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CARUSO ENRICO (NAPOLI 1873-IVI 1921), CELEBRE TENORE LIRICO ITALIANO, CONSIDERATO IL PIU' GRANDE DELLA SUA EPOCA, NOTO COLLEZIONISTA D'ARTE, MONETE, FRANCOBOLLI E CARTOLINE. <BR>IMPORTANTE COLLEZIONE DI 51 CARTOLINE POSTALI ILLUSTRATE, QUASI TUTTE VIAGGIATE PER POSTA: (1 RITRATTO; 4 FOTOGRAFICHE DALLA VILLA BELLOSGUARDO DI LASTRA A SIGNA (FI); 3 SUE AUTOGRAFE; 17 SUE OLOGRAFE; 22, A LUI INVIATE, AUTOGRAFE DI ARTISTI E PERSONAGGI SUOI CONTEMPORANEI; 2 INDIRIZZATE ALLA PRIMA MOGLIE ADA GIACCHETTI; 2 AUTOGRAFE DEL CANTANTE LUCIO DALLA CON STROFE DI SUO PUGNO DALLA CANZONE "CARUSO"), MONTATA SU 40 FOGLI DA ESPOSIZIONE, CORREDATI DAI RELATIVI TESTI ESPLICATIVI.
Tre parti in un volume, in 4 oblungo (mm 240x305), completo delle 300 tavole oltre al titolo figurato della parte I. Legatura coeva in percallina marrone con titolo in oro al centro del piatto superiore, entrambi i piatti incorniciati da ricca bordura dorata, fregi e titolo al dorso; la terza parte precede la seconda. Le tavole, numerate in alto a destra, hanno l'indicazione che la centesima è l'ultima di ogni parte. Essendo raccolte in un unico grosso tomo, i frontespizi della seconda e della terza parte non sono stati inseriti. D'altronde, Open Library censisce una decina di esemplari, "All title-pages numbered Parte I." e l'unico digitalizzato, quello del Getty Museum (non colorato) ha tutte le tre parti con il titolo Parte I ripetuto. Le sei copie censite in Italia citano 100 tavole per ognuno. Pochi tra questa ventina di esemplari sono completi o a colori. Raccolta di sontuose scenografie teatrali, la maggior parte relative al Teatro alla Scala di Milano, eseguite dai più celebri pittori scenici nei primi decenni del sec. XIX a Milano. Tra le opere le cui scenografie sono raffigurate: Gli Arabi nelle Gallie di G. Pacini, Giulietta e Romeo di Gounod, La gazza ladra, Tancredi, Semiramide di Rossini Don Giovanni, La clemenza di Tito di Mozart, Rossini , Chiara e Serafina di Donizetti e altre note pièces di teatro lirico eseguite nel teatro milanese in quegli anni didi Meyerbeer, Mayr, Mercadante, Pacini. Raccolta di grande interesse per la storia della scenografia, preziosa documentazione iconografica e di costume sull'attività operistica milanese intorno al 1820. Come testimonia un ritaglio della copertina azzurra di uno dei fascicoli (applicato in fine) l'opera uscì a dispense con prezzi assai superiori per quelle con tavole a colori ("La presente Raccolta si pubblica a fascicoli di 5 stampe per caduno; 20 fascicoli formeranno un volume"). Quindi, anche in bianco e nero la serie completa è di difficile reperibilità. I rialzi à la gomme e all'albume esaltano la coloritura coeva di questo esemplare, rendendo le scenografie assai vivide e decorative. Le tavole sono titolate nel margine inferiore del rame, con l'indicazione dell'opera o ballo da cui sono tratte. Sono firmate da vari artisti: Stucchi, Pistrucci, Biasioli, Angeli, Rados, Campi, Fumagalli, Raineri, Landini, Carolina Lose, Perego, Zucchi, Arrigoni, Gandaglia, Canna e Bussi. Si trova anche qualche veduta reale come quelle de La Scala o "capricci' ispirati a luoghi milanesi (infatti sono citate da Arrigoni, vol I, n. 800, 809 e altri); varie scenografie soggetti vennero ripresi dal Sanquirico nella "Raccolta di varie decorazioni sceniche inventate ed eseguite per il R. Teatro alla Scala", pubblicata da Ricordi, 1830-35 circa. Raro, eccezionale esemplare completo delle 300 tavole superbamente colorato all'epoca. La copia consultata alla GAM di Torino è in realtà una miscellanea di 100 tavole in bianco e nero ed a colori tratte dalla seconda e dalla terza parte, benché numerate in sequenza 1-100. Il frontespizio ha l'indicazione "III Parte ed ultima", con la medesima vignetta. oblong album (mm 240x305), complete with three parts of 100 numbered plates, which were published in issues of 5 sheets with a higher price for the ones in colours. They shows set designs by Sanquirico and others: Biasioli, Stucchi, Angeli, Rados, Campi, Fumagalli, Landini, Carolina Lose, , Zucchi, Arrigoni, Bussi for operas and ballets at La Scala in Milan, including some by Mozart (Don Giovanni, La clemenza di Tito), Rossini (La gazza ladra, Tancredi, Semiramide), Donizetti (Chiara e Serafina), Meyerbeer, Mayr, Mercadante, Pacini and others one showing the view of the façade of the famous theater and another one the audience on their feet during a ballet at La Scala. Engraved title with device, fine aquatints neatly coloured à la gomme, in a nineteenth-century green blind-stamped cloth, gilt title to spine, light foxing, a few staining, These are finely produced aquatints, illustrating some of the same La Scala productions as the larger coloured lithographs of Sanquirico, whose designs they mostly reproduce, and that they were engraved in a larger format for his "Raccolta di varie decorazioni sceniche inventate ed eseguite per il R. Teatro alla Scala", published by Ricordi, 1830-35 circa. There does not seem to be a fixed plate order or number for Stucchi's collections. The OPAC Catalogo SBN asks for 100 plates only, but copies have appeared at auction containing anywhere between 50 and 300 aquatints like this one, which is very rare, especially in colours. Only some 20 copies are censed and is impossible to know if they include the three parts, if complete and if in colours. Therefore, it is much rare in these conditions, with very large margins.. Enciclopedia dello Spettacolo VIII, pp.1483-1486. GIRANI, Decora- zioni sceniche alla Scala. BERLIN Katalog, 4169 (descrive esempl. incompleto, non dipinto). Thieme-Becker XXXII, 231. PREDARI, Bibliogr. Milanese, p.448 (semplice citazione senza dati). .
