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2006NG427582006 433 p., numerous figures, 32 coloured plates, 4to, paperbound. Good copy, as new.
196525322Albuquerque, New Mexico, Horn and Wallace, (1965). XIII, 309 S. Mit zahlr. Taf. u. 2 Ktn. a. Vors. Gr.-8vo. OPp.
Madrid, Instituto Miguel de Cervantes, 1952. 4to. mayor; 697 pp. y 4 láminas fotográficas. Cubiertas originales.
1373595Arnhem: Stichting Sonsbeek Art & Design, 2000 in- 8, 90 pages, 78 illustrations. Bibliographie. Broché, couv. illustrée, très bon état. Texte néerlandais et anglais.
1890PHO-2307London, R. H. Porter, 1890. In-8 (22x14cm), 368pp., demi basane, charnières fragiles, manque au dos, coiffes absentes, coins émoussés, 2 feuillets volants, brunissures, coutures lâches.
Buenos Aires, Editorial Losada, 1956. 4to.; 292 pp. Cubiertas originales.
Fine French Paperback. Roy. 8vo. (23 x 16 cm). In French. 255, [1] p., ills. I. Gündag Kayaoglu ex-libris. Red heads and black mouths: A tribal brotherhood of West Anatolia. "Parties des bords de la Caspienne, fondues au soleil de la Méditerranée selon l'expression de Lamartine, que reste-t-il de ces chefferies Oghouz-Turkmènes - que nos anciens appelaient Turcomans - qui peuplèrent l'Anatolie à partir du 11e siècle? Peu de choses, semble-t-il, sinon le lignage comme refuge et cadre irréductible de la vie sociale.". [i.e. Parts of the shores of the Caspian, melted in the Mediterranean sun according to Lamartine's expression, what remains of these Oghouz-Turkmen chiefdoms - that our ancients called Turcomans - who populated Anatolia from the 11th century? Little, it seems, except lineage as a refuge and irreducible framework for social life"].
Zaragoza, Guara Editorial, 1981. 4to.; 138 pp., 1 h., con ilustraciones entre el texto. Cubiertas originales.
Madrid, Instituto Arias Montano, 1971. 4to. mayor; XXV pp., 400 pp., 2 hs. y 14 láminas fotográficas. Cubiertas originales.
Madrid, Instituto Arias Montano, 1969. 4to mayor; XX pp., 236 pp., 2 hs. y cinco láminas fotográficas aparte. Cubiertas originales.
Alcalá, 2003. 4to. mayor; 286 pp. Cubiertas originales.
Caracas, Ediciones del Ministerio de Educación, 1959 [Biblioteca Popular Venezolana]. 4to.; 262 pp. Cubiertas originales.
La Habana, Universidad Central de Las Villas, 1962 [Investigaciones Folklóricas]. 4to.; 130 pp., 1 h. y dos láminas fotográficas. Cubiertas originales.
