4 951 résultats
199628454N.Y., London, Norton & Co., (1996). Smll folio. orig. full cloth with dustjacket. XXII,(1),272 pp. including the fine facsimile in colour of the MS.
191450897Copenhagen, Reitzel,1914. Royal8vo. Orig. printed wrappers, uncut and partly unopened. Sewing loose on middle quire. A small part of upper corner on frontwrapper gone. Lower left corner on endwrapper gone.(4),XIX,755 pp. Numerous illustrations on plates and in the text, 1 folded map. Internally fine and clean.
Un volume (23,5 cm) di 129 pagine. In lingua francese. Timbretto alla pagina di titolo. Brossura editoriale (scritta al dorso). Non comune descrizione di cerimonie e riti laotiani.
16x23. 46p. Fotogr.
br. Il cibo sognato e desiderato come un'utopia dalle "pance vuote" della civiltà contadina è diventato la fonte di ossessioni, squilibri e nuove paure. Nel passaggio dal mondo della fame a quello del troppo pieno il senso del mangiare è mutato di pari passo al contenuto dei cibi, ai metodi produttivi e alle pratiche alimentari. Una trasformazione che riguarda la salute, il corpo, lo stare assieme, il rapporto con i luoghi, la costruzione dell'identità, il sacro. La perdita della frugalità è anche perdita di strumenti per comprendere il mondo di oggi. Un altro universo ancora affamato chiede di partecipare alla nostra tavola, aspirando a un paradiso che i nostri migranti tentavano di fabbricarsi, con dolore e nostalgia, partendo per l'America. Il Mediterraneo di oggi è l'oceano di un secolo fa. In gioco non c'è solo il cibo, la possibilità di nutrirsi e di placare la fame - il tema di un'Expo che appare troppo distante da questa sofferenza - ma la nostra idea di convivenza. Un universo che ci interroga, chiedendo risposte a un Occidente smarrito.
ill., br. Il pane, l'acqua, la pasta, le erbe, la carne e poi la fame, l'abbondanza, l'immaginario, le nostalgie, le utopie alimentari dei popoli mediterranei sono i protagonisti di questo "racconto del cibo". Sorta di breviario alimentare, Il colore del cibo vuole interpretare l'alimentazione mediterranea come espressione di una civiltà fondata sul senso dell'ospitalità, della sacralità del cibo, del mangiare insieme. Giunto alla sua terza edizione, totalmente rivista, il libro ci invita a specchiarci nel cibo, a riconoscere la nostra civiltà in ciò che mangiamo: in alternativa all'ideologia del fast food e alla "gastro-anomia", al di fuori della retorica della "dieta mediterranea". Prefazione di De Garine Igor.
ill., br. Il pane, l'acqua, la pasta, le erbe, la carne e poi la fame, l'abbondanza, l'immaginario, le nostalgie, le utopie alimentari dei popoli mediterranei sono i protagonisti di questo "racconto del cibo". Sorta di breviario alimentare, Il colore del cibo vuole interpretare l'alimentazione mediterranea come espressione di una civiltà fondata sul senso dell'ospitalità, della sacralità del cibo, del mangiare insieme. Giunto alla sua terza edizione, totalmente rivista, il libro ci invita a specchiarci nel cibo, a riconoscere la nostra civiltà in ciò che mangiamo: in alternativa all'ideologia del fast food e alla "gastro-anomia", al di fuori della retorica della "dieta mediterranea". Prefazione di De Garine Igor.
br. La nostalgia è il sentimento che, forse più di altri, ha accompagnato l'origine, lo sviluppo e l'affermazione del mondo moderno. Classificata come fissazione patologica o attitudine retrospettiva che frena ogni cambiamento, è stata liquidata in modo frettoloso per occultare l'insostenibile pesantezza del tempo presente. Tra pandemie e rischi climatici, dolore e speranza, la nostalgia ritorna ostinatamente a offrirsi come àncora di salvezza, strategia, risorsa, elemento creativo capace di misurarsi con il passato e di delineare possibili itinerari per il futuro. In modo paradossale essa si trasforma così da malattia legata al rapporto con i luoghi, desiderio di altrove e di tempi sconosciuti, in meravigliosa macchina del tempo che agisce come terapia della modernità criticandone i presupposti, le ingenuità e le menzogne. Capace di intercettare il pensiero apocalittico e quello utopico, di collocarsi dalla parte degli sconfitti e degli emarginati, la nostalgia mostra in questo modo anche un aspetto sovversivo che riconsidera potenzialità inespresse e vie mai percorse da un'umanità che non può più semplicemente sperare nelle proprie «magnifiche sorti e progressive».
