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20054397Tübingen: Narr, 2005. 337 S., gebundene Ausgabe.
1933199533-1Köln, Bachem 1933. Gr.8°. 69 S. Original-Kartonband
191251358Inselverlags 1912. Soft cover. Fair. Large softcover with excellent pages and fair exterior edges worn and torn. The following information appears: "Fest am Hofe von Ferrara 20. Februar. 1912" "Als Faksimile gedruckt und mit der Hand verziert in der Koniglichen Akademie fur graph. Kunste u.Buchgewerbe zu Leipzig 94" "Diese Sonette schrieb LUISE RUDOLPH mit gutiger Erlaubnis des INSELVERLAGS aus dem Buche: FRANCESCO PETRARCA SONETTE ausgewahlt und ubertragen von Bettina Jacobson." There are eight pages in German calligraphy bound by blue string. 3oz <br/> <br/> Inselverlags paperback
19892080502107001112Iwanamishoten 1989. Soft Cover. Fine. Number of pages: 306p Size: 15cm Iwanamishoten paperback
19962111902158301333Iwanami Bunko Red 712-1 1996. Soft Cover. Fine. Number of pages: 306 p Size: Size cm: 15 x 10.5 x 1.5 Number of books: 1 Iwanami Bunko Red 712-1 paperback
2003b24017Edizioni Bandecchi & Vivaldi 2003-01-01. Paperback. Like New. Book is in excellent condition text is unmarked and pages are tight. Edizioni Bandecchi & Vivaldi paperback
In 8°, pp. 132 con 4 tav. su carta patinata f.t. Bross. Edit. Timbri sparsi.
CL 20-0215-9 p.412
ill., br. Questo volume raccoglie gli interventi presentati alle Giornate di studio tenute presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'università di Roma Tre nei giorni 11 e 12 marzo 2014, e dedicate alle pratiche e alle rappresentazioni della lettura nelle opere di Petrarca. Gli interventi, presentati a un nutrito pubblico comprendente molti specialisti della materia, sono stati sottoposti in seguito a un processo di revisione precedente alla pubblicazione in questo volume. Il punto di partenza dell'incontro e dei saggi qui raccolti consiste nel fatto che molti - e di grande qualità - sono gli studi sulla biblioteca e i singoli libri di Petrarca, studi che da soli costituiscono una branca specifica dell'interesse per l'autore. Ne sono state indagate, ininterrottamente dagli albori degli studi petrarcheschi a tempi assai recenti, le liste di libri, le postille, le modalità di acquisto dei codici, il rapporto intertestuale tra le sue opere e quelle degli autori, soprattutto classici, da lui letti e memorizzati, i margini dei libri. Dai pionieristici studi di Pierre de Nolhac e di Berthold Louis Ullman, per citare solo i primi che si sono occupati degli aspetti materiali della biblioteca di Petrarca, passando per quelli di Giuseppe Biilanovich, Michele Feo, Vincenzo Fera, Silvia Rizzo e della generazione di studiosi che da questi è stata formata, senza dimenticare gli importanti contributi di Francisco Rico sulla peculiare lettura di Agostino da parte di Petrarca, fino alle recenti edizioni dei postillati petrarcheschi più importanti, si può affermare che non ci sia traccia lasciata dal calamo di Petrarca nei margini dei suoi libri che non abbia ricevuto la debita attenzione (anche se molto resta ancora da pubblicare nella sua integrità). Alla luce di questi lavori, tuttavia, risulta piuttosto sorprendente che non appaia altrettanto articolato l'interesse per Petrarca nella storia della lettura, dato che questo tipo di studi ha goduto di grande fortuna negli ultimi decenni. Si registrano, in anni recenti, alcuni interventi di Brian Stock sulla lectio spiritualis, di matrice agostiniana, attuata da Petrarca nel Secretum (più avanti citati in diversi contributi), o le indagini di un paleografo avvertito come Armando Petrucci, che ha riflettuto sulla particolare giunzione tra le scrittura e la lettura di Petrarca, e la sua matrice notarile.
br. Tra gli auctores peculiares di Francesco Petrarca un ruolo di primo piano rivestono Lucio Anneo Seneca e Gaio Svetonio Tranquillo. «Seneca autem tragedias [texuit], que apud poetas profecto vel primum vel primo proximum locum tenent», «[Svetonius] Tranquillus, auctor certissimus»: queste citazioni, tratte rispettivamente da Fam. IV 16, 9 e Gest. Ces. 14, sono un riflesso dell'attento dialogo intrattenuto da Petrarca con le opere dei due autori, prima corredate sui manoscritti in suo possesso di postille e segni d'attenzione a guisa di vere e proprie biblioteche ai margini del testo, poi rievocate a più riprese negli scritti latini e volgari. Qui Petrarca, tessendo le sue parole assieme alle voci dei due magni auctores, creò pagine di mirabile modernità, alcune inerenti la sua personale historia, altre incentrate su riflessioni filosofiche ed estetiche di valenza universale, altre ancora dedicate alla formulazione di giudizi sulle vicende del passato e sulla politica del presente.
