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16mo, ril. ed. sovracop. (piccola tacca sulla parte superiore della sovracoperta, altrimenti ottima), pp.404. RACCONTI DI GERUSALEMME (KELEV HUTSOT - PAT SHELEMA' - MEOIEV LEHOEV - TEHILLA' - AD OLAM - 'IDO VE 'INAM - SHEVUAT EMUNIN - KELIPPAT TAPPUAH ZAHAV - MIDDIRA' LEDIRA')
8vo, br. ed. exemplaire dédicacé par l'auteur. couverture rayée et usée, dos recollé. interieur correct. d'occasion acceptable. Essai. "Dominique Aubier est parvenue à établir que Don Quichotte est un livre qui se réclame prophétique et qui pourrait bien l'être : à vingt siècles d'intervalle, face à Ezéchiel et dans des circonstances semblables - exil et menaces fatales sur le peuple élu (c'est le temps de l'Inquisition) - l'hidalgo se dresse sur la ligne brillante et droite du chemin d'Israël." (Quatrième de couverture, extrait). 14x20. 291p. in-8°
8vo, br. ed. vistosa dedica nella pagina di titolo. altrimenti come nuovo. ripruzioni fotograiche a colori dall'esposizione a roma cascina dei vallati 17 ottobre 2017-30 marzo 2018, nell'anniversario della proclamazione delle legi razziali in italia. phto ocumentation of racial laws in 1938 Italy. in italiano. .
8vo, 209pp. In Superman Is Jewish Harry Brod reveals the links between Jews and superheroes in a penetrating investigation of iconic comic book figures. He describes how the role of each hero reflects the evolution of the Jewish place in American culture-an alien in a foreign land, like Superman; a figure plagued by guilt for not having saved his family, like Spider-Man; outsiders persecuted for being different (X-Men); a nice, smart guy afraid people wont like him when hes angry (the Hulk). Brod blends humor and sharp observation as he considers these well-known figures overtly and discreetly Jewish characteristics and talks about how their creators-including Jerry Siegel, Joe Shuster, Stan Lee, and Jack Kirby-integrated their Jewish identities and their creativity. His lively guided tour takes us from the Passover Haggadahs exciting action scenes of Mosess superpowers to acclaimed Pulitzer Prize winners and overseas animators. Brod has written and lectured extensively on this fun and provocative topic and through his expertise explores the deeper story of how one immigrant group can influence the larger culture through entertainment and, in the process, see itself in new, more empowering ways. superman ebreo?
8vo, br, ed. Brossura editoriale volume in buone condizioni, 1° edizione, lievi segni di usura sulla copertina, volume 39 della collana "Strumenti" 131 pagine circa
pp. 82, br. 6o tavole di illustrazioni a colori, nuovo.
8vo, rilegatura editoriale pp. 373
8vo, ril, ed. sovracoperta pp.390. fasci antiamericanism and antisemitism. in italiano.
8vo, herdcover in dj, 368 pages. During a 1931 trial of four Nazi stormtroopers, known as the Eden Dance Palace trial, Hans Litten grilled Hitler in a brilliant and merciless three-hour cross-examination, forcing him into multiple contradictions and evasions and finally reducing him to helpless and humiliating rage (the transcription of Hitlers full testimony is included. ) At the time, Hitler was still trying to prove his embrace of legal methods, and distancing himself from his stormtroopers. The courageous Litten revealed his true intentions, and in the process, posed a real threat to Nazi ambition. When the Nazis seized power two years after the trial, friends and family urged Litten to flee the country. He stayed and was sent to the concentration camps, where he worked on translations of medieval German poetry, shared the money and food he was sent by his wealthy family, and taught working-class inmates about art and literature. When Jewish prisoners at Dachau were locked in their barracks for weeks at a time, Litten kept them sane by reciting great works from memory. After five years of torture and hard labor-and a daring escape that failed-Litten gave up hope of survival. His story was ultimately tragic but, as Benjamin Hett writes in this gripping narrative, it is also redemptive. It is a story of human nobility in the face of barbarism. The first full-length biography of Litten, the book also explores the turbulent years of the Weimar Republic and the terror of Nazi rule in Germany after 1933