1964142841964. Sans lieu Éditions de Saint-Clair 1964 - Cartonné bien complet du rhodoïd 18 5 cm x 18 5 cm 132 pages ills hors-texte - Texte de Ambrosi Carrion discographie - Bien complet des 4 disques 45 tours très bon état
198235088ABBerlin, Akademie-Verlag, 1982. 445, [1] S. mit einer Karte. Original-Leinenband mit Schutzumschlag. 3. Auflage. Schnitt teils gebräunt. Umschlag lichtrandig, abgegriffen u. an den Kanten teils bestossen, ansonsten sauber. (Volksmärchen. Eine internationale Reihe)
2003ko680Association des amis du Musée Barbier-Mueller Dos carré collé 2003 In-4° broché, dos carré collé, (23,5 cm * 30 cm), 284 pages, contient : facettes de Bob Wilson ; un aventurier en sabots : Guy Joussemet ; dans l'intimité d'un collectionneur : George Ortiz ; entretien avec Christian Deydier : les dangers de la convention Unidroit ; antiquité de l'Iran élamite ; les monnaies celtiques ; Art songye du Congo ; Images des morts en Nouvelle-Guinée et 9 autres articles ; bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
13809PARIS, Hachette. Collection "l'Aventure de la vie", 1965 - In-8In-8 Carré - Cartonnage éditeur illustré en couleurs - illustré de planches couleurs hors texte et noir et blanc dans le texte - 111pages - Bon exemplaire
PARIS, Hachette. Collection "l'Aventure de la vie", 1965 - In-8In-8 Carré - Cartonnage éditeur illustré en couleurs - illustré de planches couleurs hors texte et noir et blanc dans le texte - 111pages - Bon exemplaire Role et importance de l'or dans les civilisations orientales, islamiques, amérindiennes et occidentales, les plus belles pièces des trésors de tous les temps
grand in-8, 297 pages, broche, couv. ill. Excellent etat. [MI-26]
(Firenze, 1901) stralcio con copertina posticcia muta, pp. 377/380. - !! ATTENZIONE !!: Con il termine estratto (o stralcio) intendiamo riferirci ad un fascicolo contenente un articolo di rivista, sia che esso sia stato stampato a parte utilizzando la stessa composizione sia che provenga direttamente da una rivista. Le pagine sono indicate come "da/a", ad esempio: 229/231 significa che il testo è composto da tre pagine. Quando la rivista di provenienza non viene indicata é perchè ci è sconosciuta. - !! ATTENTION !!: : NOT A BOOK : “estratto” or “stralcio” means simply a few pages, original nonetheless, printed in a magazine. Pages are indicated as in "from” “to", for example: 229/231 means the text comprises three pages (229, 230 and 231). If the magazine that contained the pages is not mentioned, it is because it is unknown to us.
Madrid, 1997. 4to.; 406 pp. Cubiertas originales.
br. Troppo disinvoltamente richiamata dal mondo della comunicazione, utilizzata impropriamente nel lessico dell'emergenza e dell'umanitario, la nozione di etnia, già presente nel discorso coloniale, è stata ambiguamente riconvocata nel campo politico e nel dibattito pubblico del nostro paese solo dall'inizio degli anni Novanta, quando i processi di transizione dell'Est europeo e il lungo conflitto nella ex Iugoslavia ne hanno drammaticamente evidenziato il potere di mobilitazione. Questo volume è frutto di un lungo lavoro collettivo che ha preso le mosse proprio dal rifiuto dell'abuso di espressioni come "etnia", "conflitto etnico" o "lotta tribale" e dall'esigenza di riaffrontare criticamente i termini del discorso identitario, a partire dall'analisi delle contraddizioni della realtà africana contemporanea. Partendo da casi emblematici come il Mali, la Costa d'Avorio, il Ruanda e il Congo, i saggi di Jean-Loup Amselle, Jean Bazin, Jean-Pierre Dozon, Jean-Pierre Chrétien, Claudine Vidal ed Elikia M'Bokolo criticano una visione "primordialista" e falsamente oggettiva della nozione di identità etno-culturale, proponendo un completo ribaltamento di prospettiva, per analizzare la costruzione degli spazi politici africani e delle categorie identitarie alla luce della loro storicità, in quanto elementi che maturano già nel quadro della "situazione coloniale" e poi nella realtà postcoloniale. Gli autori contribuiscono ad animare il dibattito intorno alla costruzione di una scienza sociale africanista, in cui il canone di identità è ridefinito come genere al tempo stesso plurale e singolare, postulando una vera creolità di ogni gruppo etnico e linguistico.
