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DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. Nel volume l’autore affronta, in diretta prosecuzione dal precedente, l’impasse filosofico-teologica in cui si è cacciato il pensiero moderno nel punto cruciale della propria teoresi: il problema di Dio, a causa dell’essenzialismo che lo struttura. Accettando la diagnosi di Heidegger al riguardo, l’autore sostiene che fin dalla metafisica platonica il pensiero occidentale ha risolto il rapporto dell’uomo al reale nella flessione del concetto, così che fin dalla antichità classica per l’uomo occidentale Dio è diventato il concetto di Dio, così come l’essere è diventato il concetto dell’essere. Il vicolo cieco in cui il pensiero occidentale si è cacciato non è stato superato nemmeno con l’avvento del Cristianesimo, in ragione della sua contaminatio con la metafisica classica, che caratterizza persino la sintesi teologica dell’Aquinate. Una sola forma alternativa è stata tentata, ed è quella che ha costruito Heidegger, nel tentativo di pensare un Dio senza i vincoli esistenzialistici della tradizione metafisica dell’Occidente e quindi senza cadere nel tranello di ‘catturare’ Dio nella storia, secondo il modello cristiano della Incarnazione, secolarizzato nel totalitarismo moderno. Ma Heidegger ha fallito anche in questo, dimostrando con ogni evidenza che egli stesso – discepolo della tarda Scolastica di Suarez – era condizionato fino in fondo da quella flessione essenzialista da lui rinfacciata alla tradizione metafisica occidentale. Di conseguenza, negare ogni rapporto di Dio con la storia sostituendolo con i ‘cenni’ dell’ultimo Dio, non va oltre il blocco teoretico da lui stesso denunciato: il suo ultimo Dio, infatti, è ancora una esigenza del pensiero umano, totalmente altro dal Dio del cristianesimo. Descrizione bibliografica Titolo: L'ultimo dio: ultimità e ulteriorità del pensiero teoretico Autore: Giuseppe Mario Pizzuti Editore: Napoli: La Città del Sole, 2007 Collaboratore: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Lunghezza: 336 pagine; 23 cm ISBN: 8882923495, 9788882923495 Collana: Volume 122 di Il pensiero e la storia Soggetti: Filosofia, Teologia, Saggi, Male, Die Not der Notlosigkeit, Auschwitz, Dio, Totalità, Esistenza, Prove, Etica, Morale, Dialettica, Libertà, Assoluto, L'altro: l'identità rimossa della modernità, Metafisica, Nichilismo, Der letze Gott, Heidegger, Foresta Nera, Teoretica, Ermeneutica, Pensiero Occidentale, Karl Barth, Philosophy, Ontologie, Nazismo, Question of Being, Dasein, Metaphysics, Metaphysik, Husserl, Phenomenology, Hegel, Fenomenologia, God, Hermeneutical, Theology, Epistemology, Jaspers, Ateismo, Nietzsche, Shoah, Holocaust, Moltmann, morte di Dio, Zarathustra, Totalitarismo, Superuomo, Schelling, Libri rari
pp. xiii, 252. Paperback. Wraps rubbed. First Evergreen Edition. PHILOSOPHY 2
IN DISCRETO STATO, ALCUNE SOTTOLINEATURE PRESENTI A MATITA, COPERTINA VISSUTA
br. L'immaginazione ci permette, a volte, d'intuire o di scoprire l'ordine nascosto di una lingua universale che la natura stessa modella e articola attorno a noi. È una lingua soggetta al molteplice e al mutevole, nonché intrisa di miti e simboli, tra i dati della morfologia del territorio, della storia e della cultura. Nella mobilità del nostro sguardo e del nostro sentire osserviamo le cose svolgersi attraverso sequenze di segni e rappresentazioni che ci accompagnano e ci corrispondono. Proviamo allora la sensazione di vivere un'esperienza ricca di figure, forme, metafore. Possiamo anzi dire di essere coinvolti, piacevolmente coinvolti in questa estasi della percezione. Così accade quando un angolo di paesaggio, prima non valorizzato ai nostri occhi, conquista il nostro sguardo e ci porta a pensare di essere, noi stessi, osservati da ciò che stavamo contemplando. Scopriamo di partecipare a una trasformazione: gli alberi, la collina, la valle, le montagne, i campi, tutto ciò che compone il paesaggio alla mia vista si è fatto più vicino per una specie di fusione, di atto d'amore, d'incanto, Io mi vedo e sono ovunque. La lontananza è sparita in una vicinanza. La percezione, grazie a un dèmone del silenzio, non è mutata in una descrizione, ma in un'illuminazione.
br. In queste dense pagine Emanuele Severino affronta in modo sintetico e straordinariamente significativo il tema della bellezza. Il bello viene definito come il grande rimedio per l'Occidente, rimedio contro la follia del credo nichilista nel divenire e quindi rimedio contro la morte. C'è ancora spazio, nell'estetica, per un'immagine potente che sappia guardare la morte e il nulla?