8vo, hardcover in dj. Lauded as a “great Jew,” excoriated by antisemites, and one of Britain’s most renowned prime ministers, Benjamin Disraeli has been widely celebrated for his role in Jewish history. But is the perception of him as a Jewish hero accurate? In what ways did he contribute to Jewish causes? In this groundbreaking, lucid investigation of Disraeli’s life and accomplishments, David Cesarani draws a new portrait of one of Europe’s leading nineteenth-century statesmen, a complicated, driven, opportunistic man. While acknowledging that Disraeli never denied his Jewish lineage, boasted of Jewish achievements, and argued for Jewish civil rights while serving as MP, Cesarani challenges the assumption that Disraeli truly cared about Jewish issues. Instead, his driving personal ambition required him to confront his Jewishness at the same time as he acted opportunistically. By creating a myth of aristocratic Jewish origins for himself, and by arguing that Jews were a superior race, Disraeli boosted his own career but also contributed to the consolidation of some of the most fundamental stereotypes of modern antisemitism. Book Description: In this groundbreaking, vivid look at Disraeli’s life and accomplishments, David Cesarani draws a new portrait of one of Europe’s leading nineteenth-century statesmen, a complicated, driven, opportunistic man. While acknowledging that Disraeli never denied his Jewish lineage, boasted of Jewish achievements, and argued for Jewish civil rights while serving as MP, Cesarani challenges the assumption that Disraeli truly cared about Jewish issues.
16mo, br. ed. 2- 75 pagine. Sara, Rebecca, Lea, Rachele - le madri di Israele, le quattro matriarche appaiono, attraverso le righe di Catherine Chalier, nella loro verità biblica: nella loro antichità che è anche viva presenza, nella loro grandezza che è anche estrema prossimità di persone, nel loro mistero che è anche sfavillio e grazia. Mai divengono figure mitologiche, mai si irrigidiscono nei tratti di personaggi, mai si limitano a un particolarismo etnico. Le parole di queste donne, con i loro atti, i loro gesti, i loro passi, dischiudono le dimensioni e il senso dell'umano. Si producono come ancora inattese, come per la prima volta. (dalla prefazione di E. Lévinas)
8vo, br. ed. 367pp. Perché Martin Heidegger ascrive agli ebrei l'oblio dell'Essere? Qual è allora il rapporto tra l'Essere e l'Ebreo? In che senso viene imputata agli ebrei la colpa più grave, da cui dipende il destino dell'Occidente? E perché questa accusa viene mossa negli anni trenta, dopo le leggi di Norimberga (1935), mentre inizia la guerra planetaria che dovrebbe condurre la Germania nazionalsocialista al dominio del mondo? "I Quaderni neri" di Heidegger oltre a dischiudere un'inedita prospettiva sul pensiero del filosofo, hanno suscitato un nuovo, intenso dibattito. L'antisemitismo metafisico solleva inquietanti interrogativi e rinvia alla responsabilità della filosofia nello sterminio. A un anno dalla prima edizione di questo libro, già più volte ristampato, Donatella Di Cesare prende in considerazione gli ultimi "Quaderni neri", che giungono fino al 1948, interpretando i passi e gli aforismi sulla Shoah e sull'immediato dopoguerra.
8vo, br. ed. 243pp. Circa un milione e mezzo di bambini furono assassinati nella Shoah; pochissimi si salvarono sopravvivendo nascosti, in fuga, alla non vita dei ghetti est-europei e dei lager. Per lungo tempo nessuno si interessò alla loro vicenda, e i sopravvissuti si chiusero nel silenzio. La storia e la memoria dell'infanzia ebraica perseguitata dal nazifascismo ricevettero scarsa attenzione, partendo dallo stereotipo in base al quale i bambini sono troppo piccoli per avere ricordi. Ma che cosa accadde ai bambini durante la Shoah? Quali tipi di esperienze attraversarono, e come essi stessi le percepirono e le vissero? Come cercarono, pur piccoli, di testimoniare quanto stava loro accadendo, consapevoli della necessità di lasciare traccia? Quanti decisero invece di tacere per decenni per cercare di lenire il dolore, e quale sguardo proiettano oggi i testimoni, a distanza di tempo, sulle vicende persecutorie della loro infanzia? E soprattutto che cosa accadde dopo, quando per la maggior parte di loro, nati già durante la persecuzione, la fine della guerra non significò ritornare alla vita ma dover iniziare a vivere un'infanzia che era stata loro preclusa? Con la ricostruzione della storia e della prospettiva dei bambini nella Shoah, l'autrice restituisce dignità di ascolto ai bambini di allora, e al contempo mostra come non solo la percezione di quanto accadeva ma anche le modalità stesse in cui lo sterminio dei bambini fu concepito furono uniche e troppo a lungo trascurate nella storiografia della Shoah.