"Opera divisa in quattro volumi, rarissima a trovarsi completa: Libro primo, detto la Qualità delle comedie. Per dichiarare, quale sia la lecita a' buoni christiani, e quale la illecita; e per distinguere la modesta dalla oscena, secondo la dottrina di s. Tomaso, e d'altri theologi per sicurezza della coscienza. In-4°, XV, (6cc), 172pp (i.e. 272), legatura in pelle coeva, nervature e titolo al dorso in oro, Firenze, Bonardi 1655; Libro secondo, detto La solutione de' nodi. Per isciogliere molte difficoltà, e per risoluere molti casi di coscienza intorno alle comedie poco modeste; e per mostrare, che non è mai lecita la loro permissione ... Opera di un theologo religioso, stampata ad instanza del sig. Odomenigico Lelonotti da Fanano. Si aggiunge al fine vna Censura d'autori antichi, e moderni intorno a' compositori, compositioni, lettione, e recitamento di poca honestà. Et di più il Giuditio, che si può fare di quelle comedie, che si rappresentano tal'hora con titolo di honesta ricreatione da persone ascritte in vna osseruante congregatione. In-4°, (20cc), 158pp (i.e.258); 135pp+1, legatura in pelle coeva, nervature e titolo in oro al dorso, Firenze, Bonardi, 1649; Libro terzo, detto L’instanza, per supplicare a' signori superiori, che si moderi christianamente il theatro dall'oscenità, e da ogni altro eccesso nel recitare, secondo la dottrina di S. Tomaso, e d'altri theologi antichi e moderni. Opera d'vn religioso theologo, stampata per soddisfattione del sig. Odomenigico Lelonotti da Fanano. ... Vi sono due indici, vno de' capi, e punti, l'altro delle materie. In-4°, (16cc), 377pp, (16cc), legatura in pelle coeva, nervature e titolo in oro al dorso, Firenze Bonardi, 1652; Libro detto L'ammonitioni a' recitanti, per auuisare ogni christiano à moderarsi da gli eccessi nel recitare. Sono diuise in tre breui trattati, cioè il primo intorno à recitanti. Il secondo intorno al comico Beltrame, & al suo libro. Il terzo intorno à ciarlatani. Opera d'vn theologo religioso da Fanano, stampata ad istanza del sig. Odomenigico Lelonotti. Con aggiunta all'vltimo d'vn'Hipomnistico, ouero Discorso ammonitorio, diretto in forma di preghiera a' musici comedianti mercenarij, & ad ogn'altro musico aiutante al theatrale, e poco modesto recitamento. Con due indici, vno dell'ammonitioni, e l'altro delle cose notabili. In-4°, (16cc), 566pp, (2cc), legatura in pergamena con titolo manoscritto al dorso, Firenze, Bonardi 1652. Il gesuita Ottonelli (Odomenigico Lelonotti da Fanano) fu, insieme a Giovanni Paolo Oliva e Paolo Segneri, uno dei critici del teatro più celebri nelle fila della Compagnia di Gesù e in particolare la sua critica è importante per tracciare l’evoluzione del rapporto fra teatro professionale e religione (Zampelli, 2006). Sicuramente sono i libri di teatro, soprattutto Della Christiana moderatione del theatro, a raccontarci molto di Ottonelli. Dagli aneddoti autobiografici sepolti in queste pagine dense possiamo ricostruire l'attività di Ottonelli per i cinque anni cruciali che precedettero il suo arrivo a Firenze nel 1640. Dipingono un quadro sorprendente. Ottonelli si presenta non come un teologo o uno scrittore, ma come un uomo d'azione, un guerrigliero impegnato nella lotta contro il teatro e soprattutto contro il ruolo delle donne in esso. Ottonelli sapeva che in Inghilterra le attrici erano proibite (anche se occasionalmente sul palco apparivano donne di compagnie continentali e la regina e le sue dame si esibivano in maschere di corte). Ottonelli conosceva la pratica inglese e la raccomandava per l'Italia, anche se sapeva che gli attori italiani erano assolutamente contrari. Le donne erano essenziali per l'economia del teatro popolare, e Ottonelli spiega perché. Vendevano i biglietti e permettevano di dare un'occhiata al viso o al petto per qualche soldo. Durante le rappresentazioni vendevano merce: ""mercantie, profumeria, saponetti, moschardini, o simili coserelle"". Cantavano, eseguivano acrobazie e si scambiavano mance, una pratica redditizia. Le brave attrici portavano clienti sia alle commedie che ai giochi d'azzardo. I regali poi venivano inviati dietro le quinte. E’ l’opera di Ottonelli la più attenta cronaca della nascita del teatro italiano, una miniera di notizie e fatti che, anche se narrati con vis polemica, sono l’unico documento di prima mano del periodo d’oro delle compagnie teatrali italiane; addirittura egli si sofferma sulle figure minori dell’intrattenimento, come ciarlatani, musici ambulanti, venditori e imbonitori, vagabondi scaltri e giocolieri. A work which extremely rare to find complete. Jesuit Ottonelli (Odomenigico Lelonotti da Fanano) was, together with Giovanni Paolo Oliva and Paolo Segneri, one of the most famous theater critics in the ranks of the Society of Jesus and in particular his criticism is important for tracing the evolution of the relationship between theater professional and religion (Zampelli, 2006). In fact it is the books on theater, especially Della Christiana moderatione del theatro, that tell us much about Ottonelli. From the autobiographical anecdotes buried in these dense pages we can reconstruct Ottonelli’s activities for the five crucial years preceding his arrival in Florence in 1640. They paint a surprising picture. Ottonelli comes across not as a theologian or writer, but as a man of action, a guerrilla engaged in combat against the theater and especially against the role of women in it. Ottonelli knew that in England actresses were prohibited (though women from continental troupes occasionally appeared on stage and the Queen and her ladies performed in court masques). Ottonelli knew of the English practice and recommended it for Italy, though he knew that Italian actors were dead set against it. Women were essential to the economics of the popular theater, and Ottonelli explains why. They sold the tickets and threw in a glimpse of face or bosom for good measure. They peddled merchandise during performances: “mercantie, profumeria, saponetti, moschardini, o simili coserelle.” They sang, performed acrobatics, and passed a cup for tips, a lucrative practice. Good actresses brought in clients both to the plays and to games of chance. Gifts were sent backstage. Ottonelli's work is the most careful chronicle of the birth of the Italian theater, a mine of news and facts which, even if narrated with a polemic face, are the only first-hand document of the golden period of the Italian theater companies; he even dwells on the minor figures of entertainment, such as charlatans, traveling musicians, vendors and barkers, crafty vagrants and jugglers."