In perfetto stato
In-8° pp. 171, bross. edit.
In 8° grande, broch. edit. con difetti, ritratto del Petrarca sul piatto post., pp 74 e tavola protetta da velina f.t. Edizione di soli 300 es. f.c.
in-4, pp. 73, leg. cart. edit. Con una tav. con inc. lit. al fine raff. la pietra tombale del fratello Guido, arcivescovo della Liguria. Saggio composto in occasione del V Centenario della morte del Petrarca in cui si tratta della vita e delle opere. L’A. (Finalbergo 1821 - Genova 1889) fu letterato e giornalista di gran fama: collaborò per molti anni all’Espero, giornale di letteratura, scienze, belle arti, teatro, varietà e fu tra i protagonisti della battaglia democratica di Genova. Ediz. num. di 300 esempl. Intonso. [119-2]
in-4, pp. 73, bross. edit. Con una tav. al fine raff. la lapide tombale di Guido Scetten che fu col Petrarca a Montpellier. [136-7]
In 8 grande, pp. 73 con una tav. f.t. in lit. Danni rip. al d. Br. ed. Edizione di 300 esemplari non messa in commercio. Pubblicazione edita in occasione del quinto centenario della morte di Petrarca. Celesia indaga il rapporto che lo scrittore ebbe con la citta' di Genova e scrive: 'Petrarca visito' piu' volte la metropoli della Liguria, e spesso il nome di Genova ricorre nell'opere sue. Noi troviam scritta da questa citta' il 29 novembre 1347 una sua lettera a Cola di Rienzo...'. Ferrazzi, p. 27.
Autori: Giuseppe Billanovich.
pp. 207, cm 20x12, bross., BUR
In 8, pp.36. Br. ed. ill. che raffigura la casa del Petrarca con tracce d'umido. Il testo si compone quasi esclusivamente di poesie e canzoni in onore del Petrarca: Incontro di Petrarca con Laura - Le rime amorose - Petrarca alla ricerca di libri antichi - Gloria ed amore - L'anniversario del VI Aprile - I canti politici - Petrarca in Venezia - Padova e Petrarca - eccc..
cm. 17 x 24, 192 pp. Biblioteca di ?Lettere italiane? - Studi e testi 365 gr. 192 p.
In 16°, brossura editoriale, pp. 200, collana "SC/10 82", prima ed. nella collana, nota di possesso al frontesp., per il resto copia molto buona. (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata - piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
Curatori: G. Frasso, G. Velli, M. Vitale.
br. Pochi sanno che Mario Pomilio negli anni giovanili intraprese la carriera accademica. Allievo della Normale di Pisa, dove si era laureato con una tesi su Pirandello, fu borsista a Bruxelles e a Parigi, dove tra il 1950 e il 1952 si dedicò a un'ambiziosa ricerca sull'estetica del furor e sulla natura divina dell'ispirazione poetica dal Medioevo all'età moderna. All'interno di questo vasto progetto nacque lo studio su Petrarca che qui si pubblica: non del tutto rifinito, ma ampio e solido, raggiunse la misura di una robusta monografia. Negli scritti latini Petrarca realizzò un'originale sintesi di valori classici e cristiani, conciliando Cicerone con Lattanzio: la poesia, prima riduttivamente intesa come ornamentazione retorica, diventava così strumento privilegiato per svelare la verità e accedere a una superiore sapienza. Polemizzando con lo scientismo tomista e la cultura monastica, che attribuivano alle lettere una funzione ancillare, Petrarca proclamava la dignità etica e la potenza speculativa della poesia, inaugurando precocemente la luminosa stagione dell'umanesimo cristiano. Il saggio rimase inedito, ma la riflessione sull'estetica petrarchesca, e più in generale sul senso della letteratura e sulla sua intrinseca serietà, fu determinante nella "conversione" di Pomilio: fu anche in virtù di questa esperienza che egli riconobbe la propria vocazione, nascendo a se stesso come scrittore senza dismettere mai l'abito dello studioso e del pensatore.