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Very Good Turkish, Ottoman (1500-1928) Original manuscript book of the registers of the conjurations sessions by the first Turkish spiritualist group. 20x15 cm. In Ottoman script (Turkish with Arabic letters). [154] p., several hand-drawn ills. Group has Bedri Ruhselman, (1898-1960), Albert Braun, (Violinist and Ruhselman's violin teacher of German origin), Hans Ianma (Violin teacher), Hasan Saadeddin Bey, (Turkish spiritualist), and Doctor Zühdü Riza Bey, (Turkish musician, Kemençe teacher, a friend of Sadeddin Arel). Dr. Bedri Ruhselman (1898-1960), the founder of NeoSpiritism and "the Experimental New Spiritism". Ruhselman's point of view and a new perspective to the concepts such as creation, spirit, afterlife, birth incarnation, and rebirth-reincarnation are pioneers in the Early Turkish Republican period. Ruhselman's empirical perspective on "afterlife", one of the most important and primary subjects of theology, has made important contributions to spiritism, out of the classical standpoint. (Source: Ruhselman and his metaphysical vision, Kestel). Albert Braun was Ruhselman's violin teacher and his friend. It's said this early spiritualist group is the pioneer and elitist of Neo-Spiritualism in Turkey. He is considered a Mission Medium, a very rare category within spiritual mediumship. By definition, every medium has a varying degree of ability to tune in to spiritual "frequencies". But not all "reception" (coming from those frequencies) convey a meaningful message (sometimes if any). While mediumship is a gift (meaning that; one either has it or not); very few mediums are actually knowledgeable in spiritual matters. They simply transfer what they capture from their sensitive channels. And once in a while, mainstream media picks on certain mediums, especially when he/she delivers sensational predictions (i.e. Edgar Cayce). Bedri Ruhselman's both interest and gift was manifested since his early childhood. He was conducting spiritual sessions when he was only 12 years old. While continuing his musical education in the Prague Conservatory, in the 1920s, he studied the pioneers of classic spiritualism like Allen Kardec, Gustave Geley, Charles Richet, Leon Denis, William Crooks and become experienced in hypnotism and spiritual sessions. He also completed his medical education and graduated as a medical doctor. In 1950 by establishing Metapsychic Investigations and Scientific Research Society, he gifted an institutional identity to Neo-Spiritualism. His true duty started in 1958 by means of spiritual sessions with a guide being from higher spiritual plans which identified itself as "The Master". Ruhselman and his carefully selected mediums received a vast amount of knowledge via these sessions during a few months. That body of knowledge has been compiled as a book, which Ruhselman never claimed any ownership (stating that it's purely a gift from the higher spiritual plan). The plan has instructed that; the book was only to be released in the future - to be identified by a certain sign. That point alone commends recognition for pure selfless devotion towards undertaken duty. If the ego was in play; one would usually do anything for fame or at least to cash on the subject. But Ruhselman completes his true duty and hands over the book for safekeeping without ever mentioning one word about the content. He passes away a few months after (1960). (Source: Indication23). This manuscript includes their registers of the conjurations sessions with some illustrations which have "table order" of the sessions at a house in Sisli, Istanbul. In the illustrations, given the locations of the goods in the room like piano, wardrobe, chair, etc. Registers including the sessions between the years of 1935-1936. Scripts were written by M. Zühdü Pektas mostly, by various fountain pens with blue and black inks. Some registers are taken by a pencil. An extremely rare stylish manuscript. Unpublished.
1961gm168Librairie Armand Colin Revue de Métaphysique et de Morale Broché 1961 In-8 (16.5x25 cm), broché non coupé, Revue métaphysique et de morale, juillet-septembre 1961, n°3, 237 à 371 pp., ouvrage collectif ; 1er plat en partie jauni, coiffes frottées, bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
2011100138420Oxford University Press 2011 437 pages 16x3 4x23 8cm. 2011. Cartonné jaquette. 437 pages.
br. Cosa significa "pensare"? Quale immagine si sprigiona dal pensiero non appena questo si sia liberato dalle forme della rappresentazione? Deleuze ha tentato di dare una risposta a questa domanda. In questo saggio ci si propone di seguire il percorso di un'immanenza che si cerca e di un pensiero che si fa.
