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Payot 1951, In-8 broché. 231 pages. Bon état.
in-16, 255 pp., broché, couverture illustrée par SERDU (sous le pseudo de Esdé). Bon état. [MB-2]
in-8, 397 pages, cartonnage de l'éditeur. Tres bel exemplaire. [EN-7]
brossura La lingua napoletana, come d'altronde tutti i dialetti, vive il suo inarrestabile declino. Il processo di omologazione alla lingua italiana e l'immissione nel tessuto linguistico dell'Italia meridionale di altre forme di linguaggi nonché di nomenclature di provenienza straniera mettono a dura prova la conoscenza della lingua e della cultura napoletana. È possibile arginare il fenomeno di decadenza? Rispondo subito di no: la lingua è uno strumento mobile che non si lascia facilmente ingabbiare. Ma certamente si può preservare dall'oblio la lingua napoletana quale risulta fissata nella scrittura letteraria. La conoscenza delle strutture linguistiche e del ricco patrimonio lessicale, potrebbe consentire la lettura e fruizione di un patrimonio letterario di grande livello, senza che a breve sia necessaria una preliminare traduzione. Quindi non il napoletano parlato, ma quello scritto. Questo libro vuole offrire un modesto contributo di conoscenza non solo del percorso evolutivo che ha portato l'idioma napoletano ad essere una lingua con una sua precisa identità e specificità, ma anche delle forme più tipiche dell'espressività napoletana.
brossura Il volume "Così si dice(va) a Castelluccio" parla del dialetto di un piccolo paese della provincia di Salerno: Castelluccio Cosentino distante 38 Km da Eboli, "ove Cristo si è fermato", attraverso proverbi, detti e modi di dire, tradotti e commentati dall'autore. Questo lavoro presenta una vera e propria grammatica, probabilmente la prima mai pubblicata nella zona degli Alburni, costituita da uno studio attento dei suoni e da una rassegna breve, ma dettagliata, accompagnata da esempi delle caratteristiche morfosintattiche e lessicali del dialetto parlato negli Alburni. La prefazione dell'opera è a cura di Giuseppe Di Palma, il quale sottolinea l'approccio "metodologico" dell'autore nella sua ricerca: "tentativo importante quello dell'Autore perché in queste forme proverbiali, giunte fino a noi quasi sempre attraverso la tradizione orale, è possibile cogliere il modo di pensare, la saggezza antica di questa gente."
in-8°, 510 pages, lexique, broché, couverture illustrée. Couverture recouverte d'adhesif transparent, quelques cachets, sinon bel exemplaire. [NV-21][AB-1+]
in-12, XVIII-238 pp+ partition de la chanson "Coeur brise", broche, couv. Bon etat. [CA33-7]
Un volume broché au format petit in 8° de 64 pp.; nombreuses illustrations en noir dans le texte; couverture illustrée. Comme neuf. Voir les photos.
Editions du Dauphin 1953, In-12 broché de 297 pages. Trés bon état.
in-12, 304 pp., broche, couverture illustree Bel exemplaire. [MI-4]
in-8, 348 pp., illustrations hors texte N/B, broché, couverture illustree. Bon etat. [HI-10]
ill., br. Questo libro, con un fine esclusivamente divulgativo e non tecnico, si prefigge la volontà e la passione di trasmettere e far conoscere la realtà dialettale del piccolo borgo di Vagli Sopra. Nonostante il declino dei dialetti a partire dalla seconda metà del novecento, la loro esistenza continua a rappresentare tuttora un inestinguibile patrimonio storico, culturale e sociale. Questo testo non aspira ad essere null'altro che un breve e basilare approfondimento del dialetto Vaglino osservandone gli aspetti storici e linguistici a qualunque livello (fonologico, morfologico, sintattico etc) in aggiunta ad alcune osservazioni linguistiche ritenute dall'autore di rilevante interesse ed importanza per il lettore. Il fine unico ed ultimo dell'autore è quello di "lasciar traccia" di questo idioma alle future generazioni, nonché la tutela e la custodia di questo singolare ed atipico dialetto cui lo stesso scrivente è parlante nativo.
ill., br. "È in dialetto che si sono espressi i genuini sentimenti del popolo di queste terre e fra questi anche il dire religioso. Trova qui spazio l'idea di dare l'avvio ad una iniziativa per raccogliere e censire le memorie della devozione popolare - le orazioni in dialetto - così come ci sono state insegnate e tramandate dai nostri padri. Del paziente lavoro di raccolta dei testi ci siamo fatti carico lanciando un appello a quanti ricordavano orazioni in dialetto, esortando a farcele pervenire. Dopo quasi dieci anni, abbiamo quindi una raccolta di versi testimonianza di una cultura parallela e spontanea, conferma delle radici cristiane della nostra gente. Patrimonio che rischiava di andare disperso o perduto: la memoria di alcuni cultori ci permetterà di non dimenticarlo e di trasmetterlo alle attuali generazioni quale significativa espressione di una comunità che, anche con la preghiera, ha raccontato se stesse." (Aldo Jani Noè ed Enrico Pagani)
br. Il volume porta un po' di chiarezza nella grammatica genovese, come nel caso dei verbi irregolari, aggettivi e pronomi. La grafia usata, con piccole varianti, è quella del secolo scorso. L'assenza quindi di "modernismi" colloca questo volume, nel solco della piena tradizione. La "Piccola Grammatica del Genovese" proponendo il dialetto, come arricchimento, anche per la didattica nell'educazione linguistica, diventa uno strumento utile e di semplice consultazione.
