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8vo, br. ed. 433pp. La cronaca di un intenso amore. L'incontro tra mondi diversi sullo sfondo dell'«epoca ebraico-occidentale» di cui Kafka è l'estremo rappresentante. L'ultima grande testimonianza della koinè praghese, ceca-tedesca-ebraica. Le lettere di Franz Kafka a Milena Jesenská vengono presentate qui per la prima volta integralmente e in una nuova traduzione. L'edizione restituisce la complessità del testo originale facendo emergere l'assoluto valore letterario e riscoprendo le fonti segrete che ispirano l'autore: da Dostoevskij a Dante, da Kierkegaard a Nietzsche, dal Tao al Vangelo di Giovanni, alla Cabbalà. Si dipana così un percorso attraverso differenti gradi della scrittura in cui il vissuto si intreccia all'elaborazione visionaria di Kafka e si proietta su molteplici piani di senso in un dialogo con le grandi voci antiche e moderne del pensiero e della letteratura. Un itinerario ai limiti della parola e del dicibile, senza approdi definitivi perché, scrive Kafka a Milena, «siamo in ogni caso in viaggio, più che partire non si può».
8vo, br. ed. 252pp. Quella del 1939 è un’estate felice per Esther Gutman. I primi amori, la scuola, il pattinaggio… La sua si direbbe un’ordinaria adolescenza a Lódz, la seconda città della Polonia, dove vive con i genitori e la sorella. Ma nel settembre dello stesso anno tutto cambia: con l’invasione nazista le condizioni per gli ebrei diventano sempre più dure. Così il padre, resosi conto che rimanere in città è diventato troppo rischioso, decide di raggiungere il fratello nel suo paese d’origine, Chmielnik. Qui, Esther conosce Ezjel Lederman, un giovane studente sionista dal carattere deciso e integerrimo. Tra loro nasce un’amicizia fatta di passeggiate nel ghetto e di lunghe chiacchierate alla ricerca di una normalità perduta, finché nell’ottobre del 1942 la situazione precipita. Il padre di Esther viene deportato in un campo di lavoro e anche Ezjel deve lasciarla: sta partendo insieme al fratello e ai genitori per rifugiarsi a casa degli Zal, una famiglia di cattolici polacchi. Un’informazione che le salverà la vita. Poco dopo, infatti, Esther decide di cercare aiuto proprio da loro, mentre la madre e la sorella vengono catturate dai nazisti. Non le rivedrà più. A oltre sessant’anni di distanza e dopo un matrimonio felice, Esther sente la necessità di rivivere in questo intenso memoir, arricchito dalle riflessioni del marito Ezjel, i ventidue mesi trascorsi nascosta nella fattoria degli Zal, fino alla liberazione da parte dell’Armata Rossa. E racconta poi di come insieme ai Lederman abbia trovato rifugio proprio in Germania per riuscire, infine, ad approdare avventurosamente negli Stati Uniti. Una storia di fuga e salvezza, narrata con lo sguardo limpido e pieno di speranza di una donna forte, capace di vedere la solidarietà e il coraggio anche in un tempo che non smette di atterrire per la sua tragicità.
8vo, cm.12x22, pp.192, num.ill.a col.nt. Coll.Itinerari Ebraici. Venezia, Marsilio
8vo, cartinato editoriale in sovracoperta.
8vo, br. ed. xii + 250 pp. 18 color plates, 25 BW figures. ".examines both the legend and the reality of Rembrandt's relationship to Jews and Judaism.Nadler is able to build a deep and complex account of the remarkable relationship between Dutch and Jewish cultures in the period.".There is a popular and romantic myth about Rembrandt and the Jewish people. One of history's greatest artists, we are often told, had a special affinity for Judaism. With so many of Rembrandt's works devoted to stories of the Hebrew Bible, and with his apparent penchant for Jewish themes and the sympathetic portrayal of Jewish faces, it is no wonder that the myth has endured for centuries.