pp. 200, (1) [List of Illustrations], (8) [Publisher's catalogue]. Numerous illustrations. 8vo. Original full brown cloth embossed binding. Spine decorated in gold gilt. Printed bookplate for F.B. Ellis, Duncannon, PA. Ellis was a student at Lafayette College, Class of 1891. An important and popular work, which first appeared as 'Essays on the Anatomy of Painting'. It compares the muscles and expressions in man with those of animals. In this post-Darwin edition the connection with physinogomy and phrenology was made manifest (with the aid of the addition of some woodcuts from the various Fowler & Wells phrenological publications). Its influence on art (especially in England) is recognized, but deserves further study. A very nice copy of a fascinating book. **PRICE JUST REDUCED! OCC 12.
In-8° pp. 183, bross. edit. ill. Ottimo stato.
ill., br. Molto si parla, e si è parlato, del corpo negli ultimi decenni. Ma era rimasto sinora destinato a una circolazione esoterica questo breve trattato di Hans Bellmer, il pittore che seppe immettere nel surrealismo una carica demoniaca che traeva le sue origini dal primo Romanticismo tedesco. Fin dagli anni Trenta, quando inventò la sua perversa Bambola, Bellmer fu un teorico e uno sperimentatore estremo del corpo. La presenza anatomica del sesso, i rudimenti di una metafisica del voyeur, la capacità delle membra di trasformarsi in una serie di doppi allucinatori: sono temi e tracce di questo scritto che a sua volta si sdoppia in una serie di disegni, quasi a mostrarci la violenta scossa a tutta la nostra percezione che le teorie esposte dall'autore comportano.
<p>37x26 cm, rilegatura in piena tela, titolo al piatto e al dorso; p. 221 con 124 tavole a colori applicate. Senza la sovracop. in acetato</p>
br. "Estetica della partecipazione" - il titolo - come sottolinea più volte lo stesso Mauro Beltrami, è un contenuto rilevante del pensiero di Pavel Florenskij, il filosofo, e non solo, russo al quale è dedicato lo studio e su cui si sviluppa la ricerca appassionata dell'intellettuale italiano, e che va nella direzione di un coinvolgimento cognitivo del soggetto pensante, vale a dire che la conoscenza, la comprensione sono veramente tali solo se partecipati. Già tale assunto pone Florenskij in rottura con la tradizione filosofica occidentale dominante, basata su un quasi assoluto razionalismo. E la rottura si fa ancora più profonda se pensiamo allo sviluppo realizzato oggi dagli strumenti creatori delle cosiddette 'realtà virtuali', che allargano a dismisura distanze ed assenze invece che favorire partecipazioni, vicinanze e prossimità esistenziali, relazionali, culturali.
br. Questo saggio esamina il modo in cui il teatro può illuminare il principale tema metafisico della nostra tradizione: la natura del soggetto nella società contemporanea. Dopo una disamina della nozione di "io" all'interno della filosofia, l'autore si rivolge ai maestri del teatro, da Stanislavskij e Grotowski fino a Brecht, per dimostrare come gli attori teatrali promuovano e sviluppino la ricchezza del soggetto attraverso la recitazione. Due importanti capitoli sono inoltre dedicati al ruolo degli spettatori e al giudizio morale nel teatro e nell'io. Per anni Bencivenga ha sostenuto che la soggettività ha un carattere teatrale, che l'io è costituito da voci molteplici costantemente in dialogo l'una con l'altra. Chiaramente si tratta di un dialogo metaforico: non sempre le voci si parlano, qualche volta si appropriano del corpo e lo muovono a modo loro. Questo studio sulla pratica dell'attore è quindi quanto mai opportuno per indagare la metafisica del soggetto. Platone aveva scacciato gli attori dalla sua repubblica ideale, per evitare la molteplicità che incarnavano e la distrazione che causavano, impedendo ai cittadini di concentrarsi unicamente sul loro ruolo sociale. Con un'inversione di centottanta gradi, l'autore propone in questo saggio una repubblica degli attori, in cui la molteplicità sia la regola e la distrazione uno strumento prezioso.