160p. Some pencil and ink underlining, but nothing to obtrusive. Dover paperback, slightly worn. PHILOSOPHY 1
Molto buono stato
LIBRO OTTIME CONDIZIONI - con leggeri segni di fioritura sulla copertina
Delagrave 1975, In-12 broché, 210 pages. Bon état.
MOLTO BUONE LE CONDIZIONI
Un saggio sul rapporto tra poesia e idee, sui loro livelli d'incontro nelle pagine di Antonio Machado.
br. "La grandezza dell'operazione di Gunther Von Hagens consiste non soltanto nel mostrare cadaveri umani immortalati in posture quotidiane, riportando la Morte nella Vita, ma anche e soprattutto nel presentarli in ogni caso privi di pelle. Il corpo umano, perduta la pelle, è stato privato di ogni confine col mondo e torna a essere, per l'eternità, parte del mondo: un pezzo di mondo, una cosa tra le cose, in una perfetta soluzione di continuità con la materia del mondo, fredda e inanimata, inerme e non più semovente, ovvero non più confinata in una stretta epidermide in cui ogni individuo è tristemente altro e infinitamente solo rispetto alla molteplicità del mondo." Prefazione di Claudio Bonvecchio.
br. Il saggio, del 1925, costituisce un'agile ed esaustiva introduzione ai temi dell'estetica di John Dewey, che troveranno sviluppo in "Arte come esperienza" (1934). I temi fondamentali dell'estetica di Dewey sono: il recupero dell'esperienza nell'arte; l'esteticità diffusa dell'esperienza ordinaria; il valore "vitale" dell'estetico; la relazione tra dimensione cognitiva e dimensione estetica dell'esperienza. Il saggio non offre solo un accesso immediato all'estetica di Dewey - oltre a essere l'unico suo saggio di estetica non disponibile in italiano: una prima traduzione degli anni '70 è da tempo fuori catalogo - ma è anche il saggio in cui Dewey pone maggiormente l'accento sull'intreccio tra strumentalità dell'agire umano e godimento estetico: ne emerge l'immagine di un soggetto che, mentre trae piacere dall'esperienza che fa, seleziona le competenze necessarie a una più stretta interazione con l'ambiente; parallelamente l'attività artistica è pensata come momento di apprendimento e di costruzione di modelli di conoscenza.
ril. In questo denso scritto René Guénon espone, nei limiti concessi dalla natura «inesprimibile» dell'argomento, l'essenza di quella conoscenza metafisica che costituisce il fulcro, esplicito o sottinteso, di tutta la sua opera. Ma perché parlare di metafisica «orientale» se questo sapere, come spiega lo stesso Guénon, è necessariamente universale? Perché la metafisica, in Oriente, è ancora viva e immutata, mentre in Occidente si è ormai eclissata, sostituita da un sapere di altro ordine - scientifico, filosofico, psicologico, in ogni caso puramente fenomenico e materiale. Non si tratta, però, di rigettare l'Occidente, sostiene Guénon, ma di salvarlo da sé stesso, di «restaurare la civiltà occidentale con l'aiuto dell'Oriente».
<p>22 cm, rilegatura editoriale cartonata con titolo al piatto e dorso, p. 260. Con testo a fronte, versioni e introduzione di Francesco Tentori Montalto. Collana diretta da Giancarlo Vigorelli. Dedica alla prima carta. Complessivamente assai ben conservato.</p>
Brossura filo refe, n. 131 di collana, prefaz. A. Anedda, volume di seconda mano con conservazione prossima allo stato del nuovo, copertina illustrata da composizione grafica, con minime tracce da manipolazione e sfregamento, conservazione interna ottima, ossidati i tagli. N. pag. 98. USATO
br. "Tutte le cose che sono, sono buone, e quel male, di cui cercavo da dove fosse, non è sostanza, perché se fosse sostanza, sarebbe bene", afferma Agostino nelle Confessioni nel rifiutare la dottrina manichea in precedenza abbracciata, in questo modo rivendicando, con il nesso buono-sostanza, la piena conoscibilità del mondo. La creazione - "il mondo non era, dove sarebbe stato creato, prima che fosse creato, affinché fosse" - è né più, né meno la libertà, la quale apre con ciò il tempo: "senza variazione dei moti i tempi non sono". Cosicché se la libertà è l'irruzione del nuovo non determinato da nessuna concatenazione e solo essa irruzione origina la storia, quale conoscibilità umana è possibile del mondo e della storia? Prima ancora, quale spazio si apre alla libertà, dunque all'attività creatrice umana, oltre la residuale volontà negativa di omettere il bene? Che cosa di utile ci consegna, quella mossa metafisica?
