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8vo, pp.219. In questo studio, Thomas Kaufmann analizza l'antisemitismo di Lutero nell'ottica di una solida storicizzazione che ne mette in luce tanto la trasversalità tra i cattolici e gli umanisti del suo tempo quanto l'articolata ricezione e le ripercussioni nei successivi cinque secoli, con particolare riferimento al periodo nazionalsocialista. Poco affrontato in Italia, l'antigiudaismo di Lutero, che negli anni prese tratti via via più estremi e toni più polemici, resta un tema su cui - anche visto l'utilizzo forzato dei nazisti di parte dei testi del Riformatore per avallare l'antisemitismo eliminatorio della Shoah - è imprescindibile confrontarsi. In questo saggio, Thomas Kaufmann sceglie di affrontare il tema attraverso la chiave di una fondata storicizzazione, inserendolo nel contesto in cui Lutero visse, nonché la chiave dell'influenza e della ricezione, perlopiù selettivamente mirata, dei testi del Riformatore nel corso dei secoli. Una storicizzazione non certo per giustificare, ma per comprendere e rapportarsi all'eredità di Lutero 500 anni dopo. "La storicizzazione del Riformatore di Wittenberg è l'unica forma adeguata di critica." (Thomas Kaufmann) Prefazione di Daniele Garrone.
16mo, br. ed. pp.120. Molto più della guerra, delle bombe che riducono Budapest in macerie, molto più dei rischi che lui stesso corre in quanto ebreo, a occupare i pensieri di Józsi Beregi è il campionato di calcio. E poi trovare il modo di procurarsi quello che più gli manca: un po'di carne da mettere sotto i denti. Ma non dovrà sforzarsi troppo, giacché a offrirgli, con entusiastica e spontanea generosità, tutto ciò di cui ha bisogno saranno le donne, nessuna delle quali sembra poter resistere al suo fascino. Se "Epepe" si presentava da subito come un incubo, "Tempi felici" appare sin dalle prime battute come un divertissement - quasi uno schnitzleriano girotondo. Solo in una commedia, infatti, farsi crescere un paio di baffi può sottrarre un giovane ebreo alle terribili Croci frecciate nell'Ungheria dell'inverno del 1945; e solo in una commedia il giovanotto in questione può vivere le sei drammatiche settimane dell'assedio dei Sovietici, in una città squassata dai bombardamenti e ridotta allo stremo, come una parentesi beata, deliziosamente propizia agli amori clandestini, riuscendo a farsi proteggere, nutrire e coccolare da prostitute e borghesi, da giovani e da vecchie - e perfino da una miliziana fascista. Con una nota di Marion Van Renterghem.
8vo, br. ed. pp. 340, cm 12x24. (Frecce). Il volume fa luce sulle origini più profonde di una disputa iniziata molto prima del 1947, l'anno della partizione della Palestina da parte dell'ONU. Il ruolo delle religioni, lo sviluppo e la cristallizzazione delle identità, il possesso della terra, le strategie delle grandi potenze e quelle dei paesi arabi, l'antisemitismo e le discriminazioni, le prospettive dal basso degli abitanti che da oltre un secolo si contendono pochi chilometri quadrati: ognuno di questi tasselli è parte di un mosaico in cui spiccano le cicatrici della storia e vengono meno le verità assolute proprie di larga parte delle narrazioni correnti. Avere il controllo di questi luoghi millenari significa interpretarne il passato. È un aspetto che è rimasto costante nel corso dei secoli. Solo gli interpreti sono cambiati.
8vo, br. ed. 433pp. La cronaca di un intenso amore. L'incontro tra mondi diversi sullo sfondo dell'«epoca ebraico-occidentale» di cui Kafka è l'estremo rappresentante. L'ultima grande testimonianza della koinè praghese, ceca-tedesca-ebraica. Le lettere di Franz Kafka a Milena Jesenská vengono presentate qui per la prima volta integralmente e in una nuova traduzione. L'edizione restituisce la complessità del testo originale facendo emergere l'assoluto valore letterario e riscoprendo le fonti segrete che ispirano l'autore: da Dostoevskij a Dante, da Kierkegaard a Nietzsche, dal Tao al Vangelo di Giovanni, alla Cabbalà. Si dipana così un percorso attraverso differenti gradi della scrittura in cui il vissuto si intreccia all'elaborazione visionaria di Kafka e si proietta su molteplici piani di senso in un dialogo con le grandi voci antiche e moderne del pensiero e della letteratura. Un itinerario ai limiti della parola e del dicibile, senza approdi definitivi perché, scrive Kafka a Milena, «siamo in ogni caso in viaggio, più che partire non si può».
