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brossura Castelluccio Valmaggiore (FG) è un comune di 1300 abitanti, sull'alta valle del Celone, alle pendici del monte Cornacchia. Le sue origini, testimoniate dall'anno di costruzione della torre bizantina (1019), risalgono all'XI secolo. Il castelluccese fa parte dei dialetti altomeridionali distribuiti lungo la fascia dei Monti Dauni entro le isoglosse evidenziate da Francesco Avolio. Condivide con i dialetti dell'area centromeridionale l'assimilazione (quanne quando), l'anaptissi (èreve erba), la metafonia (rusce-rosce rosso -a), l'uso sistematico del dimostrativo codesto. Con i dialetti dell'area altomeridionale condivide l'onnipresente e indistinta (cerase ciliegia), l'esito di pl in c (chiante pianta), la concordanza del participio con l'oggetto (ha cuote nu funge ha raccolto un fungo, ha còte na méle ha raccolto una mela), la posposizione dell'aggettivo e in particolare del possessivo in posizione enclitica (frateme mio fratello, caste casa tua). Il presente lavoro vuole essere un contributo agli studi di dialettologia italiana e alla conservazione del castelluccese.
brossura Castelluccio Valmaggiore (FG) è un comune di 1300 abitanti, sull'alta valle del Celone, alle pendici del monte Cornacchia. Le sue origini, testimoniate dall'anno di costruzione della torre bizantina (1019), risalgono all'XI secolo. Il castelluccese fa parte dei dialetti altomeridionali distribuiti lungo la fascia dei Monti Dauni entro le isoglosse evidenziate da Francesco Avolio. Condivide con i dialetti dell'area centromeridionale l'assimilazione (quanne quando), l'anaptissi (èreve erba), la metafonia (rusce-rosce rosso -a), l'uso sistematico del dimostrativo codesto. Con i dialetti dell'area altomeridionale condivide l'onnipresente e indistinta (cerase ciliegia), l'esito di pl in c (chiante pianta), la concordanza del participio con l'oggetto (ha cuote nu funge ha raccolto un fungo, ha còte na méle ha raccolto una mela), la posposizione dell'aggettivo e in particolare del possessivo in posizione enclitica (frateme mio fratello, caste casa tua). Il presente lavoro vuole essere un contributo agli studi di dialettologia italiana e alla conservazione del castelluccese.
ill., ril. Le parole del dialetto dimenticate. 226 parole del dialetto e del gergo in un libro che viaggia tra canzoni, immagini, ricordi e presente che si intreccia con il passato di quel borgo diventato città e poi metropoli.
8vo, 21.8cm. Pp. [iv],468,[2] pp. printed in double columns, vignette on title-page (reproducing medal portrait of B.), decorated initials. Modern boards lined with green vergé paper, printed title label on backstrip, orig. printed decorated wrappers bound in. Some thumbing to original covers, little foxing to few pages at beginning, very good otherwise. - Second edition, as scarce as the first of 1901, in fact a reissue of the first with addition of a supplement on pages 459-468.
Un volume de format petit in 4° (12x18,5cm); de 208 pp.; sur vélin fort , papier jauni; très nombreuses illustrations dans le texte par Steinlen; reliure de l'époque en demi chagrin ébène; dos à 5 nerfs orné de fleurons dorés; titre doré; date en pied; tête dorée. Couverture conservée. Mention de 22e mille. Quelques rousseurs dans le texte; sinon reliure parfaitement exécutée et en parfait état. Exemplaire séduisant. Voir les photos.
2 volumes In-8, 207-207p. Edition définitive. Le volume I porte une mention de 9e mille, le volume II ne comporte pas de mention. Illustrés de nombreux dessins en noir de Steinlen. Bon exemplaire.
in-8, 397 pages, cartonnage de l'éditeur. Tres bel exemplaire. [EN-7]
in-16, 347 pages, lexique, broche, couverture illustree. Tres bel exemplaire. [DV-1]
in-8°, 235 pages, illustre hors texte N/B, broche, couverture illustree plastifiee à rabats. Bel exemplaire. [NV-1][AZ-6]
br. Questa nuova edizione "tascabile" del vocabolario di Camillo Brero e Michele Bonavero è un aiuto per scegliere le parole giuste, arricchire e perfezionare l'uso corretto della lingua Piemontese: Oltre 23.000 vocaboli; Grafia e pronuncia; Nomi propri; Numeri cardinali e ordinali; Regole grammaticali di base; Esempi e modi di dire.