in-4, pp. (22), 64, leg. del tempo m. pelle con tit. e fregi oro al dorso, tagli marmorizz. Il testo è preceduto da una ''Notizia storica'' in italiano e francese. Dedicato ''alle Sacre Reali Maestà Cristianissime del Re, e Regina di Francia dal Cardinale Otthoboni, protettore degl'affari della Corona''. Antiporta raffig. il proscenio del teatro, Armi di Francia inc. sul tit. e 13 magnifiche tavole f.t. illustranti le diverse scene della festa, disegnate da Nicolò Michetti, impresario del Card. Ottoboni, e finem. inc. in rame da Filippo Vasconi, Carlo Grandi, Paolo Pilaja e G. Massi. Di particolare importanza è l'antiporta, che costituisce una delle prime raffigurazioni di un'orchestra barocca, formata da 11 elementi e diretta dal Costanzi. Prima edizione (una tiratura in-folio di 100 esempl., nella quale le tavole sono comprese entro bordure barocche, venne destinata alla corte di Francia) di questo libretto d'opera in tre atti in versi, scritto dal Cardinale Pietro Ottoboni, nipote di Papa Alessandro VIII, per celebrare la nascita del Delfino di Francia, Luigi (1729-65), unico figlio di Luigi XV e di Maria Leckzinska e futuro padre di Luigi XVI; la musica venne composta da Giovanni Costanzi (noto come Giovannino del Violoncello, Roma 1704-1778, grande compositore ed innovatore nella tecnica del violoncello), allora al servizio dell'Ottoboni e Maestro di Cappella in S. Luigi dei Francesi. Animarono la festa, che ebbe luogo in Piazza Navona, sontuosi fuochi d'artificio, ideati da Pierleone Ghezzi su incarico del Cardinale Melchior de Polignac, ambasciatore di Francia a Roma, il quale donò al Ghezzi un diamante del valore di oltre 200 doppie. Bell'esemplare, puro e marginoso, di questo libro di feste raro e di notevole pregio, con antica nota di possesso ms. nel margine infer. del frontesp. (piccole macchie d'inchiostro nell'angolo alto delle pp. 33-34.. "Le illustrazioni costituiscono un documento prezioso per la storia del teatro... l'antiporta rappresenta l'unica raffigurazione conosciuta, all'infuori dei disegni di Juvarra, del teatro della Cancelleria" (Olivier MICHEL). Esposito, Annnali di A. de Rossi, 449-50. Sonneck, Cat. of Opera Librettos I, 259. Allacci 166. Sartori 5108. Notizie su Costanzi in Diz. Biogr. It., vol. 30, pp. 380-3..
In Roma, 1729. Per Antonio de’ Rossi nella Strada del Seminario Romano. PRIMA EDIZIONE. In folio piccolo (cm. 25,6), cartoncino rosso ed oro coevo con fascetta di rinforzo al dorso, antiporta raffigurante il proscenio del teatro incisa + 22 pp. nn., 64 + 13 splendide tavole fuori testo che illustrano le scene della festa, disegnate da Nicolò Michetti ed incise in rame da Filippo Vasconi, Carlo Grandi, G. Massi e Paolo Pilaja. Importante il disegno dell’antiporta che raffigura per la prima volta un’orchesta formata da 11 elementi. Axs
(Colophon:) Hagenau, Thomas Anshelm, 1518. Small folio. Bound in a recent full vellum binding with gilt lines and gilt lettering to spine. Title-page re-hinged, affecting neither printing nor woodcut. First leaves with light dampstaining to lower blank margin, far from affecting text. Last portion of leaves with small single worm-holes, mostly marginal, but touching the woodcut at the end. Neat marginal annotations. All in all a very nice copy. Magnificently printed, with three pages with the terms of the Hebrew cantillation printed in red and black, nine pages of musical scores (printed from right to left), extensive use of distinctive Hebrew type, large title-woodcut, and Anshelm's magnificent, large woodcut Printer's device at the colophon (presumably by Anshelm himself, after Dürer). 83, (5) ff.
in-8, (140x97 mm), ff. (124, segn. *2, A-O8, P10), magnifica legatura milanese coeva in pieno marocchino tabacco, filetti a secco e in oro ai piatti con scritta in capitali in oro "Tempio de amore", al piatto anteriore, e "Giovan Battista Pechio", al piatto posteriore (piccole mancanze al dorso nella parte di testa e piede, lievi graffi al piatto posteriore). La famiglia Pecchio Ghiringhelli Rota vanta antiche origini milanesi e il Giovan Battista possessore del presente esemplare può essere identificato con il cavaliere dell'Ordine di S. Stefano di Toscana vissuto nella prima metà del XVI secolo (SPRETI, Enciclopedia Nobiliare Italiana, V, pp. 220-221). Seconda edizione (la prima era apparsa l'anno precedente) di questo componimento teatrale realizzato verso il 1504 e dedicato a Guglielmo, marchese di Monferrato, presso la cui corte, l'A. si rifugiò dopo che il suo castello di Finale fu raso al suolo dai Genovesi. E' un "dramma allegorico" in versi, senza la divisione in atti, che tratta un argomento profano nella forma della sacra rappre sentazione, ed che include "altri componimenti come la versione in terza rima della "Tavola di Cebete" e il riassunto delle "Metamorfosi" di Apuleio" (D.B.IT). Il piemontese Galeotto Del Carretto (nato nel contado di Acqui poco prima del 1455 e morto nel 1530) è personalità di spicco nell'aristocrazia, nella vita politica e culturale italiana a cavallo dei secoli XV-XVI; fu poeta, scrittore di teatro e storiografo (la sua "Cronica di Monferrato" in ottava rima, rimasta inedita per secoli benché fosse conosciuta e citata, ha visto la luce soltanto nel 1898, per cura di Giorcelli, nella "Rivista di storia della prov. di Alessandria", VII, pp. 8-107). Di lui il Vallauri, nella sua "Storia della poesia in Piemonte", parla a lungo e molto bene, dichiarando che "un nostro paesano fu quegli che scrisse nel 1502 la prima tragedia italiana, la Sofonisba" (op. cit. I, p. 71). Bell'esemplare assai puro (lievi tracce d'umido sugli ultimi ff.), a grandi margini, con antica nota di dedica al titolo, probabilmente di mano dell'autore stesso, "Al mol. Magnifico signor mio oss. mo". Importante edizione in legatura milanese del tempo, assai rara a reperirsi (per confronti per lo stile della legatura cfr. De Marinis, III, n. 2635).. BOLOGNA n. 119. CLUBB 350 (solo ediz. 1524). ALLACCI 756. SANESI I, 171. SOLEINNE, SUPPL. 362 (ed. 1524). BMC 151. DBIT XXXVI, 415-419. OLSCHKI, 4591, ed. 1524..
3 vol. in-8 (203x132mm), pp.XXVIII, 239; 248, (2); 209, (2); stupenda legatura del tempo in pieno marocchino verde scuro finemente decorata ai piccoli ferri in oro: bordura sui piatti formata da doppio filetto che racchiude una striscia di fregi a foglie e fiori, dorsi lisci con filetti e titoli, tagli dor. Al centro dei piatti anteriori dei tomi I e II è impresso il grande monogramma CF coronato di Carlo Felice Re di Sardegna (dal 1821 al 1831); al centro del tomo III è impresso il monogramma coronato di Maria Cristina di Borbone sua sposa, al centro del secondo piatto dei tre vol. figura il grande stemma araldico di Casa Savoia. Fr. Righetti (1770-1828) fu valente letterato e attore, con esperienze in varie compagnie e poi ''caratterista'' e promiscuo nella Compagnia Reale Sarda, ivi soprannominato Righettone, sino alla sua morte. Lasciò la presente stimata opera in tre vol., nel primo dei quali è tradotta e adattata la ''Storia del Teatro'' di Luigi Riccoboni, nel secondo vi è il saggio ''Stato attuale del Teatrio Italiano'', il terzo contiene uno ''Studio sull'arte della declamazione teatrale''. Opera impressa con gran cura su carta forte. Esemplare di eccezionale bellezza in artistica legatura coeva, di assoluta freschezza.. Rasi, Comici, II, 358. Rasi, Racc. Teatrale, p.495. Encicl. Spettacolo, VIII, 986. Treccani vol.XXIX..