1973LFA-126724377Un ouvrage de 132 pages, format 160 x 235 mm, broché, publié en 1973, Deutsche Bibelstiftung Stuttgart, bon état
8vo, br., pp. 255, cm 14x21. (Antidoti). Nella storia delle civiltà, l'intelletto umano ha sempre cercato una risposta all'origine dell'universo e della vita attraverso la scienza, il mito, la religione, la filosofia. Una sete di sapere che con il trascorrere dei secoli non ha perso il suo fascino e si è rinnovata aprendosi a frontiere scientifiche sempre più stimolanti. David Jou, fisico spagnolo e membro autorevole della Real Academia de Ciencias Exactas, Físicas y Naturales, affronta il quesito sui misteri della vita e del cosmo ripartendo dalle origini, dal principio biblico del Genesi in cui "Dio creò i cieli e la terra, e la terra era informe e vuota", e proseguendo in un viaggio in cui il dialogo tra scienza, letteratura e religione rivela al lettore aspetti davvero insoliti sui segreti della creazione. Riscrivere la genesi rilegge le concezioni filosofico-religiose più importanti sull'origine dell'universo alla luce della cosmologia contemporanea. Scopriamo così che Platone, la gnosi di Alessandria d'Egitto o le teorie di Newton, Darwin, Einstein e Galilei si accompagnano con l'energia oscura, le supercorde, le simmetrie rotte o le dimensioni cosmiche della vita, fanti modi di scrivere, reinterpretare e confutare la genesi, dal V secolo a.G fino alla cosmologia fisica contemporanea. Un percorso affascinante che ha inizio con la comprensione del legame tra la creazione del mondo e le teorie più recenti sulle fluttuazioni del vuoto quantico.
177415633Londini, E Typographeo Richardsoniano, veneunt Apud T. Cadell, 1774. In-8 de [2]-XXXI-[1]-542-[2] pages, plein veau beige, dos à nerfs joliment orné de filets et fleurons dorés, pièce de titre en maroquin rouge, roulette dorée sur les coupes.
8vo, br. ed. 103pp. Accusa del sangue è l'espressione ebraica che da quasi mille anni a questa parte gli ebrei sono stati costretti a imparare. Essa designa ellitticamente l'accusa rivolta contro gli ebrei, di usare il sangue dei cristiani come ingrediente dei cibi e delle bevande prescritti per le feste pasquali". Così il grande studioso del mito Furio Jesi esordisce in questo suo libro. L'accusa del sangue non è fondata su fatti, è un'invenzione. Per controbatterla occorre smontare la convinzione dell'accusatore, scavando nelle figure immaginarie dell'antisemitismo, sia di quello popolare sia di quello colto. Ovvero è necessario comprendere non solo i miti, ma la macchina mitologica che produce superstizioni, credenze, luoghi comuni. Jesi si addentra nella cultura profonda, nelle ossessioni dell'antisemitismo moderno, individuandone le permanenze antiche. Perché l'accusa del sangue non è una credenza che si è persa nella notte dei tempi, ma riguarda anche periodi a noi vicini. Ricomparsa a Damasco nel 1840 (l'episodio da cui prende le mosse questo saggio) e ripetutasi più volte nel corso del Novecento, essa parla delle molte paure che popolano la nostra quotidiana attualità
1982LFA-126722301Un ouvrage de 220 pages, format 110 x 175 mm, broché, publié en 1982, Impr. Wallon, bon état
1945pt505Letouzey & Ané Broché 1945 In-4 broché, 174 pp., deuxième édition ; manques au dos, mouillures sur la couverture, quelques rousseurs, état correct. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
1876GITb524Paris Lacroix et Cie 1876. In-8 386pp. Demi chagrin tabac, dos à 4 nerfs orné de fleurons dorés, rel époque. Bel exemplaire.