br. Un volume a due voci: quella di Massimo Donà e quella di Gaetano Rametta - due filosofi che tornano a fare i conti con Fichte per riconsiderare in toto il modo in cui la filosofia s'è declinata nel corso del Novecento. A partire da Fichte, cioè, per ripensare categorie intorno alle quali s'è disegnata l'intera vicenda Occidente. Un tentativo coraggioso, volto a ripensare anzitutto il rapporto "essere-divenire", di là dalle stanche e spesso "apparenti" contrapposizioni che hanno visto schierarsi su fronti contrapposti i cosiddetti filosofi dell'essere e i cosiddetti filosofi del divenire. Di là dall'idea ormai consolidata secondo cui la metafisica avrebbe fatto definitivamente i conti con la questione dell'essere, liberando e consegnando la scena dell'esperienza a un divenire del tutto arbitrario, contingente e casuale. Un volume che, peraltro, nel ridisegnare ex novo il rapporto tra queste due architravi della concettualità filosofica, giunge da ultimo anche a una radicale ridefinizione del concetto di non-contraddizione. Finendo per svincolarlo dal tocco pietrificante dell'elenchos - con cui, sino a Emanuele Severino, si è sempre preteso di garantirne la solidità.
br. In questo breve scritto del 1904, che qui presentiamo in traduzione italiana, Santayana sintetizza mirabilmente la propria visione dell'estetica, che aveva già trovato un'ampia formulazione nel suo capolavoro giovanile, The Sense of Beauty (1896). Lungi dall'essere un ambito isolato da ogni altro fenomeno vitale e culturale e dall'essere irrigidita in una mera dottrina speciale, l'estetica - secondo Santayana - affonda le radici nella dimensione spontanea e immediata dell'intera esperienza, rivendicando così una sorta di primato dell'estetico, il primato cioè di quel senso dell'immediato, del non adulterato, dell'istante fatto dell'esperienza. Integrare la bellezza e l'arte, così come ogni altra attività umana, con la vita, restituire ad esse quella affermatività, quella forte vitalità del precategoriale dal quale sorgono: ecco forse l'obiettivo di fondo del pensiero estetico di Santayana. Il testo è preceduto da una introduzione che delinea il profilo intellettuale di Santayana ed è seguito da una postfazione che colloca e interpreta l'opera nell'insieme del suo pensiero.
br. In questo breve scritto del 1904, che qui presentiamo in traduzione italiana, Santayana sintetizza mirabilmente la propria visione dell'estetica, che aveva già trovato un'ampia formulazione nel suo capolavoro giovanile, The Sense of Beauty (1896). Lungi dall'essere un ambito isolato da ogni altro fenomeno vitale e culturale e dall'essere irrigidita in una mera dottrina speciale, l'estetica - secondo Santayana - affonda le radici nella dimensione spontanea e immediata dell'intera esperienza, rivendicando così una sorta di primato dell'estetico, il primato cioè di quel senso dell'immediato, del non adulterato, dell'istante fatto dell'esperienza. Integrare la bellezza e l'arte, così come ogni altra attività umana, con la vita, restituire ad esse quella affermatività, quella forte vitalità del precategoriale dal quale sorgono: ecco forse l'obiettivo di fondo del pensiero estetico di Santayana. Il testo è preceduto da una introduzione che delinea il profilo intellettuale di Santayana ed è seguito da una postfazione che colloca e interpreta l'opera nell'insieme del suo pensiero.
Mm 115x155 Brossura originale a stampa, 63 pagine. Edizione pirata senza data di stampa (1990?) e luogo di stampa (Roma?). Libro in perfette condizioni di nuovo, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Firenze, F.lli Parenti, 1941, in-8, br., pp. (8). Con 2 tavv. in b.n. estratto.