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br. Nelle poche e intense pagine del suo ultimo libro, il grande filosofo australiano David M. Armstrong, scomparso nel 2014, ci introduce nei segreti della metafisica contemporanea. Stati di cose, proprietà, leggi di natura, verità e fatti negativi, possibilità e necessità, classi, mente e tempo: tutti i principali temi di cui oggi si discute in metafisica sono trattati con la chiarezza e l'illuminante semplicità che erano caratteristiche dell'autore. Una vera e propria "metafisica sistematica", una delle poche oggi in circolazione, che in questa edizione italiana è tradotta e introdotta da Franca D'Agostini.
br. La metafisica è lo scandalo della filosofia: da un lato essa investe i massimi problemi ed è dunque la ragione medesima in vista della quale gli uomini hanno cominciato a fare filosofia; dall'altro è indefinibile e il suo stesso oggetto, benchè vanamente cercato, resta una perenne fonte di aporie. Nel luglio del 1929 Heidegger tenne all'Università di Friburgo, dov'era tornato come successore di Husserl, una prolusione in cui mostra in che cosa consista l'essenza della metafisica e come essa affondi le sue radici nell'esistenza dell'uomo. Sospeso tra l'essere e il nulla, l'uomo esperisce, nello stato d'animo fondamentale dell'angoscia, una motivazione originaria a interrogarsi circa il senso delle cose.
Mm 125x195 Collana "Pensatori antichi e moderni". Brossura editoriale di XI-137 pagine. Rare sottolineature a penna circoscritte alla prefazione, per il resto copia molto buona. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. "Che cos'è un soggetto?" è un domanda cui è difficile dare una risposta univoca, e nondimeno una domanda cruciale. L'intero percorso della filosofia moderna e contemporanea da Cartesio a Foucault, passando per Kant, Husserl e Heidegger, si snoda a partire dalla questione della soggettività. La "scoperta" cartesiana del "cogito ergo sum" è la vera e propria frattura epistemologica a partire dalla quale si dà qualcosa come una filosofia moderna. Ma altrettanto è fondamentale, questo tema, per la riflessione scientifica e, segnatamente, per quella delle scienze umane, che sin dalla loro nascita prendono ad oggetto della loro indagine empirica le forme fisiologiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, economiche e storiche assunte dalla soggettività umana. Il problema del soggetto richiede perciò un approccio intrinsecamente multidispiclinare: la filosofia non basta da sola, così come non sono sufficienti le scienze umane. Per rispondere quest'urgenza di pensiero - divenuta oggi, nell'età della biopolitica, altrettanto un'esigenza politica - l'associazione singolare comune ha scelto di interpellare due filosofi e due neuroscienziati. L'occasione d'incontro è stata il convegno "Che cos'è un soggetto. Ontologie della soggettività tra singolare e comune", tenutosi a Cremona il 18 febbraio 2011.
br. Che funzione ha l'estetica? Si tratta di una disciplina filosofica che ci fornisce gli strumenti per misurare e capire che cosa è arte, che cosa no (e perché) e che cosa l'arte dice del mondo? Oppure il suo campo di indagine è ancora più vasto e tocca anche altre questioni, legate alla sensibilità e alla sua relazione con la conoscenza? Se uno dei punti cardine della filosofia oggi continua a essere quello di determinare un metodo capace di vedere l'unità nella varietà e di trovare aree condivise in grado di valorizzare le varie tradizioni filosofiche, forse l'estetica si può candidare come quel terreno comune all'interno del quale (al di là degli spazi geografici e temporali) questo dialogo diventa possibile. Grazie alla scelta antologica proposta da Simona Chiodo, emerge in queste pagine una fitta trama, composta di rimandi e di intrecci che legano le domande della contemporaneità anche a quelle del passato, attraverso un dialogo che continua. Questa antologia è una mappa della tradizione dell'estetica analitica che va dagli anni Cinquanta alla contemporaneità, con un'attenzione particolare ai materiali non ancora tradotti in italiano e ad alcuni tra gli autori analitici più celebri, ma dei quali sono poco conosciuti gli studi di estetica. Un'opera per capire l'arte e la sua relazione con il mondo, ma anche per comprendere come funziona una delle tradizioni essenziali della filosofia contemporanea.
Milano, Fratelli Bocca, 1946, 16mo brossura, pp. 104, numerose sottolineature a lapis nel testo e a margine (Orientamenti, VI). Firma di possesso.
