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pp. 174, cm 21x14, brossura, Il Campo semiotico.
In-8 (Cm 21,5 x 13,5), pp. 117, brossura editoriale Collana Studi Bompiani, il campo semiotico, a cura di Umberto Eco. OTTIMO
8°, BROSSURA ARANCIONE TITOLATA IN NERO E BIANCO (LIEVI SEGNI), PG. XI (1) 163 (1), BUONO STATO, PRIMA EDIZIONE. (C)
8°, BROSSURA, PG. 146 (8). PRIMA EDIZIONE.
pp. 148, cm 21x14, brossura, Il Campo semiotico.
Minuit, Propositions, 1988, 253 pp., broché, pli de lecture sur le dos, état très correct.
ill., br. Quali sono i meccanismi che ci fanno amare il mondo narrativo di un romanzo o di un film? Quali dispositivi catturano la nostra attenzione e ci portano a desiderare che quel racconto non abbia mai fine? Il libro indaga il funzionamento della narrazione, ne esplora i procedimenti di base, per comprendere come possa avere determinati effetti su di noi, così forti da generare anche forme di dipendenza. Tenendo sempre al centro dell'attenzione l'efficacia della narrazione e dei suoi meccanismi, si analizzano molti esempi tratti da diverse forme di espressione narrativa, dalla letteratura al cinema, ai comics e alla serialità televisiva e ci si chiede di volta in volta: che cosa fa questa narrazione? Come agisce su di noi? Perché accettiamo personaggi ed eventi completamente alieni dalla nostra vita quotidiana?
br. Il volume è una nuova edizione dei "Problemi di linguistica generale" (1966-1974), testo che raccoglie il pensiero di Émile Benveniste, erede di Saussure e pioniere della svolta testuale in campo linguistico e semiotico del XX secolo. Con una traduzione riveduta, gli articoli proposti si soffermano sulla ricerca di Benveniste nell'ambito dei segni e dei linguaggi: dagli studi antropologici del lessico culturale indoeuropeo alla sua originale e indipendente teoria della semiotica contemporanea. È infatti la definizione dell'istanza della enunciazione, che pone al centro dell'attività linguistica la presenza e l'esperienza del soggetto parlante e le modalità con cui si appropria della lingua in un rapporto dialogico, uno dei principali contributi del linguista: solo nel linguaggio e attraverso il linguaggio si può trovare l'espressione della soggettività dell'individuo, poiché solo nel codice verbale ci sono i segni con cui l'individuo si appropria del linguaggio attraverso la manifestazione dell'enunciazione. Il volume contiene anche due scritti di Benveniste inediti in italiano: sull'espressione indoeuropea dell'eternità e sulla terminologia del sacro e del profano.
21130Gallimard. Coll. TEL, 2011 et 2012. Deux volumes in-12° brochés de 356 et 288 pp.
415pp., 24cm., 3e éd., br., 2 cachets, traces d'usage, texte en bon état, R70148
1976R70148Paris, Cerf 1976 415pp., 24cm., 3e éd., br., 2 cachets, traces d'usage, texte en bon état, R70148
a cura di Bruno Latour, introduzione di Paolo Fabbri
Einaudi, Torino, Pubblicazione settimanale, 2 gennaio 1975. Nuovo Politecnico 66. In 8vo piccolo lungo, pp. 66, bross. edit. Modeste imperfezioni di copertina, molto buono l'interno. .
br. L'ascolto dà al suono un corpo sensibile da esplorare, perché vi si possa ritrovare tracce di spazio e di tempo, indizi di esperienze vissute, ritmi, consonanze, e segni da decifrare. L'ascolto mette in comunicazione due soggetti, li assicura di esistere l'uno per l'altro, e poi concede loro di sondare oltre la grana della voce i segreti del cuore. "Ascolto" è un testo (spesso citato, ma raramente letto) che Roland Barthes scrisse nel 1976, quattro anni prima della morte, in collaborazione con Roland Havas. Un piccolo saggio in cui si affronta la pratica dell'ascoltare in tutte le sue accezioni, sullo sfondo del vivere quotidiano, della religione, delle arti e degli studi letterari. Poche pagine importanti e ancora attuali, dove la semiologia incontra l'estetica e la psicanalisi, aprendosi alla ricerca dei rapporti fra senso, potere e desiderio. Introduzione di Stefano Jacoviello.
Seuil, Points Sciences Humaines, 1984, 180 p., poche, état très correct.