in-folio (mm.300x205), ff. 75 non num. (segn. A-H8, I4, K7, manca l'ultimo foglio bianco). Leg. 800.esca d'amatore in pieno. marocchino blu, duplice riquadro oro sui piatti, titolo su tassello rosso e ricchi fregi oro al dorso, dentelle int. Tit. in car. semigotico, testo in car. rom., iniziali silografiche ornate, marca tip. in fine. Al verso del tit. trovasi una prefazione o avviso ("Zilius De hiis quae Iohannes Boccatius edidit") che cita le opere composte dal Boccaccio; segue la lunga "Epistola" a Pino De Rossi (consolatoria per il di lui esilio), seguono due lunghe canzoni non composte dal Boccaccio, bensì attribuite, in vari codici antichi mss., a Jacopo Sanguinacci, poeta del XV sec.; è invece di Boccaccio la ballata "Il fior che ‘l valor perde" al recto del f. 14, dopo la quale inizia il testo di "Ameto". Terza edizione, rarissima, dell'Ameto (la prima è del 1478, la seconda dell'anno successivo), celebre "favola idillico-allegorica, nota anche sotto il titolo di "Commedia delle ninfe fiorentine" o "Ninfale d'Ameto". Composta, con tutta probabilità, fra il 1341 e il 1342, l'opera è in prosa. intercalata da brani lirici in terza rima, conformemente ai modelli medievali..." (Diz. Bompiani, Opere I, p. 110). Nonostante il titolo plurale ("Comedie"), il contenuto del vol. è quello dettagliatamente riferito sopra. Esempl. stupendo, di provenienza nobiliare inglese (due ex-libris applicati nei contropiatti), a grandi margini, assai fresco (brevi eleganti postille ms. coeve nel margine dei dei primi 14 ff.).. Bacchi della Lega pp. 98-9. Zambrini col. 140-1. Gamba 200, note. STC 107. Adams, B-2129..
- S.n., Paris Lundi 13 Octobre s.d. (1947), 13,5x21cm, une feuille. - s. n. | Paris Monday 13 October [1947] | 13.5 x 21 cm | one leaf Handwritten letter dated 31 March 1956 and signed Albert Camus, written on 26 lines in black ink, addressed to the then suffering Vivette Perret and in which he evokes the completion of his adaptation of Faulkner's Requiem for a Nun which he plans to rename "Le cri". Beautiful state despite one sign of a fold due to having been placed in an envelope. [FRENCH VERSION FOLLOWS] Lettre autographe datée du 31 Mars 1956 et signée d'Albert Camus, écrite sur 26 lignes à l'encre noire, adressée à Vivette Perret alors souffrante et dans laquelle il évoque l'achèvement de son adaptation de Requiem pour une nonne de Faulkner qu'il prévoit de rebaptiser "Le cri". Très bel état en dépit d'une trace de pliure inhérente à la mise sous pli. "Chère Vivette, je suis bien ennuyé de vous savoir aux prises avec les microbes et le thermomètre, au lieu de prendre des vacances. Je vous ai trouvée fatiguée à Paris et vous avez besoin de repos. Il faut en prendre, de toute manière, dès que les petits 40 aurait fait leur numéro. L'inconvénient du midi, en ce moment, c'est qu'il pleut ou qu'il fait gris. Un peu plus tard dans la saison, il fera beau, ce qui est une petite consolation. Je profite du ciel gris pour achever mon adaptation de Faulkner que je terminerai sans doute avant mon retour. Je ne crois pas que j'irai à Cannes, sauf si nous pouvons y manger le pistou. Le livre va paraître sous le titre Le cri, récit. Mais maintenant, j'en suis complètement séparé. J'ai toujours la même envie, fièvre serait plus juste, de travail. Comme les prisonniers qui veulent rattraper les années perdues. Horrible comparaison. Courage, chère Vivette. J'espère que Jean a des espérances, au moins. A mon retour, je reparlerai à Gaston Gallimard. Je pense à vous très affectueusement, et vous embrasse. A. Camus."
- Jacques de Brunhoff chez Jules Meynial, Paris 1933, 28,5x38,5cm, broché. - Le Théâtre japonais (Kabuki) Jacques de Brunhoff chez Jules Meynial Paris 1933 | 28,5 x 38,5 cm | in original wrappers First edition printed in 500 numbered copies on Arches paper, the only issue, our copy unjustified. Illustrated with 32 superb colour plates and 48 in-text black and white illustrations. Serge Elisséeff, a great orientalist of Russian origin, established in Paris in the 1920s and then in the United States, was the first director of the Yenching-Institut at Harvard. He will then become famous by developing, during the Second World War, a rapid teaching of Japanese and Chinese for the armies sent to the Pacific. Superb and rare copy free from foxing of the most beautiful illustrated book on Kabuki. [FRENCH VERSION FOLLOWS] Edition originale imprimée à 500 exemplaires sur Arches, le nôtre non numéroté. Ouvrage illustré de 32 superbes planches en couleurs et de 48 illustrations in-texte en noir. Serge Elisséeff, grand orientaliste d'origine russe, établi à Paris dans les années 20 puis aux États-Unis, fut le premier directeur du Yenching-Institut d'Harvard. Il deviendra ensuite célèbre en mettant au point, durant la seconde guerre mondiale, un enseignement rapide du japonais et du chinois pour les armées envoyées dans le Pacifique. Superbe et rare exemplaire exempt de rousseurs du plus beau livre illustré sur le Kabuki.
