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16mo, br. ed. 167pp. La violenza inaudita della Shoah, le sfide poste dal dopoguerra e il conflitto in Medio Oriente costringono gli ebrei a fare i conti con un'identità in divenire, combattuti fra il rispetto letterale della tradizione e il desiderio di un rinnovamento spirituale e culturale. Perciò, oggi più che mai, occorre chiedersi: cosa significa essere ebrei? Riccardo Calimani racconta, attraverso i suoi occhi e la sua esperienza, il mondo ebraico rivolgendosi a chi ne sa poco o nulla, declinandolo in tutte le sue sfaccettature: dalla cucina kasher alle feste religiose, dal Bar Mitzvah alla storia delle persecuzioni, dal pensiero geniale di Einstein e Freud al proverbiale umorismo ebraico. Questo libro, serio e dissacrante al tempo stesso, insegna che essere ebrei significa forse essere controcorrente, inquieti, allenarsi ad opporre leggerezza e ironia a pregiudizi, diffidenza e contraddizioni.
8vo br. ed. pp. XXVIII-717.
8vo br. ed. p.246. Come si potrebbe giungere con le proprie forze al Bene o a Dio se essi non avessero un legame incancellabile con il sé umano? Fin dall'antichità greca e biblica si è meditato su questo interrogativo per riflettere sulla conversione. Nel cuore della storia del XX secolo, malgrado l'impotenza del Dio biblico a manifestarsi, i pensatori presi in esame in questo libro hanno continuato a vegliare su questo legame. Convertirsi, in quelle circostanze, fu la loro maniera di resistere alla fatalità del male. Sia che il loro percorso sia stato filosofico (Henri Bergson), sia che sia stato accompagnato dalla meditazione dei libri ebraici (Franz Rosenzweig) e cristiani (Simone Weil, Thomas Merton) o di ambedue (Etty Hillesum), essi a poco a poco percepirono come il più profondo - l'anima o il sé umano - sia abitato dal "più alto".
8vo, br. ed. 298pp. Nel 1928 Ludwig Lindner, un liberale protestante, viene nominato console della Repubblica di Germania a Genova e sposta in Liguria la sua famiglia, composta dalla moglie, Elisabeth Binswanger, di famiglia ebraica, e dai figli Lore e Wolfgang. Lore era la mamma dell'autrice di questo libro. Tra i due rami della famiglia – quello che resta in Germania e quello trapiantato in Italia – intercorre un fitto carteggio: centinaia di lettere scritte con cadenza regolare dalla nonna Lina e dalla sua nipotina Anneliese, destinate ai parenti «italiani». Trascritte e tradotte nei loro passaggi più importanti, queste lettere rappresentano ora un documento eccezionale, che ci permette di vivere in presa diretta le vicende di una famiglia ebraica tedesca dall'ascesa al potere di Hitler, nel 1933, alla deportazione delle due donne, nel 1942. Dalla serenità di un giardino sulle rive del Danubio all'inferno del Lager. Il carteggio, composto di parole sincere, intime, familiari, strazianti, descrive nel suo complesso il lento percorso, durato nove interminabili anni, attraverso il quale nonna e nipote vengono condotte senza pietà, umiliazione dopo umiliazione, all'esito atroce della deportazione e della morte. Grazie al lavoro di contestualizzazione storica operato da Mara Fazio, in queste pagine il lettore ha il privilegio di seguire la storia in prima persona, condividendo la commozione, l'angoscia, le esili speranze, la dignità, l'impotenza e il terrore che le parole di queste lettere ancora suscitano a distanza di ottant'anni. Ed è tanto più importante che l'operazione di recupero di questo materiale unico sia stata compiuta proprio da Mara Fazio, una diretta discendente, che oltre alla competenza storiografica mostra una dedizione ostinata, ispirata da profonda pietas filiale, dolorosamente percepibile.
8vo, br. ed. con bandelle, pp. 128
8vo, br. ed. 166pp. Un libro controcorrente, in cui Sandro Gerbi non è andato alla ricerca delle proprie radici ebraiche, bensì si è concentrato sul processo inverso: ovvero sulla graduale secolarizzazione della sua famiglia nel corso del Novecento, attraverso l'abbandono della fede avita e della comunità ebraica fino alla ricorrente pratica dei matrimoni misti. Senza nostalgie, ma anche senza alcun rifiuto della propria ascendenza. Il racconto inizia con il 1938, anno in cui il padre dell'autore, lo storico ed economista Antonello Gerbi, dovette lasciare l'Italia per il Perù a causa della legislazione razziale. Analoga la sorte dei suoi due fratelli (entrambi già affermati, l'uno come giornalista sportivo e l'altro come medico), che trovarono riparo negli Stati Uniti. Con una scrittura vivace e ricca di aneddoti, l'autore ripercorre poi le vicende 'ebraiche' che lo hanno lambito nel corso del tempo: la nascita in Perù nel '43 per via dell'esilio del padre, il rientro in Italia nel '48, la sopravvivenza di uno specifico 'lessico famigliare', un viaggio in Israele nel dicembre '67, alcuni incontri decisivi (con l'esperto finanziario Renato Cantoni, il filosofo Lukács, i giornalisti Stille e Montanelli, l'agente letterario Linder). Fino al commovente primo ritorno a Lima nel 2010, 62 anni dopo esserne partito. Il volume è infine impreziosito da un album fotografico, che attinge a numerosi archivi privati.