br. «Mentre scrivo queste righe, il campanile di Amatrice cade sotto la forza del terzo terremoto che ha colpito, in meno di sei mesi, i paesi dell'Italia centrale. L'immagine del campanile viene riproposta ossessivamente. E una sequenza che angoscia e che però chiede di essere guardata e riguardata. Le immagini delle rovine, le visioni dei vuoti, delle assenze, dei luoghi a cui è stata sottratta la vita sono immagini perturbanti di cui abbiamo bisogno». Scrive così Vito Teti, nell'incipit di questo libro. Nell'immagine del campanile di Amatrice, Teti scorge un mondo ben più vasto, che va anch'esso inesorabilmente franando. Mentre i grandi agglomerati urbani si preparano a ospitare la gran parte della popolazione mondiale, interi territori si spopolano. E lo spopolamento è la cifra delle aree interne di numerose regioni d'Italia e d'Europa. Di fronte a questo scenario, l'antropologo coglie l'abbandono come la forma culturale dello spopolamento e si chiede: cosa fare dei segni del passato, delle schegge di un universo esploso? Nella prospettiva di Teti, il passato può e deve essere riscattato come un mondo sommerso di potenzialità suscettibili di future realizzazioni. In agguato, certo, c'è il rischio che la retorica e la nostalgia restaurativa seppelliscano quel poco che, del paese, resta. Viceversa, la nostalgia positiva, costruttiva può essere sostegno a innovazione, inclusione e mutamento. L'antropologia dell'abbandono e del ritorno, di cui Teti definisce in queste pagine i tratti essenziali, è un tentativo d'interpretazione dei luoghi a partire da quel che resta, e che occorre ascoltare, prendendosene cura. Come scrive Claudio Magris nella prefazione: «In questo libro di scienza e di poesia c'è una profonda partecipazione al destino nomade e ramingo non solo degli emigranti partiti con le loro povere cose, ma di ognuno, delle stesse civiltà, del loro nascere e passare, ma forse mai definitivamente».
brossura Il disagio diffuso nel rapporto con gli alimenti è al centro di un dibattito che coinvolge l'opinione pubblica e interessa molte discipline. Ines Testoni concentra la propria riflessione sulla natura del nesso esistente tra l'opulenza propria dell'Occidente e il manifestarsi stesso dell'anoressia, la quale - come qualsiasi sofferenza psichica - è espressione della società in cui emerge, oltre che dell'angoscia dell'individuo che ne è portatore. Ed è proprio della doppia origine sociale ed individuale dell'anoressia che l'autrice intraprende una ricerca tesa ad individuare le specifiche dinamiche culturali e psicologiche in cui trova origine quel "patimento" che nel Novecento si è rivelato attraverso il digiuno femminile.
Cm. 21; pp. 176. Brossura editoriale illustrata colorata. Tavole fotografiche fuori testo. Ottimo esemplare
528858P., Actes Sud/Errance, 2004. In-8 étroit, 366 pp.
1983203763Couverture souple. Broché. 254 pages. Couverture légèrement défraîchie. Passages soulignés au crayon.
195432099ABGotha, VEB Hermann Haack Geographisch-Kartografische Anstalt, 1954. 4° (27,5 x 19 cm). VIII, 72 S. mit 26 Abbildungen auf 14 Tafeln u. 3 Karten. Original-Halbleinenband. Vorderdeckel leicht lichtrandig u. braunfleckig, Einband teils angestaubt u. an den Ecken bestossen. Innen sauber. (= Ergänzungsheft Nr. 253 zu "Petermanns Geographischen Mitteilungen", herausgegeben von H. Haack).
21x14. 242p. Prólg. J. Caro Baroja.
Stockholm, 1950. 4to. 224 pp., 6 maps.
Payot 1954, In-8 broché de 237 pages. 8 hors texte et 2 cartes. Non coupé, état de neuf.
19549993246Payot Payot 1954, In-8 broché de 237 pages. 8 hors texte et 2 cartes. Non coupé, état de neuf.
195023737Stockholm, 1950. 4to. 224 pp., 6 maps.
brossura Morfologia e funzionalismo profondamente percorrono le vicende del pensiero antropologico degli ultimi due secoli, ed è appunto nel gioco e nel contrasto di tali prospettive che si costruiscono le principali alternative su cui, di volta in volta, si è costruita la scienza dell'uomo nelle sue relazioni con il pensiero estetico e nel suo dialogo con la filosofia della natura. Ripercorrendo alcuni momenti esemplari del pensiero antropologico moderno, da Herder a Schiller a Schopenhauer, da Gehlen a Plessner a Ejzenstejn, sino a Blumenberg e a Shusterman, il volume articola la relazione fra forma e funzione sino a lasciare emergere il progetto di un'estetica della natura, una scienza della forma vivente e dei suoi valori espressivi ed emozionali.
783098Calmann Lévy, Editeur Paris 1884 In-12 ( 180 X 115 mm ) de X-291 pages, demi-chagrin acajou, dos à nerfs orné de fleurons dorés. Portrait en pied de l'auteur en frontispice. Dos éclairci, bel exemplaire, très pur.
189527161895 percale éditeur mauve foncé (hard-back percale editor) in-octavo, titre en noir sur le dos et le premier plat (black title on the spine and the front cover), illustrations : 40 figures (pictures) in-texte (in text), 332 pages, 1895 à Paris Ancienne Maison Delahaye - L. Bataille et Compagnie - Libraires-Editeurs,
Chicago, University of Chicago Press, (1952). Royal8vo. X,410 pp., textillustr.