In-8, 301p. Edition originale numérotée 1/25 exemplaires de tete sur vergé fin filigrané de ce roman argotique de la "Madone des clochards".
français In-12 de (3)-140 pp.; broché de l'éditeur. Réédition de l'édition de 1883.
in-16, 255 pp., broché, couverture illustrée par SERDU (sous le pseudo de Esdé). Bon état. [MB-2]
br. Quattro classici di un'eccentrica e tutta italiana modernità. Il palermitano Meli, il milanese Porta, il romano Belli, il napoletano Di Giacomo optando per il dialetto attuano diversamente e prodigiosamente la conversione del popolare nel poetico. Situazioni, personaggi e ambienti non fanno folclore, fanno teatro e racconto e anche musica. La loro poesia è frutto di un'ars poetica coscientemente perseguita e per questo si tramanda oltre che con la lettura e l'ascolto con un esercizio assiduo di interpretazione, come per tutti i classici.
ill., br. In questo lavoro l'autore offre un quadro il più possibile completo della grammatica del dialetto veronese, con una particolare attenzione agli aspetti fonologici e morfologici. Ampio spazio è dedicato all'uso vivo della lingua, cioè ai modi di dire che caratterizzano la parlata quotidiana. Completano il lavoro un dizionario essenziale veronese-italiano e italiano-veronese.
ill., ril. Mangiare friulano. Sempre più spesso l'elenco delle pietanze di ristoranti, osterie e agriturismi è scritto in friulano. Intendiamo nella lingua friulana prevista dalla legge 482/1999, che stabilisce le norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche. Non sempre la terminologia è corretta, anche ammettendo le tante varianti che la lingua friulana possiede. Ci sono dei termini che vengono usati solo in alcune zone, altri, invece, comuni a tutto il Friuli. Inoltre, non sempre, si conosce il corrispondente friulano dei termini italiani. Si è pensato di redigere un piccolo "lessico" che sia di aiuto per coloro che intendano predisporre la lista delle pietanze adoperando la lingua friulana. Un modo per contribuire al corretto uso del linguaggio che appartiene alla nostra terra. Un modo anche per ricordare termini che sono poco usati o praticamente dimenticati. Abbastanza spesso si assiste a delle dispute, sempre pacifiche, su qualche parola. Con la consulenza del professor Giovanni Frau, già docente all'Università di Udine di Lingua e cultura ladine e di filologia romanza.
brossura Quando si tratta di dialetti, ci rendiamo conto che non c'è una sola Toscana, ma ne esistono diverse, ognuna con il suo patrimonio di usanze e tradizioni. È su questa idea che si basa il nuovo "Vocabolario" di Alessandro Bencistà, uno dei più attivi studiosi di lingue e tradizioni popolari. Il dizionario riporta migliaia di voci, da "abbacare" a "zuppa", utilizzate nelle diverse zone della regione, spiegandone il significato e indicandone la provenienza. Le citazioni da opere celebri della letteratura, della musica e del folklore ci aiutano a comprendere il senso di alcune espressioni. Questo nuovo lavoro di Bencistà parte dal vernacolo fiorentino, considerando Firenze il centro motore di una lingua che fin dal Trecento si è rapidamente estesa a tutto il territorio regionale e poi nazionale. La scelta delle voci è un viaggio nella memoria che nasce da una profonda conoscenza del mondo in cui siamo cresciuti, insieme ai contadini e alle massaie: un mondo di cui conserviamo ancora viva non solo l'immagine, ma anche le amicizie, gli affetti e i ricordi. Frequentando la poesia estemporanea, i canti folcloristici, il teatro, le parlate di aree come la Lunigiana o la Valdichiana, consultando oltre trenta dizionari già esistenti, l'autore ha realizzato un ampio compendio di vocaboli e colorite espressioni che non dobbiamo dimenticare.
Payot 1951, In-8 broché. 231 pages. Bon état.
br. Questo dizionario sentimentale esibisce la destrezza da giocoliere del suo autore che lancia parole, le fa volteggiare e le riacchiappa come fossero cerchi o clave, passando dall'una all'altra senza attendere che gli si facciano domande. Per Gaetano Basile l'ironia è spontanea come uno starnuto.
ill., br. Questo libro, con un fine esclusivamente divulgativo e non tecnico, si prefigge la volontà e la passione di trasmettere e far conoscere la realtà dialettale del piccolo borgo di Vagli Sopra. Nonostante il declino dei dialetti a partire dalla seconda metà del novecento, la loro esistenza continua a rappresentare tuttora un inestinguibile patrimonio storico, culturale e sociale. Questo testo non aspira ad essere null'altro che un breve e basilare approfondimento del dialetto Vaglino osservandone gli aspetti storici e linguistici a qualunque livello (fonologico, morfologico, sintattico etc) in aggiunta ad alcune osservazioni linguistiche ritenute dall'autore di rilevante interesse ed importanza per il lettore. Il fine unico ed ultimo dell'autore è quello di "lasciar traccia" di questo idioma alle future generazioni, nonché la tutela e la custodia di questo singolare ed atipico dialetto cui lo stesso scrivente è parlante nativo.
in-8°, 205 pages, broche, couverture illustree plast. Bel exemplaire. [CA-4]
br. Comparando per affinità logiche e foniche una serie imponente di termini della Corsica, della Sardegna e della Sicilia, l'autore rimette con forza, al centro della discussione, la questione del Mediterraneo e degli scambi linguistici che da sempre lo hanno caratterizzato. Prefazione di Gian Carlo Tusceri. Con un intervento di Quintino Mossa. Contributi di: Piero Bardanzellu, Jacques Fusina, Fabritziu Dettori.
Broch?. 153 pages. D?fra?chi. Manques ? la couverture.