8vo, Brossura editoriale volume come nuovo, collana "Temi" 109 pagine circa
16mo, br. ed. 254pp.
370Paris Charles Douniol libraire-éditeur 1862 1 vol. grand in-18 ( 18 x 11,5 cm ) ( poids = 280 g ) IX ( dont fx . t. et t. ) , 264 , 8 pp. . Avec Avertissement , et in fine , Table des matières , Errata et catalogue de la Librairie . Demi-basane vert foncé . Dos lisse , nom de l' auteur et titre dorés . Plats papier marbré vert foncé et noir . Ex-libris Delaby au contreplat . Des rousseurs surtout marginales .
8vo, br, ed. 219pp. Sophie, ebrea bella, colta ed elegante, nasce ad Aleppo negli anni '20. Studia in Francia e dopo essere sfuggita alle leggi razziali si trasferisce in Italia con l'amato Maurice e la primogenita Aline. Nella Milano del dopoguerra si fa notare per lo stile anticonvenzionale: è una giovane donna sofisticata e benestante che con le figlie parla solo in francese e preferisce andare alla Scala invece che in sinagoga. Elegante e indomabile, Sophie guida (anche il motoscafo), gestisce e amministra la famiglia come fosse lei "il maschio" (il marito è spesso lontano per lavoro e di lei si fida). La sua vita scorre raccontata dalla figlia Esther: sullo sfondo la guerra, l'esilio, i profughi, il boom economico, il bel mondo, gli ebrei e la loro cultura. Fino a che Sophie, che è diventata nonna e ha perso Maurice, comincia a sentirsi isolata. Soffre. La sua camminata eretta e svelta si fa tentennante. Il dolore alla schiena è pungente. Il passo piano piano più debole. Sophie, che ha sempre curato molto il suo aspetto, è sconvolta dal decadimento. E quando la malattia la mangia piano piano, lei decide di offrire tutta se stessa prima di abbandonare il gioco. Con fermezza e dignità. Le stesse con cui ha governato la sua vita e quella delle quattro figlie, che devono trovare un accordo e assecondare la decisione ultima di una madre che si farà rispettare fino in fondo dalla vita e dal tempo.
8vo, br. ed. pp.278. Un memoir, i ricordi dell'autore: la sua famiglia, la famiglia d'origine della madre, i due villaggi che l'hanno visto bambino. E i personaggi veri che popolano Leoncin e Bilgoraj - il padre sognatore, ingenuo, fragile, affascinato dal chassidismo con la sua vena mistica, le sue danze e i suoi canti, ma incapace di mantenere la famiglia a un livello accettabile; la madre, donna colta e intellettuale; il nonno, rabbino autorevole e benestante; la nonna, regina di una cucina generosa e affollata - sono, se possibile, ancora più vivi e originali di quelli dei romanzi, come se l'autore, mentre scrive, stesse rivivendo quei giorni lontani, e li raccontasse con lo stesso sguardo critico, ironico, ma affettuoso e tollerante che gli appartiene sempre. Una storia vera, calata nell'ambiente ristretto di due villaggi d'antan, che in realtà rivela un intero universo.
8vo, pp.303. Quando i tedeschi occupano la Boemia e la Moravia, nel marzo 1939, Zdenka Fantlová ha 17 anni. Nonostante le discriminazioni che i nazisti impongono da subito agli ebrei, cerca di vivere normalmente la sua vita. Fino a quando il padre viene deportato a Buchenwald: Zdenka non lo rivedrà più. Nel 1942 viene deportata, insieme alla famiglia e al fidanzato Arno, a Terezín, un campo di concentramento a nord-ovest di Praga. Mentre Arno viene spedito in un campo a est, Zdenka vi rimane fino al 1944, quando viene «trasferita» ad Auschwitz: lei e la sorella Lydia sopravvivono alle selezioni, la madre no. Ma a questo punto le sorti della guerra si sono ribaltate, i russi incalzano e cominciano le terribili «marce della morte» verso ovest. Zdenka e Lydia transitano così da Kurzbach e poi dal famigerato campo di Gross-Rosen. E poi sono di nuovo «spostate» a Mauthausen e infine a Bergen-Belsen. Qui, dopo la morte della sorella, Zdenka viene infine liberata dagli inglesi, unica sopravvissuta della sua famiglia. Oggi, a 95 anni, Zdenka è impegnata a portare la sua testimonianza in giro per il mondo, perché tutto ciò che lei ha vissuto non sia dimenticato.