- 1945, 22,3x27,9cm, (24) f., 340 feuillets. - Typescript of L'Intelligence en guerre with handwritten manuscript additions 1945 | 22.3 x 27.9 cm | (24) f. | 24 handwritten sheets hold with a pin & 340 leaves of typescript «We can say without contradiction that this concern for the truth, this love for justice, have never been manifested so brightly as during these dark days where the French had lost the use of speech.» 340 page typescript of the work L'Intelligence en guerre by the resistant writer-journalist Louis Parrot, accompanied by handwritten notes concerning the title, half-title, preface and first bibliography pages (4 pages in total) and the index of names quoted at the end of the volume (6 pages in total). Several folds and rust marks from the metal fasteners. he typescript includes handwrittencorrections and changes, in particular 25 fully handwritten pages, and additions in the margin on several tens of pages, featuring fully in the version published in 1945 by La Jeune Parque publishers. With L'Intelligence en guerre, writer and literary critic Louis Parrot, a leading figure of the underground press during the Second World War, friend of Eluard, Picasso, and Aragon, identifies a panorama of French resistant thought that does justice to the forgotten Maquis as well as the most emblematic writers of the underground press. he publication, at the end of the war, of this anthology of fighting poets, where the literary chronicle meets the history book, is also a political act committed to the selection of «heroes» of the intellectual resistance and an implicit condemnation of the supporters of the 'wait and see' policy. By sending this typescript to a journalist friend, also part of the resistance, Parrot entrusts this brother in arms with the sum of a work whose visible changes and additions show the political choices of its author, as well as his aesthetic inclinations. This typescript is a unique document whose in-depth study will serve as the basis for the his oriography of literary resistance. he recipient of the typescript, Auguste Anglès, is one of the main players in the Lyonnaise resistance press, creator of the underground newspaper Confluences. Parrot therefore addresses a version of his work, which highlights the difficulty as well as the need for completeness of his task, to this enlightened judge, who is very familiar with the intellectual networks, as shown by the handwritten note on the board chemise: «My dear Angles, Here is a copy, unfortunately not with even the major changes and corrections; they have increased the book by more than 100 typed pages. There were a lot of mistakes that were fixed. So forgive me for giving you a copy on which nothing has been corrected. I hope that it will, however, help you. Best wishes, Parrot» he handwritten note addressed to Auguste Anglès shows that it is a working document («a copy on which nothing has been corrected»), prior to the corrected proofs sent to the publisher. The typescript presents two stages of the text, increased by several marginal or full-page corrections, which, as Parrot indicates «have increased the book by more than 100 typed pages,» feature systematically in the text published in 1945. We note some important turnarounds, in particular the replacement of Georges Duhamel by François Mauriac as the figurehead of the resistance within the Académie Française. Other bundles of typed pages are added to this, enigmatically entitled «petit blanc» «little white,» which were incorporated later - the passages on the writers Antoine de Saint-Exupéry, Jean-Paul Sartre and Jean Giraudoux (added to the chapter on the Lettres françaises in the final version). These late additions mark the controversial inauguration at the Pantheon of the literary resistance of writers such as Saint-Exupéry (renounced by General de Gaulle) or Sartre, whose attitude during the Occupation was the subject of much controversy and who is indebted to Camus for his participatio
in-8, ff. 78, (1 bianco presente, manca altro f. bianco), leg. p. perg. antica flessibile, in astuccio m. pelle e ang. con tit. e filetti oro al dorso. Dedica dello stampatore A. Arrivabene a Giovanni Soranzo datata 15 novembre 1540. Il nome dell'autore viene citato nella dedica ed in fine al volumetto. Prima edizione, estremamente rara, di questa commedia in cinque atti in prosa, con prologo, ambientata nella città di Pisa. Rappresentata per la prima volta a Siena nel 1536, alla presenza dell'imperatore Carlo V, la commedia mette sul palcoscenico ben ventisette personaggi che parlano italiano, spagnolo, dialetto napoletano e ''uno scolare tedesco esprimentesi in un italiano barbaro con qualche mistura della sua lingua nativa'' (Sanesi pp. 334-6); la trama, assai complessa, prevede il lieto fine per i due protagonisti, Ferrante e Ginevra: la pozione che erano stati costretti a bere non era veleno, bensì bevanda innocua, così i due ''potranno godere del loro costante amore'' (Sanesi). La commedia, al pari delle altre due del Piccolomini (L'Alessandro e L'Hortensio), ebbe grande successo ed un numero straordinario di edizioni. L'autore (Siena 1508 - 1579) fu intellettuale di cultura vastissima: letterato, filosofo, astronomo; tra i fondatori della celebre Accademia senese degli Intronati, col nome di Stordito, insegnò filosofia morale a Padova e poi a Roma; nel 1574 ottenne il titolo di Arcivescovo di Patrasso. Ottimo esempl., puro e genuino.. Ediz. mancante a Regenstein. Clubb 689. Allacci 55. Soleinne 4585: «Edition très rare». Salvioli 209. BMC 513. Adams P-1100..
in-8 (140x100 mm), (124, segn. *2, A-O8, P10). Legatura pergamena rustica coeva, conservata in elegante astuccio mod. m. pelle. Edizione originale, rarissima, di questo componimento teatrale composto verso il 1504 e dedicato a Guglielmo, marchese di Monferrato, presso la cui corte l'A. si rifugiò dopo che il suo castello di Finale fu raso al suolo dai Genovesi. E' un ''dramma allegorico'' in versi, senza la divisione in atti, che tratta un argomento profano nella forma della sacra rappresentazione, ed che include "altri componimenti come la versione in terza rima della ''Tavola di Cebete'' e il riassunto delle ''Metamorfosi'' di Apuleio" (D.B.I). Il piemontese Galeotto Del Carretto (nato nel contado di Acqui poco prima del 1455 e morto nel 1530) è personalità di spicco nell'aristocrazia, nella vita politica e culturale italiana a cavallo dei secoli XV-XVI; fu poeta, scrittore di teatro e storiografo (la sua ''Cronica di Monferrato'' in ottava rima, rimasta inedita per secoli benché fosse conosciuta e citata, ha visto la luce soltanto nel 1898, per cura di Giorcelli, nella ''Rivista di storia della prov. di Alessandria, VII, pp. 8-107"). Di lui il Vallauri, nella sua ''Storia della poesia in Piemonte'', parla a lungo e molto bene, dichiarando che ''un nostro paesano fu quegli che scrisse nel 1502 la prima tragedia italiana, la Sofonisba'' (op. cit. I, p. 71). Bell'esemplare assai puro, a grandi margini, con antica nota di possesso di ''Pietro Bertolotti di Bricherasio'' alla sguardia anter. (Lievi ingialliture qua e là).. Manca a Rasi e Bologna (che al n. 119 cita l'ed. 1519). Clubb 350 (solo ediz. 1524). Allacci 756. Sanesi I, 171. Soleinne, suppl. 362 (ed. 1524). BMC 151. ICCU/Edit on-line 16396. DBI XXXVI, 415-419...
- Imprimerie Eugène Verneau, Paris s.d. (1895), 23,5x31,5cm, une feuille. - Henri de TOULOUSE-LAUTREC Original lithography for the play L'Argent by émile Fabre Imprimerie Eugène Verneau | Paris [1895] | 23.5 x 31.5 cm | one leaf Original print by Henri de Toulouse-Lautrec created for the production of émile Fabre's play entitled L'Argent, first performed on 5 May 1895 at the Théâtre Antoine-Simone Berriau (then called Théâtre des Menus-Plaisirs). First edition of the poster, that will be published several years later in a small format with white borders. Very rare and beautiful lithography of the highest quality, printed in six colors on vellum paper. This work of rare symbolist intensity subtly hints at Fabre's bourgeois satire through the roughly sketched silhouettes of his two main characters. Embodying the paradigm of the modern poster, Toulouse-Lautrec's prints today enjoy wide recognition and are very much sought after. [FRENCH VERSION FOLLOWS] Estampe originale d'Henri de Toulouse-Lautrec réalisée pour la représentation de la pièce de théâtre d'Emile Fabre intitulée "L'argent", créée le 5 mai 1895 au Théâtre Antoine-Simone Berriau (alors appelé Théâtre des Menus-Plaisirs). Premier état de l'affiche, qui sera rééditée quelques années plus tard dans un format plus petit avec marges blanches. Très rare et belle lithographie de la plus grande fraîcheur, imprimée en six couleurs sur papier vélin. Cette oeuvre d'une rare intensité symboliste suggère subtilement la satire bourgeoise de Fabre à travers les silhouettes à peine esquissées de ses deux personnages principaux. Incarnant le paradigme de l'affiche moderne, les estampes de Toulouse-Lautrec jouissent aujourd'hui d'une immense notoriété et sont très recherchées.