8vo, pp.301. Un giorno nel 1965 Johanna, una studentessa universitaria tedesca in cerca di un'occupazione a Roma, legge sul "Messaggero" un'inserzione: "Poeta tedesco ricerca segretaria tedesca". Poco dopo essere stata assunta, il sedicente poeta le detta una lunga lettera in difesa degli ebrei che sostiene di aver scritto e spedito a Hitler nel 1933, e le chiede di inviarla a centinaia di indirizzi tedeschi, fra cui quelli di alcuni giornali. Johanna è convinta di avere di fronte un millantatore, ma dovrà ricredersi quando, tornata in Germania, si metterà a indagare sul suo datore di lavoro, ripercorrendo così passo passo la vita di Armin T. Wegner, scrittore e strenuo difensore dei diritti umani, riconosciuto dagli armeni come "giusto" per essere stato uno dei primi a denunciare il dramma del loro popolo: il genocidio del 1915-16. Quello stesso riconoscimento Armin lo aveva ricevuto nel 1967 anche in Israele, con un albero nel giardino dei giusti di Yad Vashem, proprio per la lettera al Führer e la denuncia delle leggi antisemite. Gabriele Nissim ne ha ricostruito la straordinaria vita, anche sulla base delle tante lettere custodite negli archivi di famiglia. Dopo aver servito nell'esercito tedesco, alleato dei Giovani Turchi, come ufficiale medico durante la Prima guerra mondiale - e aver assistito come testimone diretto al genocidio degli armeni (sono sue le uniche fotografie esistenti dello sterminio) -, a metà degli anni Venti Wegner diventa comunista.
Da questo libro autobiografico in cui Jona Oberski descrive la sua tragica esperienza di bambino ebreo deportato insieme ai genitori in un campo di concentramento, il regista Roberto Faenza ha tratto nel 1993 il film: Jona che visse nella balena. Volume N. 22 appartenente alla Collana: Schulim Vogelmann. In 16mo (cm. 19,9); brossura originale con titoli al piatto e al dorso; pp. 119
16mo, ril. ed. in sovracoperta. Traduz.di Anna Cattabiani e Angiola Rosso. cm.12x19, pp.747, Coll.La Gaja Scienza,260. pp.747, l
8vo, br. etat neuf.
8vo, br. ed. small abrasion on cover, ow. very good.
8vo, br. ed. The Jewish community of Aleppo in Syria, the biblical Aram Soba, is one of the world's most ancient, guardian of the famous "Keter Torah" scroll, and boasts of a synagogue dating back to the Second Temple. This collection of three stories interlaces the history of one Aleppo family, the author's own, with the social and political turmoil spanning over a century, reaching from Syria to France to Israel.
I° edizione Einaudi. 8vo, br. ed. , sovracop.Traduzione di Marina Sartorio. Pagine 96
8vo, br ed. bandelle pp.xii-292. Poco prima di morire Gershom Scholem ampliò notevolemente il testo dei suoi ricordi di gioventù "Da Berlino a Gerusalemme". Mentre nella prima versione veniva descritto l'ambiente ebraico tedesco durante la Prima guerra mondiale, in questa edizione il centro della sua analisi si sposta maggiormente verso Gerusalemme, soprattutto con il progetto di una nuova vita culturale e sociale per lo Stato di Israele. È la storia di un itinerario intellettuale ricco di incontri con alcune figure chiave del periodo come Martin Buber, Franz Rosenzweig e Samuel Agnon che, nello stesso tempo, rivela il tentativo di definire una nuova identità ebraica, attraverso la difesa della lingua e le ricerche sulla mistica.
8vo ril. ed. pp.439, ottimo
br. ed. , 'Absolutely, definitively alone', a young Jewish student in Romania tries to make sense of a world that has decided he doesn't belong. Spending his days walking the streets and his nights drinking and gambling, meeting revolutionaries, zealots, lovers and libertines, he adjusts his eyes to the darkness that falls over Europe, and threatens to destroy him. Mihail Sebastian's 1934 masterpiece, now translated into English for the first time, was written as the rise of fascism forced him out of his career and turned his friends and colleagues against him. For Two Thousand Years is a prescient, heart-wrenching chronicle of resilience and despair, broken layers of memory and the terrible forces of history.
