unica biografia di Illich scritta da chi, come La Cecla, lo ha conosciuto direttamente e intimamente essendone stato allievo e amico. Un rapporto difficile, certo, da discepolo disobbediente, che però ha dialogato e discusso per un ventennio con questo «profeta» scomodo e arrabbiato che gli ha insegnato quell'arte di vivere che la modernità ha ormai soffocato. Attraverso le vicende di una vita affatto banale, La Cecla propone una lettura essenziale del pensiero di Illich, per evidenziare l'estrema importanza del dubbio sistematico e per comprendere la ricchezza della sua critica a una società che istituzionalizzando ruoli e desideri, trasformati in bisogni e servizi, ha «debilitato» il singolo e disintegrato il tessuto amicale e reciproco in cui viveva e agiva.
br. Sembra che la nostra società sia incapace di far durare i rapporti. In Europa l'"amore eterno" dura ormai meno di tre anni. Lasciare o essere lasciati dovrebbe dunque essere un fatto del tutto banale, e invece ancor oggi ci rende i protagonisti di un dramma che spesso non sappiamo come vivere. C'è una diffusa ignoranza dell'arte di congedarsi, ancora più evidente in un'epoca in cui gli addii vengono mediati da telefonini, e-mail, sms. E l'aspetto tragico della fine di un rapporto amoroso sta proprio nello scollamento tra gli amori concreti e la metafisica dell'amore eterno (e del matrimonio felice), proprio dell'ordine cattolico e hollywoodiano, che ancora ci spinge a cercare la donna o l'uomo della nostra vita. Per questo ogni "lasciamento" deve essere subito rimosso, deve essere veloce e crudele, spesso scatenando il "barbaro che è in noi": per poter ricominciare e persuadere noi stessi e l'altro che questa invece è la volta buona...
br. Lévi-Strauss prosegue il cammino di ricerca antropologica iniziato con "Il crudo e il cotto", ponendo la sua attenzione sui miti degli indios sudamericani. L'antitesi tra il miele e il tabacco è più complessa di quella tra il crudo e il cotto: da un lato, per il fatto di presentarsi come un cibo già pronto, il miele è al di qua della cucina ed esprime tutto il potere di seduzione della natura, d'altro lato il tabacco, che per essere consumato deve venir bruciato e non solo cotto, è al di là della cucina e tende a riavvicinare l'uomo agli esseri soprannaturali. Inoltre i miti relativi all'origine della cucina si fondano su opposizioni inerenti alla sfera della sensibilità: crudo e cotto, fresco e putrido, secco e umido.
br. L'obiettivo dell'autore è mostrare come numerose indicazioni sociali e culturali derivate dai miti si possano ricondurre a un nucleo esiguo di principi strutturali, che riducono le distanze tra le società umane mostrandone le radici comuni. Così, confrontando credenze e comportamenti propri della nostra cultura con altri provenienti da culture lontane nello spazio e nel tempo, è possibile cogliere il loro carattere significativo: quando si riferiscono al modo di stare a tavola, all'educazione delle ragazze o alla cottura dei cibi, i miti e le usanze dicono in realtà molto di più; per quanto appaiano casuali, sono il mezzo attraverso cui si esprimono le strutture mentali di un intero popolo.
brossura Il libro, qui in traduzione integrale, è uno dei principali lavori della tradizione antropologica. Basato sulle ricerche etnografiche di Malinowski nelle isole Trobriand (Papua Nuova Guinea), costituisce un testo fondativo dell'antropologia giuridica e uno strumento indispensabile per comprendere la complessa relazione fra legge e società. In termini pionieristici analizza la pluralità delle forme del diritto sia in chiave comparativa, sia all'interno di una medesima società. Un classico del pensiero novecentesco ed un esempio di raffinata scrittura etnografica.
ill., br. Dal mare color del vino del racconto omerico sono migrate per giungere fino a noi, saltando come delfini da un genere all'altro, risalendo le correnti della rappresentazione, dall'oralità alla scrittura, dalla poesia alla pittura, dal cinema alla televisione, dall'analogico al digitale. Sono le sirene, che nel corso del loro viaggio interminato e interminabile hanno cambiato più volte sembiante. E continuano ad affiorare alla superficie della contemporaneità dai gorghi del nostro immaginario proprio perché restano i simboli della fluidità dell'essere. Il canto delle sirene ci seduce come la voce dell'amante natura che sembra volerci parlare, per poi voltarci le spalle incompresa. E tornare a inabissarsi nel suo mistero.
br. C'è stato un tempo in cui il santo patrono ha costituito il nucleo aggregante della identità municipale, assorbendo miti antecedenti e segnando profondamente la cultura antropologica dei luoghi. 305 comuni in Abruzzo si dividono 173 santi patroni. L'autrice si è avvicinata alla materia utilizzando gli strumenti delle discipline antropologiche e rispettando le tradizioni religiose locali senza interrogarsi sulla veridicità dei racconti miracolosi peraltro ricercati con attenzione filologica, ma considerando la realtà storica delle devozione popolare. Sono nati così 5 volumi in cui alla scheda agiografica di ogni santo seguono le origini storiche e sociali della devozione, la illustrazione architettonica e artistica della chiesa dedicata al culto, le date e la descrizione della festa. Il primo volume è dedicato a Gesù, Maria, Giuseppe, gli Arcangeli, gli Apostoli, gli Evangelisti.