br. "L'opera d'arte nel tempo della sua riproducibilità tecnica'' è il saggio di filosofia dell'arte più importante del XX secolo. Ne esistono cinque differenti versioni, a vario livello di incompiutezza, elaborate da Walter Benjamin tra il 1935 e il 1936: quattro in tedesco, una in francese (l'unica a essere pubblicata con l'autore in vita). La presente edizione propone per la prima volta il "Kunstwerkaufsatz" di Benjamin in una forma radicalmente innovativa, che coniuga il rigore storico-filologico nella ricostruzione genetica dell'opera con l'interrogazione teoretica, aperta e problematica, delle cinque versioni del saggio. Il nucleo centrale del volume è costituito dalla collazione del testo tedesco, a cura di Vincenzo Cicero, e dalla traduzione italiana, curata da Salvatore Cariati e Luciano Tripepi: l'intento è di offrire, finalmente in una visione sincronica, la collazione critica di tutti i passi e di tutte le varianti significative delle cinque versioni, graficamente riconoscibili nella loro autonomia, disposte come innesti comparativi sul testo base dell'ultima redazione. La premessa gnoseocritica e la nota editoriale tratteggiano rispettivamente la prospettiva speculativa e redazionale entro cui è sorto il progetto di rimontaggio dell'opera. L'introduzione e la cronologia della vita e delle opere di Benjamin ricostruiscono il contesto della sua genesi e delle sue varie redazioni sulla base della più recente edizione critica tedesca. Infine, la struttura degli apparati, in gran parte bilingui, comprende le varianti testuali più ampie, la sinossi delle cinque versioni, una significativa selezione di paralipomeni, alcuni momenti epistolari essenziali, le note ai testi, i registri terminologici e gli indici. Un'edizione, dunque, che si pone come una novità nel panorama internazionale degli studi su Benjamin.
br. Tra il 1935 e il 1939 Benjamin lavorò a più riprese al suo saggio forse più celebre: «L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica». Un vero e proprio cantiere, accompagnato da un'avventurosa e complicata vicenda editoriale. Questa edizione, curata da uno dei più importanti studiosi italiani di Benjamin, offre al lettore la traduzione delle tre principali stesure del saggio: la versione francese uscita nel 1936, tradotta da Pierre Klossowski, con la decisiva supervisione dello stesso Benjamin, e le due versioni tedesche, una del 1936 e l'altra scritta tra l'estate del 1936 e il 1939, in ciascuna delle quali l'autore apporta sostanziali cambiamenti alla prima versione tedesca manoscritta del 1935. Fondamentale in questo senso poter entrare nel laboratorio Benjamin: l'unico modo per farlo è avere sotto gli occhi gli interventi del filosofo tedesco nelle due stesure. È questo il puntuale lavoro di ricostruzione a cui Fabrizio Desideri ha sottoposto i testi, evidenziando le cospicue varianti dell'uno rispetto all'altro direttamente nella tessitura della riflessione benjaminiana. E mostrando così come in realtà nessuna di queste versioni possa considerarsi quella definitiva. Ripensare questa "officina" significa rispondere all'esigenza di un'opera ancora alla ricerca di una lettura adeguata alla complessità e alla profondità della sua intuizione originaria.
br. "Aura e choc" raccoglie in un unico volume i principali studi dedicati da Walter Benjamin al complesso ambito della teoria dei media, tra cui il saggio "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica", qui presentato nella versione del 1935-36. Chiave di volta di questa teoria, che Benjamin sviluppa dai primi scritti degli anni '10 fino agli ultimi frammenti del libro sui "passages" di Parigi, è l'idea secondo cui va considerato come "medium" tutto ciò che è in grado di ridefinire le coordinate della percezione, dei modi di vedere e di sentire, e più in generale dell'esperienza. Sulla base di tale presupposto Benjamin discute media moderni come la fotografia e il cinema, la radio e il telefono, il libro e il giornale, ma anche le forme espressive della lingua, della linea e del colore, strumenti ottici come la camera obscura e la lanterna magica, i sistemi di illuminazione urbana e l'architettura di vetro, per arrivare infine agli stati di alterazione percettiva indotti dal sogno e dall'hashish. Nel loro insieme, tutti questi media sono per Benjamin capaci di trasformare storicamente l'esperienza sensibile, sottoponendo l'individuo moderno a un autentico "training del sensorio" che gli consente di affrontare il passaggio dalla cultura ottocentesca, permeata dal culto dell'aura, a una modernità che lo espone a continui choc.
