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br. Pochi sono i testi filosofici in grado di cogliere le grandi svolte epocali. Questo saggio che Friedrich Schlegel pubblica nel 1797 con il chiaro intento di dare una svolta decisiva alla celebre querelle des Anciens et des Moderne, è senza dubbio una di queste. Neanche il ritardo sopravvenuto alla sua pubblicazione, che gli impedisce di uscire prima del celeberrimo saggio di Schiller "Sulla poesia ingenua e sentimentale", lo privano di questo importante significato. Con il testo del giovane Schlegel si inaugura infatti una nuova querelle, quella che chiama in causa la legittimità e l'autonomia stessa della modernità estetica e che definisce la paradossalità del nuovo compito che essa ci impone, cioè quello di riconquistare un'origine collocata nel futuro. "Se il presente non va paragonato all'antico ma avvalorato nella sua autonomia - ecco che anche il suo volto conflittuale e lacerato può far mostra di sé al mondo senza timore di venir disconosciuto o, peggio ancora, respinto. Lo stato conflittuale del presente in contrasto con l'armonia che domina l'antico schiude così la via a una a un'autoriflessione storica dell'estetica".
br. «L'angoscia della caducità è il vero punto di partenza di Schiller. Nulla è più terribile della rappresentazione della morte, dell'impossibilità di fissare per sempre la pienezza dell'essere. «Anche il bello deve morire!» è la solenne esclamazione iniziale di una delle sue più compiute composizioni liriche, la «Nänie». E la morte è anche il tema ricorrente di questi tre saggi sul sublime e sul patetico. Privata di questa sua tragica dimensione, la cultura estetica rischia di diventare una cultura della menzogna, un occultamento della caducità dell'esistenza e delle sue forme. Il sublime deve quindi «accompagnarsi al bello», nel senso di esprimere la sua più profonda e tragica dimensione, rivelando il caos che si cela dietro l'armonia e la razionalità delle forme, l'orrore della caducità; mentre la cultura della mera bellezza è denunciata come mistificazione, come cultura della décadence. Il sentimento del sublime è dunque un gesto di rinuncia: di riconoscimento dei limiti della soggettività; ma è anche un gesto di utopia: di fondazione del proprio essere nel mondo. La tragicità dell'esistente, i limiti del sensibile (dell'intelletto) si rovesciano continuamente nel sentimento del sublime in valore, nella percezione dell'infinità della natura razionale dell'uomo.» (Dallo scritto di Luigi Reitani)
br. Questo libro presenta in traduzione italiana tre scritti risalenti agli anni 1780-1786: le due dissertazioni "Filosofia della fisiologia" e "Saggio sul rapporto tra natura animale e natura spirituale dell'uomo" e il saggio epistolare "Dialoghi filosofici", che riflette le posizioni metafisiche del giovane Schiller nel quadro del dibattito illuministico tra materialismo e spiritualismo.
br. Vengono qui tradotte in lingua italiana in forma integrale le lettere che Schiller inviò tra gennaio e febbraio 1793 all'amico Körner con l'intento di raccogliere e discutere le idee per il progettato dialogo "Kallias o della bellezza: opera che mai, però, vide la luce. Esse accompagnano il lettore nel tormentato e ambizioso progetto schilleriano di presentare "quel concetto oggettivo del bello, di cui Kant dispera". La loro lettura si presenta, altresì, come un'adeguata introduzione al saggio "Grazia e dignità", pubblicato nello stesso anno, nel quale Schiller del resto chiaramente allude al dialogo incompiuto, laddove parla di "un'analitica del bello". "Grazia e dignità" è nella fattispecie il primo, e decisivo, dei saggi di estetica di Schiller, che molto deve alle riflessioni esposte all'amico Körner. In esso Schiller si confronta con il pensiero di Kant, ripensando e sottoponendo a sviluppi definitivi sia la prospettiva estetica della "Critica della facoltà di giudizio" sia la morale kantiana. In "Grazia e dignità" confluiscono, per trovare nuove strade e nuove aperture, tanto l'esperienza teatrale e poetica quanto i giovanili studi medici di Schiller.