I) Ariosto: 5 opere in 1 vol. in-12 (128x76 mm), ff. 41, (1 bianco), 54, 30, 36, 48. II) Segue "Il Marito" di Dolce stampato sempre da Giolito nel 1560 ff. 24, III) dello stesso autore e con stessi dati tipografici "Il Capitano", ff. 36, (manca ultimo f. probabilmente bianco); IV) Epicuro, Marcantonio Ceccaria, (in fine) in Venezia appresso Rampazetto, 1566, ff. 29, (1); V) Argenti, Agostino, Lo sfortunato favola pastorale, Venezia, Giolito, 1568, ff. 149, (1); VI) Parabosco, Girolamo Il Pellegrino, Venezia, Giolito, 1560 ff. 36. Deliziosa legatura coeva in pergamena con unghie; al centro dei piatti medaglione impresso in oro, fregi al dorso; sguardie con foglio pergamenaceo del XIV secolo di riutilizzo con commento latino al Salmo 40. In testa al volume frontespizio generale delle Opere dell'Ariosto, che serve anche per i Suppositi; le restanti 4 commedie hanno front. e paginazioni proprie; su tutti, eccetto che per la Cassaria, datata 1560, compare la data 1562. Imprese dello stampatore in principio e in fine delle varie commedie. Prima edizione collettiva delle commedie ariostee; pregevoli edizioni di tutte le altre opere stampate da Giolito o Rampazetto entro il 1566. Straordinario assieme che testimonia il raffinato gusto collezionistico di un anonimo intellettuale della metà del XVI secolo. Perfetto esemplare, estremamente genuino.. I) Graesse I, p. 204. Brunet I, p. 447. Bongi II, p. 142-143. Agnelli Ravegnani II, p. 79-80. Gamba n. 78. II e III) Bongi 94-95; IV) BMC 235; V) Bongi 262-3; VI) Bongi 97.
- Cannes 1952, 20,9x27cm, 90 feuillets. - Le palmarès de Queneau Dossier des fiches du jury remplies par Raymond Queneau pour le Festival de Cannes de 1952 soit 90 feuillets presque tous remplis de sa main. Un seul film manque hélas à l'appel, Dans la tempête (Arashi no naka no hara)de Kiyoshi Saeki, l'ensemble est sinon complet de toutes les critiques des longs et courts métrages en compétition au festival cette année-là. Amusant ensemble des critiques de Raymond Queneau, alors membre du jury du Festival de Cannes. Ces fiches retracent les impressions acerbes ou élogieuses de l'écrivain au visionnage des films. L'année 1952 voit se dérouler la cinquième édition du jeune Festival de Cannes avec comme président du jury Maurice Genevoix. Le grand prix est remporté par deux films, Deux sous d'espoir (Due soldi di speranza) de Renato Castellani et Othello d'Orson Welles. Sur la fiche de ce dernier, l'avis de Queneau est sans appel : "Number one". Quant au film de Castellani, le critique est dithyrambique : "enfin ! du cinéma - intelligent, vivant, humain. Deux ou trois passages ont de la grandeur. Et ce n'est pas prétentieux.", il juge sa vedette féminine, Maria Fiore, "épatante". Du côté français, c'est Fanfan la Tulipe qui est en lice et Queneau n'est pas tendre : "ça aurait pu être un film agréable, mais le dialogue gâche tout." Gina Lollobrigida est "quelconque" et Gérard Philippe "pas bon, cette fois-ci". Le film obtiendra malgré tout le prix de la mise en scène. Il trouve Marlon Brando, qui sera sacré "meilleure interprétation masculine"; "T.B." dans Viva Zapata d'Elia Kazan. L'un de ses coups de coeur est incontestablement Le Medium de Gian-Carlo Menotti qu'il qualifie d'"EPATANT/ un film ! un opéra ! saisissant ! poignant !" et qui remportera le Prix du film lyrique. [ENGLISH DESCRIPTION ON DEMAND]
Kiøbenhaffn, Henrich Waldkirch, 1611. 12mo (ca. 10 x 5,5, cm). Near contemporary black full calf with brass clasps. All edges beautifully and elaborately chiselled. New end-papers and title-page re-enforced et edges, from verso, no loss of text. 2nd leaf and 2nd leaf of Register with small marginal restorations, no loss of text. Apart from the small restorations, an exceptionally well preserved copy. Title-page printed in red and black, and many woodcut musical notes throughout. Title-page + pp. (XIII) - (XXX) (i.e. lacking the first three leaves of the preface - ""Fortalen""), 653, (11) pp. (= register). - I.e. a lovely copy only lacking the first 6 leaves (ff. (A)1-6) of the preface.Withbound at the end are the 18 first text-pages of ""En Bøn at bede om Morgenen"" (presumably also by Thomissøn, ca. 1600) - these 9 leaves are not in particularly good condition.
In-16 gr. (mm. 185x130), 47 volumi di cui 3 di “Memorie”, cartoncino edit. (44 dorsi anticamente rifatti, i 3 delle “Memorie” con picc. manc.). Ciascun volume è di ca. 400 pp.; tutti i frontespizi sono arricchiti da suggestive vignette e l'opera è illustrata nel t. da ca. 400 bellissime vignette di P.A. Novelli, inc. in rame da Zuliani, Dell'Acqua, Alessandri, De Pian, Zatta, Bonato, Daniotto, Scattaglia. Manca il ritratto del Goldoni inciso da Pitteri, da disegno del Piazzetta. Questa pregevole edizione di opere teatrali edite ed inedite, è suddivisa in quattro classi: “Commedie in prosa” (10 volumi) - “Commedie buffe in prosa” (12 volumi) - “Commedie e tragedie in versi” (12 volumi) - “Drammi giocosi” (10 volumi). I 3 volumi che contengono le “"Memorie" scritte da lui medesimo”, portano la data 1788 e contengono un ritratto dell’A. inc. in rame da Daniotto. Precisiamo inoltre che nel vol. XXVII le ultime pagg., 65-80, relative agli atti IV e V della commedia “Le Morbidose”, non sono state editorialmente inserite. Nel ns. esemplare solo un volume con alone al marg. bianco super., altrim. è tutto ben conservato. Cfr. Morazzoni, p. 234 e 143-44: "Contemporaneamente al "Parnaso Italiano" lo Zatta lancia le commedie di Carlo Goldoni e la nuova edizione può considerarsi frutto prelibato della sua probità editoriale. Goldoni non chiede 'decorazioni preziose' e lo Zatta ha trovato 'rami allusivi' che nella loro casalinga semplicità devono esser riusciti graditissimi anche all'autore che vedeva le sue ormai divulgatissime commedie commentate, nel modo più chiaro ed esatto, da minuscole vignette poste a capo di ogni atto. Lo Zatta è ricorso a Pietro Antonio Novelli per l'invenzione, tradotta con diligente cura da uno stuolo di incisori. La doviziosa serie dei piccoli rametti ci interessano infinitamente proprio come rievocazione della vita vissuta dalla modesta borghesia veneziana. Come interpretazione dello spirito goldoniano crediamo che l'edizione zattiana sia più vicina allo spirito di Goldoni di quella del Pasquali, le cui tavole elegantissime non starebbero male in un volume di Marivaud. Una particolare considerazione in questa edizione merita il primo volume delle "Memorie", per il gioviale ritratto del commediografo, che ci si presenta paternamente sorridente: questo, dopo i due famosi ritratti del Pitteri, è senza alcun dubbio uno dei più espressivi del Goldoni, e riteniamo pure ch'esso abbia anche il pregio della somiglianza, perchè certamente il Damiotto l'avrà inciso dopo l'approvazione del grande commediografo".