8vo. Prima guerra mondiale. Dopo iI massacro degli Armeni, la furia turca rischia di travolgere anche il popolo d'Israele. È allora che alcuni amici, spinti dall'urgenza di liberare la Palestina, decidono di istituire una rete di spionaggio per appoggiare i liberatori inglesi. Nasce così il N.I.L.I. (acronimo di Netzach Israel Lo Ishakare, La Gloria di Israele non mentirà né si pentirà), dal coraggio di piccoli uomini che, giunti da disparate zone, si erano insediati imparando a convivere pacificamente con gli arabi. A costo della vita stessa, per tutta la durata del conflitto, essi servirono da collegamento fra le truppe del generale Allenby di stanza in Egitto e gli ebrei ostili, trasportando armi, dispacci e informazioni sulla dislocazione del nemico. Aaron Aaronsohn, agronomo e botanico, scomparso in circostanze misteriose; sua sorella Sarah, vera fiamma del N.I.L.I., che quando il gruppo venne denunciato dall'Yishuv (comunità ebraica fedele agli ottomani) si tolse la vita per non tradire i suoi segreti; Absalom Feinberg, Yosef Lishanskye molti altri. Tanto determinante fu il loro ruolo nella vittoria inglese, quanto nullo il merito che fu loro tributato.
8vo, br. ed. pp.159. EL retorno a Sefarad. Un siglo después de la Inquisición evoca las costumbres y el folclor popular de los sefarditas, los descendientes de los judíos expulsados de España. José Meir Estrugo revive el romancero popular, las canciones de cuna, la actividad de la prensa sefardí, el pujante comercio, las alcurnias judías de origen español, las consejas que oía a las judías ancianas en la judería de Esmirna y el habla de la calle. «Somos como discos fonográficos vivos para los estudiantes del español antiguo». Las lecturas de Don Quijote y La Celestina inspiraron el reencuentro del autor con las raíces judías de Sefarad. Su visita al barrio de Santa Cruz, la judería de Córdoba, los chuetas de Palma de Mallorca, las reminiscencias gastronómicas y musicales despertaron sus recuerdos de infancia. Sin obviar el debate suscitado en las cortes republicanas en apoyo de las comunidades judías de Marruecos y las escuelas israelitas de Tánger, tuteladas como difusoras de la cultura judía española. EL sefardita José Meir Estrugo Hazán (Esmirna 1888-La Habana 1962) estudió en El Cairo y emigró a Estados Unidos en 1911. Ingresó en la masonería como miembro de la West Gate Lodge 333, de Los Ángeles. Viajó a España para conocer sus raíces culturales judías en 1921. Participó en Estambul en la fundación de la Casa de España, en 1923, con la misión de fomentar la historia y cultura. Casó con Nuria Gabay. Proclamada la Segunda República en España, se instaló en Madrid en 1931. Combatió por la causa republica como capitán de infantería del cuartel general del Ejército del Norte. Tras un viaje por varios países se estableció en La Habana. Se inscribió en el Centro Hebreo Sefardí de Cuba desde 1951 y en la Logia Unión Ibérica en 1954. Publicó trabajos de investigación vinculados con la cultura sefardí en Sefarad, Revista de Dialectología y Tradiciones Populares y la revista mejicana Norte. Es autor de Los sefardíes, Datos y apunte de los sefardíes y del texto que hoy presentamos. en espanol.
Volume 1 (probably all that was published) original cloth pp.184. An Outline of Jewish Military History Throughout the Ages Presented Biographically."
8vo. xii + 208pp., b/w pls., A Renowned historian tells of his youth as an assimilated antireligious Jew in Nazi Germany.