br. La Rivoluzione francese e il suo tragico epilogo influenzarono essenzialmente la letteratura e la riflessione tedesche posteriori al 1789. La "serie di lettere" sull'educazione estetica scritte da Schiller nel 1793, per ringraziare il principe Friedrich Christian von Holstein-Augustenburg del sostegno ricevuto in un momento di grave difficoltà, appartengono al diffuso percorso da una prima fase di entusiasmo a una di disincanto, quando non di dichiarata avversione. Quella prima serie di lettere andò distrutta nel 1794 durante un incendio del palazzo reale di Copenaghen. Su invito del principe, Schiller scrisse un nuovo trattato sull'educazione estetica mantenendo la forma epistolare. Lo arricchì di ulteriori riflessioni ed espunse i numerosi riferimenti diretti ai tumulti rivoluzionari presenti nella prima redazione. A emergere è l'appello all'autodeterminazione e alla formazione estetico-politica, a un'educazione estetica necessaria per tentare di ripristinare l'equilibrio classico di forma e vita. Pur nella consapevolezza dell'impossibile totalizzazione degli ideali di libertà, bellezza, umanità, si trattava (e con ogni probabilità è un compito per varie ragioni ancora urgente) di provare a ricomporre realisticamente nella natura umana stessa, e mediante l'arte teatrale, l'interezza e la totalità frante. Un tentativo per far fronte al buio dei tempi e alle menti offuscate, voraci di sogni e utopie. Il saggio introduttivo ricostruisce il contesto storico-genetico dell'opera e ne discute i problemi fondamentali. Le note al testo illuminano puntualmente singoli passi e riferimenti talora solo impliciti. Le parole chiave focalizzano i termini concettuali delle argomentazioni su cui si costruisce l'intera opera. La bibliografia propone sia titoli indispensabili per la comprensione del capolavoro schilleriano sia titoli per un suo più ampio inquadramento. Il testo tedesco a fronte è quello dell'edizione canonica di riferimento dei Schillers Werke.
Due volumi in 8°, brossure editoriali, titoli al piatto ed al dorso, occhielli, frontespizi, prefazione, 646, 472 pp.. Importante seconda edizione della famosa opera filosofica del gesuita Santo Schiffini (1841-1906). Il primo volume è sulla natura corporale e l’anima razionale, mentre il secondo è sulla teologia naturale. Importante esponente della filosofia tomistica e della dottrina scolastica, Schiffini fu per lungo tempo professore di filosofia all'Università Gregoriana e pubblicò diverse opere tra cui un corso dettagliato di filosofia scolastica. Uno dei suoi studi più interessanti è l'analisi dell'influenza del volere sul credere che riporta ai principi dei pragmatisti. Opera in perfetto stato, intonsa.
br. Calcare le scene della vita. Sentire le modulazioni della diversità. Includere e non escludere. Cogliere la bellezza del contrasto. Reclamare il diritto all'unità e alla differenziazione. Ricercare la puntualità condivisa. Disporre i petali della flessibilità. Celebrare la precarietà dell'intesa e abbracciare la complessità. Chiedere cornici di senso. Rendersi disponibili alla critica alternanza. Contrapporre principi estetici. Ascoltare la rigidità e le sue molteplici risonanze. Riflettere Echo. Riflettere Narciso. Una serie di tematiche indiscutibilmente umane in un piccolo saggio stravagante, pensato per istruire alla buona riuscita di una performance, che da critica esposizione di sé diventa anche nuovo addestramento alle relazioni d'aiuto. Una condotta utile agli artisti del cambiamento, perché possano realmente imparare a desiderarlo. Prefazione Carlo Sini.
In 8°, br. edit. ill., pp. 263, (1); coll. " Cultura nuova", trad. di Aldo Audisio, buon esemplare .(za8) (La spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata - piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine) (za8)
In-8° pp. 263, bross. edit. stato di nuovo.
1888R260224907AUHUSTAE TAURINORUM EX TUPOGRAPHIA JULII SPEIRANI ET FILIORUM. 1888. In-8. Relié cuir dos-coins. Etat d'usage, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Quelques rousseurs. VIII+692+446 pages - Plats jaspés - filets dorés sur le dos - pièces de titre rouges avec filets auteur titre et tomaison dorés sur le dos - Tampons et étiquettes (dos) de bibliothèque - RELIURE VELIN - EX-LIBRIS TAMPON R.D.AUG. TRILHE - 5 PHOTOS DISPONIBLES. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
1999R100058085Le livre de poche / Librairie générale française. 1999. In-12. Broché. Bon état, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Papier jauni. 220 pages.. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
8225Paris, Ernest Flammarion ("Les meilleurs auteurs classiques"), sans date ; in-12, broché ; (4), 364 pp. , (1) f.
