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In-8°; pp. 796, mancano le ultime due carte, legatura in mezza pelle con tassello al dorso, più tarda. Con molti legni e diagrammi nel testo. Seconda edizione, la prima del 1538, le Lucubrationes dell’umanista fiammingo rappresentano un’opera “enciclopedica” nel senso che raccolgono trattati nei diversi campi del sapere, di particolare interesse la sezione scientifica dedicata all’ottica, alla prospettiva, astronomia, geometria e matematica, anche per le molte illustrazioni. Sembra le la parola “enciclopedi” si trovi per la prima volta proprio sul frontespizio di quest’opera, sotto la forma di kiklopedia.
In -4°, cc. (20), carta colorata. Prima edizione della traduzione di Giovanni Cattaneo del Panegirico di Isocrate: questo libro è giudicato come la prima testimonianza della presenza dell’umanista a Roma (v. Dbi, s.v.). Giovanni Maria Cattaneo, umanista nato a Novara verso la metà del XV secolo e morto intorno agli anni Trenta del secolo successivo, trascorse molto tempo a Roma, dove entro in contatto con il mondo culturale e strinse un sodalizio con lo stampatore Mazzocchi: questa traduzione è la sua prima pubblicata dall’editore romano e anche il suo testo in generale più noto. The first edition of Cattaneo’s translation of Isocrates’ Panegyric: this book is considered as the first evidence of the presence of Cattaneo in Rome. Giovanni Maria Cattaneo was a humanist, born in Novara in the second half of XV century and dead around 1530. He spent much time in Rome, where he kept in touch with the contemporary cultural world and got along to the printer Mazzocchi: this translation is his first one published by the Roman editor and, in a wider sense, his better known text.
In-12°; seconda e migliore edizione delle opere complete, comprende in prima edizione il secondo volume; pp. (36), 322, (2); 155, (1) tre legni nel testo, al frontespizio e all’ultima pagina marca tipografica, capilettera incisi su legno. 2 tomi in un volume, ciascuno con un proprio frontespizio; legatura in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso. Contiene: Discorso in mteria del suo theatro, L’idea del Theatro, Trattato delle materie (sull’eloquenza), Trattato della imitatione, Oration prima al re christianiss. di Francia per il vescovo palavicino, Oratione seconda, Rime, De verbi semplici (in cui parla anche della traduzione e delle figure retoriche), Lettere a Marc’Antonio Flaminio, Pietro Aretino, a una anonima Signora (con una tavola in alfabeto ebraico e una tavola di anagrammi del nome Lucretia); nel secondo: La topica overo dell’elocutione, Discorso sopra l’idee di Hermogene, La Grammatica, Espositione opra il primo e secondo sonetto di Petrarca. Giulio Camillo, detto Delminio, (Friuli nel 1480 circa - 1544) fu umanista, filosofo, letterato e scrittore; si interessò di retorica e oratoria, mnemotecnica e cabala. Tutte le sue opere furono pubblicate postume. Adams S 454; Gamba 1283; Cicognara 754; Young p. 56, Yates p. 174. giolito giulio camillo delminio teatro theatre retorica eloquenza poems poesia traduzione, translation anagrammi grammatica petrarca memoria mnemotecnica memory
In -8° pp. (8), 146, (2); mezza pergamena e carta marmorizzata, con nervi fregi e titolo al dorso; ril. con CARO, Annibal, “Rime”, Manuzio 1569, (8), 103, (9). Due rare prime edizioni: il Nazanzeno manca in Iccu e le rime del Caro sono la prima edizione postuma, curata da G.B. Caro e Paolo Manuzio. Two rare first editions, the Caro is the first edition post mortem.