Milano, Fratelli Bocca, 1946, in-16, br. edit., pp. 104, (4). Con nota bibliografica. Collezione "Orientamenti" diretta da E. Castelli, VI. Ottime condizioni.
200217976Paris, Albin Michel, 2002, nouv. éd. revue et corrigée. In-8°, 122 pp. Broché, bon état général.
200217976Paris, Albin Michel, 2002, nouv. éd. revue et corrigée. In-8°, 122 pp. Broché, bon état général.
brossura Questo libro rappresenta una silloge delle opere di Jean Soler, tutte dedicate alla critica del monoteismo e delle sue conseguenze storiche, spesso tragiche, a partire dalla sua invenzione a Gerusalemme, nel IV secolo prima della nostra era, fino ai totalitarismi del Novecento e alle ideologie che li hanno preceduti e accompagnati. Come scrive Michel Onfray nella nota che accompagna questa traduzione, Soler è uno studioso che "preferisce la verità all'illusione che rassicura".
un vol in 16 cm 15,5x10,6 pp.: (12 cc nn)-412 cc. legatura coeva in p.p. molle con ancoraggio dei nervi al dorso e tracce di lacci ai piatti; fogli di controsgaurdia in parte staccati che scoprono rinforzi del dorso con fogli di codici manoscritti. Piccole mende ai bordi della pergamena dei piatti. Interno con marca tipografica al frontespizio ;bei capilettera xilografati; leggeri aloni di acqua ad alcune cc e minuscoli forellini di tarlo nel margine bianco delle ultime cc. Esemplare saporoso e ben conservato. (ICCU\UBOE\031587) Opera di grande rarità del filosofo Iavèlli (o Giavèlli), Crisostomo. - Teologo domenicano (Casale Monferrato 1470 circa - Bologna dopo il 1538). Compiuti gli studî a Bologna, baccelliere e maestro (1515), I. scrisse di filosofia soprattutto nell'intento di difendere l'interpretazione tomista di Aristotele contro l'averroismo e le altre correnti aristoteliche dell'epoca. Intervenne nelle polemiche attorno al De immortalitate animae di P. Pomponazzi.(Enc. Treccani)
64373, Brepols, 2023 Hardback, 260 pages, Size:156 x 234 mm, Language: English. ISBN 9782503600857.
in-8°, 199 pp., broche, couv. illustree. Tres bel ex. [DV-12]
1971191890Publicaitons Gamma .Publications Gamma, 1971. In-8 broché (21 x 13,5 cm) de 295 pages. Réimpression de l'ouvrage séminal de 1910. Bréhier y réhabilite la figure de Chrysippe, souvent considéré comme le second fondateur du Portique. L'auteur analyse avec clarté exemplaire la logique, la physique et l'éthique de ce penseur qui a su donner au stoïcisme sa structure systématique et sa rigueur dialectique. Un classique de l'histoire de la philosophie antique qui reste une porte d'entrée incontournable pour comprendre la naissance de la logique propositionnelle et le déterminisme stoïcien. Traces de scotch ancien au recto de la couverture sinon bon état
in-12, 155 pp., fig. in-t., broche, couv. illustree.- Envoi de l"auteur. Bel exemplaire (annotations eparses) [TX-5]
Autori: Maurizio Ferraris, Enrico Terrone.
br. François Cheng, studioso di origine cinese, membro dell'Accademia di Francia, è considerato il più importante e acuto mediatore culturale tra la Cina e l'Europa. I suoi studi sono un punto di riferimento per chiunque voglia accostarsi e comprendere la cultura dell'Oriente. Ma il suo merito più grande è quello di aver innovato e arricchito la filosofia occidentale di elementi provenienti da un mondo apparentemente molto diverso e lontano. Essendosi dovuto confrontare sin da giovane con il male e la bellezza per esser stato frequentatore, da un lato, di quell'incredibile luogo che è il Monte Lu, nella sua provincia natale, e dall'altro spettatore del terribile massacro di Nanchino, perpetrato dall'armata giapponese, Cheng ci rende partecipi delle sue riflessioni sulle questioni esistenziali più radicali che non hanno mai smesso di tormentarlo.