br. Oggi, al posto dell'originale lingua bolognese, ne sta nascendo un'altra che non ho timore di definire abusiva, priva di colori, gremita di orrendi strafalcioni e sgrammaticature. La mostruosa abitudine va sempre più diffondendosi, ma non è tutto. Si è imposto anche l'uso di abbandonare il nostro originale modo di esprimerci, fantasioso, arguto e colorito, a favore di una fraseologia piattamente adagiata sull'italiano. Così facendo, si contribuisce semplicemente a uccidere il nostro dialetto. Per dire "È un ragazzino debole" ci si appoggia pigramente su un facile L é un ragazlàtt dàbbel, ignorando espressioni genuine e di bellezza lessicale ben superiore, come L é un ragazlàtt scarnécc', oppure L é un pôver agnusdèi o Al bàvv in una lómm. Dunque, la "battaglia" non deve essere soltanto verso gli errori evidenti, relativi a vocaboli, sparsi qua e là da chi il dialetto non lo conosce ma anche per difendere e salvare la qualità fraseologica del dialetto autentico, riconquistando e valorizzando le belle espressioni originali della tradizione. Ecco dunque, in questa ennesima piacevole fatica, una raccolta di frasi caratteristiche del dialetto bolognese presentate partendo dall'italiano, considerato l'attuale costante regresso del numero di dialettofoni. Le ho inventariate, certo senza pretendere di essere esaustivo, per soddisfare legittime curiosità e - perché no - per aiutare chi ancora volesse parlare o si ostinasse a scrivere usando la lingua di Bologna.
br. Dopo il successo del suo primo libro, "Parole de Terni", (Ediz. Morphema, 2014), Mario Menghini torna alle stampe con questo nuovo testo dal titolo "A Terni se dice". Con i suoi oltre mille modi di dire offre al lettore un quadro di "ternanità" in cui molti si ritroveranno, intrecciando vecchie e nuove parole con la naturalezza con cui ricostruisce parte della storia minore e viva della sua città. In ciascuno di quei detti si ritrova il sapore della vita vissuta dalle genti della sua terra e il piacere di riscoprire dove e come nascono quelle parole, quelle frasi dense di significato, e dunque le proprie radici.
ill., ril.
br. "Le parole del tempo perduto" sono quelle che oggi si sentono sempre meno, che le generazioni di quarantenni e di cinquantenni hanno avuto l'occasione di conoscere attraverso i più anziani. Sono parole solo siciliane o solo meridionali, in grado di raccontare la specificità della millenaria storia culturale della più grande isola del Mediterraneo. Di esse in questo libro si racconta la storia e 'se ne parla' giocando e ironizzando con i significati e con 'i modi di dire' nei quali vivono, così come sono documentati nel Vocabolario Siciliano di Piccitto-Tropea-Trovato. Se ne riporta l'etimo sulla base delle proposte di Alberto Varvaro, uno dei più grandi linguisti del Novecento; se ne citano, a campione, gli esempi rinvenibili nelle opere degli autori siciliani: Camilleri, Sciascia, Consolo, e ancora Grasso, Agnello Hornby, Alajmo e altri. Essendo le parole del ricordo, dell'infanzia e degli affetti, affiorano casualmente, per libere associazioni, e non potevano dunque essere presentate in un asciutto ordine alfabetico; si troveranno piuttosto in coppia, una per pagina e, se lette in orizzontale, sarà sempre possibile trovare tra loro una qualche affinità. Al lettore il compito di scoprirla o di crearne di nuove, per dare anche in questo modo una nuova 'accianza' di sopravvivenza alle parole dialettali.
br. La storia linguistica di Venezia è interessante non solo per la grande vitalità della tradizione dialettale che caratterizza questa città, ma anche per i riflessi che su di essa ebbe la quasi millenaria vicenda civile e politica della Repubblica. Sul piano culturale e letterario, poi, Venezia può dirsi una delle capitali della lingua italiana, dato che, precocemente ricettiva nei confronti della letteratura toscana medievale, essa ebbe un ruolo decisivo nell'elaborazione rinascimentale del modello linguistico unitario.
Name/number inside front cover. No other marks or inscriptions. No creasing to covers or to spine. A very clean very tight copy with bright unmarked boards, and slight rubbing to corners. 88pp. Humorous book showing how Australians say one thing but mean another with all the examples you could ask for. Scarce.
Very Good Turkish Paperback. Cr. 8vo. (20 x 14 cm). In Turkish. 43, [1]; 20 p. Mecaz ve argo lûgatçesi [Ikii kitap birarada].
grand in-8°, 289 pages, rel. cartonnage ill. plast. Tres bel exemplaire. [MO-1]
A clean, unmarked book with a tight binding. 150 pages.
Ex-library book with the usual stamps and markings. Spots on buckram cloth cover. Oblong format: 9 5/8"w x 7 3/8"h. "Brave Johnny O'Hare would be just another boaster routed by something routine except that this is set ""way down there/ In the upside-down land/ of koala bear"" where ""dingoes howl and crocodiles lie/ In warm deep pools/ Under summer sky"" and ""the kookaburra in the tall gum tree/ Laughs and hoots, 'Ha, ho, hee, hee'."" And where brave Johnny O'hare scoffs at tales ""of the Bunyip there."" [Kirkus Review]