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16°, mm 205x145, pp. 168, (4), brossura editoriale a due colori, titoli al piatto e al dorso, ottimo esemplare, ex-libris al contropiatto. Seconda edizione, 1100 esemplari, nostro n.711.
8°, mm 220x145, pp. 322, brossura editoriale, eccellente stato di conservazione, ex libris applicato al contropiatto, fogli ancora chiusi. A cura di Giovanni Ferri, seconda edizione riveduta e aggiornata da Santino Caramella, collezione "Biblioteca degli Scrittori d'Italia" n. 69.
In-8°, cm 21, pp. XII, 110, con una carta geografica. Brossura editoriale con titoli in rosso e nero al piatto. Due piccole mancanze al margine esterno della copertina, generale ingiallitura esterna e qualche fioritura nel testo, nell'insieme ben conservato. Collana Manuali di filologia e storia. Prima edizione.
In 8°, cop. edit. ill., pp. 254,(2); timbretto "campione gratuito" all'occhietto, per il resto ottimo es.. (a007)
A cura di Eridano Bazzarelli. Sottolineate a matita quindici pagine<br/>Collana SAGGI DI ESTETICA E DI POETICA 17<br/>Legatura brossura con bandelle<br/>Formato Ottavo<br/>Num Pagine 361<br/>Prima Edizione
8°, cm 24, pp. 143, brossura editoriale con titoli in rosso e nero al piatto. Lieve scoloritura all'esterno, peraltro volume in ottimo stato di conservazione. Prima edizione.
pp. 231, in 8°, bross.
1993100134557Cornell University Press 1993 400 pages 15 2x23x2 4cm. 1993. Broché. 400 pages.
22 cm, pp. 223, brossura editoriale, titolo al piatto e dorso, collana: Saggi. Fascetta editoriale e scheda bibliografica allegate, esemplare molto ben conservato.
br. Il volume è una nuova edizione dei "Problemi di linguistica generale" (1966-1974), testo che raccoglie il pensiero di Émile Benveniste, erede di Saussure e pioniere della svolta testuale in campo linguistico e semiotico del XX secolo. Con una traduzione riveduta, gli articoli proposti si soffermano sulla ricerca di Benveniste nell'ambito dei segni e dei linguaggi: dagli studi antropologici del lessico culturale indoeuropeo alla sua originale e indipendente teoria della semiotica contemporanea. È infatti la definizione dell'istanza della enunciazione, che pone al centro dell'attività linguistica la presenza e l'esperienza del soggetto parlante e le modalità con cui si appropria della lingua in un rapporto dialogico, uno dei principali contributi del linguista: solo nel linguaggio e attraverso il linguaggio si può trovare l'espressione della soggettività dell'individuo, poiché solo nel codice verbale ci sono i segni con cui l'individuo si appropria del linguaggio attraverso la manifestazione dell'enunciazione. Il volume contiene anche due scritti di Benveniste inediti in italiano: sull'espressione indoeuropea dell'eternità e sulla terminologia del sacro e del profano.
brossura La semiotica offre strumenti pratici estremamente efficaci nella ricerca strategica, per orientare le scelte di comunicazione e il posizionamento di un brand, fino ad assumere un ruolo cruciale nella creazione di nuovi prodotti e nella lettura dell'evoluzione di un mercato. Superando le diffidenze e i pregiudizi che la circondano, questo testo ne mostra l'estrema concretezza, la "presa diretta" sul mercato che si esprime attraverso la capacità di leggere i modelli di consumo e di comunicazione di un settore. Il testo è pensato per Case Histories - tutti casi reali tratti dall'esperienza di ricerca dell'autrice; gli ambiti e le aziende coinvolte sono assai differenti, per dimostrare come l'applicazione del metodo semiotico sia trasversale ai settori e alla tipologia d'impresa. Mostrando il "meccanismo" della pratica semiotica, il testo illustra come, partendo dall'analisi di una questione specifica, la risposta arriva sempre da uno sguardo d'insieme, da un'analisi capace di ricostruire la "logica" del sistema in cui un brand o un prodotto si muovono, per decodificare il linguaggio di un settore e le sue "narrazioni" così da offrire indicazioni strategiche concrete. Per queste caratteristiche il volume è pensato per introdurre il lettore, studente o professionista del marketing, alla pratica semiotica e comprendere come utilizzarla per orientare e governare le strategie di comunicazione aziendali.