8vo, ril. un sovracoperta. 483pp. Il campo per famiglie di Auschwitz è l'unico in cui vivono i bambini. Come uccelli rari in gabbia, i piccoli passano le loro giornate nel blocco 31, il paravento di normalità che i nazisti hanno preparato per gli ispettori della Croce Rossa. In questa baracca, che è poco più di una stalla, Fredy Hirsch, un trentenne ebreo tedesco, ha organizzato una scuola clandestina, dotata addirittura di una vera biblioteca. Gli otto volumi che la compongono - fra cui "La breve storia del mondo" di H.G. Wells, un trattato di Freud, "Il buon soldato Svejk" e "Il conte di Montecristo" - sono affidati alle cure della quattordicenne cecoslovacca Edita. Squadernati, strappati e malridotti, i libri sono arrivati al campo per vie clandestine e pericolose, e difenderli non è certo semplice. Edita è disposta anche a rischiare la vita per salvare il suo tesoro, l'unico che le permette di fuggire dal dolore e dal plumbeo grigiore del campo di sterminio. Sarà proprio la sua fiducia nel potere dei libri a consentirle di sopravvivere all'orrore. Una storia vera di coraggio e speranza.
8vo grande, br. ed. pp.390.
8vp, br. ed. pp.370. l maschile, il femminile e le relazioni erotiche che ne derivano costituiscono, fin dall'epoca più remota, anche un modo di pensare le coppie di elementi opposti o complementari e i rapporti che intercorrono fra essi. In Occidente, alla tradizione di pensiero che da Empedocle e dal "Simposio" di Platone giunge sino ai testi ermetici si affianca quella ebraica, e più specificamente cabbalistica. Il racconto della creazione androgina del primo essere umano e della sua scissione in Adamo ed Eva e l'interpretazione del "Cantico dei Cantici" sono i fondamenti da cui si sviluppano speculazioni che estendono la sfera del pensiero erotico fino ad abbracciare la dimensione intradivina, creando una molteplicità di coppie sessuate che si rifrangono specularmente a tutti i livelli della realtà. In questo libro Moshe Idel, lo studioso che ha ripreso e sviluppato in nuove direzioni le indagini di Scholem, si addentra in quella che egli definisce la "cultura dell'eros" peculiare dell'ebraismo, dove il rapporto sessuale non solo assolve a un comandamento fondamentale, ma ha una valenza cosmica, poiché esercitando un'azione teurgica sulla sfera superna favorisce di riflesso l'unione di Dio con la sua consorte, la "Shekhinah", ovvero la sua presenza immanente, e fa così discendere sul mondo la benedizione dell'influsso divino. L'eros rappresenta dunque una via d'accesso privilegiata tanto alla conoscenza teosofica quanto all'esperienza mistica.
8vo, broch. pp. 350.
8vo, br con sovracoperta. illuminismo questione ebraica rivoluzione francese, testo del 1789
8vo, pp. vii-356. f.owner's signature on front fep, a repaired tear on the jacket, ow. fine
194561530Fayard, 1945, in-12, 311 pp, un tableau, broché, bon état
First edition. Tall octavo, viii + 402 pp. Bound in black and gray boards. Photographs on inner front cover and front free fly and back cover and back free fly. Glossary. Notes on sources. Selected bibliography. Photograph credits. Index
8vo, 188 p.; 22 cm. Legatura editoriale con sovracoperta. esemplare come nuovo. Dalla quarta di copertina: Come essere indipendenti dalla civiltà della nevrosi che ci opprime? Sfuggendo all'oppressione dello spazio, dove tutto è diviso e spadroneggia la volontà del più forte, per raggiungere la dimensione della libertà, cioè del tempo consacrato, in cui ogni ora è unica, la sola concessa in quel momento, esclusiva e infinitamente preziosa. Il tempo è infatti la presenza di Dio nello spazio, ed è nel tempo che noi possiamo avvertire l'unità di tutti gli esseri. «La sorgente del tempo», scrive Heschel, «è l'eternità, il segreto dell'essere è l'eterno che è nel tempo». 11 Sabato, cioè il giorno di festa, è fatto per celebrare il tempo. Per sei giorni alla settimana noi viviamo sotto la tirannia delle cose dello spazio; il Sabato ci mette in sintonia con la santità del tempo. Per sei giorni alla settimana lottiamo con il mondo, spremendo profitto dalla terra; nel settimo giorno ci interessiamo con cura speciale dei semi di eternità piantati nella nostra anima. Il Sabato è un giorno di armonia e di pace, che illumina anche gli altri giorni della settimana. È comunione dell'universo con Dio. «Il Sabato», spiega Heschel, «è il contrappunto del nostro vivere, è la melodia continua attraverso tutte le agitazioni e vicissitudini che incombono sulla nostra coscienza; è la consapevolezza che Dio è presente nel mondo». Celebrare il Sabato significa curare il proprio io dalle ferite che riceve nella vita quotidiana, riannodare i fili della quiete, dissipare le illusioni e i miraggi per ritrovare la realtà. Con quest'opera, che è religiosa, filosofica e letteraria nello stesso tempo, Abraham Joshua Heschel ci offre una meditazione preziosa sul giorno di festa e sul suo profondo significato, che noi moderni dimentichiamo spesso.