br. Troppo disinvoltamente richiamata dal mondo della comunicazione, utilizzata impropriamente nel lessico dell'emergenza e dell'umanitario, la nozione di etnia, già presente nel discorso coloniale, è stata ambiguamente riconvocata nel campo politico e nel dibattito pubblico del nostro paese solo dall'inizio degli anni Novanta, quando i processi di transizione dell'Est europeo e il lungo conflitto nella ex Iugoslavia ne hanno drammaticamente evidenziato il potere di mobilitazione. Questo volume è frutto di un lungo lavoro collettivo che ha preso le mosse proprio dal rifiuto dell'abuso di espressioni come "etnia", "conflitto etnico" o "lotta tribale" e dall'esigenza di riaffrontare criticamente i termini del discorso identitario, a partire dall'analisi delle contraddizioni della realtà africana contemporanea. Partendo da casi emblematici come il Mali, la Costa d'Avorio, il Ruanda e il Congo, i saggi di Jean-Loup Amselle, Jean Bazin, Jean-Pierre Dozon, Jean-Pierre Chrétien, Claudine Vidal ed Elikia M'Bokolo criticano una visione "primordialista" e falsamente oggettiva della nozione di identità etno-culturale, proponendo un completo ribaltamento di prospettiva, per analizzare la costruzione degli spazi politici africani e delle categorie identitarie alla luce della loro storicità, in quanto elementi che maturano già nel quadro della "situazione coloniale" e poi nella realtà postcoloniale. Gli autori contribuiscono ad animare il dibattito intorno alla costruzione di una scienza sociale africanista, in cui il canone di identità è ridefinito come genere al tempo stesso plurale e singolare, postulando una vera creolità di ogni gruppo etnico e linguistico.
ill., br. Fenomeno culturale in notevole espansione, come dimostra il numero sempre crescente di riviste, esposizioni, pubblicazioni e istituzioni che ne fanno il proprio orizzonte di riferimento, l'"arte africana contemporanea" include aspetti e componenti di natura diversa: dalla somma degli stili e delle produzioni nazionali del continente africano, alle opere degli artisti cosiddetti africani, fino a una produzione in qualche modo legata all'Africa ed esclusa dai circuiti internazionali. In ogni caso, ci troviamo di fronte a una dimensione alternativa, un luogo abbandonato in cui vengono realizzate forme artistiche nuove: in una parola, quella che oggi si è soliti chiamare "friche". Ed è proprio a partire da questo modello in qualche misura paradossale (la "friche" trae la sua vitalità dalle rovine) che occorre comprendere i nostri rapporti con l'arte africana. Dato il suo carattere autoreferenziale, l'arte contemporanea occidentale si trova chiusa in un vicolo cieco: di fronte a questo processo di disgregazione, il meticciato, il riciclo, l'ibridazione delle culture potrebbero costituire una soluzione miracolosa, e all'Africa spetterebbe allora il ruolo di principale fonte di rigenerazione dell'arte occidentale. Ma - si chiede Amselle - di quale Africa parliamo? Il problema, dunque, non è tanto di avviare una riflessione sulle qualità propriamente estetiche dell'arte africana quanto di delimitare, attraverso di essa, il posto occupato dall'Africa nel nostro immaginario.
br. Da profondo conoscitore delle civiltà dell'Africa occidentale, e del Mali in particolare, in questo libro, Jean-Loup Amselle sconfessa l'idea diffusa che esista, per natura o per storia, un Islam buono, quello spirituale e newage dei sufi, e un Islam cattivo, quello dei "radicalizzati", salafiti e wahhabiti. Questa ripartizione di comodo non sarebbe altro che l'ennesima riproposizione di un discorso colonialista di lunga durata che, dapprima, ha cercato di rimuovere totalmente la presenza dell'Islam in Africa per dipingerci un continente animista, feticista, ottimamente predisposto alla civilizzazione dei paesi europei, e ora, sempre in un'ottica di delegittimazione delle società africane, e per giustificare l'interventismo occidentale, ce lo ritrae come attaccato da un movimento folle e fanatico sorto dal nulla. La stessa antropologia non è una scienza sociale neutrale in questo gioco e Amselle ci dà una lezione magistrale di come essere antropologi impegnati e militanti.