TESTI DI CLAUDIO STRINATI LAURA CHERUBINI ALESSANDRO MASI 8 - 27 APRILE 1999 DIAGONALE 1998 85 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO, VOLUME INTONSO
pp. 207, cm 23, brossura.
brossura Conoscere il mondo, conoscere il reale, conoscere attraverso la percezione e l'invenzione di immagini vuol dire entrare in contatto con una gran quantità di informazioni. In questo libro si parla del modo in cui il pensiero produce immagini, e per conseguenza l'immagine produce pensiero, e del modo in cui noi tutti, e non solo i filosofi, adoperiamo immagini per spiegarci qualcosa, e arriviamo a chiederci: che cosa è concretamente un'immagine? Muovendosi tra semiotica e filosofia, Luigi Tassoni considera l'immagine come qualcosa di presente e reale, e si serve per spiegarlo di alcuni personaggi chiave (lo straniero, l'uomo felice, il bugiardo, il lettore, il guardante), e di alcune figure esemplari nello specifico percorso, da Agostino a Derrida, passando per numerosi altri creatori e indagatori di immagini. A tutti, alle loro opere, pone delle domande cruciali sul contributo concreto per la comprensione delle immagini e dell'uso che ne facciamo, e su come possiamo imparare a riconoscere davvero un'immagine, a capire come è fatta e come possiamo farla parlare.
brossura La fotografia, tecnologia che sembra votata alla riproduzione della realtà materiale, è un possibile oggetto di studio per i filosofi? Dall'altro lato la filosofia, indagine preliminare su qualunque campo del ragionamento, è un passaggio obbligato per l'operatività dei fotografi in quanto artisti? In questo volume provano a rispondere una serie di studiosi italiani di varia provenienza disciplinare, a cui si aggiungono due figure sconfinanti: Georges Didi-Huberman, filosofo che ha impugnato la macchina fotografica per illustrare il suo libro Scorze e Joan Fontcuberta, fotografo che alla sua attività artistica ha sempre unito la riflessione teorica sull'immagine digitale. Ne viene fuori un primo tracciato storico sulle suggestioni che la fotografia ha fornito al pensiero di alcuni grandi filosofi della modernità occidentale (fra cui Peirce, Saussure, Wittgenstein e Freud) ma anche sul debito che alcuni grandi fotografi del Novecento hanno contratto con la tradizione filosofica (ad esempio il legame tra Luigi Ghirri e Giordano Bruno). Un tentativo di contestare l'idea di Günther Anders che "fotografare e filosofare sembrano escludersi a vicenda".
brossura La fotografia, tecnologia che sembra votata alla riproduzione della realtà materiale, è un possibile oggetto di studio per i filosofi? Dall'altro lato la filosofia, indagine preliminare su qualunque campo del ragionamento, è un passaggio obbligato per l'operatività dei fotografi in quanto artisti? In questo volume provano a rispondere una serie di studiosi italiani di varia provenienza disciplinare, a cui si aggiungono due figure sconfinanti: Georges Didi-Huberman, filosofo che ha impugnato la macchina fotografica per illustrare il suo libro Scorze e Joan Fontcuberta, fotografo che alla sua attività artistica ha sempre unito la riflessione teorica sull'immagine digitale. Ne viene fuori un primo tracciato storico sulle suggestioni che la fotografia ha fornito al pensiero di alcuni grandi filosofi della modernità occidentale (fra cui Peirce, Saussure, Wittgenstein e Freud) ma anche sul debito che alcuni grandi fotografi del Novecento hanno contratto con la tradizione filosofica (ad esempio il legame tra Luigi Ghirri e Giordano Bruno). Un tentativo di contestare l'idea di Günther Anders che "fotografare e filosofare sembrano escludersi a vicenda".