8vo, 188 p.; 22 cm. Legatura editoriale con sovracoperta. ingiallimento, alcune sottolineature e segni a matita, altrimenti buono. Dalla quarta di copertina: Come essere indipendenti dalla civiltà della nevrosi che ci opprime? Sfuggendo all'oppressione dello spazio, dove tutto è diviso e spadroneggia la volontà del più forte, per raggiungere la dimensione della libertà, cioè del tempo consacrato, in cui ogni ora è unica, la sola concessa in quel momento, esclusiva e infinitamente preziosa. Il tempo è infatti la presenza di Dio nello spazio, ed è nel tempo che noi possiamo avvertire l'unità di tutti gli esseri. «La sorgente del tempo», scrive Heschel, «è l'eternità, il segreto dell'essere è l'eterno che è nel tempo». 11 Sabato, cioè il giorno di festa, è fatto per celebrare il tempo. Per sei giorni alla settimana noi viviamo sotto la tirannia delle cose dello spazio; il Sabato ci mette in sintonia con la santità del tempo. Per sei giorni alla settimana lottiamo con il mondo, spremendo profitto dalla terra; nel settimo giorno ci interessiamo con cura speciale dei semi di eternità piantati nella nostra anima. Il Sabato è un giorno di armonia e di pace, che illumina anche gli altri giorni della settimana. È comunione dell'universo con Dio. «Il Sabato», spiega Heschel, «è il contrappunto del nostro vivere, è la melodia continua attraverso tutte le agitazioni e vicissitudini che incombono sulla nostra coscienza; è la consapevolezza che Dio è presente nel mondo». Celebrare il Sabato significa curare il proprio io dalle ferite che riceve nella vita quotidiana, riannodare i fili della quiete, dissipare le illusioni e i miraggi per ritrovare la realtà. Con quest'opera, che è religiosa, filosofica e letteraria nello stesso tempo, Abraham Joshua Heschel ci offre una meditazione preziosa sul giorno di festa e sul suo profondo significato, che noi moderni dimentichiamo spesso.
16mo, br. ed. 206pp. Le "Melodìe ebraiche", scritte da Heinrich Heine (1797-1856) quando era ormai prostrato dalla malattia, concludono il "Romanzero", la sua ultima raccolta poetica, e rappresentano per certi versi il suo testamento spirituale nonché l'omaggio alla religione dei padri. In quest'opera il poeta cerca di far rivivere il mondo, che tanto lo affascinava, degli ebrei spagnoli nell'epoca aurea della cultura ebraica entro la sfera intellettuale araba. Le "Melodie ebraiche" rappresentano pertanto una sorta di approdo spirituale dopo i tentativi di sganciarsi, attraverso la conversione, dal mondo ebraico, sentito come ostacolo alla piena integrazione nella società e nella cultura tedesca. Cantando i poeti ebrei di Spagna Heine riesce a ridare voce a una tradizione millenaria. Sarà dunque proprio il linguaggio della poesia il luogo privilegiato in cui l'ebraismo di Heine troverà una "patria" e un rifugio. Il saggio introduttivo di Liliana Giacoponi si sofferma in particolare su un'identità scissa tra ebraismo e germanesimo, mostrando come il rapporto complesso con l'ebraismo, a partire dall'opera giovanile "Almansor" del 1820 e dal "Rabbi di Bacharach" (già iniziato negli anni fra il 1824 e il 1826 ma pubblicato solo nel 1840), caratterizzi comunque l'opera di Heine. La traduzione di Giorgio Calabresi qui utilizzata è accompagnata da un apparato di note che permette di ricostruire, in maniera meticolosa, il contesto in cui si muove l'autore.
1019383267.Ghardcover. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. hardcover
1713AUB-9256A Amsterdam chez les Frères Chatelain 1713. Bon exemplaire relié, dos à 5 nerfs avec dorures et titres dorés, pet in-8 (17x11), LXXIV + 379 page + table + errata + planches.