2000500317179Le Cherche-midi Editeur 2000 196 pages in8. 2000. Broché. 196 pages. L'Excavatrice est un roman sous forme de journal où le narrateur affirme n'avoir 'rien à dire' tout en questionnant le sens de l'existence. L'image centrale de l'excavatrice dressée dans le 'chantier' de la vie symbolise une force ambivalente qui pourrait broyer ou délivrer laissant le narrateur dans le doute
19771262491977 Dervy-Livres - Collection "Histoire et Tradition" - 1977 - In-8 broché - 181 pages
1949180097Aubier Paris, Aubier, 1949. In-12 broché de 161 pages. Collection Philosophie de l'esprit. Bon état
1988191826Ousia Ousia, 1988. In-8 broché (21 x 13,5 cm) de 331 pages. Collection "Ousia". raduction de Bruno Vancamp. Préface de Marc Richir intitulée "Sauvagerie et utopie métaphysique". Cet ouvrage rassemble les deux premières tentatives de Schelling pour rédiger son grand projet sur la temporalité et l'absolu. Dans ces textes, le philosophe rompt avec l'idéalisme abstrait pour proposer une genèse du réel, explorant le passé éternel et le déploiement de la vie divine. L'édition Ousia permet de confronter les variantes de 1811 et 1813, offrant un accès direct au laboratoire de pensée de l'auteur. La préface de Marc Richir apporte un éclairage essentiel sur la dimension utopique et politique de la métaphysique schellingienne. Cette édition est particulièrement recherchée, car elle est devenue difficile à obtenir, les titres de cette collection étant prisés par les chercheurs pour la rigueur de leur appareil critique. Trace de scotch ancien aux versos de la couverture, bon état
1964RO90000207EDITION 10/18 N°0207. 1964. In-12. Broché. Etat passable, Plats abîmés, Dos abîmé, Mouillures. 179 pages.Annoté au stylo sur les 15 premieres pages.. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
19123606Paris, Paul Leymarie, 1912 ; in-12, broché ; XXXV (35) pp., 292 pp.
2001R32013536310/18. 2001. In-12. Broché. Etat d'usage, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Intérieur acceptable. 179 pages - quelques mots soulignés au crayon à papier à l'intérieur de l'ouvrage sans conséquence su rla lecture.. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
1980190494Gallimard Gallimard, 1980. In-8 broché de 414 pages. Collection Bibliothèque de Philosophie; Petite rousseurs aux premiers et derniers feuillets, avec traces de scotch ancien au verso de la couverture sinon Bon état
1967100145150Northwestern University Press 1967 255 pages 15 3x22 8x1 5cm. 1967. Broché. 255 pages. Cet ouvrage propose une relecture de la pensée d'Edmund Husserl fondateur de la phénoménologie centrée sur son principe de recherche de la certitude qui constitue la base de toute sa philosophie. L'auteur Leszek Kolakowski philosophe polonais contraint à l'exil en 1968 analyse ce thème fondamental
199420440Berlin, Akademie Verlag, 1994. Fort in-8°, xii-888 pp., intérieur frais (qqs. rares notes au crayon en début de vol.). Reliure d'éditeur cartonnée plat sup. et dos titré noir (Reliure en partie insolée).
199420440Berlin, Akademie Verlag, 1994. Fort in-8°, xii-888 pp., intérieur frais (qqs. rares notes au crayon en début de vol.). Reliure d'éditeur cartonnée plat sup. et dos titré noir (Reliure en partie insolée).
18949900London / New YOrk, Swan Sonnenschein & Co / Macmillan & Co, 1894. In-8 de [2]-XXVII-468 pages, pleine percaline bleue d'éditeur, titre et filets dorés au dos (passé), sphinx doré et filets à froid au premier plat. Plats très légèrement griffés.
1998100133733OXFORD UNIV PR 1998 656 pages 16 4x4 2x23 6cm. 1998. Cartonné jaquette. 656 pages.