Seuil, Tel Quel, 1966, édition originale sur papier ordinaire, 79 pp., broché, passages signalés au stylo, couverture un peu défraîchie, état correct.
ill. "Perché il Giappone? perché è il Paese della scrittura: fra tutti i Paesi conosciuti, è in Giappone che ho incontrato la pratica del segno più vicina alle mie convinzioni". Dice Barthes a proposito di quest'opera, al tempo stesso notazione di viaggio (ma agli antipodi delle cronache del letterato) e perlustrazione entro un intero sistema di vita. "Il luogo dei segni non è cercato negli aspetti istituzionali ma nella città, nel negozio, nel teatro, nella cortesia, nei giardini, nella violenza. Ci si occupa di alcuni gesti ricorda ancora l'autore - di alcuni cibi, di alcune poesie; ma soprattutto di volti, di occhi e di pennelli con cui si può scrivere, ma non dipingere, il tutto".
br. La banalità è il nostro nuovo demone. È da quest'ultima che vogliamo rifuggire, come dalla noia, ma è questa stessa fuga a renderci sempre più banali (e noiosi, e annoiati). Per i luoghi comuni proviamo esplicite repulsioni e recondite attrazioni, la nostra idea di successo è che tutti notino come siamo bravi a svincolarci, almeno momentaneamente, da essi. In queste pagine Bartezzaghi si arrischia a seguire due convinzioni. La prima è che abbiamo sbagliato spauracchio e che convenga invece cercare di "avere un buon rapporto" (come oggi si dice) con la banalità, nostra e altrui. Come accade con le persone, per "avere un buon rapporto" con qualcuno occorre guardarlo in faccia, conoscerlo, rivolgersi a lui con schiettezza. Dobbiamo farci amica la banalità. La seconda convinzione è che i social network oggi sono un ambiente particolarmente adatto a farcela guardare in faccia e a conoscerla.
ill., br. Presente da quasi un secolo su tutti i giornali del mondo, assente da qualsiasi storia del giornalismo, del costume, della lingua, il cruciverba è l'inavvertito elefante che siede nel salotto della comunicazione del Novecento. Molti lo ritengono più antico di quello che è: eppure non poteva che nascere nella New York degli anni Dieci, contemporaneamente a tutto ciò che ha costituito l'orizzonte del moderno, dalla catena di montaggio al cubismo, dal giornalismo dei reportage alla musica jazz. Vuoto, il cruciverba è una griglia ortogonale di caselle; pieno, è un caleidoscopio alfabetico in cui si frammentano e si ricompongono le parole della lingua e i nomi del mondo, dando la possibilità ai lettori di verificare le proprie conoscenze in una sfida con se stessi, circoscritta a una percorrenza in metropolitana o a una sosta in poltrona durante il weekend. La storia del cruciverba è un romanzo. I suoi personaggi sono tutti straordinariamente eccentrici (e apparentemente tutti "normali"), i suoi dialoghi collegano definizioni indiziarie e soluzioni congetturali, la sua ambientazione è la metropoli, con i suoi giornali, i suoi grattacieli, i suoi mezzi di trasporto.
br. Non c'è lingua e non c'è epoca in cui non si sia giocato con le parole: troviamo giochi di parole nei testi più solenni di religioni, letterature, filosofie. Sono una dimensione comune a tutti: dagli analfabeti ai premi Nobel. Ed è proprio dalla classicità e dal folklore che la cultura di massa ha ripescato le più curiose ed enigmatiche combinazioni linguistiche per adattarle alla contemporaneità. Dall'enigmistica alla pubblicità, dalla satira ai tweet, la lingua mette in gioco le parole in modo che ci avvincano ancora prima che convincerci. In queste pagine Stefano Bartezzaghi ci spiega la natura di queste scintille dell'intelligenza e ci invita ad appropriarcene.
31 0x230 mm, pp. XXIV, 379, (1), incisione allegorica al frontespizio, carta dell'Italia tenuta da due putti con sullo sfondo la cirra di Modena. iniziali e finalini decorati, legatura coeva in cartoncino rustico, senza il dorso. L'esemplare è molto buono, fresco e con barbe. Interessante opera in cui si affermano le origini celtiche della lingua italica
8°, pp. 56, testo su due colonne, brossura editoriale, titolo al piatto, Estratto dal dizionario epigrafico di antichità romane. Nel testo è espresso il significato delle parole e le più note epigrafi dove si trovano. Esemplare molto buono
ill., br. La semiotica del fumetto è un campo ancora scarsamente esplorato. Il libro pone le basi di questa disciplina partendo dalle nozioni classiche della semiotica, come enunciazione e narratività, per comprendere il senso specifico del raccontare a fumetti, anche per analogia e contrapposizione con cinema e romanzo. Esplora poi le specificità grafiche del fumetto, nella sua peculiare interazione tra immagine e scrittura. E conclude con la costruzione del ritmo e la gestione dell'attenzione del lettore, e le tecniche di conduzione delle tensioni narrative, comuni a tutti i tipi di narrazione e tuttavia operativamente diverse caso per caso. Il volume - rivolto a lettori consapevoli e agli specialisti - affronta nella maniera più semplice problemi particolarmente complessi, affiancando una teoria del testo a fumetti alle teorie, già esistenti, del cinema, del romanzo, del testo poetico.