Edizione originale. In-8°; pp. (16), 498 (la numerazione salta da p. 480 a 485), (52), (1), 2 cc.bb. Legatura in piena pergamena con titolo in oro al dorso. Piccolissimi restauri al margine interno bianco delle prime carte. Il cardinale Sforza Pallavicino (1607-67), storico del Concilio di Trento, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1637 a seguito del noviziato con Giampaolo Oliva; insegnò filosofia al Collegio Romano e si distinse per la sua produzione letteraria e la stima dei letterati del tempo. Questo suo Trattato di estetica sulla composizione e lo stile, sulla scorta di Aristotele, affronta i problemi della retorica e della poetica. L’opera è suddivisa in Stile e Dialogo, è considerata un testo cruciale per il pensiero poetico tassiano. C. Scarpati, E. Bellini, Il vero e il falso dei poeti. Tasso Tesauro Pallavicino Muratori, Milano, 1990.
[Postincunabolo- Legatura] (cm34) Bella e accattivante legatura originale, in piena pergamena con unghie ( Rinforzate in antico) e tracce di lacci. Nervi in pelle bianca (soatto) in parte esterni, sguardie non incollate che lasciano in vista il dorso frammenti di codice membranaceo del XIII sec. Manoscritti e rubricati a tempera. Titolo manoscritto al dorso e al piatto anteriore. -cc. 8nn., cc.198, c. 1 nn., cc.54 + c.1nn. con l'errata. Registro e al verso la stessa marca tipografica del frontis. Carattere romano, 42 linee, varie parole in greco, capilettera figurati. Edizione originale, curata dal J. Sichardus, veramente rara, di grande bellezza tipografica e ben completa delle due parti con in fine 19 capitoli delle "Declamationes" che pur non essendo di Quintiliano, sono state conservate sotto il suo nome. Dopo l'editio princeps del 1470 in Roma per cura di Joan. Antonii Campani, questo celebre trattato di retorica ebbe molte pubblicazioni e recensioni; è una delle più eccellenti opere che possediamo dell' antichità romana. L'autore ebbe successo e fama ed annovera fra i suoi scolari Plinio il giovane, Alcuni fili di tarlo ben restaurati all'angolo basso bianco, all'interno di alcune carte, ben lontno dal testo, lieve alone all'estremo margine bianco basso, altrimenti esemplare veramente bellissimo, nitido e a grandi margini, impresso su carta grave con tracce di coloritura originale ai tre tagli. * Graesse V 526 con collazione e note; * Biblioteca Panizzi 4847; * Moranti "Cinquecentine di urbino" 2848; * Adams Q 29; * BM:STC. German 721.[f68] Libro
[Torun (Polonia), s.n., 1697-1698], manoscritto su carta, in-4, legatura settecentesca in mezza pelle con punte (spellature diffuse) cc. 221 totali, non numerate (specifica dei vari titoli: cc. [74] ultime 5 bianche - [34] - cc. [60], ultime 2 bianche - [8], ultime 2 bianche - [10] - [6], ultima bianca - [8] - [5] - [16]). Steso in chiara grafia, da una sola mano, in lingue latina (in gran parte) e polacca. Interno in condizioni più che buone. Dell'estensore del manoscritto, Giovanni Francesco Pagnini che studiava a Torun nel 1697, non sappiamo nulla, se non che apparteneva ad un ramo della famiglia Pagnini originaria di Prato, che ebbe ramificazioni a Volterra, Lucca e, appunto, in Polonia. Ben più ampie le notizie disponibili sul suo professore, Raczynski, nato a Podlasie nel 1664, e che negli anni 1697-1708 insegnò retorica a Torun, Lublino e Poznan. La sua opera maggiore è l'"Historia naturalis curiosa regni Poloniae, magni ducatus Lituaniae annexarunque provinciarum" edita nel 1721, che, nonostante sia, in buona parte, una raccolta di descrizioni da varie fonti, costituisce una delle maggiori opere di storia naturale polacche del XVIII secolo. Morì nel 1737 a Danzica. Nel volume da noi presentato segnaliamo il secondo titolo che affronta argomenti intorno alla convivialità e alla gastronomia.