jj4008Editions l'Arche du Livre Cartonnage d'éditeur In-8° cartonnage d'éditeur, 494 pp., erratum inséré dans le volume, sans date ; cartonnage légèrement frotté, très bon état Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
74473Monaco, éd. du Rocher, février 2008, EDITION ORIGINALE, très fort in-8, cartonnage souple, couv. photo coul. éd., 552 pp., table des matières, "Du récit, presque minute par minute, des deux jours de la fin novembre 1947 au cours desquels est votée à New York, aux Nations unies, la création d'Israël, au récit tout aussi minuté, des derniers jours du mandat britannique sur la Palestine, en mai 1948, juste avant que Ben Gourion ne proclame la fondation du nouvel État: voilà ce que Georges Ayache, qui ne néglige pas le fait qu'Israël s'est créé sur une terre occupée depuis longtemps par d'autres que les Juifs, nous raconte par le menu. Entre-temps, l'auteur nous aura rappelé l'apport essentiel de Theodor Herzl, auteur de L'Etat des Juifs (1896), les relations toujours délicates avec le pays de Sa Majesté comme avec celui de Mister President, les tensions et affrontements entre les diverses composantes du sionisme - des orthodoxes aux plus laïcs -, les ruses et combines pour faire venir, avant guerre et pendant celle-ci, les immigrés malgré quotas et restrictions. Alternant les vastes descriptions des combats de toutes sortes, les croquis psychologiques des protagonistes, et les scènes romanesques aux dialogues rapides, incisifs, dramatiques, Georges Ayache nous donne, à la veille du soixantième anniversaire de la fondation d'Israël, le portrait vérité de sa naissance". Pas courant Très bon état, comme neuf
in-8, 372 p., cartes et tabl. coul. h.t., annexes, br., couv. ill. plast.
8vo. Ril sovracoperta cm 14,5x22,5 pp 273. Raccolta di saggi ebraici e islamici dello prolifico ed eclettiico scrittore. Una ricerca delle scintille divine nella storia dei popoli dl libro
2000189433Jean Cyrille Godefroy Jean Cyrille Godefroy, 2000. Fort et grand In-8 broché, 560 pages, avec photos et bibliographie. Très bon état
8vo, br. ed. pp.307.
8vo, br. ed. «Esther Kreitman era la maggiore dei tre fratelli Singer: per età, e forse anche per qualità della prosa». Wlodek Goldkorn,LEspresso. La protagonista di questo romanzo, Deborah, vive nel villaggio polacco di Jelhitz, agli inizi del Novecento, con i genitori e il fratello Michael. Il padre, Reb Avram Ber, è un rabbino seguace della corrente chassidica, che la madre, Reitzela, figlia di un rabbino erudito e di rango superiore, disprezza. Reitzela disprezza il marito, incapace di farsi valere, e anche la figlia, semplicemente per il fatto che sia femmina, poco attraente e quindi difficile da maritare. Mentre Michael riceve una buona istruzione ed è libero di muoversi a piacimento, Deborah è relegata in casa, a sbrigare faccende: non le è permesso di studiare, e nemmeno di leggere, quindi invidia il fratello con tutta lanima, e sogna di sfuggire a una vita limitata ai pettegolezzi e al mercato. Quando però il rabbino si trasferisce con la famiglia a Varsavia, Deborah viene a trovarsi in un ambiente non meno squallido e repressivo. Solo dopo lincontro con una donna che la inizia allideologia socialista, e la introduce in un circolo semiclandestino, comincia a nutrire la speranza di dare uno scopo alla propria vita. Alle riunioni rivede Simon, un giovane attraente, intelligente, conosciuto in precedenza. I due si innamorano ma non sospettano nemmeno lontanamente che il sentimento che nutrono sia reciproco; per di più, quando scopre che Deborah è la figlia del rabbino, Simon le proibisce di tornare agli incontri politici, gettandola in uno stato di assoluta depressione. Temendo di impazzire, la ragazza accetta di sposare un tagliatore di diamanti di Anversa, che si rivela presto pigro e incapace di sollevarsi da una condizione di fame e povertà. Linstabilità mentale della giovane donna si aggrava, e il romanzo si conclude con un sogno spaventoso: Deborah torna a Varsavia, e scopre che i genitori non abitano più lì. Si risveglia dallincubo solo per ritrovarsi accanto al marito, nella casa vuota e silenziosa, in preda alla disperazione.
8vo, br. ed. pp.219.
8vo, br. ed. Biblioteca Adelphi n. 544, volume in ottime condizioni, copertina in condizioni eccellenti, interno come nuovo, legatura salda, 154 pagine circa
8vo, br. ed. pp.129. "La vicinanza a Dio appartiene alle condizioni della natura dell'individuo; questa è perfetta una volta che egli ha trovato il suo archetipo e la sua quiete più alta, la fine di ogni movimento. Tutto ciò che è concreto raggiunge così, in Dio, nella sua perfezione, la quiete. Ogni essere ha la sua linea verso la realizzazione: ma Dio è il punto dove tutte le linee di perfezione si incontrano". La dissertazione dottorale di Martin Buber, dedicata a due grandi figure della mistica e del pensiero rinascimentale come Niccolò Cusano e Jakob Böhme.Il Nuovo Melangolo (24 gennaio 2013)
8vo, br., pp. 196, cm 16x20. (Piccoli Saggi. 76).