in-4, pp. 15, (1); 20; 27, (1); 28, carattere tondo. Bella legatura coeva in raffinata carta goffrata azzurra con ricchi ramages floreali in oro. Completo di antiporta e 4 tavole fuori testo, realizzate da Martini (P.A. Martini Parmensis inv.) incise da Baquoy, Helman e dal Martini stesso; vignetta al titolo, 4 testatine e 3 culs-de-lamp, il tutto inciso in rame. Raccolta di quatto operette teatrali (Feste di Apollo, Bauci e Filemonte, Aristeo, Orfeo) assemblate e riadattate su testo di Carlo Innocenzo Frugoni da Gluck per celebrare le nozze parmensi del 1769 del duca Ferdinando con la figlia di Maria Teresa d'Austria. Il prologo, "Le Feste di Apollo" fu composto per l'occasione mentre l'atto dell'Orfeo venne eseguito senza intervalli e con la parte del protagonista riscritta per un soprano castrato, Giuseppe Millico. L'aria "Che farò senza Euridice"è la più celebre di Christoph Willibald Gluck (1714 –1787) compositore tedesco, attivo soprattutto come operista, primo grande rappresentante del classicismo. Bell' esemplare di ricercato libro di feste, tra le prime produzioni tipografiche di Bodoni.. Ruggeri 860. Catalogo Museo Bodoni 5. Brooks 8..
7 opere in un volume, in-8 (152x 104mm), pp. 86, (2); seguono la prima opera "Cherebizzi. Supplemento..." ff. 75, (1), 2 b; "Cherebizzi. Il rimanente...". In Vinegia, per Domenico de' Farri, 1559, ff. 55, (1b); "Le Bizzarrie faconde et ingeniose rime pescatorie..." In Vinegia, Iseppo Foresto, 1557, pp. 104; Le giocose et moderne et facetissime egloghe pastorali. In Vinegia, I. Foresto, 1558, pp. 119, (1); "La Fiorina ". In Vinegia, Stefano di Alessi, 1557, pp. 29, (1), 2 b; "Il travaglia comedia". In Vinegia, S.Alessi, 1557; ff. 92 (errori di numerazione). Attraente legatura coeva in pergamena rigida, dorso a nervi con piccoli restauri. Le tre parti dei Cherebizzi presentano ai titoli la marca tipografica della Carità (donna con bambino in braccio e altri tre intorno). altre quella del Pellegrino in cammino con il bordone in spalla oppure un cavallo passante con paesaggio sullo sfondo. Il Calmo (1510/11-1571) fu attore e commediografo presumibilmente appartenne alla piccola borghesia veneziana, tra i suoi amici figurano A.F. Doni, Pietro Aretino e il Tintoretto. E' qui assai ampia la raccolta di cheribizzi e fantasie, indirizzati in forma di lettere da presunti pescatori (onde l'equivoco delle origini del C. da un tale ceto) a destinatari illustri o fittizi e a cortigiane. Animati da figure popolari e burlesche, ricordano alcune opere del Ruzzante e del Parabosco e hanno vari passsaggi in dialetto veneto. Sull'uso almeno in parte teatrale delle Lettere calmiane non sussistono dubbi, esse vengono spesso ricordate in documenti concermenti il teatro dell'arte come opera di repertorio, alla quale i comici attingevano monologhi, concetti e battute.. Fra le più complete raccolte di opere di Andrea Calmo, il volume contiene infatti ben sette edizioni. Esemplare genuino, occasionali fioriture e bruniture, aloni di umidità a inizio e fine volume.. Rasi, I comici italiani, Firenze 1897, I pp. 549-553. Sanesi, La commedia, Milano, 1911, I pp. 422-426. .
Esemplare molto bello, freschissimo e a pieni margini. Edizione di superba bellezza, un vero capolavoro dell’arte tipografica. Cfr Morazzoni, »Il libro illustrato veneziano del Settecento», 243: «ad ogni atto tavola circondata da fregio architettonico-scenografico: altra vignetta scenografica serve da testata al testo». 7 voll.
- s.n. 1943, 29x22,8 cm, une photographie. - Large photographic portrait of Jean Cocteau inscribed by Cocteau to Willy Michel 1943 | 29 x 22.8 cm | one photograph Extremely rare photographic portrait of Jean Cocteau, in contemporary silver print, produced during the shooting of Serge de Pologny's film Le Baron fantôme for which he wrote the dialogues. Beautiful, signed autograph inscription, in the upper margin of the photo, to which Cocteau has added his famous little star: "à mon cher willy Michel. Souvenir très amical de nos complicités cinématographiques. Le Baron fantôme, Jean Cocteau. 1943" "To my dear Willy Michel. Very fond memory of our film-making complicity. Le Baron fantôme, Jean Cocteau. 1943" Some tiny lacks in the left margin of the photograph. Magnificent large photographic portrait offered to the photographer Willy Michel, who installed the first photo booth in France in his studio and became famous for his "selfies" with all the artists, actors and writers of his time. With this superb, highly expressive, photograph in costume, Cocteau offers this bibliophile, patron of artists and accustomed to cinema sets, an item of choice for his famous collection of portraits and artists' signatures. A wonderful highly expressive portrait of which we have not found any other copy in international public collections. [FRENCH VERSION FOLLOWS] Rarissime et large portrait photographique de Jean Cocteau, en tirage argentique d'époque, réalisé durant le tournage du film de Serge de Pologny Le Baron fantôme dont il a écrit les dialogues et interpreté le personnage du baron "fantome" Julius Carol. Bel envoi autographe signé, en marge haute du cliché, auquel Cocteau a adjoint sa célèbre petite étoile : "A mon cher Willy Michel. Souvenir très amical de nos complicités cinématographiques. Le Baron fantôme, Jean Cocteau. 1943" Quelques très infimes manques en marge gauche de la photographie. Magnifique grand portrait photographique offert au photographe Willy Michel, qui installa dans son atelier le premier photomaton de France et devint célèbre pour ses "selfies" avec tous les artistes, comédiens et écrivains de son temps. Avec cette superbe photographie en costume d'une grande expressivité, Cocteau offre à ce bibliophile, mécène des artistes et habitué des plateaux de cinéma une pièce de choix pour sa célèbre collection de portraits et de signatures d'artistes. Nous n'avons pu trouver aucun autre exemplaire dans les collections publiques internationales.