8vo gr, br. ed. cura di Rudi Assuntino.Trascrizioni musicali di Cecilia Montanaro. .Trascrizione dallo yiddish, traduzioni e glossario di Laura Quercioli . cm.17x24, pp.221, num.esempi music.nt., senza cd o cassetta
8vo, br. ed. 270pp. Fra Ottocento e Novecento, la pubblicistica antisemita si è caratterizza per la folta presenza di pseudonimi, noms de plumes e, infine, di falsi. I Protocolli dei Savi Anziani di Sion hanno costituito – e costituiscono ancora oggi – il falso più famigerato. Ma prima che i Protocolli cominciassero a circolare nell’Europa del primo dopoguerra, divenendo poi la Bibbia dell’antisemitismo, compreso quello nazista, altri falsi erano già apparsi. Fra questi, quelli di Urbain Gohier, A nous la France! (1913) e Le droit de la race supérieure (1914). Con quei due falsi, Gohier, un autore spesso trascurato negli studi sull’antisemitismo, e che non a caso nel dopoguerra sarebbe stato uno dei diffusori del Protocolli, anticipava il tema dominante di quest’ultimo testo, quello dell’esistenza di una cospirazione ebraica per la conquista del potere, associato alla presenza di numerosi stereotipi, come quello di un potere segreto ebraico sulla stampa e la cultura in genere. Arrabbiato pubblicista antisemita, spesso in polemica con gli stessi antisemiti, vicino alle posizioni di uno dei padri dell’antisemitismo contemporaneo, Édouard Drumont, le posizioni di Gohier – espressione di atteggiamenti populisti e tradizionalisti, al tempo stesso - e i suoi due falsi sono un utile laboratorio per delineare alcuni aspetti dell’universo ideologico dell’antisemitismo, dalla visione cospirazionista della storia ai rapporti teorico-politici fra il razzismo e l’antisemitismo. In Appendice, la prima traduzione italiana di ampi estratti dai due falsi.
1st edition -1st printing, very good black cloth with silver lettering, in good d jacket 262 pgs., Late Professor Louis Ginzberg was among the most noted Jewish scholar of his time. author of The Legends of the Jews.
br. ed. 315pp. Prima di morire Mosè pronuncia il suo discorso più importante, che contiene una riflessione politica rivoluzionaria, incentrata sul rapporto tra religione, potere e forza. L'ultimo discorso è l'eredità che lascia al popolo d'Israele per affrontare il futuro in assenza della sua voce profetica; un messaggio etico che indica la via per gestire quelle responsabilità politiche di cui un leader e un popolo dovranno farsi carico. Sulla scia di grandi pensatori come Freud e Buber, Micah Goodman affronta il personaggio Mosè da una prospettiva inedita, basata su una sorprendente conoscenza delle fonti e un'ispirata vicinanza emotiva, costruendo così un testo originale e profondo nel quale l'esegesi biblica diventa un messaggio politico, un monito quanto mai attuale.
8vo, ril ed. in sovracoperta 232pp-
16mo, br. ed. 206pp. Le "Melodìe ebraiche", scritte da Heinrich Heine (1797-1856) quando era ormai prostrato dalla malattia, concludono il "Romanzero", la sua ultima raccolta poetica, e rappresentano per certi versi il suo testamento spirituale nonché l'omaggio alla religione dei padri. In quest'opera il poeta cerca di far rivivere il mondo, che tanto lo affascinava, degli ebrei spagnoli nell'epoca aurea della cultura ebraica entro la sfera intellettuale araba. Le "Melodie ebraiche" rappresentano pertanto una sorta di approdo spirituale dopo i tentativi di sganciarsi, attraverso la conversione, dal mondo ebraico, sentito come ostacolo alla piena integrazione nella società e nella cultura tedesca. Cantando i poeti ebrei di Spagna Heine riesce a ridare voce a una tradizione millenaria. Sarà dunque proprio il linguaggio della poesia il luogo privilegiato in cui l'ebraismo di Heine troverà una "patria" e un rifugio. Il saggio introduttivo di Liliana Giacoponi si sofferma in particolare su un'identità scissa tra ebraismo e germanesimo, mostrando come il rapporto complesso con l'ebraismo, a partire dall'opera giovanile "Almansor" del 1820 e dal "Rabbi di Bacharach" (già iniziato negli anni fra il 1824 e il 1826 ma pubblicato solo nel 1840), caratterizzi comunque l'opera di Heine. La traduzione di Giorgio Calabresi qui utilizzata è accompagnata da un apparato di note che permette di ricostruire, in maniera meticolosa, il contesto in cui si muove l'autore.