br. Gli artefatti comunicativi di cui ci si avvale per far circolare informazioni, dati, merci e servizi contribuiscono troppo spesso a creare disuguaglianze di genere, diffondendo immagini e rappresentazioni ipersemplificate della realtà che influenzano il pensiero collettivo, rispetto a uomini e donne e ai rapporti tra essi. Attraverso "l'idioletto di genere" gli artefatti vengono accorpati e divengono parte di un gruppo che parla il medesimo linguaggio producendo così un confine. E in questo rapporto di inclusione-esclusione si gioca la relazione tra cose, mondi e genere. Si affermano i modelli della rappresentazione, secondo un principio di separazione tra maschile e femminile, in cui il maschile è norma includente il mondo mentre il femminile è scarto da essa. Le relazioni tra design della comunicazione e androcentrismo, tra cultura della parità e mondo della rappresentazione vengono indagate per isolare gli elementi stereotipici di cui si nutrono tanto la nostra cultura quanto la nostra quotidianità. L'idioletto di genere ha la funzione di etichettare gli artefatti comunicativi, di renderli comprensibili (e dunque riconoscibili), di accorparli facendoli divenire parte di un gruppo che condivide il medesimo linguaggio. Al contempo produce un confine, determinando cosa è compreso e cosa rimane all'esterno del perimetro che traccia. In questo rapporto di inclusione-esclusione si gioca la costruzione della relazione tra cose, mondi e genere. In questo passaggio si affermano non solo i modi della rappresentazione, ma anche i modelli che essi richiamano. Dove il principio di separazione indica la divisione tra maschile e femminile come principi opposti, mentre quello di gerarchia considera il maschile come norma includente il mondo e il femminile come scarto da essa. Il testo si interroga sui modi in cui il design della comunicazione sostiene il potere dell'androcentrismo, sulle relazioni tra cultura della parità e sul mondo della rappresentazione che andiamo a costruire. Attraverso la lettura di alcuni artefatti comunicativi viene analizzato il mondo delle immagini e fatti emergere gli elementi costitutivi di una memoria visiva di cui si nutrono tanto la nostra cultura quanto la nostra quotidianità; sino ad arrivare a cogliere la persistenza di quei motivi iconografici stereotipici che si ripropongono con carattere di ricorrenza e con modalità inalterate nelle situazioni spazio-temporali più diverse.
br. Il volume propone molteplici percorsi nei prodotti mediali contemporanei tra film e serie televisive, trailer e web partecipativo, opere di videoarte. Teorie e metodologie della sociosemiotica dei media sono declinate come semiotica del sensibile e dell'esperienza, soffermandosi in particolare sulle figure legate alle corporeità e agli oggetti tecnologici. Vengono indagate, ad esempio, le trasformazioni narrative e discorsive portate nei film dai telefoni cellulari, o le invenzioni figurative degli oggetti che popolano i film di fantascienza. La sociosemiotica dei media diventa uno strumento per analizzare le "passioni sensibili" del contagio e dell'abitudine nella letteratura e nel cinema, oppure i regimi percettivi alterati nei racconti delle esperienze tossiche. Le analisi dei trailer cinematografici si aprono alle pratiche ludiche della rete e alle forme ibride di remix e fake trailer, accanto alle complesse saghe intermediali del "Cremaster Cycle" di Matthew Barney, o, invece, a serialità più canoniche come la prima stagione del "Dr. House". Narratività, sensorialità e passioni, corpi e oggetti, entrano così a far parte di più ampi regimi di senso, e di logiche del sensibile, che intessono le diverse testualità del cinema e dei media dell'era digitale.