In-folio, pp. (32), 563, leg. settec. p. perg. rigida, tit. ms. al dorso. Grande marca tipogr. sul front., graziose testatine, iniz. e fregi silogr., testo in nitidissimo car. corsivo. Dedica dell'a. al ''Cardinale di Ferrara'' (Ippolito II d'Este). Seconda edizione di quest'opera, ''primo trattato di Rettorica che si avesse in lingua italiana''. L'immediato successo e ''lo spaccio sì pronto'' della prima ediizone costrinsero il Giolito a ristampare l'opera ''che uscì nell'anno stesso..., la quale, per essere corretta ed in più luoghi migliorata dall'autore stesso, è degna d'essere preferita'' (Bongi II, p. 72-76). Il Cavalcanti (Firenze 1503 - Padova 1562) fu letterato ed uomo politico, al servizio di svariati eminenti personaggi dell'epoca. Ottimo esempl. di opera impressa con notevole cura (timbro ed ex-libris ms. sul tit., lievi ingialliture agli ultimi 8 ff.).. BMC 162. Gamba 1307 (terza ediz.)..
A Cura: Grasolari Jacopo (morto nel 1534) Jacobus Grasolarius, veneziano . Pagine: XXII+260+110 Fogli . Illustrazioni: Marca tipografica con il sole fra le viti sorrette da due cavalli . Formato: 16° . Rilegatura: Cartonato muto coevo con al dorso legatura a vista originale con successione doppia di filo, inserito in due tasselli a pergamena. . Stato: Buono . Caratteristiche: Alla seconda opera manca il frontespizio: nelle note a mano antiche ritrovate all'antiporta si dichiara che questa mancanza è molto antica. Molte note antiche scritte in latino ai margini. Da notare la lettera a pg. 2 della seconda opera, dalla quale si capisce il curatore dell'opera (Jacopo Grasolari), il mecenate (Cristoforo De Prioli) e il maestro del curatore, Giorgio Alessandrino Merula. Edizione rarissima. Prima pagina bianca con molte firme antiche un pochino sciupata. . Note epoca: 1527 anche la seconda opera, stampata assieme
Rivista periodica arte e cultura internazionale con ampie monografie d'artisti 16 ANNATE - 32 VOLUMI 28x20 cm., 400 ca per ciascun volume, Numerose in b/n e a colori - Numerose tavole f.t., Cartone plasticato - Fragi e titoli in oro al dorso, Ed., INGLESE - FRANCESE OTTIME CONDIZIONI
In -4°, pp. (20), 82, (2). Marocchino, fregi dorati ai piatti e al dorso. Il conte Enrico Trivelli (1709-1737) fu un turbolento intellettuale e poeta napoletano, con ascendenze abruzzesi. La famiglia era di Vasto, ma trasferitasi temporaneamente a Napoli, dove nacque Enrico, che però compì gli studi nella cittadina abruzzese, dove la famiglia era tornata pochi anni dopo la sua nascita. Tornò a Napoli e poi andò a Roma dove, indebitato e in ristrettezze, si impiegò come copista presso la bottega di Martorello e Martino Dominici. Autore di poesia umoristica, satira, pasquinate, dialoghi irriverenti fra cardinali, sonetti contro la Chiesa cattolica e opere politiche. Si attirò il dispetto delle autorità politiche ed ecclesiastiche, compreso Clemente XII, e fu decapitato davanti a Castel Sant’Angelo, “per composizioni di scritture malediche e sediziose contro il Pontefice della Santa Sede”. Questo trattato è l’unico vero e proprio volume pubblicato dal Trivelli, che nello stesso anno aveva pubblicato anche un opuscolo celebrativo proprio di Clemente XII (la “Canzone del conte Errico Trivelli per l’esaltazione di N.S. Papa Clemente XII”, Firenze, 1732, della quale però non si conoscono copie complete): il trattato in sé è un fitto concentrato di erudizione retorica e letteraria, nel quale spicca l’affollamento di riferimenti, di citazioni e di autori rammentati, sia nell’ambito della composizione in volgare (da Dante, Petrarca, Ariosto, a