1823136648Couverture rigide. Reliure demi-basane 675 pages. Légèrement défraîchi. Rousseurs. Complet.
182318695paris Gabon et Compagnie 1823 in-8 demi-chagrin un volume, reliure demi-chagrin vert foncé (binding half shagreen) grand in-octavo, dos 4 nerfs (spine with raised bands), décoration or et mates (gilt and blind-stamping line decoration), titre frappé or (gilt title) avec filet or, double filet "or" en place des nerfs et en tête et en pied, entre-nerfs à caissons à double filets mates (un épai et un fin) en encadrement, papier marbré vert aux plats (marbled paper on the cover ), toutes tranches lisses (all smooth edges), Signature EX-LIBRIS à l'encre violette sur la page de garde : CHARLES DAYOT COMBOURG, sans illustrations (no illustrations), 675 pages, 1823 à Paris : Gabon et Compagnie Editeur,
br. Pubblicato per la prima volta quasi cinquant'anni fa - e qui riproposto con una nuova introduzione dell'autore -, Scrittura e movimento è un piccolo classico di quella teoria radicale che, nata in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta, ha conquistato la scena culturale internazionale. Un breviario di estetica "operaista" scritto con un stile brillante e nervoso in cui, risalendo alla tradizione delle avanguardie sovietiche e riallacciandosi alla grande trasformazione attraversata dalle società Occidentali alla fine del xx secolo, l'autore analizza e mette in discussione il modo di produzione del testo. Quando l'avanguardia diventa di massa, le pratiche significanti non possono più essere quelle ereditate da una tradizione moderna fondata sulla separazione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. Che cos'è e come funziona il lavoro culturale a partire da questa trasformazione radicale del processo produttivo? Che cosa diventano allora la letteratura, le arti e la loro teoria? Che cos'è un'estetica anti-idealista e materialisticamente piantata nel mondo? Come si compone un'opera e chi la compone? Chi è, oggi, l'autore? A queste e altre domande prova a rispondere questo testo, che è anche uno dei migliori saggi critici sul lavoro di Nanni Balestrini. Un libro che parla del lavoro culturale, artistico, e creativo contemporaneo, entrando nel vivo delle sue contraddizioni.
in-12, 155 pp., fig. in-t., broche, couv. illustree.- Envoi de l"auteur. Bel exemplaire (annotations eparses) [TX-5]
R200111735Inconnue. Non daté. In-8. Broché. Etat d'usage, Livré sans Couverture, Dos satisfaisant, Quelques rousseurs. 23 pages. Dos manquant. Manques sur la dernière page, sans conséquence sur la lecture.. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
In-16 (cm. 19.30), brossura (tracce d’uso), pp. 126, (2). In buono stato di conservazione (good copy).
194610802Genève Albert Skira 1946 In-8 270 pp, Tirage limité et numéroté sur vergé fin à la forme, exemplaire non coupé, dos légèrement passé et frotté en tête et queue, mors fendu en tête.
1939RO20031072ALCAN. 8ème édition. 1939. In-8. Broché. Bon état, Couv. légèrement passée, Coiffe en tête abîmée, Intérieur frais. 322pp. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
br. "Lezioni di metafisica" presenta tradotti in italiano due cicli di lezioni tenuti da Henri Bergson presso la classe di khâgne del Lycée Henri-IV, tra il 1893 e il 1894. Per la loro collocazione temporale, a cavallo tra gli anni del "Saggio sui dati immediati della coscienza" (1889) e "Materia e memoria" (1896), queste lezioni risultano di straordinario interesse per gli studi sul filosofo francese, che vi sviluppa un serrato confronto con la storia della metafisica moderna e della psicologia. Aristotele, Descartes, Malebranche, Spinoza, Leibniz, Kant, Spencer sono presentati e discussi da Bergson, che riflette - con loro e attraverso di loro - sui grandi temi dello spazio, del tempo, della materia, della memoria e dell'individualità. Tra i banchi dell'Henri-IV Bergson mette a punto un vero e proprio studio preparatorio per la sua originale critica al pensiero classico. Prefazione di Rocco Ronchi.