In-8 p. (mm. 202x126), 70 volumi, p. pelle bazana coeva (alcuni volumi con lievi abrasioni e 1 volume con dorso restaurato), elegante conice dorata ai piatti, decoraz. floreale e titolo oro su due tasselli al dorso, con 1 ritratto dell’A. e 14 tavole scientifiche relative alla "Philosophie de Newton", fuori testo ed inc. in rame. Questa ediz. è così suddivisa: "Théatre (9 volumi) - La Henriade - La Pucelle - Poèmes - Epitres - Contes en vers - Lettres en vers et en prose - Essai sur les moeurs et l'esprit des nations (4 volumi) - Le siècle de Louis XIV (2 volumi) - Précis du siècle de Louis XV - Histoire de Charles XII - Histoire de l’Empire de Russie sous Pierre le Grand - Annales de l'Empire - Histoire du Parlement de Paris - Mélanges historiques (2 volumi) - Politique et législation (2 volumi) - Philosophie de Newton - Philosophie générale (4 volumi) - Dialogues - Dictionnaire philosophique (7 volumi) - Romans (2 volumi) - Facéties - Mélanges littéraires (3 volumi) - Commentaires sur Corneille (2 volumi) - Correspondence du Roi de Prusse (3 volumi) - Correspondence de l'Impératrice de Russie - Correspondence générale (13 volumi) - Correspondence de D'Alembert (2 volumi)". <br> Cfr. Graesse,VII,390: “Réimpression de l’édition de Kehl, 1784-89 (due à Beaumarchais), la plus complète et la mieux ordonnée qui eut paru jusqu’alors des oeuvres de Voltaire: on y a donné pour la première fois la volumineuse correspondance de l’auteur, ainsi que plusieurs pièces et autres morceaux curieux de théatre qui étaient restés inédits.. La réimpression de Basle contient une soixantaine de lettres en plus..” - Brunet,V,1355. Il volume dedicato alla biografia di Voltaire (il 71°) manca, come sovente, al ns. esemplare. Il primo volume con fori di tarlo marginale; con ingialliture o uniformi arrossature più o meno lievi intercalate nel testo ma complessivamente un buon esemplare.
- Paris 21 janvier 1946, 21x27cm, 1 page 1/2 sur un feuillet. - Précoce lettre autographe signée du jeune premier Yves Montand adressée à Marcel Duhamel à propos du film Les Portes de la nuit de Marcel Carné. Une page et demie rédigée à l'encre bleue sur un feuillet ligné. Pliure inhérente à l'envoi et deux perforations en marge gauche sans manque de texte. Jamais publiée, cette lettre a été lue sur France Culture dans l'émission «?La Boîte à lettres?» en novembre 2014. Dandy aux multiples casquettes, Marcel Duhamel fut directeur d'hôtel, éditeur et créateur de la Série noire chez Gallimard, traducteur notamment d'Hemingway et de Steinbeck et amant de... Simone Signoret. Grand amateur de jazz, il fut également l'un des piliers des caves germanopratines et eut même droit à son occurrence dans le célèbre Manuel de Saint-Germain des Prés dans lequel Boris Vian écrivit à son sujet?: «?Duhamel [...] a eu une vie fort variée dont le récit nous entraînerait en dehors des limites de ce volume?; mais, à tous les moments de son existence, il a conservé une dignité dans l'allure très caractéristique, et on ne m'ôtera jamais l'idée que Marcel Duhamel est un enfant naturel de feu le roi George V d'Angleterre?» Très belle lettre, évoquant Jean Gabin, Marlène Dietrich et Jacques Prévert, écrite au lendemain des essais d'Yves Montand pour le film Les Portes de la nuit de Marcel Carné, deuxième film dans lequel joua le jeune premier. Après l'immense triomphe des Enfants du Paradis l'année précédente, le duo Carné-Prévert se reforma en 1946 pour la réalisation des Portes de la nuit et le choix du rôle principal se porta rapidement sur Jean Gabin qui avait déjà travaillé avec eux sur Le Quai des Brumes et Le Jour se lève. Avec Marlène Dietrich, ils étaient supposés incarner les rôles principaux mais abandonnèrent finalement le projet à la dernière minute, l'Ange bleu ne souhaitant pas interpréter le rôle de la fille d'un collaborateur. Les réalisateurs furent donc contraints de trouver de nouvelles têtes d'affiche et Édith Piaf, quelques mois après leur séparation, recommanda Yves Montand à Jean Carné. Il semblerait pourtant que Marcel Duhamel ait également appuyé la candidature du jeune homme?: «?Je veux te dire combien j'ai été toucher [sic] l'orsque [sic] j'ai appris la façon avec la quelle [sic] tu m'as défendu et mis en valeur aux yeux de Carné. Je n'ai jamais été très fort pour composer, ou tourner de belle [sic] phrases - je ne trouve qu'au fond de mon cur qu'un grand merçi [sic].?» Yves Montand, vingt-six ans à l'époque, connaissait déjà un grand succès au Théâtre de l'Étoile où il faisait la première partie de la Môme, mais n'avait à son actif qu'un seul film tourné la même année, Étoile sans lumière de Marcel Blistène. Cette belle lettre témoigne de l'enthousiasme et de la candeur du jeune Yves Montand, subjugué par l'univers du septième art et très honoré d'interpréter un rôle destiné à une étoile du cinéma?: «?Carné m'avais [sic] proposé tout simplement le rôle de Jean Gabin - oui mon vieux, j'ai fait des essais jeudi 17 janvier, 14 numéros exactement - des scènes de violence et d'homme. Nous avons vu la projection, le samedi matin, crois mon cher Marcel, que je n'exagère pas en te disant que c'était vraiment extraordinaire [...] tu pourras d'ailleurs demandé [sic] à Jacques Prévert et à Carné lui-même...?» Marcel Duhamel fit la connaissance de Prévert à Istanbul au service militaire et les deux compères ne se quittèrent dès lors plus. Prévert semble avoir été totalement conquis par le jeu de Montand?: «?Je passe sous silence les compliments à n'en plus finir de Prévert.?» Carné, quant à lui, paraît hésitant?: «?Tu me connais, j'ai demandé à Carné samedi si oui ou non je faisais le film [...] Il m'a répondu "mon cher Montand, je ne sais pas encore tout ça ne dépend pas de moi, le film a été déjà vendu à l'étranger avec comme distribution Gabin et Marlène. Je ne peux que vous dire que je suis désolé si je fais maintenant l