Castiglione, Sannazzaro, Marino “e i suoi poco giudiziosi seguaci”), della critica (Valla, Muratori), degli autori classici (l’elenco dei citati è impressionante considerata la relativa esiguità del testo; numerose le citazioni composte in caratteri greci). Al di là dell’intento esibitorio condotto nel testo dal giovane Trivelli nei confronti del lettore, sono numerosi gli spunti e i dettagli originali, nell’arco del trattato: un esempio su tutti può essere la segnalazione di un’“improprietà” in un componimento del Sannazzaro (“non condonabile” la definisce T.), la seconda egloga, in cui il poeta pecca di superficialità nel tempo della narrazione, visto che la notte subentra al “mezzo giorno”, secondo Trivelli, “in brevissimo spazio di tempo, in cui appena Montano, ed Uranio avevan potuto far un colloquio di pochi versi”: la parte più originale del libro è proprio quella in cui l’autore, ambizioso e “scapestrato” si dedica a criticare speciosamente alcuni passi di autori, senza risparmiare dalla sua lente Ariosto, Tasso, Ovidio e via dicendo. L’urgenza di ottenere riconoscimento è peraltro confermata dalla collezione di testi che fanno da prefazione alla “Lettera” vera e propria, firmati Matteo Egizio (con lettera e replica dell’autore, a sua volta inclusa nel volume), Tommaso Bugassi, Matteo Piccoli Lettor Celestino. Nobile e letterato di area napoletana, il Francesco Caraffa (sc. Carafa) destinatario della “lettera” aveva pubblicato nel ’30 una poderosa raccolta di “Rime varie… Composte nella sua solitaria dimora nel monte Caprario della baronia di Formicola” (Firenze, 1730). Una nota manoscritta al recto del foglio di guardia anteriore recita “Ad usum Friderici Valignani ex dono Authoris…” Valignani (Chieti, 1700 – Torrevecchia Teatina, 1754) era considerato un letterato piuttosto illustre, che ebbe contatti con molti personaggi importanti dell’epoca (uno su tutti il Muratori, citato moltissime volte nella “Lettera” del Trivelli), e nel 1720 aveva fondato la “Colonia Tegea” dell’Arcadia Romana (accademia nella quale era stato accolto anche Trivelli, a Roma, col nome di Idasio Nivalgo. D’interesse la pagina degli imprimatur, che chiude il volume, e comprende la nota di approvazione del Vico. La nota manoscritta che precede il volume prosegue – da altra mano – “Qui Roma ob satyram in Clementem XII Pont: Max severi percussus fuit frustra ante mortem elegenti carmine eniam petente quam tamen assecutus fuerit a clementis principe si ipsa carmina ad aures opportuno tempore pervenissent.” Count Enrico Trivelli (1709-1737) was a turbulent thinker and poet, from Naples but with ancestry from Abruzzo, in Central Italy. In Rome, where he was living in poverty, emploied himself as a copyst in Dominici Brothers’ typography. Humour and satyric writer, he clashed against Vatican, included pope Clemente XII, and he was beheaded in front of Castel Sant’Angelo because of his “seditious” compositions against the Pope. This work is the only real volume ever published by Trivelli: it’s a dense concentrate of rethorics and erudition, with a large number of captions and mentions of authors from Italian, Latin, Greek and classic tradition. Beyond its meaning to exhibit knowledge, the book contains some original thoughts and interesting details. A manuscript note before the title page: “Ad usum Friderici Valignani ex dono Authoris…” Valignani was a well considered literary man with relations with many contemporary important personalities (as the Muratori, for instance). On “imprimatur” page there’s also the authorization to print by Giovan Battista Vico.