br. "La vita genera la vita, senza fine": recita così l'antichissima massima cinese che François Cheng ha calligrafato sulla copertina del libro. In quei caratteri che "tuonano come colpi di cembalo" una sapienza plurimillenaria ci trasmette intatto il senso del nostro essere qui e ora. Noi viventi ci aggiriamo nell'indissolubile reame di vita e morte, ma l'unico modo per dire pienamente sì alla vita è lasciare che la morte si riveli come la nostra dimensione più segreta e personale, il nostro bene più prezioso. Con un rovesciamento prospettico che toglie ogni cupezza e temibilità al mistero dei misteri, Cheng fa traboccare di vita le grandi questioni religiose, metafisiche e morali, dal creato alla bellezza alla presenza del male. Gli basta sfiorare le tradizioni di Oriente e Occidente, cedendo spesso la parola ai poeti e in ultimo, quasi un canto mormorato, a se stesso, al proprio pensiero poetante. Nessuna magniloquenza viene a turbare questa maniera affabile di intrattenere degli amici. Nel tono di Cheng, lontano migrante cinese diventato accademico di Francia, riconosciamo l'universale vitalità dell'appello francescano a "nostra sorella morte".
1919RO80105700MERCURE DE FRANCE. 160ème édition. 1919. In-12. Relié demi-cuir. Etat passable, Couv. défraîchie, Dos satisfaisant, Intérieur acceptable. 286 pages (incomplet, manque les 5 dernières pages). Ouvrage déboité, quelques pages volantes. Etiquette de code sur la coiffe en-tête et tampons de bibliothèque sur la page de titre et dans quelques marges. Coins et coupes des plats frottés.. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
br. Questo libro intende comparare fenomenologia e meditazione. Si potrebbe dire che propone un approccio fenomenologico alla meditazione, ma questo non farebbe giustizia a ciò che è la fenomenologia. La fenomenologia non è un mezzo per accedere a qualche cosa, e ancor meno un punto di vista su qualche cosa (neanche un punto di vista sull'interiorità), perché tende ad abolire ogni distanza tra il ricercatore e il suo dominio di ricerca. In questo, la fenomenologia assomiglia alla meditazione, che si mette in ricerca di uno stato non-duale nel quale l'opposizione tradizionale tra conoscente e conosciuto è sospesa. Per la fenomenologia, la meditazione è dunque ben più che un oggetto di studio interiore o esteriore: la meditazione rappresenta una variante del proprio metodo; è, forse, la sua disciplina sorella. Per valutare il grado di questa somiglianza, occorre installarsi nel cuore delle pratiche del fenomenologo e del meditante. In che cosa l'épochè (sospensione) si avvicina alla nirodha (cessazione) del meditante? Quale rapporto esiste tra riduzione fenomenologica, questo sguardo riflessivo portato sulla via della conoscenza pura, e la meditazione Vipassana, che proietta la sua luce analitica su ogni avvenimento mentale? Come la meditazione e la fenomenologia ci conducono in definitiva a vedere le cose come esse sono, cioè in modo nudo, innocente, ininterpretato?
br. Questo libro intende comparare fenomenologia e meditazione. Si potrebbe dire che propone un approccio fenomenologico alla meditazione, ma questo non farebbe giustizia a ciò che è la fenomenologia. La fenomenologia non è un mezzo per accedere a qualche cosa, e ancor meno un punto di vista su qualche cosa (neanche un punto di vista sull'interiorità), perché tende ad abolire ogni distanza tra il ricercatore e il suo dominio di ricerca. In questo, la fenomenologia assomiglia alla meditazione, che si mette in ricerca di uno stato non-duale nel quale l'opposizione tradizionale tra conoscente e conosciuto è sospesa. Per la fenomenologia, la meditazione è dunque ben più che un oggetto di studio interiore o esteriore: la meditazione rappresenta una variante del proprio metodo; è, forse, la sua disciplina sorella. Per valutare il grado di questa somiglianza, occorre installarsi nel cuore delle pratiche del fenomenologo e del meditante. In che cosa l'épochè (sospensione) si avvicina alla nirodha (cessazione) del meditante? Quale rapporto esiste tra riduzione fenomenologica, questo sguardo riflessivo portato sulla via della conoscenza pura, e la meditazione Vipassana, che proietta la sua luce analitica su ogni avvenimento mentale? Come la meditazione e la fenomenologia ci conducono in definitiva a vedere le cose come esse sono, cioè in modo nudo, innocente, ininterpretato?