ill., br. "Le avventure di Pinocchio" di Collodi è un testo esemplare. Manifesta un'inesauribile vitalità e una straordinaria capacità di rigenerazione: continuamente riproposto in innumerevoli traduzioni, riduzioni, rielaborazioni creative in altri linguaggi (come il cinema o il teatro, l'illustrazione o la pittura, i prodotti mediali), è anche all'origine di molte e autorevoli letture critiche, che non ne esauriscono i motivi di interesse e le possibilità di scoperta. Gli autori dei saggi raccolti in questo volume da un lato si propongono di cogliere, con rinnovati strumenti di analisi, le radici testuali di tanta fortuna e produttività. D'altro canto esplorano versioni, letture, rielaborazioni anche poco note, nell'ipotesi che nel loro insieme costituiscano un vero e proprio complesso mitico. Arricchisce il libro il celebre tautogramma "Povero Pinocchio", del laboratorio di scrittura di Umberto Eco.
br. II linguaggio differenzia e rende unica la specie umana rispetto alle altre specie animali o invece, inteso in un senso più ampio come capacità di comunicazione, accomuna in qualche modo tutte le specie animali? Attraverso un'ampia introduzione storica e una scelta di testi antichi e moderni, da Aristotele a Chomsky, accuratamente presentati e commentati, questo libro ricostruisce il dibattito che accompagna la scoperta e lo studio dell'animal loquens.
brossura Questo libro non parla di semiotica, non esamina le sue basi scientifiche, non ne illustra le teorie né discute degli autori che le hanno formulate. Il suo obiettivo semmai è quello di parlare la semiotica, farne cioè una lingua con cui articolare un discorso sul mondo, su ciò che ci circonda e, dunque, sui fatti umani e sociali che ci toccano. Quando questo accade si passa dalla semiotica alla sociosemiotica. Ed è allora che tecnologie, fotografie, pubblicità, cibo, libri e perfino un artefatto complesso come Ikea si rivelano parte di quell'unico "grande sistema" che è la semiosfera. Ricostruirla, allora, non significa andare a caccia dei significati più o meno oscuri che si celano dietro i più diversi segni, ma cogliere i processi di significazione che fanno sì che i segni possano esistere, facendo di un oggetto un soggetto in grado di comunicare.
brossura Questo libro non parla di semiotica, non esamina le sue basi scientifiche, non ne illustra le teorie né discute degli autori che le hanno formulate. Il suo obiettivo semmai è quello di parlare la semiotica, farne cioè una lingua con cui articolare un discorso sul mondo, su ciò che ci circonda e, dunque, sui fatti umani e sociali che ci toccano. Quando questo accade si passa dalla semiotica alla sociosemiotica. Ed è allora che tecnologie, fotografie, pubblicità, cibo, libri e perfino un artefatto complesso come Ikea si rivelano parte di quell'unico "grande sistema" che è la semiosfera. Ricostruirla, allora, non significa andare a caccia dei significati più o meno oscuri che si celano dietro i più diversi segni, ma cogliere i processi di significazione che fanno sì che i segni possano esistere, facendo di un oggetto un soggetto in grado di comunicare.
ill., br. Le figure della retorica sono moltissime, usate per un'efficace comunicazione verbale o scritta. Ognuno di noi è tempestato da un'infinità di messaggi, in particolare pubblicitari e politici, che uniscono un discorso retorico a un'immagine con lo scopo di persuadere il destinatario delle buone ragioni dell'emittente. La simbiosi di immagine e parola non è affatto una novità e l'arte e la poesia da tempo ne hanno fatto un uso sapiente. La prima parte di questo trattato propone al lettore la decifrazione del funzionamento della moderna informazione verbo-visuale. Nella seconda parte la retorica delle immagini è esaminata come discorso narrativo nelle sue due principali forme: l'inventio e la dispositivo, che diventano particolarmente avvincenti soprattutto nel genere poliziesco e nelle sue sotto varianti, il romanzo giallo e il noir. Di questi due tipi l'autore ne chiarisce lo stile con molti esempi, allestendo un vero e proprio manuale di ordinamento narrativo, utile a chi intende avventurarsi per la stesura di un racconto che ha l'ambizione di descrivere il crimine quotidiano.