br. C'è stato un tempo in cui il santo patrono ha costituito il nucleo aggregante della identità municipale, assorbendo miti antecedenti e segnando profondamente la cultura antropologica dei luoghi. 305 comuni in Abruzzo si dividono 173 santi patroni. L'autrice si è avvicinata alla materia utilizzando gli strumenti delle discipline antropologiche e rispettando le tradizioni religiose locali senza interrogarsi sulla veridicità dei racconti miracolosi peraltro ricercati con attenzione filologica, ma considerando la realtà storica delle devozione popolare. Sono nati così 5 volumi in cui alla scheda agiografica di ogni santo seguono le origini storiche e sociali della devozione, la illustrazione architettonica e artistica della chiesa dedicata al culto, le date e la descrizione della festa. Questo terzo volume è dedicato ai Patroni Papi (in particolare Gregorio Magno e Silvestro), Vescovi(numerosi i comuni che hanno scelto come defensor San Biagio e San Nicola) e Patriarchi(la maggiore devozione è per Flaviano)
br. C'è stato un tempo in cui il santo patrono ha costituito il nucleo aggregante della identità municipale, assorbendo miti antecedenti e segnando profondamente la cultura antropologica dei luoghi. 305 comuni in Abruzzo si dividono 173 santi patroni. L'autrice si è avvicinata alla materia utilizzando gli strumenti delle discipline antropologiche e rispettando le tradizioni religiose locali senza interrogarsi sulla veridicità dei racconti miracolosi peraltro ricercati con attenzione filologica, ma considerando la realtà storica delle devozione popolare. Sono nati così 5 volumi in cui alla scheda agiografica di ogni santo seguono le origini storiche e sociali della devozione, la illustrazione architettonica e artistica della chiesa dedicata al culto, le date (spesso con rifunzionalizzazione politica di alcune feste calendariali) e la descrizione della festa.Il volume secondo è dedicato ai Patroni Martiri,tra cui quello più "scelto", santo Stefano, seguito da San Lorenzo e Santa Lucia.
br. C'è stato un tempo in cui il santo patrono ha costituito il nucleo aggregante della identità municipale, assorbendo miti antecedenti e segnando profondamente la cultura antropologica dei luoghi. 305 comuni in Abruzzo si dividono 173 santi patroni. L'autrice si è avvicinata alla materia utilizzando gli strumenti delle discipline antropologiche e rispettando le tradizioni religiose locali senza interrogarsi sulla veridicità dei racconti miracolosi peraltro ricercati con attenzione filologica, ma considerando la realtà storica delle devozione popolare. Sono nati così 5 volumi in cui alla scheda agiografica di ogni santo seguono le origini storiche e sociali della devozione, la illustrazione architettonica e artistica della chiesa dedicata al culto, le date e la descrizione della festa. In questo quarto volume, dedicato ai Patroni Abati, Monaci, Eremiti, Eremitani, Pellegrini e Santi Ausiliatori, interessanti le figure di Domenico, Giorgio e Vito, che l'autrice ha liberato dalle sovrastrutture mitiche che avevano finito per offuscarne la realtà storica ed i contorni biografici (operazione del resto effettuata nei confronti di tutti i Santi presi in considerazione).
br. C'è stato un tempo in cui il santo patrono ha costituito il nucleo aggregante della identità municipale, assorbendo miti antecedenti e segnando profondamente la cultura antropologica dei luoghi. 305 comuni in Abruzzo si dividono 173 santi patroni. L'autrice si è avvicinata alla materia utilizzando gli strumenti delle discipline antropologiche e rispettando le tradizioni religiose locali senza interrogarsi sulla veridicità dei racconti miracolosi peraltro ricercati con attenzione filologica, ma considerando la realtà storica delle devozione popolare. Sono nati così 5 volumi in cui alla scheda agiografica di ogni santo seguono le origini storiche e sociali della devozione, la illustrazione architettonica e artistica della chiesa dedicata al culto, le date e la descrizione della festa.Nel V e ultimo volume sono studiate in particolare le figure di Antonio da Padova, e Rocco pellegrino e taumaturgo che 15 comuni abruzzesi hanno scelto come defensor civitatis. Interessanti anche le storie di Pasquale Baylon, Vincent Ferrer e Filippo Neri.
br. L'antropologia in Italia si è a lungo connotata come una scienza razzista, che ha lasciato nel dopoguerra un'eredità ancora poco indagata. Con lentezza e difficoltà nel nostro Paese solo dopo il Sessantotto comincia a svilupparsi in modo deciso un'antropologia culturale del razzismo. Leonardo Piasere ne individua il momento fondante nella pubblicazione del 1973 di Antisemitismo in Italia 1962-1972 di Alfonso Maria di Nola. Storico delle religioni e antropologo, di Nola evidenziava la continuità dell'antisemitismo e la sua parziale autonomia rispetto alle ideologie, capace di infettare persone di destra e di sinistra, religiose e laiche. Impegnato contro tutti i razzismi, egli fu tra i primi a denunciare anche i fenomeni di antiziganismo e a preconizzare quell'aumento dell'odio verso rom e sinti che stiamo oggi vivendo. Nato da un seminario organizzato da Giovanni Pizza nel 2017 all'Università di Perugia, il presente volume ripercorre i tratti salienti delle riflessioni dinoliane, nonché la sua attualità politico-sociale e fruibilità scientifica.