8vo, rilegatura edit. in sovracoperta. 240 pp. Resoconto dell'organizzazione clandestina che permise ad almeno 25.000 profughi di emigrare in Israele dalle coste italiane nel dopoguerra. Prefazione di Guido Lopez. Con 29 foto fuori testo. In fine indice dei nomi.
prime edizioni Collana I grandi narratori d'ogni Paese 18,5x11 cm., legatura in piena tel con scritte e motivi in oro al piatto, titolo in oro al dorso, sovraccoperta, pagg. 940, 1° edizione italiana, ottime condizioni. è il sesto atto di una grande tragedia che si svolge sulla scena del mondo
8vo, ril in sovracoperta. qualche ingiallimento dovuto all'età, altrimenti ottimo.
8vo, br. ed.
8vo, ril. tela ed. in sovracop. raduzione di Fausto Galuzzi. "1992. Christopher Lucas, giornalista americano di padre ebreo e madre cattolica, si trasferisce a Gerusalemme nella speranza di guarire dal suo "affettuoso, sciocco attaccamento alla religione". Ma questo stesso attaccamento lo spinge a collaborare con uno psichiatra alla stesura di un libro sulla "sindrome di Gerusalemme", il disturbo psicologico che coglie le presonalità più instabili tra i visitatori della Terra Santa, inducendoli a ritenersi investiti di una missione divina. L'indagine potrebbe essere una tranquilla, per quanto appassionante, ricerca all'incrocio fra giornalismo, psicoanalisi e teologia; invece porta Lucas a contatto con ambigui personaggi." cm.14x21, pp.552, firma di app, altrimenti come nuovo
8vo, Hardcover in dj. 281pp. Cloth. Joseph Suss Oppenheimer (1698-1738), better known as Jew Suss, was a court Jew, who advised the Duke of Wurttemberg. Clever and handsome, even ostentatious, he fitted easily into court life, despite his humble origins. However, his unpopular economic policies made him enemies and when the Duke died suddenly Suss was arrested, convicted of 'destestable abuses' and exectued in Stuttgart in an iron cage. His spectacular rise and fall inspired a media outpouring in the eighteenth century and he has been much written about subsequently. In the twentieth century two films were made about him, one British in 1934, the other German in 1940. Goebbels took an active interest in the latter. After the war its director, Veit Harlan, was tried for Crimes against Humanity for having made the film. Despite his acquittal, the film's association with the Holocaust remains controversial to this day. For almost three centuries the life of Jew Suss has been adapted, distorted and transformed. This book tells the story of these transformations.
8vo, br. ed. 288pp. I racconti antichi non sempre seguono strade consuete. Chiedono al lettore dedizione e in cambio regalano sprazzi e ornamenti, nitida intelligenza e ironia, immaginazione e culto dei testi. "Il rinnegato" è un giallo letterario, ambientato in un’epoca vertiginosa e incerta, in un mondo di passaggio: all’inizio del XIX secolo. Segue le vicende di David Ajash, rabbino di origini algerine, ma nato e cresciuto in Italia. La sua famiglia è benestante. Ma a Livorno si distingue per la sua inclinazione a una vita dissoluta e spregiudicata. Tutti sanno che è un libertino, e tutti sanno che è un ebreo ateo che per convenienza e opportunismo arriverà a farsi un convinto sostenitore del cristianesimo. Non crede in niente Ajash, solo nella Kabbalah, l’unica bussola per capire un mondo confuso, pieno di segni e di presagi, che Ariel Toaff racconta come un miniatore meticoloso e maniacale. Ne esce un libro fitto di sfumature, dove la storia è maneggiata con cura ma senza soggezioni, e dove l’intreccio ti conduce di continuo altrove. Uomo senza pace, sempre in viaggio, irrequieto, irrisolto, Asjah verrà trovato morto sotto un ulivo a Nablus in Palestina, perché non poteva che finire così: «certi uomini ad aggiustarli si fa peccato». E da questo mistero, omicidio o forse suicidio, si snoda una vicenda fatta di talismani ed enigmi, di segni e rivelazioni, ma soprattutto di un ironico fatalismo e della chiara consapevolezza che l’universo delle possibilità è sempre infinito e che la ricerca del piacere non dà mai pace. Perché «l’abiezione è una scala che non conosce fine e va sempre più giù, fin dentro le viscere della terra».